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La nostalgia dei fiaschi del vino. Lagwagon al The Cage

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lag1“Mi sono sfatto di droghe, mi sono sfatto di alcol. Ma sono ancora vivo”. Inizia col futuro epitaffio di uno dei “mille visi che non si vede da vent’anni” il ritrovo al The  Cage di sabato scorso, dove con la scusa dei Lagwagon che suonano (quasi unica data italiana) si mescolano, senza confondersi troppo, più o meno tre generazioni di scalcinati fedeli al melodico con brio.

Banda californiana nata in un posto chiamato Goleta, i Lagwagon impastano a mani sudice quello che voci vociferano sia uno degli ultimi concerti prima di aprire un chiosco di birre ai Tre Ponti. E non farebbe certo male al nostro ex porto franco una miscelina di rutti pesanti e accordi melodici da gustare in collo ai tramonti dell’estate che inizia. Anche perchè se i bimbi giovani si esaltano ancora a far vedere i tatuaggini con la scusa del pogo, quelli più grandi rimangono un gocciolino in disparte, alternando facce gioiose a facce seriose, del tipo “questo pezzo me lo ricordo, questo pezzo mai sentito”, e riassaporano gli anni addietro senza la portata filosofica di Proust, ci mancherebbe altro, ma con quella vorace nostalgia dei toraci senza peli che a ricordarsela ogni tanto ci s’aiuta a digerire gli odierni sconforti. E l’esca adatta al rimuginìo è un gruppo di pagliacci punk che hanno passato da un po’ la trentina, ma che ancora fanno muovere i culi intessendo lenze di melodie da fischiettare attorno a dei bei rocchetti di rumore spesso, e soprattutto veloce. Colonna sonora ideale per calori e passati dolci, ribotte al Sonnino e fumate in cabina, siuschi e lag2sciagattate dal trampolino, scritte sui muri e biciclette rubate a Pisa, la bimba che ci garba e il bimbo che garba a lei, ciuccioni dati male ma poi cazzotti dati bene, e così via lungo la via per cui ci ritrovammo su una poltrona oscura.

Tra l’Ave Maria di Schubert e Brown Eyed Girl di Van Morrison alla fine finiscono di suonare anche loro. Sul bis calato ad esaudire il “one more song” intonato dal pubblico, a qualcuno scende pure una lacrimuccia. “Alien 8” e “Making Friends” sono in Double Plaidinum, e Double Plaidinum è del 1997. 15 anni fa s’era giovani sul serio, e più o meno dove stanno loro c’erano ancora le torri gemelle.

Fuori il tempo di una sigaretta, e poi a letto belli caldi.

A chi arriva tardi perchè dormiva il concetto che riassume la serata è espresso bene. 

“Se l’ho sentiti? Non hai capito ciccio. Non è che l’ho sentiti, ero sul palco a sonà con loro”

Lagwagon e fiaschi del vino si sarebbero tanto garbati.

Per Senza Soste, Bojo

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