“The Thread That Keep Us”: la musica dei Calexico contro i muri di Trump

Un duo, un nome ispirato da una città di frontiera (una piccola città della California, al confine con il Messico) e una serie di turnisti che vengono dalla Spagna, dal Messico, e addirittura dalla Germania: ecco i Calexico, una delle band più apprezzate al mondo. Lo sono per diverse ragioni, su tutto per la musica, un’affascinante miscela di suoni della tradizione messicana fusa con il rock, da ascoltare in macchina, a finestrini abbassati, assaporandone il senso di libertà e il retrogusto di polvere e sabbia del deserto, estremamente evocativa. Attivi dal 1996, i Calexico (Joey Burns, voce e chitarra, e John Convertino, batteria) hanno raggiunto la notorietà con “The Black Light”, storico disco del 1997, e vantano collaborazioni con artisti del calibro di Neko Case e Marianne Dissard (oltre che con il “nostro” Vinicio Capossella con cui hanno diviso strada e concerti in Italia). Proprio in questi giorni hanno pubblicato il loro nuovo album, “The Thread That Keeps Us”. Un album che guarda in faccia alla realtà americana odierna: di fronte alla politica nazionalista di Trump, che alza mura, diffonde il razzismo e la xenofobia, la risposta dei Calexico è chiara: un sentiero ci unisce, non esistono muri, non esistono barriere, esistono le persone e le loro storie. La band non è nuova all’inserimento di richiami politici nelle proprie canzoni; ne è un esempio l’album “Algiers” del 2012, il cui tema principale era l’immigrazione, e il lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove. Questa volta i toni appaiono maggiormente indignati e la band punta il dito contro i mutamenti climatici e le nuove ondate xenofobe che si stanno diffondendo in tutto il pianeta. Questo è il filo conduttore di un album che esce in un momento storico estremamente delicato, in cui il futuro degli Stati Uniti e non solo appare incerto e turbolento. Musicalmente parlando, “The Thread That Keeps Us” non si discosta molto dai precedenti, nonostente qualche virata, come nel caso del brano di apertura, “End of the world with you”, una profonda ballata folk-rock. Per il resto, si direbbe un album musicalmente allineato con i precedenti: c’è tanto deserto, chitarre polverose, Mariachi, garage rock e gypsy, e anche qualche tastierone elettronico ed ignorante, come nel brano “Another Space.” Un album che risponde alle esigenze di tutti, dal purista fino all’amante di suoni più alternativi. Chi scrive, questo disco non poteva che acquistarlo, anche se i dischi non li compra più nessuno. Ho girato un bel po’ prima di trovarlo. E sì, sono più povera, ma anche più felice. I Calexico saranno in Italia a marzo, per 3 date: Milano, Bologna e Roma. Non perdetevi l’occasione di vederli dal vivo.

Per Senza Soste, Angie B.

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