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Documentario: La revoluc

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la_revolucion_de_los.jpgPer chi parla o capisce lo spagnolo, in attesa magari che venga distribuita un'edizione in italiano, segnaliamo il bel documentario cileno La revolucion de los pinguinos (2008), diretto dal giovane Jaime Díaz Lavanchy. Il film, molto apprezzato dala critica (vincitore nel novembre scorso del 12°  Festival Internazionale del Documentario di Sant iago - FIDOCS) è la storia, vissuta dall'interno, delle lotte studentesche cilene del 2007 con interviste agli studenti delle superiori che hanno portato il governo Bachelet fino alla crisi.
La lucidità dell'analisi degli studenti è impressionante e i livelli di lotta...pure. Siamo davanti a qualcosa di interessante perchè, per la prima volta, ragazzi e ragazze (nipoti e figli della generazione della sinistra tradizionale cilena), intervengono nel conflitto e riprendono temi interrotti dalla dittatura Pinochet, sui quali gli stessi nonni e genitori hanno alzato bandiera bianca... Molto interessante e un materiale straordinario di lavoro per non guardare sempre al proprio ombellico.
 
(red.)
 
domenica 12 aprile 2009

 

 TRAILER

http://www.larevoluciondelospinguinos.cl/

Sinossi

Il film realizza un'approfondita osservazione dei leader studenteschi tra il maggio del 2006 e quello del 2007. Si tratta di un ritratto intimo e convulso che mostra gli studenti che manifestano per le strade, i negoziati con senatori e ministri e gli incontri dell'Assemblea Nazionale degli studenti della scuola secondaria. estudiante_toma_ins_nacional_2_lch.jpgQuesti incontri in cui i giovani analizzano la congiuntura politica fa da filo conduttore della storia, una storia di adolescenti che trattano con il governo e i politici per raggiungere un obiettivo sbalorditivo: abrogare la LOCE e rivoluzionare l'intero sistema educativo. Uan Carlos Herrera, Karina Delfino, María Jesús Sanhueza, Maximiliano Mellado, César Valenzuela  María Huerta sono i protagonisti del documentario. Parlano permanentemente in camera, in maniera spontanea, diventando i veri narratori degli avvenimenti. L’assoluta assenza di una voce over converte il documentario in una storia raccontata esclusivamente dalla punto di vista degli studenti.
Il documentario registra inoltre le azioni dei politici chiave nel susseguirsi degli eventi: la presidentessa Bachelet, il Ministro della Pubblica Istruzione Martin Zilic, la ministra Yasna Provoste, il senatore Mariano Ruiz-Esquide e la deputata Carla Rubilar del RN tra gli altri.
Le sequenze più intense del documentario sono quelle che mostrano le proteste del 30 maggio e la destituzione del viceprefetto delle Forze speciali dei carabineros [polizia militare], l’occupazione dell’UNESCO; la visita degli studenti al congresso del 7 giugno, la riunione segreta tra Mariano Ruiz Esquide e i portavoce studenteschi e l'incontro in cui l'assemblea si è avvicinata al punto di rottura, in parte a causa di tensioni interne ma soprattutto per le pressioni esterne. L’epilogo del documentario inizia dalla visita degli studenti a La Moneda, il 9 aprile del 2007, quasi un anno dopo. Lì ascoltano la Presidentessa della Repubblica che annuncia l'abrogazione della LOCE e l’invio della LGE al parlamento. Ma al momento di lasciare il palazzo del governo i giovani non sono ancora soddisfatti. La mobilitazione continua, dichiarano. Nell’epilogo vediamo nuove occupazioni, sgomberi di scuole e le conclusioni dei protagonisti.
 
MOTIVI PER VEDERE IL FILM
1. È l’unica registrazione audiovisiva delle assemblee studentesche nei momenti chiave della mobilitazione del 2006. Il documentario contiene immagini uniche e di alto valore storico che ci permettono di capire in che modo funzionava l'assemblea, quali erano i leader reali, come si discuteva e si prendevano le decisioni. Tanta fiducia è stata resa possibile grazie all’esclusiva autorizzazione dell'Assemblea degli studenti della scuola secondaria.Gli studenti avevano deciso di fare un'eccezione e consentire l'ingresso della camera di Jaime Díaz perché erano coscienti dell'importanza di un documentario su ciò che stava accadendo.
2. Della durata di 85’, La Revolución de los Pinguinos è l'unico lungometraggio sul movimento. Si tratta di un lavoro rigoroso e meditato, supportato da due anni di ricerca finanziati dalla fondazione AVINA e dal Fondo per la promozione audiovisiva.
3. Il film, presentato come “work in progress” il 5 giugno 2007, esce un anno dopo nella versione definitiva. Il film include ora: un gran numero di documenti di stampa e televisione, interviste approfondite ai portavoce del movimento, immagini delle scuole sgomberate tra il 2007 e il 2008. Tutti questi elementi sono stati trasformati in un racconto grazie all’indispensabile aiuto di Pietro Chaskel, co-montatore del film.
 
