Iniziamo questo pezzo col dire che chi scrive è indubbiamente di parte, ma non per questo (lo ammettessero tutti quelli che scrivono articoli in rete...) non proverà a fare un analisi onesta di quanto successo venerdì 24 ottobre al Palamacchia.
Il match valido per il titolo Internazionale IBF tra Lenny ed il francese Hamilcaro non aveva niente di facile, questo lo sapevamo noi e tutti quelli che ormai hanno imparato quanto a Lenny stesso faccia piacere affrontare e regalare sfide vere a costo anche della sconfitta.
Sembra un passaggio scontato, ma revisionando la storia dei cosìddetti titolini, visionabile dalle stesse liste di Boxrec, si può trovare tutte le differenze che spiegano queste parole.
Il pugile transalpino infatti non possiede una tecnica raffinata, ma oltre ad essere integro, giovane e ben preparato, è seguito da uno staff che non fa le cose a caso, e se riesce come venerdì scorso a presentarsi al peso ufficiale a 69,9 Kg effettuando un perfetto scarico dei liquidi, per essere già al limite massimo consentito di 4 Kg più peso al controllo del mattino successivo (regola imposta dei titoli IBF) ciò significa che la sera del match gareggiava almeno con un peso di due (se non tre) categorie superiori, un dato che, anche solo a vederlo sul ring si poteva notare con facilità. Possiamo dire con certezza che questo, nell'analisi del match, non è stato un vantaggio da poco.
Sono circa le 22:15 quando i due pugili sono sul quadrato per i rituali inni nazionali, Lenny è accolto dalla solita bolgia di un palazzetto che non tarda a mostrare il suo calore, sotto questo aspetto pensiamo anche che il pugilato gli debba qualcosa in quanto a divulgazione e promozione, alla partecipazione che ha generato in città. Il pugile francese, arrivato come di rito per primo, è accolto con un applauso mite ma molto sportivo.
I primi scambi indicano subito quanto il match sia spigoloso, quanto la mole del transalpino renda difficile la consueta condotta all'assalto di Lenny per un oggettiva difficoltà fisica. Infatti negli scambi ravvicinati è spesso spostato di peso anche grazie a qualche colpo largo che funge da spinta. Tuttavia non si sottrae alla lotta.
Col passare delle riprese però diventa più mobile e grazie a diversi movimenti sul tronco riesce anche a mandare a vuoto Hamilcaro e a piazzare dei buoni colpi, in particolare è al corpo che il transalpino sembra mal digerire qualche duro fendente, tuttavia tiene e fa molto volume nelle repliche, anche se i colpi di Lenny sembrano di minor quantità ma più precisi. Il match è sicuramente gradevole perchè intenso e seguito con molta tensione dal folto pubblico del Palamacchia.
Hamilcaro è combattente roccioso e scorbutico, e lo mostra col passare dei round, colpisce con serie lunghe e senza troppa precisione, spesso finisce anche dietro la nuca di Lenny, dove affiora anche un'ematoma. In alcune occasioni si abbassa bruscamente finendo per colpire con la testa, il rumore di un paio di questi contatti impressiona e si sente fino a bordo ring, Lenny si passa il guantone sull'occhio sinistro per la paura forse di essersi aperto l'arcata.
Il tutto prosegue con qualche richiamo volante ma senza interruzione, mentre invece quando Lenny effettua i suoi consueti movimenti bassi sulle gambe per stare dentro le linee, deve incappare nelle spinte che lo portano con la testa sotto e verso il corpo dell'avversario, qui l'arbitro Bianco interrompe la contesa e lo minaccia di un richiamo ufficiale.
L'arbitraggio non è di quelli che si vedono di solito in Francia e ad essere sinceri (non ce ne voglia nessuno...) è tutt'altro che casalingo, e questo spesso è sottolineato dalla disapprovazione ovviamente di parte del numeroso pubblico.
