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Q-Indi festival, al Teatro Officina Refugio la musica è indipendente

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Q-indi, che succede questo fine settimana lungo i bordi della città vecchia? Il portone del Teatro Officina Refugio riapre, da giovedì 19 a domenica 22 dicembre e accoglie il suono e il sentimento della musica indipendente con concerti, discussioni e anatomie di progetti. Al Teatro Officina Refugio di Livorno, spazio occupato, autogestito, antifascista, si parte ogni giorno dalle 18.30 con interviste e confronti tra organizzatori, band e videomakers per poi dar spazio a brevi live e proiezioni. Incastrati tra il bancone e i baristi, proseguiranno dalle 21 gli appuntamenti in versione acustica del Festiv_al bar, per una mezz'ora di aperitivo musicato. Alle 22 spazio al "main stage" per poi finire in tarda notte in compagnia di dj e vinili.

DI seguito il programma completo.   

q-indi programma

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Sostieni Senza Soste: associati! Campagna 2014

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tessera 2014Sta per concludersi il 2013, l’ottavo anno di vita di Senza Soste, e come ogni fine anno ci troviamo a fare un bilancio del lavoro svolto dalla nostra redazione sotto tutti i punti di vista, da quello dei contenuti a quello dei numeri che riscontriamo rispetto a ciò che produciamo. Numeri che parlano di oltre mille accessi unici al nostro sito ogni giorno, 6mila “mi piace” sulla nostra pagina Facebook, più di 1600 “followers” su Twitter, 280 iscritti alla nostra newsletter settimanale, oltre ai 1000 giornali cartacei che ogni mese distribuiamo sul territorio tramite la “vendita” ad offerta libera nelle edicole e la spedizione direttamente a domicilio ai nostri associati presenti a Livorno ma anche in altre province e regioni italiane. Ma soprattutto numeri che sono sempre in continua crescita e che ci danno lo stimolo per proseguire il nostro percorso.

Cos’è Senza Soste?

Più volte abbiamo avuto modo di rispondere a questa domanda, spiegando la natura del nostro media articolato nelle sue versioni di giornale cartaceo e sito web, oltre alle sopracitate presenze sui social network. Un media indipendente e libero, che può essere descritto riprendendo direttamente le parole scritte in un editoriale redazionale pubblicato sul nostro sito lo scorso 30 novembre.

Senza Soste (“Periodico livornese indipendente”)  è una redazione e non un soggetto politico compiuto. Il grosso lavoro quotidiano che ci impegna è svolto secondo un sistema di cerchi concentrici: esiste un primo livello, cioè quello della redazione "fisica" di persone che organizzano la quotidianità redazionale, distribuiscono il giornale, fanno autofinanziamento ed elaborano e pubblicano articoli o fanno le rassegna stampa. All'interno di questo primo cerchio ci sono persone di diversa provenienza politica che possono far parte di comitati, sindacati, collettivi o partiti (nel nostro caso non c'è nessuno ma non sarebbe elemento ostativo). Altri fanno parte solo della redazione di Senza Soste. Questo primo livello decide cosa pubblicare e quando, e come regola generale ha quella di non pubblicare o elaborare contenuti di natura fascista, sessista o razzista o contenuti riconducibili a soggetti di governo del territorio. Poi esiste un secondo livello che è quello di tutti coloro a cui chiediamo contributi su temi che all'interno della redazione non curiamo da vicino o che curano meglio di noi. E quindi ci rivolgiamo a una rete di persone all'interno dei posti di lavoro, nei comitati, nelle associazioni, nei partiti o singoli esperti che producono il materiale per noi. Infine c'è il terzo livello, che sono tutti coloro che propongono contenuti da pubblicare, coloro che ci contattano via email e tutti coloro che pubblicano link o materiali sulle mailing list di movimento che per noi rappresentano una vera e propria rassegna stampa della rete in tempo reale.

Insomma, Senza Soste è una redazione ma più che altro è uno strumento che si riempie con quello che c'è: con il contributo di chi fa politica ogni giorno, con quello del lettore e quindi con quello che la città esprime. La redazione poi cerca di dare una logica, una razionalità e un senso a tutto questo. Ma senza chi quotidianamente si interfaccia e lotta sul territorio, sarebbe un progetto mozzato. Tutto questo per dimostrare che, al netto del gossip politico, Senza Soste è un sistema indipendente, senza editore e senza padroni, in cui i vari protagonisti hanno libertà di movimento nel panorama politico, ferme restando le regole generali esposte prima.

