Roma - Slava Gerovitch, in un articolo pubblicato dal MIT, espone le
contraddizioni e gli ostacoli politici alla nascita dell'informatica
sovietica attraverso due slogan di quegli anniin contraddizione
tra loro: "Raggiungere e sorpassare", riferito alla tecnologia
occidentale, e "Criticare e distruggere", in merito al substrato
ideologico insito in essa.
A dispetto del coraggioso lavoro di
convincimento degli scienziati affinché l'IT godesse il sostegno del
Politburo, pagato a volte con la fine della carriera e la chiusura del
dipartimento, solo la competizione della Guerra Fredda diede la spinta
decisiva. Preme sottolineare come la fortissima richiesta da parte
dell'Esercito per i programmi di difesa fu accompagnata dall'estensione
di segreto militare alla quasi totalità della materia, strozzandone a
lungo l'applicazione in campo civile.
Il pioniere di questa
storia fu Sergei Lebedev dell'Accademia Russa delle Scienze, già
pupillo di Mikhail Lavrentyev, l'autore del celebre discorso al Soviet
sul gap tecnico tra Russia e USA. Durante il conflitto appena concluso,
Lebedev aveva concepito un modello analogico in grado di risolvere le
equazioni differenziali del suo sistema di puntamento automatico dei
missili.
Nel 1948 apprende dello sviluppo di elaboratori elettronici in Occidente e comincia subito a lavorare al BESM-1, completato tre anni dopo. Altre fonti danno il MESM(1950),
conosciuto pure sotto la sigla SECM, quale suo primo calcolatore, tutti
sembrano però concordare nel riconoscerlo padre dell'IT russo (primato
giocato sul fil di lana con l'M1 del collega Isaak Bruk, nessuno dei due sapeva del lavoro dell'altro).
Al
pari di ogni altro ambito della vita pubblica e privata, la macchina
burocratica fa pesare il suo ruolo condizionando la storia informatica
di quel lembo d'Europa. È quindi per opposizione del Ministero della
Costruzione di Macchinari e Strumenti, intenzionato a promuovere la
propria creatura seppur inferiore, che il BESM-1 non viene diffuso.
Nel
1958 la costanza di Lebedev viene premiata dall'ingresso in produzione
di BESM-2 (lento ma affidabile, usato a fini balistici nella corsa allo
spazio siderale) e M-20 (più veloce). Nel frattempo la firma del Patto
di Varsavia del '55 aveva sigillato un ecosistema tecnologico chiuso
destinato a rimanere tale per molti anni a venire.
Gli anni '60 vedono una monocorde evoluzione del BESM attraverso poco fantasiosi nomi per i vari aggiornamenti da BESM-3 al BESM-6
del '67 (qui a lato una riproduzione), vera macchina culto dei
nostalgici capace di un milione di operazioni al secondo e dotato di
compilatori Fortran, Algol e Lisp. Quest'ultimo aveva un pannello
frontale a mo' di debugger adibito a mostrare in tempo reale il
contenuto dei vari registri, 192 KB di memoria di base e una pletora di
periferiche proprietarie inclusive dei consueti lettori di schede
perforate, telescriventi e lettori di nastri magnetici.
Purtroppo
i tanti ingegni del settore erano frustrati dalla miopia dell'industria
hi-tech ed elettronica tra '60 e '80, e dall'assenza di adeguati
standard statali per software ed hardware negli anni '60 e '70 (cfr.
"Computing in Russia" di Trogemann et al., p.5). La mancanza in questa
fase di un mercato privato teneva alti i costi e poneva freni allo
sviluppo. Bruk osserva nel '71, in alcuni appunti rimasti privati, che
delle poche centinaia di computer prodotti annualmente esistessero
almeno dieci varietà, tutte incompatibili tra loro, e questo comportava
pesanti ostacoli.
La distensione sullo scacchiere internazionale
degli anni Settanta, mista allo spionaggio industriale nei confronti
delle tanto vituperate industrie americane, condusse ad una iniziale
adozione di standard e architetture occidentali senza per questo
fermare la ricerca indipendente (ibidem, p.15). Il sistema "Ryad"
(termine russo che significa semplicemente "Le serie") era il perno di ES,
una famiglia di computer compatibili a livello di applicativi come
potevano essere i PC generici nei confronti dell'IBM: di fatti i
modelli di fascia alta erano interoperabili con l'IBM 360 e quelli di
bassa col PDP-11. Questo divenne il riferimento per la formazione in
istituti e università di tutti i paesi dell'allora blocco comunista ed
ebbe uno strascico duraturo nell'area sino alla caduta del muro di
Berlino. L'embargo tecnologico USA nel '79 in seguito all'invasione
dell'Afghanistan da parte di Mosca chiuse tale decennio di apertura.
Questo
insieme di concause portò finalmente l'informatica fuori dai laboratori
militari e, pur con insanabile ritardo, anche nelle case russe e dei
paesi satelliti. Possiamo ringraziare la rivista "Radio" per la
pubblicazione nell'83 della schematica del Micro-80, cuore Intel 8080,
primo computer sovietico da assemblare rivolto agli hobbisti, frenato
dal requisito di oltre 200 componenti, molti di difficile reperibilità se non sul mercato nero.
Queste copie delle macchine Sinclair erano quanto di più avanzato ci fosse sul mercato consumer e finirono per prenderne il controllo: nulla potevano i rudimentali prodotti autoctoni troppo indietro nella scala evolutiva, presto solo le scopiazzature di macchine europee e americane quali la serie Agat, grossolano scimmiottamento dell'Apple II, coprirono le poche nicchie rimaste, di lì a poco il crollo dell'impero fece il resto.
Fabrizio Bartoloni
Una Storia dei computer giapponesi (1956-1997)
La Storia della Demoscena
Videogiochi in Italia, una storia industriale
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