Per chi parla o capisce lo spagnolo, in attesa magari che venga distribuita un'edizione in italiano, segnaliamo il bel documentario cileno La revolucion de los pinguinos (2008), diretto dal giovane Jaime Díaz Lavanchy. Il film, molto apprezzato dala critica (vincitore nel novembre scorso del 12° Festival Internazionale del Documentario di Sant iago - FIDOCS) è la storia, vissuta dall'interno, delle lotte studentesche cilene del 2007 con
interviste agli studenti delle superiori che hanno portato il governo Bachelet
fino alla crisi.
La lucidità dell'analisi degli studenti è
impressionante e i livelli di lotta...pure. Siamo davanti a qualcosa di
interessante perchè, per la prima volta, ragazzi e ragazze (nipoti e figli della
generazione della sinistra tradizionale cilena), intervengono nel conflitto e
riprendono temi interrotti dalla dittatura Pinochet, sui quali gli stessi nonni
e genitori hanno alzato bandiera bianca... Molto interessante e un
materiale straordinario di lavoro per non guardare sempre al proprio
ombellico.
Il film realizza un'approfondita
osservazione dei leader studenteschi tra il maggio del 2006 e quello del 2007. Si tratta di un ritratto intimo e
convulso che mostra gli studenti che manifestano per le strade, i negoziati con
senatori e ministri e gli incontri dell'Assemblea Nazionale degli studenti
della scuola secondaria. Questi incontri in cui i giovani
analizzano la congiuntura politica fa da filo conduttore della storia, una
storia di adolescenti che trattano con il governo e i politici per raggiungere
un obiettivo sbalorditivo: abrogare la LOCE e rivoluzionare l'intero sistema
educativo. Uan Carlos Herrera, Karina Delfino,
María Jesús Sanhueza, Maximiliano Mellado, César Valenzuela María Huerta sono i protagonisti del
documentario. Parlano
permanentemente in camera, in maniera spontanea, diventando i veri narratori
degli avvenimenti. L’assoluta
assenza di una voce over converte il documentario in una storia raccontata
esclusivamente dalla punto di vista degli studenti.
Il documentario registra inoltre le
azioni dei politici chiave nel susseguirsi degli eventi: la presidentessa
Bachelet, il Ministro della Pubblica Istruzione Martin Zilic, la ministra Yasna
Provoste, il senatore Mariano Ruiz-Esquide e la deputata Carla Rubilar del RN
tra gli altri.
Le sequenze più intense del
documentario sono quelle che mostrano le proteste del 30 maggio e la
destituzione del viceprefetto delle Forze speciali dei carabineros
[polizia militare], l’occupazione dell’UNESCO; la visita degli studenti al
congresso del 7 giugno, la riunione segreta tra Mariano Ruiz Esquide e i
portavoce studenteschi e l'incontro in cui l'assemblea si è avvicinata al punto
di rottura, in parte a causa di tensioni interne ma soprattutto per le
pressioni esterne. L’epilogo del documentario inizia
dalla visita degli studenti a La Moneda, il 9 aprile del 2007, quasi un anno
dopo. Lì ascoltano la
Presidentessa della Repubblica che annuncia l'abrogazione della LOCE e l’invio
della LGE al parlamento. Ma al
momento di lasciare il palazzo del governo i giovani non sono ancora
soddisfatti. La mobilitazione
continua, dichiarano. Nell’epilogo
vediamo nuove occupazioni, sgomberi di scuole e le conclusioni dei
protagonisti.
MOTIVI PER VEDERE IL FILM
1. È l’unica registrazione audiovisiva delle assemblee
studentesche nei momenti chiave della mobilitazione del 2006. Il documentario contiene immagini
uniche e di alto valore storico che ci permettono di capire in che modo
funzionava l'assemblea, quali erano i leader reali, come si discuteva e si prendevano
le decisioni. Tanta
fiducia è stata resa possibile grazie all’esclusiva autorizzazione
dell'Assemblea degli studenti della scuola secondaria.Gli studenti avevano deciso di fare un'eccezione e consentire
l'ingresso della camera di Jaime Díaz perché erano coscienti dell'importanza di
un documentario su ciò che stava accadendo.
