Verso Rifiuti Zero: “Livorno faccia come Forlì e Ato si adegui come in Emilia-Romagna”

In questi giorni il Comune di Forlì, insieme ad altri del suo comprensorio, ha abbandonato definitivamente Hera s.p.a., la mega-azienda dei rifiuti privatizzata, quotata in borsa e rimasta tristemente nota per l’inchiesta penale sull’inceneritore di Coriano, per costituire una piccola società 100% pubblica che persegue la strategia “rifiuti-zero”: punta a spegnere l’inceneritore aumentando differenziata e riciclo.
Sembra ormai definitivamente crollato il paradigma sulla gestione dei rifiuti basato su tre dogmi: gigantismo aziendale, privatizzazione e incenerimento.
Le avvisaglie, nettissime, ci furono già all’inizio del 2016, quando l’Antitrust nel suo rapporto rese noto non solo che la dimensione ideale per la gestione dei rifiuti si colloca in una fascia intorno ai 100.000 abitanti, consigliando di frazionare le gestioni più ampie (Hera gestisce 4 milioni di persone), ma anche che le privatizzazioni hanno causato tariffe troppo alte e che la raccolta porta-a-porta conduce alla riduzione dei costi pagati dai cittadini rispetto all’incenerimento (senza contare i danni alla salute). Tutto scritto nero su bianco, compresa la necessità di evitare che le stesse aziende gestiscano oltre alla raccolta anche gli impianti di smaltimento, per evitare conflitti di interesse (meno rifiuto viene differenziato, più tonnellate vengono smaltite).
In Toscana da tempo assistiamo ad altri segnali dello stesso tipo: mentre il progetto di costituire mega-aziende privatizzate (ognuna con i propri inceneritori, sull’esempio dell’emiliana Hera e di altre) continua ad arrancare tra inchieste e problemi politico-amministrativi, i risultati migliori in termini di efficienza e sostenibilità ambientale sono stati prodotti proprio da aziende medio-piccole, totalmente pubbliche e dedicate alla differenziata, come l’Ascit nella piana lucchese o Publiambiente nella zona empolese.
L’Atesir dell’Emilia-Romagna, corrispettivo dell’ATO della Costa Toscana, ha riconosciuto insieme alla Regione il diritto dei Comuni di scegliere se affidare la gestione dei rifiuti al gigante privatizzato Hera oppure ad una azienda pubblica. Un diritto sancito dalla Costituzione, dalle norme di principio sugli Enti Locali e dalla volontà popolare espressa nel referendum sui servizi pubblici.
Anche Livorno ha quindi il diritto di tenersi la sua azienda pubblica, abbandonando le zavorre che l’hanno portata quasi nel baratro, a partire da discariche e inceneritori. Il Comune ha il dovere di seguire un percorso di questo tipo, mentre l’ATO e la Regione non devono ostacolarlo nel tentativo di applicare ricette superate, come quella che prevede l’adesione “obbligatoria” al gestore unico privatizzato Retiambiente s.p.a.
8 giugno 2017
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