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Protti: "Sogno di fare il dirigente del Livorno ma vorrei garanzie"

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protti-Livorno – “Il mio grande sogno è fare il dirigente nel Livorno, ma per entrare in società avrei bisogno delle giuste condizioni, di garanzie, in altre parole di un ruolo definito con una certa e riconosciuta autonomia, in modo da poter lavorare al meglio per il bene del club”. E ancora: “Mi piacerebbe svolgere un ruolo a metà fra il direttore sportivo e il team manager. Insomma, non vorrei occuparmi solo della scelta dei giocatori per la squadra, ma vorrei anche stare con i ragazzi”.
Ad affermarlo, nel corso di un incontro svolto nella serata di ieri, giovedì 27 ottobre, al Panathon Club di Livorno, è stato Igor Protti, ex capitano e bomber della formazione amaranto, idolo dei tifosi del Livorno.

Protti non si è risparmiato. Cortese come sempre, pacato, equilibrato, non ha dribblato nessuna delle domande che gli sono state poste, anche se talvolta ha usato la diplomazia. A una domanda sul futuro prossimo del Livorno, ha risposto in punta di fioretto: “Che quest’anno vi sia qualche problema per tentare il ritorno in Serie A, mi pare evidente. Ma non mi va di dare giudizi su una squadra che in ogni caso sta facendo del suo meglio e che ha in organico anche dei giovani interessanti e futuribili”. E sul patron amaranto, Aldo Spinelli, ha affermato: “E’ stato per sei anni il mio presidente ed anche su di lui non intendo dare giudizi. Mi limito ad osservare che è un tipo che, talvolta, si fa prendere dall’emotività. Però devo anche dire che è da dodici anni alla guida della società e che in questi dodici anni il Livorno ha toccato vertici impensabili e vissuto momenti indimenticabili”.

Protti venne a Livorno per la prima nel 1985, all’età di 18 anni, portato dall’allora direttore sportivo Beppe Galassi. Arrivò dal Rimini, squadra della sua città natale, e l’amore per la maglia amaranto scoccò subito.

“Il Livorno e Livorno mi sono immediatamente entrati nel cuore perché questo è stato il primo stadio in cui mi sono sentito un giocatore vero. Avevo già debuttato nel Rimini in Serie C, ma qui si può dire che ho fatto un altro debutto. Poi a Livorno ho conosciuto la ragazza che è diventata mia moglie. E della Livorno di metà anni Ottanta ho il ricordo di una città in cui la gente, i tifosi, sognavano la Serie B, al massimo quella, perché erano già quindici anni che il Livorno era in Serie C. Esserci tornato nel 1999 ancora in Serie C ed aver contribuito nel 2004 a portare la squadra in Serie A dopo oltre mezzo secolo è stata un’impresa che mai avrei pensato di scrivere e di vivere. Credevo di aver compiuto la mia missione quando nel 2002 salimmo in B. Invece mi sono tolto una soddisfazione più grande, immensa, che mai avrei immaginato”.

Protti ha inoltre parlato del suo attaccamento alla maglia amaranto: “Ricordo di aver fatto inorridire un giornalista, una volta a Bari, quando mi chiese dove avrei voluto giocare. Ero il capocannoniere della Serie A e lui si sarebbe aspettato che dicessi la Juventus, il Milan o l’Inter. Io invece dissi, senza tentennamenti, il Livorno. Lui forse pensò che ero fuori di zucca, visto che il Livorno era in Serie C, ma io sapevo quel che dicevo”.

Protti, bandiera amaranto, è a tutt’oggi il giocatore-simbolo più amato dalla tifoseria amaranto. I livornesi sanno che lui è un idolo anche a Bari, Messina, Napoli e Roma sponda Lazio, ovvero in molti di quei posti in cui ha giocato dopo esser decollato da Livorno e prima di tornare a chiudere la carriera nuovamente in maglia amaranto. Ma il fatto che lui, nato in Romagna,a bbia scelto e scelga Livorno come squadra e città preferita, riempie i tifosi amaranto di orgoglio.

