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Beirut e The National. Una cartolina da Ferrara sotto le stelle

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the-national082La fila all'ingresso è ancora lunga, ma piano piano il serpentone scivola sotto gli archi ed entra in Piazza Castello. C'è ancora luce a Ferrara, ma i festival seri, cominciano all'ora stabilita. Sono le 20.45 e parte un urlo. L'orchestra di Zach Condon è sul palco e attacca la litania. Il pubblico ondeggia rapito sulle note di Nantes. E' questa la presentazione ferrarese dei Beirut, very special guest di una serata (sold-out) che proseguirà sotto le stelle coi The National. Il concerto d'apertura è un piccolo sogno di mezza estate. Un ensemble di violoncelli e fisarmoniche, ukulele e sax, trombe e chitarre, che portano visioni ed evasioni. C'è l'est Europa nelle canzoni dei Beirut, una sorta di primo amore balcanico che non si scorda mai, c'è l'eco romantico e struggente della Francia, vista dalle ruote panoramiche di Parigi o nel ricordo di un'avventura notturna con una prostituta marsigliese e c'è una cartolina anche dall'Italia, il bel paese che gli ha lasciato l'anima di frantumi. Quindici amabili esecuzioni per più di un'ora di concerto, che pesca perle sparse in tutti i dischi e gli Ep della band: Gulag Orchestra, The Flying Club Cup, Long Gisland, Elephant Gun, March of Zapotec, e anticipa alcuni brani di The Rip Tide, prossima uscita, prevista per il 30 agosto 2011. Alle 22.30 è l’ora dei National. Forse anche per merito della complicità del buio e di un gioco più caldo di luci, degli spazi ormai tutti riempiti intorno al palco, l'attacco di voce di Runaway sprigiona un'intensità emotiva che subentra d’impatto alla performance precedente. Il coinvolgimento del pubblico è cosa fatta dalle prime note e la sequenza dei brani non fa che accrescere il trasporto: Anyone’s Ghost, Secret Meeting, fino alla super hit Bloodbuzz Ohio e Slow Show. Il concerto è lungo, equilibrato tra ballate, in cui la voce da baritono di Matt Berninger dà il meglio di sé, e pezzi di rottura (“Abel”), che le 5.000 anime strette in Piazza Castello accompagnano ondeggiando in una danza unanime. Il front-man si comporta come tale, schiaffeggiando più volte il microfono e improvvisando battute e passeggiate sul pubblico. Dopo aver cantato una ventina di pezzi (tra cui England, Fake Empire, Terrible Love) Matt Berninger e band dedicano il finale alla versione acustica di “Vanderlyle Crybabe Gets” accompagnati dai musicisti dei Beirut. Gli applausi che insistono nel tempo non sono di circostanza. Ecco cosa racconteremo ai figli che non avremo.

helicon 

8 luglio 2011

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