L’autofinanziamento: come associarsi

Ma oltre ad essere un media libero e indipendente, siamo soprattutto autofinanziati, nel senso che ci manteniamo tramite il vitale contributo dei nostri associati e grazie ad alcuni appuntamenti (principalmente cene) di autofinanziamento. Rinnoviamo quindi anche quest’anno l’appello ai nostri lettori ad associarsi, perché senza il sostegno fondamentale di chi ci legge, Senza Soste non potrebbe sopravvivere.

Per rinnovare il sostegno o per associarsi ex novo basta effettuare il pagamento (20 euro quota minima) tramite bollettino postale intestato a “Associazione culturale Senza Soste” (conto corrente n. 86830122), inserendo i propri dati anagrafici e come causale QUOTA ASSOCIATIVA 2014, oppure tramite bonifico bancario (codice IBAN: IT67 V076 0113 9000 0008 6830 122). Associandosi (è possibile farlo in ogni momento dell’anno) si ricevono 12 numeri del nostro giornale cartaceo mensile direttamente a casa. Per qualsiasi necessità di chiarimenti, spiegazioni o comunicazioni integrative (ad esempio l'indirizzo al quale dovrà essere spedito il giornale nel caso in cui questo sia diverso rispetto a quello indicato sul bollettino o sul bonifico) basta contattarci al nostro indirizzo email: info@ senzasoste.it

Nell’articolo che segue, una rapida carrellata su quello che è stato il 2013 di Senza Soste. Buona lettura!

***

Mese per mese, il 2013 di Senza Soste

Un viaggio all’indietro dentro il 2013 di Senza Soste. Una rassegna, mese per mese, di come abbiamo seguito le vicende locali e nazionali nel corso dell’anno che si sta per concludere.

Gennaio - Il 2013 di Senza Soste si apre con l’inchiesta del nostro giornale cartaceo sul mondo Coop e in particolare sull’azienda Unicoop Tirreno, al centro di numerose polemiche per le sue azioni in campo sindacale, finanziario e immobiliare. Sul piano nazionale è invece il mese in cui fra le tante tempeste preelettorali scoppia lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, e noi titoliamo “Mps, la banca del Pd che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani. Più dei tagli della riforma Fornero”.

Febbraio - La prima pagina del giornale di febbraio è un’altra nostra inchiesta locale, dedicata al caso dello sversamento nel mare livornese di sostanze radioattive provenienti dal reattore nucleare del Cisam di San Piero a Grado. A livello nazionale è invece il mese delle elezioni politiche che vedono l’exploit del Movimento 5 Stelle, primo partito del paese. Attraverso il nostro sito produciamo diverse analisi, fra cui quella sui motivi del pesante flop di Rivoluzione Civile.

Marzo - A Livorno è il mese della clamorosa (non accadeva dal dopoguerra) emergenza idrica che lascia senza acqua la città per tre giorni. Apriamo il nostro giornale con un articolo di analisi sull’amministrazione comunale e su Asa, la municipalizzata che gestisce il servizio idrico a Livorno, ripercorrendo la storia dell’azienda e focalizzando l’attenzione sulle conseguenze della sua privatizzazione. Sul piano nazionale è il mese delle reazioni post-voto, talvolta isteriche, infatti noi titoliamo “Don’t panic: fermare l’isteria, sfruttare il contesto”.

Aprile - Il giornale di aprile si apre con l’articolo “Stato d’assedio”, in cui ripercorriamo la storia delle battaglie dei movimenti livornesi per la riapertura della Fortezza Nuova, represse dalla Procura con sanzioni pesantissime nei confronti di chi altro non aveva fatto che opporsi al degrado e all’abbandono del più bel parco della città. A livello nazionale è il mese della rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, e sul nostro sito scriviamo un articolo dal titolo “Pd e Quirinale: sorprende chi si sorprende”.

