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SPORT

Ciao Socrates

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socrates21Si è spento Socrates, per una grave emorragia intestinale, a soli 57 anni.
Scompare un giocatore che è divenuto un mito, come Zico, senza mai aver vinto un mondiale. E, trattandosi di un brasiliano, non è poco. Personaggio irriproducibile nel calcio mondiale da star system di oggi: laureato in medicina, colto, sveglio ma anche alcolizzato.
Che si trattasse di fior di campione ce lo conferma Paolo Rossi, avversario di Socrates nell'epico Italia-Brasile del 1982.

Dal sole24ore.it
"Ricordo il gol che segnò a Zoff - dice Rossi commentando - non ci potevo credere che arrivasse su quel pallone, sembrava lento e invece non lo era".

"Socrates - prosegue Paolo Rossi - era in effetti un falso lento. Era un giocatore di non grande dinamismo, ma dal piede eccelso e soprattutto di grandissima intelligenza di gioco. Con Zico e Falcao era il simbolo di quel Brasile".
Peccato davvero, ciao Socrates. (red) 4 dicembre 2011

Link: Addio Socrates, compagno calciatore

Link: Il Socrate brasiliano nell’Italia degli anni ’80

Video: Il saluto a pugno ciso ei giocatori del Corinthians

tribute to Socrates

http://www.youtube.com/watch?v=4vk2OkagTuY

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Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Dicembre 2011 09:03

Livorno-Verona 0-2: cronaca e pagelle

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spinelli_2Il Livorno subisce la terza sconfitta consecutiva, ancora una volta tra le mura amiche, e scivola in classifica fino ad un solo punto dai playout. Rimasti in dieci al 38' del primo tempo per l'espulsione di Schiattarella, nel momento in cui stavano esercitando maggior pressione sugli ospiti, gli amaranto subiscono il gol di Maietta, per l'ennesima distrazione difensiva, allo scadere del primo tempo. Nella ripresa il Livorno abbandona completamente la scena, il Verona ne approfitta per raddoppiare al 13' con Jorginho e il resto della gara mette in mostra ancora una volta tutti i limiti di questa squadra che oggi, forse più del solito, mostra anche evidenti limiti caratteriali. Nel finale, tanto per gradire, arriva anche l'espulsione di Knezevic. Adesso, con i playout ad un punto, serve davvero una inversione di tendenza prima che sia troppo tardi. Perché la squadra vista in campo oggi, ma anche nelle ultime uscite, se dovesse disputare i playoff avrebbe ben poche speranze di salvezza. Urge correre subito ai ripari, visto che siamo ancora in tempo.

Clicca su leggi tutto per vedere il tabellino

Reti: 47' pt Maietta, 58' Jorginho (V)

Livorno (4-1-4-1): Bardi; Perticone, Miglionico, Knezevic, Schiattarella; Luci; Rampi (55′ Salviato), Remedi (66′ Russotto), Filkor, Bigazzi (46′ Dionisi); Paulinho.
In panchina: Mazzoni, Belingheri, Barone, Piccolo
Allenatore: Novellino

Verona (4-3-1-2): Rafael; Abbate, Maietta, Mareco, Scaglia; Russo, Tachsidis, Hallfredsson (72′ Doninelli); Jorginho; Gomez (72′ Ceccarelli), Ferrari ( 46′ Pichlmann)
In panchina: Nicolas, Cangi, Pugliese, D’Alessandro
Allenatore: Mandorlini

Arbitro: Massimiliano Velotto di Grosseto
Ammoniti: Paulinho, Luci, Filkor (L), Mareco, Ferrari (V)
Espulsi: 38′ Schiattarella, 82′ Knezevic (L)
Calci d'angolo: 4-4
Recuperi: 3' e 3'

Le pagelle

Bardi: il Verona fa control game, il Livorno glielo permette, e gira e rigira questo significa poco lavoro per il giovane estremo amaranto. Nel secondo tempo sventa la rete allungandosi sulla deviazione di testa, ma lo prende subito dopo nell’azione conseguente al corner, non potendo controllare i rimbalzi tipo flipper del pallone. Come quasi sempre, non è colpa sua. Voto 6

