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SPORT

Ultras Italia espulsi dallo stadio di Dortmund per intemperanze

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ultras_italia_2Anche ieri in Germania, a Dortmund, i neofascisti appartenenti al gruppo Ultras Italia sono riusciti a far parlare di sé. Circa 40 di loro sono stati espulsi dal Westfalen Stadion nell'intervallo per le loro intemperanze con alcuni steward nate da problemi di occupazione "indebita" dei posti sulle gradinate. L'alterco viene sedato solo dall’intervento della polizia tedesca, in collaborazione con quella italiana in trasferta, che decide per l'allontanamento dei neofascisti che già avevano avuto modo di aver mostrato i loro striscioni, tutti di ispirazione fascista (uno commemorava i martiri delle Foibe, di cui oggi ricorre il Giorno del Ricordo), ed esibirsi nei saluti romani durante l'esecuzione dell'inno di Mameli. (t.s.)

10 febbraio 2011

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Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Febbraio 2011 15:37

Il lunedì di Senza Soste: Livorno-Vicenza 0-1

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Roba da torta

game_overDopo il consueto calciomercato della paura di Spinelli, come da tradizione, arriva anche il febbraio del tracollo. Come tradizione vuole il Livorno ha venduto e comprato a caso (dove poteva incassare e spendere poco) e così oggi si è presentato con una squadra che sotto di un gol ha dovuto giocare con un trequartista (Berlingheri) a fare la seconda punta.

Il Livorno ha mostrato oggi un'involuzione di gioco paurosa e una fase offensiva inesistente oltre che il consueto errore difensivo che spiana la strada agli avversari. Mancava una punta di peso e continua a mancare visto che il giovane bulgaro non è certo il giocatore che ti fa cambiare passo. Sembra di vedere un film dell'orrore che si ripete a cadenza annuale con protagonisti diversi. Dopo il mercato di gennaio la squadra si ritrova con un problema in porta, dovuto anche alla cattiva gestione di due portiere che fenomeni non sono, un problema in difesa dove Perticone era l'elemento di spicco e di personalità, un problema a centrocampo dove non esistono giocatori pericolosi alternativi a Surraco e un problema in attacco dove Dionisi sembra apatico e sempre più solo.

Appare chiaro che a questo punto sperare in un piazzamento playoff sembra arduo perchè a prescindere dalla classifica questa è una squadra che si è persa e difficilmente si ritroverà non avendo alternative tecniche e tattiche che possono dare una sferzata decisiva.

E anche Pillon ha le sue colpe perchè il suo 4-4-2 rigido ormai è snaturato e non si può continuare a proporlo senza giocatori sulle fasce in grado di spingere costantemente o una punta che ogni cinque cross ne prende almeno una di testa. Il Livorno per tutto il girone di andata ha attaccato solo a destra con Surraco imprendibile e Perticone che lo copriva e si inseriva. Ormai lo sanno anche i muri e Surraco ora è un giocatore costantemente raddoppiato al quale nessuno è in grado di dare un'alternativa. E' disarmante vedere una squadra che non riesce a tirare in porta e questa sera poteva giocare altre 2 ore senza riuscire a farlo.

Alla fine i tifosi hanno fischiato sonoramente la squadra e contestato Spinelli. La partita di oggi sancisce la fine definitiva di un ciclo decennale e lo si vede anche dalla conferma di Pillon a fine partita. Un tempo Spinelli l'avrebbe esonerato a fine primo tempo, oggi pur di non pagare uno stipendio in più al massimo metterebbe il magazziniere a fare l'allenatore. Dopo aver visto lo spettacolo di stasera nessuno ha più paura nemmeno di tornare a Perignano.

Il calcio è ormai uno sport non più popolare e ormai finito. Qui che ha avuto un significato forte anche fuori dal campo lo è più che da altre parti. E' già tanto continuare a scrivere il commento alla partita.

Franco Marino

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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Febbraio 2011 23:44

Derby di Amburgo, rinvio sospetto. Nella notte oltre 200 hooligans nazi mettono a ferro e a fuoco St. Pauli. 45 arresti

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polizei_macchinaSANKT PAULI - Che qualcosa non quadrasse lo si era capito già nel pomeriggio di sabato, quando con l'improbabile scusa della fitta pioggia, che ha allungato i tempi per la sistemazione della nuova erba sul campo di calcio dello stadio dell'Amburgo, è stato rinviato a data da destinarsi l'attesissimo derby di ritorno tra Amburgo e St. Pauli. Ma le condizioni metereologiche, con ogni probabilità, sono soltanto un pretesto.

