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L’essenziale è ancora invisibile agli occhi?

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vascobrondiCara catastrofe è il nuovo videoclip che anticipa l’uscita del nuovo album de “Le luci della centrale elettrica” progetto musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi.

Fare un videoclip è ormai semplice come rubare una caramella ad un bambino. Lo sviluppo di sistemi di ripresa sempre più compatti e alla portata di tutti, ha incrementato vertiginosamente questo tipo di produzioni, creando un territorio fertile in cui sperimentazione e consumo promozionale si fondono in un ambiguo ibrido audiovisivo. Si produce per il web, principale strumento di diffusione promozionale per band più o meno affermate, si produce per una visione sfuggevole e approssimativa (la finestra del browser di turno), si produce per continuare a dare segnali di vita ( i monumenti assurdi tanto cari ai nostri amici). In definitiva, in un’epoca di piccoli e sedicenti principi, l’essenziale è invisibile agli occhi, sfugge, si perde tra l’esigenza produttiva che ammalia la visione e la voglia di sputare più lontano di chi ci ha preceduto, si perde in un calderone di prodotti omologati in cui luci, colori e storie si ripetono noiosamente.
Come in tutte le cose c’è l’eccezione che conferma la regola.

Aprile 2009. Vasco Brondi, diffonde il secondo videoclip estratto dall’album di esordio “Canzoni da spiaggia deturpata”: il pezzo in questione è produzione seriali di cieli stellati, realizzato dallo stesso autore assieme a “Pronti Al Peggio”, la web tv che negli ultimi anni, ha invaso la rete italiana con una serie di format dedicati alla musica assolutamente originali (http://prontialpeggio.vitaminic.it). Tutto in presa diretta: Vasco imbraccia la chitarra e quello che vedete è esattamente ciò che è successo, niente di più niente di meno. Un vero e proprio antivideo dove non esistono playback, né montaggio, solo 4 minuti di musica in presa diretta.

Ottobre 2010. Vasco Brondi, diffonde il videoclip che anticipa l’uscita dell’atteso secondo album “Per ora noi la chiameremo felicità”: il pezzo in questioneè cara catastrofe.

Una ragazza si muove ascoltando in cuffia la traccia musicale; si muove all’interno di un’isola spartitraffico in mezzo ad una strada metropolitana molto trafficata; si muove in un’atmosfera notturna fatta di riflessi e  di luci anabbaglianti che sembrano girare su se stesse senza una meta. Si muove tra qualche finestra accesa e molte finestre spente. Si muove nell’essenziale di una narrazione che non vuole andare oltre quello che rappresenta, che non vuole descrivere niente più di una tizia che balla in mezzo al traffico, che non cerca facili appigli o soluzioni estetizzanti per accattivarsi la visione.
La scarna metanopoli (creata da Enrico Mattei nel 1950) descritta nel piano-sequenza del 2009, è evoluta in una frammentata realtà sconnessa in cui tutto ruota nell’indefinito mondo del playback. L’essenziale è quindi evoluto in una ricostruzione del reale che ai più risulta asettica e banale, poco originale, poco leccata, poco rassicurante, aliena alle moderne consuetudini produttive. Ma è qui che sta il punto: qual è oggi il senso di un buon videoclip? Vendere..?Accattivare..? promuovere..? prostituirsi..? Sovvertire…? Essere originali..? L’interrogativo resta in piedi con una certezza: i prodotti audiovisivi del progetto “Luci della centrale elettrica” vivono di una coerenza impagabile: sono videoclip che se ne sbattono di essere videoclip.

“..E tu correvi su chilometri di scontrini ma non mi raggiungevi..”

P.S.: l’analisi si concentra su questo specifico caso, tralasciando volutamente altre realtà italiane che lavorano ottimamente sulla ricerca audiovisiva. Per qualsiasi altra valutazione sul valore del  progetto musicale, rimandiamo ad altri sedi.

 

per senzasoste.it
Jacques Bonhomme


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