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Campionati italiani 2012: il “Rendoki Dojo” sbanca il medagliere

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rendoki_italiani_2012Sette ori, tre argenti e cinque bronzi: questo il lauto bottino con cui la scuola d'arti marziali “Rendoki Dojo” torna dalla fase finale dei campionati italiani di kickboxing - MMA, svoltisi la scorsa settimana a Milano. “Con quindici medaglie su diciotto partecipanti siamo in assoluto la scuola più titolata d'Italia”, ha dichiarato il direttore tecnico Massimo Rizzoli.

Nella kickboxing, specialità K1, primo posto per Simone Valenti e Valerio Masi, Gabriele Pierini ottiene la seconda piazza mentre Giuseppe Laurici non supera il secondo turno. Sempre nella kickboxing ma nella sezione low kick, vittoria e titolo per Cosimo Zanetti, Gregorio Gentili, Francesco Vaccaro e Giacomo Sarti, argento per Giulia Moretti e Alessandro Martini, bronzo per Fidelis Garba, Michael Branchetti e Daniele Sanna. Escono al primo turno Valerio Bonsignori e Francesco Banchi. Nell'MMA sale sul gradino più alto del podio Giorgio Pietrini, vanno invece su quello più basso Gianluca Puccinelli e Johnny Cecchini. Masi e Vaccaro con queste vittorie si aggiudicano il posto in nazionale, Sanna rientrerà invece tra gli “azzurrabili”.

“Sono estremamente orgoglioso di tutti i miei allievi che hanno partecipato a questi italiani, un gruppo unito e affiatato che non ha mai smesso di supportarsi vicendevolmente: questa è la forza della nostra scuola – conclude Massimo Rizzoli – con più di cinquecento partecipanti è stata una fase finale dura e selettiva, alcuni di quelli che sono arrivati in fondo hanno combattuto quattro matchs in quattro giorni. Tanti incontri sono state vere e proprie battaglie che hanno mostrato le qualità fisiche e tecniche dei ragazzi, alcuni di loro al debutto”.

Non è ancora comunque tempo di vacanze per i fighters del “Rendoki Dojo” visto che molti di loro saranno impegnati nella prossima edizione della “Resa dei Conti”, in programma il 19 maggio a Livorno. Saranno tutti incontri di MMA nella gabbia, con il ritorno tra gli altri del grande combattente Davide “Barba” Morini.

Livorno, 8 aprile 2012

Carlo Fantoni

Addetto Stampa “Rendoki Dojo”

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Un tuffo nella Londra del calcio: squadre e tifosi nella città dei derby

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londra_mappa_stadiArsenal

Fondato nel 1886 a Woolwich come Dial Square da un gruppo di operai dell’omonima fabbrica di esplosivi, la Royal Arsenal (da qui il soprannome “The Gunners”, i cannonieri”), l’Arsenal è il club che da più tempo milita in Premier League (ininterrottamente dalla stagione 1919-1920) e anche il più titolato della capitale. Nel 2006 ha fatto ritorno vicino al luogo di origine trasferendosi dal mitico stadio di Highbury all’Emirates Stadium (capienza 60.000 spettatori, sempre esaurito nella scorsa stagione), che si trova ad Holloway nel “London borough of Islington”, nel nord di Londra. L’Arsenal conta su una schiera di tifosi molto nutrita ed è la squadra londinese più popolare. La rivalità più forte è il “North London derby” con i seguaci del Tottenham. Essendo uno dei club di maggiore successo del paese, l’Arsenal si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura britannica. Segnaliamo la pubblicazione nel 1992 del libro Febbre a 90°, un’autobiografia di Nick Hornby nella quale sono messe in luce le sue relazioni con l’Arsenal.

