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Il sabato di Senza Soste: Livorno-Reggina 0-2

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MissiroliIl Livorno perde in casa con la Reggina nella decima giornata di campionato. Una sconfitta che, seppur immeritata, evidenzia quelli che ad oggi sono i due più grandi limiti degli amaranto: la continuità di rendimento e i risultati all'Armando Picchi (dei 15 punti in classifica il Livorno ne ha fatti appena 5 in casa a fronte dei 10 in trasferta).

La partita
Novellino presenta lo stesso undici che ha sommerso di gol l'Albinoleffe: Mazzoni tra i pali, difesa a quattro con Perticone-Miglionico-Bernardini-Lambrughi, centrocampo con Piccolo-Luci-Genevier-Schiattarella, davanti Belinghieri a supportare Paulinho.
Nel primo tempo il Livorno è l'unica squadra in campo. Si gioca a senso unico e la Reggina non si affaccia quasi mai nella trequarti amaranto. Dopo due minuti super occasione per Paulinho (salvataggio reggino sulla linea di porta), e all'ottavo sempre Paulinho si procura un calcio di rigore. Lo stesso brasiliano va sul dischetto, ma il lunghissimo portiere Marino neutralizza il penalty. Il pubblico però non se la prende con lo sfortunato attaccante amaranto, anzi la curva inizia ad incitarlo a gran voce e gli dedica ripetuti cori di incoraggiamento. La giusta medicina per un giocatore indubbiamente bravo ma che ha bisogno solo di sbloccarsi e per farlo deve sentire la fiducia della piazza. Fra l'altro il primo tempo di oggi di Paulinho è ancora una volta ottimo: catalizza palloni, protegge la sfera contro difensori fisicamente molto più forti di lui, fa le sponde con grandissima abilità di palleggio, si gira e palla al piede punta la porta. Come al 31esimo, quando lascia sul posto 4 difensori calabresi e costringe al fallo al limite dell'area uno di loro (ultimo uomo?) che però viene solo ammonito. Nella prima frazione il Livorno ci prova (inutilmente) in tutte le maniere, non solo con Paulinho ma anche con Luci, Schiattarella, Belinghieri, Piccolo. La Reggina resiste e va al riposo con uno 0-0 che non meriterebbe affatto.

Il secondo tempo si apre però con il gol della squadra di Breda: contropiede fulmineo gestito dall'ottimo Missiroli, palla a Ceravolo (mentre Miglionico e Bernardini dormicchiano) che batte Mazzoni in uscita. Sembra la fotocopia di Livorno-Nocerina, prima frazione di marca amaranto e secondo tempo che si apre col gol avversario in contropiede. Novellino al quinto e al 15esimo inserisce Dell'Agnello e Barone per Belinghieri e Schiattarella, poi al 30esimo dentro anche Rampi per Miglionico, ma a dieci minuti dal termine, sempre in contropiede e sempre su iniziativa di Missiroli, la Reggina raddoppia con Ragusa.
La partita a quel punto si chiude, il pubblico si deprime e accompagna stancamente la squadra fino al fischio finale che sancisce lo 0-2.

Giudizi
Difesa: nel primo tempo è inoperosa e può permettersi di giocare alta e supportare il centrocampo nella fase propulsiva, nella ripresa Miglionico e Bernardini non sono esenti da colpe sul gol preso a freddo.
Centrocampo: intensità e buon palleggio nel primo tempo (soprattutto con Piccolo che col mancino sembra poter fare ciò che vuole), maggior fatica a produrre gioco nel secondo, anche perché la Reggina si chiude bene e riparte.
Attacco: meriterebbe ampiamente il gol nella prima frazione, nel secondo tempo troppa confusione e poca lucidità.

