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Jonathan "carroarmatino" Sannino terzo agli Italiani di Boxe

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jonny.jpg
 Jonathan Sannino, cadetto 54kg della Spes Fortitude ha concluso con un grandissimo 3° posto il suo primo campionato italiano cadetti (ragazzi di 15 e 16 anni) dopo aver vinto la prima fase del torneo, ricevendo il premio come miglior pugile, alle finali Jonny ha ceduto ai punti con l'onore delle armi al piu' esperto siciliano Di Maria (18 incontri una sola sconfitta!).
Il pugile labronico, durante la prima fase interregionale nella località di Foligno ha dimostrato di essere in un ottima condizione fisica, ha affrontato in semifinale il laziale Lenzi Alessandro, ragazzo alto e ben impostato con addirittura 13 match alle spalle, Jonathan ha saputo sfruttare rapidità ed intelligenza, trovando i tempi per scorciare la distanza e mettere a segno colpi al viso e al corpo, la vittoria ai punti è stata unanime.
Nella finale invece se l'è vista col piemontese Franzoso Simone, anche in questa occasione, il carrarmatino della fortitude, ha saputo sfruttare astuzia e aggressività, nonostante ciò è riuscito anche a dimostrare la capacità di sfuggire e controllare il vantaggio.
Raccogliendo i larghi consensi degli addetti ai lavori, jonny è stato premiato come miglior pugile del torneo, perchè nonostante la poca esperienza ha saputo portare una grande varietà di colpi incrociando più volte gli avversari difficili da boxare perchè ben più alti di lui, inoltre ha saputo concedergli veramente poco riuscendo a togliere continuamente la distanza con i suoi spostamenti repentini, uscendo e rientrando dalla traiettoria dei colpi.
Nella seconda, ed ultima fase alle finalissime, che si sono svolte nella località di S.Maria Capua (CE), purtroppo il sorteggio non è stato favorevole a Jonathan che si vede opposo al vincitore del torneo, il siciliano Di Maria, pugile con ben 18 incontri alle spalle di cui uno solo perso.
Jonathan comunque non demorde e rende la vita affatto facile all'avversario, quando riesce a chiuderlo lo costringe ad un ostruzione che è richiamata molte volte dall'arbitro anche se solo verbalmente, e in questo caso un richiamo ufficiale da considerare piu' che legittimo avrebbe reso possibile un finale meno facile da gestire per il siciliano che la spunta per 5 a 1 (il richiamo costa 2 punti).

Grande soddisfazione per un ragazzo che ha debuttato appena all'inizio dell'anno e si è veramente fatto valere con tutti contendenti piu' esperti.
Tutta la società si congratula col "carroarmatino" della Fortitude che auspica per lui sempre piu' importanti traguardi.

Avanti così Jonny...è solo l'inizio!

Red (20/10/2009)

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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Ottobre 2009 12:54

Ricky Sogliano al Livorno "Spinelli mi ha fregato"