A far scattare l'allarme, invece, è stata la notizia, arrivata nella mattina di sabato, che da tutta Europa erano giunti a dar manforte agli hooligans dell'Amburgo tifosi di estrema destra provenienti da Glasgow (sponda Rangers), da Bielefeld, da Belgrado (magari gli stessi di Genova, con qualche aggiunta di qualche reduce della guerra in Bosnia o in Kosovo), da Berlino (dell'Hertha), del Karlsruhe e di varie altre squadre nemiche giurate del Sankt Pauli.
Intorno alle ore 21 si sono raggruppati nel centro di Amburgo alcune centinaia di hooligans per poi raggiungere il quartiere di Sankt Pauli. Il primo attacco, portato da oltre 200 hooligans, è stato portato ad un noto punto di ritrovo dei tifosi del St. Pauli. Ne sono seguiti drammatici scontri, con i tifosi "marroni" fatti oggetto anche di numerose bombe carta. Solo l'intervento della polizia ha scongiurato il peggio. Vetrine e bottiglie che volavano da ogni parte rendevano l´atmosfera surreale in un sabato sera uggioso. L'attacco fa scattare l'allarme nel quartiere e dà vita ad un susseguirsi di attacchi e contro attacchi. Guerra civile, o quasi.
st_pauli_jolly_rogerDopo circa un quarto d'ora la situazione tornava apparentemente normale, ma gli hooligans dell´Amburgo si sparpagliavano per il quartiere portando terrore ovunque e attaccando anche ristoranti e birrerie. Nella guerriglia ci è capitato di incorrere in gruppi di hooligans a torso nudo dei Rangers di Glasgow che commentavano, ubriachi, le loro imprese.
Intorno alle 23 la polizia è intervenuta in forze presidiando tutte le strade del quartiere (bisogna tener conto che il quartiere é molto esteso e coprire e assicurare l´intera zona non è cosa facile). Nonostante però l´impiego di almeno 1.500 uomini, la polizia non riusciva ancora a tranquillizzare la situazione e nuovi scontri scoppiavano in varie zone del quartiere. Intorno alle ore 24 arrivavano anche vari automezzi pesanti, idranti e vari altri blindati, mentre intorno alle ore 1,30 si udivano ancora gli scoppi di alcune bombe carta. Completamente distrutta una macchina della polizia.

Il bilancio finale provvisorio è di decine di feriti e 45 arresti, tutti tra le fila degli aggressori.

Ci domandiamo cosa sarebbe successo se non fossero cadute 2 gocce d´acqua...

Inviato a Senza Soste da Massimo Finizio

6 febbraio 2011

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Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 15:27

Tessera del Tifoso, Federsupporter e Codacons: solo business

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Tessera_tifoso_NOE' sempre latessera del tifoso al centro della battaglia di trasparenza e legalità lanciata da Federsupporter e Codacons esattamente un anno fa. Federsupporter, associazione nata con lo scopo di dar voce a chi il calcio lo segue per passione, ha voluto presentare insieme alla Consob un primo bilancio consuntivo sull'applicazione di tale programma imposto dal Ministero dell'Interno a tutte le società sportive calcistiche nazionali, in concomitanza con la chiusura del girone d'andata del campionato di calcio di Serie A.

“No payment without representation” recita l'idea alla base dei principi che hanno portato alla creazione di Federsupporter. La tessera, denuncia l'associazione, non “fidelizza” il tifoso, come si vorrebbe far credere, facendolo invece fagocitare da un marasma di diritti alla privacy violati, scarsa trasparenza, circuiti bancari, business schizofrenico.

E' dal 2002 che il Ministero lavora al programma tessera del tifoso, ma l'idea è trapelata ai grandi media solo pochi mesi prima della sua entrata in vigore, nel 2009: la carenza di trasparenza è nel dna del programma, visto che in 10 anni di vita se ne è parlato solo nell'ultimo anno.

Se il terrore della violenza ultrà ha portato alla tessera del tifoso, la tessera, dal proprio canto, ha portato una violenza del business del calcio verso chi, del calcio, è “consumatore”: il tifoso. Il business che ruota attorno al programma del Ministero, denuncia Alfredo Parisi di Federsupporter, è spaventoso, per volume e introiti: l'associazione stima che attorno alle sole spese di gestione della carta (tariffe di prelievo, di ricarica, di sottoscrizione, etc) ogni possessore mediamente spenda oltre 200 euro l'anno, che fanno la bellezza di oltre 130 milioni di euro l'anno (solo di spese) incassati sulle fee delle operazioni: soldi che vanno alle banche, non alle società sportive, alla federazioni, alle associazioni di tifosi. Insomma, soldi che non tornano al mondo del calcio. Le banche ringraziano.

