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La domenica di Senza Soste: Albinoleffe-Livorno 0-4

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Sul velluto

Walter_NovellinoIl Livorno torna da Bergamo con 3 punti conquistati sul velluto con una prestazione convincente. L'Albinoleffe, che solo pochi giorni fa aveva sconfitto la corazzata padovana (con un po' di fortuna), viene asfaltato dagli amaranto in un quarto d'ora, dopo che Belingheri aveva preso un palo nei primi minuti. Bellissimo il gol di Piccolo, risultato di un'azione corale giocata tutta di prima con assist di Paulinho e tiro di sinistro angolato dell'ex piacentino.

Dopo due minuti Schiattarella raddoppia da pochi passi dopo un'uscita goffa del portiere lombardo. E qui la partita finisce perchè l'Albinoleffe non riesce nemmeno a reagire e a metterci la giusta cattiveria.

Il secondo tempo parte sulla falsariga del primo e nel giro di venti minuti il Livorno mette la pietra tombale sul match con una doppietta di Belingheri il cui primo gol è da manuale: splendido assist di Luci che taglia la difesa avversaria, taglio di Paulinho che porta via due uomini e un tiro al volo dell'ex ascolano di pregevole fattura.

Il Livorno dunque ritrova il gol e lo fa in modo dirompente. Novellino ha avuto la capacità di riequilibrare la squadra dopo il forfait di Dionisi, chee gli ha dato la possibilità di dare una struttura vera al centrocampo: Genevier playmaker, Luci a correre nel mezzo, Belingheri mezz'ala e Schiattarella e Piccolo sulle fasce con Paulinho unica punta. Un modulo che ha colto di sorpresa l'Albinoleffe e che ha permesso ai centrocampisti di inserirsi con continuità. E sulle fasce Schiattarella e Piccolo hanno sfornato ottime prestazioni al debutto dal primo minuto.

Ora Novellino dovrà trovare la vera fisionomia del centrocampo quando rientrerà Dionisi.

I reparti

Difesa. Mazzoni: Poco impegnato si fa trovare pronto quando chiamato in causa. In crescita. Perticone: si riprende la fascia destra. Imponente in fase difensiva, ma riesce a arrivare spesso sul fondo e crossare. Bernardini: un'altra buona partita anche se oggi gli avversari si marcavano da soli. Miglionico: partita giocata sul velluto. Serve ben altro per impensierirlo. Lambrughi: partita gestita senza affanni. Si infortunia a inizio secondo tempo. Salviato: entra al posto di Lambrughi ma la partita era già quasi segnata.

Centrocampo. Piccolo: uno dei migliori in campo. A Bari e con l'Empoli aveva fatto vedere di essere molto vivace e sempre nelle azioni più pericolose ma aveva mostrato anche poco feeling con il tiro. Oggi si è presentato con un colpo da biliardo ed ha imperversato sulla sua fascia. Luci: gioca dove deve giocare e il suo rendimento è aumentato. Bello l'assist per il terzo gol. Genevier: fa il playmaker davanti alla difesa e gli riesce bene. Belingheri: due gol di pregevole fattura e un palo. Si vede mano dei compagni di reparto ma in area è implacabile. Schiattarella: mette al servizio della squadra la sua corsa e in più trova il gol. Rientro col botto. Bigazzi: entra a partita virtualmente conclusa ma fa vedere che i piedi ce li ha. Barone: anche lui entra a partita finita per il risultato.

Attacco. Paulinho: sfortunato. Non riesce a sbloccarsi e anche oggi trova una traversa da cui nasce il quarto gol di Belingheri. Bello lo stop a seguire che fa fuori due avversari ma poi sbaglia il gol. In tutti i gol amaranto però c'è il suo zampino, o con l'assist diretto o con il movimento. Partita positiva.

Novellino: senza Dionisi trova l'assetto tattico che esalta il centrocampo. Che c'è la sua mano si vede

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Ottobre 2011 16:34

Il mercoledì di Senza Soste: Livorno-Empoli 0-0

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Tante occasioni, nessun gol

stadio_condizioni_curvaIl Livorno esce dall'Armando Picchi con un punto e tnata amarezza per una partita che poteva vincere ampiamente e che ha visto un secondo tempo ad una sola porta. Purtroppo che il Livorno avesse difficoltà in attacco oltre che a poche soluzioni si sapeva già da agosto, ma oggi sono venute fuori in modo dirompente. Ma d'altra parte le punte costano, non sono terzini o medianacci (specialità della casa Spinelli).

