La rivolta cittadina nei frammenti di memoria di alcuni testimoni d’eccezione
La radio dette la notizia all’una e all’una e dieci fischiò la sirena del Cantiere. Esco e mi dicono: «Hanno ammazzato Togliatti». Mi preoccupai di andare alla porta e di chiudere il Cantiere per non far uscire nessuno. Intanto la città era tutta in subbuglio, tutto il personale di guardia e i finanzieri ci dettero la rivoltella. Io presi la bicicletta e andai al partito a sentire un po’.
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Ci fu un primo scontro con la polizia all’Attias all’uscita degli operai del Cantiere che erano scesi in città armati di spranghe. (…) Furono sparate parecchie pistolettate da ambo le parti, mi pare, ma la polizia dovette ritirarsi. Il vice questore, mi ricordo, mi mandò a chiamare. C’era anche il sindaco Diaz e in macchina si girò per la città perché c’erano stati almeno tre tentativi di scardinare le armerie. Allora io scesi col sindaco mentre il vicequestore stava in macchina: non era prudente per lui. (…) Mi ricordo che ero andato in piazza della Repubblica, appunto perché c’era il comizio, a preparare… e vedo venire da via De Larderel questo povero diavolo con una gavetta in mano (me lo ricordo sempre, mi pare di vederlo) che attraversava tranquillo la piazza zeppa di gente che urlava, che imprecava, che voleva vendetta. Attraversava via De Larderel e sembrava che volesse andare in via Buontalenti. Invece gli saltarono addosso, perché la protesta era contro la polizia come tale, perché è da lì che emanavano tutte le prepotenze, le discriminazioni, le violenze che
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Intanto sull’angolo tra via De Larderel e piazza dei Mille era arrivato Corrado Cancelli, allora assessore comunale, con un camioncino carico di giornali e l’edizione straordinaria della Gazzetta. Ci fu la distribuzione dei giornali e ci fu qualche scaramuccia, si sentì anche qualche sparo. Intanto l’autoblindo veniva avanti, e appena girò dalla parte dei fossi si staccò il compagno Pacini chiedendo di mandarlo da solo a parlare con quelli che guidavano l’autoblindo. Per la verità si staccò anche Nelusco (Giachini) che disse: «Da solo non ti ci mando». Pacini, con le braccia tese verso il carro armato, lo fece fermare e parlamentò. (Eddo Paolini, dirigente della Federazione Livornese PCI)
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Venne Barontini e fece un attivo in fabbrica, spiegò che la protesta aveva un inizio e una fine, niente avventurismi. C’era molto massimalismo e Barontini, con quell’enorme prestigio che aveva… Erano stati fatti dei “rattoppi” ai camion, e lui disse: «Questa roba deve sparire tutta». (Sergio Manetti)
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Gli operai del Cantiere presero la base di una lancina mobile, la corazzarono e ne fecero un grande aggeggio di guerra. Poi Barontini andò in Cantiere con Manetti e gli altri disse: «Bene, bene, avete fatto un bel lavoro. Quanto tempo ci avete messo, sei ore? Allora in sei ore quello che avete fatto lo risfate». (Nelusco Giachini, responsabile stampa e propaganda Federazione livornese PCI)
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Barontini, con quella sua maniera di parlare… «O cosa volevate fare,
(Le interviste sono tratte dal libro: Livorno, una rivolta tra mito e memoria, di Andrea Grillo, ed. BFS Pisa)
tratto da Il Quartiere, mensile a cura del centro di quartiere El Chico Malo di via Terrazzini
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