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Lenny vince ancora: è campione internazionale IBF

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Imbattibile in casa, si conferma con un altro titolo al cospetto di un pugile estone bravo e veloce

lenny_campioneAlla fine la dedica è per Livorno e per i suoi tifosi che per l'ennesima volta sono accorsi in massa al Palamacchia (almeno 1500) con numeri che nel mondo pugilistico sono rarissimi: "Io sono un uomo e un pugile normale. Qui di straordinario ci siete solo voi".

Per Lenny questa vittoria ha un sapore di rivincita dopo la contestata sconfitta nel campionato italiano di Prato lo scorso luglio e ciò è emerso anche dalla lunga intervista finale rilasciata davanti ai microfoni della Rai che per l'occasione era venuta, per la prima volta, con i telecronisti Mario Mattioli e Nino Benvenuti che in passato non sono certo stati morbidi ne' con il pugile ne' con i tifosi livornesi. Un'intervista in cui Lenny ha attaccato il sistema pugilistico italiano e anche una certa maniera di fare giornalismo. Un "J'accuse" in diretta su RaiSport che speriamo accenda un dibattito sul mondo pugilistico italiano sempre più fermo, sempre più povero anche per i professionisti e sempre più legato a piccoli poteri e burocrazie.

Il match invece ha visto Lenny prevalere in modo netto e unanime (117-111, 117-112, 118-110) contro un pugile, Sergey Melis, che si è mostrato all'altezza e che aveva un curriculum di tutto rispetto.

Attendiamo, come sempre, Lenny per un'intervista più dettagliata su questo titolo in cui potremo approfondire sia gli aspetti tecnici che quelli toccati nell'intervista alla Rai.

red. 5 marzo 2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 05 Marzo 2011 14:31

Tessera del tifoso: La grande truffa

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La sicurezza? Solo un pretesto. La tessera è stata istituita solo per arricchire quei soggetti che gravitano intorno alle card: banche, Poste, Lottomatica... Ovviamente sulla pelle dei tifosi

Tessera_tifoso_NOUna misura antidemocratica e illiberale che limita le libertà di movimento, sancite dalla nostra costituzione, di ciascun cittadino, ma anche una carta di credito per fare arricchire i soliti noti sulla nostra pelle. Lo sa bene Maroni che la tessera del tifoso non apporterà alcun vantaggio contro la violenza negli stadi. Al contrario, metterà al sicuro gli interessi di banche, colossi delle scommesse e società sportive portando nelle mani di gruppi privati, come Banca Intesa, Lottomatica, Poste italiane ed Erg, centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi clienti, destinati a fare i conti con tassi di interesse pur di seguire la squadra del cuore.

Solo business

Maroni non ha lasciato spazio a perplessità: “La tessera del tifoso è uno strumento valido per tenere fuori dallo stadio i violenti”. In realtà la tessera del tifoso non aggiunge niente al biglietto nominale che già esiste e che obbliga chiunque a mostrare i documenti all’atto dell’acquisto. Oltretutto, i dati delle forze dell’ordine dicono chiaramente che solo una piccolissima parte degli episodi di violenza avviene dentro gli stadi. E non solo: a chi non ha la tessera del tifoso, in trasferta è precluso solo il settore ospiti dello stadio (salvo che la trasferta non venga vietata ai non possessori di tessera, cosa che accade non di rado). Significa che, paradossalmente, per un tifoso ospite è più facile entrare in un altro settore, dove è più probabile il contatto fisico con i tifosi avversari. Se queste sono le premesse sull’efficacia sul piano della lotta alla violenza negli stadi, perché tanta insistenza? La risposta è semplice: marketing. A dirlo non è solo il tifo organizzato, compatto nell’intenzione di boicottare questo diktat, ma lo stesso capo della polizia, Antonio Manganelli, che durante una conferenza stampa sulla violenza negli stadi ha candidamente dichiarato: “La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va verso

una cultura della privatizzazione degli stadi. Le società sono imprese con fini di lucro, e sono tra le poche aziende che ancora non conoscono la loro clientela”. E non è un caso che le tessere in Italia vengano chiamate dalle stesse società “di fidelizzazione”. Anche i nomi scelti rimandano al marketing: Privilege, la carta dei romanisti, Stadium Member, quella della Juve, Siamo noi per l’Inter.