Nel primo tempo c'è poco da commentare: brutta partita con due squadre che a fatica mettono insieme due passaggi in fila. Nell'Empoli l'unico a mettersi in evidenza è Tavano, beccato dal pubblico livornese, che per spirito di rivalsa tira da tutte le posizioni con poca fortuna. Nel Livorno le uniche conclusioni pericolose sono un colpo di testa di Paulinho e un bel tiro fda fuori dello stesso brasiliano.

Il secondo tempo è un'altra musica. Il Livorno parte subito forte e pressa l'Empoli nella propria metà campo. Si parte con una serie interminabile di calci d'angolo, ben battuti da Genevier ma che non trovano mai uno stoccatore amaranto anche perchè i centimetri non pendono dalla nostra parte. Tuttavia il centrocampo amaranto ha ormai preso il sopravvento e Genevier e Dionisi sembra essersi risvegliati dopo un primo tempo opaco. Entrano Piccolo, Miglionico e Bigazzi per Rampi, Bernardini e Barone e la pressione continua fino alle clamorose occasioni di Genevier (di testa su cross di Lambrughi con miracolo del portiere), Dionisi (che dribbla tutti ma poi passa invece di concludere) e quella clamorosa di Lambrughi che a pochi metri dalla porta la butta sul fondo.

La partita però non si sblocca e il Livorno al 91' rischia anche di perderla quando 3 giocatori dell'Empoli non riescono a concludere in porta a pochi metri da Mazzoni.

Novellino è stato espulso a fine primo tempo per proteste in seguito al fischio finale dell'arbitro quando il Livorn ostava concludendo un'azione pericolosa. Il mister umbro tuttavia ha avuto indicazioni chiare da questa partita. La mentalità giusta c'è però questa squadra ha troppi limiti ormai chiari: manca un centrocampista che punti l'uomo e crei superiorità numerica e un centravanti vero di quelli da mettere dentro quando gli avversari stanno in 11 dietro la linea della palla e che sfrutti le palle alte. Un Surraco e un Bjelanovic tanto per capirsi.

I reparti

Difesa. Mazzoni: parte male con un paio di rinvii sbagliati poi però si fa trovare pronto in un paio di occasioni quando l'Empoli può far male in contropiede. Salviato: quando c'è da spingere i piedi ruvidi lo limitano ma nel momento migliore del Livorno non sfigura. Bernardini: gioca dall'inizio e tiene bene il campo. Knezevic: guida la difesa senza troppi patemi. Lambrughi: nel secondo tempo dalla sua parte si spinge e lui tira fuori un buon cross per la testa di Genevier. Però poi si mangia l'occasione migliore. Miglionico: entra a venti minuti dalla fine al posto dell'infortunato Bernardini.

Centrocampo. Rampi: gioca a sinistra e nel Livorno inguardabile del primo tempo non si eleva più di tanto. Barone: quando la palla passa dai suoi piedi sa cosa farci. Ma la dinamicità e gli inserimenti continuano a latitare. Genevier: nel secondo tempo si accende e dirige l'assalto amaranto. Sfiora il gol di testa. Ma nell'ultimo passaggio manca ancora un po'. Piccolo: come a Bari entra e porta subito vivacità alla manovra. Tenta il gol con una bella girata ma anche lui dà l'impressione di non essere certo un rapace d'area. Bigazzi: 10 minuti finali in cui non può fare più di tanto.

Attacco. Paulinho: non gettiamogli la croce addosso anche se dopo un mese e mezzo è sempre a zero gol. Se si guardano i suoi gol a Sorrento si vede che la maggior parte li ha fatti in campo aperto puntando l'uomo. Qui gioca centravanti puro e non è il suo ruolo. Salta, spizzica di testa, tenta un paio di conclusioni. Ma al Livorno lì nel mezzo servirebbe un altro tipo di giocatore. Dionisi: primo tempo sonnecchiante, poi si sveglia e crea veri grattacapi alla difesa empolese. Unico neo che sull'ultimo passaggio o tiro si fa trovare poco lucido un paio di volte. Ma anche oggi davanti è lui quello che spariglia le carte e crea occasioni.