Perticone: bravo a coprire, e solido come sempre, si sbilancia forse un po’ troppo in avanti lasciando lo spazio che il Verona sfrutta per chiudere la partita all’inizio della ripresa. Voto 5.5

Miglionico: senza colpe specifiche, un po’ in grigio come tutti suoi compagni. Voto 5.5


Knezevic: la sua espulsione è un po’ fiscale, frutto della mediocrità dell’arbitro. Aveva giocato in modo passabile, anche se un po’ compassato. Voto 5.5

Schiattarella: fa un sacco di movimento ma anche una valanga di errori nei passaggi. Si fa prendere da un raptus, commette un fallo assurdo a centrocampo e si fa espellere; a quel punto la squadra mediocre perde qualsiasi possibilità di sfangarla con la squadra forte, e infatti dopo otto minuti il Verona passa, e chiuderà nel secondo tempo. Voto 4

Rampi: un paio di discrete iniziative sulla fascia, ma niente di più. Voto 5.5

Salviato (11° st): forse Novellino avrebbe fatto meglio a inserirlo nel primo tempo, subito dopo l’espulsione, anziché far retrocedere Luci. Non è Dani Alves, ma è un terzino. Grigio anche lui. Voto 5

Luci: dalla sua la solita grande abnegazione. Stop. Voto 5.5

Filkor: nella ripresa prende spesso l’incarico di far partire l’azione. E’ volenteroso, ma non è il suo mestiere. Bello il suo tiro improvviso nel primo tempo che costringe il portiere scaligero ad una risposta goffa ma, purtroppo, efficace. Voto 5.5

Remedi: lento e un po’ spaesato. Non è stata la sua migliore giornata. Voto 5

Russotto (23° st): entra quando la frittata è fatta. Fa qualcosina, ma con l’avversario di oggi, e in inferiorità numerica, ci voleva ben altro. Voto 5

Bigazzi: prova a spingere, ma si va sempre a imbottigliare nel traffico. Voto 5

Dionisi (dal 1° st): inizia a scaldarsi nel primo tempo, probabilmente Novellino si era accorto di non aver fattto una buona scelta. Anche lui cerca di inventarsi qualcosa, in una situazione di assenza di idee, ma combina poco. Voto 5.5

Paulinho: un bel colpo di testa, una discreta punizione, tante botte. Forse è poco, ma il Livorno di oggi è stato veramente poca cosa. Voto 5.5

Novellino: i cambi portati allo schieramento iniziale, rispetto alla partita precedente, diminuiscono la qualità ma aumentano la solidità. Fino al momento chiave della prima espulsione il Livorno aveva sofferto per venticinque minuti ma poi aveva tirato fuori la testa e messo un po’ in difficoltà il Verona, con un paio di tiri da fuori e con il pressing. Dopo la follia di Schiattarella non c’è stata prontezza nell’adeguarsi, e la partita è finita. La domanda è: servirebbe davvero il cambio di manico? Ce lo dirà l’ineffabile Comm. Spinelli. Voto 5

Ivano Pozzi
tratto da http://www.alelivorno.it
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Ultimo aggiornamento Domenica 04 Dicembre 2011 14:23

Galli e Razzauti salvano un finale di anno all'insegna del Corvo!

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dariomarcoCome si dice a Livorno "ci pareva una barzelletta". Il finale del 2011 non sembrava regalare niente di buono, sarà perchè nel calendario cinese si dice sia l'anno del corvo, oppure perchè la nuvoletta dell'impiegato, forse mandata da qualche dirimpettaio che mal digerisce i successi altrui, deposita pioggia di sfortuna sulla nostra società, la quale tra i mille difetti che forse ha, conserva il grande pregio (raro nell'ambiente...) di "rifiutare ogni forma di invidia per la grloria altrui". Ma forse questo è il peccato...

