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La lunga notte del pugilato livornese e il bando puntuale

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Rimaniamo con poco spazio, ma con l'orgoglio intatto!

Iniziamo col dire che questo pezzo sarà indubbiamente prolisso, dettagliato nei passaggi e nelle spiegazioni, quindi poco digeribile per gli amanti della sintesi, ma quando le cose da dire sono importanti e delicate, vanno prima di tutto ben spiegate e coniugate, per dimostrare che non sono solo "opinioni di parte".

Per chi scrive difatti, non si parla di semplici fattucoli o chiacchiere da bar, quindi dobbiamo dimostrare prima di tutto di parlare con cognizione di causa. Dal momento che nel nostro arco si abbonda di frecce e abbiamo lasciato ampio spazio ai chiarimenti prima di arrivare a questo, non ci rimane che invitare chiunque abbia di che commentare a farlo con i sottoscritti se qualcosa non corrisponde a verità.

Evitiamo (qui) a priori di prendere la posizione radicale indicando cosa è successo, accusando anche ciò che per sentimento sarebbe lecito pensare, ci basta raccontare quanto successo e che ognuno si faccia la propria idea.

Se volente entrare nei meandri della boxe livornese mettetevi comodi...


Una foto storica della boxe labronica

Abbiamo dovuto attendere anni difficili prima di tracciare un quadro complessivo e definito della situazione della boxe a Livorno, disciplina seppur la cui tradizione è sempre stata ben radicata e gloriosa, ha vissuto dalla fine degli anni '90 anche dei momenti davvero disastrosi, fino a rischiare l'estinzione.

Attualmente però il pugilato labronico è in forte crescita dal punto di vista sportivo e partecipativo, grazie al lavoro di tutti, e non ci vogliamo negare il diritto di dire: anche e soprattutto al nostro!

Ma il quadro burocratico rimane per noi ancora poco chiaro, infatti la nostra società conduce da anni una battaglia serrata con le istituzioni per avere un minimo di agibilità, dal momento che lo spazio messo a disposizione "ad ore" dentro lo stadio comunale A. Picchi, oltre ad essere limitativo in termini di dimensioni (120Mq) ed orario (aperti al pubblico dalle 17:30 alle 20:30) è anche frutto di un vero e proprio "ibrido" creato dalla confusa gestione politica cittadina.

Una situazione passata negli anni di mano in mano da dirigenti e assessori succedutisi, i quali con la compiacenza del sindaco (che invece è sempre rimasto quello) hanno prima confuso e poi promesso tanto, ma infine mantenuto niente. Ci sarebbe piaciuto parlare diversamente, lo sappiamo bene noi, ma questo è quanto visto fino ad oggi e quindi ciò che possiamo constatare.

Tanti "progetti" paventati, quanti quelli finiti nel nulla, e a coronare la situazione tragicomica, come ciliegina sulla torta, una situazione poco chiara, per non dire ambigua, che ci ha recentemente estromesso (per nostra scelta e dignità...) da un bando tappezzato di lati oscuri, i quali ci sembra legittimo rendere noti a quanti ci seguono e ci vogliono bene in città ed oltre, visto che in radicamento e popolarità non siamo secondi a nessuno.

Un po di storia:

Quando nasce la Fortitude (nel febbraio del 2006) a Livorno ci sono solo due palestre in cui si può svolgere attività pugilistica, eccetto le realtà (incalcolabili) non affiliate, nelle quali questa è solo un mezzo economico per attirare iscritti (e che non sarebbe legittima...) difatti erano allora attive solo l'Accademia dello Sport e l'Accademia Pugilistica Livornese.

La prima era ed è soggetto privato, che da oramai vent'anni lavora in parallelo tra agonismo e attività amatoriale, e per questo deve giustamente rendere conto solo ai suoi voleri e ai suoi bilanci; la seconda invece era invece lo storico pilastro della boxe livornese, ma solo come nome, difatti conservava pochi aspetti e numeri, oltreché persone, di un tempo.

A dimostrazione di ciò, il fatto che buona parte di queste ex-glorie che ne hanno scritto a suo tempo la storia, pugili e dirigenti, avevano più volte intentato azioni burocratiche congiunte (con tanto di lettere firmate spedite a federazione, istituzioni e media locali) per riappropiarsi di nome e spazio, finiti a loro dire in "mani sbagliate". Ma tuttavia nessuna di queste azioni ha mai portato a niente, col risultato del mantenimento in posizione e in carica del presidente della stessa e del direttivo "familiare" da lui creato, mentre nel contempo era anche vice-presidente federale regionale (...) motivo per il quale, a detta di questi, le varie azioni e richieste agli organi preposti non ebbero mai troppa attenzione.

L'attività sportivo agonistica in città in quegli anni non era in calo, bensì allo sfacelo. Non c'erano agonisti (quei pochi si tesseravano in altre città) e a Livorno non si vedeva una riunione da troppo tempo.

Alcune ragioni materiali?

All' Accadiemia dello Sport non c'era stato abbastanza ricambio generazionale e inoltre i due storici allenatori, in rotta per difficili rapporti interpersonali da tempo, si erano divisi, scompattando il già esiguo gruppo; mentre a l'Accademia Pugilistica Livornese, le dette contese burocratiche, condite da accuse reciproche tra "ex"  dirigenti di presunti ammanchi economici, fecero finire sui giornali e nelle Tv locali la boxe con questioni poco produttive, per così terminare di disgregare nel nulla il movimento.

Mancava quella colonna portante di appassionati che da anni trainavano l'ambiente, senza i quali il ricambio generazionale e l'attività era resa impossibile. Anche perché qualche allenatore, rimasto forse attratto dalle proposte economiche di palestre private, aveva preferito migrare "al caldo" e farsi una seconda pensione, lasciando un vuoto dal punto di vista simbolico e pratico che si percepiva soltanto scorgendo il capo nei deserti locali, divenuti nel frattempo quelli della Ex-Caserma La Marmora, al posto del restituito storico palazzetto Palacosmelli (altro motivo di accuse e discussioni tra ex e neo dirigenti A.P.L.).


La Fortitude a cena per festeggiare l'anniversario

Così, in questo contesto desertificato nacque la Fortitude, per rilanciare un nuovo concetto di partecipazione e condivisione di sport, lontano da ambienti già radicati e discussioni logore, fatto dal basso e indirizzato a quanti intendevano praticarlo in maniera popolare, accessibile ma dedicata.  Si perché anche creare un ambiente competente e interamente dedicato al pugilato era una prerogativa altrettanto importante a quella di renderlo accessibile.

Sia chiaro, nessuna missione francescana o da pseudo Caritas, ma semplicemente un'equità ben distinta tra obbiettivi e bilanci, idee e convenienze.