Classifica e prossimi turni
Se è vero che la serie B è un campionato infinito, è anche vero però che siamo già a un quarto di stagione, e quindi può essere tempo di un primo bilancio. La valutazione del Livorno può considerarsi appena sufficiente, visto che numericamente siamo fuori dai playoff ma che allo stesso tempo la classifica è cortissima e ci sono tantissime squadre nel calderone delle candidate a dire la loro per la promozione in serie A. Come dicevamo all'inizio, il segnale dei 5 punti fatti in casa contro i 10 in trasferta è l'emblema delle caratteristiche di una squadra che ha come lato positivo il gioco piacevole e la scioltezza con cui gioca fuori casa ma come aspetto negativo la mancanza di esperienza, probabilmente alla base dei risultati che non arrivano all'Ardenza.
Sabato trasferta a Modena contro una squadra in zona retrocessione, poi il sabato sucessivo gara casalinga col Gubbio. Due partite in cui servono 6 punti, se il Livorno vuole presentarsi con fiducia al successivo doppio impegno (martedì 1 e sabato 5 novembre) con le forti Padova e Pescara.

Franco Lucenti

Nella foto l'attaccante della Reggina Simone Missiroli

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Ultimo aggiornamento Domenica 16 Ottobre 2011 00:35

Calcio e ultras nella stagione della crisi

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que_se_vayan_todosUn articolo scritto il 5 settembre scorso in apertura della nuova stagione calcistica (red.)

Primavera, estate, autunno... e ancora autunno

Dopo la fine dell'estate arriva sempre il tempo dei bilanci. L'Italia si avvia verso la stagione autunnale stretta tra l'ultima manovra economica e nuove promesse di povertà. Così un'autunno piuttosto caldo sembra prospettarsi sul piano delle lotte. Se si prova a cercare su Google la voce "lotta", scorrono tra le ultime notizie risultati molteplici: i resistenti della Val di Susa, i migranti dei Cara in rivolta, i pastori sardi, i precari e gli studenti pronti per nuove mobilitazioni e la lista potrebbe continuare a lungo. Tra le mille voci della protesta, per qualcuno sembra uno scherzo di cattivo gusto, appaiono per la prima volta anche i calciatori. Non solo quelli delle categorie più basse, ma anche i cosiddetti milionari. Si rifiutano di pagare il "contribuito di solidarietà" chiedendo che a pagare siano le società calcistiche. Il dibattito mediatico-politico scorre velocemente. C'è chi non perde tempo scagliandosi popolusticamente contro i calciatori, Lega Nord in primis, e dall'altra parte Cofferati, che dalle pagine dell'Unità, da invece il suo pieno appoggio alla protesa.Lo scontro calciatori-presidenti-governo però non è così chiaro.

Il calcio non si ferma. Non c'è nessuno sciopero: la serie B e quelle minori hanno iniziato a giocare regolarmente, la Nazionale pure, e la settimana prossima arriverà il turno della serie A. La bagarre mediatica-politica che si è venuta a creare, è nata da un semplice rinvio della prima giornata del campionato. La firma è stata solo una sfumatura dietro l'angolo di una scrivania presidenziale.

Più che scontro di classe, abbiamo assistito ad uno scontro di caste. I proclami di sciopero dei sindacalisti del pallone, Tommasi e Buffon e dall'altra le pronte risposte dei vari sciacalli-dirigenti, che hanno i volti tristi dei Galliani e Zamparini, ci hanno fatto ricordare per un momento lo scorso auttunno e l'eco dei sindacati gialli, di Bonanni e Marchionne.

La fine del calcio pre-moderno era stata segnata dalla guerra dei diritti televisivi, dalle estenuanti moviole, dal totoscommesse legalizzato e dei calciatori-mercenari. Finita così l'epoche delle maglie sudate senza sponsor, degli eroi impressi sulle figurine Panini, dalle vite complesse e fuori-schema ma nello stesso tempo vite popolari come Gigi Meroni o Diego Maradona. Marx dice che l'eroe ha il volto della moltitudine, il milionario-mercenario moderno rientra invece in quello dell'unicizzazione.

L'unico "boatos indignato" è arrivato dalla Spagna, degli eroi-moderni donchisciottiani, dove Javi Poves, giocatore dello Sportin Gjon, ha dato il suo "contributo di solidarietà" denunciando la corruzione nel mondo-calcio e scagliandosi contro le banche, tenendo così una posizione ben più dignitosa rispetto a quella dei suoi colleghi italiani.

