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Padova-Livorno 1-0

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paulinhoIl Livorno esce sconfitto dall'Euganeo di Padova per 1 a 0. Incontro deciso dal gol di Cutolo al 17' del primo tempo. Amaranto sempre più sterili in attacco con un'unica azione da gol creata al 25' dal rientrante Dionisi che impegna Perin, sulla ribattuta arriva Paulinho che, dal limite dell'area piccola e con il portiere a terra, manda clamorosamente fuori. Nella ripresa nonostante il maggior possesso di palla, gli amaranto non portano mai pericoli alla porta dei padroni di casa e rimediano così la terza sconfitta in quattro gare. Da segnalare la seconda espulsione in due partite del tecnico Novellino, che sarà così sostituito dal vice Morgia sabato prossimo, al Picchi, contro il Pescara.

Rete: 17′ Cutolo

Padova (4-3-3): Perin; Donati, Legati, Renzetti, Schiavi; Bovo (63′ Jidayi), Cuffa (76′ Osuji), Lazarevic; Ruopolo, Cutolo, Milanetto (68′ Italiano)
In panchina: Cano, Portin, Drame, Cacia
Allenatore:Dal Canto

Livorno (4-3-3): Bardi; Bernardini, Perticone, Meola (46′ Schiattarella), Salviato; Filkor (60′ Bigazzi), Genevier, Luci, Rampi; Dionisi, Paulinho (68′ Piccolo)
In panchina: Mazzoni, Prutsch, Remedi,Dell’Agnello
Allenatore: Novellino

Arbitro: Giacomelli
Espulso: Novellino al 33' pt
Ammoniti: Milanetto, Ruopolo, Jidayi (P), Dionisi, Genevier, Perticone (L)
Recuperi: 2' e 3'

La pagella

Bardi: quando il portiere è il migliore in campo, per la sua squadra qualcosa vorrà dire. Viene messo subito sotto pressione dall’incursione di Lazarevic,e risponde bene. Nulla può sulla rete di Cutolo, e tiene vive le speranze del Livorno al 42° uscendo da campione ancora su Lazarevic e all’inizio della ripresa mettendo in angolo la bomba su punizione del solito Cutolo. Non è da Livorno. Voto 8

Meola: vaso di coccio tra vasi di ferro. Il Padova attacca in forze dalla sua parte e trova quasi sempre la strada spianata, il bimbo è volenteroso ma non ha ancora lo spessore per opporsi validamente ad avversari esperti. Voto 5

Schiattarella (dal 1° st): stavolta almeno ci mette la corsa, a differenza delle precedenti occasioni, ma la sua gara è il solito cacciucco di volontà e di approssimazione. Voto 5.5

Perticone: la solita colonna, incarnazione dello spirito necessario a questa squadra dalla poca qualità tecnica per tirar fuori qualcosa di buono da questo campionato. Fa scintille con Ruopolo chiudendogli ogni spazio utile. Mezzo voto in meno a lui e a tutta la difesa per l’errore marchiano che favorisce la rete decisiva di Cutolo. Voto 6

Bernardini: anche lui gioca una buona gara, come già visto rende molto di più da centrale che da laterale. Voto 6

Salviato: detto dell’errato movimento della difesa che si fa uccellare dal cross alto di Renzetti, lui ci mette parecchio di suo non accorgendosi di Cutolo appostato alle sue spalle. La sua distrazione costa carissima al Livorno, unita ad una partita comunque piena di errori negli appoggi. Voto 4.5

Luci: per lui si può ripetere il discorso fatto per Perticone, anche se da un punto di vista del rendimento fa di sicuro un po’ peggio, come gli altri suoi colleghi di reparto. Voto 6

Filkor: Novellino dà fiducia al giovane magiaro, lui lo ripaga con una partita giudiziosa ma senza lustrini, in tono con questo Livorno un po’ dimesso. Voto 5.5

Bigazzi (dal 16° st): non trova mai spazio, forse sarebbe stato meglio schierarlo fin dall’inizio quando la situazione tattica era più favorevole. Voto 5.5

Genevier: fa fatica a liberarsi della palla, oggi è mancato più dal punto di vista del dinamismo che da quello tattico. Voto 5.5

