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Cessione Livorno calcio: il sindaco Cosimi ha incontrato la finanziaria Martos. Spinelli invece rimanda

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spinelli_cosimiIl sindaco di Livorno Alessandro Cosimi ha ricevuto stamani in Comune i rappresentanti della societa' finanziaria Martos, uno dei gruppi che ha dimostrato interesse per l'eventuale acquisizione del Livorno Calcio dopo la volonta' espressa dal presidente Aldo Spinelli di cedere la societa'. ''Un incontro con persone molto serie – ha dichiarato il sindaco al termine dell'incontro – che hanno dispiegato un'idea di un progetto per Livorno nel quale si ha l'impressione che nella trattativa con il presidente Spinelli vogliano assumersi alcune responsabilita' importanti. Spero che vada bene''. I rappresentanti della Martos non hanno invece rilasciato dichiarazioni. Tra coloro che hanno espresso volonta' di acquisire la societa' amaranto ci sono la finanziaria Ifigest (che pure ha riferito l'interesse a Cosimi tramite l'ex calciatore del Livorno Fabio Galante) e un gruppo imprenditoriale rappresentato al momento dall'ex presidente dell'Ancona Ermanno Pieroni (che invece avrebbe chiamato direttamente Spinelli). 

La Martos, gia' attiva da anni nel mondo dello sport (dal basket al calcio fino al beach soccer), potrebbe confrontarsi con Spinelli gia' nei prossimi giorni. ''Si sono presentati correttamente come hanno fatto altri – aggiunge il sindaco – quindi io credo che nei prossimi giorni incontreranno il presidente, domani si sentiranno per telefono e quindi poi sapremo l'esito del loro incontro''. Domani intanto saltera' l'annunciato incontro da Cosimi e Spinelli: il presidente del Livorno tornera' dalla Svizzera dove ha passato le vacanze solo in tarda mattinata. I due si sentiranno pero' per telefono in modo che il sindaco dia conto dell'appuntamento di stamani.

tratto da www.blitzquotidiano.it - 3 gennaio 2012

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Back in the Ussr: storia e squadre del calcio sovietico

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Il massimo campionato sovietico di calcio, la Vysšaja Liga (Prima divisione) si disputò tra il 1936 ed il 1991, anno dello scioglimento dell’Unione Sovietica. Vi prendevano parte squadre rappresentanti le varie repubbliche sovietiche.

urss_streltsov_jascin_nettoUn po’ di storia

Fino ai primissimi anni ‘60, la Vysšaja Liga è stata dominata dalle squadre moscovite. Tra 1936 e 1960 le quattro squadre principali di Mosca si spartiscono tutti i titoli: la Dynamo trionfa 9 volte, lo Spartak sette, il CSKA cinque e la Torpedo Mosca tre. Bisogna andare all’edizione 1961, vinta dalla squadra ucraina della Dynamo Kiev, per avere una vincitrice che non sia della città capitale dell’Unione. Curiosamente, la Dynamo Kiev diverrà alla fine la squadra che in assoluto vincerà più campionati sovietici. Al di fuori della Dynamo Kiev, altre sei squadre non moscovite si aggiudicheranno il massimo titolo calcistico: i georgiani della Dynamo Tbilisi nel 1964 e nel 1978, la matricola ucraina dello Zorya Voroshilovgrad nel 1972, gli armeni dell’Ararat Yerevan un anno più tardi, i bielorussi della Dynamo Minsk nel 1982, gli ucraini del Dnipro Dnipropetrovsk nel 1983 e nel 1988 e lo Zenit Leningrado nel 1984.

La squadra del popolo…

La più grande rivalità nella storia del calcio russo era quella fra Spartak Mosca e Dynamo Mosca. Soprannominata “La carne” dal cibo inscatolato dall’industria moscovita che per molti anni possedette il club, lo Spartak era il club del popolo. Mentre la maggior parte delle squadre era stata creata o successivamente controllata da reparti di polizia, esercito o da industrie automobilistiche, metallurgiche o ferroviaria, in controtendenza lo Spartak Mosca fu costituita come società sportiva di un sindacato operaio, che si richiamò a Spartaco, lo schiavo romano che aveva capeggiato una rivolta contro i potenti per la conquista della libertà. Il sindacato era il Komsomol, l'Unione comunista della gioventù; la classe operaia di Mosca ne è fin dall'inizio la platea di tifosi più numerosa.
Nel 1936 la Piazza Rossa viene coperta da un enorme tappeto di feltro verde, sul quale la prima e la seconda squadra dello Spartak giocano una partita dimostrativa davanti a Stalin in persona. Nemmeno la Dynamo ha mai ottenuto tanto e nessuno potrebbe immaginare l'entusiasmo di Stalin, che la partita invece suscita: lo Spartak non è più solo la squadra amata dagli operai ma è adesso anche la squadra che ha imposto il calcio all'attenzione di Stalin ed emana appeal e fascino anche verso il mondo della cultura, dell'arte e dello spettacolo (2).
Nel suo palmarès figurano 12 campionati (seconda solo alla Dynamo Kiev) e 10 Coppe sovietiche. Ha anche raggiunto la semifinale nella Coppa dei Campioni 1990-1991.
È opinione diffusa che i suoi tifosi fossero i più caldi dell’intera Unione e che furono loro, negli anni ’80, a dare vita ad un nuovo modo di tifare in Unione Sovietica. Stando alle cronache, però, sembra che fossero anche i più odiati.