2. Della durata di 85’, La
Revolución de los Pinguinos è l'unico lungometraggio sul movimento. Si tratta di un lavoro rigoroso e
meditato, supportato da due anni di ricerca finanziati dalla fondazione AVINA e
dal Fondo per la promozione audiovisiva.
3. Il film, presentato come
“work in progress” il 5 giugno 2007, esce un anno dopo nella versione
definitiva. Il film include ora: un
gran numero di documenti di stampa e televisione, interviste approfondite ai
portavoce del movimento, immagini delle scuole sgomberate tra il 2007 e il
2008. Tutti questi elementi sono
stati trasformati in un racconto grazie all’indispensabile aiuto di Pietro
Chaskel, co-montatore del film.
(traduzione dal sito ufficiale a cura di J.P)
Chile / 2008 / 84 minutos / DvCam.
Dirección: Jaime Díaz Lavanchy.
Producción: Jaime Díaz Lavanchy.
Fotografía: Jaime Díaz Lavanchy.
Sonido: Pedro Ormeño.
Montaje: Pedro Chaskel, Jaime Díaz Lavanchy.
Largometraje Documental - 85 minutos
Estreno 26 de Junio 2008 - 19ºº horas
Cine Arte Alameda - 6448821
Alameda 139 - Metro Baquedano
Más informaciones en:
www.larevoluciondelospinguinos.cl
Contacto: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Dopo mesi di ritardi e slittamenti, esce finalmente oggi nelle sale italiane, (distribuito da Bim) l'attesissimo film, Che-L'Argentino (titolo orginale: Che-Part One), prima parte del lungometraggio biografico, che il regista americano Steven Soderbergh, (Traffic, 2000) ha dedicato alla figura di Ernesto Guevara. A circa un anno di distanza dagli applausi commossi del Festival di Cannes, dove il film è stato presentato, e dove Benicio del Toro è stato premiato come miglior attore, il mito del Che torna a vivere sullo schermo.
A Livorno, fortunatamente, il film esce nella sala che più si è caratterizzata per una programmazione di qualità e di forte impegno sociale, politico e culturale: il Kino-Dessé di Via dell'Angiolo 19. Motivo in più per godersi il Che al cinema. Alla faccia della Medusa! (red.)
Livorno, venerdì 10 aprile
Programmazione:
CINEMA KINO-DESSE' da Venerdì 10 a Giovedì 16 aprile 2009
Venerdì
10 aprile: ore 21.30
Sabato 11: ore 17.30, 20.00, 22.30
Un film di Steven Soderbergh.
Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría,
Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno,
Rodrigo Santoro, Yul Vazquez, Ramon Fernandez, Julia Ormond, René
Lavan, Roberto Santana, Vladimir Cruz, Sam Robards, Jose Caro, Pedro
Adorno, Jsu Garcia, María Isabel Díaz, Mateo Gómez, Octavio Gómez,
Miguelangel Suarez, Stephen Mailer, Roberto Urbina, Marisé Alvarez,
Christian Nieves, Andres Munar, Liddy Paoli Lopez, Francisco Cabrera,
Pedro Telémaco, Milo Adorno, Alfredo De Quesada, Juan Pedro Torriente,
Jay Potter, Blanca Lissette Cruz, Laura Andújar, Euriamis Losada, Unax
Ugalde.
continua»
Titolo originale Che: Part One.
Biografico,
durata 126 min.
- USA, Francia, Spagna 2008.
- Bim
data uscita 10/04/2009.
Trama: 26 novembre 1956. Fidel Castro parte verso Cuba con un gruppo di
un'ottantina di ribelli. Uno di loro è Ernesto Guevara, un medico
argentino a cui presto verrà attribuito il soprannome 'Che'. Il gruppo
ha una finalità precisa: abbattere il regime dittatoriale di Fulgencio
Batista sostenuto dagli americani. Il Che si dimostra da subito un
combattente abile particolarmente versato nell'arte della guerriglia.
Diventa così sempre più famoso tra i suoi compagni e tra la popolazione
per la sua determinazione mista a una profonda passione per i più
deboli e sfruttati. Ben presto diventerà un comandante e, con la
vittoria dei castristi, uno dei miti di quella rivoluzione
Recensioni
Soderbergh fa della rivoluzione un'esperienza cinematografica
Il 26 novembre del 1956 il medico argentino Ernesto Guevara salpa alla volta dell'isola di Cuba con un giovane avvocato di nome Fidel Castro e altri 80 ribelli determinati a rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista con una rivoluzione. Medico, stratega e instancabile guerrigliero, il "Che", alla guida di una colonna di uomini, dopo un lungo faticosissimo periodo sulla Sierra Maestra, conquista la città di Santa Clara e si riunisce ai compagni per marciare su L'Avana.