Dionisi: tanto movimento, sia da seconda che da prima punta, ma una sola  conclusione in porta. Al di là del fatto che è il migliore attaccante del Livorno e che è piacevole vederlo giocare, bisogna anche segnare. Voto 5

Rampi: prima da esterno offensivo poi da terzino, dopo l’uscita di Meola,  se la cava bene con la giusta personalità. Voto 6

Paulinho: francamente adesso la pazienza è finita. E’ vero che si sacrifica, è vero anche che la posizione di prima punta non è quella di elezione, però non è ammissibile che sbagli tutte le occasioni (invero molto poche) che capitano. La perla di oggi è il tap-in da tre metri sulla respinta del portiere conseguente al diagonale di Dionisi,  con il pallone spedito in curva. Meriterebbe un po’ di panchina. Voto 4

Piccolo (dal 24° st): si va a incartare negli angoli, senza fare nulla di buono. Voto 5

Novellino: un uomo della sua esperienza non può farsi espellere quando dovrebbe capire il metro dell’arbitro che gli sta di fronte. Passi una volta, ma l’espulsione di oggi l’ha cercata muovendosi sempre troppo. Dal punto di vista dell’impostazione della partita, lascia fuori Bigazzi che, a nostro avviso, avrebbe potuto approfittare con la sua velocità degli spazi lasciati inizialmente dall’aggressione dei patavini. Dal mister di Montemarano è lecito aspettarsi molto di più. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Per Lenny una sconfitta dal sapore amaro e qualcosa da rivedere!

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lenny_sequenza_match_sospesoIniziamo questo pezzo col dire che chi scrive è indubbiamente di parte, ma non per questo (lo ammettessero tutti quelli che scrivono articoli in rete...) non proverà a fare un analisi onesta di quanto successo venerdì 24 ottobre al Palamacchia.

Il match valido per il titolo Internazionale IBF tra Lenny ed il francese Hamilcaro non aveva niente di facile, questo lo sapevamo noi e tutti quelli che ormai hanno imparato quanto a Lenny stesso faccia piacere affrontare e regalare sfide vere a costo anche della sconfitta.

Sembra un passaggio scontato, ma revisionando la storia dei cosìddetti titolini, visionabile dalle stesse liste di Boxrec, si può trovare tutte le differenze che spiegano queste parole.

Il pugile transalpino infatti non possiede una tecnica raffinata, ma oltre ad essere integro, giovane e ben preparato, è seguito da uno staff che non fa le cose a caso, e se riesce come venerdì scorso a presentarsi al peso ufficiale a 69,9 Kg effettuando un perfetto scarico dei liquidi, per essere già al limite massimo consentito di 4 Kg più peso al controllo del mattino successivo (regola imposta dei titoli IBF) ciò significa che la sera del match gareggiava almeno con un peso di due (se non tre) categorie superiori, un dato che, anche solo a vederlo sul ring si poteva notare con facilità. Possiamo dire con certezza che questo, nell'analisi del match, non è stato un vantaggio da poco.

Sono circa le 22:15 quando i due pugili sono sul quadrato per i rituali inni nazionali, Lenny è accolto dalla solita bolgia di un palazzetto che non tarda a mostrare il suo calore, sotto questo aspetto pensiamo anche che il pugilato gli debba qualcosa in quanto a divulgazione e promozione, alla partecipazione che ha generato in città. Il pugile francese, arrivato come di rito per primo, è accolto con un applauso mite ma molto sportivo.

I primi scambi indicano subito quanto il match sia spigoloso, quanto la mole del transalpino renda difficile la consueta condotta all'assalto di Lenny per un oggettiva difficoltà fisica. Infatti negli scambi ravvicinati è spesso spostato di peso anche grazie a qualche colpo largo che funge da spinta. Tuttavia non si sottrae alla lotta.

Col passare delle riprese però diventa più mobile e grazie a diversi movimenti sul tronco riesce anche a mandare a vuoto Hamilcaro e a piazzare dei buoni colpi, in particolare è al corpo che il transalpino sembra mal digerire qualche duro fendente, tuttavia tiene e fa molto volume nelle repliche, anche se i colpi di Lenny sembrano di minor quantità ma più precisi. Il match è sicuramente gradevole perchè intenso e seguito con molta tensione dal folto pubblico del Palamacchia.

