Si sa. Noi siamo il Paese dove tutto è il contrario di tutto. Mentre ad Atene, nelle altre nazioni europee e negli States, la protesta contro chi ci ha impantanati in questa crisi globale è sempre più accesa, a Roma una piazza si riempie, venticinque mila persone creano ingorghi, disagi e danni ad un'intera città: tutto questo per l'inaugurazione del megastore di elettronica ed elettrodomestici Trony.
Ponte Milvio non verrà più ricordata per i lucchetti dell'amore tanto cari a Federico Moccia e neppure per le "puncicate" firmate ultras Lazio e Roma, ma perché uomini, donne, giovani e meno giovani eranno pronti a tutto, anche a menar le mani, per conquistare l'iPhone4 e i televisioni 3D a prezzi stracciati.
Quanto è triste Roma il giorno dopo.
Due settimane fa si era risvegliata ancora tramortita dagli scontri di Piazza San Giovanni.
Stuprata e additata come esempio da non seguire.
L'ipocrisia. Gli stessi che condannavano le violenze romane, ventiquattr'ore dopo applaudivano gli incendi di Atene: i nostri erano solo stupidi teppisti vestiti di nero, pericolosi provocatori da rinchiudere in gabbia e poi buttare la chiave, i greci invece rivoluzionari.
Due pesi, due misure.
Non che i nostri "ribelli" non ci abbiamo messo del loro. Già, perché mentre nella patria di Socrate si tentava di dare l'assalto al Palazzo d'Inverno, in quella di Giulio Cesare si mandava in frantumi la statuetta raffigurante la Madonna di Lourdes.
Azioni che estrapolate, isolate e evidenziate rischiano di sminuire tutto il resto, ovvero la rabbia di chi è stanco di vivere perennemente in apnea, rischiando ogni istante di affogare tra i debiti e i sequestri di beni o di un quinto dello stipendio firmati Equitalia e affini. La rabbia di chi superato il limite, non è più disposto ad alzare le mani ed abbassare i calzoni.
Torniamo sul Ponte Milvio. Quello che si è visto davanti alle vetrate, mandate in frantumi dalla calca, di Trony fa ribrezzo.
Venticinque mila comparse per uno spot ben riuscito.
Il Capitale se la gode nel vedere che il suo fascino ancora funziona. Non solo: intasca in un colpo solo due milioni e mezzo di euro!
Venticinque mila marionette, dunque, che probabilmente non sarebbero mai scese in strada contro qualcuno o per qualcosa.
E non veniteci a dire, come qualcuno sta già facendo, che erano in coda per colpa della crisi. Dai, cerchiamo di essere seri. Stiamo parlando di simboli del consumismo, non certo di carne o verdura. L'assalto non era ai forni del pane, ma ad un negozio di smartphone di ultima generazione.
Cosa c'entra la crisi con quanto è avvenuto a Ponte Milvio? Picchiarsi, rischiare di morire schiacciati per acquistare un telefonino a 399 euro (quanto guadagna in un mese un precario) invece di pagarlo a prezzo pieno, non è certo un esempio di cui vantarsi per un popolo che dice di essere indignato o incazzato.
Qui finisce che scopriamo che gli italiani dentro invece di avere la voglia di cambiamento hanno solo l'X Factor!
Stiamo vivendo giorni terribili, ma allo stesso tempo importanti e che possono ancora una volta, come è avvenuto nel passato, servire a compattarci per portare il nostro Paese verso la svolta.
É stupido perdersi dentro il plasma di uno schermo venduto a prezzo promozionale.
È molto più intelligente seguire l'esempio dei giovani, dei precari, dei disoccupati, degli operai che non mollano e che continuano a scendere in strada ogni giorno, con indignazione e ribellione, tra l'indifferenza dei media, che dedicano poche righe alla loro lotta, solo perché nessun sasso viene lanciato e non ci sono volti coperti.
Invece di etichettare questi ragazzi (e non) come fannulloni, appoggiamoli, ma soprattutto dissociamoli dalla violenza dei "Trony Bloc". Come qualcuno ha voluto fare per Piazza San Giovanni, facciano per Ponte Milvio, invece di continuare a dire che quanto accaduto è da imputare al duro momento economico, mettendo così sullo stesso livello indignati e tronysti.
In un bellissimo film del 1976, di Carlo Lizzani, "San Babila ore 20: un delitto inutile", uno dei protagonisti, finito in manette, buttava giù dalla questura di Milano un fallo finto e, riferendosi alla morte dell'anarchico Pinelli, spiegava che «una volta dalle finestre volavano i sovversivi, adesso volano solo cazzi di gomma».
Una volta la chiamavamo rivoluzione, adesso rischiamo di fare un Quarantotto per un iPhone e un iPad. Alla faccia delle sfumature.
Andrea Doi
tratto da http://www.nuovasocieta.it
29 ottobre 2011
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