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28 aprile 2002 - 28 aprile 2012: 10 anni tutti di un fiato e tanti cambiamenti

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protti_trevisoPer tutti è stato il gol più importante della storia amaranto. Quantomeno per quella riguardante gli ultimi 40 anni. Treviso, 41' del secondo tempo: Cannarsa contrasta Morante, Fanucci recupera palla e la dà a Mezzanotti che avanza sulla nostra trequarti, lancio lungo, sponda di Alteri per Protti che insacca rasoterra alla sinistra di Fortin. I 4.000 livornesi giunti a Treviso esplodono. Ma non è un'esplosione come le altre, dentro c'è la maledizione di 30 anni di serie C con annesse tutte le delusioni, dalla storica sconfitta di Foggia del 1980 passando per le mazzate di Castel di Sangro, Ferrara e Perugia. Questa volta a piangere sono gli spezzini che dal Picco aspettano con le radioline all'orecchio la fine della partita di Treviso per esultare. Ma ai bianconeri allenati da muflone Mandorlini non rimane altro che l'amaro in bocca.

Treviso dunque fu la svolta. E non solo la svolta sportiva. Il 2002 infatti era l'anno in cui molte componenti erano giunte a un livello di maturità. La curva rinata e molto organizzata con l'arrivo delle Bal era pronta per approdare a palcoscenici maggiori, l'entusiasmo dei tifosi e della città era alle stelle, la crisi era solo alle porte ma non ci aveva ancora toccato e la società con Spinelli al timone dava affidabilità per guardare a un futuro roseo. E naturalmente c'era Igor Protti, pronto a guidare squadra e città verso ciò che le competeva.

treviso_livornoNel 2002 i livornesi si sentivano livornesi, diversi dagli altri, e volevano andarlo a dire a tutta Italia con orgoglio. Anche coloro che poi quando la parabola ha riniziato a discendere si sono riscoperti torinesi o milanesi e passano le giornate su facebook a scrivere sfottò ad altri invasati delle squadre a strisce. Roba da asilo nido.

Da Treviso sono inziati poi 5 anni che hanno visto Livorno e la maglia amaranto dominare il panorama mediatico e sportivo. Dalle coreografie e gli striscioni con matrice politica delle Bal che hanno fatto consumare fiumi di inchiostro fino all'assurda repressione subita dalla curva passando per la favola sportiva scritta da Protti e Lucarelli con la promozione in serie A del 2004 e la grande trasferta a Barcellona in coppa Uefa del 22 febbraio 2007, tre settimane dopo la morte di Raciti in Catania-Palermo.

Qui finisce la storia. Con la scusa della morte dell'agente di polizia, la cui dinamica è stata artificiosamente ricostruita ed ha portato alla condanna di un minorenne caprio espiatorio, i poteri dello stato hanno cercato di rincanalare il calcio e il fenomeno delle curve in un alveo fatto di business televisivo e conformismo. In un'epoca in cui istituzioni e poteri politici perdevano consensi quotidianamente, l'autonomia delle curve, il fenomeno ultras ma anche semplicemente i simboli e i linguaggi popolari che si incontravano in una grande platea come gli stadi, iniziavano a fare paura.

E allora dal febbraio 2007 è iniziata l'epoca dei tornelli e dei prefiltraggi, delle file ai botteghini e della riappropriazione da parte dei poteri repressivi degli stadi: basta coreografie, basta striscioni, basta autonomia di gestione delle curve, basta rischio che pratiche e linguaggi diventino di massa. Da qui in avanti l'unico momento di coesione umana e sociale all'interno dell'arena sarà il minuto di raccoglimento per i soldati morti in Iraq e Afghanistan. Il resto è fuorilegge.

Le Bal erano già sciolte, colpite da una repressione mirata e sperimentale, ma in ogni caso da quella partita di andata giocata a porte chiuse contro l'Espanyol del febbraio 2007, a Livorno il calcio non è stato più come prima e lo stadio è diventato un ulteriore terreno per sperimentare processi di controllo e pacificazione forzata.

Livorno ha subito più di altri stadi questa situazione: in primis perchè non era una curva-business (come quelle delle squadre a strisce) e inoltre perchè la grande passione verso la maglia amaranto era legata a un'identificazione molto accentuata dei tifosi con la squadra e alcuni suoi giocatori simbolo: sia a livello di stile in campo che di legame alla maglia e alla città.