Hamilcaro è combattente roccioso e scorbutico, e lo mostra col passare dei round, colpisce con serie lunghe e senza troppa precisione, spesso finisce anche dietro la nuca di Lenny, dove affiora anche un'ematoma. In alcune occasioni si abbassa bruscamente finendo per colpire con la testa, il rumore di un paio di questi contatti impressiona e si sente fino a bordo ring, Lenny si passa il guantone sull'occhio sinistro per la paura forse di essersi aperto l'arcata.

Il tutto prosegue con qualche richiamo volante ma senza interruzione, mentre invece quando Lenny effettua i suoi consueti movimenti bassi sulle gambe per stare dentro le linee, deve incappare nelle spinte che lo portano con la testa sotto e verso il corpo dell'avversario, qui l'arbitro Bianco interrompe la contesa e lo minaccia di un richiamo ufficiale.

L'arbitraggio non è di quelli che si vedono di solito in Francia e ad essere sinceri (non ce ne voglia nessuno...) è tutt'altro che casalingo, e questo spesso è sottolineato dalla disapprovazione ovviamente di parte del numeroso pubblico.

Si arriva tutti d'un fiato all'ottava ripresa, Lenny ha intrapreso la lotta contro Golia senza risparmio con logica difficoltà energetica e dopo 7 riprese in equilibrio (per non dire in leggero vantaggio...) sembra aver trovato un'altra chiave di lettura, muovendosi sulle gambe e boxando di rimessa, il francese mostra difficoltà tecnica a digerire il cambiamento che per molti poteva essere decisivo, ma a questo punto fa la sua comparsa nell'angolo Cavallari (manager di Lenny) il quale forse mosso da una sua percezione (che a posteri possiamo definire senza ombra di dubbio sbagliata) vede in svantaggio Lenny e suggerisce all'angolo di cambiare strategia ed attaccare. Così l'ottava ripresa costa di nuovo al nostro pugile ancora tante energie e lo si capisce dai dialoghi andati in diretta Rai.

Inizia quindi la nona ripresa, Hamilcaro riesce a piazzare qualche destro incrociato, stringe Lenny alle corde, il quale si chiude, il francese colpisce ancora e Lenny nel tentativo di provare una schiavata per uscire dalla lunga serie dell'avversario si abbassa e dopo aver fatto i conti con un gomito di troppo cade su un montante che gli fa schizzare il paradenti, da bordo ring un giudice e alcuni addetti cercano di indicare il tutto all'arbitro Bianco che non si accorge di nulla, Lenny quasi di riflesso segue il paradenti con lo sguardo e finisce per prendere altri due-tre colpi (sotto la sequenza esplicativa). L'arbitro a questo punto interviene ma si mette in mezzo molto timidamente e senza neppure guardare, finisce per girare Lenny di spalle, tanto inopportunamente che nel frattempo il francese rincara la dose e arriva anche dietro la nuca.

Spinto dall'intervento dell'arbitro, finisce con le spalle girate e diretto verso l'angolo neutro, pochi comprendono quello che sta avvenendo. Per molti l'interruzione è duvuta al paradenti, qualcuno pensa ad un conteggio, ma questi è vietato dall'IBF e in un attimo, dopo qualche secondo dal gesto tardo dell'arbitro romano si capisce che ha fermato il match.

Il silenzio avvolge il Palamacchia e lascia udire solo il ripetuto "nooooo, ma ma come?" del nostro pugile che non accetta né comprende la decisione di fermare il match, portato all'angolo non ci sta, dalla rabbia da un calcio al panchetto che gli viene porto dal medico ed è calmato dai secondi.

Hamilcaro esulta come logico che sia, il pubblico non accetta e non comprende e inveisce.

Al momento dello stop Lenny è in vantaggio di uno e due punti per i giudici stranieri, mentre è pari per l'unico italiano (suona strano ma è così...).

Il match viene quindi interrotto per Kotc sotto gli occhi di molti increduli.

In pieno contrasto con la fine che dovrebbe essere drammatica, Lenny prende il microfono in mano, interrompe qualche fischio all'indirizzo dell'avversario e sportivamente chiede venga applaudito, poi mostra con parole misurate e pacate il suo disappunto per la decisione di sospendere il match, ringrazia il pubblico e sempre con piena lucidità  si rifiuta, causa precedenti, di andare a parlare ai microfoni Rai di Benvenuti e Mattioli, ne segue una logica ovazione e qualche urla di rabbia del pubblico.