 (traduzione dal sito ufficiale a cura di J.P)
 
 
Chile / 2008 / 84 minutos / DvCam.
Dirección: Jaime Díaz Lavanchy.
Producción: Jaime Díaz Lavanchy.
Fotografía: Jaime Díaz Lavanchy.
Sonido: Pedro Ormeño.
Montaje: Pedro Chaskel, Jaime Díaz Lavanchy.

Largometraje Documental - 85 minutos
Estreno 26 de Junio 2008 - 19ºº horas
Cine Arte Alameda - 6448821
Alameda 139 - Metro Baquedano
Más informaciones en:
www.larevoluciondelospinguinos.cl
Contacto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

per info su "la rivoluzione dei pinguini"

 
 
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Ultimo aggiornamento Domenica 12 Aprile 2009 10:50

Film: esce oggi Che- L'Argentino, di Steven Soderbergh

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Dopo mesi di ritardi e slittamenti, esce finalmente oggi nelle sale italiane, (distribuito da Bim) l'attesissimo film, Che-L'Argentino (titolo orginale: Che-Part One), prima parte del lungometraggio biografico, che il regista americano Steven Soderbergh, (Traffic, 2000) ha dedicato alla figura di Ernesto Guevara. A circa un anno di distanza dagli applausi commossi del Festival di Cannes, dove il film è stato presentato, e dove Benicio del Toro è stato premiato come miglior attore, il mito del Che torna a vivere sullo schermo.
 
A Livorno, fortunatamente, il film esce nella sala che più si è caratterizzata per una programmazione di qualità e di forte impegno sociale, politico e culturale: il Kino-Dessé di Via dell'Angiolo 19. Motivo in più per godersi il Che al cinema. Alla faccia della Medusa! (red.)
 
Livorno, venerdì 10 aprile 
 
 
Programmazione:
CINEMA KINO-DESSE' da Venerdì 10 a Giovedì 16 aprile 2009
Venerdì 10 aprile: ore 21.30
Sabato 11: ore 17.30, 20.00, 22.30
Domenica 12: ore 17.30, 20.00
Lunedì 13: ore 21:30
Martedì 14: ore 21:30
Mercoledì 15: ore 21.30
 
 

 
 
 
Che- L'Argentino
Un film di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Yul Vazquez, Ramon Fernandez, Julia Ormond, René Lavan, Roberto Santana, Vladimir Cruz, Sam Robards, Jose Caro, Pedro Adorno, Jsu Garcia, María Isabel Díaz, Mateo Gómez, Octavio Gómez, Miguelangel Suarez, Stephen Mailer, Roberto Urbina, Marisé Alvarez, Christian Nieves, Andres Munar, Liddy Paoli Lopez, Francisco Cabrera, Pedro Telémaco, Milo Adorno, Alfredo De Quesada, Juan Pedro Torriente, Jay Potter, Blanca Lissette Cruz, Laura Andújar, Euriamis Losada, Unax Ugalde.
Titolo originale Che: Part One. Biografico, durata 126 min. - USA, Francia, Spagna 2008. - Bim data uscita 10/04/2009.
 
Trama: 26 novembre 1956. Fidel Castro parte verso Cuba con un gruppo di un'ottantina di ribelli. Uno di loro è Ernesto Guevara, un medico argentino a cui presto verrà attribuito il soprannome 'Che'. Il gruppo ha una finalità precisa: abbattere il regime dittatoriale di Fulgencio Batista sostenuto dagli americani. Il Che si dimostra da subito un combattente abile particolarmente versato nell'arte della guerriglia. Diventa così sempre più famoso tra i suoi compagni e tra la popolazione per la sua determinazione mista a una profonda passione per i più deboli e sfruttati. Ben presto diventerà un comandante e, con la vittoria dei castristi, uno dei miti di quella rivoluzione
 