Siamo partiti con la rocambolesca e infelice sconfitta di Lenny, sfortunata non tanto per il risultato (quando si fanno titoli e match veri tutto ci stà) quanto per il finale arrivato mentre ai punti stava comunque vincendo (il resto  soprassediamo).

Fatto stà, che una serie di eventi negativi ha imprversato fino a sabato 26 novembre, giorno in cui, con grande orgoglio per la Fortitude i nostri Galli Dario e Razzauti Marco ci hanno regalato una splendida finale del Torneo Etruria, alla quale sono arrivati (per regolamento posti agli estremi del tabellone) dopo aver eliminato i rispettivi contendenti della regione (8 iscritti in categoria) dovendosi affrontare in finale con amicizia e rispetto, da "compagni di squadra" ma senza troppe remore.

Assoluti: Passani e Tani fuori di un soffio, Cicchitti salta per infortunio, Gassani vince e si rompe una clavicola.

Nelle tre giornate di Siena, dedicate alla massima manifestazione dilettantistica della regione, la squadra della Fortitude deve subito fare i conti con la prima rata di malauguri.

Michele Cicchitti, elemento di rilievo alla prima esperienza con gli assoluti ma dopo ben tre vittorie nei tornei regionali terza e seconda serie, deve abdicare per un brutto infortunio in allenamento.

Alle gare partecipano quindi solo Passani (69Kg) Gassani (81Kg) e Tani (91Kg). Il primo a salire sul ring è Marco Passani che si sbarazza al primo turno di Andrea Voltarelli della Boxe Nicchi, iniziando un po sornione, accellerando nella parte centrale e controllando nel finale. Vittoria ai punti meritata, anche se qualcuno si lamenta incredibilmente (forse per tradizione familiare?).

Al secondo turno Marco trova il concittadino Michele Ciabattari (Acc. dello Sport), elemento di spessore. Il match è bello e intenso. Ciabattari inizia meglio e Marco finisce  alla grande, costringendo il rivale anche al conteggio. Si va ai punti con un verdetto che, in accordo o meno, ci può stare da una parte come dall'altra, ma di sicuro Marco non lascia niente di incompiuto ed anzi, ha mostrato una grande crescita oltre alle doti che conosciamo già.

E' la volta di Francesco Tani, che a causa di infortuni e match saltati arriva agli assoluti con tre anni di assenza dal ring, e nonostante il carattere non gli manchi per provarci con orgoglio lo stesso, deve cedere di un soffio al coriaceo Landi di Massa, già campione dello scorso anno e col quale Checco aveva già perso ad inizio carriera.

Come detto per Passani, anche Tani ha reso merito alla Fortitude uscendo a testa alta dal ring. Dopo aver dato battaglia a viso aperto al tenace pugile massese, complice forse l'ingenuità che gli ha causato il richiamo ufficiale nel finale, si è dovuto arrendere al giudizio (sia chiaro nulla da contestare) che lo ha visto sconfitto di stretta misura ai punti.

 Dopo le due uscite di Tani e Passani, regolari ma non di certo fortunate, è stata la volta di Federico "super" Gassani che causa il ritiro di Giulio Ravecca della Pugilistica Carrarese (già affrontato e battuto due volte) disputa anticipatamente la finale contro Mirko Fiorenza della Boxe Nicchi, vincendo ai punti bene ma senza strafare, a causa anche delle pessime condizioni fisiche con cui ha dovuto affrontare il torneo.

Neanche il tempo di gioire, per la terza vittoria consecutiva con la quale il nostro "super" ha regalato alla Fortitude in tre anni di assoluti altrettante splendide vittorie, che appena dopo qualche giorno siamo costretti (per la seconda volta su tre qualificazioni alle fasi finali guadagnate) ad abdicare alla fase definitiva di Reggio Calabria, causa la frattura scomposta della clavicola sinistra.

Si dice che "non tutte le ciambelle riescono col buco", forse noi ci abbiamo preso gusto?

