Attivi dal 2003 i Lip Colour Revolution, dopo un'ottimo esordio con l'omonimo Lp del 2008 (registrato e mixato da Giulio Ragno Favero presso il Blocco A e al Natural HeadQuarter Studio tra Padova e Ferrara e poi masterizzato da Martin Feveyear al Jupiter Studio di Seattle) e un quinquennio caratterizzato da grandi soddisfazioni (dalla partecipazione del 2008 allo Sziget Festival in Ungheria, una delle manifestazioni musicali più importanti d'Europa all'Ep "Dusty Days" del 2010) e piccole grandi lacerazioni ed assestamenti (vedi i vari cambi di formazione), hanno scelto il 2012 come anno di rinascita e rilancio del loro progetto musicale a base di sano rock. Ecco l'intervista con Filippo Infante, voce e frontman dei gruppo, che insieme al bassista Gianni Niccolai costituiscono il blocco storico dei Lip Colour Revolution.
Eccoci con i LCR.. prendiamo spunto dalla recente pubblicazione in rete di alcuni spezzoni della vostra esibizione al Teatro C del 2 febbraio scorso per tornare a parlare del vostro nuovo EP Mad Dogs.. chi sono questi "cani pazzi"?
I “cani pazzi”, o per meglio dire “cani senza guinzaglio” sono le cinque canzoni raccolte nell’Ep. Dopo lo scorso Ep acustico, “Dusty days”, non ci sentivamo ancora pronti a sfornare un secondo Lp di canzoni inedite. Abbiamo preso tempo e abbiamo sperimentato una lunga serie di concerti acustici che, col passare dei mesi, ci ha avvicinato a nuovi approcci di scrittura. Nel mentre Marco Lascialfari e il batterista Dario Ameno uscirono dal gruppo, sostituiti dal chitarrista Cristiano Tortoli e da Leonardo Nesi. Fu in quel momento che decidemmo di far uscire un nuovo Ep che raccogliesse b-side e altri pezzi che non trovarono spazio nel primo omonimo disco. La cosa ci permise di prendere tempo e di stabilizzare gli equilibri all’interno del gruppo. Non volevamo abbandonare queste canzoni alla clausura di un cassetto, anche se oggi rispecchiano solo in parte il sound degli attuali Lip Colour. Sono come dei cani senza guinzaglio né padrone. Per noi questo Ep è da vedere come un assaggio prima del nuovo disco che dovrebbe uscire entro fine anno, se tutto va bene. Con gli anni siamo diventati pure scaramantici…
Il disco è uscito a gennaio, ma più che un arrivo sembra una prima tappa di un percorso che si svilupperà per tutto il 2012.
Si, è vero. Noi speriamo che non debba estendersi anche oltre, nel senso che vorremmo far uscire il nuovo album entro fine 2012. Dobbiamo ancora lavorare tanto e sodo. Adesso siamo in fase di ascolto e rielaborazione di alcuni brani che molto probabilmente entreranno nella track list, ma non è detto ancora niente. Dopo il concerto del 10 maggio in Bodeguita, qua a Livorno, accompagnati da Marco Fontana, Chiara Cavalli e Martina Benifei, ci rinchiuderemo in studio e inizieremo a registrare seriamente. Sarà un disco diverso dal primo, ovviamente; un misto fra una nuova concezione del nostro sound e l’esperienza acustica. Vi faremo sapere…
Parliamo del Videoclip di Ambra Lunardi che ha reso in immagini uno dei vostri "cani" il singolo "As far as eyes can see" ... bello il trucco e la doppia dimensione artificiale-naturale. Raccontateci.