Il Comune di Livorno, anni fa, gli ha dato la cittadinanza onoraria e la società tolse la maglia numero 10 perché lui, per i sostenitori amaranto, è “il 10 per sempre”. Ma lui, in seguito, ha voluto che quella maglia tornasse nella disponibilità della società e della squadra, “perché la numero 10 è affascinante e l’idea che un domani qualcuno può indossarla può servire da stimolo per qualche ragazzino”.

Tuttavia lui simbolo e bandiera lo è comunque, indipendentemente dal fatto che la maglia sia stata o meno ritirata e rimessa in campo. Così, ieri sera al Panathlon, non poteva mancare una domanda sulle bandiere che nel calcio di oggi sembrano non esistere più o quasi. Serafico, ponderato, col tono basso, ha detto: “E’ vero, i giocatori di oggi a volte sbagliano e sicuramente molti, anche se non tutti, hanno delle colpe. Ma delle colpe le hanno anche le società. Io a Livorno ho avuto dalla mia la gente, tanta gente, ma a volte questo non basta. Prendete l’esempio di Del Piero. Lui non è forse una bandiera della Juve? Eppure è stato trattato in quel modo, neanche a metà campionato”. Ad Alex Del Piero la dirigenza della Juventus ha fatto sapere, qualche giorno fa, che la sua avventura in bianconero, dopo vent’anni di militanza, può dirsi conclusa. Anzi, che si chiuderà a giugno. Per lui nella Juventus, infatti, non c’è più spazio. E per Protti un comportamento del genere non va bene. Non può andar bene. Ieri su questo punto ha chiosato: “Certe dichiarazioni sono inutili e gratuite, oltre che dannose per tutti, non solo per il giocatore”.

Marco Ceccarini

tratto da www.amaranta.it

28 ottobre 2011

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Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Ottobre 2011 19:26

Modena-Livorno 1-0

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novellino3Il Livorno esce sconfitto dal Braglia dopo una partita anonima e senza mordente, decisa dal gol in apertura di Stanco a cui l'undici di Novellino non ha saputo rispondere. Per gli amaranto primo tempo da dimenticare e ripresa poco più viva nel finale con soltanto qualche punizione dal limite senza esito e l'ennesima ghiotta occasione fallita da Paulinho in pieno recupero. Troppo poco per sperare di ottenere un risultato positivo. Sabato al Picchi arriva il Gubbio che lunedì sera sarà impegnato nel posticipo contro il Torino.

Bardi: sorpreso dal tocco ravvicinato di Stanco, ma poco avrebbe potuto. Si mette in mostra alla fine, quando respinge il tiro ravvicinato di Gilioli. Non è il responsabile della sconfitta. Voto 6

Perticone: il migliore degli amaranto, in una giornata veramente grigia. E’ il più tonico, il più battagliero e il più lucido dall’inizio alla fine; da lui partono anche le poche iniziative offensive (?) del primo tempo. Un livornese ad honorem. Voto 6.5

Miglionico: il modo con cui si fa anticipare come un pivello da Stanco è insopportabile. Il resto è routine. Voto 5

Bernardini: non brilla di certo, ma non fa nemmeno errori grossolani. Mediocre, ma innocuo. Voto 5.5

Lambrughi: tarda qualche minuto a entrare in campo, infatti lascia un po’ troppo spazio all’esterno che pennella il cross da cui scaturisce la rete, purtroppo decisiva. Cammin facendo cresce ma senza mai raggiungere un rendimento positivo. Voto 5.5

Genevier: non riesce a fare un passo senza avere tre avversari alle calcagna, almeno nel primo tempo, e per lui che non è un fulmine questo significa essere fuori dal gioco. Nella ripresa va un po’ meglio, ma la sua prestazione non resterà nella storia: sempre le solite punizioni e corner prevedibili, e nulla più. Voto 5

Belingheri: un’ora in campo, la più inutile e vuota. Voto 5

Dell’Agnello (dal 16° st): dopo il suo ingresso la squadra riesce ad assestarsi quasi in permanenza nella metà campo dei canarini. Il bimbo cerca di rendersi utile assumendosi il ruolo di boa, liberando un po’ di spazio a Paulinho, prendendosi qualche legnata. Apprezzabile per quantità, ma non incide. Voto 5.5

Barone: assente nel primo tempo, avendo sofferto della stessa mancanza di spazi che sega Genevier, si riscatta almeno parzialmente nella ripresa quando prende possesso del centrocampo e cerca di sveltire un po’ la manovra. Non ci riesce del tutto, arrivano soltanto palle lunghe. Voto 5.5

