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Livorno-Modena 2-2. Ancora una volta amaranto raggiunti nel recupero

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livorno_logoIl Livorno si fa raggiungere in pieno recupero dal Modena e getta alle ortiche un successo che avrebbe portato gli amaranto a navigare in acque più tranquille. Passati in vantaggio già dopo 4 minuti con Siligardi su assist di Paulinho, gli uomini di Madonna si sono prima visti annullare per un fuorigioco inesistente un gol validissimo di Dionisi ed hanno subito il pareggio pochi minuti dopo su un calcio di rigore concesso con molta generosità dal pessimo Cervellera. Nella ripresa amaranto di nuovo in vantaggio al 12' con il solito Paulinho e pareggio del Modena con Stanco e la complicità della difesa livornese al quarto dei cinque minuti di recupero concessi. Sabato prossimo il Livorno si sarà di scena a Gubbio in un altro scontro salvezza da affrontare con il coltello tra i denti.

Reti: 4' pt Siligardi (L), 33' pt Di Gennaro rig. (M), 12' st Paulinho (L), 49' st Stanco (M)

Livorno (4-3-1-2): Bardi; Meola, Bernardini, Knezevic, Lambrughi; Luci, Morosini, Belingheri (65' Schiattarella); Siligardi (61' Sini); Paulinho, Dionisi (76' Bernacci)
In panchina: Mazzoni, Barone, Filkor, Prutsch
Allenatore: Madonna

Modena (4-3-1-2): Caglioni; Perticone, Perna, Carini, Bassoli (75' Cellini); Nardini (85' De Vitis), Dalla Bona, Signori; Di Gennaro; Ardemagni (79' Greco), Stanco
In panchina: Guardalben, Ciaramitaro, Diagouraga, Turati
Allenatore: Bergodi

Arbitro: Angelo Cervellera di Taranto
Collaboratori: Chiocchi, Avellano
Quarto ufficiale: Ghersini
Ammoniti: Bardi, Morosini (L), Perna, Dalla Bona (M)
Angoli: 6-5
Recuperi: 1' e 5'

 Le pagelle di Ivano Pozzi

Bardi: fa il suo e anche di più, parando per istinto la deviazione ravvicinata di testa di Ardemagni.
E’ un intervento che, a fine partita, peserà enormemente. Pensiamo a cosa sarebbe successo se non avesse preso quella palla … Voto 6.5

Meola: volenteroso ma ancora acerbo. Spende molte energie con sgroppate sulla fascia un po’ velleitarie, e paga tutto questo con una ridotta reattività difensiva. Voto 5.5

Bernardini: non brilla eccessivamente, ma disputa una partita decorosa e attenta. Voto 6

Knezevic: in un quadro generale di grande sicurezza e decisione piazza un intervento che vale una rete, quando si butta a corpo morto sui piedi dell’avversario che stava calciando a rete da zero metri a porta vuota. Per l’importanza, vedi Bardi. Voto 7


Lambrughi: sufficiente, con qualche buona iniziativa in avanti, specie nel finale quando era importante tenere la palla lontano dalla nostra trequarti. Voto 6

Siligardi: arma tattica importante nel dispositivo amaranto. Svaria sulla trequarti, dietro le punte e sull’ala destra, pronto a convergere e a sparare bordate. E’ lesto a gettarsi sullo scarico di Paulinho e a portare in vantaggio il Livorno in apertura, è bravo a continuare sullo stesso registro sebbene la squadra inspiegabilmente arretri il baricentro. Viene sostituito per paura. Voto 6.5

Sini (dal 16° st): non gioca con continuità, e si vede. E’ poco reattivo, specialmente nel convulso finale appare lento e impacciato, anche se il dispositivo a cinque escogitato da Madonna sembra creare più problemi di quanti ne risolva.  Voto 5

Luci: la corsa e l’abnegazione, almeno stavolta, non pareggiano la quantità di errori e palle perse. Forse avrebbe bisogno di riposo, il valoroso capitano ha retto la baracca fino dall’inizio. Voto 5

Morosini: bellino ma poco consistente. Oltretutto lo stesso Madonna, a fine gara, ha detto che era in difficoltà perché non in possesso dell’autonomia necessaria. Sostituirlo? Voto 5.5

Belingheri: più deciso e ficcante del solito, disputa una partita sufficiente cercando spesso buone incursioni offensive, restando sempre ben dentro il gioco. Esce per una noia muscolare. Voto 6