Chelsea

Fondato nel 1905, il Chelsea è la squadra londinese che vanta insieme al Tottenham Hotspur il maggior numero di successi a livello internazionale (due Coppe delle Coppe e una Supercoppa europea, oltre a un secondo posto in Champions League). Sin dalla fondazione disputa le partite casalinghe nello stadio Stamford Bridge (42.000 spettatori, sempre “sold out” nella stagione 2010/11), situato nel quartiere di Fulham, West London, e non di Chelsea come sarebbe lecito supporre. Il Chelsea è quinto nella classifica dell'affluenza media di tifosi negli stadi inglesi e tra le squadre londinesi è quella che ha la fama di essere seguita dai ceti più abbienti. Negli anni la tifoseria del Chelsea si è costruita la fama di “tifoseria di destra”, nazionalista e talvolta razzista. I suoi hooligans, e in particolare il gruppo degli Headhunters, sono stati fra i più temibili degli anni ’70 e ’80. Le rivalità più accese sono quelle con i vicini dell’Arsenal e del Fulham, ma anche con il Tottenham Hotspur, il Millwall e il West Ham, mentre sono gemellati a livello internazionale con la Lazio e il Verona (amicizia nata nella metà degli anni ‘70 quando alle Brigate Gialloblù fu concesso di esporre il loro striscione nella temutissima “Shed”) e nel Regno Unito con gli scozzesi dei Rangers e i nordirlandesi del Linfield.

Fulham

Fondata nel 1879, è la squadra di calcio inglese più vecchia della Lega. Lo stadio Craven Cottage (25.000 spettatori, sempre esaurito nella stagione 2010/11), situato sulle rive del Tamigi a Royal Borough of Kensington and Chelsea, è secondo molti il più suggestivo dell’intera Inghilterra. Non a caso il Times lo ha definito uno dei dieci stadi più belli al mondo. Squadra “di nicchia”, il Fulham non ha mai avuto un grandissimo seguito (specie fino a pochi anni fa quando militava nelle categorie inferiori). Il derby più sentito è quello contro il Chelsea, conosciuto come il “West London Derby”, ignorato invece dai Chelsea che considerano quella con il Fulham una rivalità “di seconda fascia”. Il miglior risultato della sua storia è la finale di Europa League raggiunta nel 2010 e persa per 2-1 contro l'Atlético Madrid ad Amburgo.

Queens Park Rangers

Anche il Qpr ha sede nello stesso sobborgo londinese di Fulham e Chelsea. Contrariamente a quanto suggerirebbe il nome è una squadra molto popolare e, chissà perché, è tifata da un cospicuo numero di grandi cantanti, musicisti e compositori quali Ben Harper, Alan Wilder dei Depeche Mode, Ian Gillan dei Deep Purple, Mick Jones dei Clash, Glen Matlock dei Sex Pistols, Robert Smith dei Cure e Michael Nyman. Altro apparente controsenso, visto il nome, è che il Qpr gode di ampio seguito all’interno della comunità irlandese di Londra per il fatto che negli anni ’60 il suo stadio era il più vicino all’enclave irlandese che si trovava a nord-ovest di Londra. Attualmente gioca nel piccolo Loftus Road (18.000 spettatori, 15.000 di media lo scorso anno nella cavalcata trionfale che ha condotto il Qpr in Premier) a Shepherd’s Bush, nel borough di Hammersmith and Fulham.

Tottenham Hotspur

L’Hotspur FC fu costituito nel 1882 da alcuni studenti di grammatica della All Hallows Church membri dell’Hotspur Cricket Club. Il nome Hotspur si riferisce a Sir Henry Percy (Sir Harry Hotspur), l’”Harry Hotspur” di cui si parla nell’Enrico IV di Shakespeare e che viveva in quel luogo nel XIV secolo (i suoi discendenti erano proprietari terrieri presso Hotspur). Il Tottenham è da sempre una delle squadre inglesi più importanti e una di quelle più sostenute oltremanica. Nella stagione 1960-1961 diventò la prima squadra a conquistare il double, vincendo FA Cup e Premier League e raggiungendo il record di 115 gol segnati. Due anni dopo il primo trofeo europeo vinto, la Coppa delle Coppe 1962-1963, fece diventare il Tottenham la prima compagine inglese capace di vincere una competizione continentale. In ambito europeo ha vinto anche due Coppe Uefa (1971-1972, 1983-1984). Lo stadio che ospita le partite casalinghe del Tottenham è il White Hart Lane (36.000 spettatori, sempre pieno la scorsa stagione), inaugurato nel lontanissimo 4 settembre 1899. Tradizionalmente, tra i tifosi degli Spurs vi sono molti inglesi di origine asiatica ed ebraica (Tottenham è il quartiere londinese a più alta concentrazione ebraica), tanto da essere chiamati in senso dispregiativo “Yids” (contrazione di “yiddish”, giudei).

