Finalmente dopo anni di assoluta scomparsa dalle sale — il suo ultimo film proiettato è stato il flop "The Blues Brothers — Il Mito Continua" — e' uscito il mese scorso, anche da noi, il nuovo film di John Landis , ovvero "Burke & Hare — Ladri di cadaveri". Naturalmente a Livorno non e' arivato in nessuna sala - neanche nella deprecabile multisala The Space - e quindi chi che come me ha voluto gustarselo su grande schermo ha dovuto "emigrare" in altre città (ad essere precisi c'è stata una sola possibilità di vederlo in sala a Livorno, per una sera soltanto, all'interno della rassegna del Giovedì degli Amici del Cinema 4 mori).John Landis nasce a Chicago il 3 Agosto del 1950 e si innamora del cinema sin da bambino quando divora i film di Mario Bava e Hitchcock nelle piccole sale di seconda visione. Gia' da adolescente riesce ad inserirsi nell'ambiente cinematografico, prima come portalettere per la 20th Century Fox ed in seguito come stunt-man. La sua intenzione però è quella di scrivere, produrre e dirigere film ed il suo lavoro alla Fox gli permette di conoscere tanti personaggi illustri — tra cui il sovracitato ed amatissimo Sir Alfred — e di farsi notare come assistente di produzione.
Successo invece che arriva come un fulmine a ciel sereno con la pellicola successiva: "Animal House". Ancora perfetto dopo quasi 35 anni dalla sua uscita questo è il classico esempio di cinema "nuovo". Mai i personaggi di una commedia da college erano stati cosi' anarchici e contro il potere costituito e mai sullo schermo si era visto un personaggio cosi' forte e "vitale" come il Bluto interpretato alla grandissima dal mai troppo rimpianto John Belushi.E' un periodo d'oro questo per Landis che nel 1980 sforna un altro cult assoluto ovvero "Blues Brothers". La storia dei fratelli Blues evasi di galera per formare la Band in missione per conto di Dio e' eccellente e l'idea di utlizzare cantanti soul-blues per le scene "musical" è di quelle che restano nel mito. Protagonisti del film sono uno strepitoso — e mai piu' cosi' bravo — Dan Aykroyd ed uno strabordante e assolutamente magnifico Belushi che delineano i loro personaggi con forza e carattere. Il film comunque pur portando a casa un discreto successo non sfonda subito ai botteghini ma diviene col tempo un cult senza precedenti o quasi.
Finalmente "riconosciuto" Landis ha carta bianca e scrive una commedia dal titolo "Una Poltrona per Due" che dovrebbe avere la coppia di Blues Brothers riunita , ma che purtroppo dovra' fare a meno di Belushi perche' morto in circostanze ancora oggi misteriose seppur riconducibili ad un uso smodato di droghe e medicinali. Il film comunque si gira lo stesso e lancia al posto di Belushi un altro talento che con gli anni diverra' ultrafamoso, Eddie Murphy. Subito accolto calorosamente dal pubblico — e meno dalla solita critica americana miope — il film lancia definitivamente Aykroyd e rilancia anche la carriera di una Jamie Lee Curtis — Halloween — in precoce declino. Naturalmente come sempre quando si parla del cinema di Landis bisogna andare piu' a fondo e comprendere che dietro la scommessa alla base del film dei due capitalisti ricchissimi — ovvero di porre Billie Ray Valentine (Murphy), un barbone , in una posizione privilegiata, con un lavoro e una casa prestigiosi, e successivamente fare in modo che Louis ( Aykroyd), loro "aiutante" e broker di successo, venga arrestato, incastrato da un ricco e influente funzionario governativo (che è a patti con i Duke), Clarence Beeks, per spaccio di droga perdendo tutto ciò che ha ottenuto nella vita: amici, fidanzata, conto in banca, lavoro e casa , per appurare se le persone sono cio' che sono o cambiano a seconda dell'ambiente che li circonda — c'e' una fortissima critica verso l'America edonista e sfacciatemnte "reazionaria" e razzista dei primi anni '80.