Nostre considerazioni.

Numerosi capannelli di addetti ai lavori e curiosi hanno seguito la fine della serata, qualche contestazione è arrivata senza superare i limiti della normalità all'indirizzo dell'arbitro e del supervisore IBF Rea, ovviamente insieme a molta confusione e poca conoscenza dei motivi su cui si può basare una contestazione del verdetto. Noi, come detto ad inizio resoconto, pur essendo di parte, proviamo a fare una valutazione onesta della cosa che non vuole trovare nessun alibi, né scrivere quello che non è stato scritto dai fatti, ma soprattutto senza voler trovare a tutti i costi un cristo da crocifiggere anche vi fosse.

Riteniamo infatti che il fulcro della questione risiede forse nell'incongruenza tra il modo di vedere il pugilato professionistico all'italiana e quello del regolamento della sigla americana IBF, la quale non prevede lo "standing count" ovvero il conteggio in piedi. Per regolamento infatti quando l'arbitro interviene il match è finito, e proprio per questo quando interviene deve essere sicuro che per il pugile in questione non c'è più speranza di recupero, altrimenti, se il conteggio lo ricordiamo è a favore e tutela di chi lo subisce, l'interruzione può diventare invece un danno che causa la sconfitta.

Una regola che si deve capire, più che a tutela del pugile, è molto cruda e concreta nei confronti della contesa, tant'è vero che è accompagnata anche dal "no 3 Knock down rules" ovvero possono esserci atterramenti illimitati anche nella stessa ripresa senza decretare automaticamente il TKO, fino a che un pugile si rialza si procede al combattimento.

La regola chiarissima della sigla americana è applicata in tanti paesi dove il conteggio in piedi è lasciato al dilettantismo e quindi la scelta di intervenire nel corso di un incontro non è considerata in una semplice situazione di difficoltà, come invece siamo abituati in Italia. Analisi che può non essere condivisa dai salutisti o dai samaritani, ma il pugilato ci ha insengato più volte che un boxeur in difficoltà non solo può passare il suo stato ma lo può addirittura rovesciare. Se così non fosse, è palese, molti match che hanno fatto la storia della boxe sarebbero finiti in maniera diversa.

L'arbitro Bianco è intervenuto in una classica situazione in cui in Italia si sarebbe potuto effettuare un conteggio in piedi, ma oltre ad averlo fatto in maniera discutibile e senza guardare (la foto non lo nasconde) il problema è che intervenendo secondo le regole IBF non ha inflitto un conteggio ma decretato il kotc, stroncando ogni possibilità a un pugile che, se pur in momentanea difficoltà, stava vincendo.

Questo a prescindere dal fatto che non si sia accorto della perdita del paradenti e non abbia cercato prima di interrompere di interagire col pugile che riteneva "out".

Prima di addossare la colpa al singolo comunque, secondo noi, va detto per onestà intellettuale che il tutto è dovuto a qualcosa di più generale, a una metrica italiana che non è congruente al regolamento IBF, collisione che in più si porta anche dietro dei precedenti negativi al contrario messi subito a paragone dagli addetti a termine incontro, come quello di V. Mustafà lo scorso anno a Firenze, fatto che secondo noi può aver pesato nel ragionamento globale. Conta poco infatti giustificare il tutto dicendo "cosa sarebbe potuto succedere", ricordando, anzi strumentalizzando, un fattaccio dal quale tutti noi vorremmo rimanere sempre distanti, perchè esisterà pure una metrica di valutazione di mezzo e una palese differenza tra i due risultati. Insomma, vogliamo e dobbiamo essere liberi di commentare quanto accaduto, senza dover avere l'onta di essere accusati di incoscienza altrimenti finiamo nell'ipocrisia.

Questa volta, purtroppo per Lenny, per "non rischiare" come si è detto a più riprese, si è fatto l'esatto opposto di quella sera, e forse diciamocelo sinceramente, sbagliando ancora.

Forse a questo punto, per il bene dei pugili ma anche della boxe, sarebbe il caso che le sigle che non prevedono conteggio in piedi lo permettano in determinate situazioni e in paesi dove si ragiona diversamente. Non ci sarebbe niente di male nel chiederlo e si tutelerebbe di più i pugili stessi.

