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As Roma: campagna abbonamenti senza tessera del tifoso. Ma l'Osservatorio stoppa l'iniziativa

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myromaPochi giorni fa avevamo prontamente segnalato che l'As Roma calcio, su richiesta dei propri suoi tifosi, da quest'anno intendeva permettere di poter acquisire l'abbonamento senza sottoscrivere la tessera del tifoso. Un primo, piccolo segnale contro chi, con provvedimenti assurdi, sta uccidendo il calcio italiano. Di seguito avevamo inseirto il comunicato di MyRoma, un'associazione di tifosi, che punta a realizzare  il primo modello associativo di Azionariato Popolare nella Serie A Italiana e che recentemente in una lettera ha esposto al nuovo presidente DiBenedetto le proprie idee su come andrebbe gestita l'AS Roma. Oggi è arrivato lo stop dall'Osservatorio nazionale delle manifestazioni sportive che al momentop resta contrario all'emissione di abbonameti senza tessera del tifoso. Giovedì è prevista una riunione per affrontare il caso.

Il comunicato:

MyROMA esprime profonda soddisfazione per la decisione dell'A.S. Roma di scindere, come richiesto da buona parte della tifoseria di cui MyROMA si è resa portavoce tramite la lettera inviata al Presidente DiBenedetto (link), l'abbonamento dalla tessera del tifoso. Si tratta di un primo, importante passo per creare un clima di serenità attorno all'evento sportivo, di cui i tifosi sono e debbono essere i primi protagonisti. Naturalmente l'attenzione resta elevata, in particolare per la corretta attuazione dei criteri relativi all'acquisto dei titoli di accesso negli stadi e per il ripristino del diritto di poter seguire la squadra giallorossa in trasferta a prescindere dal possesso della tessera del tifoso. Con analoga soddisfazione si accoglie l'apertura di una biglietteria, per il giorno della partita, a Piazza Mancini - pure richiesta con la stessa missiva - auspicando che tale avvicinamento, di per sé pregevole, possa essere ulteriormente migliorato. Sempre con favore è vista la possibilità di acquistare on line i titoli di accesso per lo stadio, onde agevolare anche chi è distante da Roma. MyROMA non può che prendere atto, con vivo compiacimento, anche dell'apertura all'interno dell'A.S. Roma del Dipartimento del Tifoso, caldeggiata già dallo scorso anno quando alla Provincia di Roma si era richiesta l'apertura di un Ufficio Relazioni con il tifoso. Per finire, MyROMA intende proseguire nella propria campagna di rispetto dei diritti dei tifosi e dei valori fondanti l'Associazione Sportiva Roma, primo tra i quali il colore e la dignità della maglia con la quale settimanalmente la nostra compagine gioca, ribadendo la propria completa disponibilità ad agevolare la Società in tale percorso di crescita e di implementazione delle risorse, per giungere - insieme - ai traguardi che ci competono. In allegato il volantino per la nuova campagna abbonamenti AS Roma.

(red.)

16 luglio 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2011 16:45

"El Flaco" Menotti, un marxista ormonale che ama Guardiola e odia Mourinho

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Il pallone in fumo del Flaco Menotti: "Hanno rubato il calcio alla gente"

Da ct della nazionale argentina ha vinto nel 1978 il Mondiale giocato in casa e fortemente voluto dalla dittatura militare. Dopo il mundial '82 va con Maradona al Barcellona. "Ci sono stati quattro re, e la quinta corona ancora non la do a Messi. Diego trasformò il Napoli da banda in orchestra"

menottiBUENOS AIRES - L'appuntamento è nell'ufficio in centro. Fa freddo. César Luis Menotti si scusa: "S'è rotto il riscaldamento, devo comprare una stufa, sto gelando". Sotto il vetro del tavolo, foto dei figli. Sopra, una pila di libri: Eladia Blázquez, Vázquez Montalbán, Tejeda... Un posacenere pulito ricorda che un po' di tempo fa la chiacchierata si sarebbe riempita di fumo.

Come va dopo aver smesso?
"Male. Mi dissero: "Il primo mese è duro, poi...". I medici insistono per renderci la vita più lunga e meno gradevole. I chirurghi sono i peggiori. Ora hanno una macchinetta, pim pim e ti operano. Non lasciano neppure sangue sul bisturi".

