Speciale Asa: intervista al presidente e caro bollette

Dal nostro cartaceo n.126 di maggio scorso due articoli sulla situazione di Asa

Il mondo Asa dopo le scosse

Intervista con Andrea Guerrini, presidente Asa, con cui abbiamo parlato del futuro dell’azienda

Gli ultimi anni di Asa spa, l’azienda al 60% pubblica che opera nel servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) sono stati abbastanza travagliati e ricchi di novità. Prima c’è stato l’assalto del soggetto privato, Iren, che voleva acquisire la maggioranza del pacchetto azionario, respinto dai sindaci di Livorno, Suvereto e Volterra con scontri e polemiche contro il blocco dei sindaci del Pd. Nelle ultime settimane invece la polemica con il Forum toscano per l’acqua pubblica a causa dei conguagli in bolletta. Nel mezzo il siluramento del vecchio presidente Del Nista, in quota Pd e Mps, e l’arrivo di Andrea Guerrini, il tecnico (professore di economia aziendale e management all’Università di Verona) designato da Nogarin. Abbiamo incontrato per un’intervista proprio il presidente in carica da 6 mesi nella cosiddetta “Casa Rosada” di via del Gazometro.

Che Asa hai trovato?

Ho trovato un’azienda con punte di eccellenza sia nella dirigenza che in operai e tecnici. Mi ha colpito trovare gente così preparata. Così come ho trovato un’azienda che dopo quelle maledette giornate senz’acqua del 2013 ha raddoppiato la rete che arriva da Filettole (Lucca) e costruito il nuovo serbatoio di Stagno. Anche i prossimi obiettivi da raggiungere sono ambiziosi: trovare soluzioni sulla questione fanghi e depurazione nell’ottica dell’economia circolare. Sono fiducioso.

Quindi tutto rose e fiori?

Certo che no. Ho trovato eccessi e storture nella pianta organica con ruoli e settori inflazionati ed altri carenti di personale, procedure e flussi documentali da formalizzare e snellire per rendere l’azienda più rapida nelle decisioni e contenere il tasso di conflittualità tra le aree. Ho trovato un’azienda sana dal punto di vista finanziario ed in utile, ma abbiamo difficoltà a pagare i canoni ai Comuni (i tubi sono di proprietà dei Comuni ed Asa deve pagare un canone, ndr) a cui dobbiamo dare circa 12 milioni di euro ogni anno. E’ anche vero che è uno fra i canoni più elevati d’Italia perchè noi paghiamo ai Comuni 0,4 euro/mc mentre altre città 0,28-0,30.

L’attacco di IREN è stato sventato, ma ora quali sono le prospettive di Asa?

Ti rispondo con alcuni numeri. Asa ha un patrimonio netto di circa 70 milioni quindi Iren ha un pacchetto di azioni che vale almeno 30 milioni. Alla luce del quadro normativo regionale, nazionale e anche della situazione delle casse degli enti locali, chi acquisterebbe le quote a IREN? Vale la pena mettere in piedi un azionariato di cittadinanza per riscattare una quota dal pacchetto di IREN? Può darsi, ma non so come i cittadini risponderebbero di fronte alla richiesta di sottoscrivere una quota azionaria di ASA, alla luce di una spesa per il servizio idrico che è già molto elevata. Su questo fronte credo i Forum potrebbero fare da collettore tra gestore e comuni da un lato e cittadini dall’altro. L’unico strumento che i Comuni avrebbero sono le risorse dei canoni da utilizzare per acquisire le quote, ma allo stesso tempo sappiamo che le amministrazioni locali rinuncerebbero con difficoltà a quei canoni. In ogni caso ASA ripubblicizzata dovrebbe poi reclutare un management di qualità per evitare il ripresentarsi di modelli spericolati di gestione delle partecipate come quelli che portarono ASA al rischio di default oltre 10 anni fa. Il percorso di ripubblicizzazione dunque esiste ma deve essere affrontato necessariamente attraverso un dialogo fattivo tra tutti i soggetti interessati.

Qualcuno potrebbe portarti l’esempio di Torino dove i 5 Stelle, seppur in un contesto aziendale differente, hanno deliberato che inizieranno il processo di ripubblicizzazione. 

Smat a Torino era un spa 100% pubblica, come Abc a Napoli, ed è diventata ente di diritto pubblico. È stato fatto un atto politico e poi è stato sufficiente recarsi dal notaio a cambiare la forma giuridica della società. Tale soluzione blinda una società da attacchi di investitori esterni, ma a Livorno la situazione è diversa perché servono soldi per acquistare le quote del socio industriale. A mio avviso sarebbe già un obiettivo portare dal 60% al 75% il peso della parte pubblica all’interno di ASA, contenendo le quote di IREN.

Però è anche vero che mercificare un bene come l’acqua e farci sopra utili non è giusto e non rispetta l’esito del referendum.