Purtroppo di li a poco queste teorie particolari, che miravano soprattutto all'abbattimento di vincoli economici, quali abbonamenti annuali, semestrali o prezzi elevati, non garantirono alla nostra società la possibilità di mantenere un fondo privato in affitto, e la prima sede di via della posta venne chiusa con debiti al seguito, sanati in 5 anni di prestito da parte della dirigenza. La quale, vogliamo sottolineare, anziché scegliere come avrebbero fatto in tanti, una chiusura della società che deresponsabilizzava i singoli, scelse di pagare e perseverare nella strada intrapresa, per non distruggere quanto di importante creato e dimostrato sin dai primi anni di attività. Per mantenere con orgoglio il proprio simbolo e il proprio nome!

Nacque quindi un nuovo percorso di liberazione e legittimizzazione di spazio, perché lo sport fosse un diritto e non la solita merce, e il cammino della Fortitude proseguisse salvaguardando identità e i bei risultati già ottenuti sul ring e fuori (con la prima edizione di Pugni Amaranto tornò una riunione con ben sei pugili labronici dopo anni a cui parteciparono 600 spettatori).

Ad appoggiarlo, non solo gli sportivi e la società, ma tutta quella Livorno che aveva compreso il target e la metrica popolare della Fortitude, la parte più sensibile alle questioni sociali e popolari. Mentre buona parte dell' "ambiente" mugugnava già frasi invidiose, si procedeva per il verso giusto senza badare alle chiacchiere, costruendo qualcosa di sostanzioso che mancava alla città e rinvigoriva la tradizione pugilistica.

Da questo punto si avviò una dura lotta con la burocrazia che portò alla Palestrina dello stadio A.Picchi, la quale stando a quanto risultava agli uffici competenti era perennemente occupata da alcune società, mentre nelle visite effettuate da noi "a sorpresa" risultava sempre sfitta e vuota (all'interno non vi era nemmeno un tappetino).

Era forse possibile che vi erano società pronte a pagare per ore concesse che poi non utilizzavano mai?

Non lo sapremo mai... (...) ma di certo era che questa era sempre vuota. Lo dimostrammo, occupandola (senza troppi sforzi, ogni giorno aperta e libera...) simbolicamente per qualche ora, filmando il tutto, producendo un documento di denuncia e richiesta di spazio e chiarimenti. Da questo percorso arrivammo ad ottenere vari colloqui con l'amministrazione, poi finalmente, con non poca fatica alla concessione "ad ore", perché la preclusione nei nostri confronti (eccetto il Presidente del Coni di Livorno Gino Calderini che ci aveva invece appoggiato)  non era modesta, ed i motivi uscivano dai voleri e poteri sportivi di una semplice società di pugilato e rientravano nelle esperienze personali di qualcuno (...).


La piccola sede dentro L'A. Picchi

Così la Fortitude, al termine della battaglia con le istituzioni, con alcuni dirigenti poco digeribili in primis, dopo mesi di allenamento degli agonisti a cielo aperto per la chiusura della sede di via della Posta, ottenne uno spazio "provvisorio" con orario stabilito (dalle 17:30 alle 20:00) per esercitare la propria attività.

Benché questa condizione non lo prevedesse (parliamo dell'assegnazione a ore) fu concesso in maniera "tacita" di introdurre e lasciare tutta l'attrezzatura necessaria allo svolgimento della nostra attività, come sacchi, bilancieri e ring compreso. Riprese così la nostra marcia in attesa di una soluzione migliore, con i vari progetti in via di definizione paventati dalle istituzioni stesse, che la definirono una situazione momentanea e nel frattempo assistevano all'evoluzione nostra e del pugilato in città.

Primo tra questi obiettivi, almeno per noi disillusi dal vedere una soluzione a breve, almeno l'assegnazione annuale e non oraria (come avviene per ogni altro spazio concesso per il pugilato, altrove o in città) e la possibilità di utilizzare quindi lo spazio, seppur piccolo, per quanto possibile e non in ore specifiche (anche perché è completamente allestita dalle nostre tasche!).

Inoltre perché questa situazione di concessione "ad ore" è risultata assai dispendiosa dal punto di vista economico per noi (stendiamo un velo pietoso...) dal momento che ogni ora di attività in più richiesta, comporterebbe un aumento del canone tale che, già solo con due/tre ore il giorno, supera di gran lunga quello di chi, a differenza nostra, ha da anni un affidamento a tempo illimitato con tanto di chiavi (oltre ad uno spazio maggiore...).

Ma visto che si trattava dello stadio, di soggetti "noti" e di un periodo caldo parlando di tifo, ci venne detto che almeno il primo anno sarebbe stato di "prova", concetto veramente difficile da giustificare nei fatti, ma che incassammo con la speranza e la sicurezza di dimostrare presto (se già non lo avevano fatto...) che alcuni campi sono e debbono essere ben distinti, e che una certa era (non ci voleva Churchill a capirlo...) era passata.

Confidammo nel fatto che dal momento che quello creato era un ibrido, anche e soprattutto dal punto di vista burocratico, si doveva arrivare a breve ad una svolta nel minor tempo possibile. Nell'interesse di tutti, si disse. E così partimmo fiduciosi...

In quell'angolo invece ci siamo oramai da anni, osservando la totale latitanza di chi si dichiarò il primo interessato a risolvere la situazione che, col crescere della nostra attività, è solo peggiorata.

In questi anni eppure abbiamo dimostrato sportivamente quanto socialmente che il nostro lavoro non era solo chiacchiere ma fatti, lontano dalla luce delle pubblicità mediatiche facilmente costruibili (per questo basta avere un buon feeling con certi giornalisti..).

Fatti in termini sportivo agonistici, con la costruzione di un gruppo nutrito di pugili che hanno parlato più di tutti con i risultati i quali non hanno tardato ad arrivare. Ma non solo quelli, perchè non sono tutto per noi. Anche tanta partecipazione e avvicinamento allo sport per le fasce più popolari della città, in palestra come nelle manifestazioni da noi organizzate che, al contrario di altre, sono sempre andate al di sopra delle aspettative in termini di pubblico. Sintomo che la città ci apprezza e ci segue.

Abbiamo avvicinato tanti ragazzi allo sport e realizzato progetti di solidarietà importanti, come la collaborazione con la Mediterraneo e lo psicologo Mini, per dare gratuitamente e a nostre spese un ora di sport a ragazzi con problemi di salute mentale. Ma il progetto è poi terminato per l'indisponibilità di un dirigente comunale a rendere accessibile la nostra palestra gratuitamente in ore apposite ai ragazzi in questione, i quali venivano allenati da noi in una struttura non consona e senza l'attrezzatura necessaria fino alla fine del percorso.