Il "Carrarmatino" Sannino fuori al primo turno al torneo Centro Nord Youth di Riccione.

 Dopo ben tre vittorie consecutive negli scorsi anni nei tornei Centro Nord, prima Junior, poi Youth, il nostro Jonny "carrarmatino" Sannino, che si era guadagnato grazie al suo palmares anche la posizione di Testa di Serie, ha trovato la sconfitta in una giornata storta (ci sono anche quelle!) contro un avversario, se pur tenace, di minore esperienza.
Montato sul ring troppo contratto e forse ossessionato dal peso e dal senso di "dovere" un risultato, ha dimenticato invece di godere solo del puro gusto di partecipare ad una competizione per il solo spirito di vivere bene il proprio momento.

Niente da recriminare e nemmeno da imputare al nostro piccolo guerriero, che semmai deve appunto ritrovare la serenità di chi non deve dimostrare niente a nessuno. Le giornate NO, capitano anche ai grandi campioni, e il nostro piccolo T34 ha davanti a se tutte le possibilità (oltrechè le carte) per godersi e regalarci dei bellissimi momenti.

Non ci soffermiamo neppure in attimo all'analisi tecnica delle cose, perchè vogliamo che ritrovi la leggerezza e la spensieratezza di quando con poco più di dieci match in carriera si è ritrovato a contendere i primi posti ai soggetti della nazionale che vantavano cinque volte la sua esperienza.

Per lui inizia il cammino da senior e quindi un nuovo lavoro ed obbiettivo. Per noi un'altra rata di malaugurio versata nella sua completezza.

Il Torneo Regionale Etruria inizia male, ma finisce bene.

Nonostante "quell'uccellacci neri" avessero abbondantemente fatto già il suo, nella prima parte del Torneo Regionale Etruria non ci hanno risparmiato ancora. Il ritiro forzato di Pirrera nei 64Kg, è stato seguito da due sconfitte di Filippi e Dell'omodarme, dovute a prestazioni decisamente sottotono. Tuttavia nella parte finale del torneo si è delineata la svolta nei confronti della "macumba" che ci ha attanagliato per ben due mesi.

Dario Galli e Marco "psycho" Razzauti iscritti in un girone di ben otto atleti toscani e inseriti per regolamento agli estremi opposti del tabellone, sono arrivati in finale a seguito di ottime prestazioni che hanno fatto dimenticare quanto patito nelle giornate precedenti.

Psycho ha eliminato con determinazione prima il cecinese Artur Miler, quindi il difficile Christian Buti della Valdisieve. In entrambi gli incontri Marco ha fatto prevalere la bella preparazione e l'incessante avanzamento sommato ad un buon lavoro al corpo, che ha dato i suoi frutti col passare delle riprese. Dario invece, saltato l'ostacolo Comparini di Lastra a Signa, ha affrontato e sconfitto con uno splendido incontro il concittadino Tiziano Arena della risorta (o reincarnata...) Accademia Pugilistica Livornese. Il bravo Tiziano ha dato filo da torcere al nostro Dario che tuttavia ha saputo dare quel qualcosa in più con cuore e condizione  nel finale che gli ha garantito l'accesso alla finalissima.

Ed è proprio la settimana della finale che ha acceso in maniera scherzosa e orgogliosa la Fortitude, la quale ha partecipato con interesse recandosi come sempre in numero ineguagliabile fino a Borgo San Lorenzo (che non è dietro l'angolo!) animando un'ambiente purtroppo abituato solo a parenti ed addetti ai lavori (neanche i prezzi però aiutano...).

Marco e Dario, come avremmo scommesso dopo tante sessioni di guanti "alla garibaldina", ci hanno regalato un momento che vogliamo sia ricordato per la società come la copertina dell'anno. Poco importa il risultato, chi ha vinto. Il match bello ed intenso, seguito in religioso silenzio, anche dagli angoli (muti per scelta) e applaudito da tutti, è stato un bellissimo regalo da mettere in bacheca e da ricordare per anni.

