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VISIONI SUONI LETTURE

Film: La città verrà distrutta all'alba (2010)

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TheCraziesNon si contano piu' i remake che negli ultimi anni hanno invaso le sale ed adesso vanno di moda pure i "reboot" , cioe' la riscrittura di classici attraverso una visione piu' moderna (commerciale)  ed adatta al pubblico degli anni 2000. Questo THE CRAZIES fa parte di entrambi i due tipi di "riproposta" di cui sopra.
Rifare un film eccentrico, politico, teorico (solo inquadrature fisse, solo il montaggio che da ritmo, nessun vero protagonista,  narrazione lenta e volutamente senza picchi) come LA CITTA' VERRA' DISTRUTTA ALL' ALBA  (complimenti per lo stupido titolo italiano sia dell'originale che del remake) di Romero deve essere stata quindi una sfida enorme per il giovane regista di mestiere Breck Eisner (suo il modestissimo SAHARA), che in effetti riesce a girare con buon stile e senza errori pacchiani.
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Libro: L'uniforme e l'anima (2009)

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UniformeAnimaNon ho il benché minimo dubbio che Berlusconi voglia restaurare il fascismo in Italia. Non è un fascismo come quello degli anni trenta, fatto di gesti ridicoli come l’alzare il braccio teso. Ne ha altri, ugualmente ridicoli. Non sarà un fascismo in camicia nera, ma in cravatta di Armani.”
José Saramago – "El Pais", 14 ottobre 2009.

In Italia il fantasma e l'aura nefasta del fascismo periodicamente ritornano ad accompagnare i potenti nei momenti di scontro più duro con le forze progressiste e rivoluzionarie. Nella società italiana ma anche in altre società che hanno conosciuto il fascismo storico, l'imposizione del neoliberalismo è stata accompagnata da un ritorno sulla scena pubblica di gruppi e formazioni che si rifanno apertamente al repertorio politico e mitologico del fascismo e che in non poche occasioni si mantengono in un’area di continuità anche biografica con il fascismo storico e la sua declinazione terrorista e para-statale che l'Italia ha conosciuto spesso dal 1968 in poi.
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Poliziotti, poeti e ragazzi acidi. Italia Wave, da Mannarino agli Underworld

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mannarinoMentre il pubblico si ricompatta in attesa degli ultimi concerti sotto al palco dello Psyco Stage passa la notizia che la serata conclusiva del festival (oggi, domenica 25) sarà gratuita.

Un gesto di spiccata sensibilità da parte degli organizzatori che visto con la lente d’ingrandimento rivela però l’esistenza di una “piccola crisi” del festival, in termini di presenze e non solo. Del resto l’edizione in corso è stata costruita con nomi del passato, poche rivelazioni e tanto, forse troppo spazio (e forse non quello più appropriato) a progetti la cui ambizione non è stata gratificata. E quindi le porte spalancante dell’ultima sera, potrebbero anche richiudersi e non riaprirsi, se a fine festival l’attesa valutazione triennale non convincerà la produzione. A quel punto il bel gesto, non sarà stato altro che un cordiale commiato. Ma augurarsi il contrario è d’obbligo, anche perché c’è uno spazio che nelle giornate del festival ha indossato le vesti del bastian contrario, presentando pubblico e idee. E’ lo Psyco Stage, dove continua ad aggirarsi il fantasma dello spirito di Arezzo.

