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La domenica di Senza Soste: Livorno vs Nocerina 0-2

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I nodi vengono al pettine

spinelli_2Un brusco passo indietro e purtroppo una partita che mette a nudo i veri problemi di questa squadra che avevamo già sottolineato a fine calciomercato. Prima però una premessa: il risultato poteva essere diverso se dopo pochi minuti l'arbitro avesse concesso rigore ed espulsione per un fallo da ultimo uomo su Paulinho lanciato a rete.

I problemi tuttavia permangono e sono tutti situati nella metà campo avversaria e in panchina. Il Livorno infatti oggi ha dimostrato ciò che diciamo da svariate settimane: ottima fase difensiva che concede poco agli avversari, buon centrocampo in fase di chiusura e impostazione ma nettamente insufficiente in fase di proposizione ed inserimento. Batteria di attaccanti con poco fisico e numericamente insufficiente per affrontare un campionato (ma le punte e i giocatori "dell'ultimo passaggio" come Surraco o altri costano). Ora non rimane che sperare che Russotto torni quello che era 2 o 3 anni fa perchè sennò il Livorno rischia di vedere spesso la casella 0 nei gol fatti.

Nel primo tempo tuttavia il Livorno ha creato qualcosa con un Dionisi ispirato che ha impegnato difesa e portiere avversario. La sua predilezione per il tiro di potenza lascia spesso a desiderare in quanto a precisione ma nel primo tempo il Livorno ha giocato ed ha preso anche una traversa con Perticone oltre che le chiavi del centrocampo con un buonissimo Genevier.

Nel secondo tempo Novellino ha sostituito uno spento Bigazzi con Belingheri che ha fatto rimpiangere il giovane 43 amaranto. Ma la squadra tutta è calata a partire da Barone da un cui errore è partito il contropiede fulmineo della Nocerina che ha tagliato fuori sia Lambrughi che Perticone mandando in rete Farias. E dopo il gol di inizio ripresa, sono iniziate le note dolenti di una squadra che non ha reagito caratterialmente e che ha iniziato a giocare con una serie impressionante di lanci lunghi a fronte di un attacco che non dispone di un centravanti di posizione e con un Belingheri che invece di ispirare e dettare il passaggio si legava con lentezza e inutili preziosismi.

Nel finale la Nocerina ha anche raddoppiato con Castaldo che ha bruciato Mazzoni con un diagonale velenoso al volo.

Insomma, un passo indietro che rischia di sopire subito gli entusiasmi del pubblico (anche oggi abbastanza numeroso rispetto allo scorso anno) e che mette a nudo tutti i difetti di quest'ennesima incompleta di Spinelli che fa fatica a tirare in porta e che fino ad oggi ha messo a referto due soli gol su rigore e nessuno su azione.

I reparti

Difesa. Mazzoni: parte male con una indecisione su un tiro semplice e centrale che lo costringe a rinviare di piede. Poi si riprende bene con due buone parate di cui una molto difficile sotto la traversa su una deviazione di Pieri di testa. Nel finale non sembra immune da colpe sul gol di Castaldi. Perticone: partita solida come sempre anche se sul primo gol Nocerino poteva fare di più. Lambrughi: spesso in difficoltà sul gioco aereo è talgiato fuori sul gol nocerino come Perticone. Pieri: in assenza di centrocampisti che si inseriscono o che saltano l'uomo, è lui il giocatore più pericoloso. Un'altra buona prestazione. Salviato: entra al posto di Perticone per spingere, ma fa poco o nulla oltre che a qualche errore. Il suo inserimento nel finale fa già rendere conto in che condizioni sia la panchina amaranto per quanto riguarda le soluzioni ogffensive.

Centrocampo. Bigazzi: partita priva di particolari spunti. Novellino lo sostituisce a inizio ripresa. Luci: partita in ombra. Dovrebbe essere fra quelli che dietro le punte creano qualcosa ma non lo fa. E' un ottimo motorino di centrocampo con personalità e posizione ma non ci sembra che possa essere l'uomo dell'ultimo passaggio. Barone: che è stato un giocatore vero si vede, solo per il senso della posizione che ha e qualche spunto di classe. Ma alla lunga contribuisce a un centrocampo totalmente privo di forza e dinamicità. Grave l'errore che porta al contropiede-gol di Farias. Genevier: è il direttore d'orchestra amaranto. Ha, per ora, un passo solo ma dai suoi piedi passa tutto il gioco amaranto. Cala nel secondo tempo ma è uno dei migliori. Belingheri: entra al posto di Bigazzi e fa una prestazione pessima. Dovrebbe essere quello che ispira le punte e detta l'ultimo passaggio ma della sua partita si ricorda solo passaggi assurdi e palle perse. Siligardi: per ora tanto fumo e poco arrosto

Attacco. Paulinho: si procura il rigore non fischiato e poco più. Palloni giocabili ne vede pochi e nel secondo tempo è la sagra del lancio lungo. Tuttavia appare lontano da una forma smagliante e nel finale ha due occasioni di testa che spreca. A sua parziale scusante l'essere stato fermo per infortunio nelle ultime settimane. Dionisi: parte forte con tiri potenti e dribbling che fanno impazzire la difesa nocerina. Il suo contributo lo dà sempre, peccato che sotto porta spesso non sia freddo.

