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SPORT

Europa, aumenta il numero degli spettatori ma non in Italia

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stadio_vuotoSono state considerate 152 partite interne giocate dai 22 club di cadetteria. La media gara risulta pari a 6.378. Un dato apparentemente in crescita rispetto alle 4.922 presenze medie dello scorso anno. Ma non è tutto oro quel che luccica. Cerchiamo di capire perchè.

Nelle prime cinque posizioni della graduatoria troviamo:

1) Sampdoria (media gara 21.875)
2) Torino (15.838)
3) Hellas Verona (14.729)
4) Pescara (10.617)
5) Padova (9.546)

Nelle ultime cinque posizioni si piazzano:

18) Empoli (2.8266)
19) Sassuolo (2.393)
20) Cittadella (2.392)
21) Grosseto (2.2.17)
22) AlbinoLeffe (2.052)

La partita più vista è stata Sampdoria-Torino con 25.188 presenze. Quella meno seguita AlbinoLeffe-Crotone, alla quale hanno assistito 1.638 spettatori.

Si deve osservare che solo quattro squadre sulle ventidue iscritte (Sampdoria, Torino, Hellas Verona e Pescara) hanno superato la soglia delle 10mila presenze medie per partita. Un altro dato molto significativo è che le ultime cinque della graduatoria registrano tutte meno di 3mila spettatori.

La presunta crescita di pubblico in Bwin è dunque solo apparente, in quanto “drogata” da una fortunata coincidenza. Vale a dire la contemporanea presenza in cadetteria di due club con un grosso traino di spettatori come la Sampdoria (retrocessa dalla serie A) e l’Hellas Verona (promosso dalla Prima Divisione di Lega Pro). A queste due blasonate società si aggiungono il Torino (confinato da un po’ in cadetteria, ma quest’anno capolista grazie a Ventura che ha riportato l’entusiasmo tra i tifosi granata) e il Pescara (anche le presenze all’Adriatico stanno lievitando grazie a Zeman). Con l’eccezione del Padova, che tiene testa alle altre, dietro c’è il vuoto.

Per il resto, nonostante i meriti di un presidente molto attivo come Andrea Abodi siamo ben lontani dalla media di 10mila spettatori a partita, che dovrebbe essere l’obiettivo minimo della cadetteria e che era negli ottimistici auspici dei suoi vertici dirigenziali.

Una rondine non fa primavera. Gli stadi della Bwin sono, nella massima parte dei casi, desolatamente vuoti. Qualsiasi confronto con l’omologa categoria inglese è allo stato delle cose improponibile. Le riprese delle pay tv confermano dati numerici incontrovertibili. Con impietoso realismo, fatte salve le eccezioni che confermano la regola.

Ecco la media degli spettatori, ad oggi, per la Serie A: 23.318 a partita, in ulteriore ribasso rispetto ai miseri numeri della scorsa stagione. Ogni confronto con Bundesliga, Premier, Liga è impietoso. Ma per capire quanto sia profondamente malato il nostro calcio, leggete i numeri della Championship :

Ai fini dell’analisi sono state utilizzate come sempre le statistiche tratte dal (pregevole) sito ufficiale della Football League. La media di spettatori per partita è pari a 17.340. Si tratta di un valore numerico in salita rispetto allo scorso campionato (era 16.659, QUI i particolari), quasi tre volte superiore rispetto a quello della serie B italiana.

Nelle prime cinque posizioni (della Championship) della graduatoria troviamo:

1) West Ham United (media gara 28.596)
2) Derby County (25.847)
3) Southampton (25.309)
4) Leeds United (23.098)
5) Nottingham Forest (23.883)

Le ultime cinque posizioni (della Championship) sono occupate da:

20) Watford (12.195)
21) Millwall (11.751)
22) Barnsley (10.148)
23) Doncaster (10.116)
24) Peterborough (9.081)