*nella foto Abi e Antonio, due ragazzi nel progetto Fortitude/La Quercia.

Ci siamo allora dedicati ad un progetto realizzabile nelle nostre ore,  ma soprattutto senza dover chiedere niente a nessuno. Abbiamo oggi creato un ponte che collega la società a una casa famiglia "la quercia" che opera nel territorio livornese, per ricevere e "adottare sportivamente" dei giovani ragazzi, italiani e non, che vogliono svolgere attività fisica. E questa iniziativa è andata in porto e funziona tutt'ora con grande soddisfazione e risultato grazie alle sole nostre forze, ma soprattutto in maniera del tutto indipendente e svincolata da ogni "cappello politico" o  forma pubblicitaria. Solo tutti i nostri iscritti, chi vive la palestra ogni giorno, sa di cosa parliamo.

Storie di ordinaria follia le potremmo definire, di una società in ascesa, in crescita, con tanti dilettanti affermati a livello nazionale e un professionista che vince ben tre titoli, un italiano e due internazionali, che riempiono palazzetti con centinaia (o migliaia...) di persone, ma che nonostante questa evoluzione si mostra interessata a battere un terreno popolare e sociale, a non vendersi a un qualsiasi progetto privato il quale, se comporterebbe sicuramente introiti maggiori, risulterebbe meno accessibile per tanti e farebbe meno proseliti. Quindi un sevizio anche per la città, che magari altrove sarebbe stato appoggiato e apprezzato da chi la governa.



La crescita del pugilato in città:

Intanto, mentre accadeva tutto questo, il movimento a Livorno cresceva di nuovo e si espandeva. Nacque anche una nuova società, la Boxe Livorno della famiglia Tassi, che dopo aver traghettato ragazzi livornesi nella Pugilistica Pisana si stabilì all'Eos, palestra privata con sede in provincia (Stagno) e la quale nel contempo, promuovendo la figura del professionista livornese, per attirare iscritti ricalcava il medesimo parallelo dell'Accademia dello Sport.

In quest'ultima invece, fortunatamente con l'avvento dei due fratelli Salvemini, un nuovo giovane allenatore e un pugile neo professionista, avvenne un ricambio e una nuova ondata di agonisti.

In città tornarono così le riunioni con diversi livornesi impegnati sul ring, anche in derby accesi, mentre l'unica società a rimanere scarna di attività agonistica era sempre l'APL, alla quale però era concessa ancora la palestra comunale più importante.

Nel frattempo, proprio per questo,  alcuni della stessa cordata di ex che avevano condotto una lotta per riappropiarsi di spazio e società APL aveva iniziato a domandare come mai quello spazio così ampio rimanesse nelle mani di chi non produceva alcuna attività, mentre chi come noi, pur vivendo una grande evoluzione popolare, lottava ogni giorno con l'impossibilità di allargarsi. C'è stato anche proposto, in questo frangente, di promuovere pubblicamente tale incongruenza, ma, seppur abbiamo sempre accettato l'analisi, il metro di paragone, MAI abbiamo tentato di fare azioni varie per ricevere spazi altrui, se non altro perchè la delazione non era nella nostra genesi, e non deve essere questo il metodo per ottenere qualcosa.

Se qualcuno si doveva porre domande in merito, non eravamo di certo noi a doverle "stimolare" con la delazione. Ma questa contrapposizione balzava sempre più agli occhi di chi era interessato alla boxe a Livorno, e qualcosa doveva pur cambiare....

Si arriva al bando "curioso".

Circa due anni fa, nel pieno di questa situazione (precisamente nel settembre del 2010) veniamo chiamati in riunione negli uffici gestione impianti sportivi con assessore allo sport e alcuni dirigenti, i quali radunarono tutte le realtà pugilistiche per dare comunicazione che, causa le varie tematiche e polemiche di cui eravamo tutti a conoscenza, il comune si diceva intenzionato ad aprire un bando di gara per assegnare lo spazio dedicato al pugilato, fino a quel momento concesso secondo criterio proprio e quindi, secondo nuovi regolamenti, senza legittimo bando.

Nelle intenzioni (più politiche e meno pratiche) del dirigente tuttavia c'era la richiesta di co-gestione degli spazi per evitare bando. Ma l'idea era solo un modo per non prendersi la responsabilità di lanciare un pezzo di pane in mezzo agli affamati e non rendersi conto dell'infattibilità della proposta (prassi politica locale).

C'era poi da comprendere, e lo chiedemmo noi, come mai a tale incontro fossero presenti soggetti che operavano in palestre private, quindi con ben altri target e senza problemi di spazio. Ma soprattutto come queste società avrebbero potuto, nel caso, gestire e relazionarsi con due realtà diverse (tipo la casa popolare in città e quella di proprietà in campagna...).

La giustificazione fu che erano riunite le realtà pugilistiche cittadine trattandosi di questo sport e di uno spazio da assegnare per questo, che l'unico possibile designabile al momento per il comune era proprio i locali de La Marmora, allora sede dell'A.P.L..

Si comprese subito che qualcosa quadrava poco!

O almeno che eravamo troppi ed il meccanismo ci suonava strano.

Tuttavia il bando era alle porte e nel caso, in seguito ai nostri interrogativi, si disse una di queste avrebbe dovuto abbandonare prima la sede (e i propri compensi...) per partecipare e scoprire "se" avesse vinto e ottenuto i locali comunali (quindi ci voleva coraggio!).

Facemmo tuttavia comunque presente che, pur stando solo alle due società (la nostra e l'A.P.L.) interessate alla dinamica illustrata (ma percepimmo di essere di più...) in ogni caso con la soluzione della gara si sarebbe comunque incentivato una realtà e privato l'altra di sviluppo. Ma il nostro messaggio di richiamo alla soggettività e alla multiculturalità, forse scomodo o arguto, venne ignorato.


La Fortitude in trasferta in Emilia

Andavamo insomma verso una gara che, salvo sorprese, ci vedeva unici opposti a quella che era rimasta una società rimasta vuota e inattiva. O nel caso ad essa e ad un'altra società neonata. Quindi, se alcuni criteri del bando avessero assegnato un punteggio per la traccia storica della società, con la  quale (parliamo di A.P.L.) non si poteva competere, altri lo avrebbero fatto anche per la situazione attuale, quindi per numero di iscritti, agonisti e attività sportiva. Ed in questo eravamo indubbiamente avanti.

Nel caso invece vi fosse anche un'altra neonata società in gara (percepimmo vagamente... l'interesse della Boxe Livorno) questa doveva abbandonare il rapporto con i privati prima del bando e poi, competere e scoprire il risultato (!).