Novellino: aveva detto che voleva un attacco che non desse riferimenti agli avversari e che era contentissimo del duo Paulinho-Dionisi. Peccato che oggi abbiamo perso il conto dei lanci lunghi. Davanti abbiamo poche soluzioni al momento e lo sa anche lui. Ma se la società non ha indovinato Piccolo e Russotto allora di qui a gennaio ci sarà da commentare tante partite come queste.

Spinelli: oggi allo stadio ha ammirato l'ennesima incompiuta. Ma d'altra parte le punte costano...

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Domenica 04 Settembre 2011 20:34

Calciomercato: finale senza botto in stile Spinelli

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spinelli500Due acquisti e quattro cessioni. Finisce così il mercato senza particolari botti del Livorno. Niente di cui meravigliarsi, i calciomercato del Livorno hanno già fatto smettere di sognare i tifosi da parecchi anni. Detto questo, non ci sono particolari commenti da fare, anzi le quattro cessioni sono quasi miracolose. Ma anche a questo eravamo abituati perchè Spinelli nel mercato in uscita non è secondo a nessuno. In entrata invece sono sate fatte due operazioni nei ruoli che servivano visto che il Livorno ha dimostrato nelle prime due partite delle grosse difficoltà in fase offensiva. Coerentemente con ciò che aveva annunciato a inizio anno, Spinelli ha preso due giovani di 23 anni: Russotto, ex under 21 ed ex Napoli che è un trequartita di talento che sembrava destinato ad altri palcoscenici ma non è mai esploso. Piccolo invece è un altro talento napoletano, sinistro, che ha giocato punta esterna e che viene da una retrocessione a Piacenza corredata da 5 gol e una buona stagione da riserva di Cacia e Graffiedi.

Link video: Guarda i gol di Piccolo

A Livorno Spinelli ci ha abituato a accontentarci. Perlomeno questa volta ha preso i giocatori nei ruoli che servivano e non i primi che gli venivano regalati come è accaduto in passato. Un 31 agosto di 3 anni fa riuscì a prendere 3 centrali difensivi e ci mancava una punta!

Il Livorno attualmente vale dal quinto al decimo posto. Sampdoria, Torino e Padova sulla carta sono un gradino sopra a tutti. Poi il Bari che con la conferma di Donati e l'acquisto di Bogliacino ha fatto vedere che ha intenzioni bellicose. Il Livorno è subito dietro a questo gruppo insieme ad un  gruppetto di squadre fra cui Empoli, Brescia più le solite sorprese che in B non mancano mai.

Ecco da alelivorno.it la scheda degli acquisti e delle cessioni

Il Livorno chiude con due acquisti e quattro cessioni la sessione estiva del calciomercato. Salutano Livorno AndreY Galabinov, ceduto in prestito al Sorrento dove spera di ripetere le gesta di Paulinho, Giuseppe Rizza in prestito al Pergocrema, Fabrizio Di Bella in prestito al Piacenza e Francesco Volpe sempre al Piacenza ma in comproprietà. In amaranto arriva a titolo definitivo l'esterno Andrea Russotto (25/05/1988) proveniente dal Bellinzona dopo aver militato lo scorso anno a Crotone dove ha collezionato 45 presenze e segnato 3 reti. Promessa non ancora del tutto maturata, Russotto ha vestito la maglie di tutte le nazionali giovanili dall'Under 15 all'Under 21. Adesso sarà compito di Novellino tirar fuori il talento del 23enne romano. Altro arrivo, nel reparto degli attaccanti, è quello in compartecipazione dal Piacenza di Antonio Piccolo (07/04/1988) che ha disputato 29 gare lo scorso anno, segnando 5 reti. Infine dalla Cararese arriva in prestito il giovane Pietro Pegollo (27/05/1993) che sarà destinato alla formazione primavera.

 red. 31 agosto 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Agosto 2011 22:56

Livorno-Sampdoria: fuori dai cancelli contro una società incapace

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stewardNel corso degli ultimi anni un’importante fase di ristrutturazione dei rapporti ha attraversato il mondo del calcio. La macchina organizzativa del business del pallone ha messo in campo un sistema di controllo tecnologico e burocratico, affiancato da nuovi attori, che ha disciplinato con tratti più raffinati e subdoli le forme di consumo del calcio moderno.

Un’alzata di scudi dei poteri che governano il calcio che proprio non rappresenta quel quadro bucolico di cui parla il segretario PD Luigi Bersani, il quale immagina la partecipazione a una partita come un’ora e mezzo di distrazione dai problemi del mondo.