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sogliano.jpg«Direttore, complimenti». La frase viene fuori quasi da sé, senza bisogno di pensarci su: troppo l’affetto e la gratitudine che ci legano a Riccardo Sogliano per poter restare indifferenti davanti a una notizia tanto bella. La notizia del suo ritorno nel calcio che conta (ma se ne era mai andato, viene da chiedersi?), con la sua nomina di consigliere - direttore generale del Livorno alla corte dell’amico Spinelli. «Complimenti a me? Ma smettetela, e pensate a stare vicini al Varese: che se inizia a perdere più partite del dovuto, giuro che caccio di casa mio figlio».
Ribadiamo i complimenti, e la gioia nel vederlo di nuovo in serie A: ma cosa farà di preciso a Livorno?
Spinelli mi ha fregato.
Prego?
Sì, mi ha fregato: mi aveva chiesto di dargli una mano, di stargli vicino per avere qualche consiglio, di affiancarlo. Lui è un amico, e io ho detto di sì: però ora scopro che la cosa è più grossa di quel che credevo, che dovrò essere a Livorno praticamente tutti i giorni, qualcuno parla addirittura di un ruolo da direttore.
Non è così?
Ma va. A Livorno tutti i giorni non ci vado, perché tra andare e tornare sono settecentocinquanta chilometri: è vero che io adoro guidare e che la mia macchina è il mio ufficio, però non esageriamo.
E per quanto riguarda il ruolo da direttore?
Niente di tutto ciò: avessi voluto fare il direttore generale, avrei accettato una delle tante offerte che mi sono arrivate fino allo scorso anno. Piazze importanti, più di Livorno, con tutto il rispetto per i toscani.
Ma allora cosa farà al Livorno?
Litigherò un sacco e mi incazzerò un giorno sì e l’altro pure.
Perché?
Perché tra me e Spinelli funziona così: finché parliamo d’altro andiamo d’amore e d’accordo, ma quando il discorso si sposta sul calcio, ci scanniamo.
Insomma, quelli a venire saranno mesi burrascosi?
Non più di tanto: Spinelli sa che se esagera io lo mando al diavolo e me ne vado. L’ho già fatto tre volte a Genova, lo farei anche a Livorno.
Precisamente, di cosa si occuperà?
Per i primi tempi sarò praticamente sempre giù in Toscana: voglio rendermi conto di come stanno le cose, perché un conto è vedere le cose da spettatore, altra cosa è guardarle da dentro. Ma ho già capito che mi sono preso una bella gatta da pelare.
Perché?
Perché non sarà facile salvarsi. Del resto, Spinelli è fatto così: lui mi chiama solo quando è nella palta.
Quindi, non la vedremo più a Varese?
Per qualche mese sarò sicuramente più a Livorno che a Varese, poi spero di avere un po’ di tempo libero da permettermi di andare giù solo per le partite. Maledizione: sapete cosa mi fa arrabbiare?
Cosa?
Che avrò tutte le domeniche impegnate e mi perderò le partite della Cimberio. Domenica ero al palazzetto, e mi sono divertito come non mi capitava da anni: questa squadra mi piace e il nostro allenatore ha insegnato basket al suo collega milanese.
E al Varese penserà ancora?
Ci penso più spesso di quanto crediate. E devo dire che è stata messa su una bella squadra, che finora ha fatto molto bene. Io misuro la forza del Varese dal grado di incazzatura di mio figlio: lo scorso anno dopo le partite era sempre nero, in questa stagione l’ho visto arrabbiato solo dopo la sconfitta di Crema.
In città sembra di vivere un sogno meraviglioso: secondo lei continuerà?
Mi auguro di sì, anche se non sarà facile perché la categoria non ammette cali di tensione. E poi l’infortunio di Corti è una brutta tegola: quel ragazzo in mezzo al campo era davvero importante, e temo che i tempi di recupero siano più lunghi dei tre mesi di cui sento parlare. Ci mancherà.

Francesco Caielli

tratto da www.laprovinciadivarese.it

16 ottobre 2009

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Tessera del tifoso. Obbligatoria a Figline. Mentre Maroni pensa ad un rinvio

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tessera_del_tifoso_vera.gifA Figline, in occasione della partita in casa con la Pro Patria di ieri, si è entrati allo stadio solo con la tessera del tifoso.
E' la prima sperimentazione in Toscana della tessera del tifoso non tanto come documento necessario per accedere in trasferta ma proprio per vedere la partita. Fonte

http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=20264&type=4

Intanto il ministro Maroni non esclude un rinvio dell'operazione tessera del tifoso. Che comunque entrerà in vigore.
 


(red) 11 ottobre 2009
 

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"Bisogna fare come in Inghilterra!"

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Da tempo immemore si sente parlare del "modello inglese" come l'unica soluzione per sradicare il fenomeno della "violenza negli stadi". Ma in cosa consiste questo modello?

hillsborough.jpg"Bisognerebbe imparare dall'Inghilterra!". Quante volte, negli ultimi 10-15 anni, avete ascoltato improbabili giornalisti in altrettanto improbabili trasmissioni sportive pontificare con questo ritornello ogni qualvolta si sono verificati incidenti che hanno coinvolto tifoserie ultras italiane?