Con la staffetta tra i Virginiana Miller e Mannarino il manifesto della buona musica è stato scritto. La band livornese, 20 anni di storia indipendente, ha portato contatto e calore animale, un cantautorato avvolgente che non risparmia quel calcio nel culo che ogni tanto fa bene. Atteso e acclamato, ha concluso la giornata dello Psyco, il “poeta degli esclusi dalle favole”, alias Mannarino. E con il pubblico è stato subito elisir d’amore. In tempi in cui ci si dedica a cantare con un’angoscia capillare la sconfitta degli anni zero, Mannarino è un abile affabulatore, un surreale giocoliere delle parole che trascina tutti al bar della rabbia, dove si soffre tra lacrime e sghignazzi (…senza mogli e senza buoi  e se me libero pure dei paesi tuoi sto a  cavallo... e se me gira faccio fori pure er cavallo… tanto vado a vino mica a cavallo). Tanto per strada nessuno ti sente, recite e canta Mannarino, c’è chi sfoggia l’ultima camicia griffata, chi è troppo occupato con la prossima rata. Ma la truffa in corsa è grossa e pesante, e allora la sveglia agli italiani ha la metrica della poesia, una cosa leggera che sembra persa nel vento. E la poesia Mannarino prova a sospingerla ancora con  le sue canzonate disavventure celebrate da un ritmo di fanfara: il pubblico applaude e sorride e non c’è niente di male, a parte le inutile camionette a recintare la Rotonda.

Al Main Stage si respira aria da stato di polizia. Qualcuno ha deciso che il “problema” della droga va risolto setacciando l’ingresso di Italia Wave. Ma a Livorno lo sanno che il generale Ganzer è già stato arrestato, processato e condannato?

La serata clou di questa edizione ha come head liner gli Underworld, formazione pionera della musica elettronica moderna. Un’ora e mezza nelle mani di Rick Smith e Karl Hyde, duo che ha fatto la storia del genere che ormai detta legge nelle edizioni livornesi di Italia Wave. La conclusione è affidata a Born Slippy, “il pezzo tecnho più noto al mondo” e il pubblico corre sulle note che hanno ritmato “Trainspotting”, il film capolavoro degli anni ’90.

 

riot act n.4

 

25 luglio 2010

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Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Luglio 2010 16:10

Italia Wave, terzo giorno, la scaletta non va a Genio

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A_TOYS_ORCHESTRAIl Genio non sono solo pop porno. La scelta di non proporre dal vivo il tormentone del 2008 è la dimostrazione che il duo milanese ha la consapevolezza di essere una delle migliori realtà pop italiane, anche senza la spinta di Simona Ventura (purtroppo i due sono noti al grande pubblico soprattutto per l’agghiacciante uso del loro singolo all’interno del programma Quelli che il calcio).

In realtà il loro pop stralunato e retrò funziona, e bene, anche senza la ricerca del ritornello di facile presa. Sono piccole canzoni, una brezza leggera sotto il sole dello Psycho Stage, interpretate dai due con grazia e gusto. Non hanno e non avranno mai la profondità o la complessità da pesi massimi del rock, ma i momenti di leggerezza che pochi sanno regalare, anche se non cambieranno mai il mondo, lo rendono sicuramente un luogo più piacevole dove vivere. Ogni tanto serve anche quello.

Dopo la spensieratezza è il momento del rock, quello rude e polveroso. I Bud Spencer Blues Explosion non fanno prigionieri. Un’ora di intensità e fuoco hard blues che sfocia spesso e volentieri in esplosioni desertiche e lisergiche, degne dei migliori Queen of the stone age (i Kyuss restano una chimera irraggiungibile per chiunque). In fondo l’hard rock è una cosa semplice: parlare di quello che si conosce e pestare duro. I due romani fanno questo e lo fanno bene: poche note che spiegano al pubblico labronico quello che bisogna fare per dare fuoco ad un palco.

Anche in questa giornata il palco secondario del festival si conferma molto più vivo e interessante del Main Stage. Ad un orario improbabile in realtà ci sarebbe da godersi l'esibizione dei Toys Orchestra. Poca valorizzata dal sound check, la band offre comunque una meticolosa ed energica scaletta di pop innervato di suoni psichedelici e si fa accompagnare per l'occasione dal violino di Rodrigo D'Erasmo. I Piano Magic nostrani, freschi di un nuovo disco, si mostrano carichi e convincenti nonostante il parterre all'ora del tramonto sia popolato solo da fedelissimi fans, tra cui un'attenta Claudia Pandolfi.