Crisi e conflitti nel sistema-calcio

Il posticipo del campionato ci permette il tempo di tracciare un analisi sull'universo calcistico.

La messa in opera del decreto Maroni ha segnato una svolta del mondo-calcio. Ha cambiato, con un vero e proprio golpe, le regole più importanti del gioco, quelle economiche. L'entrata massiccia di nuovi gruppi privati (Banca Intesa, Lottomatica, Poste Italiane, Erg, Autogrill) e l'introduzione della carta di credito del tifoso, hanno mutato finanche il vocabolario sportivo inserendo termini prettamente economici come come fidelizzazione. Gli effetti del decreto sono stati immediati: crollo degli abbonamenti e malcontento diffuso dentro tutti settori degli stadi, partendo dalle curve e salendo nelle scala piramidale calcistica fino ad arrivare ai palazzi presidenziali di molte società di serie A.

L'altra parte del restauro maroniano ha toccato la facciata più sporca: gli ultras. Etichettati da giornalisti e sociologi con il termine barbari. Toccava dare ragione ai vari professionisti dei salotti. Il termine barbaro designava chi nell'antichità non parlava il latino o il greco. Così gli ultras non parlano la lingua del calcio moderno, quella del profitto. I nuovi barbari in aperto scontro con le società-stato e le logiche di business (che spesso avevano pervaso l'interno di molte curve) sono stati reclusi nelle periferie dell'Impero-calcio, come succede a tutte le "dangerous class" sono stati i primi a subire i meccanismi repressivi sulle propria pelle.

Poggiandosi sulle solide basi del precedente decreto Amato, il decreto è riuscito a realizzare quello che apparati statali, mediatici ed economici prospettavano da anni: eliminare ogni forma di passione legata al tifo, mettendo in atto la canonica divisione tra "buoni e cattivi", tra no-tessera e pro-tessera. In linea con questo progetto in un settore dello stadio di Trieste gli ultras sono stati sostituiti da un grande riquadro raffigurante tifosi, striscioni e bandiere. E' forse il caso più emblematico di questa nuova fase del calcio moderno: dalle passioni vive verso passioni tristi (o addirittura finte).

Lo stadio, come il caso di Trieste conferma, diventa così laboratorio pubblico-politico del controllo. Sulla pelle degli ultras, come succede a tutte le "dangerous class" sono state sono sperimentate le peggiori torture moderne e nuovi meccanismi repressivi, per poi successivamente applicarle ad altri pezzi di società: i gas Cs adoperati prima negli stadi e poi per le strade di Genova o come lo strumento della diffida preventiva proposto per i manifestanti dopo gli scontri di Piazza del Popolo.

Dagli stadi alla piazze euro-mediterranee della rivolta

Luoghi di incontro e meticciato sociale, nel loro movimento e nella loro staticità posti dove esplodono contemporanemente conflittualità. Luoghi che si trasformano in zone temporaneamente autonome all'interno delle quali si instaurano delle regole differenti da quelle imposte dallo stato.

Uno striscione appeso negli anni '90 segnati dalla morte di Claudio Spagna recitava: "Fuori i nazisti dalle curve - Fuori le curve dagli stadi". Non era un semplice slogan. Voleva ricordare le modalità, il contesto e le radici in cui era nato il fenomeno ultras, ovvero dalle strade dei quartieri popolari, le officine sociali dei movimenti antagonisti degli anni '70, le lotte legate alla difesa dei territori e degli operai. Gli stadi sono state fucine riproduttive di quel meccanismo aggregativo e di lotta contro ogni forma di autorità costituita, in un contesto nel quale il proletariato giovanile con la pratica degli espropri di massa si riappropriava di merci e desideri.