In Asa facciamo il 2-3% di utile sui ricavi ma l’utile non viene distribuito e rimane in azienda a garanzia del mutuo. Publiacqua (Firenze) ad esempio ha distribuito circa 12,6 milioni di euro di dividendi nel 2014, mentre Acea ATO 2 realizza circa il 15% di utile sul fatturato e i dividendi sono interamente distribuiti ai soci. A Livorno per ora questa attitudine del gestore industriale non l’abbiamo ancora percepita perchè gli utili sono sempre stati reinvestiti in azienda.

Con i miei collaboratori ho a lungo studiato l’impatto che i soci privati hanno nella gestione. Un nostro articolo pubblicato sulla rivista Management delle Utilities e delle Infrastrutture comparava il modello Toscano (fatto da aziende miste) con quello Veneto (fatto da aziende pubbliche) dimostrando che la presenza di un investitore privato in azienda costa in media 50-60 euro in più all’anno sulla bolletta delle famiglie per garantire la remunerazione del capitale che l’investitore stesso richiede, in termini di realizzazione di utili e distribuzione di dividendi. In Veneto, invece, le aziende sono quasi tutte pubbliche e il servizio costa meno sia per la minore remunerazione del capitale sia per il fatto che quei territori hanno una maggiore disponibilità di acque e quindi devono fare meno investimenti.

Con 6,5 milioni di utili perchè Asa procede ugualmente ad una stretta sui salari dei lavoratori e non diminuisce le bollette?

Perché, come detto, noi gli utili non li distribuiamo ma li teniamo in azienda a garanzia delle banche. Inoltre l’utile del 2016 deriva da situazioni contingenti, non necessariamente destinate a ripetersi nei futuri esercizi. Venendo ai lavoratori e alle lavoratrici, credo che sia difficile ad oggi riconoscere ulteriori indennità o aumenti salariali, senza far perdere efficienza all’azienda o incappare in ulteriori aumenti tariffari. Penso sia invece necessario migliorare la comunicazione tra la direzione e i dipendenti, l’organizzazione del lavoro per migliorare la qualità della vita lavorativa delle nostre squadre.

In occasione dell’annunciato aumento di 25 euro medie annue per vecchi conguagli il Forum Toscano accusa Asa di aver fatto solo il 53% degli investimenti previsti fra il 2008 e il 2010 e solo il 38% di quelli del 2011. Ma nelle bollette li abbiamo già pagati interi. Quindi paghiamo due volte?

C’è un metodo di calcolo tariffario nazionale che ci obbliga a chiedere ai cittadini un conguaglio di 5,1 milioni per mancati ricavi. Vale a dire che i cittadini hanno consumato meno acqua del previsto e quindi devono pagare la differenza come se la avessero consumata. E’ una regola che disincentiva il risparmio di un bene come l’acqua, ma come azienda siamo obbligati dalla legge a chiedere tali conguagli. Sugli investimenti quello che il Forum denuncia è accaduto in alcune aziende di vari comuni italiani (anche in quelle interamente pubbliche), ma dagli atti che ho raccolto non è accaduto in Asa dove gli investimenti non fatti sono stati poi sottratti dal conguaglio per mancati volumi. Ogni riscontro su questo aspetto è rinvenibile nel decreto 40/2014 di AIT.

Questione Solvay. Il gigante chimico della Val di Cecina ha sempre avuto un impatto devastante sulla quantità e la qualità dell’acqua di quei Comuni. Come pensate di limitarlo?

Sono a conoscenza del problema e penso che le rivendicazioni di quei cittadini che protestano siano legittime. Da parte nostra abbiamo spinto affinchè Solvay rispettasse gli impegni presi e con i 4,6 milioni che si era impegnata a dare li useremo per fare la dorsale che arriva fino a Volterra e altri interventi per potenziare la rete in Val di Cecina. Per il resto è la Regione che semmai dovrebbe imporre a Solvay di non prendere l’acqua che spetterebbe prioritariamente ai cittadini, non lo possiamo certo fare noi. Stiamo aspettando le concessioni per poter emungere più acqua dalla Steccaia così da limitare il prelievo dai pozzi inquinati e di conseguenza ridurre drasticamente i costi per rendere l’acqua potabile.

Tutte le deleghe principali per la gestione dell’azienda le ha in mano Iren che vanta due membri su tre del comitato di gestione. Non le pare che il suo ruolo in uno schema del genere sia marginale o determini poco?

E’ vero che le deleghe per fare la gestione dell’azienda le hanno gli uomini di Iren, ma il mio è un ruolo di controllo. Sono il rappresentate di tutti i sindaci in ASA e come tale devo vigilare sull’operato del partner industriale affinchè questo operi nell’interesse di tutte le amministrazioni pubbliche servite e dei cittadini.

Asa ha anche il 2,28% di quote del rigassificatore OLT. Visto l’interessamento paventato di un fondo di investimento anglo-australiano cosa pensate di fare con quelle quote?

