In Italia essere un immigrato dell’Europa dell’est e, soprattutto, romeno, vuol dire essere un criminale. Ladro, violentatore, assassino. Le carceri italiane sono piene di ragazzi romeni che, immigrati in cerca di lavoro, si sono trovati in situazioni più grosse di loro, in condizioni di emarginazione estrema e, spinti dalla disperazione e dall’esasperazione, hanno rubato, violentato, ucciso. Nessuno dei ‘buonisti’ e dei moralisti che li condanna a “cinquemila anni più le spese” – per prendere in prestito un’espressione da una celebre canzone di De Andrè – era lì ad aiutarli prima che commettessero lo sbaglio. E così finiscono in prigione, difesi da avvocati d’ufficio e spesso, durante il processo, non viene loro assegnato neanche un interprete per potersi difendere adeguatamente. E poi vengono condannati a trent’anni; giusto, sono criminali e devono pagare: è giusto che stiano lì perché in Italia i romeni sono pericolosi. Ma, proviamo a rovesciare la frase e a chiederci se gli italiani in Romania sono pericolosi. Se contribuiscono a distruggere economicamente e socialmente un intero paese contribuendo anche all’immigrazione verso l’Europa dell’ovest, immigrazione fa arrivare in Italia tanti giovani che poi si troveranno in condizioni disumane.
Ebbene, possiamo rispondere a questa domanda solo dopo aver letto un libro veramente interessante, che ci spiega tante vicende che accadono nella cosiddetta Europa dell’est che mai avremmo potuto altrimenti conoscere. Il libro è stato scritto da un giornalista free lance, Giuseppe Ciulla, ed è corredato dalle fotografie di un altrettanto bravo fotografo, Damiano Meo: si tratta di Ai confini dell’impero. 5.000 chilometri nell’Europa dei diritti negati, Jaca Book, € 15,00. Viene raccontato il viaggio che i due hanno fatto nell’estate del 2010, spostandosi esclusivamente su mezzi pubblici attraverso l’Europa dell’est: dalla Polonia alla Repubblica Ceca, fino in Ungheria, Romania e Bulgaria. Un viaggio che si spinge, come recita il titolo, fino ai confini dell’impero-Europa, estremi lembi orientali che cascano in pezzi dopo la caduta del blocco sovietico e solo formalmente sono entrati nell’Unione Europea. I diritti che quest’ultima dovrebbe garantire a tutti i suoi stati membri quaggiù sono calpestati, ignorati.




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FINALMENTE! Sta per arrivare “Operette morali”, la serie completa di tutti gli episodi brevi di Don Zauker, raccolti in un prestigioso albo cartonato di 144 pagine, con prefazione di
Intorno alla metà degli anni Cinquanta, riflettendo sulla dimensione antropomorfa che la fantascienza e la cultura popolare di quel periodo attribuivano alla figura dell’alieno (identificabile tout court con il marziano), Roland Barthes notava come uno dei caratteri costanti di ogni mitologia piccolo borghese risiedesse nella totale incapacità di immaginare l’altro. “L’alterità”, scriveva lo scrittore francese, “è il concetto che più ripugna al buon senso”: al punto che il controllo sociale dell’Altro si esprimeva allora, nel cinema come nella cultura di massa, attraverso un atto di appropriazione e di ridefinizione morfologica che lo rendeva in tutto e per tutto omologo all’Identico (Gianni Canova, L’Alieno e il pipistrello, studio Bompiani, Milano, 2001).
Questo nome, 