…quella della polizia segreta…

La Dynamo Mosca, fondato come squadra di una fabbrica nel 1887 dall’inglese Clement Charnock, dopo la rivoluzione del 1917 venne posto sotto il controllo del Ministero dell’Interno prima e della Čeka (1) poi http://it.wikipedia.org/wiki/%C4%8Ceka. Per la sua vicinanza alla politica era particolarmente malvista dai tifosi degli altri club che soprannominarono la squadra come “i ladri”. Il termine Dynamo faceva riferimento ai reparti di polizia.

Al termine della seconda guerra mondiale la Dynamo fu anche la prima squadra a effettuare un tour in Occidente, durante la visita nel Regno Unito nel 1945: completamente sconosciuti, i giocatori sovietici impressionarono la stampa e i tifosi inglesi, pareggiando per 3-3 contro il Chelsea, vincendo per 10-1 contro il Cardiff City, e battendo l’Arsenal, rinforzato dalla presenza di Stanley Matthews e Stan Mortensen per 4-3, per concludere poi la tournée per 2-2 contro i Rangers.
Gli anni ‘50 videro un predominio quasi incontrastato della Dynamo a livello nazionale, con la vittoria di ben cinque campionati sovietici tra il 1949 e il 1959. Nel 1972, a distanza di 27 anni, la Dynamo incontrò nuovamente gli scozzesi dei Glasgow Rangers, ma per un incontro molto più importante: la finale della Coppa delle Coppe. A Barcellona, in una cornice già particolarmente ostile nei loro confronti a causa della dittatura franchista, i pochi tifosi moscoviti che ebbero la fortuna di seguire la propria squadra oltrecortina furono oggetto di violenze da parte dei ben più numerosi tifosi dei Rangers, tradizionalmente antisocialisti e anticomunisti. La Dynamo Mosca è celebre anche per il fatto che la sua porta fu difesa, dal 1949 al 1970, dal portiere Lev Jascin, detto il Ragno Nero, senza ombra di dubbio il miglior portiere del XX secolo.

… quella dell’esercito…

Il CSKA Mosca (Club Sportivo Centrale dell’Esercito) era invece la squadra del ministero sovietico della Difesa, cioè dell’Armata Rossa. L’immediato secondo dopoguerra ha rappresentato il periodo più fecondo nella storia del club, che ha conquistato per ben cinque volte in sei anni il titolo sovietico e in tre occasioni si è aggiudicata anche la coppa nazionale. Essendo entrambe legate al Ministero degli Interni, vigeva un’amicizia tra CSKA e Dynamo Mosca.

… quella delle ferrovie…

La Lokomotiv Mosca era invece considerate la più “povera” delle cinque sorelle muscovite, forse per il fatto di non essere mai riuscita a conquistare il campionato. La Lokomotiv fu fondata il 12 agosto 1923 come “Club della Rivoluzione d’ottobre” ma nel 1931 cambiò nome in Kazanka (Moskovskaya-Kazanskaya Zh.D, ferrovie Mosca - Kazan), per poi, nel 1936, ricambiarlo con quello attuale. Storicamente era la squadra dell'ente pubblico delle Ferrovie Russe, direttamente controllata dal ministero delle Ferrovie.
Nel 1955 la Lokomotiv ebbe la fortuna di trasformarsi in ambasciatrice calcistica del calcio sovietico all’estero disputando incontri amichevoli in tutto il mondo, Nord America compresa.