Schiattarella (dal 20° st):  gioca da centrale, discretamente. Nel finale, forse, non è l’uomo più adatto alla gestione della palla: da una sua incursione solitaria nasce la palla persa che porterà all’azione insistita del definitivo pareggio dei canarini. Voto 5.5

Dionisi: buona prestazione del reatino, secondo lo schema ormai consolidato dello sfruttare gli spazi aperti dal lavoro di Paulinho. Segna anche una bella rete, scattando sul lancio di Morosini, ma viene annullata per un fuorigioco di un millimetro al massimo. Complimenti al guardalinee, ha una vista eccellente. Voto 6.5

Bernacci (dal 30° st): non c’è ancora, non è utile al Livorno e non è all’altezza di se stesso. Non riesce a mettere dentro un cross invitante di Schiattarella, avrebbe segnato la rete che chiudeva la partita e ricevuto una bella iniezione di fiducia. Voto 4.5

Paulinho: il migliore del Livorno, oggi e da qualche settimana. Aggressivo, voglioso, tecnico. Si avventa su una palla vagante e sforna l’assist per il primo goal, batte Caglioni con un colpo di biliardo riportando il Livorno in vantaggio, canta e porta la croce retrocedendo a dare manforte ai compagni. Uno dei pochi livornesi di questa povera squadra. Voto 7.5

Madonna: alla fine, un po’ sconsolato, dichiarerà che sarebbe stato peggio perdere. E’ indubbio, così come è indubbio che non abbia saputo leggere la partita al meglio, favorendo con le sue scelte l’arretramento fatale degli ultimi venti minuti di partita. E continuiamo a non capire, a costo di essere ripetitivi e monotoni, l’ostinata rinuncia all’esperienza di Barone, specialmente in frangenti come quelli di oggi, quando sono fondamentali la gestione della palla e i nervi saldi.
I meriti del bergamasco sono indiscutibili, ma quando c’è qualcosa da evidenziare occorre farlo. Va detto che se il direttore di gara non concede il rigore farlocco e convalida la rete di Dionisi ( come sarebbe stato giusto fare) la partita avrebbe preso una piega ben diversa, anche con tutti gli errori tecnici e tattici.  Voto 5

tratto da http://www.alelivorno.it

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Matteini segna al Pisa e mostra maglia Livorno, tensione sugli spalti

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Un'esultanza che scatena tensione sugli spalti.

matteini_pisa_reggianaE' quella dell'attaccante livornese Davide Matteini che, andato in rete con la maglia della Reggiana contro il Pisa, ha festeggiato il gol mostrando una maglietta inneggiante al Livorno.

Tutto è accaduto a inizio secondo tempo di Pisa-Reggiana di Prima divisione, Matteini realizza il momentaneo pareggio degli ospiti (la partita finira’ 2-1 per la squadra di casa), si toglie la casacca da gioco ed indica piu’ volte la maglietta della salute.

Il pubblico della gradinata comincia ad accalcarsi al divisorio, senza nessuna conseguenza. Per il resto della partita dagli spalti vengono gridati molti cori contro il giocatore, soprattutto al momento della sua sostituzione. E quando al quarto minuto di recupero segna il goal del 2-1 per il Pisa, l’attaccante dei locali Leonardo Perez corre verso la panchina della Reggiana offendendo a piu’ riprese Matteini, reo di essere livornese.

Gia’ un anno fa con indosso la maglia del Cosenza, Matteini si era reso responsabile di un gesto provocatorio nei confronti del pubblico dell’Arena Garibaldi, al quale aveva mostrato il dito medio durante un’azione di gioco.

tratto da http://www.ilrestodelcarlino.it

18 marzo 2012

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Reggina-Livorno 2-1. Il Livorno illude, la Reggina vince

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logo_livornoIl Livorno torna sconfitto da Reggio Calabria e porta a 22 le giornate in cui la squadra amaranto subisce reti. Gli uomini di Madonna illudono con Paulinho che al 22' insacca di testa un bell'assist di Salviato. Ma è solo un fuoco di paglia. La Reggina infatti si mostra molto più determinata degli uomini degli amaranto e ribaltato il risultato grazie alle reti, entrambe spettacolari, di Viola al 34' del primo tempo e del neo entrato Montiel al 31' della ripresa, che su calcio di punizione da 30 metri fissa il risultato sul 2-1. Con questa sconfitta, e con i risultati poco favorevoli di oggi, il Livorno vede il quintultimo posto a soli 5 punti di distanza. Fondamentale la gara di sabato prossimo, ma lo sono ormai tutte, che vedrà scendere al Picchi il Modena degli ex Perticone e Perna, che oggi ha scavalcato gli amaranto in classifica.

