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Egitto: gli ultras difendono la rivoluzione

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Pubblichiamo quest'ottimo articolo di Paola Caridi, curatrice del blog Invisible Arabsche conferma quanto abbiamo già avuto modo di conoscere dalle corrispondenze di Paolo Gerbaudo di questi giorni: il ruolo degli ultras del calcio nelle proteste di questi giorni e la loro capacità di tenere la piazza. Lo avevamo già raccontato a proposito delle rivolte del lo scorso gennaio. Mentre a casa nostra il ceto politico "di movimento" si scandalizza per la loro presenza in piazza, sulla sponda sud del Mediterraneo i ragazzi delle curve stanno in prima fila contro esercito e polizia. www.infoaut.org

GLI ULTRAS

egitto_ultrasC’è una storia nascosta (ma solo in Italia…) sulla rivoluzione egiziana, ed è quella degli ultras. Sì, proprio delle tifoserie delle squadre di calcio egiziane. Facciamo prima un passo indietro. Chi è stato al Cairo – non da turista – sa bene che c’è un appuntamento, sempre lo stesso, che si ripete da anni. Il derby locale, che in una megalopoli da 20 milioni di abitanti è ben diverso dalle nostre stracittadine. Zamalek contro Ahly, e il confronto è serio, perché le due squadre del Cairo sono le migliori in Egitto. Solo tallonate dagli ismaili, il team di Ismailiya. Zamalek, Ahly e Ismailiya hanno le loro tifoserie, e fin qui tutto sembra normale. Cioè terribilmente globalizzato.

L’anno scorso avevano fatto parlare di sé dopo una partita della nazionale egiziana, durante il periodo di fuoco della qualificazione ai campionati mondiali (usata, malamente, dai figli di Hosni Mubarak per guadagnare consensi). I tifosi diedero vita, per la prima volta, a una particolare guerriglia urbana  al centro del Cairo. Compreso il quartiere bene di Zamalek. A noi piccola comunità che  guarda l’Egitto da anni, quelle immagini fecero venire i brividi, perché c’era qualcosa di diverso. Non solo per la violenza, ma per la violenza contro la polizia, da sempre braccio armato e urbano del regime. Qualcosa bolliva in pentola, e a dircelo erano gli ultras…

Sono passati non  molti mesi, e poi c’è stata la rivoluzione del 25 gennaio. Quando le gang al soldo della polizia hanno attaccato piazza Tahrir, tra fine gennaio e inizio febbraio, a difenderla non c’erano solamente i ragazzi attivisti, poco usi a lanciare pietre. C’era chi si era già scontrato con la polizia. Non solo i fratelli musulmani, con quello che appariva una sorta di servizio d’ordine. C’erano gli ultras. E hanno salvato la piazza.

E’ per questo che i ragazzi di Tahrir, a leggere i loro sms su twitter, sono stati molto contenti quando, in questi quattro giorni, di nuovo a difendere la piazza e i manifestanti sono arrivati loro. Gli ultras. Ahlawy, zamalky e ismaili. Organizzatissimi. In centinaia alla volta hanno lanciato attacchi contro la polizia. Famosi, ormai, i loro  canti e le percussioni, che riecheggiavano – mi dicono i testimoni diretti – anche dentro la piazza. Sono stati loro, in questi giorni, a fermare la polizia su via Mohammed Mahmoud, il cuore della battaglia, e a impedire l’ingresso a piazza Tahrir.

Gli ultras, come dappertutto, pongono però anche la questione della violenza. Perché fino a che bisogna difendere la piazza gli ultras sono benvenuti. Il problema è quando la violenza continua, e diventa guerriglia urbana. Ed è la questione che si porrà oggi, a giudicare da quello che è successo stamattina, negli scontri alla biblioteca dell’American University. Cominciano le spaccature tra manifestanti pacifici e ultras? Sembra proprio di sì.

La questione è che gli ultras fanno parte a pieno titolo di quella città dimenticata, di questo Cairo palcoscenico della rivoluzione, che tra le pieghe nasconde molto. Comprese le classi subalterne che, in una megalopoli, sviluppano modelli di vita propri, paralleli, per riuscire a campare. La famosa società informale. Forse un po’ di attenzione a questa parte enorme di una città enorme come il Cairo bisognerà pur metterla, nelle analisi di questa rivoluzione.