West Ham United

Tra le compagini londinesi che militano nella Championship, la più famosa è senza dubbio il West Ham che, al contrario di quanto sembrerebbe suggerire il nome, ha il suo feudo nell’East End londinese. Fondato nel 1895 con il nome di Thames Ironworks F.C. (da qui il vero soprannome dei tifosi, “Irons”, di gran lunga preferito ad “Hammers”, a sua volta derivante dai martelli incrociati che ne costituiscono lo stemma ufficiale) e trasformato in West Ham United nel 1900, disputa gli incontri casalinghi nel Boleyn Ground (35.000 spettatori, 33.000 di media nella stagione scorsa, quella della retrocessione), stadio spesso chiamato Upton Park dal nome della zona in cui sorge (il borough di Newham). Il West Ham ha lottato per il titolo solo una volta, nel 1985-1986, ma è rimasto per la maggior parte della sua storia nella massima serie. Ha vinto la FA Cup tre volte e la Coppa delle Coppe nel 1964-1965. La tifoseria ha rivalità particolarmente accese, prima su tutte quella col Millwall, culminata spesso in vere e proprie guerriglie tra le rispettive bande hooligan. Iniziata come una fiera rivalità tra una squadra di costruttori di navi ed una di operai portuali si è trasformata in aperta ostilità durante lo sciopero generale del maggio 1926 quando tutti gli operai dei Royal Docks, sulla sponda nord del Tamigi (la zona di West Ham) fecero sciopero, mentre i portuali dei Millwall Docks continuarono a lavorare. Quel conflitto tra operai in sciopero e crumiri si trasferì sui campi da calcio, infiammando la rivalità tra le due squadre e dando origine all’East London Derby. Tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 la banda hooligan denominata Inter City Firm, si rese protagonista di durissimi scontri salendo alla ribalta come una delle bande più violente in assoluto del panorama nazionale.

Millwall

Secondo alcuni, assistere negli anni ’70 e ’80 ad una partita del Millwall al vecchio The Den significava fare un’esperienza unica nel suo genere. Uno stadio scomodo, malfatto, irregolare e asimmetrico, ma proprio per questo unico, nel bel mezzo di una delle zone più povere e problematiche di Londra (Bermondsey, Cold Blow lane, Isle of Dogs), abitata da portuali e manovali ad estrazione sociale rigorosamente working class. Non a caso i tifosi del Millwall erano (e ancora lo sono) tra i più violenti e razzisti (insieme a quelli di Chelsea e Leeds) di Inghilterra: il loro principale gruppo hooligan, i Bushwackers, sono uno dei gruppi più famosi di tutta la storia hooligan inglese ed europea. È loro l’invenzione del “Millwall brick”, un’arma fatta con un giornale arrotolato. Il motivo della fama del Millwall è tutto qua dal momento che calcisticamente il Millwall si è sempre barcamenato tra la seconda e la terza divisione. Il nuovo The Den può ospitare fino a 20.000 spettatori ma la scorsa stagione in Championship la media di presenze si è attestata sulle 12.000 unità, a testimonianza del fatto che quella del Millwall non è mai stata una tifoseria di massa.

Crystal Palace

Fondato nel 1905, il Crystal Palace si chiama così perché è stato fondato nel celebre palazzo di cristallo londinese.

Nella sua storia ha raggiunto i migliori risultati all'inizio degli anni ’90 con la finale di FA Cup del 1990 persa al replay e il terzo posto in campionato nel 1991. Lo stadio Selhurst Park (26.000 spettatori, 15.000 presenza di media lo scorso anno in Championship) si trova nel sud di Londra, in South Norwood, borough di Lambeth. I fans del Crystal Palace, che garantiscono al club sempre un buon seguito, hanno nel Charlton Athletic (con cui giocano il South London Derby), nel Millwall e nel Brighton & Hove Albion i principali rivali.

