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SPORT

Matteini segna al Pisa e mostra maglia Livorno, tensione sugli spalti

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Un'esultanza che scatena tensione sugli spalti.

matteini_pisa_reggianaE' quella dell'attaccante livornese Davide Matteini che, andato in rete con la maglia della Reggiana contro il Pisa, ha festeggiato il gol mostrando una maglietta inneggiante al Livorno.

Tutto è accaduto a inizio secondo tempo di Pisa-Reggiana di Prima divisione, Matteini realizza il momentaneo pareggio degli ospiti (la partita finira’ 2-1 per la squadra di casa), si toglie la casacca da gioco ed indica piu’ volte la maglietta della salute.

Il pubblico della gradinata comincia ad accalcarsi al divisorio, senza nessuna conseguenza. Per il resto della partita dagli spalti vengono gridati molti cori contro il giocatore, soprattutto al momento della sua sostituzione. E quando al quarto minuto di recupero segna il goal del 2-1 per il Pisa, l’attaccante dei locali Leonardo Perez corre verso la panchina della Reggiana offendendo a piu’ riprese Matteini, reo di essere livornese.

Gia’ un anno fa con indosso la maglia del Cosenza, Matteini si era reso responsabile di un gesto provocatorio nei confronti del pubblico dell’Arena Garibaldi, al quale aveva mostrato il dito medio durante un’azione di gioco.

tratto da http://www.ilrestodelcarlino.it

18 marzo 2012

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Reggina-Livorno 2-1. Il Livorno illude, la Reggina vince

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logo_livornoIl Livorno torna sconfitto da Reggio Calabria e porta a 22 le giornate in cui la squadra amaranto subisce reti. Gli uomini di Madonna illudono con Paulinho che al 22' insacca di testa un bell'assist di Salviato. Ma è solo un fuoco di paglia. La Reggina infatti si mostra molto più determinata degli uomini degli amaranto e ribaltato il risultato grazie alle reti, entrambe spettacolari, di Viola al 34' del primo tempo e del neo entrato Montiel al 31' della ripresa, che su calcio di punizione da 30 metri fissa il risultato sul 2-1. Con questa sconfitta, e con i risultati poco favorevoli di oggi, il Livorno vede il quintultimo posto a soli 5 punti di distanza. Fondamentale la gara di sabato prossimo, ma lo sono ormai tutte, che vedrà scendere al Picchi il Modena degli ex Perticone e Perna, che oggi ha scavalcato gli amaranto in classifica.

Clicca su "Leggi tutto" per il tabellino dell'incontro

Reti: 22'pt Paulinho (L), 34' pt Viola (R), 31' st Montiel (R)

Reggina (3-5-2): Zandrini; Freddi (29' pt D'Alessandro), Emerson, Angella; Rizzato, Barillà, Armellino, Rizzo, Ragusa (44' st De Rose); A. Viola, Ceravolo (13' st Montiel)
Allenatore: Gregucci
Livorno (4-3-1-2): Bardi; Salviato (32' st Meola), Knezevic, Sini, Lambrughi; Filkor (32' st Morosini), Luci, Belingheri (38' st Schiattarella); Siligardi; Dionisi, Paulinho
Allenatore: Madonna

Arbitro: Palazzino di Ciampino
Collaboratori: Segna e Del Giovane
Quarto ufficiale: Gallo

Ammoniti: Salviato, Dionisi (L), Barillà, Freddi (R)
Angoli: 5-0
Recupero: 1' e 4'

***

La pagella

Bardi: dimostra qualche incertezza negli interventi sulle palle alte, poco può fare in occasione del primo goal reggino. La punizione di Montiel era da molto lontano e non sembrava che fosse così imprendibile. E’ piaciuto molto di più altre volte. Voto 5.5

Salviato: soffre da matti nel primo tempo le incursioni veloci dalla sua parte, buono il cross per Paulinho. Il bilancio è in rosso. Voto 5.5

Meola (dal 32° st): entra subito dopo la rete decisiva, difende la sconfitta. Senza voto.

Sini: rendimento discreto in generale. Purtroppo lascia spazio a Viola che inventa il goal della giornata, e la leggerezza pesa da matti. Inoltre si mangia una rete di testa da due metri …  Voto 5.5


Knezevic: pilota bene la difesa, con la sua consueta grinta ed esperienza. Voto 6

Lambrughi: la Reggina preferisce l’altro lato del campo per attaccare, e quindi il terzino ha modo di avanzare diverse volte, sebbene senza fare scintille. I compiti difensivi li svolge discretamente, si guadagna la pagnotta. Voto 6

Belingheri: corre molto e tampona, senza rischiare. Nella ripresa cerca anche qualche uscita offensiva, velleitaria.  Un po’ leggerino. Voto 5.5

Schiattarella (dal 38° st): spende la sua freschezza cercando qualche penetrazione, senza risultati positivi. Senza voto.