Qualcosa c’è anche sul mio articolo per La Stampa, anche sul sito del quotidiano torinese.

La foto ritrae gli ultras ahlawy su via Mohammed Mahmoud, la strada al centro della battaglia, anche stamattina. E’ quella che costeggia l’American University e che collega Tahrir a downtown, e soprattutto al cuore di downtown, Bab el Louq.

*****

Sempre di Paola Caridi, sullo stesso argomento, segnaliamo questo articolo Per Il Fatto Quotidiano online: Egitto, continua la battaglia attorno a piazza Tahrir, “salvata” dagli ultras del calcio

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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Novembre 2011 18:23

Torino-Livorno 1-0: cronaca e pagella

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novellino3Il Livorno perde anche a Torino punito da un gol di Parisi a 10 minuti dal termine. Classifica che inizia a farsi preoccupante visto il distacco di soli 4 punti dal quintultimo posto. Schierati con un inconsueto 3-5-2 e scesi in campo con il chiaro intento di portare via un punto, gli uomini di Novellino hanno mostrato i soliti evidenti limiti in fase offensiva e solo raramente si sono visti dalle parti di Coppola. In una di queste occasioni gli amaranto hanno reclamato per un atterramento in area di Dionisi che forse meritava il rigore. Ma è stato l'unico lampo di una partita incolore, giocata quasi per onor di firma e che un altrettanto spento Torino ha fatto poco per ravvivare. Torino che però, soprattutto nella ripresa, ha provato a spingere sull'acceleratore con il Livorno sempre ancorato nella propria metà campo a difendere la porta di Bardi. La svolta della gara arriva al 32' della ripresa, Lambrughi già ammonito, si va a cercare il secondo giallo con una dura e inutile entrata a centrocampo. Nemmeno il tempo di riorganizzare le marcature che su azione d'angolo, la palla arriva a Parisi che dal limite fulmina Bardi per l'uno a zero finale. Adesso per il Livorno si fa davvero dura, sabato al Picchi arriva il Verona che oggi ha ottenuto la sesta vittoria consecutiva, e la zona playout si avvicina sempre di più. Speriamo che Novellino, apparso molto sconfortato nelle interviste nel dopopartita, riesca a raddrizzare la situazione e sappia trovare le giuste soluzioni per tirare fuori il Livorno da questa, crisi che può diventare molto pericolosa.

Rete: 81′ Parisi (T)

Torino (4-3-3): Coppola; D’Ambrosio (85′ Di Cesare), Glik, Ogbonna, Parisi; Basha, Iori, Vives; Stevanovic (46′ Verdi), Ebagua (70′ Sgrigna), Antenucci
A disposizione: Gomis, Pratali, De Feudis, Oduamadi
Allenatore Giampiero Ventura

Livorno (3-5-2): Bardi; Perticone, Miglionico, Knezevic; Schiattarella (77′ Salviato), Luci, Genevier, Filkor (83′ Bigazzi), Lambrughi; Dionisi (61′ Russotto), Paulinho
A disposizione: Mazzoni, Barone, Belingheri, Remedi
Allenatore Walter Novellino

Arbitro: Giancola di Vasto (Ch)
Collaboratori: Carretta e Argiento
Quarto ufficiale: Bindoni
Espulsi: Al 60′ i due tecnici Ventura e Novellino e al 77' Lambrughi (L)
Ammoniti: Antenucci, Basha (T); Lambrughi, Miglionico, Perticone, Luci, Russotto (L)
Recuperi: 1' e 5'

Bardi: para veramente tutto il parabile, subendo una rete da uno specialista del tiro da lontano non adeguatamente contrastato. Della sconfitta, di conseguenza, porta soltanto il peso nominale come componente della squadra, in realtà è stato uno di quelli che ha tenuto il Livorno a galla per quasi tutta la partita. Voto 6.5

Perticone: gioca una partita di cuore e grinta, poco da dire. Voto 6

Knezevic: tosto e concreto. Voto 6

Miglionico: prende un’ammonizione un po’ ingenua nei primi minuti e questo lo condiziona, ma se cava discretamente lo stesso. Voto 6