La partita più vista è stata Derby County- Southampton del 15/10/2011 con 33.010 presenze (nella foto Pride Park, lo stadio dove gioca il Derby). Quella meno seguita Peterborough-Cardiff City, giocata il 18/10/2011, alla quale hanno assistito 6.351 spettatori.
In Championship 8 club su 24 hanno una media di presenze/gara superiore ai 20mila spettatori. Altri 5 si attestano su un valore compreso tra 20mila e 17mila. In 10 il cassiere contabilizza tra 17mila e 10mila presenze. Solo una squadra (il Peterborough) resta sotto una media di 10mila.
Non possiamo che ribadire quanto più volte reiterato. Si tratta di dati numerici sui quali i dirigenti del nostro calcio, ormai di fatto asservito ai voleri delle intrusive pay tv, dovrebbero riflettere con molta attenzione.
Per riportare la gente negli stadi si tratta di trovare gli strumenti giusti. Per farlo occorrerebbe lavorarci sopra con passione, slancio e fantasia. Non è certo la strada della Tessera del tifoso, imposta dal Viminale con la connivenza dei club, quella da battere per risollevare il sistema calcio italiano.

Ed eccoli i numeri dei 10 campionati più seguiti in Europa, i dati si riferiscono allo scorso campionato. Per il campionato in corso stabili i numeri della Bundesliga, Premier, Liga, in aumento e sostanzioso la Ligue 1, in ulteriore flessione la Serie A.

1 Germania - Erste Bundesliga 42.790
2 Inghilterra - Premier League 34.088
3 Spagna - Primera Division 28.971
4 ITALIA - Serie A 23.899
5 Francia - Ligue 1 20.119
6 Olanda - Eredivisie 19.319
7 Inghilterra - Championship 16.589
8 Scozia - Premier League 15.128
9 Germania - Zweite Liga 15.056
10 Turchia - Süper Lig 14.058

http://www.dodicesimouomo.net/12uomo/ne ... -in-a.html
http://www.calciopress.net/2011/11/10/c ... era-vuoto/
http://www.calciopress.net/2011/10/27/b ... mpionship/

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La pagella di Cittadella-Livorno

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logo_livornoMazzoni : inoperoso sino al 29’, quando si oppone bene ad un tiro dalla sinistra. Un paio di buone uscite, poi si fa sorprendere da colpo di testa dal limite sul gol del vantaggio del Cittadella. Neutralizza bene una punizione dal limite. Non ha colpe sul raddoppio. 5,5 

Salviato : parte bene, soprattutto in fase propositiva. Soffre la velocità dei diretti avversari commettendo falli inutili e banali. Si ostacola ingenuamente con Lambrughi in occasione del gol subito, lasciando gioco facile all’avversario. In continua difficoltà in fase di copertura. Al 30’ del secondo tempo commetterebbe anche un ingenuo fallo da rigore che l’arbitro, per fortuna, non assegna. A metà ripresa viene inspiegabilmente proposto a centrocampo dove il suo apporto è nullo. Di buono solo due cross dal corner, anche se in certe occasioni forse sarebbe meglio, vista la stazza, utilizzarlo in area. 4,5

Lambrughi : In continuo affanno sulla fascia, ancor peggio quando si accentra. Non si propone mai in avanti. Fa diversi lanci lunghi che oltre a non avere un senso, sono anche fuori misura. Speriamo sia solo per le ridotte dimensioni del campo. Abbocca ingenuamente al blocco dei calciatori del Cittadella in occasione del primo gol subito rimbalzando sull’avversario invece di andare a prendere il saltatore. 4

Bernardini : volenteroso e prestante, ma troppo falloso. E spesso sono falli inutili, come quello che, a centrocampo, gli fa subire la giusta ammonizione. Si salva in diverse grazie alla superiore prestanza fisica, grazie anche al fato che il Cittadella gioca poco palla a terra. Rischia l’espulsione nel secondo tempo quando trattiene per la maglia un avversario sulla trequarti. 5,5

Perticone : Qualche sbavatura iniziale dovuta ad un eccesso di sicurezza, però è anche vero che, senza un valido regista di impostazione, spesso deve anche far ripartire l’azione evitando inutili e ripetitivi lanci lunghi. Non sappiamo se sia una sua iniziativa o un ordine di scuderia. Si propone anche validamente in avanti sui calci piazzati, rendendosi pericoloso. 6,5

