La sicurezza? Solo un pretesto. La tessera è stata istituita solo per arricchire quei soggetti che gravitano intorno alle card: banche, Poste, Lottomatica... Ovviamente sulla pelle dei tifosi
Una misura antidemocratica e illiberale che limita le libertà di movimento, sancite dalla nostra costituzione, di ciascun cittadino, ma anche una carta di credito per fare arricchire i soliti noti sulla nostra pelle. Lo sa bene Maroni che la tessera del tifoso non apporterà alcun vantaggio contro la violenza negli stadi. Al contrario, metterà al sicuro gli interessi di banche, colossi delle scommesse e società sportive portando nelle mani di gruppi privati, come Banca Intesa, Lottomatica, Poste italiane ed Erg, centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi clienti, destinati a fare i conti con tassi di interesse pur di seguire la squadra del cuore.
Solo business
Maroni non ha lasciato spazio a perplessità: “La tessera del tifoso è uno strumento valido per tenere fuori dallo stadio i violenti”. In realtà la tessera del tifoso non aggiunge niente al biglietto nominale che già esiste e che obbliga chiunque a mostrare i documenti all’atto dell’acquisto. Oltretutto, i dati delle forze dell’ordine dicono chiaramente che solo una piccolissima parte degli episodi di violenza avviene dentro gli stadi. E non solo: a chi non ha la tessera del tifoso, in trasferta è precluso solo il settore ospiti dello stadio (salvo che la trasferta non venga vietata ai non possessori di tessera, cosa che accade non di rado). Significa che, paradossalmente, per un tifoso ospite è più facile entrare in un altro settore, dove è più probabile il contatto fisico con i tifosi avversari. Se queste sono le premesse sull’efficacia sul piano della lotta alla violenza negli stadi, perché tanta insistenza? La risposta è semplice: marketing. A dirlo non è solo il tifo organizzato, compatto nell’intenzione di boicottare questo diktat, ma lo stesso capo della polizia, Antonio Manganelli, che durante una conferenza stampa sulla violenza negli stadi ha candidamente dichiarato: “La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va verso
una cultura della privatizzazione degli stadi. Le società sono imprese con fini di lucro, e sono tra le poche aziende che ancora non conoscono la loro clientela”. E non è un caso che le tessere in Italia vengano chiamate dalle stesse società “di fidelizzazione”. Anche i nomi scelti rimandano al marketing: Privilege, la carta dei romanisti, Stadium Member, quella della Juve, Siamo noi per l’Inter.
Tifosi “venduti”: ecco chi ci guadagna
A chi fa gola la direttiva di Maroni? Alle squadre che sperano di incrementare il giro d’affari di merchandising e servizi, certo, ma anche a soprattutto a grandi gruppi bancari o a concessionari di scommesse. Molte delle tessere del tifoso, infatti, sono state pensate come vere e proprio carte di credito ricaricabili. Con durata pluriennale, il che assicura una bella quota di potenziali clienti, anche
quando dovessero abbandonare la propria squadra del cuore. Non a caso la parte del leone la fanno le banche, che con questa semplice mossa vedranno crescere il proprio parco clienti. In prima fila c’è il gruppo Intesa-San Paolo, che ha stretto accordi con diverse squadre tra cui Milan e Fiorentina. Solo per dare un’idea dei numeri: la tessera del Milan, lanciata lo scorso anno, può contare già su 220mila aderenti. Per la Lazio è scesa in campo Poste italiane. E un altro colosso, che entra con due piedi nell’affare tessera del tifoso, è Lis Lottomatica, che produce la carta per i tifosi della Roma e per quelli del Palermo.
Concorrenza
I tifosi, dunque, non hanno possibilità di scelta: se vogliono abbonarsi, inutile confrontare le condizioni, gli interessi e le spese delle carte di credito, non c’è alcuna concorrenza in questo settore.