Il calcio, al contrario, è lo specchio delle nostre città e del paese in cui viviamo.

E i malesseri della società vi si materializzano in maniera più diretta proprio perché concentrati e vissuti in uno spazio e un tempo limitato.

Un esempio di questa rottura dei rapporti tra i protagonisti che si muovono dentro l’evento sportivo si è avuta puntuale con la prima partita casalinga del Livorno calcio.

Una società che negli ultimi anni ha oscillato tra serie A e serie B, mantenendo un’organizzazione societaria inadeguata ad affrontare il nuovo corso e inaugurando pratiche da cannibalizzazione della passione dettate dal presidente Aldo Spinelli.

A questi aggiungiamo l’assunzione nel territorio delle pratiche disciplinari che sono intervenute a regolare i conflitti da stadio: biglietti nominali, tessera del tifoso, stewards, tornelli, telecamere.

Un binomio devastante per la piazza livornese che può essere mostrato con lucidità raccontando la serata di Livorno-Sampdoria.

Si gioca di martedì, ore 20.45, giorno feriale. Cancelli aperti solo alle 19.40. Per chi deve acquistare il biglietto, ci sono le biglietterie del Palamacchia, da anni a incomprensibile distanza dai settori. Sono aperti solo quattro sportelli, che servono per biglietteria ordinaria, accrediti, abbonamenti. Da subito si capisce che sono insufficienti a rispondere alle richieste dei tifosi. Si creano lunghissime file e si avanza a rilento: 6-7 minuti la media di ogni operazione, a cui vanno aggiunti blocchi continui dei macchinari. Sale altissima la protesta, nessuno della società interviene per facilitare il deflusso, magari risparmiando la lungaggine della richiesta dei documenti. Un migliaio di persone è in attesa. E’ il caos: in tanti rinunciano, altrettanti insistono pur consapevoli che a quei ritmi non si entra che a partita in corso, se non nel secondo tempo. La media di attesa è altissima, c’è chi arriva alla meta in un’ora e mezza, chi in due ore, chi non ha chances. Alle 21 un gruppo abbandona e va direttamente ai cancelli a chiedere lumi: fare il biglietto è praticamente impossibile, qualcuno deve risolvere la situazione.

Il responsabile degli stewards, che da chiunque acceda si sente ripetere l’esperienza appena vissuta alle biglietterie, dichiara di aver già comunicato alla società i disguidi ma di non aver ricevuto mandato per intervenire. Incalzato, sostiene di aver già detto “al telefono a Spinelli e società che non capiscono un cazzo, ma di più non posso fare”. Difficile immaginarsi la telefonata, ma il responsabile degli stewards lo dichiara ad alta voce in mezzo ai tanti tifosi in attesa. Come dire…sono dei vostri. Per riaffermare questa posizione (come se a Livorno lo stadio fosse stato inaugurato la settimana scorsa e non nel 1935) il responsabile degli stewards, tenta una mediazione con le forze dell’ordine, prevedibilmente infruttuosa.

A quel punto, per tenere calmo il nugolo di persone escluse, comincia la stucchevole litania: “voi state buoni e io tra dieci minuti provo a farvi entrare”, condito dall’aggiunta di una fila di stewards, per dare maggior peso alla boutade.

Nel pieno della frustrazione, si avverte la mancanza di quelle tattiche di autoregolazione che hanno governato gli accessi allo stadio prima della svolta repressiva (che non vale neanche la pena segnalare, sono bagaglio condiviso della cultura da stadio): con gli stewards ordinari non si tratta, anzi, sembra quasi di mancargli di rispetto a insistere per trovare una soluzione.

Non si tratta, ma loro parlano, allo sfinimento, con toni in principio rassicuranti, argomentando sulle nuove regole, paragonando lo stadio a un cinema, dove – scusate - “vi sognereste di entrare senza biglietto?”. Teste quadre di un sistema alla (vana) ricerca della formalizzazione totale.

Lo scarto però col passato c’è e la figura dello stewards in tal senso è una figura regina del cambiamento.

Mentre il poliziotto è un animale di strada che nel corso del tempo impara (perfino lui) a capire che l’ordine si mantiene mediando tra pratiche formali e informali, lo steward è solo un lavoratore della sicurezza(un poliziotto post-moderno, direbbe qualcuno) che si percepisce come pedina fondamentale della salvaguardiadel vivere sociale, un legalitario all’ennesima potenza che ha il compito di includere il dissidente in un percorso di redenzione democratica.

Per questo decine di persone, fino a qualche anno fa protagoniste del tifo caldo e che consideravano l’Armando Picchi la propria casa, si sono ritrovate ai cancelli ad elemosinare l’accesso a uno spettacolo che hanno contribuito a costruire e che continua in qualche modo a celebrarsi a pochi passi da reti metalliche e tornelli videosorvegliati.

A formalizzare l’esclusione un gruppo di nuovi poliziotti con la vocazione alla psico-terapia e dall’accento non locale. Tutti elementi che non favoriscono l’obiettivo.