Novellino: oggi si meritavano i 3 punti. La squadra ha dei limiti, lui cerca di nasconderli o aggirarli. Al momento si può imputare poco o nulla all'allenatore. La gestione di Miglionico lascia perplessi.

Spinelli: bastava poco ma.......ahahahaahahahahah. A gennaio.....ahahahahaahahah

Nella foto le condizioni in cui verte lo stadio Armando Picchi

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Ottobre 2011 23:08

Palestina: lo Stato si fa allo stadio

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Intervista a Jibril Rajoub, presidente della Federazione Calcio Palestinese: “La nostra nazionale è una macchina diplomatica. Attraverso una partita di pallone, mostriamo al mondo il significato dell’occupazione israeliana e cosa siamo riusciti a creare sul terreno”

palestina_nazionaleBeit Sahour (Cisgiordania), 03 ottobre 2011, Nena News - “La politica è un gioco, esattamente come il calcio”. La massima attribuita a Jibril Rajoub gli si addice a pennello. Da dietro la sua scrivania, circondato da riconoscimenti e fotografie, il presidente della Federazione Calcio Palestinese e del Comitato Olimpico di Palestina appare per quello che è, politico navigato messo al timone di un nuovo e originale strumento di potere e pressione: il pallone.

Capo del Servizio di Sicurezza Preventiva, l’apparato ufficiale di sicurezza dell’Autorità Palestinese, fino al 2002, Rajoub è membro di Fatah all’interno del Comitato Centrale del partito. Lo incontriamo nel suo ufficio di Ramallah.

Qual è il significato che si può attribuire ad una nazionale di calcio senza uno Stato? Quello palestinese è l’unico team tra i 208 membri della FIFA a trovarsi in una simile condizione.

Lo sport è il linguaggio più importante e conosciuto del mondo. Non importa se uno Stato ancora non c’è: non è la nazionale a dover aspettare lo Stato, è il futuro Stato a chiedere l’aiuto della nazionale. Perché la squadra è una macchina diplomatica. Come Federazione e AP, lavoriamo a tre livelli. Primo, costruire uno Stato sul terreno, attraverso istituzioni concrete che naturalmente comprendono anche quelle sportive. Secondo, lavorare sulla comunità internazionale perché riconosca l’esistenza del popolo palestinese e i suoi diritti di autodeterminazione. Terzo, promuovere la lotta nonviolenta contro l’occupazione israeliana. A tutti e tre i livelli, lo sport può rivestire un ruolo fondamentale e lo sta già facendo.

In che modo una nazionale di calcio è in grado di farlo?

Per quanto riguarda il primo livello, quello istituzionale, abbiamo stretto rapporti seri e duraturi con comitati e federazioni sportive in tutto il mondo. Un esempio: questa settimana un gruppo di allenatori italiani sarà in Palestina per sponsorizzare il nostro calcio: la FIGC li ha mandati a tenere delle lezioni e a novembre ci hanno invitati per un’amichevole in Italia.

Il secondo livello è quello della comunità internazionale. Quando una nazionale straniera arriva qua per giocare, apre gli occhi del proprio Paese sulla realtà quotidiana vissuta nei Territori Occupati: le restrizioni, il Muro, i checkpoint, l’occupazione. Con una partita di calcio, si può sensibilizzare un altro Paese.

Che tipo di restrizioni i giocatori della nazionale sono costretti a subire da parte delle autorità israeliane? si tratta di restrizioni che danneggiano la squadra?