Luci: colpisce male  in corsa, lanciato da Belingheri, una palla molto importante. Sarebbe stato il vantaggio a meno di venti minuti dalla fine. Tre minuti dopo il vantaggio decisivo lo trova la Reggina. Intendiamoci, non ha da rimproverarsi niente, lui spende sempre tutto quello che ha. Voto 6

Filkor: fa solo contenimento, con discreto profitto. Voto 6

Morosini (dal 32° st): si piazza sulla tre quarti avversaria cercando di far filtrare palloni buoni in mezzo. A quel punto, però, il Livorno è un po’ sulle gambe e c’è poco da fare. Senza voto

Siligardi: si vede soltanto per la staffilata che fa volare il portiere avversario e per poco altro. Voto 5.5

Dionisi: non trova praticamente mai buone conclusioni offensive, anche se disputa una gara positiva per volontà e movimenti. Voto 6

Paulinho: anticipa alla grande Freddi di testa segnando una bella rete, proseguendo nel suo momento positivo. A questo bel goal unisce una prestazione di sostanza in tutte le voci, tecniche ed agonistiche. Voto 6.5

Madonna:  imposta la partita sul contenimento e sul possesso della palla, cercando di approfittare di ripartenze per pungere. L’avversario fa la partita ma non spinge scriteriatamente, quindi gli spazi per Paulinho e Dionisi non sono troppo grandi. A quel punto i nostri amaranto si adattano agli avversari e non rischiano più di tanto. Nel momento in cui serve dare la svolta alla partita, dopo la bomba di Montiel, i nostri non ne hanno più e non approfittano della paura che pian piano scende nella testa degli avversari. Il mister fa con il materiale di cui dispone, non c’è da fargliene una colpa, anche se vorremmo vedere un maggiore utilizzo di Barone, le cui incursioni potrebbero servire proprio in partite come quella di oggi. Voto 5.5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Cagliari, una via per lo scudetto del 1970

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gigi_rivaNella stagione 1969-70 abitare in Sardegna per i bambini che amavano il calcio non era così semplice. Alla richiesta di avere l’album di figurine del campionato - ricorda lo scrittore Marcello Fois - l’edicolante sotto casa allargava puntualmente le braccia e senza troppa convinzione, ipotizzava un improbabile “passa domani”. Nel frattempo i cugini “continentali” avvertivano al telefono di aver già collezionato il bomber Riva, l’ala Domenghini e il centralone Niccolai.

Quell’anno la rivincita per i ritardi delle spedizioni “oltremare” fu storica. Il Cagliari allenato dal compianto Manlio Scopiglio, dopo essere balzato in testa alla quinta giornata, conquista lo scudetto. E’ il 12 aprile 1970. Al triplice fischio allo stadio Amsicora comincia una festa indimenticabile che si trasferirà poi per le strade. E in città per giorni non dormirà nessuno.

Oggi, a distanza di quasi 42 anni da quell’impresa, dai banchi del consiglio comunale del capoluogo sardo arriva la richiesta di dedicare una via o una piazza al Cagliari Campione d’Italia 1969/70. Primo firmatario del documento è Ferdinando Secchi, consigliere dell’Italia dei Valori. “Quel trionfo fu una affermazione che andò oltre il mero significato agonistico – sottolinea Secchi – e deve far capire ai giovani di oggi la grande importanza culturale e sociale che ebbe per la nostra città e in generale per la nostra terra”.  Presentata come rifugio di “pecorai, banditi e latitanti”, la Sardegna, trascinata dalle vittorie calcistiche, si propone per la prima volta come un pezzo rispettabile di quell’Italia da cui si sentiva distante. Staccata, non solo geograficamente. “L’impresa fu compiuta alla fine degli anni sessanta – prosegue Secchi - in un contesto isolano di banditismo e baschi blu, quando a contrastare i molti pregiudizi sulla nostra isola, e di conseguenza sul suo capoluogo, c’era la squadra capeggiata, idealmente, da Gigi Riva che sbaragliava gli avversari soprattutto in quegli stadi che la accoglievano gigi__corradocon cori offensivi”. L’11 aprile, la proposta di inserire la squadra scudettata nella toponomastica cittadina sarà formalizzata al sindaco Massimo Zedda, di dichiarata fede rossoblù. Basterà a far proseguire "la rivincita dei banditi"? Intanto a sostegno della richiesta è nato un gruppo su facebook, che nelle ultime settimane ha fatto incetta di iscrizioni.

