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La vita di Adele: ci sono film che non seguono orbite.

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Satelliti impazziti che sfuggono ai radar.

la-vita-di-adele coverAbdelatif Kechiche, regista franco-tunisino tra i più apprezzati nel panorama europeo, non ha mai abituato il suo pubblico all’ordinaria amministrazione.
Cinema di senso, in tutte le sue accezioni, ricco di riferimenti letterari e filosofici, segnato dall’imprescindibile connubio tra corpi in formazione (i giovani protagonisti della “Schivata”, 2003), corpi che resistono (Cous Cous, 2007) e corpi che si distruggono (Venere Nera, 2010). Immediatezza dello sguardo, prossemica ridotta allo spazio vitale, stile asciutto e senza orpelli.
 
La Vita di Adele forse rappresenta l’apice espressivo di un percorso durato dieci anni. Nell’educazione sentimentale della giovane protagonista c’è una sintesi di tutti quei nodi conflittuali che caratterizzavano le “eroine” dei film precedenti: Adele scopre se stessa, resiste a se stessa (costruendo qualcosa di nuovo) e distrugge ciò che aveva faticosamente costruito, rimanendo, mutata, in una nuova solitudine. Quello di Kechiche si caratterizza come un cinema dominato dal femminile, inteso come corpo e anima, in cui l’elemento maschile si riduce a sfondo, spesso oppressivo, incapace d’intaccare e comprendere fino in fondo il sentimento della controparte. Non è un caso quindi che la storia di Adele, liceale quindicenne, si basi sulla scoperta di un’attrazione nei confronti dello stesso sesso, quello di Emma, ragazza universitaria dai capelli blu, quasi a suggellare un livello di unione sublimato.
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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Novembre 2013 15:42 Leggi tutto...

È uscito Senza Soste n. 86

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Novembre 2013 18:13

Platonick Dive: Therapeutic Portrait Remixes (2013 Black Candy)

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platonick-dive-remix-coverA neanche un anno di distanza dall’uscita del loro disco d’esordio, Therapeutic Portrait (Black Candy Records / Audioglobe), i Platonick Dive presentano una versione dell’album completamente remixata. Un’idea questa che da tempo frullava nella testa del trio livornese composto da Gabriele Centelli, Marco Figliè e Jonathan Nelli, e che è andata concretizzandosi in questi ultimi mesi. Il gruppo ha affidato i loro brani a una serie di producer e musicisti elettronici di talento, tutti italiani, perché ne realizzassero dei remix. Così è nato Therapeutic Portrait Remixes e il risultato è davvero lodevole. Nove versioni remixate, con l’aggiunta di una rivisitazione a cura degli stessi Platonick di Moscova Jazzcore, l’ultima traccia del loro precedente lavoro. Con questo progetto, il gruppo segna l’inizio di un nuovo percorso creativo e dimostra quanto forte sia l’interesse e la volontà di esaltare quella vena elettronica, già riconoscibile nel disco d’esordio.

Tuttavia, il punto di forza di questa raccolta di remix sta nella decisione presa dal gruppo di coinvolgere esclusivamente artisti e producer italiani; il che ci offre l’opportunità di fugare il dubbio che in Italia non vi sia una “scena” elettronica valida quanto negli altri paesi europei. Da noi, quando si parla di elettronica, il rimando alla disco più bieca e commerciale è prarticamente automatico, e ciò penalizza tutti coloro che al contrario si dedicano a un tipo di musica più “ragionata”, che fa del beat non un semplice invito a scuotere le chiappe su basi senza senso, ma uno strumento di ricerca con cui sperimentare nuove possibilità e soluzioni stilistiche prima impensabili. Quel che manca in Italia è forse una cultura elettronica, giacché molti dj italiani sono costretti ad emigrare all’estero per far girare le loro idee o ritagliarsi uno spazio che non sia esclusivamente di nicchia. Per fortuna le cose stanno cambiando, e anche se alcuni degli artisti qui coinvolti si confondono con altri numerosi esempi di genere, dimostrano altresì gusto e talento da vendere.