Dopo il successo ottenuto in tutto il mondo Landis assieme a Joe Dante, Steven Spilberg e George Miller decide di portare su grande schermo una serie tv anni ' 60 che lo ha influenzato tantissimo: Ai Confini della Realtà. Seppur di buon livello — e suddivisa in episodi, uno a testa per ogni regista coinvolti nel progetto — alla sua uscita la pellicola fa flop e viene anche distrutta dalla critica che non riesce a capire lo spirito dell'operazione e che come al solito sottovaluta il lavoro di Landis. Per nulla scoraggiato il buon John nel 1985 dirige l'ottima commedia nera "Tutto in una Notte", questa la trama: Ed Okin soffre di insonnia, ha una vita insoddisfacente, la moglie lo tradisce, e trova il lavoro monotono. Tutto cambia quando incontra la bellissima Diana all'aeroporto, da lì in avanti si ritrova improvvisamente coinvolto in mezzo ad una cospirazione internazionale. Ritmatissima e messa in scena con ottimo piglio — oltre che piena di future star come Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer — la pellicola riesce ad essere un buon successo anche grazie ai cameo di registi come Jack Arnold, David Cronenberg, Jonathan Demme, Richard Franklin, Amy Heckerling, Jim Henson, Colin Higgins, Lawrence Kasdan, Jonathan Lynn, Paul Mazursky, Daniel Petrie, Don Siegel e Roger Vadim.
Ormai snobbato dai produttori Landis accetta la chiamata di Murphy per girare il terzo capitolo della saga dei "Beverly Hills Cop", altro film che si schianta contro un muro di indifferenza. Stavolta pero' il ritmo e la tecnica di Landis non bastano a salvare un film tutto sommato anche gradevole ma di sicuro dotato di pochisssimo mordente e che ha l'aria di un film tv di buona scuola. Ormai solo e senza l'appoggio di nessun potente producer di Los Angeles il grande John decide di autoprodursi un film demenziale dal titolo "The Stupids".
Massacrato dalla critica e scansato dal pubblico alla sua uscita (estate 1994) da noi finisce direttamente nella massa degli straight-to-video ed è un errore, visto che il film è completamente folle e che diverte in più punti. Dopo un ostracismo durato quattro anni Landis riesce a tornare in sala con il sequel del suo film più famoso. "Blues Brothers — Il Mito Continua" è pero' un altro flop e stavolta purtroppo il regista toppa girando un film fuori tempo massimo, che ha si delle ottime sequenze ma che nell'insieme non regge assolutamente il confronto col capolavoro del 1980. La mancanza di Belushi è troppo forte e non sopperibile.
L'anno seguente è la volta del sottovalutato "Delitto Imperfetto" che esce direttamente per l'home video ma che nel tempo è divenuto un piccolo cult tra i fan dell'autore perche' ha al suo interno tutte le piccole schegge di follia marchio di fabbrica del regista. Dopo questo ennesimo flop Landis ha ripiegato scrivendo e dirgendo due episodi della serie tv " Masters of Horror" (il divertente "Leggenda Assassina" e il notevole "The Family").
Sembrava che il destino del grande regista anti-sistema (sinistrorso convinto ha fatto una battaglia pubblica sia contro Reagan che contro i Bush...) fosse segnato definitivamente — nessuna pellicola negli anni 2000... — ma fortuntamente per tutti gli spettatori di Cinema il nostro è tornato col sovracitato "Burke & Hure", che seppur snobbato dalla distribuzione ha ricevuto plausi dalla critica - europea naturalmente, quella americana è stata tipedina come al solito col Maestro - ed un buon successo di pubblico. Da non perdere assolutamente quindi l'uscita per l'home video che sembra presenti il director's cut con alcune sequenze aggiuntive. Imperdibile.
per senzasoste.it
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