Tifosi “venduti”: ecco chi ci guadagna

A chi fa gola la direttiva di Maroni? Alle squadre che sperano di incrementare il giro d’affari di merchandising e servizi, certo, ma anche a soprattutto a grandi gruppi bancari o a concessionari di scommesse. Molte delle tessere del tifoso, infatti, sono state pensate come vere e proprio carte di credito ricaricabili. Con durata pluriennale, il che assicura una bella quota di potenziali clienti, anche

quando dovessero abbandonare la propria squadra del cuore. Non a caso la parte del leone la fanno le banche, che con questa semplice mossa vedranno crescere il proprio parco clienti. In prima fila c’è il gruppo Intesa-San Paolo, che ha stretto accordi con diverse squadre tra cui Milan e Fiorentina. Solo per dare un’idea dei numeri: la tessera del Milan, lanciata lo scorso anno, può contare già su 220mila aderenti. Per la Lazio è scesa in campo Poste italiane. E un altro colosso, che entra con due piedi nell’affare tessera del tifoso, è Lis Lottomatica, che produce la carta per i tifosi della Roma e per quelli del Palermo.

Concorrenza

I tifosi, dunque, non hanno possibilità di scelta: se vogliono abbonarsi, inutile confrontare le condizioni, gli interessi e le spese delle carte di credito, non c’è alcuna concorrenza in questo settore.

Chissà se di questa evidente asimmetria rispetto al normale mercato si occuperà l’Antitrust. Per il momento, se ne stanno occupando tutti i tifosi che hanno capito il giro di soldi che c’è dietro i presunti motivi di sicurezza. E perfino alcune squadre, che hanno protestato contro questa deriva. Dice Alberto Monguidi, responsabile comunicazione del Parma Calcio: “Per avvicinare la gente allo stadio, soprattutto le famiglie, bisogna diminuire la burocrazia non aumentarla. La tessera del tifoso è un obbligo? Non la utilizzeremo per scopi commerciali: è rilasciata allo stadio, non in banca, ed è gratuita per i tifosi. A noi è costata 120mila euro, ma non vogliamo speculare”. Le squadre, dunque, si sono dovute piegare alla tessere del tifoso, nonostante quella di Maroni fosse solo una direttiva. Il perché è semplice: “L’articolo 7 della circolare è chiaro”, spiega Monguidi: “La mancata adesione al programma tessera del tifoso è considerata come una carenza strutturale dello stadio. In altre parole, ci hanno detto o vi adeguate o al primo problema vi chiudiamo lo stadio”.

Punti, premi e sconti: l’abbonato da spennare

Commissioni, costi di ricarica, raccolte punti e sconti sul pieno di benzina. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla vera natura della tessera del tifoso, pubblicizzata (e imposta) dalle autorità come un imprescindibile strumento contro la violenza negli stadi, basta dare un’occhiata ai siti internet delle squadre di serie A. Le società, anche alcune di quelle che hanno protestato inizialmente, hanno subito capito il potenziale commerciale della tessera del tifoso. La carta Siamo Noi dell’Inter, ad esempio, è una carta di pagamento prepagata ricaricabile utilizzabile sul circuito MasterCard, emessa dalla Banca Popolare di Milano. Può essere caricata sino a 3mila euro e ha una validità massima di cinque anni. E come una qualsiasi carta di credito ha i suoi costi: gratuita per chi fa l’abbonamento al campionato, 10 euro per gli altri. Un prelievo dal bancomat (Atm) costa 1,85 euro (2,50 fuori dall’area euro), la ricarica

