Mentre il pubblico si ricompatta in attesa degli ultimi concerti sotto al palco dello Psyco Stage passa la notizia che la serata conclusiva del festival (oggi, domenica 25) sarà gratuita.
Un gesto di spiccata sensibilità da parte degli organizzatori che visto con la lente d’ingrandimento rivela però l’esistenza di una “piccola crisi” del festival, in termini di presenze e non solo. Del resto l’edizione in corso è stata costruita con nomi del passato, poche rivelazioni e tanto, forse troppo spazio (e forse non quello più appropriato) a progetti la cui ambizione non è stata gratificata. E quindi le porte spalancante dell’ultima sera, potrebbero anche richiudersi e non riaprirsi, se a fine festival l’attesa valutazione triennale non convincerà la produzione. A quel punto il bel gesto, non sarà stato altro che un cordiale commiato. Ma augurarsi il contrario è d’obbligo, anche perché c’è uno spazio che nelle giornate del festival ha indossato le vesti del bastian contrario, presentando pubblico e idee. E’ lo Psyco Stage, dove continua ad aggirarsi il fantasma dello spirito di Arezzo.
Con la staffetta tra i Virginiana Miller e Mannarino il manifesto della buona musica è stato scritto. La band livornese, 20 anni di storia indipendente, ha portato contatto e calore animale, un cantautorato avvolgente che non risparmia quel calcio nel culo che ogni tanto fa bene. Atteso e acclamato, ha concluso la giornata dello Psyco, il “poeta degli esclusi dalle favole”, alias Mannarino. E con il pubblico è stato subito elisir d’amore. In tempi in cui ci si dedica a cantare con un’angoscia capillare la sconfitta degli anni zero, Mannarino è un abile affabulatore, un surreale giocoliere delle parole che trascina tutti al bar della rabbia, dove si soffre tra lacrime e sghignazzi (…senza mogli e senza buoi e se me libero pure dei paesi tuoi sto a cavallo... e se me gira faccio fori pure er cavallo… tanto vado a vino mica a cavallo). Tanto per strada nessuno ti sente, recite e canta Mannarino, c’è chi sfoggia l’ultima camicia griffata, chi è troppo occupato con la prossima rata. Ma la truffa in corsa è grossa e pesante, e allora la sveglia agli italiani ha la metrica della poesia, una cosa leggera che sembra persa nel vento. E la poesia Mannarino prova a sospingerla ancora con le sue canzonate disavventure celebrate da un ritmo di fanfara: il pubblico applaude e sorride e non c’è niente di male, a parte le inutile camionette a recintare la Rotonda.
Al Main Stage si respira aria da stato di polizia. Qualcuno ha deciso che il “problema” della droga va risolto setacciando l’ingresso di Italia Wave. Ma a Livorno lo sanno che il generale Ganzer è già stato arrestato, processato e condannato?
La serata clou di questa edizione ha come head liner gli Underworld, formazione pionera della musica elettronica moderna. Un’ora e mezza nelle mani di Rick Smith e Karl Hyde, duo che ha fatto la storia del genere che ormai detta legge nelle edizioni livornesi di Italia Wave. La conclusione è affidata a Born Slippy, “il pezzo tecnho più noto al mondo” e il pubblico corre sulle note che hanno ritmato “Trainspotting”, il film capolavoro degli anni ’90.
riot act n.4
25 luglio 2010