Quello che dovremmo imparare dall'Inghilterra si chiama "Rapporto Taylor" (Taylor report) ed è il documento redatto vent'anni fa, mese più, mese meno, da una commissione presieduta dal giudice Lord Peter Taylor su mandato del governo britannico allo scopo di stroncare una volta per tutte il fenomeno hooligans in Gran Bretagna. Sconvolta per la strage dell'Hillsborough Stadium di Sheffield, in cui perirono 96 persone, l'opinione pubblica britannica chiedeva a gran voce misure estreme per sradicare una volta per tutte "la violenza dagli stadi".

Il rapporto fu pubblicato nel gennaio 1990 e tra le riforme più importanti introdotte vi fu l'obbligo per i club di ristrutturare, e in alcuni casi ricostruire, tutti gli stadi (che a differenza dell'Italia non sono proprietà dei comuni ma delle società calcistiche). Via le popolari terraces (le famose curve e gradinate con soli posti in piedi) in cambio di nuove tribune con soli posti a sedere. Stop al fenomeno all'epoca molto in voga dei "portoghesi" (fu proprio una carica dei tifosi senza biglietto a provocare la strage dell'Hillsborough) e ad altri come il take an end, che consisteva nel caricare all'interno dello stadio fino a conquistare la curva degli avversari (vedi l'Heysel). Ma il rapporto Taylor vietava anche la vendita di alcolici negli stadi, imponeva l'innalzamento di barriere metalliche e cancelli e la costruzione di tornelli. Insomma, il rapporto intendeva ridisegnare le norme di sicurezza negli stadi britannici.

In realtà ci fu qualcuno (i club stessi?) che approfittarono del rapporto per andare ben oltre le direttive imposte da Lord Taylor, che oltre a non affermare che i posti in piedi fossero intrinsecamente un fattore di rischio chiedeva pure la diminuzione dei prezzi dei biglietti d'ingresso alle partite. Malgrado la battaglia condotta dall'associazione Stand Up Sit Down, che chiedeva un compromesso per concedere ad alcuni tifosi la possibilità di stare in piedi, fu stabilito che da quel momento in poi gli stadi a norma sarebbero stati quelli aventi unicamente posti a sedere. Per non parlare dell'indicazione sui prezzi dei biglietti: si consideri che nel 1991 per entrare all'Upton Park di Londra a vedere il West Ham, bastavano 5 sterline mentre ora ce ne vogliono almeno 40. Con la conseguenza, accuratamente nascosta dai mass media, che se negli stadi inglesi si è drasticamente ridotta la violenza, ciò è soprattutto merito del caro biglietti, che tiene lontano la working class dagli stadi.

Il rapporto era basato su alcuni principi cardine tra cui ne segnaliamo tre che tradotti letteralmente sono: "riscoprire lo spettacolo: tutto può essere spettacolo, non solo l'evento partita"; "parlare ai tifosi come clienti: attenzione alle loro esigenze"; "schedare i tifosi: introduzione della carta d'identità per i frequentatori degli stadi". Riepiloghiamo e mettiamo insieme questi tre elementi: lo spettacolo va al di là dei 90' di gioco, i tifosi sono clienti e vanno schedati. Cosa otteniamo? Stadi in cui il supporto del tifoso verso il proprio club trova la sua nuova ragion d'essere nel mangiare il fish and chips con una bella coca cola XL anziché nel sostenere a gran voce la propria squadra e in cui la sua fedeltà si misura non dal numero di partite viste bensì dai punti collezionati attraverso la propria special card. Una special card che ricorda molto da vicino quella tessera del tifoso che il governo sta per varare in Italia, della quale ancora è dato sapere poco o niente (se non che ogni forma di schedatura limita la libertà di ciascun individuo, cosa che di per sé basterebbe per combatterla con la massima determinazione possibile).

Il Taylor Report dette il via anche a misure già adottate negli stadi italiani come l'uso di telecamere a circuito chiuso, l'imposizione alle società di "responsabilizzazione" con l'affidamento della sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti; il divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi. Anche la creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans, la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard, ricorda molto da vicino le squadre tifoserie dei nostri reparti Digos, in azione già da anni in Italia. Magari Maroni vorrà importare dalla Gran Bretagna anche il sistema Crimistoppers, la nuova frontiera della delazione (potrebbe affidarlo al figlio di Bossi, che dopo aver ideato su Facebook  il videogame su come affondare i gommoni dei migranti è stato eletto membro dell'Osservatorio dell'Expo di Milano). Crimstoppers, ideato da un gruppo di privati, in una quindicina di anni ha portato alla cattura di quasi 20mila hooligans. Funziona così: esiste un numero verde a cui si può telefonare (in media sono circa 200 al giorno coloro che lo fanno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.

