Il cinema di genere americano negli ultimi anni naviga in acque poco chiare, alterna operette di basso valore spacciate per capolavori - dalla critica miope d'oltreoceano che esalta pure mere operazioni di marketing per poi massacrare ogni film che non abbia budget enormi alle spalle o grosse case di distribuzione - a film vedibili che però raramente lasciano qualcosa allo spettatore più scafato.
I motivi di tanta decadenza sono molti, ma quello più chiaro è la mancanza di nuovi registi che sappiano portare avanti una scuola, quella yankee dei '70 e degli '80, che aveva dalla sua grande perizia tecnica originalità e soprattutto indipendenza creativa.
Anche per questo l'attesa per il nuovo film di John Carpenter (The Ward) è alta nonostante le brutte recensioni ricevute dopo la prima di Toronto. D'altronde è da sempre che il grande regista americano subisce le critiche di molta stampa made in USA, che proprio non riesce a digerire lo stile anarchico e volutamente (post ?) classico dell'autore nato a Carthage ( New York ) nel 1948.
Sin dal suo film di debutto, "Dark Star" (1974), è chiaro che i riferimenti di Carpenter sono Howard Hawks, Hitchcock e tutti quegli autori che uniscono immagini splendide e curate ad una narrazione sempre originale e mai manichea, cosa che non gli viene quasi mai riconosciuta da una critica diffidente e stantia. "Dark Star" è un film dal budget quasi inesistente nel quale il giovane autore gioca con i riferimenti dei classici della sci-fi riuscendo nella difficilissima impresa di divertire ed allo stesso tempo di girare una pellicola originale e con impressi alcuni "marchi" della produzione carpenteriana a venire che ne definiranno lo stile unico.
Fortunatamente il film incasso' una bella cifra e permise a Carpenter di girare "Halloween" (1978) una pietra miliare del genere che - nonostante i precedenti di Bava con "Reazione a Catena" e di Clark con "Black Christmas" - incassò uno sbotto , fece nascere il mito di Michael Myers e diede il via a tutta una serie di horror con assassino mascherato che miete giovani vittime - il più famoso è Jason della saga dei Venerdì13 - ribattezzati in seguito "slasher".
Due anni dopo e' la volta di "The Fog" (1980), storia di fantasmi che viene erroneamente considerata come una pellicola minore nella produzione del maestro. Nel film infatti ci sono tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna di Carpenter : un gruppo di persone prese d'assedio da una forza sovrumana, la forte critica verso le istituzioni - Chiesa e Stato -, personaggi sempre sfumati e mai bidimensionali e soprattuttto una gestione dei tempi assolutamente fantastica. Come per il sovracitato capolavoro del 1978 anche qui Carpenter si avvale dell'ottima performance della scream queen Jamie Lee Curtis, che dopo queste due pellicole verrà lanciata nell'olimpo hollywoodiano.
Dopo aver diretto due buoni film tv - "Elvis - Il Re del Rock" ed il depalmiano "Pericolo in Agguato" - Carpenter, ormai in cima alla lista dei regista della new wave horror, riesce a trovare i fondi per una pellicola d'azione fantascientifica che resterà negli annali come uno dei film più riusciti degli anni '80 : "1997: Fuga da New York".
Incredibilmente la storia di Snake - da noi Jena - Pliskken (interpretato alla grande da Kurt Russell), un anti-eroe che viene assoldato per recuperare il Presidente degli Stati Uniti caduto nelle mani di alcuni criminali che nel futuro prossimo vengono rinchiusi a morire sull'isola di Manhattan, sbanca i botteghini e mostra il lato più politico di un autore sempre a fuoco e che non sceglie mai la via più facile o comoda per narrare le sue storie.
A seguito del successone di "1997", Carpenter viene chiamato a dirigere il remake di un classico della fantascienza, ovvero "La Cosa da un Altro Mondo". Intitolato semplicemente "La Cosa" il film esce nelle sale nel 1982 e nonostante sia un'opera eccellente , che dimostra una maturita' artisitica ormai altissima, è un grosso flop. Il pubblico attirato dal buonismo spielberghiano di "E.T." non regala al capolavoro carpenteriano il successo meritato.