Maggio - La prima pagina del nostro giornale di maggio è dedicata alla cosiddetta variante “Puntone del Vallino”, la quale prevede che un’immensa area verde alle porte di Livorno venga destinata ad attività industriali e nocive, in nome del profitto della Cna, delle cooperative e di altri imprenditori legati al Pd. Sul piano nazionale invece succede di tutto un po’: muore Andreotti, Epifani è il nuovo segretario del Pd, Grillo fa un mezzo flop alle amministrative (ma lui dice di no), Cgil-Cisl-Uil firmano l’accordo del 31 maggio che Usb definisce “accordo vergogna”. Tutti temi su cui produciamo letture ed analisi tramite il nostro sito.

Giugno - “Alla faccia della salute” è il titolo che dedichiamo (nell’apertura del giornale di giugno) ad un articolo sul nuovo ospedale di Livorno, che affronta i risvolti sanitari del modello cosiddetto “per intensità di cure” e le ripercussioni sulla qualità dei servizi per i cittadini. A livello nazionale invece spiccano i ballottaggi delle elezioni amministrative, che noi commentiamo sul nostro sito con l’articolo: “Il mondo di Epifani. Alle amministrative votano solo gli elettori del Pd”.

Luglio - I rifiuti, vero e proprio business per i privati, sono al centro dell’attenzione nella prima pagina di Senza Soste di luglio, dove titoliamo: “Il denaro non puzza”. Una panoramica sul tema in cui analizziamo chi ci guadagna, dove finiscono i nostri rifiuti, e soprattutto affrontiamo la questione degli inceneritori. Sul piano nazionale tengono banco le mille difficoltà del governo Letta a rimanere in piedi, che rischia di cadere addirittura per il caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov espulsa dall’Italia. La mozione di sfiducia al ministro Alfano però viene respinta grazie ai voti del Pd, e Letta rimane in sella.

Agosto - A Livorno arriva il rigassificatore, e la sera del 4 agosto più di 2mila persone scendono in corteo per celebrare il funerale del nostro mare. Una manifestazione riuscitissima e partecipatissima, con cui la cittadinanza grida il proprio sdegno per l’arrivo del “mostro”, il quale non fornisce garanzie e anzi lascia mille dubbi su tutti i fronti: della sicurezza, ambientale, economico, lavorativo. A livello nazionale è invece il mese della condanna giudiziaria di Berlusconi e del serrato dibattito politico che ne deriva. Noi lo seguiamo sul sito con il nostro Nique La Police, che scrive un editoriale dal titolo: “Vicende giudiziarie, indici azionari e sacra famiglia. La permanente centralità di Mediaset e Berlusconi”.

Settembre - Il nostro giornale del mese di settembre si apre con un’inchiesta sulla vicenda del nuovo quartiere livornese di Salviano 2-Borgo di Magrignano, un’altra pagina oscura e assurda della nostra città che rappresenta l'emblema dei rapporti tra i vari anelli del potere locale e la leva dell'immobiliarismo come fonte di accumulo di denaro. A livello nazionale invece il dibattito è incentrato sul ruolo che dovrebbe avere l’Italia in caso di intervento militare americano nella guerra civile in corso in Siria, ma anche sulle vicende di Berlusconi e sulle mille contraddizioni del governo delle larghe intese. Noi riassumiamo il tutto in un editoriale sul nostro sito dal titolo: “Orwell in Italia, nuove puntate”.

Ottobre - L’apertura del nostro giornale di ottobre si intitola “Acque pericolose”, e riguarda il caso (già affrontato, come scritto sopra, nel nostro giornale di febbraio) dell’imminente sversamento nel Canale dei Navicelli di 750mila litri di acque sospette di essere contaminate radioattivamente per via di forti dubbi sulla regolarità dell’iter autorizzativo e sulle procedure. Sul piano nazionale invece è un mese denso di avvenimenti, che noi seguiamo attraverso vari articoli sul nostro sito: la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre (366 morti accertati), la crisi del Governo Letta (che si salva in Parlamento provocando una clamorosa marcia indietro di Berlusconi), lo sciopero generale del 18 ottobre e la manifestazione del giorno successivo a Roma (con il conseguente strascico di polemiche sulle assurde narrazioni mediatiche degli “scontri”).