Proviamo a immaginarci le possibili conseguenze se un giorno dovesse essere applicato anche in Italia. Da Il Tirreno del 10 gennaio 2010: Il senso civico di un tifoso di curva Nord - Un giovane di 20 anni, Mario Rossi (nome e cognome rigorosamente pubblicati), è stato denunciato a margine dell'incontro Livorno-Parma per i cori offensivi rivolti al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sottoposto a Daspo per i prossimi cinque anni. Il fattaccio, sfuggito agli occhi delle telecamere interne, è stato segnalato da un tifoso che ha prontamente chiamato la questura fornendo l'identikit del giovane. Subito identificato dalle forze dell'ordine presenti allo stadio, per gli agenti è stato un gioco da ragazzi fermarlo al momento dell'uscita dallo stadio".

Fantascienza? Affatto.

Tito Sommartino

tratto da Senza Soste n.41

 

 

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I nuovi stadi, pensati per tutti escluso che per le tifoserie

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Lontani dalla vita delle città, immersi in centri commerciali, pensati per un ciclo integrato di consumo. Ecco i nuovi stadi: qualcuno rimarrà sulla carta, altri nasceranno differenti rispetto a quanto progettato. Sicuramente si apre una nuova fase di ristrutturazione urbanistica e dei comportamenti da stadio nel calcio italiano. Perchè gli impianti sono pensati per una visione del gioco, e dell'accesso allo stadio, che non lascerebbe spazio alle tifoserie organizzate. Almeno in origine.(red) 30 settembre 2009

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Calcio, la febbre dei nuovi stadi: un maxi affare da sei miliardi

ipercoop_stadium.jpgDa Torino a Firenze, pronti 24 progetti. I rischi delle operazioni. Non solo impianti sportivi, ma anche hotel, ristoranti, cinema e centri commerciali. Piani da migliaia di ettari e aree di periferia potrebbero essere stravolte Finita l'epoca d'oro dei diritti tv, le società puntano così a salvare bilanci in rosso

 ROMA - La terza fase del calcio, l'era dei nuovi stadi, è iniziata. Ieri mattina, ancora un passo avanti con la presentazione dell'impianto della Roma intitolato a Franco Sensi, il presidente dell'ultimo scudetto, il padre di Rosella presidentessa in carica e contestata.

IL VIDEO SUL NUOVO STADIO DELLA ROMA

La terza fase, il calcio finanziariamente maturo, nasce per seppellire l'epoca dei diritti tv che, a sua volta, aveva lasciato nel giurassico il lungo evo in cui i club fondavano i bilanci sui biglietti venduti al botteghino. Il calcio maturo dovrà vivere di stadio e con lo stadio, sette giorni su sette, anche la notte. Vivrà di partite viste a ridosso dei giocatori e soprattutto di consumi all'esterno della struttura. Oggi il cliente-spettatore nei vetusti impianti italiani spende 50 centesimi a domenica: l'obiettivo è di arrivare a otto euro, media inglese.
La presentazione di ieri, a Trigoria, è la terza in tre anni. Nel 2007 venne rivelato il plastico del nuovo stadio della Juventus (cantiere oggi a metà dell'opera) e nel 2008 l'Eurodisney della Fiorentina (progetto, questo, da rifare dopo l'intervento della magistratura). L'accelerazione nell'autunno del 2009 dell'As Roma poggia su un evento politico consumato il 23 settembre scorso: alla commissione cultura del Senato è stata approvata all'unanimità la legge sugli stadi, presentata da Pd e Pdl insieme. Prevede una corsia preferenziale per chi costruisce - 10 mesi e arrivano tutti i pareri delle amministrazioni - più venti milioni l'anno per abbattere gli interessi alle società che chiederanno mutui. L'approdo dell'intera operazione è immaginato per l'estate 2016: la Federcalcio conta, grazie a nuovi e più sicuri stadi, di ottenere l'assegnazione dei campionati europei.

