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VISIONI SUONI LETTURE

Di zingari e pagliacci. Daniele Cerrai e il suo circo piombano sulla realtà

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circo_ivankovic_coloreProponiamo un resoconto della presentazione del Circo Ivankovic di Daniele Cerrai, ospite sabato scorso a Roma al Forte Prenestino. Dopo i fatti di Torino con un falso stupro che ha scatenato la furia di qualche centinaia di persone su un campo rom dato alle fiamme, questo libro, quasi premonitore, ritorna alla ribalta con una storia che si trasforma drammaticamente in realtà: dalla leggenda metropolitana al razzismo ottuso di provincia passando per il circo, i rom e un imprenitore senza scrupoli fino ad arrivare ai sogni e all'apatia dei giovani "da fondino". Un libro dunque che attraverso una storia uscita dalla fantasia e dall'immaginario dello scrittore supera la realtà stessa, anzi la spiega meglio di ogni altra cosa. red. 13 dicembre 2011

Governo nuovo, nuove tasse. Da una grande crisi a una diffusa crisi di nervi. Contro i tagli -ai risparmi-, un taglio al malumore. Ricetta low-cost, frizzante e colorata come un circo. Dove se non al Forte Prenestino? Serata speciale, intitolata degnamente “Freakshow”, per tornare un po' bambini, con un sottotitolo che chiarisce le idee: “ in un mondo sempre più precario...già funamboli da una vita!”. Fricchettoni di nuova generazione e beato chi non si ferma alle definizioni. Un evento in particolare ci attira e invita ad immergerci in questa notte da giocolieri. Perfettamente a tema, un libro fa capolino nell'indistinta massa delle nuove uscite. Daniele Cerrai, livornese devoto (ai suoi santi personali, più simili a Jim Morrison direi), attivista ma realista , giovane scrittore...precario, chiaro. La sua è una storia d'amore, quella che racconta il suo ultimo libro, “Il Circo Ivankovic”.

Non partite con il piede sbagliato, adagiatevi comodi in poltrona prima di immaginare una storiellina tutti lucchetti e metri (3) sopra il cielo. Trattasi di una storia d'amore vera, vissuta con l'intensità che sa suscitare solo il primo amore di ragazzi. Tutte le sofferenze e le incomprensioni. Quest'ultima la parola chiave. Specialmente se coltivata da stereotipi facili facili, leggende metropolitane che hanno il potere di catalizzare tutte le nostre frustrazioni su semplici bersagli, con le mani ben legate dietro alla schiena. Non vorrei parlare troppo, perché io il libro l'ho appena comprato e già finito. Non vorrei rischiare di scrivere un romanzo sul romanzo: non reggerei il confronto. Lascio la parola a chi, meglio di me, ha presentato al Forte “Il Circo Ivankovic”, quel folle geniale autore-giornalista-scrittore del Duka: “Prima di tutto, il grande merito di Daniele Cerrai è avermi fatto arrivare in fondo a un libro, non capita quasi mai quando mi chiedono di recensirli. Ebbene, l'ho letto. Tutto. Ho trovato delle analogie con il mio libro, 'Roma k.o'. Il circo, il movimento freak, le pantere...in fondo non c'è molta differenza col mondo delle manifestazioni, ciò che comportano le leggende metropolitane e il solito definire confini contro il diverso. Ho apprezzato soprattutto il suo esser stato assolutamente non politicamente corretto. Badate, però, che essere senza dei limiti significa forzare dei limiti, non che i limiti non ci siano. Non è la solita pappa. Non è la solita storia. I personaggi sono descritti con una corrispondenza che si lega direttamente all'immaginazione di chi legge. Come ha saputo fare il grande Elmore Leonard, in ' Mr Paradise': con una frase, una frase sola, costruisce un personaggio. Lo vedrete scoprendo il fratello di Jenny, protagonista de 'Il Circo Ivankovic' insieme a Fiorello.” Jenny è la figlia di una famiglia medio borghese, di una media borghese città. Fiorello è un ragazzo, uno zingaro, un rom ma, soprattutto, un “poco di buono”. Questo perché agli strambi, ai borderline, ai freak, è sempre accompagnata una nota stonata. Non a caso, quando nella bella cittadina tranquilla due gatti vengono uccisi, i primi ad essere chiamati “assassini” sono quelli del luna park. Peccato che  a scatenare la “caccia alle streghe” sia la madre di Jenny, e che Jenny sia innamorata proprio di Fiorello, della famiglia degli “assassini”. Pantere nere e ladri zingari. Binomi ideali cui addossare ogni capo d'accusa. Ma torniamo alla nostra storia. Parola all'autore: “ 'Circo' perché è il luogo dei mostri, dei diversi, degli strambi. Dai freak show americani dal 1800, al celebre circo di Barnum del anni '60 dell'800. Barnum reinventa il circo, lo rende una delirante sfilata di anomalie, di straordinarietà; con inquietante senso dello show, Barnum presenta i 'mostri' ('la sirena delle Fiji', 'il ragazzo più piccolo del mondo') che intratterranno centinaia di persone rendendo il suo circo celebre. Coney Island è il luogo da visitare per capire.” Un falso noir come inizio, con vittime atipiche (due gatti) e atipici intrecci. Tracciato da favola, eppure quantomai realistico. I giri loschi, due mondi opposti per un unico amore che per questo non sarà mai concreto; le false credenze e i soliti colpevoli con le spalle parate. Chiedo a Daniele Cerrai se non sia contrastante la fantasia che costruisce questo amore impossibile con la dissoluzione della passione di fronte alla lotta impari fra integrati e borderline. Mi risponde che non c'è nulla di irreale nella verità. Pensate che quest'anno a Livorno, nella sua città, un circo è stato incendiato perché gli animali erano troppo vicini alle case abitate. Sembra finzione, invece è realtà. Calzante e triste. Nella pagina web de “Il Circo Ivankovic” troverete una splendida playlist da accompagnare alla lettura. Con Daniele parliamo anche di editoria, precarietà e rifiuti. Per questo, omaggio alla “Round Robin”, editrice di questo libro eccezionalmente diverso. Daniele mi lascia una dedica e io la dedico a voi: “agli appassionati di persone a-tipiche...” come me.

