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La storia finisce altrove. Il Teatro degli Orrori in concerto a Livorno

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teatro_degli_orroriLa nostra storia spesso non finisce da dove parte. Costretti o coscienti, superiamo un confine, piombando in quella doppia assenza che contrassegna una migrazione. Come si riempie quel vuoto, tra utopia e sofferenza, amore e solitudine, è il motivo ricorrente dell’ultimo disco de Il Teatro degli Orrori, “Il mondo nuovo” (La Tempesta Dischi, 2012). Sedici tracce, altrettante biografie, storie di una società che cambia e si confonde, ma fatica a farci stare insieme, sopraffatta dai tanti piccoli egoismi.

Livorno è la prima tappa toscana del tour di presentazione. The Cage sold out, attacco alle 23 e il cuore batte frenetico con Rivendico, canzone d’apertura del disco. Pierpaolo Capovilla è subito in scena. Non curante che dal palco ne uscirà solo due ore dopo, irrompe in tutta la sua fisicità, si spinge verso il pubblico, impreca e ammutolisce all’improvviso, caricando ogni gesto e silenzio. La guerra civile dei nostri giorni scorre nella scaletta della serata (Skopje, E’ colpa mia, Monica) e si arriva a Ion, omaggio a Ion Cazaku, l’ingegnere rumeno morto a Varese nel 2000, bruciato vivo dal suo datore di lavoro. Capovilla introduce la storia, prende tempo nel racconto dei particolari e cerca complici, nel ricordo e nell’applauso. Livorno risponde.

L’elettronica ridisegna Direzioni diverse, la politica incrocia la poesia in A sangue freddo, il singolo Io cerco te scatena una feroce danza collettiva. Il gran finale con Adrian, La canzone di Tom e Compagna Teresa. Pierpaolo Capovilla incassa l'entusiamo del pubblico e saluta (Dirmi addio). Sul palco rimane la band per un ultimo vuoto da riempiere. Con tutta la crudeltà del suono.

Per Senza Soste, helicon01

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