Genevier : totalmente abulico. Viene posizionato davanti alla difesa, e per questa rimane all’ombra di Luci che è naturalmente portato ad arretrare. Non entra mai in partita, gioca pochi pallone e quando lo fa rallenta l’azione. Non salta mai l’uomo, non gioca mai una volta di prima. Speriamo sia solo un calo fisico. 4,5

Luci : grintoso e dinamico. Deve cantare e portare la croce, trovandosi a fare cose che non sono proprio corrispondenti alle sue caratteristiche. Non è un trequartista, ne’ un rifinitore. Ci prova, ma dovendo anche recuperare molti palloni e rincorrere gli avversari, talvolta non ha la giusta luicità (ed ispirazione) negli ultimi 25 metri. 6,5

Filkor : oggi meno brillante delle ultime apparizioni. Soffre la fisicità degli avversari che lo aggrediscono e non gli lasciano spazi. Prima a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, non riesce mai a cambiare passo ed a creare superiorità numerica. Probabilmente ha anche bisogno di tirare il fiato. 5,5

Schiattarella : generoso come al solito, è l’unico centrocampista che arriva al tiro. Non riesce però a saltare il diretto avversario, facendo un po’ di confusione quando si trova la palla tra i piedi. Fortunato in occasione del gol del pareggio a trovarsi nel posto giusto, ma anche bravo e freddo a realizzare il gol che, seppur facile, a Livorno qualche volta e da altri attaccanti, abbiamo anche visto sbagliare. 6,5

Paulinho : spettatore non pagante per tutto il primo tempo, quando viene sovrastato ed anticipato continuamente dai difensori avversari, anche a causa della mancanza di gioco del nostro centrocampo. Mai una volta viene cercato palla a terra, ma con lanci lunghi ed alti che sono facile preda dei centrali del Cittadella, nei confronti dei quali sconta diversi centimetri. Nella ripresa decisamente meglio quando alla prima palla giocabile si procurerebbe un rigore non dato dall’arbitro, sul cui proseguimento, l’azione porta al pareggio di Schiattarella. Sfrutta bene uno dei pochissimi cross fatti come si deve : tesi ed alla sua altezza. Avanti così 6,5

Dionisi : nel primo tempo fa reparto da solo, calciando prima fuori un non difficile tiro dal limite, poi divorandosi una nitidissima palla gol, dopo aver dettato bene un passaggio in profondità. Cincischia troppo in un’altra occasione quando, con più cattiveria e determinazione, avrebbe potuto provare a calciare in porta invece di volersi a tutti i costi sistemare la palla sul piede. Abbastanza velleitario in altre occasioni, nelle quali giochicchia un po’ troppo. Cala con l’avanzare dei minuti. Buono il movimento in occasione del pareggio del 2-2 quando si allarga invece di accentrarsi lasciando più spazio a Paulinho. 5,5

Belingheri : entra positivamente in partita trovando bene Paulinho dal limite, e di prima, in occasione del gol dell’1-1. Poi non ne indovina più una. Fuori dall’azione, quando si propone viene continuamente anticipato ed annullato fisicamente dagli avversari che peraltro, hanno un’ora di fatica nelle gambe più di lui. Doveva imprevedibilità e qualità. Niente di tutto questo. Anzi, talvota, deleterio ed irritante. 5

Knezevic : Entra a metà del secondo tempo posizionandosi al centro della difesa. Fa il suo compitino senza grandi affanni . 6

Bigazzi : impiegato solo negli ultimi minuti porta un po’ di vivacità e di fosforo nel reparto avanzato. Con più tempo a disposizione avrebbe potuto incidere molto di più, vista anche la stazza del reparto difensivo degli avversari. Senza Voto

