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Recensione: Fish Tank (2009)

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fishtankIl cinema inglese da qualche annetto è vitale ed attivo.
 Dall'horror fino al dramma sociale, l'industria cinematografica d'oltremanica riesce quasi sempre nel produrre film interessanti e non allineati al gusto hollywoodiano.

Questo FISH TANK ( la storia di una ragazza di quindici anni che vorebbe fare la ballerina hip-hop ma che è costretta ad una vita senza sbocchi , divisa tra l'amore per l'amante della madre e la voglia di scappare lontano) è l'ennesima dimostrazione che il talento e la tenacia valgono - il piu' delle volte - piu' di budget stratosferici e che se un regista ha una propria visione di cinema deve portarla fino in fondo per avere risultati professionali di livello.

Andrea Arnold aveva gia' diretto nel 2006 il buon Red Road - che gli era valso il Premio della Giuria a Cannes - , ma con questa sua nuova pellicola riesce ad essere meno "pesante" che nell'esordio, la sua mano nella messa in scena e' fluida , le scene scorrono senza mai annoiare e la narrazione e' complessivamente compatta e senza tentennamenti.

Echi di Loach , Leigh e dell'indie americano Van Sant si manifestano durante la visione della pellicola , che ha dalla sua una descrizione degli ambienti perfetta , un cast spaventosamente ben scelto - tra tutti spicca la eccellente protagonista Katie Jarvis e la sempre brava Kierston Wareing ( indimenticabile nel  bel film di "Ken il Rosso" IN QUESTO MONDO LIBERO...)  - ed un ritmo in crescendo davvero senza pecche.
 La brava Arnold pedina la sua "musa" attraverso ogni sua peripezia usando uno stile quasi invisibile, che si mette al servizio della storia e dei personaggi, lasciando che sia la bellissima fotografia e l'ottimo montaggio a donare ritmo ad un film che non sbanda praticamente mai, nenache nel finale , dove per la prima volta madre e figlia sembrano potersi unire in un abbraccio consolatorio, anche se in realtà e solo il preludio al cambiamento ed al distacco che le attende.
In definitiva un' opera davvero riuscita, dove ogni cosa sembra essere al suo posto e dove la descrizione degli ambienti e del sotto-proletariato non è mai manichea ne modaiola.

Da Vedere.

per senzasoste.it
superficie 213


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