Nel settembre del 2009 moriva un mio amico musicista livornese che viveva da parecchi anni a Londra. Con lui ho visto, nel luglio 2009 a Villa Corridi, il concerto dei Gong capitanati da un vegliardo David Allen: uno splendido e intenso live tanto che il mio amico mi disse che un concerto del genere non era mai riuscito a vederlo nei suoi anni londinesi... L’affermazione mi sembrò un po’ esagerata ma, a distanza di un anno, le sue parole mi sono rimbalzate dentro e ne ho colto, soltanto adesso, il loro valore. Si trattava di un concerto di una band che ha fatto la storia del rock mondiale che poteva essere visto in una città provinciale e piccola come la nostra , parcheggiando un motorino a 200 metri dal palco. In quella frase vi era un po’ di tutto ricordi adolescenziali, critica musicale, riflessione sociale sulla nostra città, impossibilità di ritornare indietro ... e sicuramente qualcos’altro.
Sicuramente Livorno, come le nostre mediocri città italiane, riflette questa crisi economica, politica, culturale e globale che arriva fino al nostro tempo libero e al nostro modo di considerare gli spazi che ci circondano. Luoghi non luoghi (Augè) che non permettono alle nuove generazioni di crescere insieme alla musica,al teatro, ad un progetto culturale di fondo che sia legato al territorio che ci circonda e ad una comunità di base che condivida speranze e lotte, difficoltà e desideri, amicizia e arte.
Livorno sta morendo per mancanza di lavoro e di progetti, di movimenti che nascano spontaneamente al di fuori di quei meccanismi istituzionali ormai logori e corrotti e di speranze verso un futuro di un intera comunità (e non di un singolo individuo che può avere successo in un campo volutamente separato dalla realtà come quello musicale tipo x factory o star d’oltreoceano).
Ecco, volevo parlare dei Gong e di quello che hanno rappresentato nella storia della musica mondiale ma sono finito a lamentarmi della mia città e dei suoi spazi. Ma, forse, bisogna ripartire da qui per contrastare questo sistema globale che arriva , attraverso i suoi meccanismi economici e sociali di controllo e di persuasione, ben oltre le nostre singole percezioni. Allora, in qualche modo , potremmo riuscire ad “ ascoltare” altri splendidi concerti e potremmo apprezzare, in maniera costruttiva, i capolavori della musica .
Per il momento consiglio vivamente di sentire “The Flying teapot“ dei Gong, la loro gemma indimenticabile che unisce ironia e sound corposo, semplicità e irruenza, fiaba e teatro, Zappa e Jefferson Airplane e altre stramberie musicali in modo naturale .
E un grazie sincero a Luca che me li ha fatti scoprire a tempo debito.
Video: Gong - How To Stay Alive
17 settembre 2010
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