THIS IS A LANDSCAPE: una mostra da visitare ad Effetto Venezia

Il progetto artistico di Michael Rotondi e Filippo Boccini merita una visita durante la festa livornese che terminerà domenica 30 luglio

Siamo abituati a passare per le stesse strade e per gli stessi luoghi più volte e più volte, e per i nostri occhi, ciò che vediamo, diventa talmente tanto familiare, che quasi più non ci accorgiamo dei piccoli dettagli che compongono quel panorama.

In realtà, nella nostra mente, una serie di processi mnemonici ci porta a captare piccole variazioni che possono aver mutato quel paesaggio così tanto familiare.

Veniamo letteralmente bombardati e colpiti da tutta una serie di informazioni, trasformazioni, colori, luci, ombre, passanti, rumori, situazioni atmosferiche differenti, che ci regalano la visione dello stesso posto, ma in maniera sempre diversa.

Può essere questa forse una ricchezza dei luoghi che attraversiamo con i nostri corpi? Qualcosa per cui vale la pena appassionarsi e lottare?

Facciamo un passo indietro. Perché fotografo un posto che mi può piacere? Perché mi piace? E prima ancora che la fotografia venisse inventata, perché c’era chi dipingeva quello spaccato di paesaggio che così tanto lo colpiva o gli dava un’emozione tale da dover imprimere quei colori, quelle pennellate, così forti, così intense, su di una tela?

Di certo non abbiamo la risposta a queste domande. Ci si potrebbe camuffare da critici dell’arte e tentare di dare una spiegazione, più o meno accademica, più o meno seria, sulla questione, ma in fondo – diciamocelo – risulterebbe alquanto noiosa e fuori luogo, se non sicuramente presuntuosa e pretestuosa, quasi politica.

Ma, infatti, non vogliamo parlare di questo. Vogliamo parlare di come, Michael Rotondi e Filippo Boccini, il primo pittore, il secondo fotografo, due artisti di due generazioni diverse, e che utilizzano forme espressive differenti, siano riusciti a incontrarsi e ri-creare, ri-generare, ri-strutturare i percorsi, il paesaggio, e forse le stesse emozioni che abbiamo attraversando e vagando per quel quartiere così unico che è la venezia di Livorno. L’incontro tra architettura, fotografia e pittura, in un’unica opera d’arte.

Nello spazio prestato dallo studio di architettura SMP21, il quarto lavoro della serie CONTAMINATION, e nel contesto di Effetto Venezia, con un pianoforte degli anni ’30 in bella vista a disposizione dei passanti, questi due artisti ci offrono una ricomposizione di ciò che abbiamo visto e rivisto decine, centinaia, forse migliaia di volte, senza accorgerci direttamente di piccoli dettagli visivi che ci venivano offerti; ombre, suoni, scritte sui muri, geometrie che i palazzi e le fortezze creano nel cielo, antenne che sbucano dai tetti, alberi, scale e portoni, che definiscono e descrivono quei paesaggi attraversati e ora immortalati in queste opere.

Una ricomposizione quindi visiva, geometrica, figurativa, fluida dello spazio (urbano) di cui forse abbiamo bisogno più che mai, in un’epoca come questa, dove si perdono i riferimenti, i valori, le definizioni che provengono dal passato, e dove ci sentiamo persi, sperduti, intrappolati in un’eterna e perenne bolla di eterno presente, nella quale anche le azioni della politica non si percepiscono se non quando vengono ristrutturate le forme del muoversi e dell’attraversare i nostri spazi, quelli che abitiamo, quelli che percorriamo, quelli che un po’ ci descrivono e scandiscono le nostre giornate.

Quando avvengono queste modifiche, che ci impongono attraversamenti in direzioni diverse dalle nostre abitudini, i nostri spiriti vengono molestati, calpestati ma al contempo ci viene offerta la visione diversa del mondo che abitiamo. Un cambiamento di prospettiva importante direbbe qualcuno.

È proprio questo cambiamento di prospettiva di cui avremmo davvero bisogno in un’epoca come quella che stiamo vivendo?

Questa è la domanda da porsi. Questa è la sfida da affrontare. La domanda a cui pensatori, intellettuali, artisti e rivoluzionari di ogni epoca e risma si è posta.

Partendo da un progetto artistico come quello di THIS IS A LANDSCAPE possiamo provare a imbastire dunque una riflessione su questo cambiamento di prospettiva?

Credo, anzi ne sono quasi certo, che sia proprio questo l’intento reale e profondo che si cela dietro queste opere.

Riprendendo l’esplorazione psicogeografica che fu dei situazionisti di Guy Debord negli anni sessanti (un collettivo – non a caso – di artisti e rivoluzionari), una modalità di deriva nelle città definita “un passaggio improvviso attraverso ambienti diversi”, Michael e Filippo concepiscono una mappa diversa e discordante della venezia, mostrandoci geometrie, prospettive, dettagli, nuovi ma allo stesso tempo già presenti da chissà quanto tempo, del quartiere, regalandoci così un punto di vista differente di quello che è il nostro attraversamento di quei luoghi.

Fare nostro questo punto di vista differente, questo passo di lato per vedere in maniera diversa il mondo che abitiamo è la quintessenza – credo – di ogni processo politico e sociale che porta al cambiamento e al miglioramento del nostro mondo e delle nostre vite.

Di questo ne abbiamo davvero bisogno, per non sentirci così sperduti e intrappolati in quell’eterno presente di cui parlavamo prima.

Smp21_lab

SCALI DEL MONTE PIO 21, 57123 Livorno

Alcune foto e video della mostra

Inviato a Senza Soste da Simone Di Renzo

29 luglio 2017

 

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