 
Recensioni
 
Soderbergh fa della rivoluzione un'esperienza cinematografica
Il 26 novembre del 1956 il medico argentino Ernesto Guevara salpa alla volta dell'isola di Cuba con un giovane avvocato di nome Fidel Castro e altri 80 ribelli determinati a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista con una rivoluzione. Medico, stratega e instancabile guerrigliero, il "Che", alla guida di una colonna di uomini, dopo un lungo faticosissimo periodo sulla Sierra Maestra, conquista la città di Santa Clara e si riunisce ai compagni per marciare su L'Avana.
Quello che appare sugli schermi, dopo otto anni di lavoro, è il Che di Soderbergh, quello che nessun altro avrebbe potuto fare in maniera simile, quello che di Soderbergh autore e produttore porta il marchio indelebile, anche là dove calpesta nuovi sentieri, anche e appunto perché li calpesta. Scardinando le convenzioni della continuità, con stacchi avanti e indietro nel tempo (bello il ritorno alla terrazza del primo incontro con Fidel) e spostamenti nello spazio -dalla foresta tropicale alla sede delle Nazioni Unite - che la dicono lunga sulla versatilità del protagonista, Soderbergh parla anche di se stesso, del suo cinema, che rimbalza tra esplorazione e diplomazia, tra le immagini ultravivide dell'avventura (girate con la Redcam) e quelle declinate nel bianco e nero glamorous targato Nordamerica e società dello spettacolo.
Sono due binari: da un lato si fa strada un leader, tra i colpi dell'asma e dei fucili nemici, dall'altro nasce una stella, sotto i flash dei fotografi e delle interviste romantiche. In questo senso, nel suo film rispettosissimo e tutt'altro che declamatorio, il regista prende una posizione netta dicendoci che non è la meta che (gli) interessa, non l'icona, ma il viaggio.
Il personaggio di Che Guevara (ri)nasce nel corpo più massiccio di Benicio Del Toro (lontano anni luce dal ragazzino sensibile dei Diari della motocicletta) e si costruisce per azioni, per tono della voce, per furore dello sguardo: prima con le armi del cinema che con quelle della storia.
Purtroppo Che - L'Argentino non si fa apprezzare pienamente per colpa di un doppiaggio che non ha ragione di esistere, che livella, decontestualizza, toglie al protagonista il suo carattere di straniero, e perché è probabilmente come film-esperienza, nella sua durata complessiva di quattro ore e mezza e nella voluta discontinuità tra le due parti che lo compongono, che si arricchisce di senso. D'altronde quel che fa Soderbergh è esattamente questo: entrare nella dimensione esperienziale della rivoluzione, al ritmo dei passi stanchi, delle notti di veglia, delle decisioni da prendere sul momento, degli errori commessi per sempre, per raccontare di un uomo che ha fatto di un'idea una pratica, per esporci, in pratica, un'idea di cinema.
di  Marianna Cappi, da www.mymovies.it
 
 
In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore
Ernesto Rafael Guevara De la Serna è morto (anche la Rivoluzione non sta tanto bene) eppure il mito del Che sembra immortale. In questo triste mondo globalizzato, orfano di ideali e di esempi da seguire, il suo ricordo continua ad emozionare, facendosi mito e leggenda, simbolo e icona. Raccontarne la vita è impresa ardua e sfida affascinante, e Soderbergh prova a farlo con coraggio, cercando fino all’estremo di esaltarne la parte più umana, carnale, quasi anti-eroica. L’idea di scivolare negli stereotipi o nelle banalità si riflettono nella scelta di non affondare il colpo, di non privilegiare un punto focale definito: la fotografia di Soderbergh è una fotografia non iconografica, non commerciabile come la foto del 'Che' stampata su milioni di magliette, che ha tempi di sviluppo inevitabilmente lunghi (ma comunque irrimediabilmente brevi visto il tema affrontato) e che non esalta le emozioni, quanto le azioni e i pensieri del 'Che', interpretati magnificamente da Benicio Del Toro, meritatamente vincitore della Palma d’Oro a Cannes. Un’interpretazione di gran lunga più passionale di quella di Gael García Bernal ne I diari della motocicletta, che però compensa un minore coinvolgimento emotivo rispetto, appunto, al film di Walter Salles. Rimanendo in bilico tra celebrazione e introspezione, tra biopic e documentario, Soderbergh riesce ad emozionare solo a momenti, complici anche i continui salti temporali e una voce fuori campo che spesso e volentieri condizionano l’intensità del racconto. Resta poi il dubbio se la scelta di dividere in due un film probabilmente concepito come opera unica, sia la scelta più giusta, anche se l’idea di un continuum narrativo si sarebbe scontrato necessariamente con logiche distributive e non solo. (Quante persone sarebbero disposte a passare quattro ore ininterrotte in una sala cinematografica?). Eppure il giudizio di un progetto ambizioso come questo, peraltro in attesa che esca Che – Guerriglia, travalica innegabili difetti scenici e di messa a fuoco: l’omaggio di Soderbergh all’ultimo grande rivoluzionario della Storia, un normale borghese che tentò di liberare il mondo dalla logica di un sistema economico spietato e spesso immorale nel quale lui stesso era nato, è un atto che merita rispetto.
a cura di Riccardo Rizzo  da www.cinemadelsilenzio.it
 
