Da tempo immemore si sente parlare del "modello inglese" come l'unica soluzione per sradicare il fenomeno della "violenza negli stadi". Ma in cosa consiste questo modello?
"Bisognerebbe
imparare dall'Inghilterra!". Quante volte, negli ultimi 10-15 anni, avete
ascoltato improbabili giornalisti in altrettanto improbabili trasmissioni
sportive pontificare con questo ritornello ogni qualvolta si sono verificati
incidenti che hanno coinvolto tifoserie ultras italiane?
Quello che dovremmo imparare dall'Inghilterra si chiama "Rapporto Taylor" (Taylor report) ed è il documento redatto vent'anni fa, mese più, mese meno, da una commissione presieduta dal giudice Lord Peter Taylor su mandato del governo britannico allo scopo di stroncare una volta per tutte il fenomeno hooligans in Gran Bretagna. Sconvolta per la strage dell'Hillsborough Stadium di Sheffield, in cui perirono 96 persone, l'opinione pubblica britannica chiedeva a gran voce misure estreme per sradicare una volta per tutte "la violenza dagli stadi".
Il rapporto fu pubblicato nel gennaio 1990 e tra le riforme più importanti introdotte vi fu l'obbligo per i club di ristrutturare, e in alcuni casi ricostruire, tutti gli stadi (che a differenza dell'Italia non sono proprietà dei comuni ma delle società calcistiche). Via le popolari terraces (le famose curve e gradinate con soli posti in piedi) in cambio di nuove tribune con soli posti a sedere. Stop al fenomeno all'epoca molto in voga dei "portoghesi" (fu proprio una carica dei tifosi senza biglietto a provocare la strage dell'Hillsborough) e ad altri come il take an end, che consisteva nel caricare all'interno dello stadio fino a conquistare la curva degli avversari (vedi l'Heysel). Ma il rapporto Taylor vietava anche la vendita di alcolici negli stadi, imponeva l'innalzamento di barriere metalliche e cancelli e la costruzione di tornelli. Insomma, il rapporto intendeva ridisegnare le norme di sicurezza negli stadi britannici.
In realtà ci fu qualcuno (i club stessi?) che approfittarono del rapporto per andare ben oltre le direttive imposte da Lord Taylor, che oltre a non affermare che i posti in piedi fossero intrinsecamente un fattore di rischio chiedeva pure la diminuzione dei prezzi dei biglietti d'ingresso alle partite. Malgrado la battaglia condotta dall'associazione Stand Up Sit Down, che chiedeva un compromesso per concedere ad alcuni tifosi la possibilità di stare in piedi, fu stabilito che da quel momento in poi gli stadi a norma sarebbero stati quelli aventi unicamente posti a sedere. Per non parlare dell'indicazione sui prezzi dei biglietti: si consideri che nel 1991 per entrare all'Upton Park di Londra a vedere il West Ham, bastavano 5 sterline mentre ora ce ne vogliono almeno 40. Con la conseguenza, accuratamente nascosta dai mass media, che se negli stadi inglesi si è drasticamente ridotta la violenza, ciò è soprattutto merito del caro biglietti, che tiene lontano la working class dagli stadi.
Il rapporto era basato su alcuni principi cardine tra cui ne segnaliamo tre che tradotti letteralmente sono: "riscoprire lo spettacolo: tutto può essere spettacolo, non solo l'evento partita"; "parlare ai tifosi come clienti: attenzione alle loro esigenze"; "schedare i tifosi: introduzione della carta d'identità per i frequentatori degli stadi". Riepiloghiamo e mettiamo insieme questi tre elementi: lo spettacolo va al di là dei 90' di gioco, i tifosi sono clienti e vanno schedati. Cosa otteniamo? Stadi in cui il supporto del tifoso verso il proprio club trova la sua nuova ragion d'essere nel mangiare il fish and chips con una bella coca cola XL anziché nel sostenere a gran voce la propria squadra e in cui la sua fedeltà si misura non dal numero di partite viste bensì dai punti collezionati attraverso la propria special card. Una special card che ricorda molto da vicino quella tessera del tifoso che il governo sta per varare in Italia, della quale ancora è dato sapere poco o niente (se non che ogni forma di schedatura limita la libertà di ciascun individuo, cosa che di per sé basterebbe per combatterla con la massima determinazione possibile).
Il Taylor Report dette il via anche a misure già adottate negli stadi italiani come l'uso di telecamere a circuito chiuso, l'imposizione alle società di "responsabilizzazione" con l'affidamento della sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti; il divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi. Anche la creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans, la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard, ricorda molto da vicino le squadre tifoserie dei nostri reparti Digos, in azione già da anni in Italia. Magari Maroni vorrà importare dalla Gran Bretagna anche il sistema Crimistoppers, la nuova frontiera della delazione (potrebbe affidarlo al figlio di Bossi, che dopo aver ideato su Facebook il videogame su come affondare i gommoni dei migranti è stato eletto membro dell'Osservatorio dell'Expo di Milano). Crimstoppers, ideato da un gruppo di privati, in una quindicina di anni ha portato alla cattura di quasi 20mila hooligans. Funziona così: esiste un numero verde a cui si può telefonare (in media sono circa 200 al giorno coloro che lo fanno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.
Proviamo a immaginarci le possibili conseguenze se un giorno dovesse essere applicato anche in Italia. Da Il Tirreno del 10 gennaio 2010: Il senso civico di un tifoso di curva Nord - Un giovane di 20 anni, Mario Rossi (nome e cognome rigorosamente pubblicati), è stato denunciato a margine dell'incontro Livorno-Parma per i cori offensivi rivolti al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sottoposto a Daspo per i prossimi cinque anni. Il fattaccio, sfuggito agli occhi delle telecamere interne, è stato segnalato da un tifoso che ha prontamente chiamato la questura fornendo l'identikit del giovane. Subito identificato dalle forze dell'ordine presenti allo stadio, per gli agenti è stato un gioco da ragazzi fermarlo al momento dell'uscita dallo stadio".
Fantascienza? Affatto.
Tito Sommartino
tratto da Senza Soste n.41
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