Schiattarella: un’altra prestazione molto negativa. Non ne indovina una, non riesce neanche a supplire con la corsa. Esce anche troppo tardi. Voto 5

Bigazzi (dal 7° st): si posiziona sulla destra, poi passa a sinistra. In entrambe le posizioni fa vedere di poter dare cambio di passo e profondità, sebbene in un contesto generale di gran confusione  riesce a essere uno dei migliori. Voto 6

Piccolo: stesso discorso fatto per Schiattarella. Il Modena mura le fasce, l’ex piacentino si intestardisce e sbatte senza speranza e senza fare niente di buono. Voto 5

Rampi (dal 34° pt): il giovane perugino indovina una buona posizione, forse un tantino avanzata rispetto a quella di Piccolo, e almeno a partire dalla ripresa (cambiando però fronte, spostandosi a destra) costringe gli avversari sulla difensiva. Una prestazione almeno decorosa. Voto 6

Paulinho: salta il primo tempo, nel quale non vede letteralmente un pallone. Inizia praticamente a giocare dalla metà del secondo tempo, quando finalmente il Livorno mette la testa fuori dal guscio e, anche se in modo abborracciato, cerca di pareggiare. A trenta secondi dalla fine gli capita una (1) palla goal colossale sottoporta, ha il tempo e la bravura di coordinarsi ma la spedisce alle stelle. Sarebbe stato il goal che gli cambiava l’annata, forse sbagliarlo gliel’ha cambiata in un altro senso. E’ un vero peccato. Voto 5

Novellino: si è sgolato per tutto il tempo, i suoi allievi non lo ascoltavano. Sicuramente nemmeno lui si aspettava una prestazione così sciatta e inconcludente: non sembrava nemmeno una squadra,  e questo è il lato peggiore. A lui trovare le contromisure, le assenze (pesanti, è vero) non bastano a spiegare quello che abbiamo visto oggi. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da www.alelivorno.it

22 ottobre 2011

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Lenny perde il titolo internazionale IBF alla decima ripresa

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L'arbitro ha sospeso l'incontro alla decima ripresa quando Lenny dopo aver perso il paradenti ha subito una serie di colpi alle corde. Decisione contestata dallo stesso pugile e dai tifosi

lenny2L'atmosfera era quella delle grandi occasioni. Diretta Rai, telecronisti e troupe al seguito, bell'allestimento di luci, un maxischermo che proiettava dal campo le immagini della Rai e Luca Salvetti a presentare la serata. Oltre che la consueta presenza di pugili campioni del passato e quella del grande Igor Protti. Il tutto contornato da una grande cornice di pubblico che ha risposto come sempre all'appello del proprio pugile e al richiamo di una bella riunione di boxe con 3 incontri professionisti con il clou proprio nel titolo internazionale IBF detenuto da Lenny Bottay.

Questa volta però non è andata come le altre. Lenny ha perso il suo titolo internazionale in una serata finita purtroppo con un Ko sancito dall'arbitro che ha interrotto l'incontro alla decima ripresa.

Dieci riprese in cui Lenny, seppur più contratto rispetto ad altre volte, era in vantaggio ai punti. Così ha riferito chi ha visto i cartellini a fine incontro. L'avversario seppur solido e con un gran fisico fino a quel momento non aveva fatto sfracelli. Sempre piazzato in mezzo al ring, guardia alta e ben chiuso, si è subito dimostrato un avversario duro da attaccare.

Probabilmente se Lenny avesse trascinato l'incontro alla dodicesima ripresa senza rischiare e boxando di rimessa, ora saremmo a raccontare un altro finale. Ma quella non è la sua boxe e come sempre il puggile livonrese ha cercato di giocarsela fino in fondo accettando gli scambi e boxando per la sua gente. Alla decima ripresa però un montante e un destro del francese Hamilcaro sono andati a bersaglio, scaraventando Lenny sulle corde e il paradenti in terra. Qui il francese ha continuato con una serie di colpi e l'arbitro si è messo nel mezzo decretando la fine del match.