Certo, ogni volta non sappiamo se la nazionale sarà al completo. Un esempio: qualche tempo fa, al ritorno da un torneo in Sudan il nostro portiere, di Gaza, è stato bloccato alla frontiera e non è stato fatto rientrare. Ha dovuto passare tre mesi ad Amman, in Giordania. Questo è solo un esempio. Ci sono due modi con cui le autorità israeliane colpiscono e danneggiano il calcio palestinese: a livello della nazionale, attraverso le restrizioni al movimento, sia dentro che fuori i Territori Occupati. E poi a livello più generale: ogni società sportiva, dalla più grande alla più piccola, subisce seri danni a causa della mancanza di infrastrutture sportive e di attrezzature che difficilmente riescono ad entrare in Cisgiordania e a Gaza perché sotto lo stretto controllo israeliano, delle difficoltà a reperire esperti esterni provenienti da altri Paesi, o addirittura dalla FIFA, e bloccati ai confini da Israele.

A tal proposito, qual è il ruolo della FIFA nel sostenere il calcio palestinese?

La FIFA ha sempre supportato lo sport in Palestina. Il presidente Blatter ci ha fatto visita tre volte. Come organizzazione, hanno avviato numerosi progetti in Palestina. In questo momento ne sono attivi quattro, tra cui la creazione di un’accademia dello sport e la costruzione di un quartier generale per la Federazione Calcio. Inoltre, arrivano spesso loro allenatori internazionali per il training delle nostre nuove leve: ad esempio, in questo momento un’allenatrice Fifa sta facendo lezione ad un gruppo di 24 giovani allenatrici che lavorano in società sportive per bambini.

E l’Autorità Palestinese? Qual è il ruolo esercitato dal governo di Ramallah nel sostenere il calcio palestinese?

La parola ‘ruolo’ è esagerata. Non ha un ruolo. Diciamo che il governo sostiene la Federazione e la squadra nazionale attraverso decisioni politiche del primo ministro Fayyad e del presidente Abbas. Danno pieno supporto, sia al calcio femminile che a quello maschile.

E naturalmente investono denaro: si è passati da un budget di 870mila dollari l’anno a quota 6 milioni. O i soldi per il nuovo stadio nazionale di Ramallah (inaugurato il 26 ottobre 2008 e stadio di casa della squadra di Gerusalemme Hilal Al-Quds e quella di Ramallah Al Ama’ri, ndr).

Sì, investono soldi nella Federazione, contribuiscono.

Dopo l’uscita dalle qualificazioni per i Mondiali di Brasile 2014, quali sono i prossimi impegni per la nazionale di calcio?

Siamo usciti dalle qualificazioni per le Olimpiadi, perdendo con il Bahrein, e poi da quelle per i Mondiali del 2014, pareggiando con la Tailandia. Il prossimo impegno è in arrivo il 18 ottobre ad Hebron: la nazionale femminile ospiterà il Giappone, vincitore della Coppa del Mondo in Germania a luglio.

Emma Mancini

tratto da http://www.nena-news.com

3 ottobre 2011

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Il Sabato di Senza Soste: Bari-Livorno 1-0

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novellino3Un passo indietro

Il Livorno esce sconfitto da Bari dopo una gara modesta, giocata meglio nel primo tempo che nel secondo ma che alla fine poteva portare anche un buon pareggio.

Gli amaranto partono benino tenendo il pallino del gioco in mano e non rischiando niente. Ma come aveva avvertito Novellino in settimana, il Bari è pericoloso sui calci piazzati e lo conferma subito: su calcio d'angolo svetta Borghese che brucia Knezevic e batte un incolpevole Bardi. Lo stesso Borghese dopo un paio di minuti rischia di fare la doppietta fotocopia, sempre con Knezevic nei paraggi, ma il pallone esce di poco.

Il Livorno però reagisce e dopo una bella azione corale Rampi spreca solo davanti al portiere avversario. Poi è la volta di Dionisi che fa tutto da solo, supera 3 uomini e colpisce il palo anticipando il portiere in uscita. Il primo tempo si chiude con gli amaranto all'attacco e il Bari sempre pericoloso sui calci piazzati e in contropiede.