Come andò la sua operazione?
"Dissi al medico: "Faccia lei, io so di calcio, mica di polmoni". Mi impose di non fumare per avere vita normale. Normale per chi? La sigaretta è una compagna. Devo pensare che la compagna è morta. Mi piace quando mi sbuffano il fumo in faccia. Lo cerco alle porte dei ristoranti. Ieri un signore accende e fa: "Esco". Gli ho risposto: "Macché, stia più vicino"".

Anche dal calcio si sta allontanando?
"La Spagna mi ha restituito passione. Vederla giocare con i piccolini mi conforta. Il calcio è tre cose: tempo, spazio e inganno. Però non ci sono tempi, non si cercano gli spazi e non mi ingannano più. Mi annoio tanto che non mi pare calcio. Il 99,9% degli allenatori invidia il Barcellona. Tutti vogliono essere Guardiola, la maggioranza non sa come si fa".

Guardiola dice con i buoni giocatori...
"Non la bevo. Il lavoro di Guardiola è allenamento, idee chiare, farsi capire. Più importante dei giocatori. Andiamo a vedere chi era Piqué prima di Guardiola, chi era Pedro, chi era Busquets. Nemmeno Iniesta era titolare. E dissento su altro. Non fu Cruyff il primo a giocare così, il primo si chiamava Menotti. Mi costò la vita. Ci fischiavano per i troppi passaggi. Giocavo con Maradona alla Messi e Schuster alla Xavi. Ma ogni volta che Schuster la dava ad Alexanco ci fischiavano. Solo sul 3-0 tutti a fare olé".

Perché andò via dal Barcellona?
"Era morta mia madre, tornava la democrazia in Argentina, dovevo stare lì. Núñez mi diede un assegno in bianco, mi chiese quale giocatore volessi. Nessuno. Volevo che buttasse fuori i grandi per far crescere i giovani. Fu dopo la Coppa del re. Una coppetta. Se oggi la vince il Real, pare abbia vinto l'Intercontinentale. Dicevo?".

L'importanza dell'allenatore.
"Qual è l'influenza dei professori? Dipende. Mi sono innamorato della chimica perché il professore arrivò fumando, riempì la lavagna di formule e disse: "Da imparare entro martedì. Però è impossibile". E aggiunse: "Perché sappiate che la vita è come la chimica: va interpretata"".

La figura del professore è un po' svalutata...
"Da 50 anni si produce dis-cultura. Hanno rubato alla gente il sentimento di appartenenza. Mi sento un marxista ormonale, senza più spiegazione ideologica. Ho sperimentato il disastro del capitalismo in ciò che mi circonda, calcio compreso. Hanno rubato il calcio alla gente".

In Argentina potrebbe esistere una figura alla Guardiola?
"Se esistesse, lo assassinerebbero. Qui ci sono i Mourinho. Tipi come lui. Che pensano a vincere e quando perdono non è colpa loro".

Del Bosque ha detto che voleva essere come Busquets. Più alto. E lei?
"Il migliore che ho visto è stato Pelé. Quando andava a colpire di testa, saliva un altro po' e la stoppava di petto. Non sapevi mai cosa avrebbe fatto".

Come Messi...
"Ci sono stati 4 re. Di Stefano, Pelé, Cruyff e Maradona. Stiamo aspettando il quinto, non è ancora apparso. Messi è il più vicino, ma la corona non gliela do ancora. Dovrei vederlo fuori dal Barcellona, e vincere quello che Maradona ha vinto a Napoli. Era una banda e l'ha trasformata in un'orchestra. Sa perché Messi è il migliore?".

No...
"Ogni volta che prendeva la palla, voleva vincere la partita. Ora no, e si nota la mano del maestro. Cosa sarebbe di questi giocatori senza Pep... Nel Barça non esiste la libertà assoluta. Ci sono regole che permettono ai giocatori di essere liberi e felici. Il Madrid potrà comprare giocatori, e altri, e altri, alla fine vincerà, ma quel 5-0 sarà per tutta la vita. Ha ucciso Mourinho per sempre".

Lei disse che dopo quella partita, Mou se l'è fatta addosso.
"Così si dice a casa mia, farsela addosso. La partita dopo ho visto in panchina Higuain, Adebayor, Benzema e Kaká. La più grande codardia vista in un grande. E con il Madrid: inaudito".