A riportarci all’epoca dello scudetto è uno protagonisti di quella squadra, Corrado Nastasio, il vice-Riva. “Lontano dalle proprie coste - racconta Nastasio - la Sardegna era conosciuta per i rapimenti e la figura di Graziano Mesina. L’arrivo dell’Aga Khan aprì l’isola a livello turistico. Una terra bellissima, ancora allo stato naturale. Contemporaneamente venne fuori anche un certo Gigi Riva, che non ci mise molto a diventare il simbolo del calcio sardo”. Il senso di appartenenza per la squadra cresce, diventa un atto di fede. “Intorno a noi c’era una pressione incredibile e un seguito fuori dal normale – prosegue Nastasio - ma anche grande rispetto da parte dei tifosi. Frequentavamo spesso via Garibaldi: trovavi GoriAlbertosi che giocavano a carte nei bar, Riva che beveva tranquillamente l’aperitivo e noi più giovani a passeggio. A volte mi è capitato anche di vedere dei processi di Mesina e posso garantire che facevano lo stesso effetto di una partita di calcio. Le persone accorrevano a centinaia ad ammirarlo, applaudirlo e sostenerlo. Fuori e dentro i tribunali si accalcavano ad aspettare le sentenze, tra l’altro già scritte, ma per tutti, era “il bandito buono”. Anche il calcio era diverso. “Si guadagnava bene ma non troppo. Le rose erano ristrette, ci si allenava poco e niente e qualcuno fumava tra primo e secondo tempo: cose impensabili per il calcio di oggi”.

tratto da you-ng.it

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Ultimo aggiornamento Sabato 17 Marzo 2012 11:07

Dalla tessera alla fidelity card non cambia nulla

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Tessera_tifoso_NODalle “guerre in trappola” al supporter neoliberista. Dagli scontri tra bande giovanili del film “Rusty il Selvaggio” alla violenza collettiva istituzionalizzata in “Rollerball”. La tessera del tifoso cambia nome, ma la sostanza rimane inalterata. Anzi, la nuova veste dell’odiato strumento normativo sferra il colpo di grazia a quella che un tempo fu la controcultura ultras, portando a compimento un vasto processo di mercificazione del tifo organizzato, iniziato circa venti anni fa. Così migliaia di ultrà sono messi a lavorare nell’industria del calcio sociale, senza percepire reddito, e con l’illusione di essere liberi, come già diversi milioni di utenti dei social network. È la semplice presenza di ogni singolo individuo allo stadio o sul web che consente alla macchina ludico-comunicativa di continuare a funzionare.

Al di là dei roboanti annunci, sono soltanto economici gli interessi che si agitano dietro la cosiddetta Fidelity Card lanciata dalla FIGC. Tra le vecchie guardie delle curve italiane, in tanti fanno notare che rispetto alla prima tessera, non cambia nulla. Ci sarà ancora l’odiosa distinzione tra “buoni” e “cattivi”. Continuerà ad essere bandito dagli stadi, e non potrà seguire la propria squadra in trasferta, chi in precedenza è stato colpito dal Daspo, il divieto di assistere alle competizioni sportive. La sua “cittadinanza” in curva sarà a discrezione esclusiva delle questure.

E dire che la tessera del tifoso era stata dichiarata illegittima già dal Consiglio di Stato nel dicembre scorso in accoglimento dell’appello del Codacons e della Federsupporter contro la decisione del Tar del Lazio che in precedenza aveva respinto il ricorso presentato dalle due associazioni. Il supremo organo riconosceva che non è giusto costringere un tifoso ad acquistare un carta di credito ricaricabile:  sarebbe una violazione della libertà di scelta economica del consumatore di calcio.

Con la nuova Card, al possessore di tessera sarà consentito di acquistare un biglietto anche per un amico non tesserato. Si istituzionalizza così un esperimento già avviato da alcune società calcistiche, che in fondo ripropone la figura del prestanome, il garante nella richiesta di un mutuo alle banche.