I ragazzi, dopo tre riprese corrette e pulite che hanno onorato la nostra scuola, hanno finito stremati ed entrambi segnati dai numerosi e continui scambi ravvicinati. Eppure, se uno degli addetti ai lavori ci ha chiesto "se non era il caso di ritirarli anzichè farli scontrare così duramente" un altro ci ha detto "che era difficile giudicare un match non del tutto vero". Di sicuro, fosse solo per questa ambigua e opposta visione di chi giudica (?) almeno per noi ne è valsa la pena.

Se non altro per veder volare via "quell'uccellaccio del malaugurio" e godere, tutti insieme ed uniti più che mai, di un momento di orgoglio collettivo che ci fa sperare in un inizio di 2012 migliore (sempre che i Maya non abbiano ragione).

tratto da http://www.spesfortitude.it

2 dicembre 2011

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Deserto Livorno: di chi è la colpa?

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Lacrime di coccodrillo

curva_nordQuesta mattina due editoriali de Il Tirreno fotografavano la situazione della Livorno calcistica e facevano i conti di uno stadio sempre più vuoto e di una passione sempre più svanita. Un'analisi per larghi tratti condivisibile che punta l'indice sulle responsabilità della società e di Spinelli in primis, sulle assurde leggi repressive, sui tifosi stessi soggetti a mode e alla sindrome della pancia piena. Probabilmente se certi articoli e certe analisi fossero state fatti prima, a questo punto non saremmo a descrivere l'avanzata di un deserto ma si sarebbe potuto discutere e intervenire prima. Anni di articoli di Lulli e Massone e di servilismo acritico nei confronti della non-società Livorno calcio e sul sistema calcio in generale, hanno contribuito a creare incapacità di reazione e rassegnazione secondo il famoso adagio: "Non critichiamo sennò viene Pomponi".

Le analisi del Tirreno però, passando dal parallelismo con l'Ipercoop e finendo il dominio televisivo sul calcio, mancano di dare una risposta che a mio avviso è il nocciolo della questione: Quale funzione ha il calcio? Per chi è lo spettacolo/passione?

Il calcio è uno sport solo nominalmente, è un fenomeno sociale, uno strumento aggregativo, un'eredità storica della mobilitazione popolare. Uno spettacolo e una passione che coinvolge milioni di persone nel mondo e che spesso è strumento di diplomazia politica o di condivisione di linguaggio fra persone distanti migliaia di chilometri.

Il calcio ha acquisito dunque una tale importanza che è diventato anche un concentrato di affari tanto che si è trasformato in un'importante industria soggetta a regole di mercato e terreno fertile per tutti quegli avvoltoi che vogliono trasformare la passione in ricchezza da estrarre. Quindi per rispondere alla domanda che ci siamo posti, il calcio ha ormai una funzione di grande spettacolo circense, soprattutto televisivo, con i soldi che fanno da carburante al posto dei valori e dove il tifoso e l'appassionato sono diventati clienti di un sistema. In Italia poi c'è un'altra aggravante: la mancanza di credibilità del sistema fatto di corruzione a livello dirigenziale e di calciatori visti come divi ricchi che ormai non rappresentano più quella sorta di eroe sportivo per i propri tifosi (se non per i clienti ammaestrati a comprare gadget del proprio idolo).

Allora perchè ci sorprendiamo che un mondo fatto di "clienti" non sprigioni più la passione di un tempo quando la gente allo stadio ci andava anche per affermare una propria identità e un proprio protagonismo? Gli stadi sono stati scientificamente svuotati dai tifosi organizzati delle curve, ovvero gli ultras, e ora si rimpiange coreografie, colori, eccessi e pathos dei tempi che furono? Ma non è solo un problema di curve. Negli altri settori il tifoso di lungo corso è stato spostato sui divani di casa con un'operazione di marketing altrettanto scientifica. La scusa ufficiale sono gli stadi brutti, la pioggia, il freddo...Ma perchè, prima i tifosi l'acqua e il freddo non li prendevano? Le società di calcio hanno scelto chiaramente di privilegiare la cultura del cliente da divano e il popolo è andato in quella direzione, soggetto com'è ai condizionamenti della Tv e delle novità del mercato. E' diventato anche nei confronti del calcio un sogetto passivo, così come lo è quando è al lavoro, a fare shopping o quando guarda la televisione.