Giulia Di Clemente

tratto da  Lab Creativity

13 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 12:44

Un fiore di camomilla in una guerra fredda. Le Luci della centrale elettrica in concerto a Castiglioncello

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Luci_pasquiniE’ una domenica sera piovosa a Castiglioncello, costa sud di Livorno. E non ci sarebbe nessuno se non suonassero le Luci della Centrale Elettrica. Può capitare infatti, anche se canti di spiagge deturpate e cieli neri spettacolari, che ti invitino a suonare in un castello a pochi passi dal mare. Anche se a quel punto sarebbe stato esteticamente più gradevole e decisamente più elegante, far esibire Vasco Brondi in una delle sale del Castello Pasquini e non nel teatro tenda montato nel giardino. L’hanno pensato in molti tra quelli che hanno deciso di “non lasciare sole Le luci della centrale elettrica e l’impianto” e per questo si sono presi il saluto e i ringraziamenti del cantautore ferrarese. Il live sostenuto da un’orchestra minima di quattro persone (oltre al cantante, Giovanni Ferrario alle frequenze basse, Sebastiano De Gennaro alle ritmiche e il livornese Lorenzo Corti alle chitarre elettriche) unisce brani del primo e del secondo disco (La lotta armata al bar, Piromani, Quando tornerai dall’estero, Per respingerti in mare…) accoglie i due inediti di "C’eravamo abbastanza amati" e le cover di Battiato (Summer on a solitary beach) e CCCP (Emilia Paranoica). Intervallano i pezzi, le letture di alcune prose scritte dallo stesso Vasco e la malinconica voce over di Ferrè. Il mondo precario dell’immaginario brondiano dentro e fuori le canzoni resta intatto: si lavora ancora al nero, si licenziano i metalmeccanici, le crisi finanziarie avanzano e le ronde di merda si materializzano feroci. E perché no, potremmo anche rischiare di essere uccisi da Putin. A sporcare i cieli bianchi interminabili, le tinte di amori che lasciano sui corpi infreddoliti lividi e carezze. Ma se è a forza di ferirsi che si diventa consanguinei, in una guerra fredda può spuntare anche un fiore di camomilla tra i capelli. Una riconciliazione, visto che c’eravamo abbastanza amati. Come in quell’abbraccio del pubblico che finalmente si scuote e circonda i quattro musicisti scesi dal palco per l’ultima canzone. Succede e succerà anche di non capirci mai un cazzo dei suoi discorsi, ma forse non c’è niente o per forza da capire. Per questo, ancora per tanto o per poco, continueremo a chiamarla felicità.