Lambrughi: può sembrare un po’ patetico attaccarsi alla sua espulsione ma di fatto due minuti dopo il Livorno prende la mazzata. Sarà stato un caso, o piuttosto la squadra non si era ancora difensivamente assestata e nessuno è uscito a chiudere Parisi che, notoriamente, non sa tirare da lontano? In realtà Lambrughi aveva giocato piuttosto bene, almeno come fase difensiva, e si sarebbe meritato un votone se non avesse preso la seconda ammonizione per un entrata goffa e inutile. Non si può non tenerne conto. Voto 5.5

Filkor: fa legna e basta, ma in campo si sente. Duro nei contrasti quanto basta, falloso quando serve. Non sarà Gerrard, ma ci può stare. Voto 6

Bigazzi (dal 38° st): entra forse un po’ tardi, quindi non combina nulla. Senza voto.

Luci: molto attivo e dinamico, forse un po’ confusionario ma riesce a fare da collante tra un centrocampo un po’ statico e un attacco anemico. Voto 6

Genevier: dispiace sottolinearlo, ma è sotto gli occhi di tutti. In questo momento ha ragione Spinelli (non succede spesso..), è meglio che riposi. Voto 5

Schiattarella: generoso come sempre ma assolutamente mediocre. Tanti, troppi errori negli appoggi, zero spinta offensiva. Voto 5

Salviato (dal 32° st): un cambio poco comprensibile. Senza voto.

Dionisi: gioca un po’ più centralmente e quindi più dentro l’azione. Un paio di tentativi a rete senza fortuna, il suo contributo è scarso come la qualità del gioco (?) del Livorno. Voto 5.5

Russotto (dal 16° st): a fine gara Novellino lo cazzierà pubblicamente per scarso impegno. In realtà non fornisce l’impressione di uno che si danni l’anima, gioca in punta di fioretto quando invece ci vorrebbe ben altro. E’ tutta colpa sua? Magari vediamo dall’inizio e poi giudichiamolo. Voto 5.5

Paulinho: sembra aver spento la fiamma, almeno per il momento, anche se di certo l’impostazione iperdifensiva data alla gara da Novellino non lo agevola. Massacrato nella tonnara granata. Voto 5

Novellino: a parte l’ennesima espulsione che quasi sicuramente porterà una giornata di stop, vista la recidiva, abbiamo la poco piacevole sensazione che il carro amaranto gli stia sfuggendo di mano. Prepara la partita in settimana in modo preciso ma rinunciando quasi a priori all’offesa. Il progetto arriva quasi in porto, anche grazie ad una giornata non irresistibile del Toro che comunque fa la partita e produce alcune buone occasioni. L’espulsione è decisiva, certamente, ma a quel punto iniziano i rimpianti per non aver mai fatto nemmeno il solletico a Coppola volendo proprio non farlo. I cambi effettuati nel corso della gara non convincono, con un Toro un po’ rimaneggiato forse qualcosa in più si poteva tentare. Dietro sono rimaste solo otto squadre, e alcune devono ancora giocare. Occorre svegliarsi. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Novembre 2011 20:12

Sabato 26 novembre al Palamacchia: la Resa dei Conti 14

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Tre titoli italiani PRO al centro della quattordicesima RESA DEI CONTI

locandina_rdc_14Tre titoli italiani PRO più quattro incontri “Prestige Fight”, in un mix tra kickboxing e lo spettacolo delle MMA (arti marziali miste, ndr): questo il ricco programma della Resa dei Conti che, giunta alla quattordicesima edizione, andrà in scena al “Palamacchia” di Livorno, sabato 26 novembre a partire dalle 21.00. Protagonisti della serata ancora una volta i combattenti delle scuole d'arti marziali livornesi “Akiyama” e “Rendoki Dojo” che organizzano la manifestazione assieme allo sponsor planetwin365.

Tra i più attesi c'è sicuramente Cristian Liverani. Atleta che in carriera ha fatto incetta di campionati italiani, il livornese tenta per il secondo anno la conquista del titolo professionistico: “Cristian è un vero combattente: non va mai indietro e ama la scontro” – Patrizio Rizzoli, direttore tecnico “Akiyama” – “Finora qua a Livorno ha avuto sempre incontri molto difficili, non riuscendo a raccogliere quanto comunque di buono mostrava sul ring”. Stessa scuderia per Nina Sidoti, atleta di ottime doti tecniche maturata nella gestione del match, che tenta anche lei per la seconda volta la conquista del prestigioso traguardo.