Oggi cavie del marketing, un tempo cavie da manganello. In conseguenza delle leggi speciali approvate negli ultimi due decenni dai governi italiani in materia di repressione del fanatismo calcistico, di fatto sono stati cancellati principi come l’inviolabilità della persona, la flagranza di reato e la presunzione di innocenza. Dalla metà del secolo scorso, agli ultrà è stato assegnato il ruolo di demoni utili per tutte le stagioni. Sul loro mito negativo sono state sperimentate strategie militari da adoperare in seguito nel contrasto delle lotte sociali. S’è trattato di una tragica “terapia” di massa. Tante sciarpe colorate di ultrà e tifosi sono rimaste insanguinate sull’asfalto, in conseguenza di comportamenti irresponsabili o violenti degli uomini al servizio dello Stato. In epoche diverse, Gaetano Plaitano, Pasquale Ammirati, Stefano Furlan, Celestino Colombi, Sergio Ercolano, Gabriele Sandri, hanno perso la vita. Molti altri sono usciti da pestaggi e cariche col corpo segnato da danni permanenti. Tutto questo avveniva mentre multinazionali e avventurieri del marketing compravano e svendevano i linguaggi delle curve organizzate. Schede telefoniche, marche di biscotti, aziende di gadget e abbigliamento, persino gli stessi partiti politici fecero incetta di slogan e simboli “rubati” al mondo dei supporters. Adesso arriva la stretta finale: da consumatori un po’ riottosi, gli ultrà diventano beni di consumo a tutti gli effetti. Persistono alcune esperienze resistenti, tentativi di riappropriazione del calcio dal basso, tuttavia rispetto alla vastità del passato fenomeno, appaiono residuali. In un certo senso, ha ragione l’ex ministro Maroni: “hanno vinto gli ultras”. Sì, ma soltanto quelli che non si sono lasciati rinchiudere nelle riserve.

Claudio Dionesalvi

tratto da Il Manifesto del 15 marzo 2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Marzo 2012 21:24

Tessera del tifoso, avv. Contucci: "Fidelity è un operazione di facciata, il vero problema non è stato risolto"

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tessera_del_tifosoMANA' SPORT 24 - L'avvocato penalista Lorenzo Contucci si è espresso in riferimento all'evoluzione della tessera del tifoso annunciata dal direttore generale della Figc Antonello Valentini: 

“La ‘Fidelity Card’ è un’operazione di facciata, il problema vero non è cambiato: un soggetto che ha già scontato la propria condanna o diffida per fatti anche remoti continuerà a non poter avere la possibilità di entrare alla stadio. Alla Tessera del tifoso è stato cambiato il nome, ma di fatto l’anima della “Fidelity card” resta la stessa. Non mi risultano che ci siano state delle modifiche sostanziali, allo stato resta un’operazione di facciata, se poi troverà della concretezza dipenderà dalle decisioni delle singole società sportive per renderla più appetibile. Ma il problema vero, ovvero su chi potrà usufruirne, non si è ancora risolto. Un soggetto che ha già scontato la propria condanna o diffida per fatti anche remoti continuerà a non poter avere la possibilità di entrare alla stadio. Questo è il punto principale che non è stato risolto. Fa piacere che non si debba più parlare di 'Tessera del tifoso', ma la sostanza non cambia. Credo che al momento si possa definire un gioco mediatico e politico, è stato semplicemente cambiato un nome ad uno strumento”.

Sull'aspetto legislativo:

“La Tessera del tifoso non era niente altro che una carta di credito ricaricabile, questo era il vero obiettivo delle squadre di calcio. Grazie, poi, al Consiglio di Stato ed a FederSupporters la tessera è stata scissa da un mero strumenti di lucro. Questo difetto, dunque, è stato risolto da organi giurisdizionali; ora resta l’ultimo aspetto, ossia la modifica della norma di Legge che priva di tornare ad assistere a qualsiasi manifestazione sportiva per tutta la vita chi ha commesso e scontato un reato. Vorrà dire che faremo cambiare anche questo aspetto da un giudice e non, come si sperava, da Parlamento. Devo dire la verità stanno facendo di tutto per non riempire gli stadi. Penso, per esempio, che siamo l’unico Paese del Mondo in cui diventa normale la chiusura di una tribuna (Tevere, ndr) in un derby: questo la dice tutta sul sistema di polizia che si è deciso di utilizzare per contrastare il fenomeno della violenza negli stadi”.

Sulle parole di Valentini, che presentando la nuova “Fidelity Card” ha paventato una trasformazione radicale rispetto al precedente strumento (“Meno di controllo e con più servizi”):

“E’ una strategia di informazione per far digerire qualcosa che non è ancora metabolizzato. Per quanto riguarda le tempistiche di rilascio c’è la volontà di eliminare i tempi di attesa, ma ribadisco, dal punto di vista della sicurezza questo cambiamento non sposta nulla”.

La soluzione, secondo Contucci: 

“La soluzione è molto semplice  basta rientrare nei parametri della Costituzione: se si vuol dare un segnale distensivo si deve fare in modo che il tifoso non venga discriminato rispetto ad altre persone. Cosa che per esempio avviene in Inghilterra, dove il metodo Thatcher non ha mai proibito una trasferta, anzi ha agito con lo scopo di modernizzare stadi e decisioni. Dove c’è ordine, la gente tende a comportarsi in modo ordinato"

12 marzo 2012
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Marzo 2012 13:19

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