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Il bar dello stadio ai pisani: l'ultima beffa per i tifosi livornesi

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stadio_fronteLa notizia è uscita su Il Tirreno di ieri: secondo indiscrezioni non ancora ufficiali, il bando è stato vinto da una ditta di Bientina. Chi crede ciecamente nel libero mercato e nella legge della domanda e dell'offerta risponderebbe: "E' il mercato, bellezza!".

Niente di strano, nel libero mercato sono merce i corpi, i pensieri e i bisogni primari come la casa, lo può essere anche un bando per un bar. Tuttavia probabilmente chi vede tutto in un'ottica di profitto e mercificazione non ha capito che un settore come il calcio e in particolare il tifo è mosso da idee e passioni che poco si conciliano con il mero calcolo economico. Il caso del bar dello stadio e di Mario Bianchi era un chiaro esempio che la storia non si compra, la storia è.

Dopo varie proteste dei frequenttori del bar, l'amministrazione comunale aveva deciso di riscrivere il bando escludendo l'esplicita previsione che il bar dovesse rimanere chiuso durante la settimana. Una confusa previsione che rimbalzava le responsabilità fra il decreto Pisanu e l'impossibilità di obbligare un esercente a stare aperto sempre. Nessuno naturalmente ha mai mostrato i passaggi del Decreto che avrebbero impedito l'apertura infrasettimanale del bar, infatti poi alla fine sembra che l'accordo con la questura sia stato la chiusura del giorno prima e del giorno dopo la partita.

A parte questo, noi proviamo a fare subito una previsione: i bientinesi appena vedranno che l'apertura infrasettimanale è una rimessa terranno aperto il bar di tribuna solo per le partite del sabato e per gli allenamenti quando la squadra si allenerà allo stadio.

In ogni caso si tratta dell'ennesima pugnalata alle spalle dei tifosi amaranto. L'ennesimo comportamento determinato dalla stella cometa del profitto che muove questo tipo di operazioni e che va aggiungersi alla nuova moda da parte del Livorno Calcio di cercare giocatori pisani. Un atteggiamento che sega definitivamente l'essenza stessa del tifoso.

Questa mattina lo stesso Pillon si è detto amareggiato e quasi scandalizzato dal comportamento di Amoroso che ha rifiutato l'amaranto in quanto pisano. Per noi invece ha fatto bene. Ma Pillon lo capisce o no che il suo lauto stipendio è proprio frutto di tutte le emozioni, le idee, le relazioni, la narrazione di massa che hanno fatto la storia del calcio? Oppure pensa di guadagnare così tanto perchè svolge una professione che ha un'importanza vitale per la collettività? Non ci sembra che Pillon abbia mai scoperto la penicellina e ne' che operi a cuore aperto, quindi probabilmente il suo eccessivo stipendio è frutto proprio di quella narrazione di massa fra cui rientra anche il fatto che un pisano (che si sente tale, che vive nella propria città ed è amico dei tifosi) non se la senta di venire a Livorno.

Gli addetti ai lavori nel calcio così come nelle amministrazioni hanno ormai sposato la cultura della merce e del profitto in ogni ambito della vita, anche di quella più passionale. Il bar di Mario ai pisani e l'ossessiva ricerca di giocatori pisani per la squadra sono lo specchio di una città e di una società calcistica ormai allo sbando che sono riuscite ad inaridire anche l'ultimo rimasuglio di passione che c'era intorno al calcio.

Infine una postilla: qualche sabato fa il sindaco si presentò allo stadio per rassicurare i tifosi sulle sorti del bar. Alla fine della chiacchierata un anziano frequentatore del bar concluse dicendo: "Sindaco, basta che il bar non lo date ai pisani". Tutti, compreso il sindaco si misero a ridere. Ci piacerebbe sapere se riderebbero anche oggi.

Per Senza Soste, Franco Marino

26 luglio 2010

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