Il viale Italia come pretesto di una manovra finanziaria aggiuntiva

Piste ciclabili, parcheggi e stalli blu sono, anche, questione di bilancio. Ecco perchè

parcheggio macchinettaLa polemica sulle piste ciclabili sul viale Italia, dalla Bellana alla baracchina bianca per capirsi, è sicuramente un problema di differenti concezioni della mobilità urbana. Certo l’esibizionismo politico e non solo, specie quando si parla di traffico, non manca mai ma qui si scontrano, di sicuro, i favorevoli ad un maggiore uso delle piste ciclabili e gli scettici su quel tipo di soluzione urbanistica.  Il punto meno discusso, in questo contesto, è di quelli, però, che vanno fatto emergere. Le piste ciclabili sono  pensate nell’ottica di una manovra di bilancio aggiuntiva.  Mentre l’assessore al traffico è una sorta di assessore aggiunto al bilancio, perchè può estrarre risorse da sanzioni e parcheggi spesso in modo significativo per i conti di un comune, la pista ciclabile diviene una posta di bilancio di una manovra finanziaria locale aggiuntiva. Certo, altri assessorati contribuiscono alla contrazione del bilancio. Ma  fanno anche resistenza, a volte reale a volte solo tentata, sull’entità dei tagli. L’assessorato al traffico, invece, estrae direttamente risorse dal territorio e rende bancabili le previsioni  sull’entità futura delle multe e sulla crescita di stalli e parcheggi. Del resto quando i comuni tassano molto, anche applicando aliquote in modo non progressivo rispetto al reddito dei cittadini, non resta, per reperire risorse, che le manovre finanziarie ombra o aggiuntive. Fare piste ciclabili, come nel caso del viale Italia,  per favorire l’uso dei parcheggi a pagamento comunali, come nel caso del parcheggio di via Meyer, è una manovra finanziaria aggiuntiva. Manovra che permette, se realizzata, di favorire il riempimento di un parcheggio, via Meyer appunto, ritenuto  importante per le casse comunali.

E qui deve esser chiaro che, prima ancora che di una pista ciclabile costruita secondo le esigenze del piano per la mobilità sostenibile (ancora in essere), sono le neccessità del bilancio triennale, già varato, a dover essere chiamate in causa per questo progetto. Via Meyer, come gli altri oltre 12.000 nuovi stalli blu per Livorno, vanno quindi prima dentro le esigenze di bilancio poi, se il Dums (il documento sulla mobilità sostenibile dell’amministrazione), verrà approvato si vedrà come inserire il tutto. Non abbiamo alcun dubbio che le due esigenze, bilancio e mobilità sostenibile,  quando sarà il momento verranno armonizzate dal punto di vista formale. Il punto di vista materiale però non ci sfugge:  la spinta propulsiva, per la riorganizzazione di parcheggi, permessi, piste ciclabili e tentativi di intensificazione della quantità di multe prodotte (si veda, a suo tempo, la  sperimentazione dello sparamulte)  riguarda precise esigenze di bilancio. L’amministrazione, invece, giustifica i propri progetti partendo dalla questione della mobilità sostenibile, senza aver favorito l’accelerazione di un nuovo piano, mimetizzando il più possibile le esigenze di bilancio. E qui il problema politico non è tanto o solo  tassare indirettamente, ad esempio tramite gli stalli blu, la popolazione. E’ soprattutto nell’assenza di una precisa, articolata spiegazione del perché di questa tassazione indiretta e aggiuntiva. Spiegazione che l’amministrazione non pare in grado di dare su un piano pubblico e politico.

Si spiega anche perché a differenza di altre città, anche in Toscana come per un progetto che tocca Piombino, le piste ciclabili non entrano in un progetto partecipato. Perchè l’assessore al traffico deve avere le mani libere, e velocità di esecuzione senza impacci di presenza di associazioni, nell’individuare  le zone più redditizie dal punto di vista della estrazione di risorse. E’ già accaduto da tempo ovunque: un processo di commodification, di privatizzazione, dei parcheggi pubblici che va di pari passo con le esigenze di razionalizzazione e riduzione del traffico urbano. Entrambi i processi però devono avere un effetto di equilibrio sociale raggiunto. Così finisce invece che i flussi di cassa favoriscono solo esigenze interne di bilancio dell’amministrazione, quelle di qualche ditta in grado di gestire appalti e gli stalli blu significano libertà di movimento solo per chi ha disponibilità a spendere nella crisi, penalizzando gli strati più popolari. Come avviene quasi ovunque razionalizzazione del traffico e privatizzazione degli spazi si incontrano.

Piste ciclabili, parcheggi e stalli blu sono quindi, anche, questione di bilancio.  Quindi la questione più pubblica che c’è.  Finora tutto questo movimento ha dato l’impressione di essere, quasi esclusivamente, a servizio dell’autoriproduzione della macchina amministrativa. Se si conferma questo siamo davvero lontani, nel metodo e nel merito, dalle necessità di allocare risorse per favorire la ripresa della città.

redazione, 18 febbraio 2017

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