tramite Atm costa 2 euro e così via. Cambiando curva, a Milano, cambia poco. Prezzi e commissioni sono stabiliti da Banca Intesa-San Paolo e sono analoghi a quelli delle altre prepagate. Qui la novità sta nelle promozioni: i “Punti Stella”, calcolati in base a una serie di parametri che premiano la fedeltà alla squadra e che comportano sconti e facilitazioni per l’acquisto di biglietti per le partite. Ma soprattutto la raccolta dei punti che si accumulano facendo acquisti dentro i negozi dei partner commerciali. Una semplice carta per raccolta punti, più simile a quelle dei supermercati, è invece la Samp Card (12 euro per i non abbonati), che dà accesso a una serie di servizi, tra cui sconti sulla benzina e sulle tariffe telefoniche con la Erg, convenzioni con l’Aci per il soccorso stradale e altri premi. Nella Capitale, le due eterne rivali calcistiche hanno deciso di rivolgersi a due colossi per abbinare la tessera del tifoso a una carta di credito ricaricabile. La Roma ha presentato la AS Roma Club Privilege insieme a Lottomatica. La card costa 15 euro ed è gratuita solo per chi ha un abbonamento della scorsa stagione. La Lazio si affida invece a Poste italiane, per una vera e propria postepay biancoceleste, la Millenovecento. Commissioni analoghe alle normali postepay, con l’obbligo di ricarica iniziale di 5 euro per chi fa la tessera alle Poste, e un costo di 15 euro per i non abbonati al campionato.

Tito Sommartino (parte dei testi sono stati raccolti ed editati da "Il grande inganno della tessera del tifoso", inchiesta pubblicata da "Il Salvagente", n. 27), tratto da Senza Soste n. 52

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Livorno che depressione. E' sconfitta anche a Cittadella

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Walter_NovellinoIl Livorno riesce a far grande anche il Cittadella e subisce la decima sconfitta della stagione, la sesta lontano dal Picchi. Gli amaranto hanno evidenziato la solita sterilità offensiva, anche ieri neanche un tiro in porta degno di nota, e sono usciti sconfitti da un Cittadella che non vinceva da tre mesi e che aspettava solo il Livorno per rilanciarsi. Padroni di casa in vantaggio al 9' della ripresa grazie Piovaccari che trasforma un rigore concesso da Calvarese per un presunto fallo di Miglionico su Gabbiadini. Poco importa se il rigore ci sia o meno, il Livorno anzichè reagire cede definitivamente le armi e subisce il raddoppio al 24' sempre ad opera di Piovaccari. Per gli amaranto è sempre più notte fonda e il futuro si presenta ricco di incognite, a partire già dall'incontro di sabato prossimo in casa contro il Varese.

tratto da www.alelivorno.it

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Livorno raggiunto nel finale. Con l'Ascoli finisce 1 a 1

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spinelli_linguaQuella con l'Ascoli doveva essere la prova che quanto visto di buono contro il Novara non fosse stato soltanto l'effetto novità del cambio di allenatore o la voglia di ben figurare contro la prima in classifica, ma il Livorno ha steccato ancora una volta e ha dimostrato che tutti i problemi emersi nell'ultimo mese e mezzo non sono stati affatto risolti. Ancora una volta in evidenza la sterilità offensiva, un solo tiro in porta in tutta la gara che nonostante tutto stava per fruttare al massimo grazie al bel gol di Schiattarella, il calo sempre più evidente e preoccupante nella ripresa, e forse non è un caso l'allontanamento in settimana del preparatore atletico, e la solita paura che attanaglia i giocatori amaranto appena vanno in difficoltà. Il risultato di tutto

questo è l'ennesimo pareggino casalingo, questa volta raggiunto dagli avversari nel finale, dopo una prova scialba e deludente che gela i facili entusiasmi post vittoria sul Novara e che, forse, spenge ogni proposito velleitario legato ai playoff. Con una squadra che tira in porta una volta la settimana infatti, è pura utopia pensare di poter anche solo ambire ad un posto tra le quattro che si giocheranno la promozione in serie A negli spareggi di giugno. Riassume bene la situazione attuale il commento finale alla gara del commentatore radiofonico della partite del Livorno, Massimo Brachini: «il cambio dell'allenatore è come la tachipirina, la febbre per due ore te la fa passare. Ma poi ritorna». Martedì si torna subito in campo, destinazione Cittadella,  per il turno infrasettimanale.