Molti tifosi e ultras hanno preso la direzione giusta che stadio porta alle piazze. Sono tornati alle radici dei movimenti sociali per continuare a volare nello spazio del conflitto. In maniera "casuale e caotica" (due caratteristiche tipiche dell'essenza ultras) si sono radicati tra Trafalgar Square e Piazza del Popolo, da Piazza Syntagma a Plaza Catalunya. Da una sponda all'altra del Mediterraneo, gli ultras tunisini ed egiziani hanno giocato un ruolo chiave importantissimo all'interno delle rivoluzioni primaverili. Dal calcio giocato nel panorama della crisi si è passati a dare calci diretti ai governi.

Il fallimento del sistema calcistico diventa lo specchio più visibile della crisi della rappresentanza.

Il programma politico del "Que se vayan todos" che ha attraversato con forza le piazze italiane, sembra assumere senso e direzione anche all'interno del mondo-calcio segnato dal malaffare e dalla corruzione nella gestione del potere. "Il futuro è nelle tue mani” recita uno spot sulla Rai sulla tessera del tifoso. Nella speranza di raccogliere l'invito, mentre ci prepariamo ad affrontare questa nuova stagione segnata da urugani di povertà in arrivo, ma dove sembra bastare una piccola scintilla per riuscire a scaldare l'autunno che verrà.

Ahmed Shams

Tratto da infoaut.org

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Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Ottobre 2011 09:57

La domenica di Senza Soste: Albinoleffe-Livorno 0-4

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Sul velluto

Walter_NovellinoIl Livorno torna da Bergamo con 3 punti conquistati sul velluto con una prestazione convincente. L'Albinoleffe, che solo pochi giorni fa aveva sconfitto la corazzata padovana (con un po' di fortuna), viene asfaltato dagli amaranto in un quarto d'ora, dopo che Belingheri aveva preso un palo nei primi minuti. Bellissimo il gol di Piccolo, risultato di un'azione corale giocata tutta di prima con assist di Paulinho e tiro di sinistro angolato dell'ex piacentino.

Dopo due minuti Schiattarella raddoppia da pochi passi dopo un'uscita goffa del portiere lombardo. E qui la partita finisce perchè l'Albinoleffe non riesce nemmeno a reagire e a metterci la giusta cattiveria.

Il secondo tempo parte sulla falsariga del primo e nel giro di venti minuti il Livorno mette la pietra tombale sul match con una doppietta di Belingheri il cui primo gol è da manuale: splendido assist di Luci che taglia la difesa avversaria, taglio di Paulinho che porta via due uomini e un tiro al volo dell'ex ascolano di pregevole fattura.

Il Livorno dunque ritrova il gol e lo fa in modo dirompente. Novellino ha avuto la capacità di riequilibrare la squadra dopo il forfait di Dionisi, chee gli ha dato la possibilità di dare una struttura vera al centrocampo: Genevier playmaker, Luci a correre nel mezzo, Belingheri mezz'ala e Schiattarella e Piccolo sulle fasce con Paulinho unica punta. Un modulo che ha colto di sorpresa l'Albinoleffe e che ha permesso ai centrocampisti di inserirsi con continuità. E sulle fasce Schiattarella e Piccolo hanno sfornato ottime prestazioni al debutto dal primo minuto.

Ora Novellino dovrà trovare la vera fisionomia del centrocampo quando rientrerà Dionisi.

I reparti

Difesa. Mazzoni: Poco impegnato si fa trovare pronto quando chiamato in causa. In crescita. Perticone: si riprende la fascia destra. Imponente in fase difensiva, ma riesce a arrivare spesso sul fondo e crossare. Bernardini: un'altra buona partita anche se oggi gli avversari si marcavano da soli. Miglionico: partita giocata sul velluto. Serve ben altro per impensierirlo. Lambrughi: partita gestita senza affanni. Si infortunia a inizio secondo tempo. Salviato: entra al posto di Lambrughi ma la partita era già quasi segnata.