Non rimaneva perciò nella gara che l'offerta economica, ma che va sempre fatta in base alla partecipazione di cui una società gode, e quindi ce la saremmo giocata...

Attendevamo fiduciosi l'imminente uscita del bando di gara per l'assegnazione della palestra in questione, ma passarono svariati mesi nel totale  silenzio. Precisamente con l'avvento dell'estate successiva, con le complicazioni dovute al portare avanti la nostra attività in un luogo antitetico al caldo (non abbiamo finestre!) abbiamo chiesto nuovamente spiegazioni in comune, e ci fu detto che "alcune complicazioni tecniche nella stesura delle cartine dei locali (dove era partit una ristrutturazione) avevano rinviato di qualche mese l'uscita del bando". Di mesi ne sono passati altri e siamo arrivati addirittura alle porte del successivo anno, quando improvvisamente siamo stati avvisati che "a giorni" il bando di gara sarebbe uscito (con appena un anno e mezzo di ritardo).

Il tutto però solo dopo aver permesso una manovra che, casualmente, è terminata poco prima dell'uscita del bando in questione.

Una delle società presenti alla riunione, con sede in palestra privata (parliamo della Boxe Livorno... fummo cartomanti!) si era fusa (o meglio cancellata...) per confluire nell'A.P.L. traghettando in quest'ultima tutti gli agonisti e rinnovando i locali della stessa (alle porte di un bando che avrebbe anche potuto togliere lo spazio...). L'operazione, pubblicizzata dai giornali come si trattasse di un'azione pseudo/commerciale, andava ovviamente a spostare l'ago della bilancia del bando di gara, il quale con buon tempismo fece la sua comparsa in maniera imminente e gli uffici competenti ne annunciarono la scadenza "a pochi giorni" dopo mesi e mesi di attesa.

I Criteri di assegnazione che non ci quadravano.

Nonostante la manovra era già chiara per noi, eravamo comunque intenzionati a scoprire cosa avrebbe detto questo bando e quindi a partecipare (fosse mai dovessero sgomberare dopo i lavori e la fusione...) per questo ci apprestammo a conoscere i criteri di assegnazione di punti per partecipare alla gara. Si perché come annunciato nella riunione, i locali sarebbero stati assegnati secondo un punteggio stilato in base alla traccia storica della società, all'attività in corso sommati alla proposta economica di affitto.

Abbiamo tuttavia iniziato il cammino con una battaglia per sanare un problema di bilancio che pareva ci riguardasse. Sorto "casualmente" alle porte del bando, e che costituiva l'esclusione, era un residuato di contese tra dirigenti e assessori succedutisi che non ci apparteneva (omissis) e lo abbiamo dimostrato conti alla mano (secondo i quali non dovevamo dare, ma nel caso avere...) quindi chiarito il tutto, siamo andati finalmente all'iscrizione per comprendere "come fare" eventualmente per vincere (siamo sempre stati ambiziosi...).

Alcune prerogative però ci balzarono subito agli occhi. La prima era che nei criteri di assegnazione dei punti per l'attività agonistica svolta, già annunciati  nella riunione, si faceva riferimento ora anche all'attività giovanile (di cui la cordata della exBoxe Livorno ora A.P.L. è capostipite) e senza accennare alla palese differenza tra il costruire un "pugile agonista" (parliamo di mesi e mesi di allenamento, e non sempre basta...) ed un partecipante ai criterium giovanili (attività ludica per il quale basta iscrivere un bambino X anche alla prima esperienza).

Stessa cosa per l'organizzazione di gare ed esibizioni, per i primi un impegno economico e logistico, per i secondi qualcosa di più che un passatempo; inoltre per dieci incontri ci vuole una serata, per un torneo con 50 bambini che saltano la corda e i birilli qualche ora.

Ricordiamo poi, che non avendo né ore, né spazio da dedicare ai ragazzini, per noi questa attività è palesemente impossibile anche volendo...

 

 


Gassani e Sannino due ragazzi cresciuti dalla Fortitude con medaglie d'argento e bronzo a livello nazionale

Per l'assegnazione di punteggio in base al numero di iscritti invece, avendo ore e spazio inferiori e trattandosi ora di due società fuse contro la nostra (già pareva limitante...) venne inserita anche l'attività pesistica. Qui va chiarito che, da tempo dentro l'A.P.L. trova sede la Pesistica Livornese, società che co-gestisce parte degli spazi fornendo attrezzatura pesistica da condividere. Questa ovviamente ha iscritti e partecipa ed organizza gare, quindi costituisce punteggio.

Eravamo quindi sulla carta a tre realtà contro una, eppure quest'ultima non aveva avuto nomina né ruolo neppure nella stessa riunione a cui fummo invitati per l'indizione del bando (?) che doveva riguardare solo il pugilato.

Va inoltre detto, che pochi mesi prima, in base a norme di sicurezza dell'impianto Stadio, NOI siamo stati invitati a firmare una dichiarazione che ci "obbligava" a non far partecipare più di venti persone alla volta ai nostri corsi, e questi essendo possibili in solo poco più di due ore il giorno, anche volendo costituiscono limite assoluto matematico per noi.

Quindi ricapitolando, una società con un quinto di spazio e ore limitate, all'assegnazione di punteggio contro due neo-fuse, una che ha grande traccia storica (e difatti si conserva il suo nome) una neonata ma con buona attività in corso (che traghetta alla prima tutti i suoi agonisti) e una terza appartenente ad altra disciplina (come rinforzo). Tutte già attive in uno spazio cinque volte il nostro e senza limiti orari, per i quali si dovrebbe ora fare un bando?

Bastava...

No, nei documenti da presentare per l'iscrizione al detto bando, si richiede anche una certificazione della circoscrizione sull'attività della società nel territorio. Peccato che, si imponeva la relazione della circoscrizione 2, ovvero quella riferita alle società in questione (zona San Marco) e quando ci siamo presentati a chiedere informazioni, gli stessi commessi allo sportello ci hanno giustamente fatto presente che noi appartenevamo a tutt'altra circoscrizione (zona stadio).

il gioco era fatto, noi abituati al ring avevamo sottovalutato il Monopoli!

Conclusioni e mappa attuale.

Al momento questa è la composizione generale della mappa cittadina della boxe. La Boxe Salvemini, società nata dalla scissione della costola più attiva della A. dello Sport (rimasta in attività nella sua sede) unica realtà da subito mostratasi disinteressata del bando,  si è oggi trasferita oggi all'Eos, lasciata orfana di attività pugilistica dalla Boxe Livorno e sta ricostruendo un suo legittimo percorso.

