Senza Soste

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SPORT

Venerdì 26 al Palamacchia Campionato italiano dei superwelter . Intervista a Lenny Bottai

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Non manca nessun ingrediente per una serata memorabile di pugilato.

lenny_malI due protagonisti sul ring, innanzitutto, attualmente primo e secondo nella classifica nazionale di Boxrec (distanziati di un soffio) in una categoria importante come quella dei superwelter: il livornese Lenny Bottai (Boxe Cavallari, 10+ 4ko), 32enne cresciuto “sulla strada” che ha nella solidità e nel grande cuore i suoi punti di forza; e l’aretino Adriano Nicchi (Conti Cavini, 12+ 6ko, 2=, 2- 1ko), 29enne cresciuto nella palestra di famiglia, che fa della tecnica e dell’estro pugilistico le sue armi migliori.

Poi, la cintura in palio: quella di campione d’Italia. Da anni si dice che va rivalutata con sfide di un certo livello, e questo è senz’altro un ottimo inizio.

Infine, il pubblico. Bottai nella sua città gode di un seguito incredibile, ed ha un rapporto unico con i propri tifosi: lo scorso dicembre, per la conquista del Campionato Internazionale Ibo contro il tedesco Turgay Uzun, c’erano più di mille livornesi a sostenerlo con un tifo d’altri tempi. Ma anche Nicchi ad Arezzo è molto amato, ed il suo fan club sta organizzando un pullman per seguirlo nel match finora più importante della sua carriera.

Insomma, la serata organizzata dalla Boxe Cavallari che si terrà al Palamacchia di Livorno il 26 marzo (inizio 20.30, diretta Raisport Più per il titolo), si preannuncia da non perdere. Tre gli incontri professionistici di sottoclou sui 6 round: nei medi Ilir Mustafa (Boxe Cavallari, 1971, 27 + 17 ko 2 = 9-) contro lo slovacco Robert Blazo (1985, 5+ 2= 18-); nei welter Rocco Di Palmo (B.Cav., 1975, 5+ 3ko 1= 1-) contro lo slovacco Lubomir Wejs (1978, 5+ 2= 19-); nei leggeri Fabio Cirisano (B.Cav., 1985, 1+ 1ko) contro il romeno Silviu Lupu (1982, 12- 5ko).

Tornando al match per il titolo italiano dei superwelter, che sarà sulle 10 riprese, Sergio Cavallari è fiducioso: «Lenny ha grande voglia di vincere, il pubblico gli dà grandi motivazioni, sul ring ha una capacità non comune di essere lucido e di ragionare, si presenta in piena forma, e per tutti questi motivi sono convinto che ce la farà».

Vediamo come Lenny Bottai si sta preparando all’incontro.

La sfida era prevista per il 6 marzo, poi è stata rimandata per tuoi problemi alla schiena. Come stai? E come procede la preparazione psico-fisica verso il match?

(BOTTAI) «Ho avuto un intoppo proprio nella settimana più importante, un problema alla schiena che mi impediva di allenarmi, e abbiamo convenuto che era il caso di slittare: questi non sono match da fare se non al 100%. Per il resto procede come sempre, con dedizione e accuratezza. Ho un team "largo ma compatto": lavoro testa a testa col mio uomo di fiducia che è Massimo Rizzoli, coadiuvato dal maestro Trinca (che mi affianca nella mia società dilettantistica, la Spes Fortitude Livorno) e il maestro Sarti della Boxe Mugello, che mi ha traghettato al professionismo. Senza dimenticare il rapporto sincero che mi lega a Sergio Cavallari, a cui devo questa possibilità».

Che incontro ti aspetti?

«Sicuramente sarà un match veramente aperto. Di Nicchi so poco: sicuramente che è bravo, perché quando si arriva a certi livelli è pressoché scontato, se non altro perchè oggi ci sono dei parametri per arrivare al titolo in una categoria affollata come la nostra che non lasciano dubbi. Inoltre abbiamo due storie diametralmente opposte: lui è un accademico cresciuto nella palestra di famiglia, io un ragazzo di strada che ha fatto attività intermittente e che adesso vede di combinare qualcosa, anche contro i pronostici. Il ring poi, ha la sua magia e scrive da sè ogni episodio».

Sei all’undicesimo match, i primi dieci tutti vinti, l’ultimo a dicembre per l’Internazionale Ibo. Come si colloca questo titolo italiano nella visione che hai tu della tua carriera?