Lenny ha subito contestato questa decisione mostrando chiaramente di essere in grado di continuare, ma l'arbitro ormai la sua decisione l'aveva presa. A fine incontro si sono formati molti capannelli di ex pugili che commentavano proprio l'epilogo finale. Una versione che ha trovato d'accordo molti è che, non essendo previsto nel regolamento IBF il conteggio in piedi, Lenny avrebbe dovuto mettere un ginocchio in terra per farsi contare e poi riprendere.

A fine gara Lenny, come suo solito, ha preso il microfono per parlare al suo pubblico (guarda il video), ringraziarlo e rendere omaggio al vincitore. L'amarezza per la sconfitta e per l'episodio finale l'ha rissunta con una sola frase: "Non si può fermare un incontro di professionisti così". Al di là dei regolamenti, la sensazione di tutti era proprio questa.

Nello sport ci sono anche le sconfitte, ma la sensazione avuta stasera è che Lenny abbia ancora qualcosa da dire sui ring e lo stesso manger Cavallari si è detto certo che il suo pugile da questa sconfitta ripartirà come sempre con la consueta grinta e il suo modo di intendere la boxe.

per Senza Soste, Franco Marino

22 ottobre 2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Ottobre 2011 11:32

"Un'altra Battaglia!" Al Palamacchia servirà il supporto di tutti per Lenny!

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lennynicchiTutto sembra essere finalmente pronto per un nuovo evento di rango che la Fortitude e Lenny regaleranno al favoloso pubblico livornese e alla storia della boxe cittadina.

Il titolo internazionale IBF infatti verrà nuovamente messo in palio venerdì 21 ottobre al Palamacchia tra la nostra "mangusta" ed il forte e quotato francese Jean Michele Hamilcaro (14+ 4- 2=) vincitore della scorsa coppa di lega francese e che occupa solo poche posizioni nel mondo sotto al nostro portacolori nelle classifiche. Proprio per questo sfida che il calcolatore mondiale boxrec ha classificato con ben due stelle, quindi di vero interesse.

Stando a quanto ci viene riportato il giovane francese è un fighter incline allo scontro, terreno in cui Lenny ha dimostrato più volte di non sottrarsi, anche contro i suoi interessi. Ciò indica, come analisi tecnica, che venerdì al Palamacchia non ci saranno da girare troppo i pollici ed il tifo avrà come sempre, e forse ancora di più, un ruolo determinante per il nostro pugile.

Niente di più si può dire, i "progetti", come afferma lui stesso, non fanno testo e conta il presente, sappiamo cosa significherebbe un'altra vittoria  ma è giusto pensare che conta vivere bene quello che si fa con orgoglio, al dilà di ogni risultato, ed in questo Lenny fino ad oggi ha fatto scuola.

Ha sempre rifiutato il ruolo di campione, di proiettarsi oltre a quello che fa, e si è sempre distinto per quel suo modo di concepire gli eventi come un momento da condividere con passione e semplicità con tutta la sua gente.

Per questo non ha mai accettato "passeggiate" e si è guadagnato un rispetto puro ed un pubblico che lo ricambia a pieno.

Non solo livornesi ma amici e sostenitori che arrivano da ogni parte, Roma, Milano, Genova... etc etc qualcuno anche dall'estero, un connubio che ha una storia di vita e di strada, radici profonde, e ricorda a quanti vorrebbero lo sport come un prodotto da consumare, che si può e si deve anche poter vivere il tutto in maniera molto popolare e dal basso.

Guarda Video Promo di presentazione del Match!

tratto da www.spesfortitude.it


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Il sabato di Senza Soste: Livorno-Reggina 0-2

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MissiroliIl Livorno perde in casa con la Reggina nella decima giornata di campionato. Una sconfitta che, seppur immeritata, evidenzia quelli che ad oggi sono i due più grandi limiti degli amaranto: la continuità di rendimento e i risultati all'Armando Picchi (dei 15 punti in classifica il Livorno ne ha fatti appena 5 in casa a fronte dei 10 in trasferta).