 
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Ultimo aggiornamento Sabato 11 Aprile 2009 14:57

I "problemi" del fascismo. L'autorappresentazione del regime nei testi didattici di matematica

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locandina_i_probelmi_del_f.jpg“Quanti anni ha il tuo babbo? Calcola quanti anni aveva quando avvenne la marcia su Roma” (problema del 1934). L' Istituto Alcide Cervi presenta la mostra didattica: I “problemi" del fascismo. L'autorappresentazione del regime nei testi didattici di matematica elementare, che verrà ospitata dall' 8 aprile al 31  maggio 2009 nelle sale espositive del Museo Cervi, a Gattatico, Reggio Emilia.
La Mostra realizzata da Gianluca Gabrielli e Maria Guerrini, entrambi insegnanti – con il sostegno della Soprintendenza ai Beni Librari e Documentari della Regione Emilia-Romagna e in collegamento con il gruppo di ricerca 'Bruno D'Amore' dell'Università di Bologna.
 
Gabrielli e Guerrini lavorando su fonti dell'epoca, quali sussidiari e quaderni degli studenti, hanno iniziato una ricerca sulla dimensione ideologica della matematica scolastica negli anni dle fascismo. Ne è nata così una mostra valida come sussidio didattico interdisciplinare, che tuttavia non manca di interesse anche per un pubblico più adulto, proprio per il carattere inedito del taglio della ricerca.
La 'scoperta' di questi studiosi infatti è che la Matematica scolastica non è una materia ideologicamente neutra. Anche se nel senso comune si presta facilmente ad una visione assiomatica, in realtà è una disciplina come tutte le altre che nel momento della pratica didattica si carica di una irriducibile dimensione 'ideologica', si fa cioè portatrice di una 'particolare' visione del mondo.
L'ingresso alla mostra è gratuito

Per maggiori informazioni e prenotazioni:
Morena Vannini – Sezione Didattica Museo Cervi
tel. 0522 678356 fax. 0522 477491
e.mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
 