Novembre - Dopo la prima pagina del mese di luglio, sono ancora i rifiuti ad aprire il nostro giornale di novembre, e se la volta precedente avevamo messo al centro dell’attenzione il business dell’incenerimento, questa volta ci concentriamo sulla novità della raccolta dei rifiuti porta  a porta a Livorno, che analizziamo in tutte le sue criticità e ne sottolineiamo il carattere di probabile spot elettorale in vista delle prossime consultazioni amministrative. A livello nazionale, oltre a quello della decadenza di Berlusconi da senatore, novembre è anche il mese dei congressi territoriali del Pd in vista delle primarie per la segreteria che vedono strafavorito Matteo Renzi; noi dedichiamo articoli ed editoriali allo scandalo dei tesseramenti gonfiati e delle iscrizioni “sospette” dell’ultimo momento.

Dicembre - L’apertura del giornale di dicembre è dedicata eccezionalmente ad una vicenda nazionale, quella dell’esplosione delle proteste organizzate dal movimento dei Forconi, che fanno molto discutere per la loro connotazione politica e sulle quali, oltre appunto all’articolo che apre questo giornale, pubblichiamo sul sito anche altre analisi da siti di movimento come Infoaut, Contropiano e Militant. A livello locale invece seguiamo tramite il nostro sito gli scioperi contro le privatizzazioni nei trasporti, organizzati con enorme successo anche a Livorno così come in altre parti d’Italia con l’epocale sciopero di cinque giorni consecutivi a Genova.

Tutto questo (e anche molto altro) è stato il 2013 di Senza Soste, aspettiamo il vostro sostegno per garantire un 2014 sugli stessi livelli di informazione ed analisi. 

Redazione - 17 dicembre 2013

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 31 Dicembre 2013 15:08

Il ribelle della montagna. Wu Ming sulla vita dell’alpinista Felice Benuzzi

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copertina Point Lenana definitiva-page-001Wu Ming 1 è un uomo della bassa ferrarese, di mestiere scrittore. «In una mattina come un’altra del febbraio 2009», il suo agente letterario gli fa recapitare un pacco contenente il libro Fuga sul Kenya, opera di un certo Felice Benuzzi. Pubblicato nel 1947, il libro narra l’impresa di tre italiani – lo scrittore stesso, originario di Trieste, il genovese Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti di Camaiore – che nel 1943 evadono da un campo di prigionia inglese in Africa e scalano il Monte Kenya per piantare sulla vetta la bandiera tricolore, quindi rientrano al campo per consegnarsi alle incredule autorità inglesi. Wu Ming 1 al primo sguardo è perplesso, procede mentalmente per rapidi pregiudizi e ed è tentato di arginare quella storia in una categorica sentenza. “Sa di fascistata!”.

Un lungo respiro. Potrebbe mai Roberto Santachiara, agente letterario dell’intero collettivo bolognese, indurlo all’esaltazione di un viril gesto condensato di patriottismo? Impensabile. La biografia di Felice Benuzzi – il cui libro è un best seller nella traduzione british dal titolo No picnic on Mount Kenya e “un classico” dimenticato in Italia - zampilla di contraddizioni ed anticorpi. Scalatore ancor prima che soldato, sposato con un’ebrea tedesca in tempi di leggi razziali, nel racconto dell’evasione e dell’impresa alpinistica, offre “una leggerezza, un’autoironia, un mettersi a ridere al solo pensiero di essere dei “guerrieri”, che segnano una forte discontinuità col fascismo”.

Wu Ming 1 si fa curioso, interessato, tentato. Ma per poter sviluppare gli accenni di quest’epica giacente che fa dell’andare in montagna con scarsissimi mezzi “un apprendistato alla Resistenza”, occorre scalare parecchio. E non in senso metaforico. Fisicamente. La condizione posta da Roberto Santachiara alla realizzazione del progetto editoriale è infatti quella di ripercorrere l’esperienza dei tre alpinisti, riviverla attraverso le tre differenti fasce climatiche del monte Kenya, annotando appunti fino alla cima dei 4985 metri.