«Sono passato dopo tanti anni di inattività e problemi vari ad essere Pro a trent’anni e con soli 32 match da dilettante, con l'intento di fare umilmente quello in cui credevo: la boxe. Non avendo molto tempo da perdere, dopo il secondo match chiesi a Sergio la possibilità di confrontarmi con connazionali e vedere cosa succedeva: è andata bene per cinque derby disputati, ma non è stato facile; magari se non andava rimanevo al palo.  Adesso eccomi qui, tutto quello che viene si intasca.
Aldilà di ogni opinione più o meno legittima sui titoli minori poi, a dicembre ho fatto un salto in avanti per me e la mia piazza, misurandomi con un uomo che aveva esperienza e curriculum per testarmi a dovere, ed ora si va avanti. Il 26 farò il mio undicesimo incontro: il titolo italiano! Comunque vada sto vivendo belle e vere esperienze da tramandare».

A dicembre contro Uzun tu e il pubblico di Livorno sembravate una cosa sola. Si respira la stessa attesa anche per il match contro Nicchi? Dobbiamo aspettarci un Palamacchia altrettanto caldo?

«L'ambiente è in fermento, ancor più che a dicembre. In quell'occasione ho faticato in molte occasioni a seguire una linea di condotta che non si facesse condizionare dai boati di incitamento. Ho la fortuna di avere un grande pubblico. Quella di Livorno è una piazza calda che merita rispetto da parte mia e da chiunque intenda sfidarci, se vuole ricevere altrettanto rispetto. Queste sono le regole del gioco, "paese che vai usanze che trovi": io quando ho combattuto fuori ho fatto altrettanto, mi sembra ovvio, oppure uno sceglie di combattere davanti al "bue e all'asinello" in un paese anonimo, ma non è la stessa cosa credo».

Come va la tua palestra di dilettanti? Parlami del tuo impegno sportivo-sociale da questo punto di vista.

«La nostra società, la Spes Fortitude, va benissimo. Ci siamo tolti molte soddisfazioni sportive di rilievo regionale e nazionale, con giovani e senior, ma non solo: il pugilato è anche socialità e uno strumento per unire. In questi giorni abbiamo avviato un progetto no-profit con una associazione di Livorno che cura ragazzi con disagio mentale, e devo dire che avere risultati col nostro sport in questo campo mi ha riempito di orgoglio. Alla fine questa mia crescita personale mi ha traghettato con la società in organizzazioni importanti e ben riuscite, con il pubblico che si diverte e partecipa: spero che questo sia servito per gettare le basi di un futuro nel quale spero di dare a loro quello che magari non ho ricevuto io».

Vuoi aggiungere qualcosa?

«Sì. Ad inizio 2008 grazie a Massimo Rizzoli ho avuto il piacere di avvicinarmi ad un personaggio della boxe che per me era un vero e proprio mito, quando ero piccolo: Giovanni Parisi. Con lui ho avuto una breve esperienza in cui sono riuscito a carpire dei consigli preziosi: a marzo era venuto a bordo ring a Firenze per seguirmi, purtroppo poco dopo il brutto incidente l'ha strappato via alla famiglia e alla boxe.
Oggi mi sarebbe piaciuto che anche lui fosse presente al giorno più importante della mia carriera, dal momento che lui mi disse di crederci».

In bocca al lupo.

Francesco Ventura – addetto stampa Boxe Cavallari

tratto da http://news.boxeringweb.net/

20 marzo 2010

Smascherate le bugie della Lega Calcio: gli stadi italiani sono sempre più vuoti

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no_al_calcio_modernoLa Lega Calcio, attraverso un articolo del proprio Centro Studi, datato 3 marzo 2010, ha diffuso la notizia che la media spettatori della Serie A starebbe crescendo. Difficile crederci, visto che gli stadi sono palesemente sempre più vuoti. Invece di prendere per buone tali dichiarazioni, abbiamo deciso di leggerci i dati forniti dal Centro medesimo, aggiornati al 28 febbraio 2010, e confrontarli con quelli che aveva emesso in data 10 giugno 2009 (aggiornati al 31 maggio 2009), relativi alla scorsa stagione. E proprio confrontando tali dati (distribuiti dalla stessa Lega Calcio) abbiamo avuto la riprova matematica che gli stadi sono sempre più vuoti, ma non solo: il calcio italiano è sempre meno seguito, anche in tv. La media spettatori allo stadio per le società di Serie A, con i dati aggiornati alla settima di ritorno di questa stagione, è di circa 24.481 a partita. Premesso che 24.481 spettatori a partita sono un dato chiaramente fallimentare (nel 1997-98 erano più di 31.000, e nel 1984-85 erano più di 38.000 - dati di StadiaPostcards.com), l'andamento è negativo anche rispetto alla scorsa stagione. Dal 2008-09 si sono persi, in media, circa 695 spettatori a partita. E addirittura, se il confronto vuole essere un po' più scientifico, e prendere in esame solo le squadre presenti in entrambe le stagioni, la perdita risulta di più di 1.562 spettatori a partita (un calo del 6%).

