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Lascia andare la marea. Il nuovo disco degli "Indovena"

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indovenaNon c'è una definizione che calzi particolarmente bene per una band come gli Indovena. Un disco come questo rivela sfaccettature sempre nuove ogni secondo che lo stai ascoltando, evolvendosi nei tuoi timpani come una fonte di suoni che si trasforma per stupire continuamente e non diventare mai specchio di sé stessa.
In un'intervista presso una radio indipendente di Bologna, il frontman del Teatro degli Orrori Pierpaolo Capovilla individuava nei CCCP, nei Marlene Kuntz e nei Verdena le influenze principali di tutte le band del nuovo secolo. Negli Indovena si scorgono in effetti tracce di tutte e tre queste emblematiche band, ma il piatto è molto più ricco. Il grunge, l'alternative e qualche traccia di metal si fondono perfettamente in una tavolozza di colori profondamente distinti. Il singolo Il Sogno di Yoko, con una base musicale (soprattutto i riff) di sicura devozione ai fratelli Ferrari (come l'opener Tutto a Centotrenta, con le sue invocazioni di stampo sociale il pezzo più graffiante del disco, sotto un punto di vista sia musicale che contenutistico), mentre si ricama su ritmi più american grunge in La Fine e il ritornello di Il Dono, che spezza completamente il dramma melodico della sua strofa (che mi ricorda la miriade di gruppi post-grunge vagamente riconducibile ai primi Stone Temple Pilots) in un ritornello tanto violento quanto di presa. Fedor divisa in due parti, stronca prima l'ascoltatore con la sua potenza vagamente “RATM meet Pearl Jam” (o simili) per poi cadere in un incipit di matrice sperimentale ricondotto, nella seconda sezione, alla potenza della prima parte, terminando in uno stop tanto improvviso quanto d'effetto. Pulce riporta alla mente alcuni settori della produzione di CCCP e Marlene Kuntz, già sopracitati (soprattutto i secondi), un brano comunque costruito con la struttura delle band grunge a cui ci siamo già riferiti. La melodia prevale infine nel pezzo finale, Diamond, forse una delle più belle del disco per l'atmosfera che creano i suoi arpeggi para-malinconici. Elencare ulteriori band d'influenza è superfluo, probabilmente si è già fatto anche troppo, e per fugare ogni dubbio si sappia che gli Indovena evidentemente non sono atti ad una scopiazzatura che sicuramente alcuni critici contesterebbero, ma anzi rielaborano con grande consapevolezza e un certo “savoir faire” un grande campionario di sonorità e stili diversi, con un sound personale e una produzione quasi da major. Che non è poco, comunque.
Rimane solo una cosa da specificare. Gli Indovena non stanno facendo nulla che nessuno abbia fatto prima, se non miscelare un numero indefinito di influenze in un prodotto finito diverso da chiunque, in Italia, osando laddove i Litfiba hanno provato all'inizio degli anni novanta e producendo un disco (il loro secondo) fresco e di forte impatto. Purtroppo i riferimenti della band rimangono abbastanza evidenti annacquando la papabile originalità di un lavoro comunque di alto lavoro artistico, per il profilo assolutamente elevato che una combinazione di ottimo songwriting, maturità musicale e abilità strumentali sopra la media (con un pizzico di pretenzione) rivela pienamente.
Con tutti gli appelli d'esame passati non si può dire altro che: disco consigliato. Lasciate andare la marea, ma soprattutto procuratevi questo disco.

tratto da good times bad times,

17 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Marzo 2010 13:52

Editrice Elèuthera, cultura libertaria in creative commons

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eleutheraPiccola casa editrice di Milano, la cooperativa Elèuthera promuove libri per una cultura libertaria. Fondata nel 1986 si propone fin dalla sua nascita di contribuire alla costruzione di un contesto comune per le molte voci del pensiero libertario con un'iniziativa che rifugge l'ossessione del profitto. Con il tempo sono stati raccolti molti contributi di grandi autori come Enrico Baj, Marc Augé, Ursula Le Guin, Noam Chomsky, Luigi Veronelli e Kurt Vonnegut. Inoltre sono stati pubblicati alcuni grandi classici del pensiero anarchico e libertario tra i quali antologie di Michail Bakunin, Pëtr Kropotkin e Pierre-Joseph Proudhon.