La linea strategica è quella di uscire gradualmente. Nei prossimi mesi vi saranno degli sviluppi sulla gestione delle controllate, OLT inclusa.

tratto da Senza Soste cartaceo n.126 (maggio 2017)

***

Acqua a peso d’oro

Fra aumenti e balzelli la bolletta è diventata un problema, specialmente per le famiglie numerose. Negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento dell’80% e la nostra acqua è fra le più care d’Italia

Aprire la cassetta della posta è ormai divenuto causa di stress ed ansia per molte famiglie livornesi, soprattutto perché non capita mai di ricevere auguri o cartoline. Quello che capita, invece, è di ricevere tonnellate di pubblicità e bollette. Anni fa una delle bollette accettate con minor fatica era quella dell’acqua perché era l’unica che quasi tutti riuscivano a pagare senza tanti patemi d’animo. La maggior parte delle volte si trattava di qualche migliaio di lire, poi qualche decina di euro. La cosa non sconvolgeva di certo il bilancio familiare. Invece, da qualche anno anche la bolletta dell’acqua è entrata a far parte degli incubi di gran parte delle famiglie. Siamo passati da poche migliaia di lire a cifre che variano da 50 a 100 € mensili a famiglia e se pensiamo che le bollette ASA sono trimestrali, queste si mangiano una bella fetta del bilancio familiare. La bolletta media di Asa, infatti, è 628 € annui (+80% negli ultimi 10 anni), fra le più costose di Italia (media italiana 376 € quella toscana 590 € – fonte Cittadinanzattiva 2016) e non solo a causa del fatto che il nostro territorio ne ha poca e deve prenderla altrove.

Com’è fatta la bolletta. Spulciando fra i dettagli dei consumi con relative tariffe ci si perde. Esistono scaglioni di tariffa per tipi e per quantità di consumo, esistono quote fisse e tariffe differenziate per acqua, fognatura e depurazione. Le tariffe sono divise in scaglioni di consumo: il primo chiamato agevolato (30 mc/anno), il secondo base e poi iniziano le eccedenze. E spesso una famiglia arriva alle eccedenze. Ti fanno sentire uno sprecone, uno che l’acqua la butta via infischiandosene che nel mondo in molti non hanno accesso. Ed allora cerchi anche di risparmiare come è giusto, ma ti accorgi che meno di così non puoi consumare, specialmente se si tratta di una famiglia composta da 4 o 5 persone o anche di più in questi tempi cupi dove le persone continuamente perdono il lavoro e, ad esempio, tornano a casa dei genitori. Di questo, però, le aziende del settore non si preoccupano, non considerando nel conto quanti occupanti ha un’abitazione nonostante sia naturale che più sei più consumi, anche se sei attentissimo all’uso che fai dell’acqua. Senza avere piscine o giardini da annaffiare dobbiamo lavarci, fare docce, pulire, e rigovernare ed in un battibaleno ti ritrovi nella categoria “Eccedenze”: prima eccedenza e seconda eccedenza. Questo fa sì che il costo passi da € 0,41/mc a € 4,53/mc (passando anche per € 1,044 base e € 2,07 prima eccedenza). Senza considerare “Fognatura e Depurazione” che ti fanno passare da € 1,61/mc a € 5,74/mc, più altre quote fisse. Insomma si fa molto presto ad essere catalogati come spreconi anche se siamo attentissimi. A proposito, la Solvay paga € 0,005/mc…

Altri balzelli? Poche settimane fa i quotidiani livornesi hanno titolato: “ASA va a caccia di 5 milioni di euro per il recupero di investimenti fatti nel 2011. Si pagheranno in media 25 euro in più di conguaglio spalmati in quattro rate”. Adesso siamo nel 2017 ed i livornesi dovranno pagare in più per investimenti del 2011 e poi magari dovranno aspettarsi altri balzelli per quelli fatti negli anni successivi? C’è da chiedersi se le tante famiglie livornesi che continuano a pagare queste cifre e che magari abitano in palazzi senza autoclave ed al 4° o 5° piano, in alcune zone della città dove la sera prima di cena ti arriva in casa un filo di acqua che neanche riesce ad attivare la caldaia, saranno contente di pagare questi ulteriori balzelli.

Una nuova proposta. Lo scorso 21 aprile su proposta dell’amministrazione livornese, i sindaci dei Comuni serviti da Asa hanno votato una proposta di “tariffa equa e solidale” che si basa su 4 punti: 1. il blocco dei distacchi per le utenze domestiche che possono dimostrare la morosità incolpevole (licenziati in particolare); 2. Il superamento della tariffa prevalente nei condomini: ognuno dovrà  pagare la parte variabile secondo la propria reale utenza; 3. Il rinnovo del sistema di calcolo della tariffa per le utenze domestiche residenti che deve comprendere il numero dei componenti familiari, per tutelare le famiglie numerose; 4. Riconoscere i primi 50 litri gratuiti di acqua come diritto fondamentale alle utenze domestiche residenti. Quattro punti giusti ed utili ma che dovranno passare l’esame dell’Autorità Idrica Toscana. Vedremo quanti diventeranno realtà. Al momento la nostra acqua è a peso d’oro.

tratto da Senza Soste cartaceo n.126 (maggio 2017)

 

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