Ricordiamo che stiamo analizzando dati divulgati dalla Lega Calcio stessa, che immaginiamo non sia troppo propensa a diffondere notizie che dimostrino un calo di interesse per ciò che i suoi associati possiedono e vendono (diritti tv, biglietti, abbonamenti, pubblicità, contratti dei giocatori, ecc.). Ignoriamo quindi, volutamente, altre fonti, terze, presenti anche in internet da anni, che indicano una situazione e un andamento ancor più gravi. Così come non consideriamo che molte società, al fine di far risultare un maggior numero di "sostenitori" (un parametro che entra in gioco nella ripartizione delle risorse economiche derivanti dalla vendita dei diritti televisivi) hanno sviluppato la tendenza a regalare un certo numero di abbonamenti, a persone che magari non vengono neppure allo stadio. Tant'è che molte volte i dati ufficiali sull'affluenza negli stadi (spettatori più quota abbonati) sembrano lontani dalla realtà. In ogni caso: una media spettatori di circa 24.481 spettatori a partita, considerando che la capienza media degli stadi della Serie A è di circa 43.000 posti, indica che gli stadi sono mezzi vuoti. Un fenomeno per altro chiaramente visibile ad occhio. Le cose vanno ancora peggio in Serie B. La media attuale, che scende regolarmente da varie stagioni, è arrivata a soli 5.259 spettatori a partita. Il che significa che gli stadi sono praticamente vuoti. Confrontando i dati delle squadre presenti in entrambe le stagioni, la perdita rispetto a quella passata risulta di 626 spettatori a partita (un calo di più del 14%).

La loro speculazione, la loro repressione. E questi sono i risultati. Un calcio che piace sempre meno, un calcio che è seguito sempre meno. E non solo allo stadio, anche in tv. L'audience media per le società di Serie A che hanno partecipato alle ultime due stagioni (2008-09 e 2009-10), relativamente alle partite trasmesse in diretta sui canali Sky, è diminuita di 491.555 telespettatori. Un calo di più del 7,5%. Lo share (che è la misura percentuale di pubblico raggiunta) dell'attuale programma di highlights della Serie A, "90° minuto" trasmesso da Rai Due, è sceso di più dell'8% (confrontando le due stagioni relativamente agli stessi periodi di trasmissione), attestandosi su valori molto simili (ma addirittura leggermente inferiori) a quelli totalizzati da "Controcampo" su Italia 1, relativamente alla stagione 2007-08. Ricordiamo che Rai Due ha, generalmente, uno share più alto di Italia 1. Lo share medio delle gare di Serie A, trasmesse in diretta sui canali Sky in anticipo al sabato pomeriggio (ore 18), è sceso percentualmente di pochissimo, ma nel corso di questa stagione sono stati ben 6 gli anticipi disputati dalle tre grandi (Inter, Juventus e Milan), contro i soli 3 di quella scorsa, relativamente allo stesso periodo. Se confrontiamo gli incontri delle tre grandi, e di tutte le altre, separandole in due gruppi omogenei, risulta che le tre grandi hanno avuto un calo dello share medio prossimo al 3%, mentre le altre, addirittura, del 12,5% (analizzando le due stagioni dall'inizio del campionato fino alla fine di febbraio). Lo share medio delle gare di Serie A, trasmesse in diretta sui canali Sky in anticipo al sabato sera (la scorsa stagione alle 20.30, adesso alle 20.45), è sceso dal 4,89% al 4,17% (confrontando le due stagioni dall'inizio del campionato fino alla fine di febbraio). Una flessione di più del 17%. Lo share medio delle sette gare di Serie A, trasmesse in diretta sui canali Sky la domenica pomeriggio (compresa Diretta Gol), è sceso dall'8,14% al 7,27% (confrontando le due stagioni dall'inizio del campionato fino alla fine di febbraio). Una flessione di quasi il 12%. Lo share medio delle gare di Serie A, trasmesse in diretta sui canali Sky in posticipo la domenica sera (la scorsa stagione alle 20.30, adesso alle 20.45), è sceso dal 6,13% al 4,84% (confrontando le due stagioni dall'inizio del campionato fino alla fine di febbraio). Una flessione del 26,6%. E per finire, lo share di "90° minuto Serie B" trasmesso da Rai Tre, che prosegue inesorabile il suo declino. Relativamente agli stessi periodi di trasmissione: nel 2007-08 lo share medio era dell'11,42%; nel 2008-09 del 9,50%; nel 2009-10 dell'8,16%. In pratica: in due stagioni ha perso quasi il 40%. Questi dati dimostrano il calo d'interesse per il mondo del calcio italiano, allo stadio e in tv, segno evidente che la televisioni non stanno aumentando il numero di appassionati, e che le persone non si allontanano per paura del tifo, degli ultras, o degli striscioni che esprimono libere opinioni, o perché gli stadi sono pubblici e senza centri commerciali. La gente si sta allontanando da questo tipo di calcio; sempre meno credibile, popolare, sociale, ideale, e campanilistico; e sempre più individuale e commerciale. Il calcio, senza il sentimento dei tifosi, è gran poca cosa. E questo lo sanno anche i telespettatori, che sempre più spesso cambiano canale. Gli stadi vuoti, senza tifo, senza colore e senza vera passione, non attraggono nessuno. Né dal vivo, né in tv.