L'altro titolo italiano PRO in palio è nella specialità dell'MMA, a cercare di conquistarlo il portacolori “Rendoki” Jhonny Cecchini: “Si andranno ad affrontare due atleti forti ed esperti, ottimi nella lotta e nel portare colpi a terra – l'allenatore Massimo Rizzoli – sarà un match da vivere fino in fondo per un titolo importante che darà una prospettiva europea al vincitore”.

Prima di questi incontri ci saranno ben quattro “Prestige Fight”. Per il “Rendoki” saliranno sul ring due atleti che si sono ben distinti agli ultimi mondiali: Valerio Masi e Francesco Vaccaro. Il primo, giovane promettente, sarà impegnato in un test match probante per verificare i suoi continui miglioramenti, il secondo affronterà un avversario in forte ascesa, potente e longilineo, match che gli servirà come trampolino di lancio per il titolo italiano PRO. Oltre a loro anche Daniele Sanna e Yari Orsini: due giovani di belle speranze che danno sempre vita ad incontri spettacolari e ad alto livello di combattività.

Ricchissimo anche il sotto-clou della serata con: Alessandro Martini, Cosimo Zanetti, Michele Malfatti, Giorgio Pietrini, Gabriele Pierini, Simone Cacciapuoti e novità assoluta un incontro di MMA al femminile, con protagonista Giulia Moretti.

Livorno, 22 novembre 2011

Carlo Fantoni

Addetto Stampa “Rendoki Dojo”

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La pagella di Livorno-Ascoli

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torta2Bardi: il migliore, e non è la prima volta. Bravo nel primo tempo su Soncin, si ripete nella ripresa poco prima della rete decisiva respingendo d’istinto . Voto 6

Perticone: esce prematuramente per un problema gastrointestinale, fino a quel momento non aveva sfigurato. Senza voto.

Salviato (dal 27° pt): anonimo per quasi un’ora, deleterio nell’unica vera occasione in cui è stato chiamato all’impegno. Papa Waigo se lo beve come un mojito e vola a infilare la porta. Voto 4

Bernardini: ordinaria amministrazione, sul basso. Voto 5.5

Knezevic: rientra abbastanza bene, ma non è giornata di elogi. Voto 5.5


Lambrughi: corre a sufficienza ma con poco costrutto. La fase difensiva è accettabile, quella offensiva no. Voto 5.5

Filkor: fa una buona impressione questo ragazzo magiaro, tonico e propositivo. Non brilla per lanci illuminanti ma dà consistenza al reparto. Voto 6

Schiattarella (dal 26° st): ininfluente. Senza voto.

Luci: gira un po’ a vuoto, da salvare solo l’impegno. Voto 5.5

Genevier: opaco e impalpabile. Voto 5

Bigazzi: non è giornata neanche per lui. Inizia con un certo piglio ma è fumoso e impreciso. Alla distanza si spegne. Voto 5.5

Russotto (dal 10° st): all’esordio. Ha numeri, si intuisce, e lo dimostra con un paio di belle giocate. Fa imbestialire chi scrive cercando il capolavoro personale quando avrebbe potuto servire un compagno solo come pochi sull’altro fronte. Alla fine questo peccatuccio pesa, e pesa parecchio. Voto 5.5

Dionisi: gioca molto largo, forse un po’ troppo. In questo modo si emargina dalla partita. Voto 5

Paulinho: soffre di solitudine. Non trova mai la luce perché i palloni alti glieli porta via tutti Peccarisi, al quale rende diversi centimetri, e non viene quasi mai servito sulla corsa. Punta la porta un paio di volte ed è suo il primo tiro serio che impegna l’irritante Guarna. Nella ripresa un discreto colpo di testa e un tentativo in acrobazia malamente eseguito. Fine. Voto 5.5