…e quella delle automobili

La Torpedo Mosca è attualmente la meno famosa tra le cinque sorelle moscovite a causa della crisi di risultati arrivata dopo il crollo del comunismo (attualmente milita in seconda serie), ma ai tempi dell’Urss il suo blasone cittadino era secondo solo a quello di Spartak e Dynamo. Il club fu fondato nel 1924 sotto il nome di Proletárskaya kúznitsa (Forza Proletaria) e cambió la sua denominazione attuale nel 1936, quando la squadra fu di fatto acquistata dal settore automobilistico, in particolare dall’impresa statale ZIL, dedicata principalmente alla fabbricazione di camion. La Torpedo raggiunse ottimi livelli soprattutto durante gli anni ’60. Nel complesso la Torpedo ha conquistato tre campionati e sei coppe sovietiche. Una volta giunta l’economia de mercato, la ZIL si trovò costretta a vendere la Torpedo a metà degli anni ‘90 alla società proprietaria dello stadio Olimpico Luzhnikí, che cercava una squadra che giocasse le partite interne sul proprio campo (solitamente “casa” dello Spartak). Dopo pochi anni, la Torpedo tornò a giocare (con scarsi risultati) allo stadio Torpedo, ufficialmente Eduard Streltsov in onore di uno dei più grandi giocatori russi di tutti i tempi, il più grande della storia della Torpedo.

La Dynamo Kiev

Ma la squadra più titolata non è moscovita, bensi ucraina: la Dynamo Kiev. Fondata nel 1927 come branca sportiva della polizia e del Ministero degli Interni sulla scia di quanto accadeva in Russia con la Dynamo Mosca (legata però anche alla Čeka). Come nel caso degli omonimi moscoviti (ma anche georgiani e bielorussi, come vedremo in seguito), i giocatori erano dipendenti del ministero, cui il club era subordinato.
Durante la seconda guerra mondiale molti giocatori della Dynamo non riuscirono a mettersi in salvo dagli occupanti tedeschi e vennero impiegati come prigionieri di guerra; venuti a conoscenza della presenza di questi calciatori i tedeschi decisero di sfidare una selezione formata da otto giocatori della Dynamo. La selezione ucraina travolse i nazisti per 4 a 0. Allora i nazisti programmarono una nuova partita un mese dopo. Leggenda narra che sul 5-3 un certo Klimenko salta come birilli mezza squadra avversaria, portiere compreso, ed invece di depositare la palla in rete, si ferma sulla linea di porta, si gira su se stesso e la calcia verso il centro del campo: uno sfregio bello e buono. Klimenko morirà fucilato a sangue freddo insieme ad altri due compagni di squadra.
La Dinamo vince il suo primo campionato solo nel 1960 portando per la prima volta il trofeo fuori da Mosca dove era rimasto sino ad allora. Tra i giocatori un certo Valeri Lobanovski, soprannominato “il colonnello”che dal 1971 assumerà la guida tecnica della squadra a cui insegnerà metodologie basate su una preparazione fisica sconosciuta sino ad allora e sul concetto di squadra, al cospetto del quale tutte le individualità perdevano d’importanza. Saranno queste innovazioni a portare la Dynamo a realizzare l’accoppiata campionato-Coppa nel 1974 (prima squadra dell’ex URSS a riuscire nell’impresa). Nel 1975 la Dynamo vince un altro campionato (il settimo), e la Coppe delle Coppe battendo in finale gli ungheresi del Ferencvaros, conquistandosi in tal modo il diritto di contendere al Bayern Monaco la Supercoppa europea conquistata ai danni sempre dei tedeschi.
Nel 1976 il suo calciatore di maggior lustro, l’attaccante Oleg Blochin, vinse l’ambito Pallone d’oro come miglior giocatore europeo di quell’anno. La Dynamo continuò ad inserire giovani talenti su di un telaio collaudato continuando a mietere successi in patria, e continuando a formare l’ossatura (8 giocatori su 11) della nazionale sovietica che partecipò al Mondiale spagnolo del 1982. Nel 1985 la Dynamo vinse il suo 11º titolo e nella stagione 1985/86 la Coppa delle Coppe battendo per 3-0 in finale l’Atletico Madrid.

Le altre

La Dynamo Tbilisi non è ricordata soltanto per aver avuto tra le proprie fila anche il capo dei servizi segreti sovietici Lavrentij Pavlovic Berija, quanto per essere stata una delle più forti compagini nell’era sovietica (2 campionati e due coppe nazionali). Il più importante successo fu la vittoria per 2-1 in Coppa delle Coppe nel 1981 nella“finale comunista” di Düsseldorf contro i tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena.
Gli ucraini del Dnipro Dnipropetrovsk conquistarono due titoli nel 1983 e nel 1988, mentre lo Zenit Leningrado (oggi san Pietroburgo) soltanto uno nel 1984. La storia dello Zenit è ricordata anche per uno scandalo: nel 1967 lo Zenit finì ultimo in campionato ma venne salvato dalla politica che decise che non era il caso di far retrocedere un club di Leningrado proprio nell’anno del 50º anniversario della rivoluzione bolscevica.