Così il match è finito come un lampo a ciel sereno, il Palamacchia è sfollato tra la polemica e la rabbia, e Lenny ha perso il suo titolo subendo una sconfitta che pesa sulla sua carriera, per lui ora si apre un periodo di ricarica e riflessione e dopo lo stop obbligatorio un chiarimento sui piani futuri.

Se però c'è una cosa che ci piace rilevare non è mancata, è l'amore di tutta la sua gente, che forse ancora di più di quando ha vinto, non ha tardato a mostrargli tutto il calore, l'affetto e la stima che veramente pochi sportivi possono vantare.

Qualcuno con un pizzico di appartenenza e goliardia sulla bacheca della sua pagina di Facebook ha scritto "Lenny vince sempre!", noi come società non possiamo che unirci e dire ancora una volta grazie a lui e a tutti quelli che ci hanno regalato un'altra pagina di sport da vivere e commentare.

Si, perchè è bene ricordare a quanti discorrono o sparlano sui fatti altrui, che senza chi si mette in discussione in prima persona nessuna analisi o discorso sarebbe possibile, nemmeno questa nostra, che lo ricordiamo ancora una volta, ha il solo scopo di raccontare e dare un opinione legittima, perchè per realizzare questa serata abbiamo speso tempo e non solo. Il resto è acqua fritta.

*si ringrazia per le foto Spartan e Marco Giuliani (guarda le foto dell'incontro)

tratto da http://www.spesfortitude.it

31 ottobre 2011

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Il sabato di Senza Soste: Livorno-Gubbio 1-1

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Tanta sfortuna ma anche tanti limiti

spinelli_2Alla fine tanti applausi. I giocatori amaranto applauditi dalla curva nord sono l'ultima fotografia di un'ennesima beffa subita all'Ardenza con il pareggio di Gubbio giunto nei secondi finali del recupero. Una fotografia finale che spiega bene due concetti: 1. la squadra ha lottato giocando un tempo intero in 10. 2. La squadra ha grossi limiti e per quello è inutile pretendere di più.

Novellino ha schierato una squadra nuova dopo la duplice sconfitta con Reggine e Modena. Perticone è tornato a fare il centrale nella difesa a 4 (bocciato Miglionico) e il centrocampo è stato rivoluzionato con due mediani (Remedi e Filkor) e Rampi e Bigazzi sulle fasce.

Il Livorno nel primo tempo crea poco ma è sempre nella metà campo avversaria con una difesa del Gubbio che traballa continuamente con errori da dilettanti. Ma il Livorno riesce a sbloccare solo al ventesimo minuto dopo un triangolo Filkor-Rampi, cross e Bigazzi in due tempi segna.

Ma la svolta della partita è negli ultimi minuti del primo tempo quando Lambrughi si fa espellere per due falli a centrocampo (molto dubbio il secondo), Espulso anche Novellino per proteste con l'arbitro che ha ormai falsato la partita.

Il secondo tempo il Gubbio avanza di qualche metro la sua azione ma non dà mai l'impressione di impensierire il Livorno. Solo un tiro da fuori di Sandreani costringe Bardi alla parata sotto la traversa. Il Livorno pensa più a difendersi che altro ma sembra riuscire a portare in fondo la partita. Al 95' però la beffa. Cross da sinistra, Barone salta di testa con un avversario e manda la palla sui piedi di Ciofani che con un destro al volo coglie la traversa. Il pallone rimbalza sulla testa di Bardi e entra. Gol simbolo della sfortuna della squadra amaranto.

Ci sono diversi alibi per questa mancanza di risultati: gli infortuni, la sfortuna, l'arbitro. Ma viene anche il dubbio che questa squadra abbia grossi limiti e puntare al sesto posto sia quasi impossibile. E poi c'è il nodo dell'attacco: non si può affrontare un campionato di B con i giocatori contati nel reparto più importante. Senza Dionisi poi, non si conta.

Ora c'è da archiviare questa aprtita e cambiare mentalità. Il calendario del Livorno è in salita e c'è da guardarsi dietro.