Quello che appare sugli schermi, dopo otto anni di lavoro, è il Che
di Soderbergh, quello che nessun altro avrebbe potuto fare in maniera
simile, quello che di Soderbergh autore e produttore porta il marchio
indelebile, anche là dove calpesta nuovi sentieri, anche e appunto
perché li calpesta. Scardinando le convenzioni della continuità, con
stacchi avanti e indietro nel tempo (bello il ritorno alla terrazza del
primo incontro con Fidel) e spostamenti nello spazio -dalla foresta
tropicale alla sede delle Nazioni Unite
- che la dicono lunga sulla versatilità del protagonista, Soderbergh
parla anche di se stesso, del suo cinema, che rimbalza tra esplorazione
e diplomazia, tra le immagini ultravivide dell'avventura (girate con la
Redcam) e quelle declinate nel bianco e nero glamorous targato
Nordamerica e società dello spettacolo.
Sono due binari: da un lato si fa strada un leader, tra i colpi
dell'asma e dei fucili nemici, dall'altro nasce una stella, sotto i
flash dei fotografi e delle interviste romantiche. In questo senso, nel
suo film rispettosissimo e tutt'altro che declamatorio, il regista
prende una posizione netta dicendoci che non è la meta che (gli)
interessa, non l'icona, ma il viaggio.
Il personaggio di Che Guevara (ri)nasce nel corpo più massiccio di Benicio Del Toro
(lontano anni luce dal ragazzino sensibile dei Diari della
motocicletta) e si costruisce per azioni, per tono della voce, per
furore dello sguardo: prima con le armi del cinema che con quelle della
storia.
Purtroppo Che - L'Argentino
non si fa apprezzare pienamente per colpa di un doppiaggio che non ha
ragione di esistere, che livella, decontestualizza, toglie al
protagonista il suo carattere di straniero, e perché è probabilmente
come film-esperienza, nella sua durata complessiva di quattro ore e
mezza e nella voluta discontinuità tra le due parti che lo compongono,
che si arricchisce di senso. D'altronde quel che fa Soderbergh è
esattamente questo: entrare nella dimensione esperienziale della
rivoluzione, al ritmo dei passi stanchi, delle notti di veglia, delle
decisioni da prendere sul momento, degli errori commessi per sempre,
per raccontare di un uomo che ha fatto di un'idea una pratica, per
esporci, in pratica, un'idea di cinema.
di Marianna Cappi, da www.mymovies.it
In una rivoluzione, se è
vera, si vince o si muore
Ernesto Rafael Guevara De la
Serna è morto (anche la Rivoluzione non sta tanto bene) eppure il mito del Che
sembra immortale. In questo triste mondo
globalizzato, orfano di ideali e di esempi da seguire, il suo ricordo continua
ad emozionare, facendosi mito e leggenda, simbolo e icona. Raccontarne la vita
è impresa ardua e sfida affascinante, e Soderbergh
prova a farlo con coraggio, cercando fino all’estremo di esaltarne la parte
più umana, carnale, quasi anti-eroica. L’idea di scivolare negli stereotipi o
nelle banalità si riflettono nella scelta di non affondare il colpo, di non
privilegiare un punto focale definito: la fotografia di Soderbergh è una
fotografia non iconografica, non commerciabile come la foto del 'Che' stampata
su milioni di magliette, che ha tempi di sviluppo inevitabilmente lunghi (ma
comunque irrimediabilmente brevi visto il tema affrontato) e che non esalta le
emozioni, quanto le azioni e i pensieri del 'Che', interpretati magnificamente
da Benicio
Del Toro, meritatamente vincitore della Palma d’Oro a Cannes.