L'A.P.L. rinvigorita dalla disciolta Boxe Livorno, che ha svenduto il suo nome per ottenere il rinnovo dei locali concessi dal Comune a La Marmora all'A.P.L., mentre la Fortitude permane nel suo spazio limitato dello stadio A. Picchi.

Come abbiamo espresso senza mezzi termini al dirigente dell'ufficio impianti sportivi per telefono poco prima della scadenza del bando in questione, AL QUALE NON ABBIAMO VOLUTAMENTE PARTECIPATO, non siamo abituati a lasciare il campo di nessuna battaglia, anzi (per noi prosegue in altri termini...) ma non siamo nemmeno i tipi che lasciamo "vincere" gli altri grazie a logiche che non riteniamo degne di una legittima competizione, nella quale, non fosse chiaro il concetto, si dovrebbe partecipare secondo principi di equità.

Non ci interessa spingerci troppo avanti nell'ipotizzare il "chissà cosa", ognuno leggendo quanto è successo può farsi una chiara idea propria della situazione, sulla legittimità quanto successo, per "caso", "sfortuna", "combinazione" o meno (o di più...).

 

Di certo è che per NOI non sussistevano i principi onesti di partecipazione a un bando di gara e partiamo dal presupposto che, come annunciato nella riunione stessa di "anni fa", l'assegnazione di uno spazio non garantisce vita a la realtà opposta.

Magari siamo scomodi come mentalità o provenienza (ancora...) o per quello che rappresentiamo in città, per la città e della città; ma ne andiamo fieri!

Non esiste purtroppo amore verso un concetto di sviluppo di soggettività sportiva. C'è stato detto che lo spazio disponibile è uno solo, ci viene da ridere pensando a tante altre città anche più piccole, dove tanta partecipazione è considerata un valore, dove il lavoro di società come la nostra è giustamente considerato un bene, dove ogni società deve sviluppare e conservare legittimamente i propri principi e metodi di lavoro.

A questa affermazione abbiamo avuto la risposta che la nostra "è un idea da bottegai", e ci viene da ridere a pensare a chi ce l'ha detto, quando le istituzioni stesse sono attente ai bilanci e non ai valori sociali, quando i dirigenti pubblici guadagnano dieci volte un operaio.

Vorremmo vedere ad esempio, come la stessa situazione messa in campo per il pugilato (proporre una co-gestione o dare spazio a una sola realtà) se potesse essere realizzabile in un mondo come la voga (a Livorno ci sono decine di cantine) strozzando quella che è sana competitività e pluralismo sportivo.

"Il comune non può avere uno spazio per tutti" c'è stato detto, ma noi non siamo "tutti" e lo abbiamo dimostrato e attendiamo una soluzione dal 2006.

La nostra non è una richiesta di spazio e stop, non siamo una discoteca o un ristorante in cerca di concessioni, abbiamo progetti concreti e chiari, una storia costruita su fatti. Idee che abbiamo reso accessibili a tanti ragazzi che diversamente non vi potrebbero accedere, se così non fosse, non avremmo rifiutato diverse offerte per lavorare al fianco di privati che avrebbero utilizzato il nostro nome in cambio di compensi, e il problema personale sarebbe ampiamente risolto.


Un immagine dell'ultimo titolo internazionale Pro di Lenny andato in diretta RAI e organizzato dalla Fortitude

Il nostro progetto è figlio della nostra storia e deve essere condiviso con quanti fino ad oggi ci hanno sostenuto, per quello che siamo e per ciò che proponiamo. Altrimenti saremmo davvero bottegai come tanti altri (e otterremmo di più).

Ci appare un fatto chiaro, forse, addirittura una "fortuna" per il territorio da sfruttare.

Eppure, quando leggiamo i quotidiani, si sentono politici e amministratori lodare la partecipazione livornese allo sport. Eppure si dice che lo sport toglie tanti ragazzi dal "fare niente" (se non peggio) della strada, eppure quando organizziamo titoli in diretta RAI nel mondo, i bordo ring sono pieni di politicanti e assessori interessati dalla partecipazione che ABBIAMO creato.

Ma forse queste sono solo congetture, la nostra lotta prosegue come sempre a testa alta.

Ci saremmo potuti rivolgere, non solo a chi deve gestire la situazione a livello istituzionale, ai nostri dirimpettai magari, ma siccome non siamo né bottegai né servi di nessuno, guardiamo in alto e avanti, a testa alta come abbiamo sempre fatto... almeno NOI!

"Chi ci conosce ci apprezza o ci odia per quello che siamo, e se ci sceglie, non è di certo per spazio o altro, ma per mentalità!"

Lenny

tratto da http://www.spesfortitude.altervista.org

11 aprile 2012

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 21:25

Livorno-Padova 1-2: le pagelle

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logo_livornoBardi: si disimpegna a dovere, specialmente in uscita perché i patavini gli arrivano davanti con disarmante facilità. Piega la schiena due volte, senza nessuna responsabilità. Voto 6.5

Salviato: freddo in occasione della rete che vale il temporaneo pareggio, generoso nell’impegno. In una giornata grigia, si salva. Voto 6

Bernacci (dal 30° st): entra in partita con sicurezza, riesce a fare qualche buona sponda per i compagni. Ha sui piedi allo scadere la palla dell’insperato pareggio, la scarica addosso a Perin. Il miracolo di Gubbio non si ripete, peccato. Senza voto.

Knezevic: si sbatte per quattro, cercando di tamponare le numerose falle aperte dall’insufficiente filtro di metà campo. Voto 6


Bernardini: grintoso, ma in molte occasioni spreciso ed elargitore di palle perse. Voto 5.5

Lambrughi: l’impegno non basta, la sua partita è una costellazione di palloni persi, di errori di misura e di sufficienza nel controllo di palla. Inoltre perde quasi sempre i duelli con gli avversari, specialmente Cutolo se lo sognerà per diverse notti. Voto 5

Siligardi: fa molto movimento, impegnando la difesa avversaria. Purtroppo ha le polveri bagnate, non inquadra la porta una volta che una. Voto 5.5

Filkor: opaco, non riesce a prendere le misure agli avversari che fanno più o meno ciò che vogliono. Voto 5

Morosini: ordinato e metodico, forse troppo. Non riesce ad effettuare passaggi più lunghi di tre metri, a causa della sua serata di scarsa vena e della superiore dinamicità degli avversari, spesso è costretto a dare la palla indietro e quindi il gioco ne soffre terribilmente. Appena accettabile in contenimento, ma non ci siamo. Voto 5

Schiattarella: esaurisce la sua partita in una bella veronica con rientro al centro e tiro pericoloso nel primo tempo. Da quell’episodio si monta la testa e inizia a perdere palloni e avversari. Ci ripetiamo, correre tanto non basta, specialmente se lo si fa a caso. Voto 5

Bigazzi (dal 19° st): purtroppo nessuno si accorge del suo ingresso, compagni ed avversari. Non entra mai in partita, ma il giudizio va sospeso perché era al rientro dopo moltissimo tempo. Senza voto.