La serata che prosegue allo stadio lascia poco da ricordare, oltre alla conferma del record negativo di pubblico contrapposto alla massiccia e ingiustificabile presenza di polizia. I Faithless riescono sì a risvegliare gli spettatori addormentati dall’impresentabile Nora Noor, soporifera e totalmente fuori contesto, ma non fanno niente più del compitino. Quello che resta sono il carisma di Maxi Jazz e i pregevoli giochi di luce. L’ennesima dimostrazione che nella musica elettronica sono in pochi a proporre qualcosa di nuovo e interessante. E sicuramente non erano a Livorno in queste serate.

riot act n.3

25 giugno 2010

 

 

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Italia Wave, atto secondo. Rock ed elettronica cominciano la convivenza

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phoca_thumb_m_EDITORS_8052In musica spesso sono importanti i contrasti. E’ nei momenti in cui accade qualcosa di inaspettato e fuori dagli schemi che l’attenzione è più viva e ci si rende conto di assistere ad un grande momento artistico. E’ quello che è successo sul Wake Up Stage nella mattinata di ieri: dopo lo scolastico funk degli Herbadelici si presenta davanti al poco pubblico Nicola Manzan (noto a molti come turnista di lusso per Baustelle, Teatro Degli Orrori e altri) col suo progetto Bologna Violenta. E’ il primo ed unico concerto di musica estrema di Italia Wave ed il risultato della sue esibizione è deflagrante. Tra campionamenti di frasi di film di serie Z, batterie elettronica sparata ad un livello di bpm che vanno oltre quelli del buon gusto e schegge ultracompresse di cyber grind (da qualche parte tra Agoraphobic Nosebleed e Genghis Tron) c’è il tempo per immergersi in un mondo distorto fatto di morte, mutazioni fisiche e violenza, contrastato dalla mimica del chitarrista in nero sul palco.

Tutto questo nei primi 15 minuti di concerto. Poi, dopo l’interludio per violino dove viene ripreso il tema di Roma a Mano Armanta, altri 15 minuti di ultra violenza, dedicata stavolta ai poliziotteschi delgi anni 70. Il culmine si raggiunge con l’estratto de La Banda Del Gobbo, dove Il Gobbo esprime la sua sentenza di morte sui ricchi e i borghesi in quanto cattivo esempio di vita e primi responsabili della malavita. Un concerto grandioso, penalizzato dall’orario e dalle conseguenti sparute presenze sotto il palco.

Nel pomeriggio il pubblico riappare allo Psyco Stage. L'evento di richiamo è il concerto dei Fuzztones, storica garage band a stelle e strisce. Sotto il palco è uno sfoggio di capelli al vento e coraggiosi gilet in pelle per un pubblico maturo e davidsoniano che segue il viaggio negli '80 di Rudi Protrudi, frontman quanto mai energico e ammiccante. L'America risuona ad ogni nota, Rudi inframezza i pezzi raccontando stralci di virili prodezze e un declino ormai prossimo (“sono nel business da quarant'anni”). Il sogno americano non svanisce a fine scaletta, il pubblico lo richiama e Rudi e band si riconsegnano per un'altra mandata di hard rock, pezzi da radio a tutto volume sfrecciando nelle highways.

Allo stadio c’era grande attesa per gli Editors e, bisogna ammetterlo, non hanno deluso. Non proprongono niente di originale ma lo fanno con rispetto e distacco anglosassone. Sugli scudi Tom Smith, grande voce pericolosamente simile a quella di Ian Curtis (con le dovute proporzioni, soprattutto carismatiche). Tra Joy Division e Spandau Ballet un posto nella cronaca si troverà anche per loro.

Finale coi Groove Armada: la presenza sul palco di strumenti analogici aveva fatto ben sperare. In realtà il concerto degli headliner della serata è stato tutto tranne che memorabile. Tra incubi degni della peggiore Madonna, martelli house che non stonerebbero sulla riviera romagnola gli inglesi scaldano il pubblico (i pezzi hanno un buon tiro e i due cantanti li interpretano con grinta) ma fanno capire che, nella musica elettronica, la ricerca, l’innovazione e la personalità stanno da altre parti.

riot act n.2

24 luglio 2010


 

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