Nel secondo tempo invece gli amaranto si spengono piano piano. Paulinho, nel'unica sua azione pericolosa sfiora il gol di testa su un bel cross dalla sinistra mentre a pochi minuti dalla fine La Manna leva dall'incrocio dei pali un siluro di Genevier. Nel mezzo Bardi compie un paio di buoni interventi sugli attaccanti baresi e Miglionico leva un pallone dalla riga di porta su un tiro cross di Marotta. Il Livorno infatti soffre un po' perchè sbilanciato alla ricerca del pareggio e con una formazione più offensiva in cui Piccolo, Belingheri e Dell'Agnello prendono il posto rispettivamente di Barone, Rampi e Paulinho. All'ultimo secondo del match la palla buona finisce sui piedi di Piccolo che da centro area tenta un tiro di esterno che esce di pochissimo.

Il risultato poteva essere anche diverso, forse un pareggio era il risultato più giusto ma a livello di prestazione il Livorno ha fatto un passetto indietro e anche il reparto difensivo ha traballato. Davanti, seppur con eccesso di dribbling e di individualismo, i pericoli vengono solo da Dionisi.

Ora sotto con l'Empoli che sta macinando una serie impressionante di gol subiti.

I reparti

Difesa. Bardi: solo un incertezza su un rinvio sbagliato che regala un'occasione da gol al Bari. Per il resto, la consueta sicurezza e un paio di buoni interventi. Salviato: i limiti tecnici sono troppo evidenti perchè possa incidere su una partita. Knezevic: sui calci piazzati è sempre in ritardo e Borghese lo anticipa sia sul gol che sull'altra occasione. Miglionico: come il suo compagno di reparto, compie una serie di sbavature che non sono da lui. Lambrughi: torna nel ruolo di terzino e fa rimpiangere Pieri. Non va quasi mai sul fondo e non è mai pericoloso.

Centrocampo. Rampi: meno incisivo rispetto alle ultime partite. Si mangia il gol dell'1 a 1. Barone: in difficoltà a centrocampo, Novellino lo toglie a inizio secondo tempo. Luci: tanta corsa ma anche tanta imprecisione. Genevier: gioca tanti palloni ma le sue verticalizzazioni non arrivano mai a destinazione. Nel finale La Manna sventa con un miracolo un suo bolide da 25 metri. Piccolo: entra all'ottavo della ripresa e cerca di rendersi pericoloso entrando in molte azioni amaranto, ma spicca per imprecisione sia al tiro che nel passaggio. Belingheri: entra a mezz'ora dalla fine ma è difficile accorgersi di lui.

Attacco. Dionisi: è l'unico uomo pericoloso del Livorno. Punta sempre l'uomo e spesso crea scompiglio. Il palo gli nega il gol dopo una serie di dribbling riusciti. Spesso tuttavia appare troppo egoista e a volte lezioso. Ma c'è sempre. Paulinho: impalpabile. Tiene pochissimi palloni davanti. Si nota solo quando su un bel cross svetta di testa e la palla esce di poco. Dell'Agnello: ultimi 20 minuti senza avere palloni giocabili.

Novellino: sa anche lui che fino ad ora ha tenuto la squadra su un livello che si avvicina al limite massimo di questa squadra. Oggi ci poteva stare anche il pareggio ma è palese che al Livorno manchi un giocatore a centrocampo che possa impensierire le difese avversarie e cambiare ritmo.

Pubblico di Bari: uno spot per il calcio moderno. Un deserto di spettatori. E pensare che al ministero degli interni qualcuno dice che il pubblico nel calcio è aumentato. Figuriamoci se diminuiva...

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Sabato 01 Ottobre 2011 16:56

Francesco Mungai: l'ala sinistra dal gol facile

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mugnaiCampionato 1961-62, sesta giornata, il Livorno pareggia il derby di Pisa in zona Cesarini dopo esser stato sotto dal 18' del primo tempo per il vantaggio nerazzurro firmato da Mungai che a più di uno sportivo livornese seduto sui gradoni ha fatto scappare la frase: "Ma dovevamo proprio lasciarlo andare da loro?" In effetti Francesco Mungai, nato il 9 agosto del 1934, ala sinistra vecchio stampo, maglia amaranto e numero undici sulle spalle nei tre anni precedenti ha divertito il pubblico dell'Ardenza con i dribbling, con gli affondo, con i cross e non ultimo con i gol; 16 reti in 83 partite di campionato più altre tre segnature che non restano sui tabellini, ma che basterebbero da sole a consegnargli la pagina di storia amaranto che qui gli tributiamo. "Livorno è sempre rimasta nel mio cuore, ma non solo perché lì nacque mia figlia. Pensate che arrivavo da una realtà come il Pro Patria che alla domenica faceva mille persone allo stadio e mi trovai in un ambiente che mille persone le faceva agli allenamenti." Comincia così la triennale avventura di questo attaccante lombardo che tanto bene si ambientò in una squadra che con lui nel trio d'attacco sfiorò per tre anni di seguito la promozione dalla C alla B. "Un vero peccato, perché soprattutto il primo anno l'avremmo meritata e hanno ragione quelli che dicono che la sospensione di Pisa ci penalizzò".