Girare il video di As far as eyes can see è stata una vera esperienza. Il risultato finale è proprio quello che volevamo ottenere. Ambra Lunardi è stata strabiliante. Le abbiamo suggerito il concetto che intendevamo elaborare, spiegandole il significato del testo della canzone. Si è buttata a capofitto nel progetto; è stata lei che ha suggerito l’idea dei manichini animati e dell’uomo d’affari che ha questa sorta di rivelazione su quanto le apparenze siano insignificanti e su quanto la vera essenza realtà si nasconde laddove gli occhi non possono arrivare. La doppia dimensione di cui parli rappresenta proprio questo cambiamento di percezione del reale. Credo che troppa gente spesso scambi ciò che vede con la verità assoluta; continuano a percepire le cose in modo superficiale, perdendo di vista la loro essenza. Non smetteremo mai di ringraziare Gianni Mannucci, il protagonista del video, Alex Lucchesi, Laura Sgherri, Marta Bardi, Alessio Cappuccio e ovviamente la regista Ambra Lunardi.
Quanto è importante la componente video come forma di promozione ma anche narrazione del progetto musicale e dei suoi contenuti?
Personalmente credo che i video come forma di promozione siano un aspetto fondamentale quanto creativo. Se ben fatti – e per ben fatti intendo capaci di coniugare musica e immagini – arrivano direttamente al pubblico e ciò è congeniale sia per il regista che per il gruppo. Si, credo sia importante contare su un buon video. Si crea una sorta di sintesi di quello che il musicista voleva esprimere o addirittura può “dire” di più della canzone e andare oltre, arricchendola di significati. In passato ho girato qualche video, ma non musicale, e mi sono sempre divertito a far dialogare musica e immagini. E’ un connubio troppo potente e se funziona il risultato è grantito.
Chi sono adesso i LCR, come'è cambiato il gruppo in questi anni?
In particolare dopo l’esperienza allo Sziget Festival dove abbiamo suonato, sono cambiate davvero tante cose, forse anche troppe. Dopo l’uscita di Marco Lascialfari alla chitarra e a seguire Dario Ameno alla batteria, abbiamo passato seri momenti drammatici. Per fortuna ci è venuto incontro Francesco Benvenuti degli Zedded e successivamente, in pianta stabile, Leonardo Nesi. Purtroppo abbiamo perso molto tempo per ripartire quasi da zero e trovare un nuovo equilibrio. Adesso stiamo scrivendo altri nuovi brani per il nostro secondo Lp; registriamo in sala prove, riascoltiamo e prendiamo decisioni. E’ il momento più bello, perché dai forma alla creatività, e al contempo il più delicato. Stiamo cercando un nuova strada e ogni volta, giorno dopo giorno, cominciamo a scorgere qualche direzione da seguire.
Cosa hanno portato i nuovi compenenti del gruppo ?
Cristiano Tortoli e Leonardo Nesi ci hanno dato davvero tanto. A partire dall’entusiasmo che sono riusciti a trasmettere a me e a Gianni anche quando dovevamo riprendere in mano i vecchi brani fino a un’amicizia nata così rapidamente fra noi al punto da sorprenderci. Si è creata subito un’empatia straordinaria. Sono contento di questa nuova formazione.
Come si collocano i Lip all'interno del ricco panorama musicale labronico?
Come si collocano i Lip all'interno del ricco panorama musicale labronico?
Diciamo defilati. Soprattutto per il genere che facciamo evidentemente lontano dalle corde e dai gusti musicali livornesi di questi ultimi tre anni. Comunque per noi non è affatto un problema. E’ giusto che, in un habitat musicale così variegato come quello livornese, convivano tanto generi diversi. A volte mi piacerebbe poter contare su una più condivisa solidarietà che, certo, esiste, ma emerge solo in sporadici momenti e talvolta non comprende il contesto musicale livornese al completo. Non lo dico in tono polemico; è solo una cosa che ho constato.
Quali sono gli artisti ed i progetti che preferite o con i quali avete più affinità elettive?
Ultimamente siamo rimasti folgorati ognuno da cose diverse. Quello che ci accomuna in buona parte è senz’altro Jack White. Ha la grande capacità di attingere dal passato, specie il blues più sporco, il rock dei ’70, e di trasformarlo in qualcosa, non dico di nuovo, ma di “personale” e riconoscibile. E’ un po’ il sogno di tutti coloro che fanno un simile genere musicale.
