Pubblichiamo quest'ottimo articolo di Paola Caridi, curatrice del blog Invisible Arabsche conferma quanto abbiamo già avuto modo di conoscere dalle corrispondenze di Paolo Gerbaudo di questi giorni: il ruolo degli ultras del calcio nelle proteste di questi giorni e la loro capacità di tenere la piazza. Lo avevamo già raccontato a proposito delle rivolte del lo scorso gennaio. Mentre a casa nostra il ceto politico "di movimento" si scandalizza per la loro presenza in piazza, sulla sponda sud del Mediterraneo i ragazzi delle curve stanno in prima fila contro esercito e polizia. www.infoaut.org
C’è una storia nascosta (ma solo in Italia…) sulla rivoluzione egiziana, ed è quella degli ultras. Sì, proprio delle tifoserie delle squadre di calcio egiziane. Facciamo prima un passo indietro. Chi è stato al Cairo – non da turista – sa bene che c’è un appuntamento, sempre lo stesso, che si ripete da anni. Il derby locale, che in una megalopoli da 20 milioni di abitanti è ben diverso dalle nostre stracittadine. Zamalek contro Ahly, e il confronto è serio, perché le due squadre del Cairo sono le migliori in Egitto. Solo tallonate dagli ismaili, il team di Ismailiya. Zamalek, Ahly e Ismailiya hanno le loro tifoserie, e fin qui tutto sembra normale. Cioè terribilmente globalizzato.
L’anno scorso avevano fatto parlare di sé dopo una partita della nazionale egiziana, durante il periodo di fuoco della qualificazione ai campionati mondiali (usata, malamente, dai figli di Hosni Mubarak per guadagnare consensi). I tifosi diedero vita, per la prima volta, a una particolare guerriglia urbana al centro del Cairo. Compreso il quartiere bene di Zamalek. A noi piccola comunità che guarda l’Egitto da anni, quelle immagini fecero venire i brividi, perché c’era qualcosa di diverso. Non solo per la violenza, ma per la violenza contro la polizia, da sempre braccio armato e urbano del regime. Qualcosa bolliva in pentola, e a dircelo erano gli ultras…
Sono passati non molti mesi, e poi c’è stata la rivoluzione del 25 gennaio. Quando le gang al soldo della polizia hanno attaccato piazza Tahrir, tra fine gennaio e inizio febbraio, a difenderla non c’erano solamente i ragazzi attivisti, poco usi a lanciare pietre. C’era chi si era già scontrato con la polizia. Non solo i fratelli musulmani, con quello che appariva una sorta di servizio d’ordine. C’erano gli ultras. E hanno salvato la piazza.
E’ per questo che i ragazzi di Tahrir, a leggere i loro sms su twitter, sono stati molto contenti quando, in questi quattro giorni, di nuovo a difendere la piazza e i manifestanti sono arrivati loro. Gli ultras. Ahlawy, zamalky e ismaili. Organizzatissimi. In centinaia alla volta hanno lanciato attacchi contro la polizia. Famosi, ormai, i loro canti e le percussioni, che riecheggiavano – mi dicono i testimoni diretti – anche dentro la piazza. Sono stati loro, in questi giorni, a fermare la polizia su via Mohammed Mahmoud, il cuore della battaglia, e a impedire l’ingresso a piazza Tahrir.
Gli ultras, come dappertutto, pongono però anche la questione della violenza. Perché fino a che bisogna difendere la piazza gli ultras sono benvenuti. Il problema è quando la violenza continua, e diventa guerriglia urbana. Ed è la questione che si porrà oggi, a giudicare da quello che è successo stamattina, negli scontri alla biblioteca dell’American University. Cominciano le spaccature tra manifestanti pacifici e ultras? Sembra proprio di sì.
La questione è che gli ultras fanno parte a pieno titolo di quella città dimenticata, di questo Cairo palcoscenico della rivoluzione, che tra le pieghe nasconde molto. Comprese le classi subalterne che, in una megalopoli, sviluppano modelli di vita propri, paralleli, per riuscire a campare. La famosa società informale. Forse un po’ di attenzione a questa parte enorme di una città enorme come il Cairo bisognerà pur metterla, nelle analisi di questa rivoluzione.