Carpenter però non molla e decide di girare un adattamanto da un romanzo di Stephen King. "Christine - La Macchina Infernale" (1983) si rivela un successo nonostante il basso budget e rilancia le quotazioni di un regista che dimostra ancora una volta la sua incredibile visione del cinema, fatta di inquadrature perfette e di personaggi sublimi.
"Starman" del 1984 mette in mostra un Carpenter più "sentimentale", cosa che non piace ai fan del regista ma che porta allo stesso un buon successo nelle sale - dal film verrà poi tratta una famosa serie tv - , senza pero' essersi svenduto alle logiche dei grandi studios. Il film con gli anni verra' giustamente rivalutato anche dagli ammiratori del regista. Visto il successo del suddetto film gli Studios offrono un'altra possibilita' al genio newyorchese che decide di girare con un ottimo budget un film che negli anni e' divenuto un vero e proprio "cult".
"Grosso Guaio a Chinatown" (1986) è una pellicola geniale , che sfotte con grande ironia le pellicola tutte muscoli e niente cervello degli action made in Usa anni '80 - il protagonista e' un Kurt Russell tronfio e senza cervello che viene salvato in ogni occasione da uno degli altri personaggi del film - utilizzando un tipo di storia similare a quello dei "wuxia" di Hong Kong - molti anni prima che il genere esplodesse in tutto il mondo - . Purtroppo il pubblico non capisce l'originalità e lascia che il film si spenga lentamente nelle sale decretando un altro insuccesso dal quale Carpenter riesce ad uscire solo firmando con la Universal che gli offre un contratto per alcuni film low budget .
Il primo dei prodotti dalla Major statunitense è il meraviglioso "Il Signore del Male" (1987), film che ancora una volta dimostra come, sotto la patina di puro intrattenimento, il cinema carpenteriano covi una visione del mondo altamente fuori dagli schemi e sempre - ma mai ottusamente - "contro". Qui le stoccate alla Chiesa ed ai suoi "miti" sono davvero forti e naturalmente il pubblico snobba un film che la critica colta definisce brutto e mal fatto. Niente di più falso, visto che la pellicola è davvero tenebrosa, che il ritmo è perfetto e che il tutto è quanto di più lovecraftiano sia apparso su di uno schermo cinematografico.
Per nulla abbattuto Carpenter, esasperato dalla politica semi-fascista di Reagan, decide di dire la sua sugli yuppie e sul consumismo esasperato dell'America degli anni '80 , mettendo in scena un altro capolavoro non compreso alla sua uscita nelle sale.
"Essi Vivono" (1988) è un raggelante e feroce attacco alle istituzioni americane (viste come delle entità asservite al potere del Dio denaro) e naturalmente vista anche la trama - John, un operaio senza lavoro, lascia Denver per trasferirsi a Los Angeles; trova un posto come operaio precario in un cantiere e trova alloggio in una baraccopoli. Dopo alcuni giorni, la polizia sgombera il campo e John ritrova uno scatolone colmo di occhiali da sole. Mettendoseli scopre una realtà diversa, in bianco e nero: i cartelloni pubblicitari, i giornali , le televisioni contengono messaggi subliminali e in giro ci sono persone dall'aspetto di morti viventi. Dopo aver capito che si tratta di alieni che stanno schiavizzando gli umani, John cerca un sistema per ribellarsi e per far apririe gli occhi ai cittadini - non sfonda nelle sale che rimangono purtroppo semideserte.
Resta il fatto che questo film è il più alto esempio di critica verso l'edonismo reganiano - e verso chi sfrutta i lavoratori... - che il cinema di genere americano abbia mai sfornato. Un capolavoro che con gli anni migliora e che è attuale oggi come non mai.