Centrocampo. Piccolo: uno dei migliori in campo. A Bari e con l'Empoli aveva fatto vedere di essere molto vivace e sempre nelle azioni più pericolose ma aveva mostrato anche poco feeling con il tiro. Oggi si è presentato con un colpo da biliardo ed ha imperversato sulla sua fascia. Luci: gioca dove deve giocare e il suo rendimento è aumentato. Bello l'assist per il terzo gol. Genevier: fa il playmaker davanti alla difesa e gli riesce bene. Belingheri: due gol di pregevole fattura e un palo. Si vede mano dei compagni di reparto ma in area è implacabile. Schiattarella: mette al servizio della squadra la sua corsa e in più trova il gol. Rientro col botto. Bigazzi: entra a partita virtualmente conclusa ma fa vedere che i piedi ce li ha. Barone: anche lui entra a partita finita per il risultato.

Attacco. Paulinho: sfortunato. Non riesce a sbloccarsi e anche oggi trova una traversa da cui nasce il quarto gol di Belingheri. Bello lo stop a seguire che fa fuori due avversari ma poi sbaglia il gol. In tutti i gol amaranto però c'è il suo zampino, o con l'assist diretto o con il movimento. Partita positiva.

Novellino: senza Dionisi trova l'assetto tattico che esalta il centrocampo. Che c'è la sua mano si vede

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Ottobre 2011 16:34

Il mercoledì di Senza Soste: Livorno-Empoli 0-0

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Tante occasioni, nessun gol

stadio_condizioni_curvaIl Livorno esce dall'Armando Picchi con un punto e tnata amarezza per una partita che poteva vincere ampiamente e che ha visto un secondo tempo ad una sola porta. Purtroppo che il Livorno avesse difficoltà in attacco oltre che a poche soluzioni si sapeva già da agosto, ma oggi sono venute fuori in modo dirompente. Ma d'altra parte le punte costano, non sono terzini o medianacci (specialità della casa Spinelli).

Nel primo tempo c'è poco da commentare: brutta partita con due squadre che a fatica mettono insieme due passaggi in fila. Nell'Empoli l'unico a mettersi in evidenza è Tavano, beccato dal pubblico livornese, che per spirito di rivalsa tira da tutte le posizioni con poca fortuna. Nel Livorno le uniche conclusioni pericolose sono un colpo di testa di Paulinho e un bel tiro fda fuori dello stesso brasiliano.

Il secondo tempo è un'altra musica. Il Livorno parte subito forte e pressa l'Empoli nella propria metà campo. Si parte con una serie interminabile di calci d'angolo, ben battuti da Genevier ma che non trovano mai uno stoccatore amaranto anche perchè i centimetri non pendono dalla nostra parte. Tuttavia il centrocampo amaranto ha ormai preso il sopravvento e Genevier e Dionisi sembra essersi risvegliati dopo un primo tempo opaco. Entrano Piccolo, Miglionico e Bigazzi per Rampi, Bernardini e Barone e la pressione continua fino alle clamorose occasioni di Genevier (di testa su cross di Lambrughi con miracolo del portiere), Dionisi (che dribbla tutti ma poi passa invece di concludere) e quella clamorosa di Lambrughi che a pochi metri dalla porta la butta sul fondo.

La partita però non si sblocca e il Livorno al 91' rischia anche di perderla quando 3 giocatori dell'Empoli non riescono a concludere in porta a pochi metri da Mazzoni.

Novellino è stato espulso a fine primo tempo per proteste in seguito al fischio finale dell'arbitro quando il Livorn ostava concludendo un'azione pericolosa. Il mister umbro tuttavia ha avuto indicazioni chiare da questa partita. La mentalità giusta c'è però questa squadra ha troppi limiti ormai chiari: manca un centrocampista che punti l'uomo e crei superiorità numerica e un centravanti vero di quelli da mettere dentro quando gli avversari stanno in 11 dietro la linea della palla e che sfrutti le palle alte. Un Surraco e un Bjelanovic tanto per capirsi.

I reparti

Difesa. Mazzoni: parte male con un paio di rinvii sbagliati poi però si fa trovare pronto in un paio di occasioni quando l'Empoli può far male in contropiede. Salviato: quando c'è da spingere i piedi ruvidi lo limitano ma nel momento migliore del Livorno non sfigura. Bernardini: gioca dall'inizio e tiene bene il campo. Knezevic: guida la difesa senza troppi patemi. Lambrughi: nel secondo tempo dalla sua parte si spinge e lui tira fuori un buon cross per la testa di Genevier. Però poi si mangia l'occasione migliore. Miglionico: entra a venti minuti dalla fine al posto dell'infortunato Bernardini.