NOTE
(1) La Čeka (Črezvyčajnaja Komissija, Commissione straordinaria) fu un corpo di polizia politica creato da un decreto del 20 dicembre 1917 da Lenin e Feliks Edmundovič Dzeržinskij per combattere i nemici del nuovo regime russo. La Čeka è stata la prima di numerosi servizi segreti operanti nello stato sovietico ed antenata del ben più celebre KGB. Dopo la Čeka si realizzò il GPU, successivamente l’NKVD e poi fu trasformata nel KGB.
(2) Alessandro M. Curletto, Spartak Mosca. Storie di calcio e potere nell'URSS di Stalin, Il Nuovo Melangolo, 2005, pp. 158

Tito Sommartino

tratto da Senza Soste n.65 (novembre 2011)

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Gennaio 2012 18:07

"El Jupiter", la squadra di calcio degli operai che fecero la rivoluzione

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‘Tout ce que je sais de plus sur à propos de la moralité et des obligatios des hommes, c’est au football que je le dois’. (Albert Camus)

jupiterLa dittatura,la Guerra Civile, lo strapotere dei grandi club. Oggi del club sportivo Jupiter rimangono le memorie . Lo stadio fu demolito nel 1948 da Franco, al suo posto oggi sorgono locali alla moda, le discoteche , le boutique , che in pochi decenni hanno cancellato la faccia proletaria di Barcellona.Lo Jupiter continua però a resistere. Nacque al Poble Nou, il quartiere fitto di fabbriche,ma anche di sedi del sindacato anarchico,che dava  rifugio a chi era in fuga dalla polizia. Oggi  gioca a ‘La Vernera’, ‘Carrer Agricultura’ del ‘barrio’ di Sants Marti de Provencals, nella periferia nord,in un campo stretto tra casermoni di quattordici piani. Il ‘Club Sportivo Jupiter’ ha mutato posto ma non ha cessato di vivere. Era la ‘Selecion Obrera’ e il  nome significava ribellione, anarchia e lotta di classe. Fondato il 12 maggio del 1909,  lo stesso anno in cui le strade di Barcellona videro la ‘ Semana Tragica’, alla ‘Cerveceria Cebrian’,  da due operai inglesi,per dargli il nome ci si affidò al caso. I soci andarono sulla spiaggia di Mar Bella, dove c’erano gare di palloni  aerostatici. Quello che vinse, si chiamava‘Jupiter’. La prima partita l’ ‘equipo’ con la casacca a bande grigio e granata, in omaggio alla Catalogna, la disputò sul campo della ‘Bota’. Qui,a partire dall’ inverno del 1939, Franco fece fucilare gli anarchici che combattevano la sua dittatura. Ne furono sepolti in riva al mare così tanti che ancora negli anni ’50, il vento portava l’odore dolciastro dei corpi in putrefazione. Sulle tombe, vennero costruiti alberghi,il ‘Foro della Cultura’, un depuratore e una ‘Columna della Concordia’ che suggerisce una indecente simmetria tra vittime e carnefici. La prima sede del club fu sulla  ‘rambla del Pueblo Nuevo’, dove vivevano i tanti anarchici che avevano fatto  di Barcellona, la ‘Rosa de Foc’.La città che sempre insorgeva contro lo stato e i privilegi. I primi soci del club,quasi tutti anarchici , adottarono come stemma la cinque strisce  sormontate da una stella azzurra a cinque punte.

