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Jenny la tennista - il manga

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jenny«Storia d’amore, fra le racchette, le corse e il sudore!» Così riporta il testo della prima sigla italiana di Jenny cantata da Nico Fidenco. Un’espressione che ben si addice al clima dell’anime ma che, una volta scoperto il fumetto, trova in quest’ultimo maggiore  riscontro.
L’aspetto sportivo e amoroso della vicenda, soprattutto quest’ultimo, sono infatti, affrontati in maniera più approfondita nel manga.
«Ace o nerae!» (mira all’Ace!) è il titolo dello shojo manga di Sumika Yamamoto da cui prendono spunto le diverse trasposizioni animate di «Jenny la tennista».
Durante l’emissione tv degli anni '80 della prima serie televisiva, fu stampato da noi soltanto un fotoromanzo con le immagini televisive (una sorta di anime comics made in Italy) sul Corriere dei Piccoli e la storia sottoforma di romanzo per ragazzi.
Serializzato su Margaret comics della Shueisha a partire dal 1973 al 1975 e dal 1978 al 1980, il fumetto originale arriva a noi molto tardi.
Praticamente passato inosservato in Italia, «Ace o nerae!» è un pilastro dello shojo manga a tematica sportiva. Il 2003 è l’anno in cui il fumetto originale giunge in Italia grazie alla Planet Manga che lo inserisce, fiduciosa, nella collana «capolavori manga». Contrariamente al boom che ebbe in terra d’origine, il manga non ottiene il consenso di pubblico sperato e non riesce  ad assestarsi su livelli di vendita accettabili arrancando fino alla chiusura della pubblicazione. Questo è purtroppo un fenomeno comune a numerosi shojo manga classici, dovuto al ritardo della comparsa in Italia e alla conseguente scarsa attrazione che esercitano sul grande pubblico, a causa del tenore delle storie e del genere di tratto adottati, non sempre in linea con i gusti dei lettori. Non ha certo aiutato la pessima qualità della stampa e della carta utilizzate dalla Planet e l’occidentalizzazione del fumetto che, trattando lo sport del tennis, era preferibile evitare. A causa del ribaltamento delle tavole, ci si ritrova a seguire partite di tennis in maniera illogica poiché speculare.
Il fumetto di «Ace o nerae!» si mostra molto più ricco di personaggi, nonché di avvenimenti e d’intrecci (amorosi e non), diversamente dalla prima serie tv vista da noi, dove gli sviluppi della trama si dipanavano lentamente, e dal lungometraggio animato, il quale, per ovvie esigenze di tempo, doveva condensare.
Ricordiamo che la saga animata di Jenny (Hiromi Oka) consta di due serie tv, la prima del 1973/74, la seconda del 1978 inedita in Italia, un lungometraggio del 1979 e, tra il 1988 e il 1990, due serie di OAV, da noi apparsi in tv una sola volta e mai più replicate.
I personaggi, dal punta di vista grafico, non differiscono più di tanto dal manga agli anime,  ma appaiono sulla carta, ancora più sfaccettati sotto il profilo psicologico e meno inquadrati che in tv. In rapporto alla versione televisiva, la stessa protagonista, sebbene tormentata, è leggermente più intraprendente e meno fragile; Jeremy, pur mantenendo sostanzialmente il suo ruolo e carattere, non appare eccessivamente severo ed inflessibile; Reika (Madame Butterfly) risulta meno fredda e altezzosa. Il manga, inoltre, fa ripetuti riferimenti a campioni reali della scena tennistica mondiale degli anni ‘70 in avanti e ciò gli procura un fascino particolare, come se anche personaggi di fantasia come Jenny o i suoi compagni vivessero, «realmente», nel loro piccolo, quel  preciso periodo.
La Yamamoto è una sceneggiatrice e narratrice attenta che riesce abilmente a mescolare e bilanciare sport, adolescenza, sentimenti e un pizzico di malinconia, senza che nessuno di questi aspetti prevarichi sugli altri. L’autrice tocca situazioni e affronta aspetti del tutto ignorati in animazione, gestendoli con sensibilità ed evitando superflue prolissità. Fra l’edizione cartacea e quelle animate, pertanto, sussistono differenze rilevanti, attraverso le quali i due media si compensano. Alcuni risvolti toccanti e significativi del manga sono stati soppressi negli anime. Le vicissitudini raccontate negli straordinari OAV con Osamu Dezaki alla regia, quasi nulla hanno in comune con il manga. Dopo aver letto quest’ultimo, si avverte non poco l’assenza di alcuni passaggi omessi in animazione, immaginandoli trasferiti sullo schermo dalle abili mani di un direttore come Osamu Dezaki….
Il difetto maggiore del fumetto consiste, probabilmente, negli inserimenti di gag in seguito o anteriormente a un momento drammatico che, nelle intenzioni, dovrebbero alleggerire il clima, ma, che invero, non fanno che incrinare l’atmosfera (come accade nel manga di Lady Oscar di Riyoko Ikeda).L’espediente della sdrammatizzazione improvvisa è tipica della cultura nipponica che tende a ridicolizzare alcuni eventi per ridimensionarne l'importanza, ma ha anche un'origine storica-teatrale introdotta dal caposcuola Osamu Tezuka,che influenzerà molti mangaka. Grande appassionato di operette teatrali e di cinema, soprattutto quello d'animazione disneyano e dei fratelli Fleischer, Tezuka inserisce questi piccoli siparietti comici volti a interrompere, almeno per poco, i momenti di tensione. Sempre a Tezuka, che rivoluzionò la concezione di manga in patria, dobbiamo l'inserimento degli elementi tipici degli shojo attraverso «La Principessa Sapphire»: gli occhi grandi e lucenti, le chiome fluenti delle protagoniste e l'uso abbondante di stelline e fiori, metafore di determinati stati d'animo.Il tratto dell’autrice, peculiarmente «shojo anni ‘70», si affinerà con l’avanzare degli albi. Sumika Yamamoto fa parte di quella scuola di autrici che si rifanno, almeno inizialmente, alla lezione di Tezuka insieme a mangaka come Riyoko Ikeda, Waki Yamato e soprattutto a Chikako Urano. E' di quest'ultima il primo shojo a carattere sportivo, «Attack Number One» (Mimì e la nazionale di pallavolo), in cui la protagonista dedica tutte le sue energie a una disciplina sportiva. In questo manga compaiono quelle caratteristiche, dai tiri fenomenali agli estenuanti allenamenti fino ai numerosi incontri con temibili avversarie, che ritroveremo nelle future serie sportive, «Jenny la tennista» compresa.
«Jenny la tennista» è un fumetto discretamente orchestrato, a tratti corale e quasi solenne, il quale, non possedendo molto in comune con le rispettive versioni animate, è in grado di non annoiare minimamente anche chi ha seguito la storia in animazione. Un’opera che invito a leggere e rivalutare.
 
Fabio Cassella
Un ringraziamento speciale a Paolo Cera
pubblicato su: www.komix.it

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