Centrocampo. Rampi: gioca a sinistra e nel Livorno inguardabile del primo tempo non si eleva più di tanto. Barone: quando la palla passa dai suoi piedi sa cosa farci. Ma la dinamicità e gli inserimenti continuano a latitare. Genevier: nel secondo tempo si accende e dirige l'assalto amaranto. Sfiora il gol di testa. Ma nell'ultimo passaggio manca ancora un po'. Piccolo: come a Bari entra e porta subito vivacità alla manovra. Tenta il gol con una bella girata ma anche lui dà l'impressione di non essere certo un rapace d'area. Bigazzi: 10 minuti finali in cui non può fare più di tanto.

Attacco. Paulinho: non gettiamogli la croce addosso anche se dopo un mese e mezzo è sempre a zero gol. Se si guardano i suoi gol a Sorrento si vede che la maggior parte li ha fatti in campo aperto puntando l'uomo. Qui gioca centravanti puro e non è il suo ruolo. Salta, spizzica di testa, tenta un paio di conclusioni. Ma al Livorno lì nel mezzo servirebbe un altro tipo di giocatore. Dionisi: primo tempo sonnecchiante, poi si sveglia e crea veri grattacapi alla difesa empolese. Unico neo che sull'ultimo passaggio o tiro si fa trovare poco lucido un paio di volte. Ma anche oggi davanti è lui quello che spariglia le carte e crea occasioni.

Novellino: oggi si meritavano i 3 punti. La squadra ha dei limiti, lui cerca di nasconderli o aggirarli. Al momento si può imputare poco o nulla all'allenatore. La gestione di Miglionico lascia perplessi.

Spinelli: bastava poco ma.......ahahahaahahahahah. A gennaio.....ahahahahaahahah

Nella foto le condizioni in cui verte lo stadio Armando Picchi

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Ottobre 2011 23:08

Palestina: lo Stato si fa allo stadio

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Intervista a Jibril Rajoub, presidente della Federazione Calcio Palestinese: “La nostra nazionale è una macchina diplomatica. Attraverso una partita di pallone, mostriamo al mondo il significato dell’occupazione israeliana e cosa siamo riusciti a creare sul terreno”

palestina_nazionaleBeit Sahour (Cisgiordania), 03 ottobre 2011, Nena News - “La politica è un gioco, esattamente come il calcio”. La massima attribuita a Jibril Rajoub gli si addice a pennello. Da dietro la sua scrivania, circondato da riconoscimenti e fotografie, il presidente della Federazione Calcio Palestinese e del Comitato Olimpico di Palestina appare per quello che è, politico navigato messo al timone di un nuovo e originale strumento di potere e pressione: il pallone.

Capo del Servizio di Sicurezza Preventiva, l’apparato ufficiale di sicurezza dell’Autorità Palestinese, fino al 2002, Rajoub è membro di Fatah all’interno del Comitato Centrale del partito. Lo incontriamo nel suo ufficio di Ramallah.

Qual è il significato che si può attribuire ad una nazionale di calcio senza uno Stato? Quello palestinese è l’unico team tra i 208 membri della FIFA a trovarsi in una simile condizione.

Lo sport è il linguaggio più importante e conosciuto del mondo. Non importa se uno Stato ancora non c’è: non è la nazionale a dover aspettare lo Stato, è il futuro Stato a chiedere l’aiuto della nazionale. Perché la squadra è una macchina diplomatica. Come Federazione e AP, lavoriamo a tre livelli. Primo, costruire uno Stato sul terreno, attraverso istituzioni concrete che naturalmente comprendono anche quelle sportive. Secondo, lavorare sulla comunità internazionale perché riconosca l’esistenza del popolo palestinese e i suoi diritti di autodeterminazione. Terzo, promuovere la lotta nonviolenta contro l’occupazione israeliana. A tutti e tre i livelli, lo sport può rivestire un ruolo fondamentale e lo sta già facendo.