Chissà se di questa evidente asimmetria rispetto al normale mercato si occuperà l’Antitrust. Per il momento, se ne stanno occupando tutti i tifosi che hanno capito il giro di soldi che c’è dietro i presunti motivi di sicurezza. E perfino alcune squadre, che hanno protestato contro questa deriva. Dice Alberto Monguidi, responsabile comunicazione del Parma Calcio: “Per avvicinare la gente allo stadio, soprattutto le famiglie, bisogna diminuire la burocrazia non aumentarla. La tessera del tifoso è un obbligo? Non la utilizzeremo per scopi commerciali: è rilasciata allo stadio, non in banca, ed è gratuita per i tifosi. A noi è costata 120mila euro, ma non vogliamo speculare”. Le squadre, dunque, si sono dovute piegare alla tessere del tifoso, nonostante quella di Maroni fosse solo una direttiva. Il perché è semplice: “L’articolo 7 della circolare è chiaro”, spiega Monguidi: “La mancata adesione al programma tessera del tifoso è considerata come una carenza strutturale dello stadio. In altre parole, ci hanno detto o vi adeguate o al primo problema vi chiudiamo lo stadio”.
Punti, premi e sconti: l’abbonato da spennare
Commissioni, costi di ricarica, raccolte punti e sconti sul pieno di benzina. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla vera natura della tessera del tifoso, pubblicizzata (e imposta) dalle autorità come un imprescindibile strumento contro la violenza negli stadi, basta dare un’occhiata ai siti internet delle squadre di serie A. Le società, anche alcune di quelle che hanno protestato inizialmente, hanno subito capito il potenziale commerciale della tessera del tifoso. La carta Siamo Noi dell’Inter, ad esempio, è una carta di pagamento prepagata ricaricabile utilizzabile sul circuito MasterCard, emessa dalla Banca Popolare di Milano. Può essere caricata sino a 3mila euro e ha una validità massima di cinque anni. E come una qualsiasi carta di credito ha i suoi costi: gratuita per chi fa l’abbonamento al campionato, 10 euro per gli altri. Un prelievo dal bancomat (Atm) costa 1,85 euro (2,50 fuori dall’area euro), la ricarica
tramite Atm costa 2 euro e così via. Cambiando curva, a Milano, cambia poco. Prezzi e commissioni sono stabiliti da Banca Intesa-San Paolo e sono analoghi a quelli delle altre prepagate. Qui la novità sta nelle promozioni: i “Punti Stella”, calcolati in base a una serie di parametri che premiano la fedeltà alla squadra e che comportano sconti e facilitazioni per l’acquisto di biglietti per le partite. Ma soprattutto la raccolta dei punti che si accumulano facendo acquisti dentro i negozi dei partner commerciali. Una semplice carta per raccolta punti, più simile a quelle dei supermercati, è invece la Samp Card (12 euro per i non abbonati), che dà accesso a una serie di servizi, tra cui sconti sulla benzina e sulle tariffe telefoniche con la Erg, convenzioni con l’Aci per il soccorso stradale e altri premi. Nella Capitale, le due eterne rivali calcistiche hanno deciso di rivolgersi a due colossi per abbinare la tessera del tifoso a una carta di credito ricaricabile. La Roma ha presentato la AS Roma Club Privilege insieme a Lottomatica. La card costa 15 euro ed è gratuita solo per chi ha un abbonamento della scorsa stagione. La Lazio si affida invece a Poste italiane, per una vera e propria postepay biancoceleste, la Millenovecento. Commissioni analoghe alle normali postepay, con l’obbligo di ricarica iniziale di 5 euro per chi fa la tessera alle Poste, e un costo di 15 euro per i non abbonati al campionato.
Tito Sommartino (parte dei testi sono stati raccolti ed editati da "Il grande inganno della tessera del tifoso", inchiesta pubblicata da "Il Salvagente", n. 27), tratto da Senza Soste n. 52
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