Charlton Athletic

La squadra londinese col maggior seguito in League One (la terza serie inglese) è senza dubbio il Charlton Athletic. Fondata nel 1905, gioca al The Valley (27.000 spettatori, una media di ben 15.000 la scorsa stagione), nel Borough di Greenwich, nell’est di Londra, su un terreno scavato nella roccia agli inizi del secolo scorso da volontari tifosi degli “Addicks” (termine la cui etimologia è di fatto ignota). Acerrimi rivali del Charlton sono il Crystal Palace e il Millwall.

Brentford

Fondato nel 1889, il Brentford ha ottenuto il suo miglior risultato con i quarti di finale in FA Cup nella stagione 1988/89. Lo stadio Griffin Park (costruito nel 1904, 12.000 spettatori, 5.000 presenza medie lo scorso anno in League One) si trova a Brentford, nel Borough di Hounslow, sud-ovest di Londra. È noto per essere l’unico stadio di calcio inglese ad avere un pub in ogni angolo ed è situato in una zona prevalentemente residenziale. Griffin Park è sotto la postazione del London Heathrow Airport e i tetti dello stadio sono utilizzati come spazi pubblicitari di grandi dimensioni. Rivali storiche de “le api” (“the Bees”) sono il Fulham e il Qpr che per molti anni hanno militato col Brentford nelle categorie inferiori.

Leyton Orient

Il Leyton Orient è un club dell’est di Londra, precisamente del quartiere di Leyton, nel London borough of Waltham Forest, dove si trova anche il proprio caratteristico stadio, il Brisbane Road (oltre 9.000 posti di capienza, media spettatori lo scorso anno di 4.600 unità). I tifosi chiamano comunemente il club “Orient” o semplicemente “The O’s”. Nella sua storia il Leyton Orient ha partecipato una sola volta al massimo campionato inglese, nella stagione 1962-63. Un sondaggio di una rivista specializzata ha indicato qualche anno fa negli O’s la squadra più simpatica della capitale, tanto che tre tifosi londinesi su dieci la considerano la propria seconda squadra.

In League Two (la quarta serie) troviamo infine Barnet, Dagenham & Redbridge e AFC Wimbledon. I primi hanno sede nel quartiere londinese di High Barnet, nel nord di Londra. Fondato nel 1888, il Barnet non è mai andato oltre la quarta serie. A rendere famoso questo club è soprattutto il suo piccolo stadio, l’Underhill Stadium (6.200 spettatori, poco più di 2mila presenze lo scorso anno), la cui straordinarietà sta nell’avere il campo in discesa. “Un dislivello di parecchie decine di centimetri, ma nessuno s’è mai lamentato perché all’intervallo si cambia e tutti giocano 45’ in salita e 45’ in discesa” (1). Rivale storica del Barnet è l’Enfield, squadra anch’essa del nord di Londra al momento relegata in nona serie.

Il Dagenham & Redbridge, invece, è una squadra senza grande tradizione e seguito (quasi 3.000 spettatori di media lo scorso anno in League One allo stadio Victoria Road, che ha una capienza di 6.000), essendo il frutto di ben quattro fusioni, l’ultima delle quali datata 1992. Squadra del borough di Barking & Dagenham, nell’est di Londra, ha nel Leyton Orient il più acerrimo rivale.

Last but not least, per dirla all’inglese visto che il tema ce lo consente, l’AFC Wimbledon, i cui tifosi hanno scritto una delle pagine più commoventi e pregevoli del calcio britannico. Il Wimbledon che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 riuscì a conquistare la FA Cup ha traslocato nel 2003 a Milton Keynes, nel Buckinghamshire, contro il volere dei propri tifosi. Mentre il Milton Keynes Dons FC cancella ogni legame col suo passato, i tifosi del Wimbledon la rifondano col nome di AFC Wimbledon ripartendo dalla decima serie. Al momento il club ne ha scalate già sei. Oltre 4.000 tifosi di media hanno accompagnato lo scorso anno la trionfale promozione dalla Conference (la quinta serie). I loro rivali più acerrimi? In questo caso, più che parlare di rivali è lecito parlare di nemici, peraltro mai incontrati finora. Stiamo parlando ovviamente dell’MK Dons, al momento militante un gradino più in alto, in League One.