‘ Ero bambino negli anni ’60’ dice Julio Nacarino, memoria storica del club ‘ la squadra era già in decadenza e Franco ci aveva tolto lo stemma e i colori sociali, però il mito resisteva e ci affascinava. Anche oggi che giochiamo nel campionato regionale e siamo dimenticati da tutti. Nel 1925 siamo stati campioni di Spagna, abbiamo fatto la rivoluzione, tanti dei nostri sono finiti in carcere. Tutto questo è stato il nostro Jupiter’.Storie di un calcio che predicava la giustizia sociale. Si perché,  in ‘Barca’ era il club della borghesia , l’Espanyol’ era l’ ‘equipo’ della burocrazia castigliana ,lo Jupiter era invece la squadra degli ‘obreros coscientes’.‘ Con il passare degli anni , le connotazioni politiche del club si fecero più marcate-continua Nacarino- il club si affiliò al sindacato degli anarchici, la CNT, e più tardi al ‘Soccorso Rosso’. Aumentò anche il numero dei soci, agli inizi degli anni ’20, erano più di duemila. Ogni domenica , lo stadio di ‘via Lope de Vega’, si riempiva di pubblico. Il periodo che va dal 1917, quando il club, guarda caso lo stesso anno della Rivoluzione d’Ottobre, si proclamò campione di Barcellona e il 1925, quando si insignì del titolo di campione della Catalogna e di tutta la Spagna , fu definito del ‘pistolerismo’. Centinaia di anarchici furono‘sparati’ dagli uomini del ‘Barone’, un mercenario prezzolato pagato dai padroni  o sottoposti alla ‘ley de fuga’dai poliziotti . Ma gli anarchici resistettero e tra quelli che tennero duro, c’erano i soci dello Jupiter.Nel 1923, Primo de Rivera , prende il potere e per lo ‘Jupiter’, è tempo di persecuzioni. Il club cambiò nome, si definì ‘Hercules’. Molti membri del club furono incarcerati ,altri  costretti alla clandestinità, ci fu anche chi fuggì in Francia .Nel 1924, lo stemma del club fu vietato:‘Perché rappresenta una chiara ostentazione della bandiera separatista catalana’.Ma l’anno seguente, quando la banda militare suonò la marcia reale, tutto il pubblico si alzò in piedi a fischiare. Il governatore militare, scatenò allora un’ondata di arresti tra i soci . Sono tempi duri quelli, sia per gli operai che per il football proletario. Scioperi, attentati e scontri a fuoco lampeggiano per tutta la città: da Plaza de Catalunya alle Ramblas,alle viuzze del ‘Barrio Chino’ .Per lo ‘Jupiter’,nessuna stupida ipocrisia sullo ‘sport che deve situarsi  al di sopra delle parti’, il club da quale parte stare se l’è scelta fin da subito.

‘ Il club dava al movimento gran parte dei suoi incassi’- spiega sempre Nacarino,senza  nascondere un sorriso. I soldi servivano per pagare gli avvocati,  aiutare le famiglie dei tanti  rinchiusi al ‘Modelo’e comprare armi per gli anarchici che rispondono colpo su colpo .Lo stadio fu trasformato in arsenale. Le pistole erano smontate e nascoste nelle camere d’aria dei palloni, quando ‘el equipo’ andava in trasferta . In questo modo operai, giocatori e anarchici combattevano la loro battaglia. Solo l’avvento della Repubblica,pose fine al massacro .Il 25 settembre del 1931, per lo ‘Jupiter’ fu un giorno di festa. Il leader dell’indipendentismo catalano , Francisco Macià,ormai vecchio,con tutti i capelli e i baffi candidi, si recò allo stadio e consegnò alla squadra il vecchio stemma del club .Lo ‘Jupiter’ poté così ricominciare a giocare con i suoi colori. Ma tutto questo durò poco. Il 19 luglio del 1936 all’alba, tutto il Pueblo Nuevo si svegliò al lamento delle sirene delle fabbriche.

‘ I nostri vecchi si ricordano molto bene di quel giorno. La moltitudine si diresse al campo, erano tutti presenti, inclusi alcuni giocatori. Faceva caldo e il terreno da gioco nereggiava di uomini. Le armi scarseggiavano , però all’improvviso si cominciò a cantare. Era una vecchia melodia già cantata durante la rivolta delle Asturie. ‘A Las Barricadas’, alla fine , gli operai presero i fucili e si allinearono ordinatamente nello spazio compreso tra le due porte. Fu da lì , dal campo dello Jupiter , da dove uscirono per fare la rivoluzione’.

Uscirono dal campo da gioco  su due camion che erano stati parcheggiati direttamente sul campo da calcio. Gli operai montarono sul tetto della cabina  una mitragliatrice ‘Hotchkiss’, poi si diressero verso il centro della città, incontro ai soldati. Fino a pochi minuti prima erano stati all’interno dell’appartamento di Gregorio Jover che dà direttamente sullo stadio. E tutti loro, da Durruti ad Ascaso, da Ortiz a Garcia Oliver, a Ricardo Sanz, tutti gli anarchici più conosciuti insomma, abitano al massimo a poche centinaia di metri di distanza. Per molti,pochi mesi dopo, si aprivano le porte del carcere. Per altri ci fu un esilio che durò quasi quaranta anni. Altri, troppi, finirono davanti ai plotoni di esecuzione, o toccò loro ‘el vil garrote’.La vittoria del fascismo significò anche per lo Jupiter il principio della fine. Oggi la squadra si allena nella zona della Verneda. Per arrivarci, bisogna prendere la metropolitana e poi camminare a piedi fino alla scalinata  che porta al ‘Barrio San Martin’. Lì fu esiliato il club  in quella che allora era aperta campagna. Le autorità franchiste vollero sradicare la squadra di calcio dal Pueblo Nuevo, da quel quartiere da cui si erano levati i clamori della rivolta. Il 2 aprile del 1996 in una casa di riposo, proprio nei pressi de ‘La Verneda’,moriva a quasi novanta anni, Ricardo Ortiz Ramirez, uno dei ‘Nosotros’,che aveva sempre detto con orgoglio che lui era ‘ Figlio del Pueblo Nuevo’.Ed era anche stato uno dei due uomini che nella notte del 18 luglio del 1936 aveva montato una mitragliatrice sul tetto di uno dei due camion che erano usciti dal terreno di gioco dello ‘Jupiter’ per andare a combattere c i soldati. Sotto le tribune , lo ‘Jupiter’ ha oggi la sua casa, con le bacheche che mostrano decine di trofei. Fra i quadri, le foto che ritraggono Macià, in un angolo fa mostra di sé uno stendardo che trasmette una immortalità malinconica.