Si arriva tutti d'un fiato all'ottava ripresa, Lenny ha intrapreso la lotta contro Golia senza risparmio con logica difficoltà energetica e dopo 7 riprese in equilibrio (per non dire in leggero vantaggio...) sembra aver trovato un'altra chiave di lettura, muovendosi sulle gambe e boxando di rimessa, il francese mostra difficoltà tecnica a digerire il cambiamento che per molti poteva essere decisivo, ma a questo punto fa la sua comparsa nell'angolo Cavallari (manager di Lenny) il quale forse mosso da una sua percezione (che a posteri possiamo definire senza ombra di dubbio sbagliata) vede in svantaggio Lenny e suggerisce all'angolo di cambiare strategia ed attaccare. Così l'ottava ripresa costa di nuovo al nostro pugile ancora tante energie e lo si capisce dai dialoghi andati in diretta Rai.
Inizia quindi la nona ripresa, Hamilcaro riesce a piazzare qualche destro incrociato, stringe Lenny alle corde, il quale si chiude, il francese colpisce ancora e Lenny nel tentativo di provare una schiavata per uscire dalla lunga serie dell'avversario si abbassa e dopo aver fatto i conti con un gomito di troppo cade su un montante che gli fa schizzare il paradenti, da bordo ring un giudice e alcuni addetti cercano di indicare il tutto all'arbitro Bianco che non si accorge di nulla, Lenny quasi di riflesso segue il paradenti con lo sguardo e finisce per prendere altri due-tre colpi (sotto la sequenza esplicativa). L'arbitro a questo punto interviene ma si mette in mezzo molto timidamente e senza neppure guardare, finisce per girare Lenny di spalle, tanto inopportunamente che nel frattempo il francese rincara la dose e arriva anche dietro la nuca.
Spinto dall'intervento dell'arbitro, finisce con le spalle girate e diretto verso l'angolo neutro, pochi comprendono quello che sta avvenendo. Per molti l'interruzione è duvuta al paradenti, qualcuno pensa ad un conteggio, ma questi è vietato dall'IBF e in un attimo, dopo qualche secondo dal gesto tardo dell'arbitro romano si capisce che ha fermato il match.
Il silenzio avvolge il Palamacchia e lascia udire solo il ripetuto "nooooo, ma ma come?" del nostro pugile che non accetta né comprende la decisione di fermare il match, portato all'angolo non ci sta, dalla rabbia da un calcio al panchetto che gli viene porto dal medico ed è calmato dai secondi.
Hamilcaro esulta come logico che sia, il pubblico non accetta e non comprende e inveisce.
Al momento dello stop Lenny è in vantaggio di uno e due punti per i giudici stranieri, mentre è pari per l'unico italiano (suona strano ma è così...).
Il match viene quindi interrotto per Kotc sotto gli occhi di molti increduli.
In pieno contrasto con la fine che dovrebbe essere drammatica, Lenny prende il microfono in mano, interrompe qualche fischio all'indirizzo dell'avversario e sportivamente chiede venga applaudito, poi mostra con parole misurate e pacate il suo disappunto per la decisione di sospendere il match, ringrazia il pubblico e sempre con piena lucidità si rifiuta, causa precedenti, di andare a parlare ai microfoni Rai di Benvenuti e Mattioli, ne segue una logica ovazione e qualche urla di rabbia del pubblico.
Nostre considerazioni.
Numerosi capannelli di addetti ai lavori e curiosi hanno seguito la fine della serata, qualche contestazione è arrivata senza superare i limiti della normalità all'indirizzo dell'arbitro e del supervisore IBF Rea, ovviamente insieme a molta confusione e poca conoscenza dei motivi su cui si può basare una contestazione del verdetto. Noi, come detto ad inizio resoconto, pur essendo di parte, proviamo a fare una valutazione onesta della cosa che non vuole trovare nessun alibi, né scrivere quello che non è stato scritto dai fatti, ma soprattutto senza voler trovare a tutti i costi un cristo da crocifiggere anche vi fosse.
Riteniamo infatti che il fulcro della questione risiede forse nell'incongruenza tra il modo di vedere il pugilato professionistico all'italiana e quello del regolamento della sigla americana IBF, la quale non prevede lo "standing count" ovvero il conteggio in piedi. Per regolamento infatti quando l'arbitro interviene il match è finito, e proprio per questo quando interviene deve essere sicuro che per il pugile in questione non c'è più speranza di recupero, altrimenti, se il conteggio lo ricordiamo è a favore e tutela di chi lo subisce, l'interruzione può diventare invece un danno che causa la sconfitta.