Già la sospensione del derby 1958-59, quella passata agli annali per la rissa che a Mungai costò anche una giornata di squalifica, ma ciò che sicuramente lo ferì di più fu il fatto che l'interruzione per pioggia determinata dall'arbitro gli negò la doppietta con la quale aveva portato il risultato sullo 0-2. "La rissa scoppiò quando a partita interrotta, i neroazzurri si abbandonarono a festeggiamenti accompagnati da sfottò che in momenti di tensione così alta sfociarono in una baruffa generale. Sono cose che non si dovrebbero fare..." si imbarazza qui il commento di Mungai, ma ancora oggi non si trova un livornese che non abbia giustificato e perdonato quella reazione. Da quella partita i giocatori subirono un tracollo psicologico che li relegò al quinto posto finale nonostante un organico di tutto rispetto: "Eravamo proprio una bella squadra, c'era Armando Picchi, c'erano Lessi e Balleri, il mio amico Pisetta in mediana, mentre io, Bretti e Gratton formavamo il tridente offensivo. Gratton segnò più di venti reti quell'anno, soprattutto di testa, si vede che i cross gli arrivavano giusti" commenta ironicamente Mungai autore quell'anno di ben 8 segnature. La stagione successiva la sfortuna bacia nuovamente gli amaranto che lasciano il primo posto al Prato per un punto ed ancora recriminano per la trasferta di Rimini che Francesco Mungai ricorda così: "Una giornata incredibile per più motivi, non ultimo una nebbia che cala a Rimini fino a impedirti di finire la partita che conducevamo per 3-1 fino a venti minuti dalla fine. Quel giorno poi ho segnato uno dei gol più belli della mia carriera. Abbiamo ancora la foto incorniciata in casa. Ci fu un calcio di punizione da posizione laterale, arriva il cross e io al volo in rovesciata infilo il terzo gol, quello della sicurezza, ma la nebbia non era d'accordo..." Così il Livorno 1959-60, a cui Mungai ha dato altre 4 reti deve nuovamente rinunciare alla promozione sul filo di lana. Sarà così anche la stagione successiva chiusa al terzo posto con Mungai autore di 3 reti. "Mi dispiace chiaramente anche perché una promozione in B con il Livorno avrebbe senz'altro potuto imprimere una direzione più crescente alla mia carriera."

Quel Livorno in serie C che ogni domenica riempiva lo stadio il numero 11 lo ricorda così: "Ci allenavamo quasi sempre allo stadio tra l'entusiasmo contagioso dei tifosi, qualche volta andavamo a Tirrenia e ricordo di aver avuto l'opportunità di fare qualche sgambata sul campo di Villa Chayes. Con Ardisson presidente le cose andavano benissimo e non ho mai avuto problemi di pagamenti. Gli allenamenti erano già quotidiani; il lunedì era riposo, poi facevamo dritti dal martedì al venerdi prima di andare in ritiro il sabato. Per le trasferte si viaggiava in treno, eravamo davvero un bel gruppo." Ricordi nitidi e sentiti che Mungai e il suo amico Pisetta hanno avuto la possibilità di rinfrescare nel 2005, quando vennero a festeggiare i 90 anni del Livorno riabbracciando ex compagni come Lessi e Balleri, ma soprattutto quella popolazione labronica che ai giocatori come loro, che escono dal campo con la maglia intrisa di sudore, una mano sulla spalla non l'ha mai negata.

Daniele Torri

Amaranto SFL

tratto da www.alelivorno.it

27 settembre 2011

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