Lo stadio non è luogo di garanzie giuridiche universali, ma di compimento di rituali. Un calcio politicamente ai minimi storici di credibilità, che esclude i suoi protagonisti e insiste su di loro con percorsi di medicalizzazione, rischia di creare un effetto riots, a causa della somma delle offese ricevute dai tifosi.  Non ci sono date e percorsi prevedibili, ma basterà una scintilla.

Perché il tifoso allo stadio immagazzina volti, dinieghi, espressioni sbagliate, soprusi e crea una sua personale memorialistica dell’odio.

Lo stadio è la casa dei locali e “poliziotti” in divisa fosforescente con l’accento “straniero” (Arezzo, Empoli, Firenze…) che respingono (in situazioni di eccezionalità) con il garbo degli psicologi o con l’arroganza dei palestrati “i livornesi”, rischiano di palesarsi come l’ultras ospite che attraversa la curva di casa.

Non è un caso che più di una persona in occasione del match con la Samp ricordava l’avvento pre-riforma dei primi stewards in curva nord, quando si voleva sostituire lo scontro e la regolazione informale di esso, con delle figure di mediazione, non abili all’intervento fisico, ma fiscalissime  dal punto di vista legalitario. Traduzione: la cancellazione dei meccanismi di regolazione sociale da stadio. Risultato dell’epoca fu l’estromissione coatta dei giovani e aitanti stewards dall’accento emiliano da parte degli ultras livornesi che rifiutarono “l’occupazione” dello spazio antistante la curva nord amaranto.

Che funzionasse meglio allora per tutto e per tutti, sfido chiunque a negarlo.

Per Senza Soste, Vladimir Yashchenko

31 agosto 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Agosto 2011 20:16

Il martedì di Senza Soste: Livorno-Sampdoria 0-0

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Un bel punto

logo_livornoPartiamo dalle cose positive: il Livorno ha tenuto testa alla Samp in una partita bruttina ma tutto cuore e grinta. Caratteristiche che Novellino sembra aver ben impiantato nella sua squadra e che i 9000 che hanno popolato i gradoni dell’Armando Picchi chiedono ai giocatori.

 

Il Livorno ha tenuto testa alla Samp concedendo pochissimo, anzi nel secondo tempo ha meritato sicuramente di più dei blucerchiati andando due volte vicino al gol con Dionisi e Siligardi.

Un Livorno solido e arcigno dunque che però ha mostrato limiti in fase offensiva. L’assenza di Paulinho non è poco ma a questa squadra sembra mancare anche un giocatore di qualità che crei superiorità numerica.

Bene la difesa, bene il centrocampo in fase di chiusura, benino a sprazzi la fascia sinistra con Pieri e Bigazzi, nulla la fascia destra, tanta corsa e tanta lotta davanti per Dell’Agnello e Dionisi. Ma con la Samp va bene così anche perché sono i blucerchiati che dovranno vincere il campionato e l’acquisto di ieri del laziale Foggia dimostra pienamente questa volontà e questa potenzialità.

Oggi si conclude il mercato e il Livorno appare come ogni anno una dignitosa incompiuta. Serve almeno un giocatore che davanti dia la marcia in più, sennò ci sarà da vedere tanti zero a zero. E in mezzo al campo c’è tanta qualità ma pochi muscoli. La difesa invece è una garanzia e ieri mancava Miglionico. Spinelli ha promesso un “regalino” a Novellino: speriamo che non sia un regalo riciclato di quelli che fa imbarazzare chi lo riceve.

I reparti

Difesa. Bardi: Poco impegnato, si fa vedere coraggioso in un paio di uscite e attento su un bolide di Palombo. Perticone: a destra non si passa. Come sempre. Lambrughi: davanti aveva un missile come Bertani. Non sfigura nel primo tempo e cresce nella ripresa. Knezevic: concreto ed elegante. E’ un valore aggiunto per la categoria. Pieri: a livello fisico sta bene e si vede. Nel secondo tempo i pericoli passano tutti da sue sgroppate in avanti.

Centrocampo. Luci: si vede poco nel primo tempo e nel secondo aiuta a fare legna nel mezzo. Genevier: il gioco passa dai suoi piedi che sono buoni. Deve crescere fisicamente e affacciarsi anche più in avanti. Barone: il passo è lento e figlio di parecchia inattività. I piedi molto gentili. Da rivedere quando la gamba sarà migliore e se potrà convivere con Genevier senza un mazzolatore. Bigazzi: folate a sprazzi anche se di bella fattura. Al di là della poca continuità è tuttavia uno dei pochi in grado di inventare qualcosa. Siligardi: entra subito in partita sfruttando la sua velocità. Non sfrutta una buona occasione calciando debolmente.