L'Istituto "Alcide Cervi" è stato costituito il 24 aprile del 1972 a Reggio Emilia per iniziativa dell'Alleanza Nazionale dei Contadini (oggi Confederazione Italiana Agricoltori), dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, della Provincia di Reggio Emilia, e del Comune di Gattatico. Ha conseguito il riconoscimento di Personalità Giuridica di valenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica, con D.P.R. n.533 del 18 luglio 1975.
L'Istituto "Alcide Cervi" nasce con lo scopo di promuovere e realizzare attività scientifiche e culturali nell'ambito degli studi e delle elaborazioni delle materie che interessano l'agricoltura e il mondo rurale, indagati sotto il profilo storico, economico, sociale, giuridico, letterario e artistico.
In particolare, l'Istituto promuove ricerche, studi e iniziative in relazione alle esigenze dello sviluppo civile e sociale delle campagne e in rapporto ai movimenti popolari per il progresso dei lavoratori della terra e "ancora" in relazione alla partecipazione dei contadini alla lotta antifascista e alla Resistenza.
Raccogliendo lo straordinario patrimonio di valori rappresentato dalla figura di Alcide Cervi, insieme alla memoria dei suoi sette figli martiri dell'antifascismo, l'Istituto parte dalla esperienza della campagna emiliana per lavorare con coerenza e impegno per la salvaguardia dei valori alla base della Costituzione Repubblicana. Nel campo della didattica, della ricerca storica e della diffusione della memoria, si pone in primo piano nel rapporto con le istituzioni locali e nazionali, in stretta collaborazione con enti culturali ed accademici a tutto campo.
Le sue attività spaziano dalla promozione di convegni e seminari di studio, pubblicazioni periodiche e monografiche, iniziative di ricerca e di approfondimento, attività didattiche, valorizzazione del patrimonio tradizionale e artistico legato al territorio, attività espositive e tutto quanto possa ruotare attorno a Casa Cervi, cuore dell'Istituto, e alla memoria.
Il valore simbolico e storico di Casa Cervi, insieme al nome di questa famiglia straordinaria, emblema di tante altre vicende umili e generose della rinascita democratica italiana, ha fatto si che attorno all’Istituto, custode di questa memoria, si stringesse una vasta comunità di cittadini ed istituzioni. Così come la casa di Alcide è stata punto di riferimento nel dopoguerra per tanti italiani, allo stesso modo l’ente che porta il suo nome raccoglie adesioni su tutto il territorio nazionale. A tutt’oggi, settembre 2007, l’Istituto Cervi conta 136 soci ordinari: grandi città, piccoli comuni, province, consigli regionali di tutta Italia che hanno voluto essere parte di questo patrimonio di memoria nazionale, costituendone non solo la base sociale, ma il sostegno ideale ad un luogo di memoria che è anche polo di ricerca sulla resistenza e sulla storia delle campagne nel ‘900.
L'Istituto Alcide Cervi gestisce il Museo Cervi, cuore operativo delle proprie attività, la Biblioteca-Archivio “Emilio Sereni” che ospita il patrimonio librario e documentario del grande studioso dell’agricoltura, oltre all'Archivio storico nazionale dei movimenti contadini, e le attività correlate al Parco Agroambientale, un percorso guidato all’aperto sorto sul podere dei Cervi, che illustra e valorizza le risorse naturali della media pianura padana e il rapporto tra uomo e paesaggio nella trasformazione agricola delle campagne.
 
 
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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Aprile 2009 20:07

Libro: Terremoti d'Italia (1998)

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terremotiditalia.jpg
Il rischio sismico l'allarme degli scienziati l'indifferenza del potere.
In mezzo all'Atlantico c'è la culla primigenia dei terremoti italiani. E' una spaccatura nella crosta terrestre che comincia nelle Azzorre, percorre il Nord Africa e il Mediterraneo e divide la nostra penisola verticalmente. La faglia Gloria è la prima incubatrice dei trentamila eventi sismici che dal 1500 a oggi hanno scosso l'Italia. Cinquecento di questi, in media uno ogni quattro anni e mezzo, sono stati forti, fortissimi e catastrofici. Quand'è il momento però, ogni parte della penisola e del Mediterraneo genera i suoi terremoti, diversi per cause, comportamenti, intensità, frequenza e danni provocati. Come hanno affrontato gli italiani questo fenomeno' Le vittime, di solito, con rassegnazione e fatalismo. Chi lo dovrebbe prevenire invece, ovvero lo Stato, con sorpresa, incredulità, velleitarismo e oblio. Le eccezioni sono minime e solo da una decina d'anni i terremoti sono diventati questione nazionale, oggetto di studio dei sismologi, dei geologi, degli esperti di architettura antisismica e della protezione civile. Lo scopo è quello di rendere sicuri il maggior numero possibile di edifici e salvare il patrimonio artistico e monumentale. Ma siamo in ritardo di mezzo secolo e serve l'impegno di tutti. Franco Bordieri, giornalista, è esperto di terremoti e geologia. Enzo Boschi, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica, è la massima autorità italiana (e fra i maggiori esperti al mondo) nel campo della sismologia.
 
 
Autore/i: Franco Bordieri, Enzo Boschi

Editore: Baldini Castoldi Dalai

Collana: I saggi

Prezzo deastore.com (info) € 12.39

Formato: Libro

Data di pubblicazione: 1998

Disponibilità (info) 5 giorni lavorativi

 ISBN: 8880895001 ISBN 13: 9788880895008
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Libro: Il Mondo Secondo Monsanto

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Finalmente in Italia il libro sugli OGM che ha fatto il giro del mondo

mondo-secondo-monsanto.jpgMarie-Monique Robin racconta come è nato il progetto del libro e del film "Il mondo secondo Monsanto" e traccia la storia della nascita degli OGM resistenti al pesticida Roundup.

Perché ha scelto di parlare di Monsanto?