‘ Dobbiamo dare una sistemata’ dice un ragazzino . I suoi compagni  terminano una partitella d’allenamento. Sono contenti perché questa domenica è passata bene. Hanno vinto 2-0 col Sitge , nel campionato regionale. Mentre vanno a farsi una doccia, lanciano uno sguardo alle vecchie medaglie. I più giovani sorridono, c’è chi sogna di battere il ‘Barca’ o il ‘Real’, anche loro in qualche modo sognano di cambiare il mondo.

Per ulteriori notizie su ‘El Jupiter’: Fundacion Andreu Nin, www.redlibertaria.com

Lorenzo Micheli

tratto da Senza Soste n.56

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Gennaio 2012 18:07

Per Mor, per Modou. Ultras Lebowski ricordano la strage di Firenze. A modo loro.

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lebowski_1Una giornata dal sapore particolare si apre la mattina di Sabato 17 Dicembre al paninaro davanti al SashAll, una giornata in cui è impossibile non soffermarsi sulle vicende drammaticamente accorse in settimana negli affollati mercati di Piazza Dalmazia e Piazza San Lorenzo, dove Martedì 13 una mano lucidamente spinta da un ideale di matrice razzista e fascista ha aperto il fuoco cercando, mirando e colpendo cinque cittadini di nazionalità senegalese. Mentre tre dei cinque uomini venivano ricoverati d'urgenza, fortunatamente fuori pericolo di vita, Diop Mor e Samb Modou rimanevano fatalmente accasciati sul marciapiede di quel mercato in cui ogni giorno, ogni mattina cercavano una speranza, con l'umiltà e col sorriso che i fratelli senegalesi sempre ci hanno regalato e sempre ci regaleranno. Queste due vite spezzate colgono con uno schiaffo la nostra dormiente,semplicista,superficiale città ormai assuefatta dalle velenose influenze di Media e politici, improvvisamente Firenze e tutta l'Italia si riscoprono aperti e solidali con chi, ogni santo giorno nel nostro paese, prende uguali calci in culo da benpensanti in cravatta e marrani di ogni tipo e casta.

Mentre per le strade c'è chi sapeva che tutto ciò sarebbe successo,che i deliri e lo squallido populismo "identitario" della politica di primo piano e di quella minore non sarebbero rimasti parole al vento, che la guerra tra poveri avrebbe continuato ,e continuerà, a creare inconsapevoli martiri. Perciò, nel cuore degli Ultras Lebowski, come in quelli di tanti altri concittadini e non, i fatti del 13 dicembre rimarrannno indelebili,come indelebile sarà il ricordo di Mor e di Modou,vittime di tutto questo. Così gli Ultimi Rimasti, da sempre fieramente e apertamente schierati contro il razzismo e il fascismo, si ritrovano a doversi dividere tra la presenza alla partita di Sabato e il concomitante corteo di solidarietà alla comunità Senegalese che sfila per le strade di Firenze.

In una ventina di unità arriviamo dopo un viaggio di un'oretta (la trasferta più lunga del campionato), a Tosi.

Scesi di macchina ,ci si para davanti lo spettacolo di Tosi. Par d'essere in Nepal. Il cosiddetto "impianto" non è altro che un campo di patate infilato in mezzo a 5 (anche meno) case sul cucuzzolo della Valdisieve.Le condizioni del campo sono imbarazzanti ma, inspiegabilmente, sorgono a lato di quest'ultimo degli spalti in legno modello chalet nuovi di pacca, sembra quasi che l'abbian montati apposta per noi. Vista anche l'affluenza di pubblico che segue le sorti di questa squadra. Allora, gasati da questa atmosfera da Terza categoria che tanto ci piace,ma soprattutto dalle bocce di vino alla cifra di 1,50euro (praticamente una tentata strage), addobbiamo il settorino con tre bande rosso-giallo-verde che ci hanno già accompagnato in passato ma che oggi mostriamo in quanto colori della bandiera Senegalese. Appendiamo poi uno striscione alla rete che riporta il nome che è stato dato al corteo "Per Mor, per Modou". Da segnalare sulla balaustra la presenza della maglietta del Foco·che il nostro Daniele "Don Bairo" Spalluto indossava durante un torneo di calcetto, poco tempo prima di quel maledetto giorno.