Che succede all'Argentina che fa tanto male a Messi?
"Quando parlo di dis-cultura, non mi riferisco a chi leggeva Borges. Il calcio è come la vita. Non ti alzi alle sei del mattino e ti metti a cercare la donna della tua vita. La incontri o no. Ogni volta che toccano la palla, vogliono vincere la partita. È terribile. Un'angoscia. Nel Barcellona ci sono più passaggi che gol. Di questo si tratta. Passarsi la palla. Non è difficile".

Ora a Batista chiedono che giochi come il Barcellona.
"Imbecilli. Credono che sia facile cantare come Serrat?".
 
Luis Martin (El Paìs)

tratto da www.repubblica.it

(12 luglio 2011)

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Paulinen Platz: il documentario sul St. Pauli e i suoi tifosi

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st-pauli_tifosi_chePAULINEN PLATZ è il primo film sulla storia di un club di calcio, il St.Pauli di Amburgo, in Bundesliga2 (equivalente della seconda divisione italiana di calcio) a partire dalla prossima stagione.
Il film è stato realizzato in collaborazione da ShooTv -- shootv.com - e da SportEconomy -- sporteconomy.it.
L'idea-guida del film è quella di raccontare un modello nuovo di fare e gestire il mondo del calcio.
E' un film documentario su un club che, caso unico al mondo, è gestito al 100% da rappresentanti della tifoseria. Il St. Pauli fa utili ogni anno e quest'anno, in concomitanza con le celebrazioni per i primi 100 anni di vita, è riuscito a rientrare in prima divisione (al termine di questo campionato è stato retrocesso in Bundesliga2).
Nel docu-film, diviso in due parti, vengono analizzati gli elementi chiave che fanno del St.Pauli un modello unico nel suo genere: la tifoseria è strettamente collegata alla vita del club, vi partecipa attivamente ed è totalmente coinvolta in tutti i progetti. Il management societario stesso è diretta espressione della tifoseria e ogni anno registra il "sold out" completo dello stadio (che verrà ristrutturato completamente nei prossimi due anni). Il Millerntor Stadium è anche il solo impianto al mondo dove vengono allestiti "sky box" (aree destinate agli ospiti degli sponsor) sulla parte superiore della curva dei tifosi, senza che avvengano casi di disordini o di ordine pubblico nel corso della stagione. Per non parlare della "tana dei pirati", una struttura costruita interamente dai tifosi, che oggi sta diventando un modo di fare marketing non convenzionale da parte degli sponsor stessi.
"La particolarità di questo club" spiega Geo Ceccarelli, regista e direttore creativo di Shootv.com, "è l'aver saputo coniugare elementi di marketing con il rispetto della tradizione e della storia del club. Il St.Pauli genera ricavi reinvestiti nella vita del club, ma senza vendere l'anima al diavolo ed è diventato un caso unico al mondo di marketing calcistico unconventional. Non è un caso, infatti, che il simbolo ufficiale del club ormai sia stato di fatto soppiantato dal più popolare Jolly Roger (il tradizionale simbolo dei pirati). Anche quest'ultimo esempio conferma la bravura dei tifosi e del management della società tedesca in termini di comunicazione: il Jolly Roger è strettamente collegato anche alle radici storiche di Amburgo, città anseatica e quindi covo di pirati per decenni".
"E' una co-produzione unica nel suo genere", afferma Marcel Vulpis, direttore dell'agenzia Sporteconomy e "co-autore" del progetto. "E' il primo prodotto cinematografico realizzato nella storia del calcio su un club di piccole/medie dimensioni, ma con una grande storia e futuro. Sarà un benchmark importante che mostreremo in Germania e Italia, per far capire che è possibile un altro mondo del calcio e la case history proiettata oggi a Roma lo dimostra chiaramente".

Per tutti questi motivi, il St Pauli è per 5 milioni di tifosi nel mondo una squadra culto, un simbolo e la sua fama va oltre le vittorie della squadra di calcio.

Il trailer del documentario

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Spinelli, Paulinho, Knezevic e il mistero della cessione

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spinelli_si_noLa notizia della cessione di Paulinho e Knezevic e il conseguente incasso di almeno 6 milioni l'aveva lanciata Il Tirreno mercoledì sera ed era stata confermata dal presidente stesso che al telefono col giornalista si era detto felice e non aveva esistato a precisare che quei soldi erano per coprire la buca di bilancio dell'anno scorso.

