Non c'è il pubblico delle grandi occasioni, nemmeno vibrazioni d'attesa nell'aria. E' segno che un lustro vale, nel mondo della musica, un'eternità. One Dimensional Man hanno rappresentato e rappresentano quanto di meglio il panorama noise italiano ha offerto e offre. E andare a scomodare le etichette è riduttivo e limitante: si parla di un grande gruppo rock e basta. E' questa la grandezza di ODM, non essere solo noise che si ispira a noise, ma riuscire a portare con sè gli Shellac e i Butthole Surfers, i Therapy? e i Jesus Lizard o i Black Flag. Senza mai perdere di vista l'idea di canzone e di palco: parlare di cosa si conosce e picchiare duro.
Magari è questo il limite che fa sì che al gruppo veneto non sia riconosciuto il giusto tributo dalle nuove generazioni di ascoltatori: troppo crudi e diretti, forse, per chi è abituato alla ricerca dell'etichetta a tutti i costi, dell'arrangiamento elettronico forzato, dell'aggiunta di elementi piuttosto che dell'impatto delle chitarre.
Pierpalo Capovilla, Giulio Ragno Favero (per chi scrive una delle figure chiave della musica indipendente italiana degli ultimi anni) e il nuovo entrato Luca Bottigliero (una macchina) salgono sul palco dopo i sufficienti Butcher Mind Collapse (noise acido dai tratti blues, una sorta di Royal Trux in trip industriale) e, senza tante cerimonie, attaccano: My Ship, Annalisa! e Saint Roy sono una bella botta, ora come 10 anni fa. Si va avanti per un'ora abbondante, spaziando per tutta la produzione "storica" della band: You Kill Me viene riproposto quasi interamente, insieme a diversi estratti da 1000 Doses Of Love. Dall'ultimo Take Me Away è estratta l'obbligatoria Tell Me Marie, concessione melodica (che comunque dal vivo viene rivestita di rumore) ad un concerto senza pause. E' questo che hanno da insegnare ancora a molti: Capovilla lascia le sue pose istrioniche e da divo al Teatro Degli Orrori e, costretto dietro al basso, pensa solo a spettinare i presenti.
C'è tempo anche per un inedito, Crazy, che dovrebbe andare a far parte del loro nuovo disco previsto per giugno (prendere nota: la collaborazione con Eugene degli Oxbow è attesa, almeno da me, come pietra angolare del noise rock tutto). Un pezzo che stenta a decollare, almeno nella sua prima parte. Vedremo.
Infine, come era lecito aspettarsi da un uomo come Capovilla, un sentito ricordo per Vittorio Arrigoni. A lui va l'ideale dedica del concerto, il miglior tributo che un musicista possa offrire per salutarlo e ringraziarlo.
Per Senza Soste, Luis Vega
17 aprile 2011
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