Un’interpretazione di gran lunga più passionale di quella di Gael
García Bernal ne I diari
della motocicletta, che però compensa un minore coinvolgimento emotivo
rispetto, appunto, al film di Walter
Salles. Rimanendo in bilico tra celebrazione e introspezione, tra biopic e
documentario, Soderbergh riesce ad emozionare solo a momenti, complici anche i
continui salti temporali e una voce fuori campo che spesso e volentieri
condizionano l’intensità del racconto. Resta poi il dubbio se la scelta di
dividere in due un film probabilmente concepito come opera unica, sia la scelta
più giusta, anche se l’idea di un continuum narrativo si sarebbe scontrato
necessariamente con logiche distributive e non solo. (Quante persone sarebbero
disposte a passare quattro ore ininterrotte in una sala cinematografica?).
Eppure il giudizio di un progetto ambizioso come questo, peraltro in attesa che
esca Che
– Guerriglia, travalica innegabili difetti scenici e di messa a fuoco:
l’omaggio di Soderbergh all’ultimo grande rivoluzionario della Storia, un
normale borghese che tentò di liberare il mondo dalla logica di un sistema
economico spietato e spesso immorale nel quale lui stesso era nato, è un atto
che merita rispetto.
a cura di Riccardo
Rizzo da www.cinemadelsilenzio.it
“Quanti anni ha il tuo
babbo? Calcola quanti anni aveva quando avvenne la marcia su
Roma” (problema del 1934). L' Istituto Alcide Cervi presenta
la mostra didattica: I “problemi" del fascismo. L'autorappresentazione del regime nei testi didattici di matematica
elementare, che verrà ospitata dall'
8 aprile al 31 maggio 2009 nelle sale espositive del Museo Cervi, a Gattatico, Reggio Emilia.
La Mostra realizzata da
Gianluca Gabrielli e Maria Guerrini, entrambi insegnanti – con
il sostegno della Soprintendenza ai Beni Librari e Documentari della Regione
Emilia-Romagna e in collegamento con il gruppo di ricerca 'Bruno D'Amore'
dell'Università di Bologna.
Gabrielli e Guerrini lavorando su fonti
dell'epoca, quali sussidiari e quaderni degli studenti, hanno iniziato una
ricerca sulla dimensione ideologica della matematica scolastica negli anni dle
fascismo. Ne è nata così una mostra valida come sussidio didattico
interdisciplinare, che tuttavia non manca di interesse anche per un pubblico più
adulto, proprio per il carattere inedito del taglio della
ricerca.
La
'scoperta' di questi studiosi infatti è che la Matematica
scolastica non è una materia ideologicamente neutra. Anche se nel senso comune
si presta facilmente ad una visione assiomatica, in realtà è una disciplina come
tutte le altre che nel momento della pratica didattica si carica di una
irriducibile dimensione 'ideologica', si fa cioè portatrice di una 'particolare'
visione del mondo.
L'Istituto "Alcide Cervi" è stato costituito il 24 aprile del 1972 a
Reggio Emilia per iniziativa dell'Alleanza Nazionale dei Contadini
(oggi Confederazione Italiana Agricoltori), dell'Associazione Nazionale
Partigiani d'Italia, della Provincia di Reggio Emilia, e del Comune di
Gattatico. Ha conseguito il riconoscimento di Personalità Giuridica di
valenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica, con D.P.R. n.533
del 18 luglio 1975.
L'Istituto "Alcide Cervi" nasce con lo scopo
di promuovere e realizzare attività scientifiche e culturali
nell'ambito degli studi e delle elaborazioni delle materie che
interessano l'agricoltura e il mondo rurale, indagati sotto il profilo
storico, economico, sociale, giuridico, letterario e artistico.
In
particolare, l'Istituto promuove ricerche, studi e iniziative in
relazione alle esigenze dello sviluppo civile e sociale delle campagne
e in rapporto ai movimenti popolari per il progresso dei lavoratori
della terra e "ancora" in relazione alla partecipazione dei contadini
alla lotta antifascista e alla Resistenza.
Raccogliendo lo
straordinario patrimonio di valori rappresentato dalla figura di Alcide
Cervi, insieme alla memoria dei suoi sette figli martiri
dell'antifascismo, l'Istituto parte dalla esperienza della campagna
emiliana per lavorare con coerenza e impegno per la salvaguardia dei
valori alla base della Costituzione Repubblicana. Nel campo della
didattica, della ricerca storica e della diffusione della memoria, si
pone in primo piano nel rapporto con le istituzioni locali e nazionali,
in stretta collaborazione con enti culturali ed accademici a tutto
campo.