Novellino: è sconsolato, ma stasera sembrava un po’ troppo rassegnato, almeno da un certo punto della partita in poi. Gli chiediamo un po’ più di rabbia, è necessaria per scuotere dall’apatia qualche giocatore. Voto 5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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La Legge di Stabilità manda in soffitta la Tessera del tifoso

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Tessera_tifoso_NOLa Legge di Stabilità ha mandato in soffitta la Tessera del tifoso. E’ quanto ha rilevato Federsupporter in un suo studio (allegato in calce) dopo un attento esame del provvedimento (Legge 183/2011) approvato sabato scorso che ha modificato il “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” emanato nel 2000. Infatti, all’articolo 15 è stato sancito il divieto assoluto per la pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi di richiedere certificazioni: la norma ha quindi imposto a quest’ultima di ricevere esclusivamente le autocertificazioni. «La tessera del tifoso è giuridicamente un certificato – sottolinea Federsupporter nel suo studio - e se essa trova la sua fonte e la sua disciplina in atti della pubblica amministrazione e se le società sportive devono ritenersi ai fini dell’emissione e del rilascio della tessera, quali gestori di un pubblico servizio, poiché emettono e rilasciano, su incarico del Ministero dell’Interno, una certificazione attestante l’assenza di motivi ostativi all’accesso ad impianti sportivi, ebbene da adesso in poi, la tessera del tifoso dovrebbe essere sostituita da autocertificazione».

Ciò costituisce una grande vittoria di Federsupporter che in occasione di un Convegno tenuto a Roma nel giugno 2010, l’Associazione aveva proposto, inascoltata, di consentire agli interessati di attestare, senza dover per forza richiedere la tessera del tifoso, di non essere soggetti a motivi ostativi all’accesso a impianti sportivi: ciò mediante dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) prevista dal suddetto Testo Unico.

Infine, sottolinea Federsupporter, la sostituzione della Tdt con l’autocertificazione è ormai anche tecnicamente facilitata dal fatto che, ai sensi del Protocollo d’Intesa del 21 giugno 2011 tra il Ministero dell’Interno il CONI, la FIGC e le Leghe di Serie A, B e Pro, tutte le società sportive hanno l’obbligo di essere collegate all’apposito sistema informatico di verifica dei motivi ostativi (cosiddetta “questura on line”) utilizzabile da tutti gli operatori di biglietteria, i quali, pertanto, possono verificare, in tempo reale, la veridicità di quanto dichiarato nell’autocertificazione all’atto stesso di richiesta di abbonamenti o biglietti.


Roma 18 novembre 2011

L’art. 15 della Legge di stabilità n. 183 del 12 novembre 2011: la tessera del tifoso è ancora obbligatoria e necessaria per acquistare abbonamenti e biglietti?
(Avv. Massimo Rossetti – Responsabile dell’Area Giuridico-Legale)
La Legge di Stabilità n. 183 del 12 novembre 2011, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 novembre scorso, all’art. 15 ( Norme in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive) apporta al DPR 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), alcune importanti modificazioni.

Tra queste, vi è la seguente disposizione: “Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide ed utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47 ( vale a dire le autocertificazioni . ndr).”

Già in occasione di un Convegno tenuto a Roma da Federsupporter nel giugno 2010, l’Associazione aveva proposto, inascoltata, di consentire agli interessati di attestare, senza dover per forza richiedere la tessera del tifoso, di non essere soggetti a motivi ostativi all’accesso a impianti sportivi: ciò mediante dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) prevista dal suddetto Testo Unico.

In quell’occasione era stata anche evidenziata sia la natura giuridica di certificato della tessera, ai sensi della definizione di certificato fornita dall’art. 1 del Testo Unico, sia era stato evidenziato il fatto che, ai sensi dello stesso Testo Unico, le amministrazioni pubbliche ed i gestori di pubblici servizi erano tenuti ad accettare l’autocertificazione dell’interessato attestante, tra l’altro, di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti riguardanti l’applicazione di misure di prevenzione ( secondo la Corte di Cassazione, il Daspo è una misura amministrativa di prevenzione, sia pure atipica).

Ora la doverosità per le amministrazioni pubbliche e per i gestori di pubblici servizi di accettare autocertificazioni, già stabilita dal Testo Unico del 2000, viene trasformata dalla disposizione sopra riportata di cui all’art. 15 della recente legge n.183/2011 in un divieto assoluto per l’amministrazione e per i gestori suddetti di richiedere certificazioni, dovendosi avvalere unicamente di autocertificazioni.

