Più curiosità che attesa per la nuova calata labronica de "Le Luci Della Centrale Elettrica", (sabato 19 marzo, The Cage Theatre) il principale esponente del nuovo cantautorato rock generazionale che, nei cazzo di anni zero, ha segnato la scena indipendente italiana. Al suo fianco, per l'occasione, Lorenzo Corti alla chitarra elettrica, Rodrigo D'Erasmo al violino e Cristiano Calcagnile alla batteria. Nessuno è rimasto deluso. I fan ad oltranza hanno potuto apprezzare gli acquerelli musicali del Brondi, la galleria di immagini decadenti e sfuocate che determinano l'immaginario incerto degli ultimi anni, rivestite da un arrangiamento intenso, dai tratti vagamente rumoristici, che donava una forza maggiore soprattutto ai pezzi del nuovo LP "Per Ora La Chiameremo Felicità". Gli scettici, delusi in parte dall'ultima fatica del nostro eroe moderno (compreso il sottoscritto), sono stati forse travolti dall'inaspettato impatto musicale che, almeno dal vivo, rende incisivi anche i pezzi più deboli del suo repertorio, su tutte "Anidiride Carbonica" , sterile "elenco della spesa" su disco che diventa una semi-bordata dai lineamenti post-rock. I pezzi del debutto "Canzoni Da Spiaggia Deturpata", invece, funzionano sempre. E' per questo che vengono arrangiate più sobriamente, con la minima elettricità necessaria per renderle apprezzabili anche dal pubblico più distratto (non era certo la serata e il luogo per la ricerca dell'intimità, necessaria, per apprezzare Le Luci). Da segnalare gli intermezzi recitati, tratti da "La Solitudine" di Leo Ferre, e, soprattutto la bella cover di "Trafitto" dei CCCP, nervosa al punto giusto. Forse nemmeno Vasco Brondi tifa davvero rivolta ma, da moderno menestrello urbano, avrebbe sicuramente la capacità di farla tifare al suo numeroso pubblico. Lo aspettiamo. Per Senza Soste, Luis Vega (20 marzo 2011)
foto di silviamelie



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