NOTE

Roberto Gotta, Le reti di Wembley. Viaggio nostalgico nella Londra del calcio, prefazione di M. Marianella, Libri di Sport, 2005 (1a ediz. 2003), pp. 255.

Tito Sommartino

tratto da Senza Soste n.67

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Gubbio-Livorno 1-2. Bernacci in extremis regala la vittoria agli amaranto

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logo_livornoIl Livorno ormai ha abituato i propri tifosi a soffrire fino all'ultimo istante di ogni gara. Sabato scorso il Livorno aveva gettato al vento tre punti proprio allo scadere del recupero. Oggi, a Gubbio, gli amaranto hanno recuperato quei tre punti proprio nell'ultimo giro di lancetta del cronometro grazie ad un gol del ritrovato Marco Bernacci. Passato in vantaggio al 17' del primo tempo con un perfetto calcio di punizione di Belingheri, il Livorno ha saputo ben controllare il ritorno dei padroni di casa nei primi 45' minuti. Diversa la condotta di gara degli amaranto nella ripresa, dove l'undici labronico è apparso fin troppo rinunciatario, chiudendosi nella propria metà campo senza riuscire ad impensierire la retroguardia eugubina. Con una squadra che ormai subisce almeno una rete dall'ottobre scorso, inevitabile è stato il pareggio di Nwankwo a soli 5 minuti dal fischio finale. Il gol del Gubbio ha avuto però l'effetto di uno schiaffo per gli amaranto che si sono risvegliati dal torpore ed in pochi minuti hanno creato tre palle gol. Prima un bel tiro da fuori di Barone, finalmente di nuovo in campo, bloccato da Donnarumma, poi un gol annullato per fuorigioco a Salviato e, quando tutto sembrava ormai deciso, Bernacci con un preciso diagonale ha regalato vittoria e tre punti pesantissimi al Livorno. Con questa vittoria gli uomini di Madonna continuano a mantenere sei punti di vantaggio sui playout, in attesa del prossimo turno che vedrà la serie B di nuovo in campo venerdì prossimo alle 19:00, quando al Picchi arriverà il Padova.

Reti: 17' pt Belingheri (L), 40' st Nwankwo (G), 49' st Bernacci (L)

Gubbio (4-4-1-1): Donnarumma; Bartolucci, Cottafava, Farina (72' Buchel), Mario Rui(66' Guzman); Briganti, Lofquist (38' Raggio Garibaldi), Nwankwo, Sandreani; Mastronunzio; Ragatzu
In panchina: Farabbi, Benedetti, Caracciolo, Boisfer
Allenatore: Alessandrini

Livorno (4-4-1-1): Bardi; Bernardini, Knezevic, Lambrughi, Salviato; Belingheri (86' Bernacci), Luci. Morosini (63' Filkor), Schiattarella (78' Barone ); Siligardi; Paulinho
In panchina: Mazzoni, Sini, Prutsch, Moscati
Allenatore: Madonna

Arbitro: Emiliano Gallione di Alessandria
Assistenti: Alessandro Italiani e Romina Santuari
Ammoniti: Lambrughi, Belingheri (L), Mario Rui, Nwankwo (G)
Espulso: 37' st Buchel (G)
Angoli: 3-2
Recuperi: 1' e 5'

La pagella di Gubbio-Livorno

Bardi:  i guanti se li sporca poco, anche nel secondo tempo quando il Livorno arretra e lascia l’iniziativa al Gubbio non arrivano pericoli. Prende il solito gollonzo da un metro, fa un paio di belle uscite e, forse, tocca anche quel tanto da mandarla sul palo la bella punizione di Guzman. Sei politico. Voto 6