Caduto questo pilastro, nato proprio con Osvaldo Jaconi e la squadra che poi vinse a Treviso, anche la società si è sentita smarcata da certi doveri e da un certo stile. Spinelli dopo aver smantellato squadre nei mercati di gennaio ed aver sperato nelle uscite dalla coppa Uefa, ha gettato la maschera definitivamente. Senza più i giocatori simbolo e la tifoseria che condizionavano certe scelte, è tornato il genovese-genoano che già avevano rincorso i tifosi rossoblu: sprezzante verso i tifosi, tirchio oltremisura e bugiardo all'inverosimile. Ma ormai il calcio, tutto e non solo a Livorno, è in una fase di decadenza e conformismo per cui contestarlo e spingerlo ad andarsene è un atto fuori tempo massimo ed in ogni caso non è certo solo Spinelli il fattore che ha sopito la passione.

I 10 anni del gol di Protti di Treviso sono dunque anche i 5 anni e poco più dalla fine di un calcio in cui la tifoseria livornese si era ritagliata uno spazio di autonomia e una dimensione che aveva un senso. Un senso che oggi non si può certo trovare nel sistema marcio di cui le istituzioni si sono riappropriate. E questo si è visto anche nella tragica faccenda della morte di Morosini. Partendo dalla premessa che chi si è mosso per la commemorazione del giocatore lo ha fatto in buona fede e per l'amore che ha per la maglia amaranto, è emerso palesemente che in assenza di una dimensione autonoma di curva, la tifoseria si è mossa, o meglio si è accodata, proprio a quel conformismo e quella falsa dimensione che media e istituzioni volevano.

La colpa è di tutti e di nessuno. Ma pensando a quel 28 aprile 2002 serve la consapevolezza che quei momenti rimarranno solo indelebili ricordi ma allo stesso tempo serve una seria riflessione su ciò che saremo noi, la città e il Livorno fra 10 anni.

per Senza Soste, Franco Marino

28 aprile 2012

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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2012 10:01

La pagella di Livorno-Cittadella 1-2

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logo_livornoMazzoni: fa buona guardia, viene battuto due volte ma in modo imparabile. Voto 6

Salviato: da lui  diverse buone discese offensive, e non se la cava male in fase difensiva. Purtroppo è il tono generale della squadra che non va, comprensibilmente. Voto 6

Knezevic: perseguitato dall’arbitro. Prima subisce un fallo evidente da un avversario che poi crossa per la rete decisiva, poi prende la seconda ammonizione per un fortuito fallo di mano. Incredibile, ma vero. Del resto il livello mediocre del campionato riguarda tutte le sue componenti, arbitri in primis. La prestazione del croato, nel complesso, era stata discreta. Voto 6

Bernardini: meno qualitativo del compagno di reparto, cerca di sopperire con la grinta e l’impegno ma i risultati non sono eclatanti. Voto 5.5

Lambrughi: disputa una gara un po’ grigia e anonima, sembra uno di quelli che hanno più bisogno di ricostruzione. Voto 5


Filkor: schierato da Madonna come laterale di centrocampo, ma di fatto il giovane magiaro va ad ingolfare la mediana con risultati molto modesti. Poco incisivo in fase offensiva, troppo morbido in interdizione. Voto 5

Bernacci (dal 35° st): cerca di fare qualche sponda, dato che mancano i rifornimenti principali, cioè i palloni dalle fasce. Senza voto.

Luci: indiavolato. Catalizza una quantità enorme di palloni, sbagliandone parecchi ma recuperandone altrettanti. Si fa carico anche della fase di rilancio del gioco, stante la giornata di scarsa vena di Barone. Nel momento peggiore della squadra cerca di scuoterla con alcuni tackle gladiatori che strappano l’applauso a scena aperta. E’ solo da elogiare. Voto 7

Barone: ne avevamo invocato l’utilizzo, ma evidentemente lo tsunami che ha investito la squadra in questi dieci giorni ha colpito anche lui. Riesce poco ad entrare nel vivo del gioco, il suo contributo è marginale. Voto 5.5

Piccolo (dal 11° st): si piazza alle spalle delle punte con licenza di allargarsi all’esterno ed effettivamente riesce a dare un po’ di brio alla manovra amaranto. Favorisce la rete del pareggio con una sua fuga sulla destra. Purtroppo si divora una rete da zero metri che avrebbe portato in vantaggio il Livorno, e un minuto dopo l’errore arriva la rete del vantaggio definitivo degli ospiti. Avesse segnato la sua valutazione sarebbe stata molto maggiore. Voto 6

Schiattarella: contribuisce all’ingorgo centrale, sebbene in misura minore di Filkor, e quando c’è da cambiare fase lascia troppo spazio agli esterni avversari nonostante la sua grande corsa. Siamo alle solite. Voto 5.5

Bigazzi (dal 26° st): si piazza sulla fascia, stabilmente, ma trova quasi sempre la strada sbarrata dagli avversari e non riesce a contribuire in modo significativo. Senza voto.