I libri di Elèuthera non sono facilmente riconducibili a una categoria. Spesso sono testi di soglia tra più discipline o tematiche. Nel vasto catalogo trovano spazio, tra gli altri, titoli di antropologia, urbanistica, educazione, critica delle istituzioni totali, ecologia, educazione, filosofia, narrativa.

Una degli elementi di maggior interesse dell'attività della casa editrice è la produzione di diversi testi rilasciati con la licenza "Creative Commons" che permette al lettore "di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare l'opera" alla condizione di "attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ha dato l'opera in licenza" e di "non usare l'opera per fini commerciali".
Il link dove poter trovare la lista completa dei testi in CC:

(red.)
15 marzo 2010
Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Marzo 2010 14:27

Dischi: Tre Allegri Ragazzi Morti - Primitivi del futuro (2010)

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primitividelfuturoLa leggenda vuole che il suono di questo album sia stato scelto dall'allegro ragazzo morto Enrico Molteni durante un viaggio a Cuba insieme a Vasco Brondi. Al ritorno l'illuminazione: si fa un disco reggae. Che poi proprio reggae non è: dal genere coglie molte sfumature, ma lo semplifica anche, come tutti i gruppi punk che ad un certo punto della loro carriera decidono di avvicinarsi allo ska o al dub. Con tutto il rispetto verso il lavoro del produttore Paolo Baldini (Africa Unite), mi ricorda quando a sedici anni ascoltavo le cassette dei Bad Brains o di Mad Professor nonostante lo stereo a pile non avesse abbastanza bassi: si sentivano solo gli effetti, la voce, le bacchette sul bordo del rullante, le chitarre in levare. "Primitivi del futuro" ha belle melodie alla Celentano e ritornelli enormi ma un solo tipo di arrangiamento, come se fosse un'unica canzone da 40 minuti. Inizialmente è piuttosto pesante, dopo ci si abitua.

La novità è nell'imaginario raccontato, i Tre Allegri Ragazzi Morti lasciano un attimo da parte gli adolescenti e si rivolgono ai neo-adulti. Se con i primi è ancora lecito sperare in qualche piccola fiammella controculturale ai secondi c'è solo da ricordare l'età che hanno e la vita che vivono: annoiata, goffa, in costante ritardo all'appuntamento con la società civile. Il tono si fa più austero, scompaiono alcune figure chiave del Mondo Naif (la Salamandra, ad esempio) e ne compaiono altre ben più crude e crudeli: ragazze con i denti ferro, padri a cui vengono negati i figli, uomini anaffettivi convinti di essere soli al mondo, fino ad arrivare al lungo elenco di personaggi raccolti nella conclusiva "Primitivi del futuro": beoni, spacciatori, ballerine, pensatori, puttane felici, e giocatori, tutti ben piantati nella vita reale e lontani da quella a fumetto. Davide Toffolo canta di bamboccioni dipendenti dal computer, ancorati ad un'idea di lavoro vecchia, noncuranti dell'ambiente, socialmente piatti. E a questa servera lavata di capo non si sa cosa rispondere. Perchè i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno ragione, dicono le cose genuinamente, è un percorso di idee coerenti lungo 16 anni, da quel "piangerò per il tempo perso a cercare vestiti e divise nuove" a "Di che cosa mi stai parlando, di che cosa mi parli ancora, è una vita danneggiata la vita che facciamo ora". E non è il destino, sei tu il tuo nemico. Ripeto, hanno ragione.

E poi l'Amore: "La ballata delle ossa" è l'anello di congiunzione tra la precedente rivoluzione sessuale e il mondo nero odierno, con quello scampolo di dolcezza rock a descrivere una relazione ormai consumata ma che resta importante, e poi scavare nella profondità di un hammond scuro alla Linton Kwesi Johnson.
Oppure: io la guardo in faccia, le ciglia lunghe e tutto il resto. Le chiedo cos'è che la rende così bella. Lei annuisce. E, signore e signori, inizio a navigare in quell'universo disegnato sulla sua maglietta blu. Lei è davvero bella. Penso sia arrivato il momento giusto per ammutinarsi.