Boys Parma 1977

15 marzo 2010
Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Marzo 2010 13:07

La domenica di Senza Soste: Livorno-Roma 3-3

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Un punto che ci tiene in vita. Scontri tra tifosi

lucarelli_esultaUna giornata a cui non eravamo più abituati: tanti gol, tifosi ospiti e momenti di tensione.

Iniziamo dalla partita. Cosmi schiera un Livorno con il 3-4-2-1 con Esposito centrale e Perticone spostato a sinistra. Bellucci e Di Gennaro dietro Lucarelli e Mozart lasciato in panchina.

La partita è subito in discesa con Lucarelli che sfrutta un bel lancio do Moro e con un diagonale secco infila Julio Sergio. Ma la gioia dura pochissimo perchè dopo appena un minuto inizia la sagra degli errori della difesa del Livorno che triplica Toni che si gira, Taddei di tacco la dà a Perrotta che segna. Ma non è finita qui perchè dopo un'altra manciata di minuti Pizarro calcia una punizione causata da un inutile fallo di Rivas, Perrotta spizzica di testa e Toni segna in fuorigioco non rilevato dal guardalinee.

Ma il Livorno non demorde e dopo 5 minuti Lucarelli segna il pareggio su un pallone filtrante di Di Gennaro. Siamo al 25' ma le emozioni (e gli errori) del primo tempo continuano. Dopo un solo minuto la Roma torna in vantaggio con Pizarro che sfrutta l'ennesima discesa indisturbata di Perrotta sulla destra. Ma gli errori non sono finiti perchè al 39' Moro e Knezevic accompagnano Menez fino in area senza contrastarlo fino a che il croato lo stende. Rigore. Pizarro dal dischetto prende il palo con Rubinho in traiettoria.

Nel secondo tempo il Livorno riparte con Diniz a destra al posto di Perticone e Mozart al posto di Bellucci. Ma dopo un primo tempo a ritmi sostenuti, gli amaranto stentano a riprendere il gioco in mano e la Roma gestisce la partita con molto palleggio a centrocampo e molti falli tattici. Serve ancora Lucarelli per rimettere in parità il match: prende palla a destra e va sul fondo per crossare con Juan che ferma la palla con la mano. Rigore che lo stesso Lucarelli trasforma.

La partita a questo punto si riaccende con il Livorno che ha una fiammata ed Esposito sfiora il gol su calcio d'angolo. La Roma risponde con un diagonale di Toni e poco altro.

Finisce in parità, un punto che tuttavia sembra non servire a nessuno anche se la sconfitta della Lazio in casa col Bari tiene accesa la fiammella di speranza.