Le sue attività spaziano dalla promozione di convegni e
seminari di studio, pubblicazioni periodiche e monografiche, iniziative
di ricerca e di approfondimento, attività didattiche, valorizzazione
del patrimonio tradizionale e artistico legato al territorio, attività
espositive e tutto quanto possa ruotare attorno a Casa Cervi, cuore
dell'Istituto, e alla memoria.
Il valore simbolico e storico di Casa
Cervi, insieme al nome di questa famiglia straordinaria, emblema di
tante altre vicende umili e generose della rinascita democratica
italiana, ha fatto si che attorno all’Istituto, custode di questa
memoria, si stringesse una vasta comunità di cittadini ed istituzioni.
Così come la casa di Alcide è stata punto di riferimento nel dopoguerra
per tanti italiani, allo stesso modo l’ente che porta il suo nome
raccoglie adesioni su tutto il territorio nazionale. A tutt’oggi,
settembre 2007, l’Istituto Cervi conta 136 soci ordinari: grandi città,
piccoli comuni, province, consigli regionali di tutta Italia che hanno
voluto essere parte di questo patrimonio di memoria nazionale,
costituendone non solo la base sociale, ma il sostegno ideale ad un
luogo di memoria che è anche polo di ricerca sulla resistenza e sulla
storia delle campagne nel ‘900.
L'Istituto Alcide Cervi gestisce
il Museo Cervi, cuore operativo delle proprie attività, la
Biblioteca-Archivio “Emilio Sereni” che ospita il patrimonio librario e
documentario del grande studioso dell’agricoltura, oltre all'Archivio
storico nazionale dei movimenti contadini, e le attività correlate al
Parco Agroambientale, un percorso guidato all’aperto sorto sul podere
dei Cervi, che illustra e valorizza le risorse naturali della media
pianura padana e il rapporto tra uomo e paesaggio nella trasformazione
agricola delle campagne.
Il rischio sismico l'allarme degli scienziati l'indifferenza del potere.
In mezzo all'Atlantico c'è la culla primigenia dei terremoti italiani.
E' una spaccatura nella crosta terrestre che comincia nelle Azzorre,
percorre il Nord Africa e il Mediterraneo e divide la nostra penisola
verticalmente. La faglia Gloria è la prima incubatrice dei trentamila
eventi sismici che dal 1500 a oggi hanno scosso l'Italia. Cinquecento
di questi, in media uno ogni quattro anni e mezzo, sono stati forti,
fortissimi e catastrofici. Quand'è il momento però, ogni parte della
penisola e del Mediterraneo genera i suoi terremoti, diversi per cause,
comportamenti, intensità, frequenza e danni provocati. Come hanno
affrontato gli italiani questo fenomeno' Le vittime, di solito, con
rassegnazione e fatalismo. Chi lo dovrebbe prevenire invece, ovvero lo
Stato, con sorpresa, incredulità, velleitarismo e oblio. Le eccezioni
sono minime e solo da una decina d'anni i terremoti sono diventati
questione nazionale, oggetto di studio dei sismologi, dei geologi,
degli esperti di architettura antisismica e della protezione civile. Lo
scopo è quello di rendere sicuri il maggior numero possibile di edifici
e salvare il patrimonio artistico e monumentale. Ma siamo in ritardo di
mezzo secolo e serve l'impegno di tutti. Franco Bordieri, giornalista,
è esperto di terremoti e geologia. Enzo Boschi, presidente
dell'Istituto Nazionale di Geofisica, è la massima autorità italiana (e
fra i maggiori esperti al mondo) nel campo della sismologia.
Finalmente in Italia il libro sugli OGM che ha fatto il giro del mondo
Marie-Monique Robin racconta come è nato il progetto del libro e del film "Il mondo secondo Monsanto" e traccia la storia della nascita degli OGM resistenti al pesticida Roundup.
Perché ha scelto di parlare di Monsanto?
Avevo già fatto tre film sui temi della biodiversità e tutte le volte, nel corso delle mie ricerche mi ero imbattuta nella Monsanto. Chiaramente avevo già sentito parlare di Monsanto, perché mi ero già interessata agli OGM e alle biotecnologie anche se in maniera superficiale. Ad un certo punto mi sono detta che occorreva indagare approfonditamente su Monsanto: la multinazionale leader mondiale nel settore delle biotecnologie e nella produzione di organismi geneticamente modificati il cui scopo principale è quello di impossessarsi di tutte le sementi del mondo.