In conclusione: non me lo sono inventato io che gli eroi sono giovani e belli, o che i Tre Allegri Ragazzi Morti a furia di sforzarsi di capire come funzionano le sbarbate teste indipendenti ora hanno ben chiaro cosa sia un uomo, le sue evoluzioni e quali ingranaggi solitamente danno problemi. Adesso ci regalano uno spaccato a tutto tondo – più negativo che positivo ma non totalmente scoraggiato – dei trentenni italiani, oggi. E come gli altri loro dischi anche questo è importante, fondamentale. Se non ci fossero la nostra musica sarebbe sempre la stessa serie di immagini sbiadite servite nel brodo di pollo la domenica dopo la messa serale. E' un album bellissimo, datevi un po' di tempo per ascoltarlo e mi darete ragione.

di Sandro Giorello 08/03/2010

pubblicato su www.rockit.it

 


Ultimo aggiornamento Domenica 14 Marzo 2010 09:24

NonsoloCinema: Avatar, rapporto sulla storia biologica e sociale di Pandora diventa testo politico in Cina.

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AvatarBookIl 24 novembre, poche settimane prima dell'uscita ufficiale di Avatar, esce questo Avatar: A Confidential Report on the Biological and Social History of Pandora
( http://www.amazon.com/Avatar-Confidential-Biological-History-Camerons/dp/0061896756) a cura di Maria Wilhem e Dirk Mathison che si presenta come una vera e propria mappa della vita e della storia del mondo di Pandora. Vista l'impetuosa circolazione globale di Avatar l'errore è considerare questo testo esclusivamente come una operazione di marketing destinata ad un pubblico più giovane o ai fan più adulti dei blockbuster.
Infatti accade che questo libro, dopo la proiezione di Avatar nelle sale cinesi, viene acquistato nella repubblica popolare e tradotto clandestinamente.
Perchè la vicenda di Pandora per i cinesi è un'ottima metafora della tragedia della speculazione edilizia che accompagna lo "sviluppo" di quel paese.

http://henryjenkins.org/2010/03/avatar_and_chinese_fan_culture.html...

Il film di Cameron piuttosto che una occasione di intrattenimento diviene così, per gli spettatori cinesi, la metafora della resistenza alla speculazione edilizia.
Un esempio, su larga scala, di come le teorie sull'industria culturale di Adorno possano essere serenamente archiviate. Soprattutto nel punto in cui prevedono una adesione passiva degli spettatori all'ideologia prodotta dall'industria dello spettacolo.
Piuttosto oggi l'industria dello spettacolo è qualcosa di più complesso: sa di produrre metafore per mondi che le utilizzeranno anche in modi estremamente diversi da quelli originari.
In ogni caso è l'elaborazione del sapere dello spettatore che è cambiata, rispetto a molti stereotipi di fondo, e che va capita come problema politico.
Non solo in Cina


(red)


E' uscito Senza Soste n.47

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civetta_47I punti di distribuzione:
edicola p.zza Damiano Chiesa – edicola Cisternone - edicola via Verdi – edicola  Piazza Municipio – edicola Baracchina Bianca – edicola piazza Attias (angolo Via Roma) - edicola Piazza Attias (angolo via Goldoni) – edicola Piazza Grande (lato via Pieroni) – edicola Corso Mazzini (angolo Via Cecconi) - edicola piazza Mazzini - edicola viale Carducci (angolo Risorgimento) - edicola Viale Carducci (angolo via del Vigna) - Edicola Piazza Garibaldi -  Videodrome (via Magenta) – Edicola Scali del Pontino - Edicola Piazza S.Marco - Edicola Via De Larderel (angolo Piazza Repubblica) - Edicola Via Francia (Scopaia) - Edicola Shangai - Edicola Via Provinciale Pisana (S.Matteo) - Edicola via Donnini - Edicola via dell'Origine - Caffè Paradiso (Via Maggi) - Tabaccheria via Bosi (Piazza XX) – Biblioteca Compagnia Portuali – Pizzeria Amaranto (Via Lepanto) - Bar Torretta (Via delle Cateratte) - Officina Sociale Refugio – Csa Godzilla e Cp 1921 (Via dei Mulini) - El Chico Malo (Via dei Terrazzini) - Emeroteca (via del Toro) - Bar B52 (piazza Roma) – Bar 70 – Trattoria La Sgranata (via di Salviano) - Campi Calcetto Corea - Fondazione Don Nesi Corea – Ecomondo (Via dell'Angiolo) - Cinema Kinò Dessè (via dell'Angiolo) – Sede del Comitato No Offshore (Via Verdi) - Centro Artistico il Grattacielo (via del Platano) - Bottega del caffè (Piazza del Luogo Pio) – Curva Nord Stadio (in occasione delle partite interne del Livorno)

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