I reparti

Difesa. Rubinho: incolpevole sui gol. Rivas: la difesa traballa per tutto il primo tempo e lui non è esente da colpe. Anzi, fa un inutile fallo su Toni da cui nasce il secondo gol. Knezevic: nel primo tempo naufraga con i suoi compagni di reparto. Il fallo da rigore su Menez dopo averlo accompagnato in area è roba da terza categoria. Esposito: nel primo tempo è il maggiore responsabile sui gol romanisti. Si riprende nel secondo tempo giocando in anticipo su Toni. Perticone: gioca a destra fuori posizione e non brilla. Pieri: primo tempo pessimo visto che dalla sua parte Perrotta e Taddei spadroneggiano. Meglio nel secondo tempo quando lotta e spinge anche se è costretto a commettere molti falli e soffre Cerci. Diniz: sostituisce Perticone, meglio in fase difensiva che offensiva.

Centrocampo. Filippini: il solito gladiatore. Nel secondo tempo è visibilmente stanco ma non molla mai. Moro: buona partita in fase di interdizione ma si sa rendere pericoloso nel caso dell'assist del primo gol e con un tiro da 30 metri. Di Gennaro: a volte sembra non avere la cattiveria giusta per incidere di più, comunque porta il suo contributo di qualità. Bello l'assist per il secondo gol di Lucarelli. Mozart: cerca di portare ordine e di impostare. Gli riesce solo parzialmente.

Attacco. Lucarelli: fa 3 gol e lotta come un leone. Ci può salvare solo lui ed è una cosa chira da quel famoso 26 agosto quando fu venduto Diamanti. Bellucci: si muove tanto ma conclude poco. Un'altra partita anonima.

Cosmi: La scelta di levare Perticone dal centro per metterlo a destra appare cervellotica. Ha indebolito sia la difesa centrale che la fascia. Buona la scelta di mettere Di Gennaro e Bellucci a ridosso di Lucarelli. Probabilemnte era una scelta che andava fatta anche con Bologna e Siena.

Tifo: i romanisti, contrariamente ad altre volte, sono venuti a Livorno in 2500 (in passato non sono mai stati più di 1000). Tensioni fin dalla mattina con una tentana aggressione da parte dei tifosi romanisti di prima mattina nelle vicinanze dello stadio senza tuttavia trovare nessuno se non qualche motorino da rompere. Prima e dopo la partita si sono verificati scontri e aggressioni tra tifosi amaranto e quelli romanisti che arrivavano in città in macchine e pullmini. Al momento sembra che ci siano 4 feriti fra i tifosi romanisti. Anche nel dopo partita ci sono stati momenti di tensione tanto che i tifosi giallorossi non sono stati fatti uscire dallo stadio prima delle 18.30.

Franco Marino

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Marzo 2010 08:49

Curva Nord: "Sì alla trasferta dei romanisti ma non permetteremo che marcino sulla nostra città"

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livornesiaromaIn questi giorni in molti si sono chiesti il pensiero della curva in merito alla presenza dei 2500 sostenitori giallorossi. Ebbene, noi siamo assolutamente favorevoli alla loro venuta, non esserlo significherebbe aderire alle volontà dell'osservatorio e rinnegare ogni manifestazione fatta fino ad oggi contro le decisioni dittatoriali del ministero. Che vengano dunque, ma sia chiaro a tutti: Livorno non è terra di conquista

Ci siamo stancati di far marciare qualsiasi squallido personaggio di dubbie provenienze politiche all'Armando Picchi. Livorno è la nostra città e domenica diventa obbligo per ognuno stringersi al fianco della curva nord a difesa del nome e della storia della città. Il ritrovo è fissato alle 11.30 presso la curva nord.

Per Livorno con Livorno

CURVA NORD

Nella foto una delle trasferte dei livornesi a Roma

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Marzo 2010 10:43

Livorno-Roma, due pesi e due misure: via libera del Casms ai tifosi giallorossi

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roma_ultrasL’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e il CASMS (il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive) ha sorprendentemente autorizzato la trasferta dei tifosi romanisti a Livorno domenica prossima. La decisione, assolutamente inaspettata anche in virtù del divieto di trasferta applicato ai tifosi amaranto nella gara d'andata, consentirà dunque ad almeno 2.500 tifosi giallorossi di seguire la propria squadra, ma considerata l'ottima posizione di classifica della squadra di Ranieri non è da escludere che altri sostenitori possano mettersi in cammino senza biglietto.
Premesso che la nostra redazione è da sempre in prima linea contro il divieto di trasferta applicato nei confronti di qualunque tifoseria (un provvedimento anticostituzionale perché di fatto mina la libertà di movimento di ogni libero cittadino), non possiamo fare a meno di denunciare la totale discrezionalità degli apparati securitari statali nell'adozione delle misure restrittive. (red.)

9 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Marzo 2010 15:30

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