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17 giugno 2001 la finale persa a Como. La sconfitta che servì a farci ripartire più forti che mai

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livornesi_a_comoDi solito si ricordano le date dei successi, delle gioie, dei traguardi sognati e finalmente raggiunti… a volte però è necessario ricordare anche le sconfitte perché, il più delle volte, è dalle sconfitte che si pongono le basi per ripartire più vogliosi e più forti che mai. E sotto questo aspetto, per la storia recente del Livorno, non si può non ricordare il 17 giugno 2001. L’ennesima finale play off… e l’ennesima finale play off persa. Andammo a Como quel giorno, in tantissimi, con la speranza nel cuore che fosse finalmente arrivato il giorno della riscossa; sentivamo di meritarcelo.

E’ vero, il Como durante il campionato aveva avuto un andamento più costante del nostro, ma nella finale di andata aveva dimostrato di non saper attaccare ma di puntare solo alla difesa del pareggio che, per la migliore posizione in classifica, gli avrebbe garantito la serie B; quindi c’era la speranza che quel fortino crollasse nei 90 o 120 minuti del ritorno da giocare. In più rientrava Igor, anche se a mezzo servizio: l’intervento nel ritorno della semifinale di Bacci sul numero 10 l'aveva messo k.o. per l’andata della finale, ma per il ritorno lui voleva esserci, anche con una gamba sola.
La partita fu la fotocopia dell’andata, quel muro blu davanti alla porta di Brunner che non ne voleva sapere di crollare, i tentativi dei nostri ragazzi di cercare di andare a segno, per un gol che sarebbe valso la serie B, tutti inutili, quella traversa dopo 7 minuti nel primo tempo colpita da Massimiliano Scichilone che ancora trema. Finiscono i 90 minuti e si va ai supplementari, sperando nella stanchezza degli avversari, ma anche noi siamo stanchi; abbiamo giocato (tra andata e ritorno) 180 minuti all’attacco, senza riuscire ad andare a segno, e i 30 minuti dei supplementari non ci portano a trafiggere Brunner, anzi nei supplementari c’è tempo per le 2 espulsioni ai danni di Mimmo Di Carlo e di Claudio “Ciccio” Grauso, e dell’autogol, ad una manciata di secondi dalla fine, di Beppe Geraldi che mette fine alle ormai già sopite speranze di conquistare la B.
Finisce la partita con i comaschi che festeggiano e i nostri ragazzi che versano lacrime amare, amarissime; lacrime anche sui volti dei tifosi giunti in Lombardia a seguire la squadra. Ma l’atto migliore di quella giornata, l’atto che è forse quello da cui è ripartita quella squadra è quell’applauso, quegli applausi scroscianti da parte del pubblico livornese a quei ragazzi, che non hanno raggiunto la serie B ma hanno giocato per noi, hanno lottato per noi, per la maglia, per la gente e se li meritano quegli applausi!
La gente sa che quella squadra ha dato il massimo e sa, già a pochi minuti dalla fine di quella partita terminata con l'ennesima delusione, che se sarà quella la squadra che ritenterà l’assalto alla B l’anno successivo, per dirla alla livornese: “un c’è pane secco per nessuno”.
La stessa sensazione ce l’ha Osvaldo Jaconi, l’allenatore di quella meravigliosa squadra, che nell’intervista del post partita dichiara che è “da questa vittoria mancata che bisogna ripartire” e che “chiunque verrà ad indossare la maglia amaranto dovrà gettare l’anima oltre l’ostacolo”, e poi aggiunse: “da oggi sono anche un tifoso del Livorno”.
E fu così: Osvaldo Jaconi fu un tifoso allenatore per quei ragazzi, capendo che cosa volevano i tifosi dalla squadra: resta “storica” la sua frase: "Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini veri, disposti a sposare una causa." Infatti i giocatori che arrivarono , uniti alla maggior parte del gruppo che era rimasto, gettarono l’anima oltre l’ostacolo perché da quel 17 giugno 2001 sposarono la causa amaranto, e tutta Livorno spinse quel gruppo ogni partita perché vedeva che chi scendeva in campo teneva alla maglia, onorava la maglia; chi scendeva in campo voleva la serie B così come la volevano i tifosi.
E la serie B un anno dopo arrivò! Grazie a quel gruppo fantastico e grazie anche a quella sconfitta a Como, che servì ad aumentare la voglia di vittoria e di riscossa nel cuore di quei giocatori che a Livorno non furono mai giocatori, ma uomini, ragazzi, tifosi che avevano sposato la nostra causa!!!
A 10 anni di distanza da quel 17 giugno 2001 a quella squadra va ancora tutto l’affetto possibile per quanto, nonostante la sconfitta, hanno tenuto in alto il nome del Livorno: GRAZIE RAGAZZI!!!

Irene Tistarelli

 

tratto da www.alelivorno.it

 

17 giugno 2011

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