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Tunisian Girl. Tradotti gli scritti della blogger Leena Ben Mhenni

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tunisian_girl_cover1Quella tunisina è stata la prima rivoluzione della storia con un ruolo rilevante della controinformazione diffusa attraverso la rete, i blog, i social network. La giovane Leena Ben Mhenni, con il suo blog Tunisian Girl, è stata una delle fonti principali di notizie e informazioni per i giornalisti all’estero, diventando una delle più coraggiose protagoniste della battaglia contro Ben Ali, il dittatore tunisino. Battaglia virtuale, con cyberattivisti, cyberpirati, cybersbirri, ma anche battaglia vera, con morti, arresti, sacrifici. Fino a quel 14 gennaio, quando finalmente il tiranno, che ha beneficiato della compiacenza criminale del mondo occidentale, dégage, se ne va. Mentre ex ministri arabi e occidentali blaterano senza vergogna della “primavera araba”, questo libricino dà conto del ruolo innegabile della generazione di Facebook nel percorso per la conquista di un mondo senza censura, senza violenza, senza tortura.

I suoi scritti sono stati raccolti e tradotti in italiano in Tunisian Girl, La rivoluzione vista da un blog, edito dalla casa editrice Alegre.

L' Autrice. Leena Ben Mhenni, nata il 22 maggio 1983, è assistente di Linguistica nella facoltà di Scienze umane e sociali dell'Università di Tunisi. Il 12 aprile 2011 ha ricevuto a Bonn il premio per il miglior blog 2011, in occasione della settima edizione del concorso internazionale dei blog, il Bob’s, organizzato dalla radio televisione tedesca Deutsche Welle.

(red.)

2 dicembre 2011

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Festival dei Popoli 2011 – uno sguardo sul documentario contemporaneo

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Mercados_de_futuro_-Mercedes_AlvarezIl più semplice dei gesti cinematografici, come fare un’inquadratura fissa, filmare un’intervista, montare materiale d’archivio equivale a mettere in sospensione il mondo e al tempo stesso in movimento il senso. Vedere/non vedere, sapere/non sapere, credere/non credere sono le opposizioni che definiscono e riassumono la relazione dello spettatore con il film. La posizione dello spettatore al cinema è tutta in questo battito, questo passaggio contrastato. Ciò che l’esperienza della proiezione cinematografica mobilita è prima di tutto incertezza: paura, suspense, racconto, adesione sono concepibili solo attraverso uno spettatore esitante, di volta in volta o simultaneamente illuso o disilluso, ingenuo e non ingenuo. Questo principio di esitazione è quello dell’apprendimento che porta lo spettatore stesso a confrontarsi con i propri limiti.

La 52esima edizione del Festival dei Popoli - Festival internazionale del film documentario, tenutasi a Firenze dal 12 al 19 Novembre, con la sua ricca programmazione composta da un Concorso Internazionale (14 lungometraggi e 13 cortometraggi), un focus sulla democrazia dal titolo “Declining democracy” (3 documentari), la sezione dedicata alla miglior produzione italiana con “Panorama” (8 documentari), la prima retrospettiva in Italia del regista spagnolo Isaki Lacuesta dal titolo “Nuotare tra le immagini” (23), gli “Eventi speciali” (4) e la selezione ufficiale “Fuori Concorso” (7), ha garantito, agli amanti del genere, un’offerta ricca e di qualità eccellente.

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La voce dei poveri cristi. Brunori Sas in concerto a Livorno

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brunori01Come stai.  E’ la frase d’esordio di Brunori Sas a tu per tu con il mondo intorno alla sala concerti del The Cage Theatre. Un pubblico già conquistato dal cantautore cosentino in precedenti comparse: l’ultima estate dell’Italia Wave a Livorno, in cui la band di Dario Brunori si è esibita in notturna nei meandri della Fortezza Vecchia e nel febbraio del 2010 quando con il disco d’esordio ha ottenuto il prestigioso Premio Ciampi. Ma ora c’è un’altra storia da raccontare, spezzettata tra i tanti ritratti dei Poveri Cristi che affollano il nuovo disco, il secondo volume dell’opera della Società in Accomandita Semplice, uscito per Picicca nel 2011. Tra le note, i poveri cristi si affannano in un mondo che illude e si inganna. Come Il giovane Mario che lavora per rincorrere i beni di consumo e lasciarsi alle spalle miseria e malinconia; come i due amanti disillusi che si ritrovano a sorridere e dimenticare davanti a un bicchiere in una Firenze un po’ invecchiata e come quell’uomo in un’inquieta Domenica notte, che mentre il cielo si colora, prova un ottimismo senza ragioni mentre la sua donne le si poggia sul petto. Piccole redenzioni di chi è partito e si è perso e chi ha perso il Partito, narrate con un pop di qualità, che resta intimo e scanzonato allo stesso tempo, affiorando nei sorrisi di un pubblico non omologato che lo ascolta divertito. E non può chiedere di più. Perché Brunori Sas spreme la sua discografia, cantando uno dopo l’altro la ventina di brani che la compongono.  L’imprenditore  ha riconquistato Livorno.

helicon01

27 novembre 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Novembre 2011 08:34

L'inganno mediatico sull'immigrazione in un saggio di Giulio Di Luzio: Brutti, sporchi e cattivi.