La pagella di Livorno-Ascoli

De Lucia: in una serata di freddo intenso il ruolo del portiere è il più ingrato, specialmente quando viene chiamato all’intervento raramente. Nei pochi casi in cui avviene si disimpegna bene. Voto 6

Salviato: rileva Bernardini rispetto al match con il Novara, e non sfigura giocando in modo semplice, facendo discretamente la fase difensiva e proponendosi qualche volta anche in avanti. Voto 6

Miglionico: dà il meglio nel secondo tempo, durante la fase di maggior pressione dei bianconeri, giocando in modo spiccio ma efficace. Unica pecca, per lui e per tutto il dispositivo difensivo, l’amnesia che lascia Giorgi solo come pochi. Voto 6

Knezevic: un po’ meno brillante rispetto a sabato scorso ma comunque sempre al pezzo. Stessa chiosa finale di Miglionico. Voto 6

Pieri: attraversa un buon momento, finalmente. E’ il più propositivo sulla fascia senza trascurare i compiti difensivi. I soliti due o tre palloni persi, ma anche tanta corsa e qualche buon cross. Voto 6

Luci: la sua serata non è indimenticabile. C’è da dire che con il cambio di conduzione tecnica i suoi compiti sono un po’ mutati, adesso a lui si chiede un maggiore contributo nel contrasto fisico, e in questo particolare il piombinese non eccelle. Giorgi gode di una certa libertà, lui non riesce a contrastarlo efficacemente e lo perde nel finale. Serve tempo per oliare i nuovi meccanismi. Voto 5.5

Iori: per lui si può ripetere il discorso, ma Manuel se la cava meglio e riesce a giocare una partita di buon livello. Ottimo l’assist per la rete del vantaggio. Voto 6

Schiattarella: agisce alle spalle dell’unica punta Dionisi assieme a Belingheri e D’Alessandro, poi nel corso del match arretra sulla linea dei centrocampisti quando si passa al 4-4-2. Molto mobile, costringe Di Donato al recupero precipitoso che provoca la rete. Voto 6.5

Lambrughi (dal 29° st): fa avanzare Pieri mettendosi al suo posto. Normale amministrazione. Da un suo intervento pulito l’ineffabile Doveri decreta la punizione che porterà al pareggio. Senza voto.

D’Alessandro: attivo, ma piuttosto fumoso. Ha i numeri giusti ma è innamorato perdutamente del pallone. Difetto da eliminare alla svelta. Voto 5

Danilevicius (dal 18° st): Novellino lo mette, a suo dire, per aumentare la profondità e non farsi schiacciare. Qualcosa fa, ma è velleitario. Voto 5.5

Belingheri: viaggia a strappi, forse è la caratteristica di chi ha un po’ di classe. Quando entra nel vivo del gioco si capisce che può far male, come nella ripresa quando raccoglie il bel lancio in rovesciata di Dionisi, controlla e impegna Guarna. Voto 6

Tavano (dal 35° st): sta lentamente riprendendo confidenza con il campo, e in un paio di circostanze riesce a impensierire la difesa marchigiana inserendosi in velocità. Senza voto.