Clicca su "Leggi tutto" per il tabellino dell'incontro

Reti: 22'pt Paulinho (L), 34' pt Viola (R), 31' st Montiel (R)

Reggina (3-5-2): Zandrini; Freddi (29' pt D'Alessandro), Emerson, Angella; Rizzato, Barillà, Armellino, Rizzo, Ragusa (44' st De Rose); A. Viola, Ceravolo (13' st Montiel)
Allenatore: Gregucci
Livorno (4-3-1-2): Bardi; Salviato (32' st Meola), Knezevic, Sini, Lambrughi; Filkor (32' st Morosini), Luci, Belingheri (38' st Schiattarella); Siligardi; Dionisi, Paulinho
Allenatore: Madonna

Arbitro: Palazzino di Ciampino
Collaboratori: Segna e Del Giovane
Quarto ufficiale: Gallo

Ammoniti: Salviato, Dionisi (L), Barillà, Freddi (R)
Angoli: 5-0
Recupero: 1' e 4'

***

La pagella

Bardi: dimostra qualche incertezza negli interventi sulle palle alte, poco può fare in occasione del primo goal reggino. La punizione di Montiel era da molto lontano e non sembrava che fosse così imprendibile. E’ piaciuto molto di più altre volte. Voto 5.5

Salviato: soffre da matti nel primo tempo le incursioni veloci dalla sua parte, buono il cross per Paulinho. Il bilancio è in rosso. Voto 5.5

Meola (dal 32° st): entra subito dopo la rete decisiva, difende la sconfitta. Senza voto.

Sini: rendimento discreto in generale. Purtroppo lascia spazio a Viola che inventa il goal della giornata, e la leggerezza pesa da matti. Inoltre si mangia una rete di testa da due metri …  Voto 5.5


Knezevic: pilota bene la difesa, con la sua consueta grinta ed esperienza. Voto 6

Lambrughi: la Reggina preferisce l’altro lato del campo per attaccare, e quindi il terzino ha modo di avanzare diverse volte, sebbene senza fare scintille. I compiti difensivi li svolge discretamente, si guadagna la pagnotta. Voto 6

Belingheri: corre molto e tampona, senza rischiare. Nella ripresa cerca anche qualche uscita offensiva, velleitaria.  Un po’ leggerino. Voto 5.5

Schiattarella (dal 38° st): spende la sua freschezza cercando qualche penetrazione, senza risultati positivi. Senza voto.

Luci: colpisce male  in corsa, lanciato da Belingheri, una palla molto importante. Sarebbe stato il vantaggio a meno di venti minuti dalla fine. Tre minuti dopo il vantaggio decisivo lo trova la Reggina. Intendiamoci, non ha da rimproverarsi niente, lui spende sempre tutto quello che ha. Voto 6

Filkor: fa solo contenimento, con discreto profitto. Voto 6

Morosini (dal 32° st): si piazza sulla tre quarti avversaria cercando di far filtrare palloni buoni in mezzo. A quel punto, però, il Livorno è un po’ sulle gambe e c’è poco da fare. Senza voto

Siligardi: si vede soltanto per la staffilata che fa volare il portiere avversario e per poco altro. Voto 5.5

Dionisi: non trova praticamente mai buone conclusioni offensive, anche se disputa una gara positiva per volontà e movimenti. Voto 6

Paulinho: anticipa alla grande Freddi di testa segnando una bella rete, proseguendo nel suo momento positivo. A questo bel goal unisce una prestazione di sostanza in tutte le voci, tecniche ed agonistiche. Voto 6.5

Madonna:  imposta la partita sul contenimento e sul possesso della palla, cercando di approfittare di ripartenze per pungere. L’avversario fa la partita ma non spinge scriteriatamente, quindi gli spazi per Paulinho e Dionisi non sono troppo grandi. A quel punto i nostri amaranto si adattano agli avversari e non rischiano più di tanto. Nel momento in cui serve dare la svolta alla partita, dopo la bomba di Montiel, i nostri non ne hanno più e non approfittano della paura che pian piano scende nella testa degli avversari. Il mister fa con il materiale di cui dispone, non c’è da fargliene una colpa, anche se vorremmo vedere un maggiore utilizzo di Barone, le cui incursioni potrebbero servire proprio in partite come quella di oggi. Voto 5.5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Cagliari, una via per lo scudetto del 1970