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bruttisporchicattiviC’è qualcosa di fortemente curioso e altrettanto stimolante nell’occuparsi di un saggio che si presenta al lettore come una vera, interessante e documentata disamina dell’inganno mediatico sull’immigrazione e presentato nei tempi in cui la stampa non fa che scendere in piazza per la libertà di espressione e di informazione.
La domanda, per quanto possa risultare perniciosa, avanza con urgenza. Siamo infatti in un paese in cui vige una verità figlia di un’informazione costruita solo con l’obiettivo di fare notizia. C’è davvero da mettere in dubbio se la libertà non debba andare nella direzione della verità? Quello che è certo è che, nel saggio di Giulio Di Luzio, Brutti, sporchi e cattivi – L’inganno mediatico sull’immigrazione (ediesse editore), a parlare non è una notizia trasfigurata per fare audience e/o spettacolarizzare un fenomeno, ma numeri che presentano quello dell’immigrazione nella sua complessità.
Il lavoro di Di Luzio, generoso ed esaustivo, presenta dati più confortanti di quanto siamo abituati ad apprendere dalla tv: l’immigrazione regolare è quantitativamente molto più rilevante rispetto a quella irregolare, tuttavia gli italiani (66%), gli americani (51%), gli spagnoli (55%) dichiarano che la maggior parte degli immigrati sia “clandestino”. In tv 132 servizi su 150 riportano persone straniere come autrici o vittime di reati, mentre sui giornali parliamo di 129 articoli su 226. Sempre gli immigrati, in tv, diventano cattivi protagonisti di vicende torpide e incresciose e con maggiore frequenza degli italiani, quando risultano responsabili di eventi riprovevoli (violenze, sequestri, lesioni personali, furti); eppure per quanto riguarda l’iter giudiziario avviene esattamente il contrario: gli stranieri sono presenti solo per il 16% dei servizi televisivi e il 14% sulla stampa delle notizie di cronaca. Gli italiani, invece, riescono a raggiungere il 27% dei servizi e il 34% degli articoli. Tutto questo a riprova del fatto che gli immigrati, da questa “verità alterata”, rischiano sempre di essere percepiti pubblicamente in modo non conforme alla verità.

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Los Olvidados, di Lorenzo Micheli

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los_olvidadosE’ uscito “Los olvidados” – Di anarchici e di anarchia. Fatti e storie che ci riguardano, di Lorenzo Micheli, collana Biblioteca Anarchica, pagg. 80, euro 10.

La Barcellona degli anni ’20 è una città speciale, la città più europea di tutta quanta la Spagna, metropoli mediterranea e internazionale a un tempo . Luogo di incontro degli artisti dell’avanguardia, vi lavorarono infatti: Picasso e Picabia, Garcia Lorca e Mirò. L’unica città industriale di tutta la penisola, città dei record economici: sede della borsa , di tutte le industrie tessili e della Hispano Suiza, del Barca che era ‘mas que un club’ e dello Jupiter, la più incredibile squadra nella storia del football di ogni tempo. Città dove il futuro si faceva ogni giorno. Ma anche città divisa . Barcellona era infatti la ‘Rosa de Fuego’, la città che ciclicamente insorgeva contro lo stato e il privilegio. Perché a Barcellona era stato concentrato un proletariato enorme che si era rivolto in massa all’anarchia perché la sua lotta per la dignità e la giustizia sociale andava condotta senza tentennamento alcuno. Al Poble Nuevo, nel Barrio Chino e in tutti gli altri quartieri della città erano nati Ateneos Libertarios, Sindacati e gruppi anarchici che quotidianamente si battevano per una liberazione che doveva essere a un tempo individuale e collettiva. Contro questo proletariato organizzato nella Confederazione Nazionale del Lavoro, la confindustria barcellonese scatenò le sue squadre da combattimento a cui anarchici e sindacalisti risposero colpo su colpo. Fu una lotta dura e selvaggia che passò alla storia sotto il nome di ‘pistolerismo’ che tra il 1918 e il 1923 fece centinaia di morti nelle strade e nelle piazze di tutta quanta la città . Un anticipo di quella guerra ‘sucia’, di quella guerra di sterminio che gli squadroni della morte misero in atto in tutta quanta l’America latina negli anni ’60 e ’70. Uno degli avvenimenti , il ‘pistolerismo’ meglio occultati della storia sociale, nascosti , ‘olvidados’ appunto , nella storia di Spagna e dell’Europa intera.


http://www.sicilialibertaria.it


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