In questo modo la volontà del legislatore sembra essere quella di mettere fine al vero e proprio sabotaggio surrettizio della normativa sull’autocertificazione del 2000 operato, di fatto, da molte funzioni e da molti esponenti della pubblica amministrazione e da gestori di pubblici servizi, mostratisi refrattari all’autocertificazione stessa: sia per non vedere sminuito il loro potere certificatorio sia per il timore di incorrere in una qualche, sia pure eventuale e potenziale, responsabilità.

Ma, se la tessera del tifoso è giuridicamente un certificato e se essa trova la sua fonte e la sua disciplina in atti della pubblica amministrazione e se le società sportive devono ritenersi, come ritengo, ai fini dell’emissione e del rilascio della tessera, quali gestori di un pubblico servizio, poiché emettono e rilasciano, su incarico del Ministero dell’Interno, una certificazione attestante l’assenza di motivi ostativi all’accesso ad impianti sportivi, ebbene allora, da adesso in poi, la tessera del tifoso, non solo potrebbe, bensì dovrebbe essere sostituita da autocertificazione.

D’altra parte, tale sostituzione è ormai anche tecnicamente facilitata dal fatto che, ai sensi del Protocollo d’Intesa del 21 giugno 2011 tra il Ministero dell’Interno il CONI, la FIGC e le Leghe di Serie A, B e Pro, tutte le società sportive hanno l’obbligo di essere collegate all’apposito sistema informatico di verifica dei motivi ostativi ( “questura on line”) utilizzabile da tutti gli operatori di biglietteria, i quali, pertanto, possono verificare, in tempo reale, la veridicità di quanto dichiarato nell’autocertificazione all’atto stesso di richiesta di abbonamenti o biglietti.

Quanto, poi, al fatto che le società sportive gestiscano un pubblico servizio nel rilasciare un documento che certifica l’inesistenza dei suddetti motivi ostativi, a mio avviso, non dovrebbero sussistere troppi e fondati dubbi.

Secondo la dottrina amministrativistica, infatti, per servizio pubblico deve intendersi una prestazione fornita dall’amministrazione ai privati caratterizzata dal manifestarsi attraverso atti non autoritativi come, per esempio, le certificazioni di stati, qualità personali e fatti.

Il servizio offerto e reso deve considerarsi pubblico, ancorchè svolto da un soggetto privato, dovendosi avere esclusivo riguardo alla funzione del servizio stesso, a prescindere dalla circostanza che sia un privato a svolgerlo per conferimento dell’incarico da parte di una amministrazione pubblica o anche, secondo alcune teorie, senza tale espresso conferimento.

Mi pare, dunque, di poter dire che, dopo l’entrata in vigore dell’art. 15 della legge n. 183/2011, la tessera del tifoso non possa più essere imposta come certificazione dell’assenza di motivi ostativi all’accesso agli stadi, dovendo, non più potendo, essere sostituita a questo fine da una autocertificazione, la cui veridicità, peraltro, può essere immediatamente ed agevolmente verificata mediante l’obbligatorio collegamento a “questura on line” degli operatori di biglietteria delle società.

La tessera del tifoso, perciò, potrebbe rimanere solo come una scelta, del tutto libera e facoltativa, di quei tifosi che, oltre alla certificazione dell’assenza di motivi ostativi all’accesso agli stadi, onde poter acquistare abbonamenti o biglietti, vorranno acquisire quei vantaggi commerciali o di altro tipo che ogni società già offre o vorrà offrire alla clientela più affezionata.

L’analisi da me prospettata presenta elementi di notevole e immediata rilevanza per cui Federsupporter l’ha portata , con lettera in pari data, all’attenzione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, chiedendo un tempestivo confronto da cui è auspicabile che possano scaturire valutazioni convergenti e decisioni conseguenti, anche in considerazione dei rapporti di propositivo e costruttivo dialogo instauratisi con il suddetto Osservatorio.

Avv. Massimo Rossetti

tratto da http://www.pianetagenoa1893.net

novembre 2011

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