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Recensione: Bastardi senza gloria

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bastardiQualunque cosa si possa dire di negativo su Tarantino non si puo' negare la sua assoluta estraneita' al mondo edulcorato e "conservatore" degli Studios americani.
Ogni sua opera e' personale , spiazzante e mai banalmente "griffata" , ma sempre pensata e sotenuta da una narrazione unica e dalla costruzione di un mondo "altro" dove il cinema del regista riesce sempre ad essere credibile nella sua assoluta surrealita'.
Un cinema ipermoderno come sostengono in molti - detrattori e non... - , ma non solo.
Nelle pellicole del regista americano si unisce l'alto ad il basso con sapiente maestria , senza mai eccedere in barocchismi ed anzi lasciando che l'asciuttezza delle immagini si scontri con la forza innovativa dei dialoghi.
Stavolta il talento d'oltreoceano gira una pellicola incredibile , sia sul piano visivo che su quello narrativo , mettendo in scena una storia nella Storia che riscrive la stessa attraverso una sorta di rivincita del Cinema verso chi lo usava per meri scopi propagandistici,  piu' precisamente ed eslicitamente verso la dittatura nazista.
Un film incredibile dicevo , che inzia con una sequenza indimenticabile , dove la fotografia , il montaggio , i dialoghi e la recitazione sono un vero monumento alla perfezione.
Leone - il regista preferito del buon Quentin - viene saccheggiato in una vera e propria riproposizione dei suoi stilemi , non citanto ma addirittura clonato senza mai pero' risultare plagiato , cosi' come per ogni "ispiratore" del cinema di  - e non alla ... - Tarantino.
Una moltitudine di personaggi intrecciati in modo eccellente da una sceneggiatura che si sposta dallo spy movie alla commedia senza mai perdere di intensita' - basta pensare alla sequenza, lunghissima e  perfetta , dell'incontro fra alcuni "bastardi" e l'attrice tedesca del Reich (interpretata benissimo da una stupenda Diane Kruger) in una bettola -  e senza mai cedere ad una banlizzazione dei personaggi.
Impossibile poi non citare la prova sopraffina di Christopher Weltz nel ruolo de "Il Cacciatore di Ebrei" , un carattere che restera' scolpito nella storia per interpretazione ,scrittura ed originalita'.
Impossibile poi resistere ad un Pitt mai cosi' bravo ed ad una serie di volti che seppur  poco presenti nella storia rendono il tutto ancora piu' completo e vario.
Il cinema si vendica e lo fa attraverso un film che  non puo' essere "giudicato" senza accettare l'assoluta' ed impareggiabile "de-costruzione" dello stesso.
Come diceva - o meglio faceva dire -  Kassovitz nel suo bellissimo "L'Odio" , "L'unico nazista buono e' un nazista morto", e credo che Tarantino sia pienamente d'accordo.
di superficie 213
pubblicato il 22/01/2010 su www.film.tv.it

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