Dionisi: dimostra di essere fisicamente e mentalmente pronto, fa una partita di buon livello svariando su tutto il fronte offensivo, rendendosi pericoloso diverse volte e colpendo anche un palo. I maggiori problemi amaranto non sono davanti. Voto 6.5

Paulinho: oltremodo generoso, specialmente in questa partita nella quale si danna l’anima anche per colmare il distacco tra l’insufficiente reparto centrale e la prima linea. Bravo nel gioco aereo, da un suo bel colpo di testa nasce l’azione del pareggio di Salviato. Voto 6.5

Madonna: non lo capiamo. In una giornata in cui il reparto centrale mostra la corda si concede il lusso di tenere ancora una volta Barone a sedere. E’ apparso evidente che al regista basso Milanetto venivano concessi almeno dieci metri buoni di spazio prima che qualche amaranto si degnasse di disturbarlo, nessuno si è accorto di una sua contromisura. E’ vero che i biancoscudati sono apparsi superiori al Livorno in tutti i reparti, e che la sconfitta ci poteva stare, ma gradiremmo qualche segno di vita anche da chi occupa la conduzione tecnica. Per fortuna i risultati degli altri non sono stati così avversi. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Festeggiava la vittoria dell'Athletic Bilbao: ucciso dalla polizia

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ertzaintza2L’Ertzaintza (polizia speciale) uccide un ragazzo di 28 anni che celebrava il passaggio dell’Athletic di Bilbao alle semifinali dell’Europa League; nemmeno una manifestazione, quindi, ma un momento di gioia collettiva per la squadra simbolo di un’intera popolazione.

Iñigo Cabacas Liceranzu, che fu ferito a seguito dei disordini provocati dalla polizia basca giovedì scorso, è deceduto oggi, come riporta l’agenzia Europa Press.

Una volta cessato l’effetto dei sedativi, ha presentato “dati che ne indicavano la morte celebrale. Una volta fatti gli esami complementari è stata confermata”

Da parte sua, il Dipartimento del Ministero degli Interni spagnolo ha emesso un comunicato dove rassicurava sul fatto di aprire un’indagine per determinare se il ferimento potesse essere determinato dall’Ertzaintza o meno. Ma già prima in rete si parlava dell’avvenimento di giovedì con numerosi testimoni oculari che sono stati attaccati indiscriminatamente e senza motivi legati all’ ordine pubblico, provocando il panico delle persone presenti.

In rete, i movimenti spagnoli stanno facendo circolare petizioni per invocare la cessazione dell’utilizzo dei proiettili di gomma, a seguito non solo della morte del ragazzo basco, ma del ferimento di svariate persone durante lo sciopero del 29 Marzo, che han comportato la perdita della vista per due manifestanti italiani residenti a Barcellona.

tratto da http://www.infoaut.org

9 aprile 2012

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Campionati italiani 2012: il “Rendoki Dojo” sbanca il medagliere

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rendoki_italiani_2012Sette ori, tre argenti e cinque bronzi: questo il lauto bottino con cui la scuola d'arti marziali “Rendoki Dojo” torna dalla fase finale dei campionati italiani di kickboxing - MMA, svoltisi la scorsa settimana a Milano. “Con quindici medaglie su diciotto partecipanti siamo in assoluto la scuola più titolata d'Italia”, ha dichiarato il direttore tecnico Massimo Rizzoli.

Nella kickboxing, specialità K1, primo posto per Simone Valenti e Valerio Masi, Gabriele Pierini ottiene la seconda piazza mentre Giuseppe Laurici non supera il secondo turno. Sempre nella kickboxing ma nella sezione low kick, vittoria e titolo per Cosimo Zanetti, Gregorio Gentili, Francesco Vaccaro e Giacomo Sarti, argento per Giulia Moretti e Alessandro Martini, bronzo per Fidelis Garba, Michael Branchetti e Daniele Sanna. Escono al primo turno Valerio Bonsignori e Francesco Banchi. Nell'MMA sale sul gradino più alto del podio Giorgio Pietrini, vanno invece su quello più basso Gianluca Puccinelli e Johnny Cecchini. Masi e Vaccaro con queste vittorie si aggiudicano il posto in nazionale, Sanna rientrerà invece tra gli “azzurrabili”.

“Sono estremamente orgoglioso di tutti i miei allievi che hanno partecipato a questi italiani, un gruppo unito e affiatato che non ha mai smesso di supportarsi vicendevolmente: questa è la forza della nostra scuola – conclude Massimo Rizzoli – con più di cinquecento partecipanti è stata una fase finale dura e selettiva, alcuni di quelli che sono arrivati in fondo hanno combattuto quattro matchs in quattro giorni. Tanti incontri sono state vere e proprie battaglie che hanno mostrato le qualità fisiche e tecniche dei ragazzi, alcuni di loro al debutto”.

Non è ancora comunque tempo di vacanze per i fighters del “Rendoki Dojo” visto che molti di loro saranno impegnati nella prossima edizione della “Resa dei Conti”, in programma il 19 maggio a Livorno. Saranno tutti incontri di MMA nella gabbia, con il ritorno tra gli altri del grande combattente Davide “Barba” Morini.

Livorno, 8 aprile 2012

Carlo Fantoni

Addetto Stampa “Rendoki Dojo”

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Un tuffo nella Londra del calcio: squadre e tifosi nella città dei derby

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londra_mappa_stadiArsenal

Fondato nel 1886 a Woolwich come Dial Square da un gruppo di operai dell’omonima fabbrica di esplosivi, la Royal Arsenal (da qui il soprannome “The Gunners”, i cannonieri”), l’Arsenal è il club che da più tempo milita in Premier League (ininterrottamente dalla stagione 1919-1920) e anche il più titolato della capitale. Nel 2006 ha fatto ritorno vicino al luogo di origine trasferendosi dal mitico stadio di Highbury all’Emirates Stadium (capienza 60.000 spettatori, sempre esaurito nella scorsa stagione), che si trova ad Holloway nel “London borough of Islington”, nel nord di Londra. L’Arsenal conta su una schiera di tifosi molto nutrita ed è la squadra londinese più popolare. La rivalità più forte è il “North London derby” con i seguaci del Tottenham. Essendo uno dei club di maggiore successo del paese, l’Arsenal si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura britannica. Segnaliamo la pubblicazione nel 1992 del libro Febbre a 90°, un’autobiografia di Nick Hornby nella quale sono messe in luce le sue relazioni con l’Arsenal.