Dionisi: si dà parecchio da fare impegnando gli avversari in un continuo movimento. Segna una bella rete in tap-in, ha un altro paio di occasioni che il portiere e la difesa veneta sventano. Voto 6

Paulinho: disputa una partita di sacrificio affrontando per primo e quasi da solo la difesa avversaria. Ha le polveri bagnate nelle conclusioni a rete, specialmente da fermo, ma nel complesso merita la sufficienza. Voto 6

Madonna: non dispone di Siligardi che al momento è la migliore arma tattica della rosa, e sceglie di schierare una linea mediana di sostanza. La scelta comporta un certo affollamento centrale ma almeno dovrebbe garantire copertura, e almeno per quasi tutto il primo tempo il Livorno non soffre, prendendo una rete in contropiede a tre minuti dalla fine. A quel punto si cerca il recupero e ci si sbilancia, ma il recupero viene realizzato da Dionisi. La squadra, però, è svuotata di energie e va avanti per orgoglio e per l’incessante sostegno del pubblico. La rete della sconfitta arriva per un regalo dell’arbitro che non vede un netto fallo di un attaccante granata su Knezevic. Il Livorno non è un granché, va detto che ha grandi limiti, ma oggi non meritava di perdere. Al tecnico di Alzano il compito di ricompattare e sostenete i ragazzi per non farci sfuggire la categoria. Voto 6

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Bahrain: la Formula 1 di sangue

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gomme_in_fiammeAvevano lanciato le “tre giornate della Collera” con lo slogan “No alla Formula del Sangue!” e il movimento dei giovani del 14 Febbraio non è stato smentito dai fatti: un primo manifestante, Salah Abbas Habib, è stato ammazzato dalla polizia durante le contestazioni al gran premio allestito dall'emirato del Bahrain. Mentre scriviamo intorno al circuito di Sakhir si sta alzando un denso fumo nero provocato dalle numerose barricate composte per lo più da pneumatici incendiati che i manifestanti hanno costruito nelle strade principali che portano al grande show dei motori. Nonostante l'incredibile dispiegamento di polizia, cortei e sit-in non cessano di attraversare le strade e le piazze di città e paesi dell'isola governata dalla monarchia assoluta di Re Hamad bin Isa al-Khalifa che ha ordinato di non restituire la salma di Salah alla famiglia per evitare che il corteo funebre venga raccontato dalla stampa internazionale presente (e controllata passo passo dalla polizia politica) a Manama. Ieri pomeriggio scontri violentissimi si sono ripetuti nella capitale dove un corteo di più di 100.000 manifestanti ha tentato di raggiungere la Rotonda della Perla, una grande piazza che lo scorso anno era stata occupata dal movimento bahrainita, che su esempio della Casbah di Tunisi o di piazza Tahrir del Cairo, era stata trasformata in una partecipatissima accampata di lotta per rivendicare “riforme e libertà!”. Iniziativa stroncata dagli eserciti degli emirati che avevano raggiunto l'isola per dare man forte alla spietata polizia, anche mercenaria, del Bahrain. Per questa ragione la Rotonda della Perla ha un forte valore simbolico, e nonostante la distruzione della statua della perla che si alzava nella grande piazza da parte della monarchia, ancora oggi è quella la zona ambita dal movimento. E così sfidando lacrimogeni, arresti, cariche e proiettili la prima fila del corteo ha tentato per tutto il pomeriggio di far arrivare la protesta nel centro della città, difendendo i manifestanti dalla polizia con lanci di pietre, molotov e barricate. Ci sono stati più di 100 arresti che si sommano alla detenzione di centinaia di altri manifestanti imprigionati solo per aver manifestato il proprio dissenso al Gran Premio della Formula 1 su cui l'emirato avrebbe voluto ricostruirsi l'immagine di paese pacificato e tranquillo. E' finita in carcere così anche Zaynab Alkhawaja conosciuta su twitter come Angryarabiya, attivista instancabile per i diritti umani che il 21 aprile ha promosso un sit-in nel centro della strada che porta al circuito della Formula 1.