Avevo già fatto tre film sui temi della biodiversità e tutte le volte, nel corso delle mie ricerche mi ero imbattuta nella Monsanto. Chiaramente avevo già sentito parlare di Monsanto, perché mi ero già interessata agli OGM e alle biotecnologie anche se in maniera superficiale. Ad un certo punto mi sono detta che occorreva indagare approfonditamente su Monsanto: la multinazionale leader mondiale nel settore delle biotecnologie e nella produzione di organismi geneticamente modificati il cui scopo principale è quello di impossessarsi di tutte le sementi del mondo. 

Come è cominciato il progetto?
Ho cominciato facendo ricerche in rete. La prima cosa che ho fatto è stata digitare sul motore di ricercala parola “Monsanto”: ho riscontrato 7 milioni di occorrenze. Successivamente ho digitato “Monsanto inquinamento”, “Monsanto corruzione” e via dicendo: tutto era già su internet, centinaia di articoli parlavano della multinazionale, la storia era già praticamente tutta lì. È così che è cominciata: ho fatto ricerche in rete per quattro mesi e più andavo avanti più comprendevo quanto la storia di Monsanto – un’azienda chimica fondata da oltre un secolo che stava acquistando tutte le aziende semenziere del pianeta – fosse assolutamente controversa.
Da qui è nato il progetto di raccontare la storia dell’azienda dalla sua nascita fino ad oggi per cercare di capire se il suo passato potesse portare luce sul presente. Come tutti ormai sanno gli OGM sono un argomento controverso, caldo: il mio interesse era capire come Monsanto fosse diventata leader incontrastato in questo settore proponendosi al pubblico (si veda a questo proposito il suo sito internet) come risolutrice dei problemi della fame del mondo e come produttrice di organismi geneticamente modificati che non presentano alcun rischio per la salute umana. Alla luce della sua storia industriale, possiamo credere alla Monsanto quando si presenta in questo modo? 

Quali sono le caratteristiche degli OGM prodotti e utilizzati da Monsanto?
Oggi al mondo esistono due categorie di OGM – e ricordo che Monsanto possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo. La prima categoria, circa il 70% del totale, è costituita da piante OGM capaci di resistere all’erbicida Roundup(parimenti prodotto da Monsanto). Monsanto ha sempre dichiarato che il Roundup è innocuo per l’ambiente e biodegradabile: menzogne. Per questo tipo di pubblicità menzognera Monsanto è stata condannata sia a New York che recentemente in Francia. E, cosa ancora peggiore, se si vedono tutti i documenti presenti in rete relativi alle ricerche condotte sugli effetti del Roundup appare evidente il fatto che la commercializzazione dell’erbicida dovrebbe essere assolutamente vietata. Questo 70% di OGM è stato creato per resistere all’erbicida: gran parte della soia e della colza che noi mangiamo presenta tracce di Roundup, ma sulla pericolosità di questi residui per la salute umana e animali non sono stati fatti studi. 
La seconda categoria di OGM è composta da quei semi che sono loro stessi in grado di produrre una tossina insetticida, il Bt (Bacillus thuringiensis): anche sugli effetti del Bt sulla salute umana non sono stati condotti studi.
Prima di iniziare a lavorare a questo progetto, personalmente non avevo pregiudizi sugli OGM: credevo alle informazioni che passano sui media ed essendo figlia di agricoltori, quando tornavo nella mia regione, non sentivo discorsi preoccupati su questo tema. Ma bisogna ben comprendere una questione fondamentale, la grande manipolazione a cui tutti siamo stati sottoposti. La storia degli OGM comincia negli Stati Uniti: Monsanto stava per perdere l’esclusività del brevetto (che dura 20 anni) sul Roundup – l’erbicida più venduto al mondo: la formula stava per essere liberalizzata e altre industrie avrebbero potuto produrlo.
A questo punto entrano in scena gli OGM resistenti al Roundup: Monsanto comincia a produrli per non perdere le vendite dell’erbicida. Da allora, nel momento in cui negli Stati Uniti un coltivatore decide di piantare sementi OGM è obbligato a firmare due contratti: il primo in cui si impegna ad acquistare tutti gli anni i semi brevettati, il secondo contratto obbliga all’acquisto del Rondup prodotto esclusivamente da Monsanto.
È all’inizio degli anni Ottanta che Monsanto comincia a lavorare alla realizzazione di OGM che resistano al Roundup: non si tratta di super magnifiche piante in grado di risolvere il problema della fame nel mondo, ma di organismo messi punto per non perdere la preminenza mondiale sul mercato dei pesticidi.

Tratto da: http://www.arte.tv/monsanto

 

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