E poi c'è l'annosa questione dei diritti non rispettati, come anche sottolineato dal Garante della Privacy due settimane fa. Non ultimo il rischio “laboratorio sociale”, dove si sperimentano cioè nuove forme di controllo sociale (in dicembre la proposta di Maroni della “tessera del manifestante”, progetto embrionale del Ministero dell'Interno). La soluzione a tutto questo c'è, basterebbe guardare in Europa: Inghilterra, Germania, paesi dove andare allo stadio è un piacere e non un sacrificio.

Spagna, dove il calore del tifo ultrà spagnolo è mitigato dalla lungimiranza di business delle società e dall'azionariato popolare, che toglie il pallone al mondo dell'economia restituendolo al mondo dell'impalpabile e dimenticata passione sportiva. Non è una tessera a legittimare il tifo; l'unica cosa che fa è inglobare il tifoso nel business, garantendogli comunque un controllo sociale totalizzante. Questo significa calcio, oggi, sugli spalti italiani.

Andrea Spinelli Barrile

tratto da www.agenziaradicale.com

1 febbraio 2011

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Mercato, Spinelli prende in giro Livorno

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spinelli_cornutoIncredibile Spinelli. Invece di rinforzare la squadra la indebolisce cedendo alla Sampdoria il pezzo più pregiato della difesa: Romano Perticone. L'operazione è andata in porto con un prestito fissato a 400mila euro più il diritto di riscatto della comproprietà a un milione. La Samp aveva in realtà chiesto prima Knezevic, che però ha rifiutato "per motivi personali". Saltato anche il passaggio di Tavano alla Reggina e al Brescia (che aveva chiesto anche Miglionico) per la volontà del giocatore di non muoversi da Livorno. Idem per Cellerino all'Hellas Verona e De Lucia, offerto senza successo a mezza serie B. Ceduto invece Francesco Volpe alla Spal.
Arrivano invece a titolo definitivo dal Lumezzane (che riceve in prestito Rey Volpato e Angelo Bencivenga) l'attaccante bulgaro classe 1988 Andrej Galabinov, 18 presenze e 4 reti per lui finora, dal Bari in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione il centrocampista Marco D’Alessandro, classe 1991 di proprietà della Roma e sempre dalla società giallorossa a titolo temporaneo il difensore di fascia sinistra Vitorino Antunes Pacheco, classe 1987.
Un mercato di riparazione fallimentare, quindi, per una squadra che in entrata doveva necessariamente avere quattro obiettivi: una punta di peso col fiuto del gol, un centrocampista di fascia sinistra che potesse far rifiatare Schiattarella, un difensore di fascia destra che rispedisse Perticone nel suo ruolo naturale e un portiere. L'unico obiettivo centrato sulla carta sembra essere l'arrivo di D'Alessandro, esterno alto di sinistra. Poi stop. Ci si aspettava un Granoche o un Martinetti ed è arrivato un illustre sconosciuto dalla C1, il problema sulla fascia difensiva, anziché risolverlo lo si è ingigantito cedendo Perticone, in porta non è arrivato nessuno. A questo punto capiamo perché Spinelli si è tenuto Pillon, o più probabilmente perché Novellino ha rifiutato l'offerta di Spinelli.
Insomma, l'ennesima dimostrazione che a Spinelli, del Livorno, non gliene frega niente se non in funzione esclusiva di un guadagno che deve manifestarsi sempre, comunque e subito. Speriamo almeno che questo personaggio venuto da Genova che si comporta come se il Livorno fosse patrimonio suo anziché dei tifosi e della città, abbia almeno la decenza di starsene zitto e non fare più proclami o sparatefino a quando non se ne andrà, cosa che ci auguriamo avvenga prima possibile. Se torneremo da dove siamo venuti chi se ne frega. Magari nella strada di ritorno potremmo ritrovare tutti quei tifosi - e sono tanti - che nel corso degli ultimi dieci anni  per colpa sua e a dispetto dei risultati conseguiti (la passione, caro Spinelli, non si compra né coi risultati né col denaro), abbiamo perso per strada.

per Senza Soste, Tito Sommartino

31 gennaio 2011

foto tratta da http://u.goal.com

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Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Gennaio 2011 21:00

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