Intanto gli arresti, gli scioperi della fame, gli scontri e il manifestante ucciso non scompongono le autorità del Bahrain e neanche l'organizzazione del campionato, come dire lo “show must go on” , al punto che l'ex-ferrarista e presidente della Federazione Automobilistica Internazionale, Jean Told ha dichiarato che “al massimo il 10 per cento delle persone sarebbero contrarie. Dovremmo penalizzare l'80-90per cento della popolazione? La mia risposta è no, la mia risposta è che c'è un'ampia maggioranza a favore” del campionato. Ma la realtà è un'altra e questa volta l'intelligence del Bahrain sta faticando per non farla apparire agli occhi dell'opinione pubblica internazionale anche grazie alle iniziative di Anonymous che non si sono fatte attendere defacciando i siti della Formula 1, del Ministero degli Interni e della Polizia che oggi è riorganizzata dal signor John Yates, sbirro di Scotland Yard travolto da recenti scandali e oggi a servizio della repressione a Manama.

Il fumo dei pneumatici e delle barricate intorno alla pista di Sakhir continua a salire e ormai sembra davvero essere riuscito a manifestare la vergogna di un Gran Premio che proprio non si doveva fare perché in Bahrain da più di un anno in Pole Position c'è solo la dignità e il coraggio della piazza.

Per saperne di più leggi il nostro dossier: Un anno di lotte in Bahrain

tratto da http://www.infoaut.org

22 aprile 2012

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Lettera di Igor Protti a Piermario Morosini

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protti-Ciao Moro,

mi permetto di essere confidenziale anche se non ci siamo mai conosciuti. Non volevo scrivere di quello che ti è successo perché le parole che ci permettono di comunicare, e delle quali ci vantiamo tanto rispetto agli altri esseri viventi, mai come ora risultano inutili e vuote. Ma poi mi sono detto che non potevo non salutarti. Hai perso la vita con la Nostra maglia addosso e rimarrai nei nostri occhi, nelle nostre menti e nel nostro cuore per sempre,anche e soprattutto quando i riflettori si saranno spenti su questa maledetta storia. Il destino ti ha voluto portare via dalle persone che ti vogliono bene ma vorremmo che i tuoi cari che sono rimasti quaggiù con noi, tua sorella, tua zia, la tua fidanzata e i tuoi amici sentissero da oggi la gente di Livorno come parte della loro famiglia e la città come la loro casa con la speranza che Tu oggi ti sia potuto ricongiungere con i tuoi genitori e tuo fratello. Addio, anzi arrivederci.

Igor Protti

Link: I due mesi amaranto di Piermario Morosini

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Morosini: folla allo stadio per salutarlo (il video). I tifosi propongono iniziative in suo nome

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morosini_striscione_stadioUna folla questa mattina ha salutato Piermario Morosini in piazzale Montello appendendo sciarpe, fiori e striscioni alla cancellata dell'ingresso di tribuna accanto alla maglia numero 25. Sullo striscione firmato Curva Nord una frase di commiato: "Hai lottato fino alla fine. Ciao grande Moro".

Guarda il video (1)

Guarda il video (2)

Dalle 9 della mattina un lungo pellegrinaggio di tifosi, semplici cittadini fino ai giovani delle scuola calcio del Livorno, ha accompagnato la giornata del dolore amaranto a cui hanno partecipato anche alcuni giocatori che poi si sono ritrovati alle 16 e sono andati a depositare un gagliardetto della società.

Presenti anche il sindaco Cosimi e il presidente della Provincia Kutufà oltre che tutte le testate giornalistiche e i Tg nazionali fino ad arrivare all'inviato di Al Jazeera.

Già ieri sera un nutrito gruppo di tifosi aveva atteso a Tirrenia l'arrivo della squadra accompagnata da un lungo applauso con i giocatori amaranto visibilmente sconvolti.

Domani verrà fatta l'autopsia e verrà deciso dove far svolgere i funerali. Le amministrazioni locali stanno lavorando per mettere a disposizione alcuni pullman per potervi partecipare. Inoltre ai Tg hanno annunciato che la famiglia Pozzo, la famiglia Spinelli e il Comune di Livorno stanno muovendosi per dare un aiuto concreto alla sorella di Piermario Morosini. Ricordiamo infatti che lo sfortunato giocatore amaranto oltre ad essere rimasto orfano giovanissimo, aveva un fratello e una sorella disabili. Il primo era morto tempo fa e quindi la sorella adesso è rimasta sola.

Intanto sul forum di alelivorno.it è stato aperto un topic dove fare proposte per iniziative in memoria di Morosini già da sabato prossimo. E naturalmente su tutti i siti e i forum dei tifosi amaranto è partito un tam tam per riempire lo stadio sabato prossimo per dare l'ultimo saluto al "Moro".

Link: Il comunicato dei Pescara Rangers

red. 15 aprile 2012

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Aprile 2012 08:50

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