Ci sono da subito sembrate cifre stellari tanto che avevamo ipotizzato in un nostro articolo, una specie di favore reciproco, detto anche "girellino", fra Spinelli e l'amico Foschi, ds del Padova.

Dopo due giorni però non c'è nessuna ufficialità delle due operazioni, anzi sembrano fioccare più che altro smentite. Per quanto riguarda Paulinho c'è un problema concreto, cioè che Paulinho rientrarà solo l'11 luglio dal Brasile e quindi non ha certo potuto firmare. Il suo procuratore Bagnoli però nella giornata di ieri ha fatto finta di cascare dalle nuvole in una dichiarazione su padovagoal: “La situazione è tale e quale a tre giorni fa, non è cambiato niente. Ieri a Livorno c’è stato un po’ di trambusto ingiustificato, tutto fumo. La differenza fra domanda e offerta è sempre la stessa”. Spinelli infatti dovrebbe aver trovato l'accordo con il Padova per la cessione del giocatore ma deve sempre ricevere il sì del giocatore. E Bagnoli fa un po' di melina per vedere di ruscolare un contratto migliore. Il Padova però nel frattempo ha preso Lazarevic ed è vicina a Cutolo.

Su Knezevic invece le spiegazioni sono più difficili da trovare. La Gazzetta di oggi dice che la pista si è raffreddata.

Qualcuno ha perfino ipotizzato che la duplice sparata del presidente sia solo un giochetto per alzare il prezzo. Ma a nostro avviso un prezzo più alto di quello annunciato mercoledì è pressochè impossibile. Probabilemtne il caso Knezevic è più legato alla volontà del giocatore che a quella del presidente. Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi.

Come sempre il mercato del Livorno è avvolto in un alone di mistero. Ma ormai i tifosi si sono abituati sia ai misteri che alle bugie visto che il presidente solitamente si scomoda solo per lamentarsi o far notare che ha rimesso dei soldi. Il solito atteggiamento di chi considera i tifosi come un accessorio. Ma gli accessori ultimamente sono veramente pochi allo stadio e questi atteggiamenti sono la conferma che a nessuno gliene frega nulla.

Franco Marino

8 luglio 2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Luglio 2011 10:39

Palio 2011: vincono i più forti e il futuro è un punto interrogativo

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palioLe gare

Come sempre il racconto della giornata più importante nel calendario delle gare remiere livornesi parte la mattina presto. Anche quest'anno i parenti e gli amici delle ragazze e dei ragazzi impegnati/e nelle gare degli equipaggi femminili e del Minipalio hanno potuto godersi le proprie figlie o conoscenti o amiche nella competizione loro riservata. Impossibile cercare di trovare aggettivi per la scelta, superconfermata, di relegare al mattino le due competizioni. Sembra di percepire una certa ritrosia nell'atteggiamento del Comitato Palio Marinaro ad aprirsi verso una dignitosa cornice di pubblico (comunque in aumento ma non paragonabile alle presenze sulle spallette per le gare del pomeriggio) e di partecipazione anche per i ragazzi giovani e per le vogatrici che, giustamente, meriterebbero altri riconoscimenti, altra considerazione.

Il Comitato Palio Marinaro, quello sì, necessiterebbe un accorpamento con il tessuto sociale della città che spera e vanamente crede di rappresentare. E ovviamente è l'organismo che sembra sarà più tutelato dell'intero movimento dal prossimo anno.

Ma ci interessano le gare: brave dunque alle ragazze dell'Antignano e del Salviano, che finiscono per tirare la volata ad un lanciatissimo Montenero, che si conferma barca da battere della categoria e festeggia con la consueta Ape Maja l'ennesimo trionfo. Complimenti poi ai ragazzi del Venezia che partono primi, fanno il vuoto e arrivano soli al traguardo per la gioia del loro allenatore Mauro Brucioni, prendendosi la rivincita con i pari categoria dopo il secondo posto dietro al Montenero dello scorso anno.

Dopo la gara Special Olimpics, con equipaggi formati da vogatori con difficoltà intellettive che ha visto prevalere la compagine di La Spezia, pronostici rispettati per l'inutile (quest'anno, ma vallo a sapere qui passa un treno ogni giorno e forse anche chi scrive è già rimasto indietro) gara a 4 remi che ha visto dominare e vincere per dispersione lo Shangay di mister Luca Marconi, equipaggio in grado di prevalere in sei gare su sei del programma di quest'anno. Poi, a seguire da lontano lo spettacolo, Antignano, Montenero, Sorgenti ed uno smarrito Colline, che si conferma maglia nera delle cantine dopo la grottesca contestazione dello scorso anno. Nel mezzo anche l'armo fuori gara dell'Accademia Navale. 