Attacco. Dell’Agnello: partita di sacrificio. Lotta contro una difesa di giocatori navigati in serie A e spesso ne esce sconfitto. Non è la partita per giudicarlo visto l’elevato grado di difficoltà, ma lo spirito livornese c’è. Dionisi: corre come un matto e si propone su ogni palla. Giocatore generosissimo e sempre utile, forse a volte questa sua attitudine lo fa trovare poco lucido sotto porta. Belingheri: Entra al posto di Dell’Agnello per portare un po’ di pericolosità fra le linee. Ci riesce solo parzialmente, ma non è certo lui la punta che serve al Livorno.

Novellino: dopo gli scivoloni iniziali ha capito la società e la città di Livorno. Le dichiarazioni della vigilia sulla misteriosa assenza di Paulinho gli rendono onore. Così come continuare a dire che la squadra è incompleta. Il suo marchio si vede di già e la squadra è piaciuta ai 9000 dell’Armando Picchi.

 

Società: roba da amatori, ma ormai si sa. Mezza Livorno conosce a mala pena quali sono i rivenditori delle partite in casa (il sito della società non li riporta). Chi viene da fuori ed è costretto a comprare il biglietto al botteghino di via Allende deve fare ormai a 2 o 3 ore di fila per poi tornarsene a casa. Il consiglio che possiamo dare è che prima di andare allo stadio i "pendolari" si informino sui rivenditori aperti e passino direttamente da loro a farli, anche 10 minuti prima dell'inizio. In curva di 6 tornelli ne vanno 4 e dopo i segni di insofferenza della gente in fila hanno dovuto aprirli per evitare una sommossa. All’uscita dallo stadio c’erano persone che dicevano che la prossima volta se la guarderanno in televisione perché andare allo stadio ormai è un impegno che ti prende minimo due ore oltre alla partita. Naturalmente la maggior parte delle colpe sta nei provvedimenti Maroni. Ma una società di dilettanti allo sbaraglio e un gruppo di steward ottusi ci mettono del loro per peggiorare le cose. 

Link: Lettera di un tifoso fuorisede: "File assurde al botteghino e sono dovuto tornare a casa con i miei figli"

Spinelli: in questo calcio ormai lontano dalla gente e senza soldi, uno come Spinelli la serie B la può fare bendato. Ma anche quest’anno ha fatto una squadra che oltre a essere giovane e simpatica è anche monca. Guardiamo se oggi manterrà la promessa del “regalino”. Speriamo però che non lo compri dai cinesi. E che non venda qualcuno…

Stadio: non è più il calcio che ci piace e ci appassiona ma in ogni caso vedere un po’ di gente allo stadio non fa mai male. La curva piena è un piacere per gli occhi. Ma il resto ormai non esiste più e reiterarlo può essere solo dannoso o inutile.

Franco Marino

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Agosto 2011 13:49

La Boxe ed i suoi meandri burocratici, Lenny e la sfida con Nicchi che continua a provocare

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lenny_mattioliUna delle sfide più belle degli ultimi anni nel panorama pugilistico nazionale è stata senza dubbio quella che ha visto trionfare Lenny Bottai sull'aretino Adriano Nicchi il 24 marzo del 2010 al Palamacchia di Livorno.
Come ogni sfida sanguigna e verace, ogni derby toscano che si rispetti, ha creato sin da principio quella rivalità accesa che, entro questi termini, non poteva solo fare del bene a uno sport come il pugilato, il quale necessita di eventi sentiti e seguiti per essere rilanciato.
Ma se il calcio ed altri sport di squadra molto più seguiti, sono praticamente abituati ai retroscena che vanno oltre a ciò che il campo esprime, il pensiero che tutto questo si riproponga anche nella boxe ci stupisce. Parliamo di meandri burocratici che possono condizionare il regolare svolgimento dell'attività di pugili, a livello nazionale ed internazionale, cavilli e situazioni che non sono neppure alla portata degli appassionati di pugilato e spesso e volentieri passano in totale sordina. Se questo infatti avvenisse nel mondo del calcio, sottoposto a mille occhi, il risultato sarebbe ben diverso.
Tutto comincia nel marzo del 2010, con la vittoria del titolo Internazionale IBO Lenny guadagna la posizione in classifica che gli garantisce il diritto di divenire co-sfidante al vacante tricolore dei superwelter con l'aretino Nicchi. La sfida, ovviamente, in quanto derby toscano, promette interesse nelle rispettive città e in tutto l'ambiente regionale, nonchè il giusto spirito campanilistico. Ma c'è di più.
A pochi giorni dalla notizia, compaiono in rete sul canale youtube dell'emittente aretina TeleEtruria, alcune interviste a Nicchi, il quale con lessico elementare e informazioni poco affidabili lancia accuse nei confronti di Lenny, il suo pubblico e delle sue presunte idee politiche, e ciò non bastasse, con immensa contraddizione "nel voler lasciare la politica lontano dal ring" la usa lui stesso per alzare un polverone inutile.
Fortunatamente Lenny non raccoglie l'accusa, sarà la forma o la sostanza quasi comica, la percezione di una mossa provocatoria, ma è la Fortitude a invitare direttamente e ufficialmente sul canale dell'emittente in cui viene postato il video (adesso rimosso) chiedendo esplicitamente di non provocare polemiche inutili che non riguardino prettamente la boxe, in vista di un titolo che si farà proprio a Livorno e che sarà sentito e seguito. Nessuna risposta, né segnale distensivo venne lanciato al messaggio in questione.