Wu Ming 1, residente a Bologna da più di un decennio, ma originario di Ostellato, “nell’incavo più concavo della bassa ferrarese”, accetta la sfida. Accompagnato dal suo agente, abbandona “la zona di comfort” e dopo quattro anni di ricerche, interviste e scarpinate, pubblica Point Lenana (Einaudi, 2013). Ibridazione di diaristica, saggistica e narrativa, condensa attorno a una storia di ribellione montanara i grandi eventi del ventennio: la fascistizzazione dei confini orientali; la formalizzazione del razzismo; l’antifascismo esplicito e latente; il colonialismo inglese e italiano tra Kenya, Libia ed Etiopia; i campi di concentramento degli “italiani brava gente” e le vicende post-coloniali. Lo sfondo nero per un’intera generazione. A cui Benuzzi, insieme a Balletto e Barsotti, ha contrapposto un altro orizzonte, un sentiero liberato, una metafora dubbiosa di una grande tragedia italiana.

Orlando Santesidra

tratto da Senza Soste n.86, ottobre 2013, pag.7

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Dicembre 2013 11:10

Fra utopie letali e crisi reali

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utopie-letali-formentiL'uscita dell'ultimo libro di Carlo Formenti (Utopie letali, Milano, Jaka Book, 2013, pp. 255, €18,00), assieme alle successive recensioni, rappresenta una vera occasione per discutere su destino e tenuta della forma-movimento delle società contemporanee. Infatti Micromega ha colto al volo l'occasione per recensirlo, grazie a Davanzati di cui riproduciamo l'articolo in fondo, il tema, respinto con forza da chi è chiamato in causa, è ineludibile quanto inevitabile: l'attacco alla società da parte del neoliberismo, quanto mette in discussione, oltre alle forme amministrative e la politica istituzionale, il piano stesso costitutivo dei movimenti? Eppure i movimenti sono molto cambiati, non solo rispetto agli anni '70 ma anche nei confronti della forma movimento dell'inizio della prima decade 2000. Linguaggi, modalità organizzative, obiettivi, immaginario, percorsi di territorializzazione. Ma il testo di Formenti, se letto in filigrana, guarda più a fondo di una semplice registrazione di cambiamento: pone il problema dell'efficacia politica, rispetto agli obiettivi, di queste forme di mobilitazione. La provocazione di Formenti sul ritorno alla rilettura di un lessico apparentemente forzatamente vintage, "la classe" o "il partito", riporta ad una frattura che dagli anni '70, quella tra movimento e partito,che non è mai stata risolta.

Fino agli '90 si poteva pensare che questa frattura non fosse stata risolta per incapacità dei partiti di capire "il nuovo", come da lessico anni '80 e '90, oggi si guardano i movimenti sia dal lato della loro generosità politica ma anche dei limiti. Anche perché, per inseguire i flussi di consenso e di comportamento presenti nella società, i partiti si sono fatti movimento (non a caso Forza Italia, già nel '94 si definiva movimento), e i cartelli elettorali che si definiscono movimento (vedi M5S) hanno toccato il 25 per cento dei voti.

Insomma, quando più la politica tradizionale ha guardato alla forma movimento trasfigurandola (il caso di Forza Italia è da manuale) oppure tanto più la nuova politica l'ha assorbita (portando il reddito di cittadinanza in parlamento) il movimentismo può essere guardato con occhi diversi, più allenati a comprenderne punti di forza e criticità. Anche perchè non esiste più una forma "pura" di movimento quando, mentre la forma-partito era egemome a destra come a sinistra per un bel pezzo di novecento, il movimento si caratterizza come il metodo privilegiato di sedimentazione politica.

Naturalmente, il fascino del vintage non bisogna subirlo: i movimenti odierni sono comunque la risposta alla crisi della"classe", la cui rappresentazione generale è purtroppo declinata dopo la fine del fordismo, e del "partito". Le cui forme, funzionali alla riproduzione di un potere cieco ed asfissiante, avevano assunto negli anni '70 un aspetto ormai inaccettabile. Non è però possibile riproporre questo lessico sic e simpliciter, va detto, anche se non sembra proprio lo scopo di Formenti. Perché la classe non è più determinabile secondo criteri fordisti, con la prevalenza numerica e l'egemonia culturale degli operai della grande fabbrica, e l'idea di partito è stata talmente superata nelle nuove forme di organizzazione in un livello di complessità tale da poter far dire ad un nuovo Marx quello che il Marx del Capitale disse dei panificatori londinesi. Ovvero che avevano un'astuzia, unita ad una capacità di manipolazione, superiore persino ai sofisti greci. E qui, viene da suggerire, il rapporto tra sofistica e capitalismo, specie tecnologicamente innervato, è ancora tutto da rileggere.