Chelsea

Fondato nel 1905, il Chelsea è la squadra londinese che vanta insieme al Tottenham Hotspur il maggior numero di successi a livello internazionale (due Coppe delle Coppe e una Supercoppa europea, oltre a un secondo posto in Champions League). Sin dalla fondazione disputa le partite casalinghe nello stadio Stamford Bridge (42.000 spettatori, sempre “sold out” nella stagione 2010/11), situato nel quartiere di Fulham, West London, e non di Chelsea come sarebbe lecito supporre. Il Chelsea è quinto nella classifica dell'affluenza media di tifosi negli stadi inglesi e tra le squadre londinesi è quella che ha la fama di essere seguita dai ceti più abbienti. Negli anni la tifoseria del Chelsea si è costruita la fama di “tifoseria di destra”, nazionalista e talvolta razzista. I suoi hooligans, e in particolare il gruppo degli Headhunters, sono stati fra i più temibili degli anni ’70 e ’80. Le rivalità più accese sono quelle con i vicini dell’Arsenal e del Fulham, ma anche con il Tottenham Hotspur, il Millwall e il West Ham, mentre sono gemellati a livello internazionale con la Lazio e il Verona (amicizia nata nella metà degli anni ‘70 quando alle Brigate Gialloblù fu concesso di esporre il loro striscione nella temutissima “Shed”) e nel Regno Unito con gli scozzesi dei Rangers e i nordirlandesi del Linfield.

Fulham

Fondata nel 1879, è la squadra di calcio inglese più vecchia della Lega. Lo stadio Craven Cottage (25.000 spettatori, sempre esaurito nella stagione 2010/11), situato sulle rive del Tamigi a Royal Borough of Kensington and Chelsea, è secondo molti il più suggestivo dell’intera Inghilterra. Non a caso il Times lo ha definito uno dei dieci stadi più belli al mondo. Squadra “di nicchia”, il Fulham non ha mai avuto un grandissimo seguito (specie fino a pochi anni fa quando militava nelle categorie inferiori). Il derby più sentito è quello contro il Chelsea, conosciuto come il “West London Derby”, ignorato invece dai Chelsea che considerano quella con il Fulham una rivalità “di seconda fascia”. Il miglior risultato della sua storia è la finale di Europa League raggiunta nel 2010 e persa per 2-1 contro l'Atlético Madrid ad Amburgo.

Queens Park Rangers

Anche il Qpr ha sede nello stesso sobborgo londinese di Fulham e Chelsea. Contrariamente a quanto suggerirebbe il nome è una squadra molto popolare e, chissà perché, è tifata da un cospicuo numero di grandi cantanti, musicisti e compositori quali Ben Harper, Alan Wilder dei Depeche Mode, Ian Gillan dei Deep Purple, Mick Jones dei Clash, Glen Matlock dei Sex Pistols, Robert Smith dei Cure e Michael Nyman. Altro apparente controsenso, visto il nome, è che il Qpr gode di ampio seguito all’interno della comunità irlandese di Londra per il fatto che negli anni ’60 il suo stadio era il più vicino all’enclave irlandese che si trovava a nord-ovest di Londra. Attualmente gioca nel piccolo Loftus Road (18.000 spettatori, 15.000 di media lo scorso anno nella cavalcata trionfale che ha condotto il Qpr in Premier) a Shepherd’s Bush, nel borough di Hammersmith and Fulham.

Tottenham Hotspur

L’Hotspur FC fu costituito nel 1882 da alcuni studenti di grammatica della All Hallows Church membri dell’Hotspur Cricket Club. Il nome Hotspur si riferisce a Sir Henry Percy (Sir Harry Hotspur), l’”Harry Hotspur” di cui si parla nell’Enrico IV di Shakespeare e che viveva in quel luogo nel XIV secolo (i suoi discendenti erano proprietari terrieri presso Hotspur). Il Tottenham è da sempre una delle squadre inglesi più importanti e una di quelle più sostenute oltremanica. Nella stagione 1960-1961 diventò la prima squadra a conquistare il double, vincendo FA Cup e Premier League e raggiungendo il record di 115 gol segnati. Due anni dopo il primo trofeo europeo vinto, la Coppa delle Coppe 1962-1963, fece diventare il Tottenham la prima compagine inglese capace di vincere una competizione continentale. In ambito europeo ha vinto anche due Coppe Uefa (1971-1972, 1983-1984). Lo stadio che ospita le partite casalinghe del Tottenham è il White Hart Lane (36.000 spettatori, sempre pieno la scorsa stagione), inaugurato nel lontanissimo 4 settembre 1899. Tradizionalmente, tra i tifosi degli Spurs vi sono molti inglesi di origine asiatica ed ebraica (Tottenham è il quartiere londinese a più alta concentrazione ebraica), tanto da essere chiamati in senso dispregiativo “Yids” (contrazione di “yiddish”, giudei).

West Ham United

Tra le compagini londinesi che militano nella Championship, la più famosa è senza dubbio il West Ham che, al contrario di quanto sembrerebbe suggerire il nome, ha il suo feudo nell’East End londinese. Fondato nel 1895 con il nome di Thames Ironworks F.C. (da qui il vero soprannome dei tifosi, “Irons”, di gran lunga preferito ad “Hammers”, a sua volta derivante dai martelli incrociati che ne costituiscono lo stemma ufficiale) e trasformato in West Ham United nel 1900, disputa gli incontri casalinghi nel Boleyn Ground (35.000 spettatori, 33.000 di media nella stagione scorsa, quella della retrocessione), stadio spesso chiamato Upton Park dal nome della zona in cui sorge (il borough di Newham). Il West Ham ha lottato per il titolo solo una volta, nel 1985-1986, ma è rimasto per la maggior parte della sua storia nella massima serie. Ha vinto la FA Cup tre volte e la Coppa delle Coppe nel 1964-1965. La tifoseria ha rivalità particolarmente accese, prima su tutte quella col Millwall, culminata spesso in vere e proprie guerriglie tra le rispettive bande hooligan. Iniziata come una fiera rivalità tra una squadra di costruttori di navi ed una di operai portuali si è trasformata in aperta ostilità durante lo sciopero generale del maggio 1926 quando tutti gli operai dei Royal Docks, sulla sponda nord del Tamigi (la zona di West Ham) fecero sciopero, mentre i portuali dei Millwall Docks continuarono a lavorare. Quel conflitto tra operai in sciopero e crumiri si trasferì sui campi da calcio, infiammando la rivalità tra le due squadre e dando origine all’East London Derby. Tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 la banda hooligan denominata Inter City Firm, si rese protagonista di durissimi scontri salendo alla ribalta come una delle bande più violente in assoluto del panorama nazionale.