Le squadre entrano in "campo" col lutto al braccio (da noi confezionato e consegnato ai 22 giocatori) ed effettuano un minuto di raccoglimento, anche questo da noi esplicitamente richiesto in federazione perché, ahimé, da queste parti il calcio si ferma a riflettere solamente sugli "eroi" caduti in Afghanistan.

lebowski_mor_modou

Parte il match e noi,  veramente sbronzi, cantiamo e ci sgoliamo per quanto possiamo,e visto il numero, il risultato non è nemmeno così male. La partita si mette presto in salita, tra una pallaccia e l'altra il Tosi passa in vantaggio per due volte e per due volte viene riagganciato dalla doppietta di Checco Gori che da vero bomber, approfitta egregiamente di due indecisioni della difesa avversaria. Noi dal canto nostro, diamo più o meno il massimo, miracolosamente aiutati dai prezzacci del barrino e da un Lebowski che davvero non vuole mollare questa partita. Nel secondo tempo alziamo una frase di protesta contro il trattamento speciale ricevuto dagli arbitri nelle ultime gare "8 partite, 5 espulsioni...cattivi pensieri!".

Nel corso della seconda frazione, da segnalare anche il clamoroso ritorno del nostro indimenticato bomber Samuel - Merendero - Bagatti, che dopo un periodo di distacco dalla compagine grigionera dovuto a problemi personali, torna a calcare il terreno di gioco, accompagnato dai nostri applausi.
Alla fine gli sforzi di squadra e curva sono ripagati da un altro episodio che volge la partita a nostro favore.Il portiere avversario fa una clamorosa cappellata (con tutt'ì bene, chiamare indecisione anche questa l'era disonesto) e Iorio il risolutore approfitta insaccando il sudato 2-3. Al fischio finale, ormai a buio pesto e a cento gradi sottozero che affrontiamo in maglietta, festeggiamo ringraziando la nostra squadra che, senza bel calcio ma con de bei coglioni, ha espugnato un campo davvero difficile. Finendo tra l'altro la partita in 11.

Di lì in poi, scene di panico e delirio sconvolgono la per nulla ridente frazione di Taborra: è la giornata degli ingressi a sorpresa. Prima entriamo negli spogliatoi a festeggiare la squadra e il commosso mister, poi andiamo a ringraziare a dovere i "ragazzi" del bar entrando a cantare direttamente dietro il bancone. Dopo averlo ovviamente svuotato.

Alla fine ce ne andiamo ruzzolando verso le macchine, contenti di aver ritrovato la vittoria, ma soprattutto di aver ritrovato umiltà e palle cubiche, come succede quando affronti un match di questo tipo (per la squadra) in un posto come questo (per la curva).

Da sempre contro il razzismo, contro l'ipocrisia schiava delle istituzioni, contro i benpensanti. Per Mor e per Modou.

Ultras Lebowski

tratto da ultraslebowski.blogspot.com

foto di Ilaria Festa

24 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Dicembre 2011 14:21

Livorno in vendita. Le pantomime di Aldo Spinelli

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PantomimaLa vecchia volpe gialla si prepara al disimpegno con una tempistica scientifica. Ma non crediate che lo farà gratis

Non vi preoccupate, non vogliamo cercare scheletri nell’armadio o dare falsi scoop su un interessamento di Mian (magari con la regia di Lucarelli). Nemmeno vogliamo togliere meriti della decade spinelliana a Livorno. Vogliamo solo, a mente fredda, analizzare le manovre di Spinelli dopo la conferenza stampa di Genova dello scorso mercoledì. Quella di Spinelli è la classica pantomima ben recitata come ha sempre fatto nei mesi di giugno e dicembre di quasi tutte le stagioni che lo hanno visto alla plancia di comando della società amaranto. Con una squadra in netta difficoltà e un bilancio che inizia a fare acqua ha pensato bene di trovare intanto l’alibi per non muovere foglia nel mercato di gennaio. Anzi, ha già messo le basi affinchè il tifoso sia quasi felice che la priorità sia vendere e sfoltire. Probabilmente il presidente è stanco e l’età avanza ma scordatevi che nel suo vocabolario possa esistere il verbo “regalare” o l’aggettivo “gratis”. Vediamo perché.

