SPIL: attacchi incrociati in rapida successione per fermare la “vendita” di Paduletta

AVVERTENZA: Questo articolo non vuole parlare nello specifico dell'operazione Paduletta, nè essere oggetto di rimbalzo fra i vari tifosi Pd e 5 stelle o coloro che campano di profili Facebook pro o contro Nogarin

La questione SPIL si sta facendo incandescente e come da tre anni a questa parte, prendendo anche derive e campagne elettorali nazionali. Facciamo quindi il punto per non rimanere rintontiti dalla propaganda.

Cerchiamo innanzitutto di farci una domanda. Perchè le questioni legate a SPIL stanno scoppiando tutte insieme ed in rapida serie? Risposta: perchè c’è in gioco Paduletta, la porzione di territorio dietro la Darsena est che già l’ex sindaco Cosimi definì “le zolle d’oro della Paduletta”, che ora sono state scorporate da Spil all’interno di un’altra società la SCL (Strategic Contract Logistic) e quindi “messe in vendita” ed al cui bando hanno risposto l’imprenditore Palumbo ed il gruppo Spinelli. Di questa cosa ce ne stiamo occupando da settimane e presto usciremo con nostri articoli.

Come dicevamo, le zolle d’oro di Paduletta faranno entrare circa 14,5 milioni nelle casse di SPIL. Non si tratta di nessuna magia da parte dell’amministrazione visto che a fronte di una società sull’orlo del fallimento si scorpora e si “vende” la cosa più di valore per sopravvivere. Quindi nessuna operazione fenomenale in vista, nessun rilancio della “nostra IRI”, ma solo vendita degli ori di famiglia. Poi quando scriveremo in proposito vedremo se sono stati venduti bene o male e se Lemmetti (a cui il sindaco aveva delegato la questione) ha agito bene o male.

E quindi perchè tutti vogliono affossare ora SPIL quando dopo mesi e mesi di stipendi non pagati e rate non onorate potrà introitare un po’ di denaro contante? Vero, tutto quello che entra in SPIL è come se fosse di BNL che la tiene a galla e col cappio al collo con i propri mutui, ma c’è dell’altro. L’altro è che l’operazione SPIL fa uno sgarbo a Neri, uno dei veri padroni del porto, che con CILP (di cui detiene il 50% con Negri) ha in affitto quell’area fino al 2028.

SPIL è da anni che fa gola alla classe dirigente e agli squali di questa città, grazie al suo patrimonio di oltre 40 milioni fatto di immobili (molti ceduti a SPIL dal Comune) e terreni, che la hanno spolpata con l’Odeon, con l’affare Rossignolo e mettendola sempre come agnello sacrificale in mezzo a mille trappole per interessi più svariati.
Nogarin non è certo riuscito a fare di SPIL quello che aveva sempre dichiarato, anche per colpe proprie, ma la vendita di quel pezzo di terreno retroportuale, non è andato proprio giù ai padroni della città. E allora in una settimana ecco arrivare in serie 3 colpi bassi: l’istanza di fallimento della Magna Closures (insediatasi a Guasticce proprio in seguito ad un accordo con Spil nel 1999 dopo il fallimento CMF), la richiesta di sequestro conservativo da parte della Camera di Commercio (che è anni che vuole uscire da SPIL di cui è socio al 6,5% ma guarda caso il sequestro lo vuole proprio ora) ed infine l’intervento della magistratura per una questione legata all’advisor che doveva fare in SPIL quello che è stato fatto in Aamps, cioè il concordato in continuità (poi saltato per infattibilità). E’ stata fatta comunicazione a Lemmetti e Nogarin di supplemento di indagini per il reato di turbativa d’asta.

Ma da chi viene questo attacco a SPIL? Tutte le strade portano all’ambiente di Confindustria dove Piero Neri è membro del consiglio di presidenza.

A partire da Magna Closures, una multinazionale da 36 miliardi di fatturato con un saldo legame con la Confindustria locale che da dicembre scorso non riscuote più la rata che SPIL gli deve per un contenzioso perso (sarebbe poi molto utile andare a vedere cosa riguarda questo contenzioso), che improvvisamente reclama una rata da qualche decina di migliaia di euro su una vicenda legata al 2010. In quell’anno, ad esempio, a fare l’assessora al lavoro e all’innovazione tecnologica della giunta Cosimi c’era Darya Majidi, già vicepresidente di Confindustria, e con legami di affari (legittimi) fra la sua azienda e Magna Closures. In ogni caso qualcuno ai canadesi una telefonata la deve aver fatta.
Poi c’è la Camera di Commercio, nel cui consiglio siede Umberto Paoletti storico e potente direttore generale di Confindustria da sempre a fianco di Piero Neri. Anche qui fra Livorno e Grosseto qualche telefonata ci deve esser stata.

Noi non facciamo articoli scandalistici. Neri e CILP hanno tutto il diritto di difendere la loro posizione in Paduletta, come hanno peraltro già fatto con il ricorso al TAR, poi respinto. Ma prima che tutto questo diventi oggetto di elezioni siciliane, messe in scena in consiglio comunale e paranoie romane, abbiamo solo cercato di chiarire cosa sta succedendo. Perchè due indizi possono fare una prova, tre obbligano a scriverci un articolo. Saremmo complici se non scrivessimo che tutto questo ha come unico obiettivo invalidare il bando su Paduletta, nient’altro. Non ce ne vogliano i protagonisti. D’altra parte sono sempre stati abituati a non avere nessuna opposizione e nemmeno nessun prurito ogni volta che facevano una loro, anche legittima, operazione.

Di sicuro pensiamo che prima di vedersi sfilare Paduletta il gruppo Neri-Negri muoverà il proprio esercito. Non ce lo vediamo a pagare la milionata di euro di affitto annuo a qualche altro soggetto privato in quella che loro reputano la LORO città.

Altrettanto sicuro è che tutto questo non è fatto per la città e per tutelare un bene pubblico o programmare investimenti e posti di lavoro. Se esiste sempre una classe politica in questa città dovrebbe mettere tutti questi protagonisti, compreso chi prenderà Paduletta, con le spalle al muro chiedendo investimenti e posti di lavoro, non posizioni di rendita come sono abituati ad avere.

redazione, 29 ottobre 2017

Previous 10 novembre sciopero generale del sindacalismo di base. A Livorno appuntamento in Piazza Garibaldi
Next Anatomia di una distruzione

You might also like

Nazionali

Renzi è andato via ma Padoan è rimasto. Ed un motivo c’è

Un po’ di valzer, tanti discorsi discorsi ma lui il prof. Pier Carlo Padoan è rimasto al suo posto. I Renzi cambiano i Padoan invece no. In giro ce ne

Editoriali

Macron, “The Manchurian Candidate”, presidente della repubblica francese

Viene a mente l’antichissima canzone di Boris Vian, Le deserteur, che cominciava con la celeberrima strofa “Monsieur le président…” che ha visto numerose versioni. Nella Francia degli anni ’50 l’idea

Nazionali

“El papa” contro il reddito di cittadinanza tra anacronismi e moderno sistema della carità

La notizia della visita di papa Francesco all’Ansaldo di Genova è di quelle che escono dalla cronaca perché aiutano a vedere uno scenario politico. Soprattutto perché il sito produttivo genovese