Esiste un modo per poter resistere senza essere travolti dagli affari del mercatro televisivo e pubblicitario nel calcio e la conseguente disaffezione? Se un modo ci poteva essere era quello di mantenere un alto livello di identità e di identificazione con la squadra e la società e di promuovere un protagonismo attivo dei tifosi nella diffusione di tale identità e nelle decisioni della società. Quelle realtà, provinciali o giù di lì, che hanno mantenuto questo livello di identità e partecipazione hanno mantenuto una buona parte di tifosi. Quando si pensa a squadre come l'Athletic Bilbao o il S.Pauli non sono certo paragonabili al Livorno, ma sono quelle squadre dove i concetti di identità e partecipazione sono più forti per tanti motivi.

Ripartiamo da qui dunque per tornare al Livorno calcio: identità e partecipazione. La curva del Livorno è stata nei primi anni duemila per almeno 5 anni un condensato di identità (politica e sociale) e di identificazione (nella squadra) a fronte di una città intera che partecipava alle vicende della squadra e dei suoi "eroi". Una miscela esplosiva il cui protagonismo ha iniziato a preoccupare gli apparati repressivi, informativi e politici della città. Il Tirreno stesso che ora si straccia le vesti per una passione che non c'è più, è stato il complice principale di chi voleva smantellare una situazione che dava noia, che univa generazioni e che dava un determinato input politico e sociale. Sono state fatte campagne di criminalizzazione indegne che hanno piano piano affossato una curva prima a livello territoriale e poi a livello nazionale con i decreti Maroni. Ma il grosso era stato ormai fatto "in casa". Per anni si è parlato della curva come fattore di allontanamento della gente dallo stadio, con le famiglie penalizzate dalla prepotenza curvaiola. Per anni si è parlato di una curva che metteva in cattiva luce Livorno e i livornesi mentre alla luce dei fatti era probabilmente l'unico luogo pubblico dove i livornesi si incontravano in massa, si confrontavano con una dimensione collettiva e si davano un'identità autonoma e un priotagonismo sociale, specialmente a livello giovanile. Quella di oggi è la Livorno dell'individualismo, dei fondini, delle play station e delle droghe passatempo.

Passiamo poi al concetto di partecipazione. Basta dire la parola Spinelli per capire che sono due concetti opposti. Il cliente si è formato anche così, comprendendo che in ogni caso il Livorno è un gioco in mano al suo padrone e che il tifoso poco può incidere sulla storia della sua squadra che sempre sarà soggetta agli umori e alle voglie di uno solo. Senza considerare che la società dilettantistica Livorno calcio non si è mai nemmeno interessata a promuovere qualcosa per i propri tifosi, nemmeno per quelli più docili, fino ad arrivare ad abolire le amichevoli estive di qualità e la presentazione della squadra. E' inutile poi stare a rimembrare i mercati di gennaio dove una squadra da zona Uefa veniva smantellata, gli allenatori esonerati sul più bello, le uscite di proposito dalla Coppa Italia e quella scongiurata dalla Coppa Uefa (il tentativo di non qualificarsi nemmeno fu vanificato da Calciopoli che ci buttò in Europa). Perchè è bene ricordare che il nostro apice, cioè Barcellona, ce lo hanno regalto Lucarelli e i suoi compagni di squadra contro la volontà della società.

Naturalmente non si può omettere che i livornesi abbiano le loro colpe: soggetti a mode, passivi, imborghesiti, provinciali ecc....Tutto vero. Ma nessuno ha fatto sì che nel momento di massimo splendore si pensasse anche al dopo. Anzi, si è fatto di tutto perchè ciò accadesse e che Livorno continuasse nel suo tran-tran quotidiano, privo di balzi e privo di conflitti.