I reparti

Difesa. Bardi: chiamato in causa due volte mostra la consueta sicurezza. Sfortunato sul gol. Salviato: i limiti sono sempre i soliti. Per fare un cross sembra che servano 3 lauree. Bernardini: sempre incerto. Non fa errori decisivi ma sia in velocità che in anticipo si fa sempre superare. Perticone: il migliore della difesa. Salva in un paio di occasioni. Lambrughi: corona con un'espulsione una brutta partita. Anche se c'è da dire che sul secondo cartellino ci sono grossi dubbi. Meola: entra e si mette sulla destra. Non dispiace, anche perchè per lo meno riesce a mettere in fila 3 cross.

Centrocampo. Rampi: buon primo tempo. Fornisce l'assist a Bigazzi ed è uno dei pochi ad essere pericoloso. Cala alla distanza. Remedi: il portafortuna amaranto si piazza nel mezzo e insieme a Filkor limita il centrocampo avversario. Gli capita anche una palla gol che viene deviata. I piedi non sono eccelsi ma la prestazione è sufficiente. Filkor: stessa impressione di solidità di Remedi e i piedi sembrano un po' più ammaestrati. Ma giocare con due mediani così ci fa perdere in qualità. Bigazzi: migliore in campo. Tutti i pericoli passano da lui e segna il suo primo gol in serie B. Genevier: primo tempo a corrente alternata, nel secondo si sacrifica. Na non riesce mai a illuminare. Barone: quando entra sembra che il centrocampo perda in solidità e consistenza. Perde un paio di palloni ed è protagonista negativo dell'ultimo sfortunato autogol di Bardi. Schiattarella: sostituisce Remedi, porta tanta corsa e poco più.

Attacco. Paulinho: primo tempo anonimo. Secondo tempo a fare quello che sa fare meglio cioè tenere palla e far salire la squadra. Anche oggi non si può dire che abbia giocato male ma sicuramente non è uno che negli ultimi 20 metri fa la differenza.

Novellino: dà l'impressione di non saper più cosa inventare. Gli infortuni lo limitano, ma è anche vero che la squadra tira pochissimo in porta e continuare a giocare con una sola punta anche in casa è penalizzante. E viene anche il dubbio che la formazione l'abbia fatta sotto consiglio di Spinelli visto che nei primi 11 c'erano un paio di giocatori rammentati in settimana dal presidente. Se a gennaio non si impone per farsi prendere un centravanti, anche lui si può mettere nella lunga sfilza degli allenatori "spaccascurregge" passati da Livorno.

Spinelli: le punte costano...

Franco Marino.

Il video della azioni principali

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Ultimo aggiornamento Domenica 30 Ottobre 2011 20:04

Protti: "Sogno di fare il dirigente del Livorno ma vorrei garanzie"

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protti-Livorno – “Il mio grande sogno è fare il dirigente nel Livorno, ma per entrare in società avrei bisogno delle giuste condizioni, di garanzie, in altre parole di un ruolo definito con una certa e riconosciuta autonomia, in modo da poter lavorare al meglio per il bene del club”. E ancora: “Mi piacerebbe svolgere un ruolo a metà fra il direttore sportivo e il team manager. Insomma, non vorrei occuparmi solo della scelta dei giocatori per la squadra, ma vorrei anche stare con i ragazzi”.
Ad affermarlo, nel corso di un incontro svolto nella serata di ieri, giovedì 27 ottobre, al Panathon Club di Livorno, è stato Igor Protti, ex capitano e bomber della formazione amaranto, idolo dei tifosi del Livorno.

Protti non si è risparmiato. Cortese come sempre, pacato, equilibrato, non ha dribblato nessuna delle domande che gli sono state poste, anche se talvolta ha usato la diplomazia. A una domanda sul futuro prossimo del Livorno, ha risposto in punta di fioretto: “Che quest’anno vi sia qualche problema per tentare il ritorno in Serie A, mi pare evidente. Ma non mi va di dare giudizi su una squadra che in ogni caso sta facendo del suo meglio e che ha in organico anche dei giovani interessanti e futuribili”. E sul patron amaranto, Aldo Spinelli, ha affermato: “E’ stato per sei anni il mio presidente ed anche su di lui non intendo dare giudizi. Mi limito ad osservare che è un tipo che, talvolta, si fa prendere dall’emotività. Però devo anche dire che è da dodici anni alla guida della società e che in questi dodici anni il Livorno ha toccato vertici impensabili e vissuto momenti indimenticabili”.

Protti venne a Livorno per la prima nel 1985, all’età di 18 anni, portato dall’allora direttore sportivo Beppe Galassi. Arrivò dal Rimini, squadra della sua città natale, e l’amore per la maglia amaranto scoccò subito.