Novellino : la squadra gioca male, anche perché è messa male in campo. L’ex pisano e Luci non possono convivere e, se proprio lo devono fare, davanti alla difesa ci deve stare il Capitano. Abbiamo giocato tutta la partita facendo lanci lunghi contro una squadra che in difesa aveva due torri. Mai una volta si è vista un’azione sulle fasce. Siamo d’accordo che con questa rosa non si possono fare miracoli e questi li lasciamo volentieri ad altre tifoserie più timorate, ma oggi il Walter ha sbagliato tanto. Ciliegina sulla torta l’incomprensibile avanzamento di Salviato a fare l’ala destra, che sa, come minimo, di stato confusionale. Speriamo sia momentaneo e non sia dovuto alla tensione nello spogliatoio, della quale avremmo anche fato volentieri a meno di venirne a conoscenza. Non vorremmo che diventasse un alibi. Ma non c’è proprio nessuno dei giovani che possa essere inserito in una squadra che ha diversi anelli deboli? 5

Andrea Simoncini

tratto da www.alelivorno.it

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Il daspo per l'Assata Shakur

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Assata-Shakur-AssicurautoCi voleva una fantasia malata per arrestare Alessio Abram, presidente della polisportiva Assata Shakur, militante del circuito Futbol Rebelde che col Chiapas zapatista ha costruito importanti ponti umani e sociali. Abram è da sempre ultrà dell'Ancona, impegnato in campagne contro il razzismo. La locale squadra anticrimine ha utilizzato un cavillo della legislazione speciale contro ultras e movimenti sociali. Il Daspo preventivo comminatogli pochi mesi fa per impedirgli di seguire l'Ancona è stato applicato anche alle partite della società dilettantistica di cui è cofondatore. Dunque Alessio non è stato imprigionato per aver partecipato a disordini di stadio o tumulti di piazza. L'operazione è scattata sabato scorso a Marina di Monte Marciano. Con l'impietoso risultato finale di 5-0, si era appena disputata una partita del campionato di terza categoria marchigiana tra la squadra locale, il Real Case Bruciate, e l'Assata Shakur, rappresentativa formata ad Ancona e dintorni sulla spinta dell'esperienza del Mundialito antirazzista che ogni anno si tiene nella città dorica.

La scorsa estate giunto alla decima edizione, il torneo registra la partecipazione di 15 comunità migranti e dieci squadre locali. Per oltre due mesi, in tutti i weekend, migliaia di persone appartenenti a diverse etnie si incontrano in un parco comunale. Giocano a calcio, mangiano insieme, ballano, discutono in pubblici dibattiti. Il grande successo dell'iniziativa ha indotto i promotori a formare una squadra e iscriverla al campionato di terza categoria. L'Assata Shakur, che oltre a calciatori italiani vanta ben 11 migranti tesserati, è un esperimento di riappropriazione del calcio dal basso, simile alla veneta San Precario ed a tante altre realtà analoghe. Abram è stato condannato a cinque mesi di reclusione perché il giudice non ha potuto disconoscere la violazione della normativa sul divieto di assistere a "tutte" le competizioni sportive. Il pm ha insistito sul fatto che la polisportiva è intitolata ad Assata Shakur, attivista afro-americana, a suo dire pericolosa terrorista. La Federazione ha rinviato «a data da definire» tutte le partite dell'Assata.

tratto da http://www.ilmanifesto.it

6 novembre 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Novembre 2011 20:25

Ici bat le coeur de tout un peuple. Il debutto del Club Africain nel campionato tunisino

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DSCF3898_-_CopiaRiparte, seppur con qualche mese di ritardo, il campionato di calcio tunisino. Per non creare sovrapposizioni con l'Aïd al-Adha, che domenica ha riunito le famiglie tunisine per il tradizionale pranzo con il montone, tutte le partite della prima giornata della Ligue 1 sono anticipate a venerdì 4 e sabato 5 novembre. La stagione si apre allo stadio Olimpique El-Manzah di Tunisi che vede di fronte il Club Africain e i gialloneri dell’Athletic Bizertien. Con degli amici raggiungiamo presto il quartiere El Manzah, e abbiamo tutto il tempo per un caffè appena fuori dall’impianto.