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gigi_rivaNella stagione 1969-70 abitare in Sardegna per i bambini che amavano il calcio non era così semplice. Alla richiesta di avere l’album di figurine del campionato - ricorda lo scrittore Marcello Fois - l’edicolante sotto casa allargava puntualmente le braccia e senza troppa convinzione, ipotizzava un improbabile “passa domani”. Nel frattempo i cugini “continentali” avvertivano al telefono di aver già collezionato il bomber Riva, l’ala Domenghini e il centralone Niccolai.

Quell’anno la rivincita per i ritardi delle spedizioni “oltremare” fu storica. Il Cagliari allenato dal compianto Manlio Scopiglio, dopo essere balzato in testa alla quinta giornata, conquista lo scudetto. E’ il 12 aprile 1970. Al triplice fischio allo stadio Amsicora comincia una festa indimenticabile che si trasferirà poi per le strade. E in città per giorni non dormirà nessuno.

Oggi, a distanza di quasi 42 anni da quell’impresa, dai banchi del consiglio comunale del capoluogo sardo arriva la richiesta di dedicare una via o una piazza al Cagliari Campione d’Italia 1969/70. Primo firmatario del documento è Ferdinando Secchi, consigliere dell’Italia dei Valori. “Quel trionfo fu una affermazione che andò oltre il mero significato agonistico – sottolinea Secchi – e deve far capire ai giovani di oggi la grande importanza culturale e sociale che ebbe per la nostra città e in generale per la nostra terra”.  Presentata come rifugio di “pecorai, banditi e latitanti”, la Sardegna, trascinata dalle vittorie calcistiche, si propone per la prima volta come un pezzo rispettabile di quell’Italia da cui si sentiva distante. Staccata, non solo geograficamente. “L’impresa fu compiuta alla fine degli anni sessanta – prosegue Secchi - in un contesto isolano di banditismo e baschi blu, quando a contrastare i molti pregiudizi sulla nostra isola, e di conseguenza sul suo capoluogo, c’era la squadra capeggiata, idealmente, da Gigi Riva che sbaragliava gli avversari soprattutto in quegli stadi che la accoglievano gigi__corradocon cori offensivi”. L’11 aprile, la proposta di inserire la squadra scudettata nella toponomastica cittadina sarà formalizzata al sindaco Massimo Zedda, di dichiarata fede rossoblù. Basterà a far proseguire "la rivincita dei banditi"? Intanto a sostegno della richiesta è nato un gruppo su facebook, che nelle ultime settimane ha fatto incetta di iscrizioni.

A riportarci all’epoca dello scudetto è uno protagonisti di quella squadra, Corrado Nastasio, il vice-Riva. “Lontano dalle proprie coste - racconta Nastasio - la Sardegna era conosciuta per i rapimenti e la figura di Graziano Mesina. L’arrivo dell’Aga Khan aprì l’isola a livello turistico. Una terra bellissima, ancora allo stato naturale. Contemporaneamente venne fuori anche un certo Gigi Riva, che non ci mise molto a diventare il simbolo del calcio sardo”. Il senso di appartenenza per la squadra cresce, diventa un atto di fede. “Intorno a noi c’era una pressione incredibile e un seguito fuori dal normale – prosegue Nastasio - ma anche grande rispetto da parte dei tifosi. Frequentavamo spesso via Garibaldi: trovavi GoriAlbertosi che giocavano a carte nei bar, Riva che beveva tranquillamente l’aperitivo e noi più giovani a passeggio. A volte mi è capitato anche di vedere dei processi di Mesina e posso garantire che facevano lo stesso effetto di una partita di calcio. Le persone accorrevano a centinaia ad ammirarlo, applaudirlo e sostenerlo. Fuori e dentro i tribunali si accalcavano ad aspettare le sentenze, tra l’altro già scritte, ma per tutti, era “il bandito buono”. Anche il calcio era diverso. “Si guadagnava bene ma non troppo. Le rose erano ristrette, ci si allenava poco e niente e qualcuno fumava tra primo e secondo tempo: cose impensabili per il calcio di oggi”.