Qualcosa c’è anche sul mio articolo per La Stampa, anche sul sito del quotidiano torinese.
La foto ritrae gli ultras ahlawy su via Mohammed Mahmoud, la strada al centro della battaglia, anche stamattina. E’ quella che costeggia l’American University e che collega Tahrir a downtown, e soprattutto al cuore di downtown, Bab el Louq.
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Sempre di Paola Caridi, sullo stesso argomento, segnaliamo questo articolo Per Il Fatto Quotidiano online: Egitto, continua la battaglia attorno a piazza Tahrir, “salvata” dagli ultras del calcio




Il Livorno perde anche a Torino punito da un gol di Parisi a 10 minuti dal termine. Classifica che inizia a farsi preoccupante visto il distacco di soli 4 punti dal quintultimo posto. Schierati con un inconsueto 3-5-2 e scesi in campo con il chiaro intento di portare via un punto, gli uomini di Novellino hanno mostrato i soliti evidenti limiti in fase offensiva e solo raramente si sono visti dalle parti di Coppola. In una di queste occasioni gli amaranto hanno reclamato per un atterramento in area di Dionisi che forse meritava il rigore. Ma è stato l'unico lampo di una partita incolore, giocata quasi per onor di firma e che un altrettanto spento Torino ha fatto poco per ravvivare. Torino che però, soprattutto nella ripresa, ha provato a spingere sull'acceleratore con il Livorno sempre ancorato nella propria metà campo a difendere la porta di Bardi. La svolta della gara arriva al 32' della ripresa, Lambrughi già ammonito, si va a cercare il secondo giallo con una dura e inutile entrata a centrocampo. Nemmeno il tempo di riorganizzare le marcature che su azione d'angolo, la palla arriva a Parisi che dal limite fulmina Bardi per l'uno a zero finale. Adesso per il Livorno si fa davvero dura, sabato al Picchi arriva il Verona che oggi ha ottenuto la sesta vittoria consecutiva, e la zona playout si avvicina sempre di più. Speriamo che Novellino, apparso molto sconfortato nelle interviste nel dopopartita, riesca a raddrizzare la situazione e sappia trovare le giuste soluzioni per tirare fuori il Livorno da questa, crisi che può diventare molto pericolosa.
Tre titoli italiani PRO più quattro incontri “Prestige Fight”, in un mix tra kickboxing e lo spettacolo delle MMA (arti marziali miste, ndr): questo il ricco programma della Resa dei Conti che, giunta alla quattordicesima edizione, andrà in scena al “Palamacchia” di Livorno, sabato 26 novembre a partire dalle 21.00. Protagonisti della serata ancora una volta i combattenti delle scuole d'arti marziali livornesi “Akiyama” e “Rendoki Dojo” che organizzano la manifestazione assieme allo sponsor planetwin365.
Bardi: il migliore, e non è la prima volta. Bravo nel primo tempo su Soncin, si ripete nella ripresa poco prima della rete decisiva respingendo d’istinto . Voto 6
La Legge di Stabilità ha mandato in soffitta la Tessera del tifoso. E’ quanto ha rilevato Federsupporter in un suo studio (allegato in calce) dopo un attento esame del provvedimento (Legge 183/2011) approvato sabato scorso che ha modificato il “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” emanato nel 2000. Infatti, all’articolo 15 è stato sancito il divieto assoluto per la pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi di richiedere certificazioni: la norma ha quindi imposto a quest’ultima di ricevere esclusivamente le autocertificazioni. «La tessera del tifoso è giuridicamente un certificato – sottolinea Federsupporter nel suo studio - e se essa trova la sua fonte e la sua disciplina in atti della pubblica amministrazione e se le società sportive devono ritenersi ai fini dell’emissione e del rilascio della tessera, quali gestori di un pubblico servizio, poiché emettono e rilasciano, su incarico del Ministero dell’Interno, una certificazione attestante l’assenza di motivi ostativi all’accesso ad impianti sportivi, ebbene da adesso in poi, la tessera del tifoso dovrebbe essere sostituita da autocertificazione».