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Parola di Villa Sound

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villasoundteatrocommedieLivorno è una città ricca di suoni, stili e tendenze musicali. Tra le realtà più interessanti nate negli ultimi anni merita uno spazio speciale il progetto Villasound. Attivi dall'inizio del 2009 quando i due rapper MONKEYMAN (Matteo Cateni) e MR NEBBE (Davide Sessa) s'incrociano con la voce di MISS ELENA (Elena Mellino), il collettivo Villasound, che si è arricchito nel 2011 del poliedrico musicista CHARLIE ATOMIX (Carlo Mari) e di recente (giungo 2013) di RYKYSAN (Riccardo Ciulli) ingegnere del suono, beatmaker, dj, sta emergendo come una delle massime espressioni della scena underground dell'hip-pop. Gli abbiamo visti, gli abbiamo ascoltati, gli abbiamo intervistati. Grande la loro disponibilità, ampio il raggio delle domande e delle risposte. Di seguito l'intervista integrale, anticipata sull'ultimo numero dell'edizione cartacea di senza soste da una corposa anteprima di quello che ci hanno raccontato Monkeyman (Mon) e Mr Nebbe (Mrn).

Come nascono i Villa Sound?
Mon - Il progetto Villasound nasce da una lettera che Mr Nebbe mi ha scritto mentre ero in carcere a scontare una condanna def per droga. Avevamo contemporaneamente e senza dircelo(io dietro le sbarre lui in giro per il mondo) cominciato a scrivere pezzi di quel rap che era stato la colonna sonora di tutta la nostra vita e della nostra amicizia; dopo questa reciproca scoperta la degna conseguenza è stata: quando uscirai formeremo una nuova crew! E così è stato. L'incontro con miss Elena è avvenuto per caso (o per miracolo),mia moglie mi disse che c'era una sua amica che secondo lei aveva una voce soprannaturale. L'abbiamo invitata a casa ed è stato subito alchimia musicale e personale pura.
 
Da quali esperienze musicali attingete e quali sono (se li avete) i vostri attuali riferimenti artistici?
Mon - Sicuramente di base c'è una grossa passione per l'hip hop latinoamericano con artisti di riferimento come Cypress Hill, Calle 13, Tego Calderon, La Mala Rodriguez,Tres Coronas etc.. La nostra produzione di brani in lingua spagnola non sono altro che un vero e proprio tributo a un genere che (rispetto a quello made in USA) non ha ancora trovato il giusto riconoscimento sopratutto in Italia. La contaminazione con la voce di miss Elena è invece figlia di riferimenti musicali che spaziano dal soul al rock passando dal reagge fino alla tradizione musicale melodica nostrana.
Mrn - Ci piace tantissimo l'idea di fondere insieme vari generi musicali per raggiungere un risultato completamente nuovo e differente. Per quanto riguarda artisti di riferimento la lista è lunga.. alcuni nomi: in Italia Inoki, Joe cassano, Collederfomento, Co'sang. In Europa Keny Arkana. Nel mondo Wu tang clan e Cypress hill ma potrei andare avanti ore.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Ottobre 2013 19:30 Leggi tutto...

Dawn of Midi: Dysnomia (2013)

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Dawn-of-midiLa sensazione che si avverte ascoltando per la prima volta "Dysnomia" è di avere dinnanzi a sé qualcosa di raro e gli iniziali e rapidi accostamenti ad esperienze come Alarm Will Sound o Brandt Brauer Frick Ensemble vengono presto dimenticati, pur essendo ottime realtà appartenenti allo stesso ambito musicale. Il terzo album della band, che al momento ha eletto come propria base New York, cresce ad ogni ascolto e, pur volendo giocare all'analisi di quale tecniche abbiano usato per approntare la loro palette timbrica, il risultato rimane sempre lo stesso: ci si lascia sempre e comunque imprigionare nell'orbita di una musica magnetica dalle molte sfaccettature. Andando per gradi, Dawn of Midi è un trio composto dal pianista marocchino Amino Belyamani, dal contrabbasista indiano Aakaash Israni e dal batterista e percussionista pakistano Qasim Naqvi. I tre musicisti si conoscono a Los Angeles, al California Institute of the Arts, e cominciano a suonare assieme improvvisando durante lunghe sessions al buio (proprio così, senza l'ausilio della luce) per poi trasferirsi nella Grande Mela. I primi due album ("First" del 2010 e "Live" del 2011) si basano essenzialmente sulle possibilità che un buon interplay può offrire, qualità che i tre dimostrano di saper creare e gestire all'interno di brani completamente improvvisati e dall' impronta jazz e minimalista.

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