Deluso dall' insuccesso di un film che lo stesso Carpenter considera come uno dei più personali, il regista americano si butta sulla commedia ed accetta di girare il remake in chiave semi-umoristica de "L'uomo Invisibile" . "Avventure di un Uomo Invisibile" esce nel 1992 e nonostante un cast di star - compreso un Chavey Chase al massimo della popolarità - ed una buona storia non riesce a decollare, nonostante gli incassi decorosi. Anche qui, nonostante l'apparenza più leggera della pellicola, Carpenter gioca con i personaggi e trasmette il messaggio che piu' lo interessa: l'invisibilita' contro la troppa voglia di apparire che la società impone ad ogni essere umano per essere considerato tale.
Dopo un paio di anni di stop nei quali ha girato un film per la tv ad episodi insieme all'amico Tobe Hooper, "Body Bags" - Carpenter torna nel 1994 con uno degli horror più belli, visionari e d'impatto di tutta la storia del cinema. "Il Seme della Follia" è un capolavoro che unisce atmosfere lovecraftiane e kinghiane ad una visione della paura ancestrale che rimane nella testa delle persone anche dopo aver visto il film. Girato perfettamente e senza una sbavatura "In the Mouth of Madness" - questo il titolo originale - è un 'opera definitiva che parla della disgustosa "societa' dello spettacolo" attraverso vere invenzioni registiche, senza mai però dimenticarsi di fare paura. Lo splatter è minimamente accennato e la paura che esce da ogni fotogramma del film è quella dell'incomunicabilità, dell'individualismo e della falsa realtà nella quale viviamo. Naturalmente - visto che la qualità dei film è inversamente proporzionale al loro successo - l'esito nelle sale è mediocre, il che riporta Carpenter a dirigere un altro remake su commissione.
"Il Villaggio dei Dannati" (1996) è un film che vive di alti e bassi, alterna scene memorabili a piccole cadute di tono - accettabili sia chiaro - , ma resta comunque un'opera superiore alla media di operazioni del genere e che riscute anche un discreto successo di pubblico. Successo che porta ad un sequel del piu' grande incasso carpenteriano, ovvero "1997". "Fuga da Los Angeles" (1997) è un film completamente distante visivamente dal suo prototipo di riferimento. L'oscurità del primo film viene qui trasformata in ironia solare, gli effetti speciali sono volutamente "poveri" ed il pubblico come al solito non capisce l'intento del progetto - un remake spacciato per sequel - decretandone l'insuccesso.
Assolutamente non scoraggiato nel 1998 esce "Vampires" che vede di nuovo Carpenter alle prese con una sceneggiatura originale ed il suo estro esce da gni inquadratura. Il film è un western-horror che svela un Carpenter piu' splatter ma non per questo meno potente sul piano sociale - la Chiesa come al solito ci passa male e l'amicizia è vista come un'unione indistruttibile - e soprattutto sul piano visivo. Fotografia, musiche - dello stesso Carpenter, come per quasi tutti i suoi film - , recitazione e montaggio sono di altissimo livello e la messa in scena generale di Carpenter è come al solito eccelsa.
Visto il buon successo del film "vampirico" di cui sopra, Carpenter tenta la carta di girare un altro remake di un suo capolavoro, ovvero di Distretto 13. L'idea però non va in porto e Carpenter gira "Fantasmi da Marte" (2000) che però è in realtà una variante sul soggetto del cult del 1976. Variante interessante e che sfrutta l'idea kurosawiana di spostare l'attenzione su diversi piani paralleli che raccontano la stessa storia per poi, nella seconda parte, buttarsi in un western camuffato da sci-fi. Purtroppo però il film è l'ennesimo insuccesso che fino ad ora ha portato il Maestro lontano dalle sale (suoi due episodi della serie tv MASTERS OF HORROR , il bel "Il seme del male" ed il piccolo gioiello-capolavoro "Cigarette Burns").
Fino ad ora appunto , visto che l'attesa è finita e che "The Ward" è in arrivo!
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