Nacim, supporter clubiste, mi spiega che c’è voluto del tempo per permettere l’avvio del campionato a causa degli svariati problemi legati alla sicurezza degli eventi sportivi. “Dai tempi di Ben Ali lo stadio è stato sempre uno spazio conflittuale con il governo e la polizia. Possiamo dire l’unico. Durante la Rivoluzione in termini di tenuta delle manifestazioni di piazza i tifosi delle squadre hanno dato il contributo più importante. Erano tutti nelle prime file, perché nelle curve avevano maturato la haine e la capacità di affrontare gli scontri. Per questo sono stati fatti tavoli sull’ordine pubblico e pensate delle leggi più restrittive prima di dare il via libera al campionato”.

Si riparte con 16 squadre. “Per evitare ulteriori tensioni – interviene Aymen - le retrocessioni dello scorso campionato sono state annullate”. Lo stadio è un gioiello architettonico: gli spalti si dispongono come a formare dei petali intorno al manto erboso. La capienza massima è di 45.000 spettatori. “C’è grande attesa per l’esordio ed è probabile che ci siano 30.000 persone sugli spalti, ma – precisa Nacim - solo perché il club non stampa più di 30.000 biglietti”.

Saranno decisamente meno, ma il Club Africain, anno di fondazione 1920, resta la squadra con il maggior seguito popolare e tifosi provenienti indistintamente da tutti i quartieri della capitale, anche se Bab DJedid, nella città vecchia, è il posto dove più di ogni altro si respira la cultura clubiste. Una cultura che viaggia su una strada lastricata di sfide, conquiste, simboli e rappresentazioni. A partire dal nome, garante di una coscienza politica, fino ai colori, il bianco e il rosso e al simbolo, la mezzaluna e la stella della bandiera nazionale, sinonimi di uno spirito di resistenza all’occupazione coloniale francese.

I controlli all’ingresso dei cancelli sono scrupolosi e a più riprese. Saliamo i gradoni e siamo dentro le virage nord. Nella massa che copre tutto il settore si riconoscono principalmente quattro grandi isole di tifosi che saltellano abbracciati e cantano cori che si sovrappongono tra loro. A est della curva i Dangers e i Nord Vandals, al centro “i vecchi” dell’African Winner e a sul lato ovest Les Leaders Clubiste. “Un tempo – mi rivela Mehdi – esisteva anche un gruppo organizzato di donne che poi è sciolto tra i vari gruppi presenti”.

A pochi minuti dal via, sulla pista d’atletica sfila la nazionale del Chad, mentre a centrocampo viene piazzato il logo gigante di una compagnia telefonica. Un addetto allunga il telone bianco del sottopassaggio dall’uscita degli spogliatoi fino a raggiungere la linea del fallo laterale. E’ il segnale: le squadre fanno l’ingresso in campo e contemporaneamente dal virage nord sventolano le aste coi bandieroni biancorossi.

L’atmosfera che si respira sugli spalti ha poco da invidiare alle più famose torcide sudamericane. “E’ dalle curve di squadre argentine come Boca Juniors e River Plate – confessa Mehdi - che abbiamo preso i ritmi, mentre dal calcio italiano la mentalità e i testi di cori e striscioni”.

Una decina di minuti di gioco e Mehdi  mi toglie da ogni imbarazzo. “La qualità del gioco non ha niente a che vedere con quella che si vede nei campi europei”. Fondamentali incerti, errori elementari nei passaggi, sviluppo del gioco assente. Ma intorno uno spettacolo che i più importanti campionati  d’Europa hanno perso, nel tentativo estremo di razionalizzare le passioni suscitate dal gioco, con un disciplinamento legislativo e culturale discutibile.

11’. Un destro da fuori area impegna il portiere clubista Ben Ayoub che in volo respinge sopra la traversa. “Zebbi!”, commenta intimorito Mehdi portandosi le mani sulla faccia. E’ il preludio del vantaggio ospite che arriva al 25’ con una punizione magistrale del fantasista Hadhria. L’incedere dei tifosi biancorossi non cambia, Mehdi chiede immediatamente una sigaretta.

A fronte della miglior organizzazione tattica del Bizertien, mi ricorda che “il Club è una squadra con tanti volti nuovi ancora da assemblare”. Il contropiede degli ospiti continua a fare sfracelli sul debole lato destro della difesa biancorossa. Mahdi rimedia sul palmares: “Nel 1991-1992 abbiamo fatto una grande impresa vincendo quattro titoli a disposizione: campionato, coppa di Tunisia, Champions League Africana e coppa Afro-Asiatica. Meglio del triplete di Mourinho”.