Salviato: chiude abbastanza bene i varchi dalla sua parte. Non sembra irreprensibile in occasione del pareggio eugubino, non riuscendo a infastidire Nwankwo, comunque tutto è bene quello che finisce bene … Voto 6

Knezevic: buona prestazione, come sempre. Concede a Mastronunzio soltanto un paio di innocui colpi di testa, soffre un pochino soltanto sulle incursioni di Cottafava in cerca di gloria sulle palle inattive. E’ proprio da una capocciata di quest’ultimo che arriva il temporaneo pareggio dei rossoblu. Comunque, averne come il croato. Voto 6.5

Bernardini: sembra in palla, il giovane e aitante centrale. Si permette anche un intervento di tacco al volo che sbroglia una situazione scabrosa nella ripresa. Resta un mistero il motivo per il quale questa difesa prende sempre e costantemente almeno un goal a partita. Voto 6

Lambrughi: anche per il terzino una giornata che scorre abbastanza liscia, con un rendimento sufficiente. Voto 6

Schiattarella: le occasioni per chiudere la pratica, dopo il vantaggio di Belingheri, le ha lui sui piedi. La prima viene annullata dal recupero in scivolata di Cottafava, dopo che l’esterno ha saltato anche il portiere appoggiando verso la porta (invero, un po’ morbidamente), la seconda la spreca lui con un tiro inguardabile dal limite dell’area. E’ sempre il solito, volenteroso ma spreciso. Avesse segnato, ci avrebbe fatto soffrire meno e ottenuto una valutazione migliore. Voto 6

Barone (dal 32° st): esperienza in campo. Sarà un caso ma, con lui dentro, il Livorno riesce per la prima volta a tenere una vittoria che sembrava essere sfuggita. Voto 6

Luci: l’impiego di Morosini lo sgrava di compiti costruttivi, quindi può dedicarsi con maggior profitto all’interdizione. Molto positivo. Voto 6.5

Morosini: svolge molto bene il compito assegnato, facendo da collettore di palloni e rilanciando l’azione. Anche quando avanza di qualche metro gioca bene. Forse non ha ancora tutta la partita nelle gambe, ma va bene così. Voto 6.5

Filkor (dal 18° st): non ha i piedi né la visione di gioco del compagno, quindi bada al sodo. Voto 6

Belingheri: pennella una punizione che a Donnarumma possono solo raccontare, perché non la vede proprio. Oltre a questa non c’è molto da segnalare, solo una partita ordinata e diligente. Voto 6.5

Bernacci (dal 40° st): spazza lo scetticismo (anche di chi scrive) con una rete decisiva, tra l’altro segnata in un modo per lui poco usuale, inserendosi dalle retrovie a raccogliere l’assist di Siligardi. Speriamo che questo episodio gli dia la scossa definitiva per fargli disputare un buon finale di campionato: sarebbe un bene per il Livorno e una grande cosa per lui. Intanto è stata una gioia vedere la sua gioia, dopo la rete. Voto 7

Siligardi: il migliore amaranto di oggi, al quale è mancata solo la rete personale. Inizia scaldando le mani a Donnarumma con una stangata su punizione, poi produce movimento e assist per i compagni, come i due per Schiattarella e il tacco per Paulinho. Nella ripresa segna, purtroppo in offside, e firma il suo capolavoro mandando in goal Bernacci. E’ in forma smagliante, se trova continuità in questo campionato è un crack. Voto 7

Paulinho: si trova molto ben controllato, anche perché è un po’ solo. Non si perde d’animo e, sebbene non riesca a trovare la porta, si rende molto utile non facendo schiacciare più di tanto la squadra. L’appuntamento con la rete è rimandato, speriamo al Venerdì Santo. Voto 6

Madonna: quando butti uno dentro a cinque minuti dalla fine e lui ti ripaga segnando la rete della vittoria sei bravo e fortunato. Per una squadra come il Livorno, trovarsi senza Dionisi è un problemone, e il tecnico di Alzano cerca di risolverlo chiedendo a Siligardi e Schiattarella di non far morire di solitudine Paulinho. Il gioco non riesce fino in fondo, purtroppo, ma fortunatamente il calcio a volte regala sorprese come quella di Bernacci. Onore al merito. Voto 6.5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Livorno-Modena 2-2. Ancora una volta amaranto raggiunti nel recupero

