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Recensione: Fuori controllo, di Martin Campbell

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fuoricontrolloThomas Craven  è un detective della omicidi in servizio al Boston Police Department. Quando gli uccidono la figlia , il poliziotto crede di essere lui il vero bersaglio, ma le sue indagini lo portano in un'altra direzione....

Il cinema d'azione americano negli ultimi anni sta raschiando il fondo del barile ed è sempre più raro trovare un esempio del suddetto cinema che non sia senza pecche eccessive.
 In più l'instabilita' mondiale poliitco-sociale pilotata dalla destra ha portato di nuovo in primo piano la giustizia privata come mezzo per risolvere i problemi e subito hollywood ci si è butatta a capo fitto.
 Non si contano infatti i film sul tema usciti nelle sale negli ultimi tempi - tra gli altri l'inguardabile IL BUIO NELL'ANIMA con la repubblicana Foster, il filo-americano e davvero insopportabile IO VI TROVERO', GIUSTIZIA PRIVATA adesso nelle sale - anche se il loro successo è quasi esclusivamente limitato ad un pubbico americano.

Questo FUORI CONTROLLO è il solito filmetto con un "babbo incazzato" al quale hanno fatto fuori la figlia che decide di ammazzare chiunque abbia avutoi a che fare con il"fattaccio".

Niente di nuovo sotto il sole quindi  l'eroe buono che decide ci combattere il mondo cattivo-cattivo non attraverso una cambiamento dello stesso ma solo facendo un gran casino ed ammazzando qualcuno.
 Protagonista di questa storiella è il bollito Mel Gibson, che recita senza trasporto in un ruolo che non lascia molto spazio alla psicologia dello stesso visto che è tagliato con l'accetta e che non ha alcuna vera sfaccettatura.
Dietro la macchina da presa troviamo il mestierante Martin Campbell che butta via il suo bagaglio tecnico - fotografia da manuale, montaggio discreto, inquadrature curate nei dettagli - per girare un film inutile, che non ha il giusto ritmo e che segue una linea tra l'action e lo spy-thriller senza mai essere "centrato" e perdendo colpi ogni minuto che la storia scioglie i pochi dubbi che la trama vorebbe instillare nello spettatore.
 Inoltre la risoluzione è banalissima, poco credibile e lascia davvero con l'amaro in bocca.

Che dire quindi di piu' di un film che a volte riesce a far ridere di gusto senza volere e che nno fa altro che confermare il basso stato di salute del cinema d'oltreoceano.
Probabilmente meno dannoso di altri film del genere - del quale negli ultimi anni sislava solo il buon DEATH SENTENCE - ma anche dannatmente men che mediocre.

La "vendetta" al cinema puo' portare a grandi film - KILL BILLVEGEANCE i casi migliori e piu' recenti - sempre se non messa in scena per dare un messaggio di assoluzone verso chi la opera ma per far capire cosa essa davvero rappresenta.
 Cosa che in questo film di basso spessore non accade.

 

 

 

per senzasoste.it,
superficie 213
8 ottobre 2010

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