Per ammirare il vero Club Africain basta aspettare il fischio d’inizio del secondo tempo. In campo oltre a due nuovi giocatori, compaiono un ritrovato senso tattico e tanta spregiudicatezza sotto porta. Il pareggio arriva immediato con Ali Yaâkoubi, il sorpasso con Dhaouadi. La festa dei tifosi biancorossi subisce un contraccolpo con il definitivo 2-2- di Zway.

Vittoria sfumata. Mi invitano anche alla prossima partita. “Del resto – recita il sito ufficiale del Club Africain – la nostra storia non si riassume in poco tempo: ici bat le coeur de tout un peuple”.

Per Senza Soste, da Tunisi, Orlando Santesidra

7 novembre 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Dicembre 2011 20:54

Livorno-Pescara 3-1. Si sblocca Paulinho

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zemanDopo 13 giornate a secco si sblocca finalmente Paulinho che con una doppietta trascina il Livorno ad una sonante vittoria con il Pescara, che si ferma all'Ardenza dopo 5 vittorie consecutive. Ospiti in vantaggio al 21' con Cascione che sfrutta un pasticcio di Perticone e batte l'incolpevole Bardi. Il Livorno, al contrario delle ultime uscite, non si smarrisce e trascinato da Paulinho ribalta il risultato. Al 23' su calcio di punizione il brasiliano interrompe finalmente il digiuno di gol e riporta il risultato in parità. Toltosi di dosso il peso psicologico della lunga assenza dal gol, Paulinho concede il bis al 37' e, ricevuta palla da Filkor, salta con un pallonetto l'estremo difensore biancoazzurro Pinsoglio e accompagna la palla in rete di testa per il 2 a 1. Prima del riposo il Livorno potrebbe segnare ancora con Bigazzi che sfiora il palo in contropiede. Nella ripresa il Pescara cerca il pareggio ma è il Livorno che chiude la partita con il neo entrato Barone che, lanciato da un colpo di tacco di Bigazzi, batte per la terza volta Pinsoglio. Pochi minuti dopo in contropiede ancora Barone, liberato da un velo di Paulinho, ha la palla del definitvivo KO ma calcia di poco a lato. Nel finale forcing del Pescara ma il risultato non cambia e gli amaranto festeggiano una prestigiosa vittoria, la seconda in casa dall'inizio del campionato, ampiamente meritata.

Reti: 21' Cascione (P), 23' e 37' Paulinho, 14'st Barone (L)

Livorno (4-3-3): Bardi; Salviato, Perticone, Bernardini, Lambrughi; Filkor (38'st Belingheri), Luci, Remedi (11'st Barone); Schiattarella (28'st Piccolo), Bigazzi, Paulinho
In panchina: Mazzoni, Dell'Agnello, Meola, Prutsch
Allenatore: Walter Alfredo Novellino

Pescara (4-3-3): Pinsoglio; Zanon, Brosco, Capuano, Balzano; Cascione, Verratti, Gessa (21'st Togni); Sansovini, Maniero (21'st Immobile), Insigne
In panchina: Cattenari, Petterini, Romagnoli, Soddimo, Kone
Allenatore: ZdeneK Zeman.

Arbitro: Cervellera di Taranto
Collaboratori: Posado, Ranghetti

Ammoniti: Brosco, Balzano, Verratti (P), Filkor, Salviato (L)
Recuperi: 2' e 5'

***

Bardi: si disimpegna molto bene nelle occasioni in cui viene sollecitato, due punizioni e un paio di uscite tempestive. Infonde sicurezza a tutti. Ha anche il merito di aver suggerito a Paulinho l’angolo in cui piazzare la punizione del fondamentale pareggio, conoscendo Pinsoglio grazie alla Under 21. Voto 7

Salviato: riscatta la scadente prestazione di Padova con una partita senza sbavature, grintosa e piena di volontà. Voto 6