“Il Livorno e Livorno mi sono immediatamente entrati nel cuore perché questo è stato il primo stadio in cui mi sono sentito un giocatore vero. Avevo già debuttato nel Rimini in Serie C, ma qui si può dire che ho fatto un altro debutto. Poi a Livorno ho conosciuto la ragazza che è diventata mia moglie. E della Livorno di metà anni Ottanta ho il ricordo di una città in cui la gente, i tifosi, sognavano la Serie B, al massimo quella, perché erano già quindici anni che il Livorno era in Serie C. Esserci tornato nel 1999 ancora in Serie C ed aver contribuito nel 2004 a portare la squadra in Serie A dopo oltre mezzo secolo è stata un’impresa che mai avrei pensato di scrivere e di vivere. Credevo di aver compiuto la mia missione quando nel 2002 salimmo in B. Invece mi sono tolto una soddisfazione più grande, immensa, che mai avrei immaginato”.

Protti ha inoltre parlato del suo attaccamento alla maglia amaranto: “Ricordo di aver fatto inorridire un giornalista, una volta a Bari, quando mi chiese dove avrei voluto giocare. Ero il capocannoniere della Serie A e lui si sarebbe aspettato che dicessi la Juventus, il Milan o l’Inter. Io invece dissi, senza tentennamenti, il Livorno. Lui forse pensò che ero fuori di zucca, visto che il Livorno era in Serie C, ma io sapevo quel che dicevo”.

Protti, bandiera amaranto, è a tutt’oggi il giocatore-simbolo più amato dalla tifoseria amaranto. I livornesi sanno che lui è un idolo anche a Bari, Messina, Napoli e Roma sponda Lazio, ovvero in molti di quei posti in cui ha giocato dopo esser decollato da Livorno e prima di tornare a chiudere la carriera nuovamente in maglia amaranto. Ma il fatto che lui, nato in Romagna,a bbia scelto e scelga Livorno come squadra e città preferita, riempie i tifosi amaranto di orgoglio.

Il Comune di Livorno, anni fa, gli ha dato la cittadinanza onoraria e la società tolse la maglia numero 10 perché lui, per i sostenitori amaranto, è “il 10 per sempre”. Ma lui, in seguito, ha voluto che quella maglia tornasse nella disponibilità della società e della squadra, “perché la numero 10 è affascinante e l’idea che un domani qualcuno può indossarla può servire da stimolo per qualche ragazzino”.

Tuttavia lui simbolo e bandiera lo è comunque, indipendentemente dal fatto che la maglia sia stata o meno ritirata e rimessa in campo. Così, ieri sera al Panathlon, non poteva mancare una domanda sulle bandiere che nel calcio di oggi sembrano non esistere più o quasi. Serafico, ponderato, col tono basso, ha detto: “E’ vero, i giocatori di oggi a volte sbagliano e sicuramente molti, anche se non tutti, hanno delle colpe. Ma delle colpe le hanno anche le società. Io a Livorno ho avuto dalla mia la gente, tanta gente, ma a volte questo non basta. Prendete l’esempio di Del Piero. Lui non è forse una bandiera della Juve? Eppure è stato trattato in quel modo, neanche a metà campionato”. Ad Alex Del Piero la dirigenza della Juventus ha fatto sapere, qualche giorno fa, che la sua avventura in bianconero, dopo vent’anni di militanza, può dirsi conclusa. Anzi, che si chiuderà a giugno. Per lui nella Juventus, infatti, non c’è più spazio. E per Protti un comportamento del genere non va bene. Non può andar bene. Ieri su questo punto ha chiosato: “Certe dichiarazioni sono inutili e gratuite, oltre che dannose per tutti, non solo per il giocatore”.

Marco Ceccarini

tratto da www.amaranta.it

28 ottobre 2011

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Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Ottobre 2011 19:26

Modena-Livorno 1-0

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novellino3Il Livorno esce sconfitto dal Braglia dopo una partita anonima e senza mordente, decisa dal gol in apertura di Stanco a cui l'undici di Novellino non ha saputo rispondere. Per gli amaranto primo tempo da dimenticare e ripresa poco più viva nel finale con soltanto qualche punizione dal limite senza esito e l'ennesima ghiotta occasione fallita da Paulinho in pieno recupero. Troppo poco per sperare di ottenere un risultato positivo. Sabato al Picchi arriva il Gubbio che lunedì sera sarà impegnato nel posticipo contro il Torino.