Il Livorno non è gratis: ecco perchè

A livello contabile si potrebbe definire il Livorno calcio “gratis” se arrivati al 30 giugno 2011 (le società di calcio chiudono il bilancio a giugno e non a dicembre) il presidente ripiana le perdite (Spinelli dice 2 milioni per la gestione dal 1 gennaio al 30 giugno 2011) e poi consegna la società all’amministrazione comunale o a un compratore. Per lui invece il Livorno è “gratis” se un imprenditore si presenta anche domani, ci mette due milioni per la gestione del semestre e poi come minimo il prezzo sale per il valore dei cartellini dei giocatori. In alternativa Spinelli, sempre in cambio di una copertura di 2 milioni per la gestione semestrale, vende i cartellini lui stesso e consegna una scatola vuota all’acquirente. La domanda viene spontanea: chi sarà mai un imprenditore che vuole comprare il Livorno prima di sapere se salva la categoria? Nessuno. Quindi al massimo un compratore potrà comparire a giugno, dare 2 milioni a Spinelli e probabilmente prendere una squadra già privata dei migliori giocatori. Tutto legittimo da parte di Spinelli, ma legittimo non è gratis. E prima c’è da salvarsi.

Il piano B di Spinelli

Se nessuno si presenta, Spinelli ha già pronto il piano B. Squadra con budget da 6/7 milioni di euro: 5 milioni di entrate e 1-2 ce li mette lui. Quindi con la conferenza stampa di Genova si è creato almeno 2 anni di alibi: a gennaio non prende nessuno ma aspetta di vendere giocatori e “regalare” il Livorno. Se non si presenta nessuno, allora la società va in mano a un commercialista che gestisce il tutto. Naturalmente continuandosi a lamentare che la gente non va allo stadio e che si disaffeziona.

Compratori?

Fino ad oggi Spinelli non ha mai voluto vendere veramente. Questa volta può avere l’intenzione ma sicuramente non tirerà i soldi ai gabbiani e chi vorrà il Livorno calcio dovrà vedersela con lui. Il calcio non è mai finito con l’abbandono di un presidente. In più di un secolo di football sono passati migliaia di presidenti, qualcuno più bravo, altri più ricchi, molti pessimi. Probabilmente sarà molto difficile trovarne nell’immediato uno meglio di lui, così come sarà quasi impossibile ripercorrere la congiunzione astrale che portò a Livorno due giocatori (Protti e Lucarelli) che a Livorno ci sono venuti anche per altri motivi. Sennò c’era da vedere tanti Danilevicius e Bogdani. In questo contesto sarà ancora più assordante il silenzio degli imPRENDITORI livornesi che nonostante assomiglino di più a famiglie aristocratiche che si arroccano nel loro castello e non permettono a nessuno di entrarci, sono molto restìe a restituire ai livornesi qualcosa in cambio. Nuovo centro, Porta a mare, rigassificatori, banchine: ma l’unico suono che si riesce a percepire è il verso della famosa civetta che diceva “Tutto mio”. In alternativa ci sono cordate o azionarati popolari ma al momento sembrano sogni lontani e che in ogni caso necessitano di soci “forti” che danno garanzie economiche.

Insomma, sembra che i tifosi e i giornalisti livornesi abbiano venduto la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Spinelli vorrà sicuramente tirasi indietro, ma scordatevi che lo farà nel modo che ci vuol far credere, cioè regalando la squadra. Lo farà a modo suo. Intanto si è creato l’habitat per tirare a campare un altro po’ e tirare fuori meno soldi possibile. Per il resto si vedrà. Ma se a gennaio non compra nessuno significa che per l’ennesima volta si siede al tavolo della roulette e rischia grosso. E negli ultimi anni di numeri vincenti ne ha presi proprio pochi. Ma a lui conviene retrocedere? Certamente no. Ma forse non sarebbe, per lui, nemmeno un dramma anche se a quel punto vendere i giocatori sarebbe quasi impossibile e per una volta sarebbe lui preso per il collo dagli altri presidenti.

A questo punto, Spinelli o non Spinelli, la categoria la possono salvare solo i tifosi. Poi a giugno si vedrà. Basta non sentire più la parola “gratis”. E quando se ne andrà, targa, medaglia e stretta di mano.

E se si vuol ripartire non si può prescindere da persone e figure di carisma e di riconoscibilità collettiva a garanzia della società. Quelle persone che finchè c'è Spinelli si terranno sempre ben lontani dal divertimento personale del presidente, il Livorno Calcio.

Franco Marino

24 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Dicembre 2011 16:41

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