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Hunger: McQueen racconta la storia di Bobby Sands

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locandina_hungerIrlanda del Nord, 5 maggio 1981 moriva dopo 66 giorni dello sciopero della fame Bobby Sands, membro dell'IRA e leader delle proteste portate avanti dai detenuti Irlandesi nelle carceri di Long Kesh nel 1981, conosciute come Blanket Protest  (la protesta della coperta) e Dirt protest  (la protesta dello sporco) contro la decisione del governo di Margaret Thatcher di abolire lo status di detenuti politici per gli attivisti repubblicani irlandesi. Le proteste si conclusero con 9 mesi di sciopero della fame che portarono alla morte anche di altri 9 attivisti repubblicani irlandesi, senza mai ottenere da parte del governo della Lady di Ferro  nessun riconoscimento.

Ed è questa vicenda, umanamente inaccattabile, che è raccontata in Hunger, folgorante opera prima del regista- videoartista britannico Steve Mcqueen.  Vincitore della Caméra d’Or a Cannes nel 2008 e premiato lo stesso anno  all'European Film Awards e al  British Indipendent Film Awards, che consacra McQueen come miglior regista e  Michael Fassbender  come miglior attore,  il film esce nel  nostro paese con ben quattro anni di ritardo  sulla scia del successo di Shame, Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia, e riceve purtroppo una tiepida accoglienza.

Peccato perchè Hunger è un film incredibile. McQueen, artista visivo nato a Londra nel 1969, affida alla macchina da presa e alla performance del protagonista l'intero senso del film.  Attraverso un immagine cruda e scarnificata accompagna lo spettatore nelle celle del “The Maze”, il labirinto, come veniva chiamato il carcere di  Long Kesh dove sono detenuti gli attivisti dell'Ira che da 4 anni praticano lo sciopero dell'igiene, mostra le violenze che sono costretti a subire, la sofferenza e la rabbia attraverso i loro corpi nudi e sporchi, le loro celle imbrattate di feci . E lo fa con l'occhio del videoartista, con un profonda passione per la storia dell'arte e attenzione alla cura composizione della scena, che lo accompagna in tutta la sua produzione artistica , costruendo un immagine di tinuture caravaggesche, cruda ed estremamente significante.

La parola infatti è quasi completamente assente in tutto il film, a parte un unico momento di dialogo tra Bobby Sands e Padre Dom  , interpretato da Liam Cunningham, in cui l'attivista dell'IRA comunica la sua decisione di iniziare lo sciopero della fame ben consapevole che questo lo porterà all'estremo sacrificio, inquadrato con un unico piano sequenza che pone lo spettatore  fuori dalla scena come a sottolineare l'aspetto estremamente privato della scelta del protagonista, ma anche l'impossibilità di giudicarla.
Tutto il resto è raccontato dalla telecamera con sguardo attento e spietato che nell'ultima straziante parte del film indugia sulle lacerazione e sul deperimento del corpo di  Fassbender, fino a poggiarsi sul suo letto vuoto.

Del resto il corpo è il tema centrale di questo film, il corpo e la libertà di decidere di esso, e del resto il corpo è l'unica arma che ancora resta ai detenuti Irlandesi, per difendersi e per lottare per la loro libertà e quella della propria terra, in un momento in cui il dialogo non è più possibile, e gli altri strumenti di lotta sono risultati inefficaci.

Sulla moralità di questa scelta il regista non si pronuncia, nè prende una posizione in merito alla vicenda politica, ma da artista da sempre attento alla sfera del privato e dell'intimo, riporta la vicenda sotto un punto di vista di umanità, della persona e della sua sofferenza e al fervore politico di chi osanna l'eroe dell'IRA e chi invece lo condanna considerandolo un terrorista, oppone un senso di umana pietà, di sincera stima per le sue idee e la sua battaglia, ma anche di radicata indignazione che si porta dietro da quando, racconta, all'età di 11 anni vedeva al telegiornale l'immagine di questo ragazzo che deperiva, nella totale intransigenza del suo governo.

La sua non vuole essere una tardiva denuncia, McQueen non è un sovversivo, pensatore indipendente ama il suo paese, tanto che nel 2007 fu in Iraq come Artista Ufficiale della Regina, realizzando una serie di francobolli che rappresentano tutti i giovani inglesi morti in Iraq, ed è proprio per questo, che con questo film chiede che la sua nazione, impegnata a portare libertà e democrazia nel resto del mondo, rifletta finalmente questa orribile vicenda avvenuta nelle carceri in Irlanda del Nord.

per senzasoste.it

Ler Valeria


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