Bardi: sorpreso dal tocco ravvicinato di Stanco, ma poco avrebbe potuto. Si mette in mostra alla fine, quando respinge il tiro ravvicinato di Gilioli. Non è il responsabile della sconfitta. Voto 6

Perticone: il migliore degli amaranto, in una giornata veramente grigia. E’ il più tonico, il più battagliero e il più lucido dall’inizio alla fine; da lui partono anche le poche iniziative offensive (?) del primo tempo. Un livornese ad honorem. Voto 6.5

Miglionico: il modo con cui si fa anticipare come un pivello da Stanco è insopportabile. Il resto è routine. Voto 5

Bernardini: non brilla di certo, ma non fa nemmeno errori grossolani. Mediocre, ma innocuo. Voto 5.5

Lambrughi: tarda qualche minuto a entrare in campo, infatti lascia un po’ troppo spazio all’esterno che pennella il cross da cui scaturisce la rete, purtroppo decisiva. Cammin facendo cresce ma senza mai raggiungere un rendimento positivo. Voto 5.5

Genevier: non riesce a fare un passo senza avere tre avversari alle calcagna, almeno nel primo tempo, e per lui che non è un fulmine questo significa essere fuori dal gioco. Nella ripresa va un po’ meglio, ma la sua prestazione non resterà nella storia: sempre le solite punizioni e corner prevedibili, e nulla più. Voto 5

Belingheri: un’ora in campo, la più inutile e vuota. Voto 5

Dell’Agnello (dal 16° st): dopo il suo ingresso la squadra riesce ad assestarsi quasi in permanenza nella metà campo dei canarini. Il bimbo cerca di rendersi utile assumendosi il ruolo di boa, liberando un po’ di spazio a Paulinho, prendendosi qualche legnata. Apprezzabile per quantità, ma non incide. Voto 5.5

Barone: assente nel primo tempo, avendo sofferto della stessa mancanza di spazi che sega Genevier, si riscatta almeno parzialmente nella ripresa quando prende possesso del centrocampo e cerca di sveltire un po’ la manovra. Non ci riesce del tutto, arrivano soltanto palle lunghe. Voto 5.5

Schiattarella: un’altra prestazione molto negativa. Non ne indovina una, non riesce neanche a supplire con la corsa. Esce anche troppo tardi. Voto 5

Bigazzi (dal 7° st): si posiziona sulla destra, poi passa a sinistra. In entrambe le posizioni fa vedere di poter dare cambio di passo e profondità, sebbene in un contesto generale di gran confusione  riesce a essere uno dei migliori. Voto 6

Piccolo: stesso discorso fatto per Schiattarella. Il Modena mura le fasce, l’ex piacentino si intestardisce e sbatte senza speranza e senza fare niente di buono. Voto 5

Rampi (dal 34° pt): il giovane perugino indovina una buona posizione, forse un tantino avanzata rispetto a quella di Piccolo, e almeno a partire dalla ripresa (cambiando però fronte, spostandosi a destra) costringe gli avversari sulla difensiva. Una prestazione almeno decorosa. Voto 6

Paulinho: salta il primo tempo, nel quale non vede letteralmente un pallone. Inizia praticamente a giocare dalla metà del secondo tempo, quando finalmente il Livorno mette la testa fuori dal guscio e, anche se in modo abborracciato, cerca di pareggiare. A trenta secondi dalla fine gli capita una (1) palla goal colossale sottoporta, ha il tempo e la bravura di coordinarsi ma la spedisce alle stelle. Sarebbe stato il goal che gli cambiava l’annata, forse sbagliarlo gliel’ha cambiata in un altro senso. E’ un vero peccato. Voto 5

Novellino: si è sgolato per tutto il tempo, i suoi allievi non lo ascoltavano. Sicuramente nemmeno lui si aspettava una prestazione così sciatta e inconcludente: non sembrava nemmeno una squadra,  e questo è il lato peggiore. A lui trovare le contromisure, le assenze (pesanti, è vero) non bastano a spiegare quello che abbiamo visto oggi. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da www.alelivorno.it

22 ottobre 2011

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