Palio a 10 remi

Mai Palio Marinaro fu tanto noioso. Un equipaggio davanti, gli altri a giocarsi un secondo posto prestigioso quanto effimero. L'ultima edizione prima degli accorpamenti ci consegna una gara vinta dalla cantina più forte in mare aperto, in grado di dominare, eccezion fatta per la Coppa Barontini 2011 che ha visto prevalere il Borgo Cappuccini, le ultime due stagioni di gare.

Pronti via e la barca più forte gira per prima la boa seguita proprio dai rivali bianconeri e dai giallorossi del Pontino in grande rimonta dopo l'inizio difficile dello scorso anno che li aveva, però, già proiettati verso una stagione ricca di soddisfazioni dopo il terzo posto del Palio 2010. Il vantaggio si fa sicuro prima della metà gara al punto che lo speaker, giusto per rendere movimentato un pomeriggio che aveva già rispettato il pronostico a 4 remi a favore della barca più forte, elargisce al buon pubblico presente sulle spallette della Terrazza Mascagni, ed in aumento rispetto allo scorso anno, il racconto di una accesa lotta per il secondo posto che, in realtà, registrava soltanto lo sforzo vittorioso del Borgo Cappuccini di resistere agli attacchi dei rivali dell'Ovosodo per difendere il terzo posto e battagliare fino all'ultima vogata con l'equipaggio del Pontino San Marco, autore di uno sprint finale più incisivo che gli consegnava la meritata seconda piazza.

Un Ovosodo deludente dunque, ai piedi del podio come da molti anni non si vedeva, lontano dai fasti di fine Anni Zero. E mentre l'Ardenza la Rosa si trascinava in ultima posizione, quest'anno non decisiva per perdere il gozzo proprio per la questione degli accorpamenti (ma vallo a sapere, vedi sopra), galleggiavano in alto mare, mai pericolosi per le prime piazze, gli armi del San Jacopo, del Fabbricotti e del Salviano.

Il racconto della gara, la cronaca sportiva finisce qui. Manca soltanto di dire che la barca più forte è ovviamente il Venezia, ma siamo sicuri che trattasi per chi legge di un'aggiunta trascurabile visto il dominio espresso in mare.

Prossima stagione

Il futuro del Palio Marinaro è in via di definizione. Sembrano certi gli accorpamenti e la trasformazione in Associazioni sportive delle otto cantine che parteciperanno alle gare del prossimo anno. In questa sede si vuole commentare soltanto l'aspetto sportivo della manifestazione ed un commento, un pronostico sul futuro è ipotizzabile: Venezia, Borgo Cappuccini e Pontino, che non risentiranno di accorpamenti in quanto quartieri storici, sembrano le più lanciate verso una stagione prossima di prestigio. Servirà maggiore forza nella barca biancogialla dell'Ovosodo, unica artefice del proprio destino vista la rinuncia del gozzo del Magenta Origine a disputare le gare dell'anno appena concluso e la conseguente rinuncia all'accorpamento con la storica cantina vincitrice di quattro edizioni del Palio consecutive fino al 2009. Il resto è un grande e deprimente punto interrogativo. Capire quale futuro avrà il movimento del remo livornese è un quiz che al momento non ha risposta. Riusciranno i nostri eroi, super eroi sarebbe meglio dire, a creare altri armi competitivi partendo da risorse inferiori rispetto alle cantine storiche, con vogatori da definire, organigrammi da risistemare, antipatie da bypassare, antichi rituali da mutare? Bella domanda.

Rimane un auspicio: speriamo che torni presto la Livorno in Voga, quella in cui si sudava e ci si arrampicava sui palazzoni lungo i fossi per vedere passare la Coppa Barontini tifando per i colori amici, sperando che i rivali storici scomparissero dietro i bastioni della Fortezza per non riapparire mai più. Salvaguardare lo spirito battagliero a vantaggio di una sana e gloriosa storia, non soltanto sportiva, da rinverdire e rinfrescare è l'obiettivo da centrare per non scomparire.

Ovviamente chi scrive, per natura e per esperienza, rimane scettico.

per senzasoste.it

Nero Vilzo Revelli

 


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