Stalli blu: fare cassa scontentando tutti (o quasi). Ecco perchè

La sosta a pagamento scontenta tante persone: cittadini, commercianti, mamme e professionisti. Cerchiamo di capire perchè, oltre le strumentalizzazioni politiche

Gli stalli blu scontentano tutti? Pare di sì, o quasi. Questa mattina decine di persone si sono presentate sotto il Comune a protestare contro questa misura che cambierà il modo di usare l’automobile a Livorno, nel bene e nel male. Andiamo ad analizzare perchè, premettendo che probabilmente questa mattina in piazza ci sarebbe stata una parte di opposizione e di cittadini anche se fosse stata fatta l’operazione più bella del mondo, sia perchè ogni decisione è buona per opporsi politicamente, sia perchè, lo vediamo anche con il Porta a Porta, una parte di città è molto restìa ad ogni tipo di cambiamento. Viviamo in una città con un’età media molto alta con molti concittadini che nella scala dei valori mettono la comodità al primo posto, anche a discapito di altri valori o obiettivi collettivi. Ma andiamo a vedere nel dettaglio e nella motivazione politica cosa porteranno queste “strisce blu” e perchè ci sono molte cose che non vanno.

Fare cassa. Partiamo con i numeri. Il valore di questa operazione è previsto in 2,5 milioni all’anno di cui il 40% andranno direttamente nelle casse del Comune. La gestione invece è affidata alla società Tirrenica Mobilità (sponsor principale del Pisa Calcio, lasciateci almeno la battuta) mentre le strisce blu le sta materialmente dipingendo AVR, l’azienda che fa anche il servizio spazzamento per Aamps e che è stata nei giorni scorsi al centro della questione “braccialetti”. Sappiamo tutti che i Comuni sono strozzati dal patto di stabilità e che la spending review in questi anni ha diminuito notevolmente i trasferimenti e quindi i bilanci comunali. Quindi fare cassa non è solo un’esigenza di Livorno ma lo è anche di molte altre città e la sosta blu è diventata uno strumento per avere denaro fresco (nel caso di Livorno circa 1 milione l’anno) tassando le auto ed il loro uso. Non è un caso che lo scorso maggio in Consiglio Comunale fu anche votata la modifica dello statuto di Spil che dallo scorso anno si può occupare anche dei parcheggi a raso. Anche lì, dopo la “vendita” degli ori di famiglia (la Paduletta) urgono entrate alternative.

Sicurezza ed ambiente. Naturalmente e non sorprendentemente, l’amministrazione comunale ha fatto passare questa decisione con 2 parole d’ordine: scelta ecologica e per la sicurezza. Ecologica perchè disincentiva l’uso dell’auto, per la sicurezza perchè i nuovi stalli dovrebbero porre un freno alla sosta selvaggia, far rispettare le distanze dagli incroci e tenere più libere le carreggiate. Su questo non ci piove, così come non ci piove che l’uso scriteriato dell’auto sia un’abitudine da combattere per avere una città con un’aria più respirabile. Se il disegno generale di questo inserimento degli stalli blu avesse le potenzialità per realizzare questo nel rispetto delle esigenze dei cittadini, saremmo qui a dire bravo al sindaco così come abbiamo fatto altre volte. E saremmo qui a scrivere che i livornesi non sono disposti mai a cambiare una virgola del loro stile di vita anche quando questo è sbagliato oppure non coincide con un sano obiettivo collettivo.  Ma purtroppo non è così, almeno non lo è a livello di sistema.

Misure compensatorie.  Perchè allora la situazione non è come l’amministrazione vuol far credere? Perchè a Livorno non esiste un nuovo piano della mobilità strutturato e perchè tutta questa operazione avrebbe un senso se nel frattempo fossero state messe in campo misure compensatorie ed alternative che permettano ai cittadini di scegliere mezzi alternativi all’auto, prima di tutto un potenziamento dei mezzi pubblici. In secondo luogo i parcheggi di scambio. Non scordiamoci che Livorno non è un borgo fortificato raggiungibile a raggiera e da ogni lato (vedi Lucca ad esempio) ma è una città che si estende per 9 chilometri lungo la costa e che entra per 5 chilometri all’interno. Quindi è una città molto estesa che non è raggiungibile da un lato (quello del il mare) e con un centro storico attaccato al porto e alla stazione marittima (vedi ad esempio il problema dei parcheggi in Venezia ripresi dall’Autorità Portuale per farci un nuovo ingresso ai traghetti). Insomma è una città che non ha un centro raggiungibile a 360 gradi e nemmeno un punto di riferimento unico di arrivo, quindi non è facile per molti rinunciare all’auto senza un sistema molto solido di trasporto alternativo.

