Con l’anteprima nazionale del tour di Nada, accompagnata per l’occasione dagli Zen Circus, giovedì 19 maggio 2011 parte al The Cage Theatre un festival dal nome impegnativo, “Livorno Brucia”. Artisti importanti del panorama nazionale e internazionale si alterneranno sul palco di Villa Corridi dal 19 al 23 maggio: Nada, Melissa Auf Der Maur (sabato 21), Meat Puppets (domenica 22) e Shellac (lunedì 23). Al di là dell’ottima proposta artistica del festival, occorre però sottolineare, ancora una volta, l’utilizzo improprio del nome “Livorno Brucia”, storica rassegna dello scenario musicale cittadino, legata a doppio filo con l’esperienza degli spazi sociali e dell’autogestione. “Livorno brucia” nasce infatti con una delle prime occupazioni avvenute a Livorno, nella primavera del 1989. Villa Sansoni, l’edificio occupato, fu il primo ad ospitare la rassegna, che voleva affermare una Livorno “sotterranea” che brucia per illuminare di idee e di passione a dispetto di istituzioni che con le loro politiche rivolte al mercato disgregano il tessuto sociale. Il movimento livornese, è noto, emerge e s’inabissa nel tempo (sgomberi, dissidi interni, problemi economici) e per avere una nuova edizione di “Livorno brucia” occore avanzare fino all'occupazione del centro sociale Godzilla nel '90. Questa volta la struttura ospitante è al palazzina di via dei Mulini, dopo che l’esperienza di Villa Sansoni era finita con i colpi di pistola sparati in aria da un vigile urbano. Per il movimento livornese “Livorno brucia” torna ad essere un palco per permettere ai gruppi della città di uscire dai fondi e valorizzarsi agli occhi di tutti. Ma il “mostro Godzilla” s’inabissa ancora e così tra il ’90 e il ’92 la rassegna emigra a Pisa nei locali dell’ex “Macchia Nera” dove si contano due edizioni. Nel dicembre ’93 è occupato il “Teatro delle Commedie”, che ospiterà "Livorno Brucia", ma anche questa volta la strada fatta dagli occupanti è breve ed è loro sbarrata nel gennaio ’94. Con l’entrata in politica di Berlusconi e la crisi politica dilagante nel paese, la piazza si rianima e nascono nuove esperienze, ma occorre attendere il settembre del 1998 e successivamente il giugno ’99 perché si torni a parlare di “Livorno brucia”, in entrambe le occasioni, realizzato all’interno della Fortezza nuova. Ad organizzare l’evento è il movimento spazi sociali della Federazione anarchica. Poi silenzio fino all’aprile 2003, quando il “The Cage” ripropone il festival all’interno dei suoi locali, suscitando qualche malumore. A giugno, però, qualcuno ha pensato di riprendere subito il significato storico dell’iniziativa e nel parco antistante i “Tre Ponti” (Largo Cristian Bartoli) va in scena “Livorno ri.brucia”, promossa e organizzata dal centro sociale “Godzilla 2001” in collaborazione con il movimento studentesco livornese. Sono i giorni dell’attacco all’articolo 18 e la festa si riempie di contenuti a favore dei diritti dei lavoratori. Sono tredici le band che si alternano in una due giorni: Humanoira, Radio Mosquito, Taster’s choice, 7 Years, Appaloosa, Monotorakiki e No Radical Change il primo giorno, Manifesto, Unsifted, Tequilla, Raid 69, Indovena e Unità 3 nel secondo. Nel 2005 è la storica struttura del cinema Odeon, destinata a tramutarsi in parcheggio, a essere oggetto di tre giorni di occupazione da parte del movimento livornese sugli spazi sociali. Ed è proprio sul palco dell’ex cinema che “Livorno Brucia” torna ad essere ospitato, supportato dall’appoggio delle band cittadine anche sul piano dell’organizzazione. Nel 2008 ad essere occupata dal movimento antagonista livornese è la Gran Guardia, un altro cinema del centro destinato alla chiusura. Il secondo giorno di occupazione giovani band cittadine si esibiscono all'interno del festival "Livorno brucia!". Dopo qualche anno di silenzio, il nome del festival, come accennato ad inizio articolo, torna a comparire, senza band cittadine, all’interno di uno spazio e di una rassegna che poco ha da spartire con le caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto. “Livorno Brucia” è il festival della musica che cerca nuovi spazi per farsi conoscere, li occupa, li autogestisce. Chi sale sul palco è legato alla città, partecipa a un evento che rivendica un’altra gestione del bene pubblico, promuovendo relazioni dal basso. Chiaramente nessuno detiene l’esclusiva sull’organizzazione del festival, che è passata attraverso tante mani e tante teste, ma nessuno dovrebbe stravolgerne i contenuti, quelli sì, bagaglio inseparabile dell’orda d’oro cittadina.
Per Senza Soste, helicon01
11 maggio 2011
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