La partita
Novellino presenta lo stesso undici che ha sommerso di gol l'Albinoleffe: Mazzoni tra i pali, difesa a quattro con Perticone-Miglionico-Bernardini-Lambrughi, centrocampo con Piccolo-Luci-Genevier-Schiattarella, davanti Belinghieri a supportare Paulinho.
Nel primo tempo il Livorno è l'unica squadra in campo. Si gioca a senso unico e la Reggina non si affaccia quasi mai nella trequarti amaranto. Dopo due minuti super occasione per Paulinho (salvataggio reggino sulla linea di porta), e all'ottavo sempre Paulinho si procura un calcio di rigore. Lo stesso brasiliano va sul dischetto, ma il lunghissimo portiere Marino neutralizza il penalty. Il pubblico però non se la prende con lo sfortunato attaccante amaranto, anzi la curva inizia ad incitarlo a gran voce e gli dedica ripetuti cori di incoraggiamento. La giusta medicina per un giocatore indubbiamente bravo ma che ha bisogno solo di sbloccarsi e per farlo deve sentire la fiducia della piazza. Fra l'altro il primo tempo di oggi di Paulinho è ancora una volta ottimo: catalizza palloni, protegge la sfera contro difensori fisicamente molto più forti di lui, fa le sponde con grandissima abilità di palleggio, si gira e palla al piede punta la porta. Come al 31esimo, quando lascia sul posto 4 difensori calabresi e costringe al fallo al limite dell'area uno di loro (ultimo uomo?) che però viene solo ammonito. Nella prima frazione il Livorno ci prova (inutilmente) in tutte le maniere, non solo con Paulinho ma anche con Luci, Schiattarella, Belinghieri, Piccolo. La Reggina resiste e va al riposo con uno 0-0 che non meriterebbe affatto.

Il secondo tempo si apre però con il gol della squadra di Breda: contropiede fulmineo gestito dall'ottimo Missiroli, palla a Ceravolo (mentre Miglionico e Bernardini dormicchiano) che batte Mazzoni in uscita. Sembra la fotocopia di Livorno-Nocerina, prima frazione di marca amaranto e secondo tempo che si apre col gol avversario in contropiede. Novellino al quinto e al 15esimo inserisce Dell'Agnello e Barone per Belinghieri e Schiattarella, poi al 30esimo dentro anche Rampi per Miglionico, ma a dieci minuti dal termine, sempre in contropiede e sempre su iniziativa di Missiroli, la Reggina raddoppia con Ragusa.
La partita a quel punto si chiude, il pubblico si deprime e accompagna stancamente la squadra fino al fischio finale che sancisce lo 0-2.

Giudizi
Difesa: nel primo tempo è inoperosa e può permettersi di giocare alta e supportare il centrocampo nella fase propulsiva, nella ripresa Miglionico e Bernardini non sono esenti da colpe sul gol preso a freddo.
Centrocampo: intensità e buon palleggio nel primo tempo (soprattutto con Piccolo che col mancino sembra poter fare ciò che vuole), maggior fatica a produrre gioco nel secondo, anche perché la Reggina si chiude bene e riparte.
Attacco: meriterebbe ampiamente il gol nella prima frazione, nel secondo tempo troppa confusione e poca lucidità.

Classifica e prossimi turni
Se è vero che la serie B è un campionato infinito, è anche vero però che siamo già a un quarto di stagione, e quindi può essere tempo di un primo bilancio. La valutazione del Livorno può considerarsi appena sufficiente, visto che numericamente siamo fuori dai playoff ma che allo stesso tempo la classifica è cortissima e ci sono tantissime squadre nel calderone delle candidate a dire la loro per la promozione in serie A. Come dicevamo all'inizio, il segnale dei 5 punti fatti in casa contro i 10 in trasferta è l'emblema delle caratteristiche di una squadra che ha come lato positivo il gioco piacevole e la scioltezza con cui gioca fuori casa ma come aspetto negativo la mancanza di esperienza, probabilmente alla base dei risultati che non arrivano all'Ardenza.
Sabato trasferta a Modena contro una squadra in zona retrocessione, poi il sabato sucessivo gara casalinga col Gubbio. Due partite in cui servono 6 punti, se il Livorno vuole presentarsi con fiducia al successivo doppio impegno (martedì 1 e sabato 5 novembre) con le forti Padova e Pescara.

Franco Lucenti

Nella foto l'attaccante della Reggina Simone Missiroli

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Ultimo aggiornamento Domenica 16 Ottobre 2011 00:35

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