Quindi l'ultima domanda viene spontanea: di cosa ci si sorprende? Noi di niente, perchè queste cose le dicevamo anche anni quando avvertivamo che lo stadio era un terreno di sperimentazione repressiva sui fenomeni di massa e sui tumulti e che il Daspo e le varie tessere si sarebbero presto allargati ad altri contesti. Oppure quando i professoroni dicevano che andare allo stadio era da lelli e che bisognava andare in piazza a fare politica. Peccato, che quando c'era la curva piena, c'erano anche le piazze molto più piene di ora. Di ciò Il Tirreno non può che esserne contento, purtroppo per loro però quando era all'apice la curva da loro tanto odiata, nella settimana di attesa di Livorno-Verona, avrebbero venduto molte più copie...Ahimè, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Per Senza Soste, Franco Marino

29 novembre 2011

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Ultimo aggiornamento Martedì 29 Novembre 2011 17:28

Resa dei Conti 14: Cecchini, Sidoti e Liverani nuovi campioni italiani PRO

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liverani_campioneSpettacolo e vittorie per le scuole d'arti marziali livornesi “Akiyama” e “Rendoki PlanetWin365” ieri sera, sabato 26 novembre, nella quattordicesima edizione della Resa dei Conti. La serata, svoltasi al “Palamacchia” di Livorno, ha visto gli atleti di casa assoluti protagonisti vincendo i tre titoli italiani PRO in palio e tutti gli incontri “Prestige fight”, con l'eccezione di un pareggio.

Nella kickboxing, il primo titolo in palio va a Nina Sidoti che ha la meglio su un'avversaria molto pericolosa che non smetteva di attaccarla, riuscendo a contrarla abilmente con il braccio sinistro e andando a segno con il destro. Stesso risultato per Cristian Liverani, autore come sempre di un'autentica “battaglia” sul ring, stavolta però più ragionata. L'avversario riesce a stare nel match solo fino alla prima metà sopraffatto dalla maggior potenza del livornesi che lo colpisce duramente anche con un circolare alla testa. Soddisfatto l'allenatore Patrizio Rizzoli: “Sono riusciti a raggiungere un risultato di prestigio mettendo sul ring grinta e tecnica”.

Anche Johnny Cecchini vince il suo incontro conquistando il titolo italiano PRO, nella specialità dell'MMA. Match breve ma particolarmente intenso: l'avversario si porta subito in vantaggio, Cecchini reagisce riportandolo nella guardia e chiudendo l'incontro con un arm-lock al braccio, dopo aver fintato uno strangolamento. “Bellissimo match” – l'allenatore Massimo Rizzoli -  “Cecchini a terra è fortissimo, stavolta si è mostrato sicuro anche in piedi”.

Molto bene anche i giovani impegnati nei “Prestige Fight”. Valerio Masi vince attaccando  l'avversario al volto con pugni e potenti ginocchiate, denotando un'ottima crescita nella condizione mentale. Yari Orsini, nella shoot boxe, parte male subendo due proiezioni, riesce subito a riprendere in mano un match dove l'avversario ha subito parecchio senza cedere mai. Anche per lui un altro bel progresso di maturità. Vittoria piena anche per Daniele Sanna che ha attaccato con serie di pugni costringendo l'arbitro ha contare un avversario sopraffatto dalla potenza del livornese. Pari per Vaccaro in un match caratterizzato da scambi duri dove l'atleta di casa, reduce da un infortunio, riesce a lavorare bene al fegato l'avversario ma non tanto per vincere l'incontro.

Nei sottoclou vittorie per Gentili, Zanetti, Pietrini e Malfatti. Perdono Martini e Cacciapuoti, pari per Sarti.

Livorno, 27 novembre 2011

Carlo Fantoni

Addetto Stampa “Rendoki Dojo”

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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Novembre 2011 20:34

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