Sul piano locale invece avete aperte delle collaborazioni?
Le collaborazioni più che riguardare due o più gruppi al completo riguardano spesso singoli musicisti che si riuniscono per suonare un pezzo insieme durante un concerto, ad esempio. Sul piano dei progetti collettivi, dovrebbe uscire (non so quando) una compilation contenente brani di band livornesi e pisane che spero funzioni.
Avete letto il recente articolo di Repubblica "Bella Livorno? Dove il rock è più forte della crisi", cosa ne pensate?
Livorno sta vivendo davvero un gran bel periodo. Vuoi un po’ per i film dei Virzì che anche se spesso raccontano una Livorno non poi così realistica, danno pur sempre risalto alla città (è complesso secondo me dipingere un ritratto di Livorno cinematograficamente parlando. E’ spigolosa come i suoi scogli e al tempo stesso sfuggevole…), vuoi un po’ per le ultime uscite discografiche di ottime band livornesi che stimiamo tantissimo essendo prima di tutto nostri amici, sto parlando degli Appaloosa, Virginiana Miller, Bad Love Experience, The Walrus, N Sambo, Le Gorille, ecc… E’ uscito da poco anche il libro di Simone Lenzi (Virginiana Miller) e so che sta andando bene. Credo inoltre che lo spirito livornese aiuti non poco noi musicisti. Non so, questa è una città che dopotutto ti tiene con i piedi per terra e ti insegna a non prenderti troppo sul serio. Tanto, come alzi subito la cresta, c’è sempre qualcuno che, sorridendo, ti dice: Ma ti heti!
Effettivamente se il 2011 ci aveva lasciato molte belle produzioni (N_Sambo, Gorille, Mandrake) anche il 2012 è partito con il botto per quanto riguarda i gruppi made in Leghorn... (oltre al vostro Ep andando in ordine sparso Bad Love Experience, The Walrus, Appaloosa, Tres.. tanti disco di pregiata fattura)
Si, sono stati due anni prolifici, ricchi di idee e contenuti. La cosa non può farci che piacere. Come ho scritto prima c’è fermento e una gran voglia di fare. Siamo tutte band che girano l’Italia, e in alcuni casi anche l’estero, nonostante le difficoltà, i cachet sempre bassi, i furgoni da noleggiare, ecc… eppure non perdiamo l’occasione di partire e suonare come più ci piace. Questa è solo voglia di suonare. E’ pura passione. Senza quella ti fermeresti al primo ostacolo.
Qual'è invece la situazione attuale degli spazi per la musica e cultura in genere? Come la valutate?
Per quanto riguarda la situazione attuale degli spazi per la cultura direi che Livorno è davvero indietro. Nonostante i locali in cui suonare e divertirsi ci siano, e su questo non ci piove, quello che manca è lo spazio per creare una comunità giovanile ben delineata o per elaborare ed esporre progetti. Penso ai ragazzi che hanno occupato la Ex caserma. Là stanno costruendo delle piccole sale prove, biblioteche, studi di artisti grafici fra cui Martino Chiti e Luca Guerri. Le idee ci sono, ma senza uno spazio in cui esprimerle questa città resterà sempre "a metà". Per la cultura e i relativi beni culturali, dunque, non c'è un grande interesse. Guarda come hanno gestito la storia delle Fonti del Corallo... Sul fatto che con le istituzioni non ci sia dialogo credo sia un dato di fatto. Basti pensare a come sono stati trattati i gruppi livornesi che avevano le loro sale prove negli storici fondi di Piazza Cavallotti. L'incontro in Comune a cui parteciparono alcuni musicisti, sostenuti anche da noi, è stato un grido nel vuoto. Nulla è cambiato. Quindi, se le istituzioni non vogliono che cambi qualcosa, dovremo tornare a una politica culturale "fai da te". Ma è un peccato, perché in questo modo la distanza fra i giovani e la politica diventerà una voragine e la fiducia da parte loro verso le istituzioni sarà sempre più scarsa.
a cura di Lucio Baoprati
per senzasoste.it
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