Da qui in poi il comportamento del pugile aretino e del suo entourage è un misto confuso di provocazione e vittimismo allo stesso tempo. Atteggiamento spesso e volentieri supportato e fomentato dalle emittenti aretine stesse, che sembrano abilmente giocare con questi due contrastanti attitudini di vittime e carnefici allo stesso momento, mancando di professionalità e onesto giudizio sportivo.
Al domani della sconfitta di Livorno, pur avendo abbandonato il Palamacchia tra gli applausi e le strette di mano, condite dalla richiesta di una bella rivincita (dal loro stesso video postato sul canale http://www.youtube.com/watch?v=6TtJ_1tOfBE) iniziano ad inventarsi la storia di un ambiente poco leale, minaccioso, scorretto e che per di più si è con questo comprato anche il giudizio degli stessi giudici. Nei loro servizi i Knock Down (atterramenti in gergo) diventano scivoloni e i pugni di Lenny scorrettezze, il tifo minaccia e il verdetto un furto. La partigianeria supera insomma ogni limite immaginabile e valica la serietà professionale del giornalista. Ma c'è di più.
Cavini, manager grossetano del pugile di Arezzo, inoltra un ricorso nel quale imputa ad un laser puntato dai tifosi livornesi a Nicchi la ragione della sconfitta, ma tuttavia sembra presentare l'atto oltre i termini consentiti (24 ore) ed in effetti le stesse interviste post match non rilevano niente, perchè la "storiella" è messa su giorni dopo.
L'omologazione del verdetto ritarda, nelle stanze della federazione in riunione, tra le parti si tenta di mediare per una rivincita immediata anche se non prevista dal regolamento stesso, per questo Cavallari si oppone per far rispettare il diritto di Di Fiore (altro suo pugile divenuto sfidante ufficiale) di tentare la conquista del titolo contro Bottai.
Cavini alla fine, ottiene comunque l'imposizione della federazione di scegliere, contro il regolamento (che prevederebbe di nuovo la lettura della classifica)  Nicchi già come sfidante ufficiale successivo alla prima difesa di Lenny, con la motivazione (per il laser erano scaduti i termini) che Bottai - Nicchi è stato un bellissimo match da ripetere (in barba ai diritti di chi è in classifica). Quindi vengono fissati i termini, non solo della prima difesa di Lenny, ma anche della successiva eventuale decisa in via "straordinaria".
Lenny combatte a Prato il 9 luglio, come detto a tre mesi dalla conquista, ed avendo tempi imposti dall'azione in questione, non può usufruire di una legittimo rinvio per un infortunio rimediato durante la preparazione, e perde ai punti con giudizio non unanime.
Venendo meno Bottai per la sconfitta, vista la motivazione finale della federazione (ovvero che Bottai-Nicchi è stato un bel match) dovrebbero venir meno anche i presupposti della nomina di Nicchi come nuovo sfidante, tuttavia, contro ogni logica apparente, nel novembre 2010 è Nicchi a conquistare alle spese di Di Fiore l'ambito tricolore tra il silenzio generale.

Per altro con una stortura nel giudizio che questa volta i giornalisti aretini, tanto puntigliosi, sembrano non notare. Il match con Di Fiore appare tirato e Nicchi la spunta meritatamente ai punti ma di misura, tuttavia i cartellini dei giudici hanno del singolare, un giudice vede un punto di vantaggio dell'aretino 95-94 uno ne vede tre 96-93 mentre il terzo, si parla dello stesso incontro, ne vede "solo" 11 decretanto un 100-89. Si tenga presente che nel giudizio dei giudici ogni ripresa vinta vale un punto (due in caso di atterramento) e l'incontro, come ogni titolo nazionale si disputava sulle 10 riprese.

Ma le storture burocratiche non hanno fine qui.
Da quel 12 novembre del 2010, Nicchi detiene il titolo in questione senza difesa fino al 1 luglio del 2011, periodo nel quale anche in questo caso si pronuncia come parte lesa a causa di numerosi ritiri e rinunce di pugili preposti ad affrontare il campione aretino. Qualcosa non quadra?
Si deve per questo conoscere il regolamento che indica le norme di designazione degli sfidanti ufficiali al titolo italiano per comprendere la questione.