il video

helicon

12 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 17:47

N_Sambo: Suspended - La recensione del Mucchio

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SuspendedNon troppi mesi fa recensimmo proprio in questa rubrica l'esordio del livornese Nicola Sambo, "Sofà elettrico", e adesso repentinamente e inaspettatamente ci piomba addosso il suo secondo album nuovo di zecca. Che cosa è cambiato dall'uno all'altro? Le differenze sostanziali sono due: il salto internazionale discografico dalla nostrana Snowdonia alla svedese Electric Fantastic Sound e soprattutto l'inserimento della voce. Per il resto il tappeto sonoro sul quale si muovono queste nuove dieci tracce potremmo considerarlo il medesimo del suo debutto non senza qualche sensibile ma strutturale arricchimento stilistico-sonoro. Contaminato da così tanti generi disparati (kraut, psichedelia, elettronica, funk, acid rock, noise, IDM) ma in grado di attuarne una fusione sintetica delicata e pacifica, questo suo electro pop - riferimento musicale che dà il titolo alla quinta canzone in scaletta (sarà un caso?) - riesce così a mantenere una sua dimensione tascabile che lo rende originale e interessante, ma soprattutto gradevole e accattivante. Proprio la voce (la vera novità) dà all'insieme un tocco wave (ricorda molto i Wire) in grado di personalizzare ancora di più il suo stile rendendolo in qualche modo più omogeneo del debutto.

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Una lunga notte. L'ultimo album dei Seed'n'feed

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una_lunga_notte_coverIn bilico. Tra il passato, con le esperienze maturate negli anni sui palchi di mezz’italia, col ricordo di quando, poco più che adolescenti, il punk, che non avevamo nemmeno conosciuto, significava qualcosa e il futuro. Attraversarlo con l’inconsapevolezza delle nuove strade e con la dovuta nostalgia per i vent’anni che, per fortuna, non torneranno.

E’ il viaggio, quello che i Seed’n’ Feed (Lorenzo Dinelli, Matteo Caldari , Diego Caldari, Fabio Pansini) ci raccontano nel loro ultimo lavoro “Una lunga notte”, in uscita il 13 dicembre per l’Inconsapevole Records, la strada percorsa e da percorrere. Non interessa e non importa per andare dove. Conta il percorso, i compagni di viaggio, l’orizzonte a cui mirare sempre. Perché è normale per chi ha 30 anni oggi ripensarsi in relazione col mondo, con gli altri, ed essere in grado di esprimere, nel modo che preferisce scegliere, anche quello che prova.

E’ riduttivo definire questo disco: non è più hc, non è ancora pop, non vuole essere emo (nel 97 lo sarebbe stato, oggi emo richiama un immaginario nato morto che, per fortuna, non esiste e non, come dovrebbe agli Husker Du), non è solo rock. Visti l’indiscutibile gusto melodico e la bellissima voce di Lorenzo, naturalmente malinconica e distante, quello che ci si augura è una decisa svolta verso sonorità più easy per non restare legati soltanto ad un ambiente (quello punk-hc, dal quale provengono) e ad una scena che, fisiologicamente, pone dei limiti.

Però, nonostante le molteplici influenze, il disco è compatto e diretto, ottimamente (auto)prodotto da Matteo Caldari (“boss” dell’ Inconsapevole Records, nonché nome attivo in numerosi progetti musicali). Essendo la prima produzione, c’è stata forse un po’ troppa paura di sbagliare che ha portato a scelte sonore semplici e ad arrangiamenti minimali, ben curati anche se non particolarmente elaborati (comunque efficaci).

Ma la parte tecnica non è importante in questo caso. Questo è un disco di canzoni, e le canzoni sono quello che un ascoltatore dovrebbe principalmente amare. E questo è un bel disco che contiene belle canzoni, di quelli che ti accompagnano fino alla prossima tappa del viaggio.

Che, si sa, è sempre quella migliore.

Per Senza Soste, Luis Vega

6 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 11:00

C'eravamo abbastanza amati. Cover, live e inediti nel nuovo disco delle Luci della Centrale Elettrica

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leluciamatiC’eravamo abbastanza amati, 8 tracce tra cover, live e un inedito, che Vasco Brondi ovvero Le Luci della Centrale Elettrica, ha realizzato per XL. Un cd sperimentale, raccontato dalllo stesso Vasco Brondi, traccia dopo traccia.

Questo disco è stato come un laboratorio, assomiglia agli esperimenti che faccio a casa che però di solito non escono mai da camera mia: prendo una canzone, ci lavoro, faccio molte cose che non hanno una destinazione precisa. Qui mi sono preso quella stessa libertà.

Il disco

Finito il tour avevo un po’ di cose in sospeso tra cui una canzone che avevo scritto durante i mesi estivi, C’eravamo abbastanza amati, il brano inedito. Mi ha fatto molto piacere poterla pubblicare subito. È liberatorio fare un pezzo e farlo uscire poco dopo. Parla di una cosa tragica, un incidente, ma con leggerezza. L’ho registrata a casa con solo voce e chitarra, microfonata da me. Poi Paolo Mauri ci ha lavorato su.