Aprendo di nuovo, con strumenti diversi dai primi anni '90 in cui uscì questo testo, il libro di David McNally "Political Economy and the Rise of Capitalism" che tra le tante conteneva, a sua volta, una rilettura del rapporto tra sofisitica e capitalismo. Detto questo, nella recensione di Forges Davanzati si intravede il desiderio, recensendo Formenti, di togliersi dalla scarpa qualche sassolino riguardante l'egemonia della rete nei processi di produzione di teoria e di retorica polica. C'è poco da polemizzare: la forma a rete ha assunto l'egemonia nella produzione, nella finanza, nella comunicazione e nella microfisica dei comportamenti nell'ultimo ventennio. È naturale la si proclami come la forma autentica della democrazia. Basta non naturalizzarla. Tra la complessa forma a rete necessaria per produrre un blockbuster di Hollywood, uno di Bollywood, acciaio a Linz od organizzare una piccola impresa di pulizie a Rogoredo la differenza è abissale.

Ma la forma a rete si presenta ovunque. E internet, come gli smartphone, serve a registare la sua universale presenza, non ad illudere qualcuno. L'importante è avere la consapevolezza che non ci troviamo nel regno della democrazia. Assieme al fatto che siamo in un ordine di problemi tali (basti pensare alle vertiginose forze sociali necessarie per scollegarsi dalla finanza globale, risanare l'ambiente e le città) che non potranno essere risolti con l'autoproclamazione di autenticità da parte deimovimenti o con forme partito anacronistiche ma nemmeno con la convivenza con la forma più anacronistica di tutte: la democrazia liberale. Forma politico-istituzionale che si struttura dando potere alle élite mentre il resto fluttuatra indifferenza, rivolta e repressione. Siamo dentro un attacco neoliberista alla società che è troppo forte, troppo radicale, troppo incisivo per non far saltare tutte le bussole che hanno portato fin qui i contemporanei. Ma anche dentro un tipo di crisi che, secondo la lettera di Marx, di quelle del tipo che mettono "sempre più minacciosamente in forse l'esistenza di tutta la società borghese". Adorare i feticci della politica non porterà ad usare la crisi per mettere in forse l'esistenza di una società, antropologicamente parlando con un potere più borghese delle precedenti, che ha fatto il suo tempo.

C'è un aspetto, nel testo di Formenti, che non viene ben messo a fuoco perché presupposto in altri suoi lavori. La società a rete, la svolta tecnologica e sociale assieme (dimensioni inseparabili), si è imposta con la forza dell'utopia, quella della società democratica e trasparente, superamento aconflittuale dei drammi epocali del fordismo. Fin dal lontanissimo libro di Bronislaw Baczko sull'utopia è chiaro come questa dimensione sia indispensabile, specie innestata in potenti immagini che fanno connessione sociale, ai cambiamenti reali fin dalla nascita della politica moderna. Le piccole decorose utopie reali di nicchia, al contrario, non smuovono cambiamenti nemmeno a livello microfisico. Movimenti, organizzazione, classe devono quindi sapersi attrezzare per questa dimensione utopica, che tocca il profondo della società, e smuove forze potenti e persino ancestrali, senza fare la fine dell'apprendista stregone. Fine che, paradossalmente, rischiano di fare adesso proprio perché non hanno (ancora) dimestichezza, se non interinale, con il lato reale, oscuro come sognante, delle grandi masse del XXI secolo. Epoca il cui codice segreto del capitalismo è stato scritto in un testo capitale tradotto, a suo tempo, proprio da Formenti: la condizione postmoderna.

Il libro di Lyotard è la più importante inchiesta sul capitalismo che noi viviamo oggi, molto più del testo di Boltanski e Chiappello, che solo una recezione provinciale, e straordinariamente rancorosa e lacunosa, come quella italiana poteva classificare come qualcosa di modaiolo che fa l'elogio dell'effimero. Da oltre trenta anni, grazie a Lyotard, abbiamo gli strumenti concettuali per leggere le modalità di riproduzione del capitalismo per performatività tecnologica ed economico-finanziaria, all'epoca un salto epistemologico anche rispetto al fordismo, e la società dei big data (chi si ricorda del passaggio sulla società dei database come condizione essenziale del capitalismo postmoderno?). Insomma gli strumenti per affrontare la crisi più grande ci sono, viene da dire, basta vederli. Curioso che il traduttore del testo che, erroneamente, è stato presentato e interpretato come IL testo liquidatorio del '900 parli di un recupero del novecento nell'analisi politica.