Millwall

Secondo alcuni, assistere negli anni ’70 e ’80 ad una partita del Millwall al vecchio The Den significava fare un’esperienza unica nel suo genere. Uno stadio scomodo, malfatto, irregolare e asimmetrico, ma proprio per questo unico, nel bel mezzo di una delle zone più povere e problematiche di Londra (Bermondsey, Cold Blow lane, Isle of Dogs), abitata da portuali e manovali ad estrazione sociale rigorosamente working class. Non a caso i tifosi del Millwall erano (e ancora lo sono) tra i più violenti e razzisti (insieme a quelli di Chelsea e Leeds) di Inghilterra: il loro principale gruppo hooligan, i Bushwackers, sono uno dei gruppi più famosi di tutta la storia hooligan inglese ed europea. È loro l’invenzione del “Millwall brick”, un’arma fatta con un giornale arrotolato. Il motivo della fama del Millwall è tutto qua dal momento che calcisticamente il Millwall si è sempre barcamenato tra la seconda e la terza divisione. Il nuovo The Den può ospitare fino a 20.000 spettatori ma la scorsa stagione in Championship la media di presenze si è attestata sulle 12.000 unità, a testimonianza del fatto che quella del Millwall non è mai stata una tifoseria di massa.

Crystal Palace

Fondato nel 1905, il Crystal Palace si chiama così perché è stato fondato nel celebre palazzo di cristallo londinese.

Nella sua storia ha raggiunto i migliori risultati all'inizio degli anni ’90 con la finale di FA Cup del 1990 persa al replay e il terzo posto in campionato nel 1991. Lo stadio Selhurst Park (26.000 spettatori, 15.000 presenza di media lo scorso anno in Championship) si trova nel sud di Londra, in South Norwood, borough di Lambeth. I fans del Crystal Palace, che garantiscono al club sempre un buon seguito, hanno nel Charlton Athletic (con cui giocano il South London Derby), nel Millwall e nel Brighton & Hove Albion i principali rivali.

Charlton Athletic

La squadra londinese col maggior seguito in League One (la terza serie inglese) è senza dubbio il Charlton Athletic. Fondata nel 1905, gioca al The Valley (27.000 spettatori, una media di ben 15.000 la scorsa stagione), nel Borough di Greenwich, nell’est di Londra, su un terreno scavato nella roccia agli inizi del secolo scorso da volontari tifosi degli “Addicks” (termine la cui etimologia è di fatto ignota). Acerrimi rivali del Charlton sono il Crystal Palace e il Millwall.

Brentford

Fondato nel 1889, il Brentford ha ottenuto il suo miglior risultato con i quarti di finale in FA Cup nella stagione 1988/89. Lo stadio Griffin Park (costruito nel 1904, 12.000 spettatori, 5.000 presenza medie lo scorso anno in League One) si trova a Brentford, nel Borough di Hounslow, sud-ovest di Londra. È noto per essere l’unico stadio di calcio inglese ad avere un pub in ogni angolo ed è situato in una zona prevalentemente residenziale. Griffin Park è sotto la postazione del London Heathrow Airport e i tetti dello stadio sono utilizzati come spazi pubblicitari di grandi dimensioni. Rivali storiche de “le api” (“the Bees”) sono il Fulham e il Qpr che per molti anni hanno militato col Brentford nelle categorie inferiori.

Leyton Orient

Il Leyton Orient è un club dell’est di Londra, precisamente del quartiere di Leyton, nel London borough of Waltham Forest, dove si trova anche il proprio caratteristico stadio, il Brisbane Road (oltre 9.000 posti di capienza, media spettatori lo scorso anno di 4.600 unità). I tifosi chiamano comunemente il club “Orient” o semplicemente “The O’s”. Nella sua storia il Leyton Orient ha partecipato una sola volta al massimo campionato inglese, nella stagione 1962-63. Un sondaggio di una rivista specializzata ha indicato qualche anno fa negli O’s la squadra più simpatica della capitale, tanto che tre tifosi londinesi su dieci la considerano la propria seconda squadra.

In League Two (la quarta serie) troviamo infine Barnet, Dagenham & Redbridge e AFC Wimbledon. I primi hanno sede nel quartiere londinese di High Barnet, nel nord di Londra. Fondato nel 1888, il Barnet non è mai andato oltre la quarta serie. A rendere famoso questo club è soprattutto il suo piccolo stadio, l’Underhill Stadium (6.200 spettatori, poco più di 2mila presenze lo scorso anno), la cui straordinarietà sta nell’avere il campo in discesa. “Un dislivello di parecchie decine di centimetri, ma nessuno s’è mai lamentato perché all’intervallo si cambia e tutti giocano 45’ in salita e 45’ in discesa” (1). Rivale storica del Barnet è l’Enfield, squadra anch’essa del nord di Londra al momento relegata in nona serie.

Il Dagenham & Redbridge, invece, è una squadra senza grande tradizione e seguito (quasi 3.000 spettatori di media lo scorso anno in League One allo stadio Victoria Road, che ha una capienza di 6.000), essendo il frutto di ben quattro fusioni, l’ultima delle quali datata 1992. Squadra del borough di Barking & Dagenham, nell’est di Londra, ha nel Leyton Orient il più acerrimo rivale.

Last but not least, per dirla all’inglese visto che il tema ce lo consente, l’AFC Wimbledon, i cui tifosi hanno scritto una delle pagine più commoventi e pregevoli del calcio britannico. Il Wimbledon che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 riuscì a conquistare la FA Cup ha traslocato nel 2003 a Milton Keynes, nel Buckinghamshire, contro il volere dei propri tifosi. Mentre il Milton Keynes Dons FC cancella ogni legame col suo passato, i tifosi del Wimbledon la rifondano col nome di AFC Wimbledon ripartendo dalla decima serie. Al momento il club ne ha scalate già sei. Oltre 4.000 tifosi di media hanno accompagnato lo scorso anno la trionfale promozione dalla Conference (la quinta serie). I loro rivali più acerrimi? In questo caso, più che parlare di rivali è lecito parlare di nemici, peraltro mai incontrati finora. Stiamo parlando ovviamente dell’MK Dons, al momento militante un gradino più in alto, in League One.

NOTE

Roberto Gotta, Le reti di Wembley. Viaggio nostalgico nella Londra del calcio, prefazione di M. Marianella, Libri di Sport, 2005 (1a ediz. 2003), pp. 255.

Tito Sommartino

tratto da Senza Soste n.67

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