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livorno_logoIl Livorno si fa raggiungere in pieno recupero dal Modena e getta alle ortiche un successo che avrebbe portato gli amaranto a navigare in acque più tranquille. Passati in vantaggio già dopo 4 minuti con Siligardi su assist di Paulinho, gli uomini di Madonna si sono prima visti annullare per un fuorigioco inesistente un gol validissimo di Dionisi ed hanno subito il pareggio pochi minuti dopo su un calcio di rigore concesso con molta generosità dal pessimo Cervellera. Nella ripresa amaranto di nuovo in vantaggio al 12' con il solito Paulinho e pareggio del Modena con Stanco e la complicità della difesa livornese al quarto dei cinque minuti di recupero concessi. Sabato prossimo il Livorno si sarà di scena a Gubbio in un altro scontro salvezza da affrontare con il coltello tra i denti.

Reti: 4' pt Siligardi (L), 33' pt Di Gennaro rig. (M), 12' st Paulinho (L), 49' st Stanco (M)

Livorno (4-3-1-2): Bardi; Meola, Bernardini, Knezevic, Lambrughi; Luci, Morosini, Belingheri (65' Schiattarella); Siligardi (61' Sini); Paulinho, Dionisi (76' Bernacci)
In panchina: Mazzoni, Barone, Filkor, Prutsch
Allenatore: Madonna

Modena (4-3-1-2): Caglioni; Perticone, Perna, Carini, Bassoli (75' Cellini); Nardini (85' De Vitis), Dalla Bona, Signori; Di Gennaro; Ardemagni (79' Greco), Stanco
In panchina: Guardalben, Ciaramitaro, Diagouraga, Turati
Allenatore: Bergodi

Arbitro: Angelo Cervellera di Taranto
Collaboratori: Chiocchi, Avellano
Quarto ufficiale: Ghersini
Ammoniti: Bardi, Morosini (L), Perna, Dalla Bona (M)
Angoli: 6-5
Recuperi: 1' e 5'

 Le pagelle di Ivano Pozzi

Bardi: fa il suo e anche di più, parando per istinto la deviazione ravvicinata di testa di Ardemagni.
E’ un intervento che, a fine partita, peserà enormemente. Pensiamo a cosa sarebbe successo se non avesse preso quella palla … Voto 6.5

Meola: volenteroso ma ancora acerbo. Spende molte energie con sgroppate sulla fascia un po’ velleitarie, e paga tutto questo con una ridotta reattività difensiva. Voto 5.5

Bernardini: non brilla eccessivamente, ma disputa una partita decorosa e attenta. Voto 6

Knezevic: in un quadro generale di grande sicurezza e decisione piazza un intervento che vale una rete, quando si butta a corpo morto sui piedi dell’avversario che stava calciando a rete da zero metri a porta vuota. Per l’importanza, vedi Bardi. Voto 7


Lambrughi: sufficiente, con qualche buona iniziativa in avanti, specie nel finale quando era importante tenere la palla lontano dalla nostra trequarti. Voto 6

Siligardi: arma tattica importante nel dispositivo amaranto. Svaria sulla trequarti, dietro le punte e sull’ala destra, pronto a convergere e a sparare bordate. E’ lesto a gettarsi sullo scarico di Paulinho e a portare in vantaggio il Livorno in apertura, è bravo a continuare sullo stesso registro sebbene la squadra inspiegabilmente arretri il baricentro. Viene sostituito per paura. Voto 6.5

Sini (dal 16° st): non gioca con continuità, e si vede. E’ poco reattivo, specialmente nel convulso finale appare lento e impacciato, anche se il dispositivo a cinque escogitato da Madonna sembra creare più problemi di quanti ne risolva.  Voto 5

Luci: la corsa e l’abnegazione, almeno stavolta, non pareggiano la quantità di errori e palle perse. Forse avrebbe bisogno di riposo, il valoroso capitano ha retto la baracca fino dall’inizio. Voto 5