Come è cominciato il progetto?
Ho
cominciato facendo ricerche in rete. La prima cosa che ho fatto è stata
digitare sul motore di ricercala parola “Monsanto”: ho riscontrato 7
milioni di occorrenze. Successivamente ho digitato “Monsanto
inquinamento”, “Monsanto corruzione” e via dicendo: tutto era già su
internet, centinaia di articoli parlavano della multinazionale, la
storia era già praticamente tutta lì. È così che è cominciata: ho fatto
ricerche in rete per quattro mesi e più andavo avanti più comprendevo
quanto la storia di Monsanto – un’azienda chimica fondata da oltre un
secolo che stava acquistando tutte le aziende semenziere del pianeta –
fosse assolutamente controversa.
Da
qui è nato il progetto di raccontare la storia dell’azienda dalla sua
nascita fino ad oggi per cercare di capire se il suo passato potesse
portare luce sul presente. Come tutti ormai sanno gli OGM sono un
argomento controverso, caldo: il mio interesse era capire come Monsanto
fosse diventata leader incontrastato in questo settore proponendosi al
pubblico (si veda a questo proposito il suo sito internet) come
risolutrice dei problemi della fame del mondo e come produttrice di
organismi geneticamente modificati che non presentano alcun rischio per
la salute umana. Alla luce della sua storia industriale, possiamo
credere alla Monsanto quando si presenta in questo modo?
Quali sono le caratteristiche degli OGM prodotti e utilizzati da Monsanto?
Oggi
al mondo esistono due categorie di OGM – e ricordo che Monsanto
possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel
mondo. La prima categoria, circa il 70% del totale, è costituita da
piante OGM capaci di resistere all’erbicida Roundup(parimenti prodotto da Monsanto). Monsanto ha sempre dichiarato che il Roundup è
innocuo per l’ambiente e biodegradabile: menzogne. Per questo tipo di
pubblicità menzognera Monsanto è stata condannata sia a New York che
recentemente in Francia. E, cosa ancora peggiore, se si vedono tutti i
documenti presenti in rete relativi alle ricerche condotte sugli
effetti del Roundup appare evidente il fatto che la commercializzazione
dell’erbicida dovrebbe essere assolutamente vietata. Questo 70% di OGM
è stato creato per resistere all’erbicida: gran parte della soia e
della colza che noi mangiamo presenta tracce di Roundup, ma sulla pericolosità di questi residui per la salute umana e animali non sono stati fatti studi.
La
seconda categoria di OGM è composta da quei semi che sono loro stessi
in grado di produrre una tossina insetticida, il Bt (Bacillus
thuringiensis): anche sugli effetti del Bt sulla salute umana non sono
stati condotti studi.
Prima di
iniziare a lavorare a questo progetto, personalmente non avevo
pregiudizi sugli OGM: credevo alle informazioni che passano sui media
ed essendo figlia di agricoltori, quando tornavo nella mia regione, non
sentivo discorsi preoccupati su questo tema. Ma bisogna ben comprendere
una questione fondamentale, la grande manipolazione a cui tutti siamo
stati sottoposti. La storia degli OGM comincia negli Stati Uniti:
Monsanto stava per perdere l’esclusività del brevetto (che dura 20
anni) sul Roundup – l’erbicida più venduto al mondo: la formula stava
per essere liberalizzata e altre industrie avrebbero potuto produrlo.
A questo punto entrano in scena gli OGM resistenti al Roundup:
Monsanto comincia a produrli per non perdere le vendite dell’erbicida.
Da allora, nel momento in cui negli Stati Uniti un coltivatore decide
di piantare sementi OGM è obbligato a firmare due contratti: il primo
in cui si impegna ad acquistare tutti gli anni i semi brevettati, il
secondo contratto obbliga all’acquisto del Rondup prodotto
esclusivamente da Monsanto.
È all’inizio degli anni Ottanta che Monsanto comincia a lavorare alla realizzazione di OGM che resistano al Roundup:
non si tratta di super magnifiche piante in grado di risolvere il
problema della fame nel mondo, ma di organismo messi punto per non
perdere la preminenza mondiale sul mercato dei pesticidi.