Questo "dovrebbe" dire il regolamento della FPI:

Al momento dell'omologazione del risultato, si procede con la lettura della classifica Italiana del calcolatore mondiale BoxRec (www.boxrec.com) e quindi all'ordine ufficiale di:
1° sfidante
2° supplente dello sfidante
3° supplente del supplente

Nominato lo sfidante ufficiale (o i co-sfidanti in caso di titolo vacante) si designa i termini dell'asta che assegnerà, a meno che le parti non si accordino consensualmente prima, l'organizzazione del titolo in questione, in genere 60 giorni alla scadenza dei quali, le buste pervenute sigillate alla FPI contenenti le rispettive offerte, vengono aperte dalla federazione che determina quindi luogo, data dell'incontro e compensi.
Nel caso dopo l'assegnazione dell'asta uno dei due sfidanti venga meno (per infortunio, malattia o altro) si procede alla sostituzione dello sfidante con il primo o il secondo supplente, ma nei termini e nel luogo già stabilito dalla stessa asta.
Nel caso lo sfidante invece non partecipi all'asta perchè non interessato al titolo, si procede direttamente alla realizzazione dell'asta con lo sfidante successivo (supplente o il supplente del supplente) e alla nomina a scalare di un eventuale ulteriore supplente.

Come per regolamento quindi, salvo la parentesi che ha riguardato lo stesso Nicchi "colpito dal laser a Livorno", al domani dell'omologazione del titolo vinto su Di Fiore, si è proceduto alla lettura della classifica di BoxRec, che vedeva al momento 1° Della Rosa, 2° Castellucci e 3° Annunziata con Bottai fuori dal gioco in quanto 4°.
Il pugile romano Della Rosa da tempo, pur occupando le primissime categorie e non avendo mai conquistato il titolo nazionale, rifiuta la qualifica di sfidante al tricolore per scelta propria o di scuderia, tuttavia le rispettive organizzazioni (di Nicchi e di Della Rosa) hanno fatto passare tempo e termini perché si ufficializzasse questa scelta già nota a chi si occupa di Boxe. Sono passati quindi mesi perché si procedesse nuovamente alla lettura della classifica venendo meno lo sfidante ufficiale (tutto tempo guadagnato!).
Così  con la nuova lettura, dopo i mesi necessari alla burocrazia, non aiutata di certo dal silenzio di chi doveva porre interesse alla difesa, è uscito così il nuovo ordine, col nome di 1° designato Castellucci ed è stata indetta nuovamente l'asta col pugile Abruzzese, 2° Bottai (balzato nel frattempo in classifica grazie al titolo IBF) e 3° Annunziata, divenuti rispettivamente suppllente e supplente del supplente.

Castellucci, che intanto aveva pure abbandonato anche la categoria dei superwelter, doveva essere impegnato nella conquista dell'intercontinentale IBF in Serbia, e per molti sarebbe quindi stato noto che non avrebbe anche lui disputato il tricolore, visto che il titolo in questione era già reso pubblico sullo stesso sito FPI e schedato su BoxRec.
In questo caso, si parla di rinuncia di Castellucci prima dell'asta, avrebbe avuto luogo lo stesso procedimento avvenuto per Della Rosa, ma con tempi immediati, cioè designando subito Bottai come sfidante ufficiale a Nicchi e indicendo l'asta tra le due rispettive organizzazioni (Cavallari e Cavini).
Qui succede qualcosa di illogico, Castellucci, assistito da De Clemente, ha rifiutato si l'opportunità di partecipare al titolo italiano come tutti immaginavano, ma solo dopo aver perso l'asta con l'organizzazione di Nicchi (pare palese pensare che la cifra, visto l'interesse non sia stata da capogiro...).
Questo movimento (forse fortunato e casuale? non siamo troppo maligni...) ha garantito a Cavini il diritto dell'organizzazione della difesa ad Arezzo, nonché la quota delle borse dei contendenti, ovvero ha vincolato i supplenti Bottai e Annunziata, in caso di volontà di partecipazione, a luogo, data e compenso stabiliti dalla stessa organizzazione di Nicchi (!). Una manovra perfetta, che aveva assegnato senza alcun merito guadagnato con regolare asta, tutte le scelte all'organizzazione Cavini ed aveva privato di questo diritto gli "eventuali" contendenti.

Com'era ovvio che avvenisse, a questi termini e con questi meccanismi arguti andati in porto aggirando le regole e forse con un po di complicità istituzionale, né Bottai né Cavallari sono cascati nel tranello, ed hanno abdicato la possibilità di partecipare lasciando ad Annunziata, amministrato da Cotena, la scelta in questione.
Il pugile campano, ha invece accettato per disputare un titolo messo in piedi poi in una manciata di giorni, dal momento che lo stesso Nicchi, sempre su TeleEtruria, minacciava nemmeno ad un mese dalla disputa della difesa, di non avere la possibilità economica di disputare l'incontro, che invece è poi andato in atto a Luglio e lo ha visto vincere per il ritiro inaspettato per "infortunio" dello sfidante. Sono passati con questo movimento burocratico ben otto mesi dalla conquista, più del doppio di quanti né sono stati concessi a Lenny, il quale a Marzo al termine della conquista del titolo internazionale IBF ai microfoni della Rai, chiamato in causa dallo stesso Mattioli, è esploso rabbiosamente e pur senza offendere nessuno, ha raccontato a grandi linee quanto successogli (http://www.youtube.com/watch?v=ZFW23NTGdzs).