Morosini: bellino ma poco consistente. Oltretutto lo stesso Madonna, a fine gara, ha detto che era in difficoltà perché non in possesso dell’autonomia necessaria. Sostituirlo? Voto 5.5

Belingheri: più deciso e ficcante del solito, disputa una partita sufficiente cercando spesso buone incursioni offensive, restando sempre ben dentro il gioco. Esce per una noia muscolare. Voto 6

Schiattarella (dal 20° st):  gioca da centrale, discretamente. Nel finale, forse, non è l’uomo più adatto alla gestione della palla: da una sua incursione solitaria nasce la palla persa che porterà all’azione insistita del definitivo pareggio dei canarini. Voto 5.5

Dionisi: buona prestazione del reatino, secondo lo schema ormai consolidato dello sfruttare gli spazi aperti dal lavoro di Paulinho. Segna anche una bella rete, scattando sul lancio di Morosini, ma viene annullata per un fuorigioco di un millimetro al massimo. Complimenti al guardalinee, ha una vista eccellente. Voto 6.5

Bernacci (dal 30° st): non c’è ancora, non è utile al Livorno e non è all’altezza di se stesso. Non riesce a mettere dentro un cross invitante di Schiattarella, avrebbe segnato la rete che chiudeva la partita e ricevuto una bella iniezione di fiducia. Voto 4.5

Paulinho: il migliore del Livorno, oggi e da qualche settimana. Aggressivo, voglioso, tecnico. Si avventa su una palla vagante e sforna l’assist per il primo goal, batte Caglioni con un colpo di biliardo riportando il Livorno in vantaggio, canta e porta la croce retrocedendo a dare manforte ai compagni. Uno dei pochi livornesi di questa povera squadra. Voto 7.5

Madonna: alla fine, un po’ sconsolato, dichiarerà che sarebbe stato peggio perdere. E’ indubbio, così come è indubbio che non abbia saputo leggere la partita al meglio, favorendo con le sue scelte l’arretramento fatale degli ultimi venti minuti di partita. E continuiamo a non capire, a costo di essere ripetitivi e monotoni, l’ostinata rinuncia all’esperienza di Barone, specialmente in frangenti come quelli di oggi, quando sono fondamentali la gestione della palla e i nervi saldi.
I meriti del bergamasco sono indiscutibili, ma quando c’è qualcosa da evidenziare occorre farlo. Va detto che se il direttore di gara non concede il rigore farlocco e convalida la rete di Dionisi ( come sarebbe stato giusto fare) la partita avrebbe preso una piega ben diversa, anche con tutti gli errori tecnici e tattici.  Voto 5

tratto da http://www.alelivorno.it

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Matteini segna al Pisa e mostra maglia Livorno, tensione sugli spalti

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Un'esultanza che scatena tensione sugli spalti.

matteini_pisa_reggianaE' quella dell'attaccante livornese Davide Matteini che, andato in rete con la maglia della Reggiana contro il Pisa, ha festeggiato il gol mostrando una maglietta inneggiante al Livorno.

Tutto è accaduto a inizio secondo tempo di Pisa-Reggiana di Prima divisione, Matteini realizza il momentaneo pareggio degli ospiti (la partita finira’ 2-1 per la squadra di casa), si toglie la casacca da gioco ed indica piu’ volte la maglietta della salute.

Il pubblico della gradinata comincia ad accalcarsi al divisorio, senza nessuna conseguenza. Per il resto della partita dagli spalti vengono gridati molti cori contro il giocatore, soprattutto al momento della sua sostituzione. E quando al quarto minuto di recupero segna il goal del 2-1 per il Pisa, l’attaccante dei locali Leonardo Perez corre verso la panchina della Reggiana offendendo a piu’ riprese Matteini, reo di essere livornese.

Gia’ un anno fa con indosso la maglia del Cosenza, Matteini si era reso responsabile di un gesto provocatorio nei confronti del pubblico dell’Arena Garibaldi, al quale aveva mostrato il dito medio durante un’azione di gioco.

tratto da http://www.ilrestodelcarlino.it

18 marzo 2012

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