Dopo il “The Family” di Umberto Bossi ecco il tribalismo di Salvini

Lo show leghista si rinnova mentre il rito dell’Ampolla rimane

Il loro motto “Prima gli Italiani”, oggi come ieri, è il legame con la parte più tribale di tante coscienze. Un giorno i nemici erano i terroni e gli stessi come per incanto a distanza di trent’anni sono divenuti buoni alleati unendosi tutti contro un male esteso, fatto di concorrenza al ribasso, dicono loro, che non permette di fare economia ai popoli padani.

Così ogni anno si riuniscono per onorare le acque del Po racchiuse nell’ampolla, quelle acque generatrici delle razze autoctone che affermano la propria territorialità e autenticità. Con questa carica piena di speranza e forza, non capendo assolutamente in quale posizione loro stessi si trovino a vivere nel mondo, vorrebbero invece ordinarlo. Un salto un po’ azzardato se si pensa alla loro storia di movimento secessionista.

Importante però è la fase recente del leghismo portata avanti dall’ex direttore di Radio Padania Libera, Matteo Salvini, che in due battute liquidò la brutta esperienza della vicenda “The Family”, l’inchiesta sulla famiglia Bossi i cui esiti di condanna si sono concretizzati nel 2017, rivolgendosi al nuovo futuro di lotta.

La storia del leghismo non si risolve però solo nelle azioni del Senatur o altri, ma in un sentimento di reazione a un processo socio economico che ha portato a dei risultati negativi per la massa. Le trasformazioni in negativo del nord est produttivo che si sono allargate a tutto il territorio nazionale hanno dato modo di sostenere politicamente chi vedeva nella chiusura verso l’esterno una soluzione, partendo chiaramente da una fase secessionista. Questo sentimento non è solo italiano, lo possiamo dire oggi dopo l’esperienza catalana e diverse altre. E’ un sentimento spontaneo e quasi tribale che fa intravedere falsamente alle persone una via percorribile verso un’uscita dai vincoli fiscali imposti dall’Europa.

La realtà invece sembra avere tutt’altra fisionomia poiché le interrelazioni sociali ed economiche non sono così semplici da interrompere e riorganizzare in maniera più efficiente che rispetto alla situazione attuale, e qui l’esempio Brexit ci riporta un’esperienza davvero importante tutt’ora in corso.

In questo contesto cos’ha fatto Salvini? La cosa migliore, per noi, è allontanare il frastuono mediatico ed andare a vedere effettivamente cosa abbia prodotto dall’alto della sua effettiva carica, quella di parlamentare europeo. I seguenti interventi sono stati selezionati per render evidente l’approccio al lavoro anche tecnico che Salvini avrebbe dovuto sviluppare e invece non ha fatto. Nonostante la posizione privilegiata l’approccio è da soggetto sempre molto legato allo stile utile per la conduzione di Radio Padania Libera che da addetto ai lavori amministrativi.

Merita che il lettore legga velocemente questi due suoi interventi effettuati in Parlamento europeo per poi procedere:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20170215+ITEM-004+DOC+XML+V0//IT&language=it&query=INTERV&detail=3-048-000

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20160510+ITEM-002+DOC+XML+V0//IT&language=it&query=INTERV&detail=2-025-000

Dopo i suoi sfoghi Salvini non ha fatto nemmeno un atto concludente per modificare le attività di regolazione in alcun settore strategico, nessun provvedimento in merito. In compenso ha espresso dei voti parlamentari molte volte in contrasto rispetto a ciò che predica durante le sue politiche in terra padana. A ricordargli la sua incapacità operativa un europarlamentare socialista belga, Marc Tarabella, ha affermato:

“Collega Salvini, è una vergogna sentirla in Aula. Perché? Perché per un anno e mezzo abbiamo lavorato con i colleghi Frank Engel, Jürgen Creutzmann, Heide Rühle, Malcolm Harbour, Dennis de Jong, tutti relatori ombra come lei. E lei è l’unico che non abbiamo mai visto in riunione. Allora, è facile dire che abbiamo fatto aria! No! Abbiamo lavorato nell’interesse delle piccole aziende, dei lavoratori, degli appalti pubblici sani. Come intende spiegare ai suoi elettori che è un fannullone in questo Parlamento? E’ sempre in tv e mai in Aula, mai in riunione per lavorare. E’ una vergogna: è un fannullone in questo Parlamento!”.

Si sapeva già, da molti anni, che il giovane Matteo Salvini sarebbe stato in difficoltà e ce n’è voluto di tempo affinché il leghismo dal giurista Gianfranco Miglio passasse ad un economista come Bagnai che sostiene NO – Euro insieme però ad un SI – Europa. Sembrerebbe nella sostanza un tentativo davvero improvvisato. Secondo la Lega la ricetta è in tasca a Bagnai che ne fa una questione di valuta in un contesto dove la gestione della moneta la fa da anni la Banca Centrale Europea insieme all’impianto normativo che tiene in piedi tutta la fiscalità degli stati membri. Un’impresa davvero ardua per avere solo una misera possibilità di manovra su una valuta che tornerebbe ad essere la Lira quindi forse per assurdo sarebbe meglio ipotizzare un aggancio disperato ai Bitcoin, invano, stile Venezuela.

Dobbiamo anche considerare che questo show di soluzioni veloci viene espresso nel mentre si è in una coalizione dove a Silvio Berlusconi fu ordinato di lasciare il testimone a Monti esperto in materia monetaria e finanziaria. All’ordine seguì l’obbedienza. Quindi Salvini proprio non conta in quel mondo europeo, estremamente specializzato sia in diritto che in economia a cui i governi nazionali e i ministeri si piegano per incapacità a resistere, spesso non riescono neanche ad interpretare quali saranno gli effetti generati sul proprio territorio. Queste difficoltà sono davvero enormi e Salvini banalizzando e richiamando il tribalismo dimostra di non capire come venga lui stesso gestito dall’alto sebbene gli siano permessi tutti gli sfoghi verbali a lui cari compresa l’adorazione dell’Ampolla contenete l’acqua della sorgente del Po.

Due parole per dimenticare Salvini vanno scritte, in merito alla vera questione che potrebbe salvare i territori e che sta nella produzione di valore aggiunto. Se la globalizzazione ha creato questo contesto di austerità in zone dove prima c’era più ricchezza, e questo chiaramente andrebbe verificato in base a cosa si ritenga essere la ricchezza, ogni sforzo deve essere impiegato nell’analisi della situazione e nella reazione efficace che ci porti alla generazione di valore aggiunto e ad una possibile redistribuzione più allargata. A livello nazionale il CNEL avrebbe dovuto svolgere questo ruolo. Non lo ha mai di fatto svolto a tal punto che Renzi voleva addirittura abolirlo con la modifica costituzionale che invece è stata bloccata dall’ultimo referendum. Sarebbe importante farlo partire una volta per tutte rompendo i veri blocchi di potere che impediscono agli artigiani e alle PMI di avere quei vantaggi creditizi riservati invece ad alcuni pochi potenti soggetti che hanno ricevuto acquisti obbligazionari da parte delle istituzioni europee (BEI) con tassi negativi, negli ultimi due anni per miliardi di euro. Inoltre se le produzioni diminuiscono i servizi hanno bisogno di essere curati in modo differente. La gestione dei processi di integrazione stanno dentro questo concetto.

Per Senza Soste, Jack RR

2 marzo 2018

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