Che il mondo del pugilato maldigerisca le figure pensanti e ribelli è noto sin dai temi in cui il Labbro di Luisville (in arte Mohamed Alì) si rendeva protagonista di dichiarazioni infiammate che facevano discutere tutta l'America, questa volta però è in gioco la credibilità stessa del pugilato nazionale, di un paese che vive di clientelismo e storture, ed in pochi giorni si è assistito ad un botta e risposta pubblicato dal famoso sito nazionale BoxeringWeb (Bottai http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10721-a-tu-per-tu-con-lenny-bottai.html Risposta di Cavini http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10747-replica-di-rosanna-conti-cavini-a-lenny-bottai.html Conclusione di Cavallari   http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10812-la-credibilita-del-pugilato-vale-molto-di-piu.html) che ha consegnato allo stesso pugile livornese un'indagine da parte della procura federale pugilistica.

E pensare che, attualmente, ammesso ne abbia ancora voglia (a quanti non passerebbe?) lo sfidante ufficiale diventato è proprio Lenny Bottai, balzato in classifica addirittura sopra il pugile aretino, e non a caso sono ricominciate le rassegne della stesse emittenti TV on line di Nicchi e famiglia che lo chiamano in causa, accusandolo di sottrarsi alla sfida e provocandolo, mostrando oltre alla poca conoscenza dei fatti e dei regolamenti, che basterebbe leggere come facciamo noi, anche la solita sfacciata volontà di re-innsescare le provocazioni ancor più inutili e deleterie.

Mossi dai tanti messaggi inviati in rete, abbiamo cercato di contattare Lenny per porgli alcune domande in merito, sui suoi progetti futuri e su questa possibilità di disputare il titolo italiano contro di Nicchi, come di rispondere alle accuse, ma lo stesso ci ha chiesto esplicitamente di non intervenire per una precisa decisione di rispetto nei confronti del suo manager. Ci ha lasciato solo pochissime righe:

"Pochi giorni dopo aver ricevuto la lettera dalla Federazione in cui mi si chiedeva se accettavo di essere designato come sfidante ufficiale al titolo di Adriano Nicchi, ed aver dato il mio consenso, ho ricevuto un'altra lettera dalla stessa federazione che mi comunicava che ero indagato dalla Procura Federale per le dichiarazioni da me riportate alla RAI alla fine del titolo IBF (ndr sette mesi fa) che riguardavano proprio la questione del titolo italiano, del ricorso e delle controversie annesse.
Per questo motivo, per rispettare prima di tutto il volere del mio Manager Sergio Cavallari, evito di dire una sola parola, penso tutto ciò basti ed avanzi.
Per me, parlano i fatti, chi mi conosce sa pregi e difetti che ho, chi conosce questo sport sa benissimo che la bocca delle persone spesso dice l'esatto contrario di quello che cercano di fare. Ringrazio quanti si sono interessati e mi testimoniano affetto, spero che anche il 2011 ci regali belle emozioni, lasciamo stare il resto...".

Questi sono i fatti nudi e crudi, con tanto di link di riferimento, le conclusioni non dobbiamo essere noi a tracciarle, ma ogni persona che, secondo ragionamento proprio, può farsi ora un idea sull'accaduto. Ci auguriamo veramente che per Lenny non ci sia nessuna ripercussione, perché il tutto avrebbe dell'assurdo. Questa è la nostra opinione, senz'altro di parte, ma da sportivi livornesi e sostenitori della "Mangusta".
Chi vivrà vedrà, come si dice dalle nostre parti, una cosa è certa, Lenny ha ben compreso quale deve essere il suo comportamento all'interno delle ennesime provocazioni, in un meccanismo che gli è avverso, strano è che mentre avviene tutto questo, è lui ad essere messo sotto accusa per aver violato l'articolo 3 della federazione, ovvero tenere un comportamento corretto nei confronti degli altri tesserati.
Così come è strano che noi, pur da profani, sollecitati da tanti livornesi e non solo, siamo stati in grado di repereire direttamente da soli in rete tutte le necessarie informazioni per chiarire questo quadro, quando gli stessi organismi che si occupano di Boxe in Italia hanno bypassato l'accaduto. Forse per mancanza di interesse? dubitiamo, dal momento che invece quando si è trattato di sollevare il polverone non sono mancati gli spazi. Manca forse una volontà di andare contropotere e quindi controcorrente, e a farne le spese è il pugile ribelle e pensante.
Ma questo è il nostro paese.
Noi attendiamo nuove comunicazioni sulla sua carriera, Livorno come sempre e più che mai, lo accompagnerà ovunque e comunque.

Per Senza Soste Franco Marino

29 agosto 2011

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Ultimo aggiornamento Martedì 30 Agosto 2011 13:00

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