tratto da you-ng.it

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Ultimo aggiornamento Sabato 17 Marzo 2012 11:07

Dalla tessera alla fidelity card non cambia nulla

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Tessera_tifoso_NODalle “guerre in trappola” al supporter neoliberista. Dagli scontri tra bande giovanili del film “Rusty il Selvaggio” alla violenza collettiva istituzionalizzata in “Rollerball”. La tessera del tifoso cambia nome, ma la sostanza rimane inalterata. Anzi, la nuova veste dell’odiato strumento normativo sferra il colpo di grazia a quella che un tempo fu la controcultura ultras, portando a compimento un vasto processo di mercificazione del tifo organizzato, iniziato circa venti anni fa. Così migliaia di ultrà sono messi a lavorare nell’industria del calcio sociale, senza percepire reddito, e con l’illusione di essere liberi, come già diversi milioni di utenti dei social network. È la semplice presenza di ogni singolo individuo allo stadio o sul web che consente alla macchina ludico-comunicativa di continuare a funzionare.

Al di là dei roboanti annunci, sono soltanto economici gli interessi che si agitano dietro la cosiddetta Fidelity Card lanciata dalla FIGC. Tra le vecchie guardie delle curve italiane, in tanti fanno notare che rispetto alla prima tessera, non cambia nulla. Ci sarà ancora l’odiosa distinzione tra “buoni” e “cattivi”. Continuerà ad essere bandito dagli stadi, e non potrà seguire la propria squadra in trasferta, chi in precedenza è stato colpito dal Daspo, il divieto di assistere alle competizioni sportive. La sua “cittadinanza” in curva sarà a discrezione esclusiva delle questure.

E dire che la tessera del tifoso era stata dichiarata illegittima già dal Consiglio di Stato nel dicembre scorso in accoglimento dell’appello del Codacons e della Federsupporter contro la decisione del Tar del Lazio che in precedenza aveva respinto il ricorso presentato dalle due associazioni. Il supremo organo riconosceva che non è giusto costringere un tifoso ad acquistare un carta di credito ricaricabile:  sarebbe una violazione della libertà di scelta economica del consumatore di calcio.

Con la nuova Card, al possessore di tessera sarà consentito di acquistare un biglietto anche per un amico non tesserato. Si istituzionalizza così un esperimento già avviato da alcune società calcistiche, che in fondo ripropone la figura del prestanome, il garante nella richiesta di un mutuo alle banche.

Oggi cavie del marketing, un tempo cavie da manganello. In conseguenza delle leggi speciali approvate negli ultimi due decenni dai governi italiani in materia di repressione del fanatismo calcistico, di fatto sono stati cancellati principi come l’inviolabilità della persona, la flagranza di reato e la presunzione di innocenza. Dalla metà del secolo scorso, agli ultrà è stato assegnato il ruolo di demoni utili per tutte le stagioni. Sul loro mito negativo sono state sperimentate strategie militari da adoperare in seguito nel contrasto delle lotte sociali. S’è trattato di una tragica “terapia” di massa. Tante sciarpe colorate di ultrà e tifosi sono rimaste insanguinate sull’asfalto, in conseguenza di comportamenti irresponsabili o violenti degli uomini al servizio dello Stato. In epoche diverse, Gaetano Plaitano, Pasquale Ammirati, Stefano Furlan, Celestino Colombi, Sergio Ercolano, Gabriele Sandri, hanno perso la vita. Molti altri sono usciti da pestaggi e cariche col corpo segnato da danni permanenti. Tutto questo avveniva mentre multinazionali e avventurieri del marketing compravano e svendevano i linguaggi delle curve organizzate. Schede telefoniche, marche di biscotti, aziende di gadget e abbigliamento, persino gli stessi partiti politici fecero incetta di slogan e simboli “rubati” al mondo dei supporters. Adesso arriva la stretta finale: da consumatori un po’ riottosi, gli ultrà diventano beni di consumo a tutti gli effetti. Persistono alcune esperienze resistenti, tentativi di riappropriazione del calcio dal basso, tuttavia rispetto alla vastità del passato fenomeno, appaiono residuali. In un certo senso, ha ragione l’ex ministro Maroni: “hanno vinto gli ultras”. Sì, ma soltanto quelli che non si sono lasciati rinchiudere nelle riserve.

Claudio Dionesalvi

tratto da Il Manifesto del 15 marzo 2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Marzo 2012 21:24

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