Il testo di Formenti va quindi presentato per come è: un lavoro di stimolo. Di cui se ne sente il bisogno in un periodo in cui, più si tiene stretto il proprio bagaglio identitario, magari coltivato decorosamente, più si è destinati ad essere ingoiati dall'incedere della ristrutturazione capitalistica della società.

Per Senza Soste, nique la police

Fonte: la recensione di Guglielmo Forges Davanzati al libro di Formenti

http://sinistrainrete.info/neoliberismo/3213-guglielmo-forges

2 dicembre 2013

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Dicembre 2013 22:09

Combat Comics al via: tutti gli eventi in programma al Teatro Officina Refugio

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Combat Comics 2013Tre giorni a partire da oggi. Giovedì 28, venerdì 29 e sabato 30. Più uno special day, domenica 1 dicembre. Tre giorni + 1 di tratti e ritratti per la seconda edizione del Combat Comics, il Microfestival sul fumetto di denuncia ideato e ospitato dal Teatro Officina Refugio. Un festival di incontri e workshop, nel quale il fumetto sarà il punto di partenza per capire e provare a cambiare la realtà. Tanti gli ospiti, tra cui Tuono Pettinato che presenta il suo nuovo graphic novel “Corpicino”, Silvia Rocchi con “L’esistenza delle formiche. Vita di Tiziano Terzani”, Gianluca Costantini, Akab, Davide Toffolo, "l'allegro ragazzo morto".

Di seguito il programma completo

Giov 28 novembre

15.30-18.30 workshop Tuono Pettinato e Silvia Rocchi
18.30- 19.00 Preti. Presentazione della serie web di Astutillo Smeriglia
19.30-20.30 China al clero. Tavolo anticlericale con i Paguri, Davide La Rosa e Daniele Fabbri
20.30 Apericombat. Valentina Restivo presenta le tavole di Salò e le 120 giornate di Sodoma
22.00 A liar's autobiography. La storia animata dei Monty Python
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Ven 29 novembre

15.30-18.30 workshop Akab e Tuonopettinato
18.30-19.30 Bio-Graphic-Novel: Gianluca Costantini conversa con Vittore Baroni
19.45-20.45 Arte di resistenza: Gianluca Costantini presenta Filastin di Eris edizioni
21:00 Apericombat. Presentazione 99 tavole della mostra del Komikazen
22.00 La coscienza politica dei supereroi part II. Federico Frusciante, i Paguri.
23.30 Mr Nebbe+ Mr. Mone DJSet Cartoon
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Sab. 30 novembre

15.30-18.30 workshop Akab
18:30 I Licaoni presentano Tales from Baule.
19.45-20.45 Tuono Pettinato vs Akab. Presentazione incrociata di Corpicino e Monarch, moderata da Daniele Caluri.
21:00 Apericombat.Takko combat animated selection.
22.00 Tristi Tropici. Concerto dei SUS e live painting di Akab.
23.30 Mr Nebbe DJ Set Cartoon
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Dom. 01 dicembre (special day)

15.30-18.30 workshop Silvia Rocchi
18.30-19.30 L'esistenza delle formiche. Vita di Tiziano Terzani. Luca Parenti intervista l'autrice Silvia Rocchi.
19.00-20.30 La rivoluzione a fumetti. Presentazione di "La rivoluzione russa in Ucraina. La storia di Nestor Makno" di Jean Pierre Ducret. Presentano Tiziano Antonelli (Federazione anarchica livornese) e i compagni dell'Archivio Biblioteca del progetto italiano, Sirio Nicolazzi e Riccardo Villari.
20.45. Apericombat e esposizione dei lavori degli workshop
22.00 Davide Toffolo. Un allegro ragazzo morto. Live matite e canzoni.
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Tutte le sere RAdio Gabbiano Free in streaming con interviste ai protagonisti. Cene colorate e musica a cera

Redazione

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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Novembre 2013 18:12

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