Oggi la situazione si presenta come una caccia all'oro, forsennata: 39 club italiani, tutta la serie A, ma anche il Casarano e il Gallipoli, si sono affacciate alla questione stadi. Uno studio presentato in Parlamento parla di un investimento globale e privato da 6 miliardi di euro, quasi il doppio della spesa pubblica ipotizzata per il Ponte di Messina, cinque volte i costi affrontati nel 1990 per i dodici stadi dello scandaloso Mondiale '90. Ventiquattro club hanno già presentato un plastico, un rendering. Scorrendoli, i progetti si scoprono interessanti: vecchie "nuvole" rianimate da archistar come Fuksas e stadi cangianti al sole come quello, appunto, della Roma dell'architetto Zavanella, già autore del nuovo Delle Alpi e di quattro minori.

Lasciati i progetti, però, si scoprono corredi attorno allo stadio da "sacco del Duemila". Un'enorme speculazione travestita da futuro. Se si prendono i dieci progetti più dettagliati, la somma delle aree interessate ai "nuovi stadi" è pari a 1.920 ettari: metà del territorio, per capire, su cui si produce tutto il vino della Basilicata. Ancora, la volumetria dichiarata dei tre disegni più importanti (Lazio più Roma più Fiorentina in ordine di impatto) è di 4 milioni di metri cubi di costruito, un terzo in più di ciò che si è edificato in Liguria negli ultimi sei anni.


Ecco, lo stadio di proprietà italiano è una buona idea patrimoniale per sanare i bilanci in rosso dei nostri club e un segno architettonico forte della modernità, ma scatena appetiti mai sazi di imprenditori del calcio che si stanno affidando a rentier e palazzinari contando su amministrazioni pubbliche con le casse vuote e la necessità di consenso. Il rischio è lo stravolgimento di ampie aree della media periferia delle metropoli italiane.

Un esempio plateale è il progetto Lazio di Claudio Lotito: ci lavora dal 2004, vuole investirci 800 milioni. Su 600 ettari (la città di Amalfi) di proprietà del suocero Mezzaroma (costruttore) e accatastati come agricoli, Lotito vuole edificare: il nuovo stadio Delle Aquile con quattro ristoranti nei torrioni, tre campi di calcio esterni, uno per il calcio a 5, sei campi da tennis, uno da rugby, uno da football americano, uno per l'hockey su prato e uno per l'arco, un diamante per il baseball, una pista di atletica, quattro piscine, un palazzetto per basket e volley. Poi, gli uffici del club, il museo della Lazio, un centro commerciale su due livelli, un albergo a 4 stelle, parcheggi per 40 ettari e altri 25 ettari per un parco giochi. Sulla collina (che ha vincoli paesaggistici) Lotito immagina una cementata di villette. Per raggiungere questa nuova città a nord di Roma si prevede una nuova stazione, un nuovo svincolo autostradale, un approdo in battello sul Tevere.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in campagna elettorale aveva promesso due stadi privati ai club della capitale a costo zero per il Comune. Ora è imbarazzato. Il progetto Lotito insiste su un'area a rischio esondazione e il braccio destro di Alemanno, Claudio Barbaro, di fronte a questi volumi si è dimesso.

A Firenze Della Valle vuole costruire anche la downtown dello shopping e un parco a tema che si rifà al calcio fiorentino e ai lanzichenecchi. L'area di Castello, prescelta, è sotto sequestro: la magistratura non ha gradito i precedenti accordi tra il proprietario Ligresti e l'ex sindaco Leonardo Domenici. Il neosindaco Matteo Renzi ripropone la stessa area (a dicembre sarà libera) allargando gli spazi verdi: "In un mese decidiamo e in quattro anni si può fare tutto". Ligresti ha pronte le licenze per le sue case.

Ecco, Maurizio Zamparini allo Zen di Palermo insieme allo stadio vuole costruire il centro commerciale più grosso dell'isola, ramo suo. E a Bologna il costruttore Menarini (Cogei), fallito il progetto Romilia, sta cercando un'altra area e nuovi soci con denaro fresco: a questo gli serve Luciano Moggi, ha promesso al presidente che tirerà dentro l'affare Flavio Briatore.


Corrado Zunino

tratto da www.repubblica.it

30 settembre 2009

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Ottobre 2009 00:16

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