Uscirà questo 27 gennaio il secondo disco della band Livornese The Walrus, prodotto da Garrincha Dischi e distribuito dalla Venus, dal titolo Hanno ucciso un robot. Ottimamente mixato e, visto che anche l'occhio vuole la sua parte, corredato di un'interessante grafica per la copertina, questo lavoro presenta numerosi pregi, non ultimo la durata. Undici brani per un ascolto che complessivamente dura 33 minuti e 58 secondi, elemento che poggia totalmente a suo favore.
LE VOCI DEI THE WALRUS
Struttura e progressioni non presentano niente di nuovo, sebbene la realizzazione musicale sia esemplare e accattivante; ciò che valorizza veramente tutto il disco sono le voci. da segnalare la prestazione di Marta Bardi, a tratti sensuale ("Specchio"), a tratti leggera ("Lento erotico","Shirley Temple") ma sempre convincente. Da un punto di vista strumentale, un plauso va fatto alla chitarra di Pellegrini, sempre graffiante e caratteristica del suono di questo gruppo.
Ma altrettanto importante è la ritmica, l'intreccio tra basso e batteria anche quando lasciato da solo non fa percepire vuoti armonici di sorta. Un'ottima amalgama basata su figurazioni semplici, che fanno respirare e che evidenziano con maggiore forza gli stacchi più originali del disco.Basti ascoltare ai finali di brani come “Macchina volante” o “Specchio”
Ma altrettanto importante è la ritmica, l'intreccio tra basso e batteria anche quando lasciato da solo non fa percepire vuoti armonici di sorta. Un'ottima amalgama basata su figurazioni semplici, che fanno respirare e che evidenziano con maggiore forza gli stacchi più originali del disco.Basti ascoltare ai finali di brani come “Macchina volante” o “Specchio”
POP MA NON BANALE
Anche nei pezzi che presentano le melodie più chiare e orecchiabili non si scade mai nella banalità o nel clichè della frasetta pop; brani come "Hollywood non impara mai", "Lento erotico" o "Shirley temple" ne sono la dimostrazione, inoltre queste ultime due sono quasi più parlate che cantate, aggiungendo un tocco di classe a un già ottimo lavoro.
Complessivamente non sono riuscito a trovare punti deboli in tutto il disco, se si esclude "Il tipo giusto" che non mi ha convinto del tutto, non tanto per la qualità musicale quanto piuttosto in relazione agli altri brani dell'album. Perfetta la traccia di chiusura, "Non puoi fare finta", esplosiva, con una voce accattivante che sormonta il muro sonoro degli strumenti. Questi ultimi scatenano un suono aggressivo e una grinta presente negli altri brani, ma saggiamente controllata e lasciata sottotraccia per non pregiudicare l'insieme e l'impasto vocale.
Album da comprare, avere ed ascoltare.
Complessivamente non sono riuscito a trovare punti deboli in tutto il disco, se si esclude "Il tipo giusto" che non mi ha convinto del tutto, non tanto per la qualità musicale quanto piuttosto in relazione agli altri brani dell'album. Perfetta la traccia di chiusura, "Non puoi fare finta", esplosiva, con una voce accattivante che sormonta il muro sonoro degli strumenti. Questi ultimi scatenano un suono aggressivo e una grinta presente negli altri brani, ma saggiamente controllata e lasciata sottotraccia per non pregiudicare l'insieme e l'impasto vocale.
Album da comprare, avere ed ascoltare.
Scritto da Andrea Pistorio
pubblicato su: http://www.roarmagazine.it
| < Prec. | Succ. > |
|---|















