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Recensione: Un commento alla “Prima cosa bella” di Paolo Virzì

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fotoscenalaprimacosabella.jpgLa senti questa voce….? ma vaffanculo (in omaggio al nostro Piero). Un commento alla “Prima cosa bella” di Paolo Virzì
 
E’ strano vedere un film in questo modo.
Si entra in sala, ad una settimana dall’uscita ufficiale del 15 Gennaio, con la testa piena di “merda”: troppo parole spese, troppe sbrodolature, troppi trionfalismi, troppi complimenti, troppo film già raccontato…
Vedere il film era diventato come levarsi un dente, e finalmente ce lo siamo levato. Almeno ora stiamo sicuramente meglio.
“La Prima cosa bella” è  estremamente POP (inteso nella sua primaria accezione di POPOLARE, ovvero fatto per essere fruito da una massa, o da un gregge). Oltre a POP è anche NAZIONAL, grazie all’illuminante canzone di Nicola Di Bari. E Ricchi e Poveri (successo commerciale del 1970, vero e proprio tormentone in 45 giri, lanciato non a caso dal nazionalpopolare per eccellenza Festival di Sanremo) Il tema di fondo lo conosciamo: è l’italianissimo “La mamma è sempre la mamma” (che, anche se puttana, rimane tale).
Complessivamente passiamo due ore ad aspettare che l’egregia Sandrelli (raffinata ed elegante come ai tempi di “Novecento” di Bertolucci, quello si che è un capolavoro), “tiri il calzino” per un misterioso male ; accompagnata al capezzale da un figlio cocciuto(ineccepibile Mastandrea), scappato per tutta la vita dalla Livorno degli affetti, e da una figlia (ottima Pandolfi) che, per non ripetere i presunti errori materni, tutela la dimensione familiare dei figli e del marito “brav’uomo”, a discapito di un vero sentimento d’amore.
laprimacosabella.jpgIn uno scontato(nella struttura sempre fissa) andirivieni di flashback, il buon Bruno, rimenbra i brutti|/bei tempi andati, in cui, ora piccolo ( un meraviglioso Giacomo Bibbiani) ora adolescente (poco credibile con il solito inguardabile eskimo, ma era doppiato da Mastandrea??? O hanno soltanto la voce uguale???), mangiava letteralmente la madre con gli occhi…..osservavandola e vivendola, con quel sentimento modaiolo di odio e amore, in tutte le sue tormentate vicessitudini.
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Poi torniamo al presente: viene fuori un altro figlio segreto, un altro matrimonio con lo storico e innamorato vicino di casa (un grande Messeri che alla fine della corsa è l’unico ad averla assistita e amata con sincerità) ed infine la naturale morte della donna, che purifica gli animi tormentati dei due figli, adesso veramente liberi di abbracciare un amore clandestino nel caso di lei, e un amore rifiutato per tanto tempo (quello della città natale) nel caso di lui.
Ottima la ricostruzione storica di scenografie e costumi. Ottimi gli attori. Ottima Livorno, descritta senza eccessi o con scorci mozzafiato. Ottimi gli “inserimenti labronici”: Bad Love Experience su tutti nella parte musicale, Bobo Rondelli e Crestacci che, con un po’ più di coraggio, avrebbero meritato molto più spazio, come il bravo Fabrizio Brandi. Poi basta. Pura accademia.
Virzì sembra accontentarsi di aver allestito un bel cast e una grandiosa impalcatura produttiva, fatta di fameliche comparse e budget ridondanti. Di notevole ci sono un paio di sequenze,quella dell’arrivo del padre sul set di Risi, e quella della “tosatura” dei due bambini (con relativa allucinante processione), il quarto d’ora finale, non scontato anche se annunciato, e l’interpretazione dei giovanissimi attori, autentici corpi espressivi di questo territorio.
Tutto Il resto, come dice Cristina Piccino sul Manifesto, strizza l’occhio ad uno stile da Fiction televisiva, in cui il facile sentimento di commozione, fa agevole breccia nei cuori di una massa cresciuta ormai con Uomini e Donne di Maria De Filippi (come del resto la stessa Sandrelli morente). Per carità, una fiction di ottima fattura, Virzì i film li ha sempre saputi fare egregiamente. Forse ai più fa piacere sentirsi rappresentati in questo modo, come popolo dai buoni e genuini sentimenti….mettendo la testa sotto lo scoglio come gli struzzi…buon per loro.
Dopo l’adesione al fallimentare “SI PUO FARE” Weltroniano (ma cos’è che si poteva fare…?il Film…?), Virzì (in comprensibile crisi) abbandona fortunatamente l’agone politico… concentrandosi sui sentimenti più puri dei personaggi: mossa azzeccata forse. Giusto una citazione sugli operai Delphi, e pochi fotogrammi che inquadrano da lontano uno striscione No-Off shore sugli scali del rifugio.
La realtà è che il grosso valore di questo film sta nell’operazione mediatico-commerciale che l’ha accompagnato per diversi mesi, e che ha permesso di rilanciare la fruizione di Cinema in sala sul nostro territorio, dando una nuova pulsione scopica alla nostra comunità , ormai assuefatta allo zapping televisivo e al modello alienante Multiplex. Giustissimol ‘utilizzo di molte maestranze del territorio.
Quindi ben vengano cento di queste “Prime Cose Belle”, ma l’evento merita di essere analizzato sotto un aspetto molto più sociale che filmico. Credo proprio che tra 10 anni di questo film, parleranno solo a Livorno.
Ma in fondo, come diceva ieri un amico, cosa dobbiamo pretendere da Virzì.
Deve accontentare un po’ tutti: se stesso, il partito, il circuito d’essai, il circuito commerciale, destra, sinistra, centro, la città natale e il resto d’Italia…diventa difficile conciliare il tutto…quindi, in conclusione, attendo con trepidazione il nuovo film di Paolo Sorrentino, forse l’unico vero autore con uno stile definito, ad oggi, nel nostro Bel Paese.
Io rimango a 13 anni fa. Quando, in uno stupendo “Ovosodo”, film scomodo ma tremendamente efficace ed essenziale, il buon vecchio Toto Barbato, sintetizzava in poche parole il vero sentimento livornese: I’M A COMUNIST, BUT DEMOCRATIC.
 
Torna a casa Paolo. La tua casa è quella.
 
per senza soste.it , Jacques Bonhomme
 
24 gennaio 2010 
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