Dionisi: non ha molte occasioni per colpire, solo un fiacco colpo di testa, ma spende tutto il buono della sua gara nel lavoro di cucitura e nel contrasto preliminare al portatore di turno. Voto 6

Novellino: lo aspetta ancora tanto lavoro. La bella prestazione di sabato scorso era chiaramente il frutto della reazione emotiva e dell’orgoglio, stasera i problemi dell’ultimo Livorno di Pillon si son rivisti. La squadra inizia ad avere qualcosa di suo, e almeno per una mezzoretta è guardabile, poi si sfilaccia e resta passivamente ad attendere il pareggio. In bocca al lupo, Monzon. Voto 5.5

Ivano Pozzi

tratto da www.alelivorno.it

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Tessera del tifoso, spunta la "black list": intervista all'avvocato Lorenzo Contucci

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tessera_del_tifoso_bareAvvocato, per la prossima stagione si vuole limitare le trasferte ai soli tesserati, è possibile?

“Dovrebbero ritenere a rischio tutte le centinaia di partite che nei fine settimana vengono giocate ma in base a cosa? Fai una legge dove ritieni potenzialmente a rischio ogni gara? Non vedo come sia possibile”. 

La sensazione è che il progetto Tessera del Tifoso non sia stato gestito adeguatamente.

“Loro pensavano di risolvere ogni problema di “sicurezza”. Hanno fatto leva sul tifoso che segue in casa la squadra e che ha sottoscritto la tessera per aver l'abbonamento, non pensando che la grande maggioranza di coloro che la squadra la seguono anche in trasferta, avrebbero detto no. Si sono trovati di fronte a un movimento numeroso e colorato che ha di fatto messo in “crisi”, il sistema della tessera, tanto che i questori talvolta prendono decisioni autonome per “sistemare” i tifosi in trasferta. La sensazione è che il giocattolo gli sia scoppiato tra le mani e che navighino a vista”.

Dei famosi vantaggi per i tesserati, promessi e ripromessi non si vede traccia?

“Perchè è stata una sorta di “imposizione” per le società di calcio. Non erano e non sono preparati a una strategia di marketing”.  

La sensazione però è che le società, tessera o non tessera, guardano solo alle pay-tv mentre non c'è rispetto per i tifosi

“E' vero, e il duopolio Mediaset-Sky, i tanti abbonati in più, porteranno di riflesso più soldi nelle casse delle società ma quanto può continuare questo giochino?”

A Udine cinema allo stadio, a Torino sponda Juve e presto a Firenze le Cheerleaders, più che il modello inglese un vero e proprio modello americano

“Senza dubbio, si guarda sicuramente a un modello che culturalmente non ci appartiene e niente ha a che vedere con il calcio”.

E sul comunicato della curva maratona puoi darci delle delucidazioni? Cosa sta accadendo quindi?

“Esattamente quello che avevo segnalato qualche anno fa: si tratta del famigerato ed incostituzionale articolo 9 della legge Amato, che vieta a chiunque abbia avuto un daspo o una condanna per reati da stadio di acquistare biglietti.
Maroni - a voce - ha interpretato l'art. 9 dicendo che i biglietti non vengono rilasciati a chi ha daspo in corso e a chi ha avuto condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni, anche se poi l'art. 9 dice tutt'altro.
E' stata creata una "black list" nella quale sono inseriti i nominativi di coloro che sono sottoposti a daspo ed anche le condanne ricevute: poi, se la Questura segue le direttive di Maroni, non verranno rilasciati biglietti a chi ha avuto condanne "da stadio" negli ultimi 5 anni (anche se per lo stesso episodio si è già scontato il daspo!), se seguono la legge, chi ha avuto una condanna da stadio, anche nel 1990, non potrà più avere biglietti.
La proposta di modifica della norma che avevo fatto era quella per cui non potesse avere un biglietto chi ha un daspo in corso e chi ha avuto condanne "da stadio" negli ultimi 5 anni purché per lo stesso episodio non abbia già scontato il daspo: se il mio daspo è finito, vuol dire che per la stessa questura non sono più pericoloso e quindi perché non posso andare allo stadio?
Tuttavia è difficile far passare concetti così semplici in un Regime tutto incentrato su come far più soldi e autoassolversi in caso di reati.”
21 febbraio 2011
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Febbraio 2011 18:52

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