Perticone: azzarda un dribbling, perde la palla e Cascione porta in vantaggio il Pescara. Potrebbe crollare il mondo a chiunque, ma la stoffa del capitano mica tutti ce l’hanno. Su quell’errore Romano costruisce una gran partita, gettando grinta e sudore in campo, chiudendo gli spazi che ci sono. Va detto che, qualora la partita fosse finita diversamente, il suo errore avrebbe avuto, purtroppo, un altro peso: in questa situazione tutto sfuma. Voto 6.5

Bernardini: sempre tempestivo, le piroette dei veloci avanti biancocelesti non lo incantano, Voto 6.5

Lambrughi: talvolta soffre la velocità degli avversari ma tiene bene il colpo. Voto

Filkor: il giovane magiaro è entrato in punta di piedi ma, partita dopo partita, si è conquistato un posto al sole nel centrocampo amaranto. Solido ma agile, grintoso ma dai piedi abbastanza educati, riesce anche a inventare un assist splendido per Paulinho che ringrazia e segna la seconda rete. Voto 7

Belingheri (dal 38° st): pochi minuti per lui. Senza voto.

Luci: grande. Occupa la posizione dello squalificato Genevier, davanti alla difesa, e interpreta il ruolo alla perfezione sprizzando vitalità. All’occorrenza si porta in avanti e fornisce un ottimo contributo anche lì. Voto 7.5

Remedi : molto bravo anche lui, il centrocampo dei giovani è davvero un bel vedere. Voto 6.5

Barone (dal 12° st): entra immediatamente in partita, e ci mancherebbe data la sua grande esperienza. Abilissimo negli inserimenti, facilitato dall’inesistente filtro degli adriatici, segna una bella rete sfruttando il numero di Bigazzi e se ne divora un’altra forse anche più semplice non sfruttando il bellissimo velo di Paulinho. Voto 6.5

Schiattarella: è tornato l’omino Duracell. Se avesse piedi educati giocherebbe altrove, al Livorno va bene anche così, a fare chilometri sulla fascia destra rincorrendo chiunque. Voto 6.5

Piccolo (dal 28° st): fa il suo, senza brillare eccessivamente. Voto 6

Bigazzi: all’ala con licenza di appoggiare Paulinho cercando gli inserimenti. E’ molto attivo, cerca sovente la conclusione e almeno in due casi sfiora la rete di poco. Abile anche dribbling e nel controllo di palla: bellissimo il suo assist di tacco che vale il goal della sicurezza firmato da Simone Barone. Voto 7

Paulinho: una sola parola, finalmente. Fortunatamente Novellino non ha dato ascolto a chi scrive che, dopo Padova, auspicava un po’ di panca per il brasiliano. Oggi, oltre a mostrare la solita buona volontà e un ritrovato tono atletico, segna una bellissima e importantissima doppietta. Rompe il ghiaccio con una bella punizione alla destra di Pinsoglio, chiude lo show saltando con il classico sombrero il portiere e appoggiando la palla in rete di testa, lanciato dal bel passaggio di Filkor. Non fermarti più, ragazzo che viene dal caldo. Voto 8

Novellino: bravo. Capisce che giocare chiusi non serve a conquistare Zemanlandia, quindi ordina ai suoi discepoli di prendere in mano l’iniziativa e di non lasciarla più. I biancocelesti restano un po’ disorientati, forse si mostrano leggermente supponenti, e non riescono mai a girare il segno dato dal Livorno alla gara. Eppure, grazie ad un errore del Livorno erano pure riusciti a passare in vantaggio. Qui la grinta dell’uomo di Montemarano deve essere passata nella testa dei nostri ragazzi perché non c’è abbattimento: palla al centro e ricomincia l’offensiva che, tre minuti dopo porta al pareggio, e tredici minuti appresso al giusto vantaggio.
Non sono molte le squadre che lasciano lo spazio che lascia Zeman, sabato al Tombolato sarà ben altra storia: però è bello gioire per una vittoria ottenuta col bel gioco. Voto 7.5

Ivano Pozzi

tratto da http://www.alelivorno.it

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