L'inedito

Nel disco ho raccolto anche alcune cover, dato che durante i concerti mi piace rifare le canzoni che più ho amato. C’erano una serie di brani che mi assillavano particolarmente come Summer On a Solitary Beach di Battiato che ho fatto anche durante il tour estivo. Il titolo inglese mi fa venire in mente le spiagge degli anni 80, la dimensione spensierata da spiaggia che però contrasta con l’interiorità tormentata del brano. Amo la leggerezza profondissima di Battiato e il suo sguardo planetario nell’affrontare la musica, ha la capacità di descrivere il momento storico e il mondo che lo circonda. Questa è una cosa che trovo solo in lui e nei CCCP, che non a caso hanno molti lati in comune. Di solito c’è molta poca consapevolezza negli scrittori di canzoni, che sono per lo più istintivi e personali, mentre in Battiato e nei CCCP si vede un ragionamento su dove si colloca la canzone nel mondo contemporaneo e su come si rapporta all’Italia.

Summer on a solitaty beach

Dei CCCP ho fatto Emilia paranoica, uno dei loro pezzi fondamentali, un monumento. L’ho registrata da solo, a casa, e mi sono reso conto della potenza e dell’immortalità di questo brano. Parole incredibili su una ballata con atmosfere elettroniche. Volevo rifare il prezzo in modo da sentirlo vicino a me e dato che nell’originale ha un cambio di ritmo infernale, in stile punk anni 80, mi è piaciuto farla diventare una ballata. Giorgio Canali mi ha dato una mano ad impostarla mettendoci due chitarre acustiche. Abitando in questa Emilia paranoica posso dire che potrebbe essere stata scritta ieri. Ci sono canzoni che sono come dei documentari, hanno un modo di usare la chitarra come se fosse una penna con cui prendere appunti e scrivere di storia e di geografia piuttosto che di musica. Parlando dei luoghi in cui uno vive facendo una specie di analisi critica di quello che ci circonda.

Emilia paranoica

Poi c’è Dolce amore del Bahia di De Gregori, che per me è un autore fondamentale. Mi piace questa canzone d’amore al contrario, cattiva ed egocentrica. Dice: “non ricordo che occhi avevi l’ultima volta che ti ho insultato”. È un pezzo che definirei addirittura psichedelico, con questa formica protagonista. Ci vedo tutta un’allusione al mondo delle droghe tipica di quel periodo. Ho deciso di stravolgerla ed è venuta fuori una cosa strana, ho esagerato alcune soluzioni per esasperare l’atmosfera che la canzone crea: un momento di riflessione labirintica delirante.

Dolce amore del Bahia

Abbiamo voluto metterci anche una versione, vista dai tetti dello stabilimento, de L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici. Abbiamo riarrangiato il pezzo insieme a Paolo Mauri che ha mixato tutto il disco, dal computer abbiamo riaperto dalle sessioni di Per ora noi la chiameremo felicità, l’ultimo disco, abbiamo riaperto quella canzone, abbiamo sfruttato di più l’orchestra distorta di 3 dementi, l’orchestra minima distorta per cui ho suonato. Per cui c’erano Enrico Gabrielli, Stefano Pilia e Rodrigo D’Erasmo e abbiamo quasi tolto la mia chitarra acustica che lascia un po’ solo l’incedere, l’abbiamo lasciata solo a galleggiare. Gli abbiamo dato veramente un’altra prospettiva.

L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici

In Un campo lungo cinematografico c’è Rachele Bastreghi dei Baustelle. Mi è venuto in mente di chiamarla quando stavo facendo la canzone per il film Ruggine di Daniele Gaglianone. Quando ho cercato di dare voce ai tre personaggi del film mi sono accorto che mi mancava la presenza femminile che aveva una spensieratezza e un’eleganza che io non avevo, quindi ho chiesto aiuto a Rachele che ha colorato molto il prezzo dandogli momenti di luce forte.

Un campo lungo cinematografico

Poi c’è Oceano di gomma degli Afterhours, che ho fatto per la prima volta quando sono stato ospite in alcune date del loro tour teatrale. Gli Afterhours sono uno dei gruppi che ho ascoltato di più e Oceano di gomma mi trasmette moltissimo anche se non ho mai capito di cosa si parli veramente: una specie di fortissimo amore al maschile con una delle frasi più belle che abbia mai sentito: “almeno tu sei vero, facciamo che sei mio più dolce pensiero”. La versione del disco è stata registrata durante il mio tour estivo.

Oceano di gomma

Infine Piromani a cui sono molto legato. Mi piaceva finire il disco con una lunga coda strumentale e la mia voce fuori dal microfono. È una versione riarrangiata durante il tour estivo e sono contento di averla pubblicata in questo disco in un modo nuovo, diverso.

Piromani

Lorenza Biasi

XL Videodrome

5 dicembre 2011

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Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 07:37

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