Chi ci guadagna e chi ci rimette. Andiamo al sodo. A nostro avviso ci rimettono in parecchi, ma ci sono da fare differenziazioni a seconda delle zone. In soldoni (è proprio il caso di dirlo), laddove c’era già “la lettera” in linea generale i negozianti non dovrebbero rimetterci visto che prima nessuno poteva posteggiare nella zona mentre ora sì. Poi si sa, prima parcheggiava anche chi non aveva la lettera ma era sempre sottoposto a multa e non si può fare certo un ragionamento basato sull’infrazione sistematica delle regole. Ci rimettono invece i residenti che ora devono dividere i propri posti con chi viene da fuori zona ma soprattutto perchè, con la tracciatura delle strisce, in certe zone sono stati persi decine di posti auto in strade dove già era un’impresa trovare posto. Borgo Cappuccini è l’esempio più lampante anche perchè è un quartiere “stretto” e dal momento che tracci le strisce in terra poi per legge non ci sono le misure per tracciare e parcheggiare sui due lati. In Borgo San Jacopo come in via Verdi, ad esempio, il dimezzamento dei posti auto sarà un caos per molti residenti. Diversa la situazione dove il parcheggio era libero “senza lettera”, lì probabilmente i negozianti saranno i più penalizzati mentre i residenti avranno un vantaggio una volta acquistato il “pass” con 30 euro. Sul viale Italia, ad esempio, chi ha una attività rischia di essere penalizzato in modo sostanzioso anche se la tariffa è rimasta bassa (0.50 all’ora). Poi c’è la situazione di corrieri e professionisti. Medici e giornalisti ad esempio avranno 2 ore libere di parcheggio. I pass rosa delle neomamme invece perderanno valore perchè potranno sì parcheggiare in Ztl e Zsc ma non sulle strisce blu (infatti il loro costo è precipitato da 90 a 30 euro). C’è da aggiungere inoltre che le tariffe sono altissime (eccetto viale Italia che costerà 0.50 all’ora ma d’estate si pagherà fino a mezzanote fino ad un massimo di 5 euro al giorno). Nelle zone centrali le tariffe arrivano a 3 euro già nella seconda o terza ora. Andare dall’avvocato, dal dottore, dal pediatra o dai genitori anziani sarà un costo in quasi tutte le zone della città.

Quale alternativa? Qualcuno potrebbe contestarci che allora siamo per lo status quo, con la città a misura di macchina, la sosta selvaggia e la proverbiale regola del “faccio come mi pare”? Certo che no. Probabilmente in una zona caotica come via di Salviano le strisce blu hanno messo un po’ di ordine (anche se non sappiamo delle ricadute sul commercio), ma è altrettanto chiaro che se l’obiettivo è il disincentivo all’uso dell’auto, l’unico strumento e l’unica discriminante non può essere quella del pagamento perchè serve innanzitutto un sistema alternativo ben strutturato, ed al momento non c’è basta vedere cosa deve fare uno che sta in periferia per arrivare sul mare in bus senza tenere di conto ogni quanto passano. Alla fine quella sull’auto diventerà una tassa che però non è progressiva ma colpisce ricchi e poveri alla stessa maniera. Quindi chi se lo può permettere non lascerà la macchina a casa, chi non se lo può permettere ce la lascerà controvoglia. La prima mezz’ora gratuita ad esempio poteva essere una soluzione che calmierava la situazione?

Il nostro principale timore è che a rimanere danneggiati saranno i cittadini più deboli e che hanno bisogno della macchina mentre a livello commerciale a guadagnarci saranno soprattutto ipermercati e grandi agglomerati commerciali con parcheggi privati come Porta a Terra e Levante. Insomma, il rischio è che poi alla fine il risultato sia l’opposto di ciò che era scritto nel programma di questa amministrazione che voleva favorire il piccolo commercio e ristabilire la centralità dei quartieri.

Noi nel frattempo attendiamo un piano della mobilità strutturato della città dove le misure sono prese con coerenza e sono legate l’una all’altra. Sappiamo bene, inoltre, che il concetto di “partecipazione” non è semplice da mettere in pratica ma non si può nemmeno pensare che lo strumento di dialogo, confronto e di informazione dei cittadini sia l’abuso (a volte scriteriato) della pagina Facebook del sindaco, sempre settata in modalità propaganda spinta.

redazione, 27 aprile 2018

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