In che modo una nazionale di calcio è in grado di farlo?

Per quanto riguarda il primo livello, quello istituzionale, abbiamo stretto rapporti seri e duraturi con comitati e federazioni sportive in tutto il mondo. Un esempio: questa settimana un gruppo di allenatori italiani sarà in Palestina per sponsorizzare il nostro calcio: la FIGC li ha mandati a tenere delle lezioni e a novembre ci hanno invitati per un’amichevole in Italia.

Il secondo livello è quello della comunità internazionale. Quando una nazionale straniera arriva qua per giocare, apre gli occhi del proprio Paese sulla realtà quotidiana vissuta nei Territori Occupati: le restrizioni, il Muro, i checkpoint, l’occupazione. Con una partita di calcio, si può sensibilizzare un altro Paese.

Che tipo di restrizioni i giocatori della nazionale sono costretti a subire da parte delle autorità israeliane? si tratta di restrizioni che danneggiano la squadra?

Certo, ogni volta non sappiamo se la nazionale sarà al completo. Un esempio: qualche tempo fa, al ritorno da un torneo in Sudan il nostro portiere, di Gaza, è stato bloccato alla frontiera e non è stato fatto rientrare. Ha dovuto passare tre mesi ad Amman, in Giordania. Questo è solo un esempio. Ci sono due modi con cui le autorità israeliane colpiscono e danneggiano il calcio palestinese: a livello della nazionale, attraverso le restrizioni al movimento, sia dentro che fuori i Territori Occupati. E poi a livello più generale: ogni società sportiva, dalla più grande alla più piccola, subisce seri danni a causa della mancanza di infrastrutture sportive e di attrezzature che difficilmente riescono ad entrare in Cisgiordania e a Gaza perché sotto lo stretto controllo israeliano, delle difficoltà a reperire esperti esterni provenienti da altri Paesi, o addirittura dalla FIFA, e bloccati ai confini da Israele.

A tal proposito, qual è il ruolo della FIFA nel sostenere il calcio palestinese?

La FIFA ha sempre supportato lo sport in Palestina. Il presidente Blatter ci ha fatto visita tre volte. Come organizzazione, hanno avviato numerosi progetti in Palestina. In questo momento ne sono attivi quattro, tra cui la creazione di un’accademia dello sport e la costruzione di un quartier generale per la Federazione Calcio. Inoltre, arrivano spesso loro allenatori internazionali per il training delle nostre nuove leve: ad esempio, in questo momento un’allenatrice Fifa sta facendo lezione ad un gruppo di 24 giovani allenatrici che lavorano in società sportive per bambini.

E l’Autorità Palestinese? Qual è il ruolo esercitato dal governo di Ramallah nel sostenere il calcio palestinese?

La parola ‘ruolo’ è esagerata. Non ha un ruolo. Diciamo che il governo sostiene la Federazione e la squadra nazionale attraverso decisioni politiche del primo ministro Fayyad e del presidente Abbas. Danno pieno supporto, sia al calcio femminile che a quello maschile.

E naturalmente investono denaro: si è passati da un budget di 870mila dollari l’anno a quota 6 milioni. O i soldi per il nuovo stadio nazionale di Ramallah (inaugurato il 26 ottobre 2008 e stadio di casa della squadra di Gerusalemme Hilal Al-Quds e quella di Ramallah Al Ama’ri, ndr).

Sì, investono soldi nella Federazione, contribuiscono.

Dopo l’uscita dalle qualificazioni per i Mondiali di Brasile 2014, quali sono i prossimi impegni per la nazionale di calcio?

Siamo usciti dalle qualificazioni per le Olimpiadi, perdendo con il Bahrein, e poi da quelle per i Mondiali del 2014, pareggiando con la Tailandia. Il prossimo impegno è in arrivo il 18 ottobre ad Hebron: la nazionale femminile ospiterà il Giappone, vincitore della Coppa del Mondo in Germania a luglio.

Emma Mancini

tratto da http://www.nena-news.com

3 ottobre 2011

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