Una regola che si deve capire, più che a tutela del pugile, è molto cruda e concreta nei confronti della contesa, tant'è vero che è accompagnata anche dal "no 3 Knock down rules" ovvero possono esserci atterramenti illimitati anche nella stessa ripresa senza decretare automaticamente il TKO, fino a che un pugile si rialza si procede al combattimento.
La regola chiarissima della sigla americana è applicata in tanti paesi dove il conteggio in piedi è lasciato al dilettantismo e quindi la scelta di intervenire nel corso di un incontro non è considerata in una semplice situazione di difficoltà, come invece siamo abituati in Italia. Analisi che può non essere condivisa dai salutisti o dai samaritani, ma il pugilato ci ha insengato più volte che un boxeur in difficoltà non solo può passare il suo stato ma lo può addirittura rovesciare. Se così non fosse, è palese, molti match che hanno fatto la storia della boxe sarebbero finiti in maniera diversa.
L'arbitro Bianco è intervenuto in una classica situazione in cui in Italia si sarebbe potuto effettuare un conteggio in piedi, ma oltre ad averlo fatto in maniera discutibile e senza guardare (la foto non lo nasconde) il problema è che intervenendo secondo le regole IBF non ha inflitto un conteggio ma decretato il kotc, stroncando ogni possibilità a un pugile che, se pur in momentanea difficoltà, stava vincendo.
Questo a prescindere dal fatto che non si sia accorto della perdita del paradenti e non abbia cercato prima di interrompere di interagire col pugile che riteneva "out".
Prima di addossare la colpa al singolo comunque, secondo noi, va detto per onestà intellettuale che il tutto è dovuto a qualcosa di più generale, a una metrica italiana che non è congruente al regolamento IBF, collisione che in più si porta anche dietro dei precedenti negativi al contrario messi subito a paragone dagli addetti a termine incontro, come quello di V. Mustafà lo scorso anno a Firenze, fatto che secondo noi può aver pesato nel ragionamento globale. Conta poco infatti giustificare il tutto dicendo "cosa sarebbe potuto succedere", ricordando, anzi strumentalizzando, un fattaccio dal quale tutti noi vorremmo rimanere sempre distanti, perchè esisterà pure una metrica di valutazione di mezzo e una palese differenza tra i due risultati. Insomma, vogliamo e dobbiamo essere liberi di commentare quanto accaduto, senza dover avere l'onta di essere accusati di incoscienza altrimenti finiamo nell'ipocrisia.
Questa volta, purtroppo per Lenny, per "non rischiare" come si è detto a più riprese, si è fatto l'esatto opposto di quella sera, e forse diciamocelo sinceramente, sbagliando ancora.
Forse a questo punto, per il bene dei pugili ma anche della boxe, sarebbe il caso che le sigle che non prevedono conteggio in piedi lo permettano in determinate situazioni e in paesi dove si ragiona diversamente. Non ci sarebbe niente di male nel chiederlo e si tutelerebbe di più i pugili stessi.
Così il match è finito come un lampo a ciel sereno, il Palamacchia è sfollato tra la polemica e la rabbia, e Lenny ha perso il suo titolo subendo una sconfitta che pesa sulla sua carriera, per lui ora si apre un periodo di ricarica e riflessione e dopo lo stop obbligatorio un chiarimento sui piani futuri.
Se però c'è una cosa che ci piace rilevare non è mancata, è l'amore di tutta la sua gente, che forse ancora di più di quando ha vinto, non ha tardato a mostrargli tutto il calore, l'affetto e la stima che veramente pochi sportivi possono vantare.
Qualcuno con un pizzico di appartenenza e goliardia sulla bacheca della sua pagina di Facebook ha scritto "Lenny vince sempre!", noi come società non possiamo che unirci e dire ancora una volta grazie a lui e a tutti quelli che ci hanno regalato un'altra pagina di sport da vivere e commentare.
Si, perchè è bene ricordare a quanti discorrono o sparlano sui fatti altrui, che senza chi si mette in discussione in prima persona nessuna analisi o discorso sarebbe possibile, nemmeno questa nostra, che lo ricordiamo ancora una volta, ha il solo scopo di raccontare e dare un opinione legittima, perchè per realizzare questa serata abbiamo speso tempo e non solo. Il resto è acqua fritta.
*si ringrazia per le foto Spartan e Marco Giuliani (guarda le foto dell'incontro)
tratto da http://www.spesfortitude.it
31 ottobre 2011